updated 9:34 PM UTC, Mar 30, 2020

Rampelli d'Italia: toglie la bandiera Ue e mette il Tricolore. Il gesto sovranista del vicepresidente della Camera (VIDEO)

Poche parole e un atto forte. Un atto che sta facendo discutere, tra i plausi social e le critiche di chi ancora nutre una certa fiducia nelle istituzioni di Bruxelles. Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d'Italia e vicepresidente della Camera, ha tolto la bandiera dell'Unione Europea dal suo studio di Montecitorio dopo le polemiche sui coronabond. "Forse ci vediamo dopo, forse", dice al termine del video, trasmesso sul suo profilo twitter, rivolgendosi al vessillo appena ripiegato. Un gesto di protesta, quello di Rampelli,  verso l'Unione Europea dopo l’esito negativo del Consiglio Europeo che di fatto ha negato i Coronabond e la mutualizzazione del debito agli Stati più duramente coinvolti dall'emergenza Coronavirus. "Forse ci vediamo dopo. Forse", ha detto, immaginando conseguenze punitive, il deputato di Fdi mentre piegava, anche delicatamente, la bandiera stellata dell'Ue. Al posto del vessillo comunitario ora c'è il nostro Tricolore. 

Coronavirus, Zaia: "Settimana decisiva, ci giochiamo tutto". Dai tamponi alle restrizioni, la guerra che il Doge vuole vincere a modo suo. L'attacco all'Ue: "Deve essere in catalessi" (VIDEO)

Il presidente della Regione Veneto va avanti con piglio decisionista e mano ferma come ci ha abituati. Nel consueto punto stampa illustra le misure adottate e i risultati ottenuti, tra ipotesi sul futuro e insofferenza nei confronti dell'Europa: "E' come avere la Guardia Costiera che vede una barca che affonda e sta lì a guardare senza fare niente" - (VIDEO)


"Ci giochiamo la partita questa settimana, che sarà una settimana cruciale. L'isolamento sociale e lo stare in casa hanno dimostrato di essere misure che hanno funzionato, ed aiutato a rallentare la velocità del contagio, per questo sto preparando un'ordinanza per rinnovare per alcuni giorni le restrizioni in vista del picco che come previsto dovrebbe essere per il 15 aprile". Lo ha annunciato il presidente del Veneto, Luca Zaia, oggi nel corso del consueto punto stampa.

Il governatore ha parlato anche di "una 'patente' per chi ha sconfitto il virus, ed è diventato negativo. E' il progetto a cui stiamo pensando per un rientro graduale alla normalità, dopo che sarà finita l'emergenza. Perché dobbiamo pensare ad un 'soft landing' e il rientro alla normalità sarà appunto graduale".

Zaia ha però avvertito: "Dobbiamo prendere tutte le precauzioni, perché ad esempio oggi abbiamo un caso di reinfezione che non ci piace". "Quindi non è che alla fine dell'epidemia faremo dieci giorni di movida senza freni: si andrà avanti per gradi, con screening mirati e dismissione dell'utilizzo delle mascherine, e poi appunto un rientro graduale verso la normalità", ha tenuto a sottolineare.

"Con il senno di poi - ha osservato - la prima misura da prendere contro il coronavirus sarebbe stata quella di isolare tutti gli over 70. La verità è che non è stata fatta perché nessuno ci ha indicato strada, che sarebbe stata quella maestra". Il presidente del Veneto ha poi spiegato che è stato "completato il nuovo piano di sanità pubblica che rimette in asse tutte le attività da avviare. Nel nuovo piano abbiamo previsto che entro 5 giorni si possano effettuare test a tutti coloro che sono a casa malati, incluse le infusioni di clorochina a domicilio per evitare l'ospedalizzazione per quanto sia possibile, questo riguarda anche le case di riposo".

Quanto all'Europa "deve essere in catalessi, non so che fine abbia fatto... è come avere la Guardia Costiera che vede una barca che affonda e sta lì a guardare senza fare niente" ha detto Zaia che è tornato ad attaccare duramente l'Unione Europea, sottolineando poi "che non c'è più purtroppo Draghi alla guida della Bce, speriamo bene...".

