ilComizio

notizie, attualità, sport, cultura, politica e approfondimenti dalla voce di tutti

posto fisso Posto fisso, a Milano non basta: stipendi e affitti degli insegnanti scuola

Posto fisso, a Milano non basta: stipendi e affitti degli insegnanti

Posto fisso a Milano: la cattedra c’è, ma l’affitto pesa sullo stipendio

Il posto fisso nella scuola dovrebbe essere il punto di arrivo di una lunga attesa, ma in Lombardia può trasformarsi in un problema economico. Il tema rilanciato nei giorni scorsi dal Corriere della Serariguarda quei docenti che, davanti a una cattedra stabile lontano da casa, devono valutare se la stabilizzazione sia davvero sostenibile. A pesare sono stipendio, affitto, trasporti e necessità di mantenere una seconda abitazione.

Il caso di Milano rende il paradosso particolarmente evidente. Secondo il quotidiano di Via Solferino, un docente neoassunto può trovarsi con uno stipendio mensile nell’ordine di 1.450-1.480 euro, mentre il mercato immobiliare milanese continua a essere tra i più costosi d’Italia. Il risultato è che il posto fisso, almeno per chi deve trasferirsi, può richiedere una quota molto consistente delle entrate ancora prima di affrontare bollette, trasporti e altre spese quotidiane.

Scuola posto fisso Posto fisso, a Milano non basta: stipendi e affitti degli insegnanti yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7

Posto fisso a Milano: quanto costa davvero vivere vicino alla scuola

Il mercato degli affitti è il punto più delicato. Secondo l’ultimo rapporto di Immobiliare.it Insights, pubblicato ad agosto 2026, Milano resta la città italiana più cara per una stanza singola, con una media di 704 euro al mese, nonostante un calo annuo vicino al 4%. Nel centro della città il costo medio sale a 823 euro, mentre la zona più economica tra quelle analizzate, Ponte Lambro-Santa Giulia, si ferma a 571 euro.

Anche il mercato degli appartamenti conferma il peso della casa. Secondo idealista, nel secondo trimestre del 2026 il canone medio a Milano si è attestato a 23,3 euro al metro quadrato. Il mercato ha rallentato dopo gli aumenti degli anni precedenti, ma Milano continua a essere il capoluogo con i canoni più elevati d’Italia. Nel Centro Storico si arriva a 35 euro al metro quadrato.

Per un docente che deve spostarsi, il conto non si ferma alla stanza o al monolocale. Il posto fisso può significare anche abbonamenti ferroviari, automobile, carburante, pasti fuori casa e una distanza molto maggiore dalla propria famiglia. In questo senso, posto fisso e convenienza economica non sono più necessariamente la stessa cosa.

È proprio questo il punto centrale della discussione: il problema non è l’esistenza del posto fisso, ma il costo per poterlo accettare.

Lombardia, il problema delle cattedre ancora scoperte

Il quadro regionale rende la questione ancora più concreta. Per l’anno scolastico 2026/27 sono state annunciate in Lombardia 7.042 assunzioni a tempo indeterminato di docenti, di cui 2.153 sul sostegno. Nonostante il numero elevato di immissioni in ruolo, il fabbisogno non è stato completamente coperto e sono proseguite le procedure per le supplenze.

Secondo una stima della FLC CGIL Lombardia riportata dala Repubblica a fine agosto, nella regione sarebbero serviti circa 25mila supplenti, considerando sia i posti rimasti scoperti dopo le immissioni in ruolo sia l’organico di fatto. Il dato dà la dimensione di una difficoltà che non riguarda soltanto le grandi città.

Il caso milanese è particolarmente significativo. Una successiva elaborazione dei dati UIL sui posti residui dopo la mobilità indica nella provincia di Milano 1.379 disponibilità sul sostegno nella scuola primaria e 1.165 posti comuni nello stesso grado. Anche Monza e Brianza presenta numeri rilevanti, con 286 posti disponibili sul sostegno e 183 su posto comune nella primaria.

Il posto fisso, dunque, non manca soltanto nelle graduatorie: il sistema scolastico lombardo continua contemporaneamente ad avere bisogno di personale.

Bisogna però evitare un’equazione troppo semplice. Le cattedre scoperte non possono essere attribuite automaticamente alle rinunce dovute agli affitti: dietro una decisione possono esserci ragioni familiari, personali, professionali e territoriali. Il caro-casa è uno dei fattori che può rendere più difficile accettare una sede lontana.

Posto fisso o supplenza vicino casa?

Il paradosso emerge soprattutto per chi arriva dal Mezzogiorno. Una supplenza vicino alla propria città può garantire un reddito comparabile senza imporre il costo di una nuova abitazione. Chi può contare sulla famiglia o su una casa già disponibile parte da una condizione economica completamente diversa.

I numeri citati dal Corriere mostrano che il fenomeno non è marginale: circa 300 rinunce al ruolo in Toscana, altre 383 in Friuli Venezia Giulia e, in Liguria, appena 562 posti coperti su 1.407 disponibili. In Lombardia, intanto, restano numerose cattedre da coprire.

Il confronto diventa quindi molto concreto: quanto vale il posto fisso se per accettarlo bisogna spendere metà dello stipendio per vivere vicino alla scuola?

La questione è stata sollevata anche dai sindacati. L’Aniefha chiesto una specifica indennità per il personale scolastico fuori sede, mentre il dibattito si è concentrato più in generale su forme di sostegno per chi deve affrontare spese aggiuntive legate a casa e mobilità.

Il problema, quindi, non è soltanto quello del posto fisso nella scuola, ma della sua sostenibilità. Milano concentra bene tutte le contraddizioni: stipendi contenuti, affitti elevati, cattedre disponibili e necessità di reclutare personale. E mentre la scuola cerca stabilità, per alcuni docenti la scelta più conveniente può ancora essere quella di restare precari vicino casa.

In Lombardia il posto fisso continua a essere un obiettivo professionale importante, ma il rapporto fra reddito e costo della vita sta rendendo quella stessa stabilizzazione molto più difficile da accettare. È il paradosso che emerge dai numeri e che, soprattutto a Milano, il mercato degli affitti rende impossibile ignorare.