"La verità è che come la Germania ha deciso 550 mld di euro per aiutare le imprese, anche in Italia abbiamo bisogno di un vero e proprio Piano Marshall e subito e come ha giustamente detto Giulio Tremonti, bisogna mettere in sicurezza anche il debito pubblico, con un'ingente iniezione di denaro fresco" ha ribadito poi il governatore riferendosi ai primi aiuti decisi dal governo, "senza un piano Marshall nazionale si farà fatica a ripartire".

 

 

Coronavirus, in Lombardia numero dei decessi ancora alto ma crolla quello dei ricoveri. Il punto dell'assessore Gallera che chiarisce di nuovo la questione tamponi (VIDEO)

Come ogni giorno l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, fa il punto della situazione sull'emergenza coronavirus: il numero di contagi, il trend della diffusione, la progressione dei lavori per la realizzazione degli ospedali da campo e la tenuta della struttura sanitaria lombarda - (VIDEO)


Oggi in Lombardia è ancora alto il numero dei decessi: sono 542 i morti nelle ultime 24 ore, quasi 6mila i decessi totali a 5.944. Sono gli ultimi dati dell'assessore Giulio Gallera. I contagiati sono diventati 39.415, con un aumento di 2.117 casi.

"A oggi abbiamo fatto in Lombardia 102mila tamponi, siamo la regione che fatto più tamponi di tutti", ha fatto sapere durante la videoconferenza quotidiana. "Non facciamo tamponi a tappeto", sottolinea aggiungendo: "La scienza dice che non devono essere fatti tamponi a tutti, quindi in regione non abbiamo mai pensato di farlo. Noi abbiamo fatto i tamponi a chi aveva una sintomatologia". Quello a cui sta lavorando la Regione è "migliorare la velocità nel processare questi tamponi". Il 20 febbraio, spiega Gallera, "avevamo tre laboratori che processavano tamponi, oggi ne abbiamo 22 con una capacità giornaliera di 5mila tamponi al giorno. Oggi riusciamo a processare 5mila tamponi al giorno". 

A Milano e provincia 'migliora' rispetto a ieri la situazione dei nuovi contagiati con 314 risultati positivi per un totale di 7.783. Ieri era +547. In città la situazione migliora con la giornata di oggi, dove i nuovi contagi sono 150, e ieri erano +261. C'è una "netta riduzione", dice Gallera. A Bergamo e Brescia, con +41 e +61 in città "ci sono dati che non stanno più crescendo in maniera esponenziale".

 

Ecco i dati forniti da Regione Lombardia sabato 28 marzo 2020
I casi per provincia /ieri/oggi:

BG    8060/8349 + 289
BS     7385/7678 + 373
CO    816/903 + 87
CR     3496/3605 + 109
LC   1210/1316 + 106
LO    2006/2029 + 23
MB    1948/2086 + 138
MI      7469/7783. + 314
MN    1398/1484 + 86
PV     1712/1877 + 165
SO    362/388 + 26
VA    711/768 + 57
e 1149 in fase di verifica

Bollettino odierno Ieri/oggi:

Contagi 37298/39415 + 2117
Ricoveri non TI 11137/11152 +15
Ricoveri TI 1292/1319 +27
Decessi 5402/5944 + 542
Tamponi effettuati
24 marzo 76695
25 marzo 81666 + 4971
26 marzo 87713 +6047
27 marzo 95860 +8147
28 marzo 102503 + 6643

Coronavirus, Gori: "I morti di Bergamo sono tre volte i numeri ufficiali". E ai suoi concittadini dice: "Quando tutto sarà finito faremo un commiato collettivo per chi ci ha lasciato" (VIDEO)

Videomessaggio su Facebook del sindaco di Bergamo, Giorgio Gori: "Martedì 31 su invito del presidente della provincia, tutti i comuni d’Italia avranno le bandiere a mezz'asta e i sindaci rispetteranno un minuto di silenzio davanti al monumento ai caduti per onorare i morti. Vi prometto quando sarà finito tutto faremo un commiato collettivo per i morti" - (VIDEO)


Bergamo è la città più colpita dal coronavirus. "Lo siamo purtroppo, aldilà dei numeri che ascoltiamo al telegiornale, che rappresentano solo parzialmente la dimensione dell’epidemia e il dramma di tante famiglie", spiega il sindaco Giorgio Gori in una intervista a Tpi. "Il numero reale delle vittime è di oltre due volte e mezzo quello certificato ufficialmente". La ragione è tragicamente semplice: "I dati sui contagiati che vengono diffusi quotidianamente dalla Regione e dalla Protezione Civile riguardano solo coloro che sono risultati positivi al tampone. E i tamponi in Lombardia si fanno solo a chi si presenta in ospedale con sintomi molto seri". 

Insomma, continua Gori, "quella è solo la punta dell’iceberg. Ci sono decine di migliaia di persone positive, solo nella mia provincia, che non entrano nelle statistiche solo perché non viene fatto loro il tampone. Parlo di persone sintomatiche, poi ci sono gli asintomatici". I dati parlano chiaro: "Abbiamo contato i decessi dei residenti in città dall’1 al 24 marzo, e abbiamo confrontato questo dato con la media dei decessi nello stesso periodo degli ultimi dieci anni", "il numero dei decessi di quest’anno dall’1 al 24 marzo è quattro volte e mezzo superiore alla media degli anni precedenti".  Quest’anno a Bergamo, continua il sindaco, "ci sono stati 446 decessi, negli anni precedenti mediamente 98. Sono 348 in più. Per le statistiche ufficiali i decessi causati da Covid 19 sono 'solo' 136: tantissimi, ma molti meno di quelli realmente avvenuti".

Coronavirus, Renzi vuole riaprire entro Pasqua: "Consentire che la vita riprenda". Ma gli scienziati lo bocciano: "Prematuro, irrealistico" (VIDEO)

In una diretta pubblicata sul proprio profilo Facebook, Matteo Renzi torna sull'intervista pubblicata sulle pagine di Avvenire, in cui propone la riaperture delle fabbriche entro Pasqua, altrimenti "la gente morirà di fame" - (VIDEO)


"Questo virus ci farà ancora male. Non per settimane, per mesi e mesi. Il vaccino non c’è e se andrà bene torneremo ad abbracciarci tra un anno, se andrà male tra due...". Matteo Renzi in una lunga intervista ad 'Avvenire' vede tempi lunghi per fronteggiare l'emergenza coronavirus. "Riapriamo - chiede il leader di Italia Viva - Perché non possiamo aspettare che tutto passi. Perché se restiamo chiusi la gente morirà di fame. Perché la strada sarà una sola: convivere due anni con il virus".

Per l’ex premier "bisogna consentire che la vita riprenda. E bisogna consentirlo ora. Sono tre settimane che l’Italia è chiusa e c’è gente che non ce la fa più. Non ha più soldi, non ha più da mangiare. I tentacoli dell’usura si stanno allungando minacciosi specialmente al Sud. Senza soldi vincerà la disperazione e si accende la rivolta sociale. I balconi presto si trasformeranno in forconi; i canti di speranza, in proteste disperate". Il leader di Italia Viva conclude: "Serve un piano per la riapertura e serve ora. Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua. Poi il resto. I negozi, le scuole, le librerie, le Chiese. Serve attenzione, serve gradualità. Ma bisogna riaprire".

Le reazioni e risposte degli scenizati

"Pensare di riaprire le scuole è prematuro. E' giusto pensare al futuro ma serve molta attenzione. Dovremmo convivere con il fatto che pandemie come questa possono anche tornare, è accaduto con la Spagnola. Questo virus non ce lo toglieremo dai piedi velocemente, ma in questa fase è necessario agire per poter arginare la dimensione di morti che c'è stata in Lombardia". Cosi il virologo dell'Università di Milano Fabrizio Pregliasco ha commentato le dichiarazioni di Mattero Renzi a 'L'Avvenire'. Il leader di Iv chiede di "riaprire l'Italia, le fabbriche prima di Pasqua e le scuole il 4 maggio".

Sulla stessa linea Pierluigi Lopalco, l'epidemiologo dell'università di Pisa e presidente del Patto trasversale per la Scienza (Pts). "Pensare di riaprire le scuole il 4 maggio è una follia e fare proclami in questo momento è sbagliato", ha detto all'Adnkronos Salute. "Dobbiamo essere cauti e dare illusioni se non abbiamo dati - rimarca Lopalco - oggi abbiamo solo una flebile speranza in Lombardia ma ad esempio a Milano la situazione non è ancora sotto controllo. Come facciamo a riaprire le scuole se non lo abbiamo certezze. Non diamo false aspettative e speranze".

"Dobbiamo cominciare pensare a una ripresa delle nostre vite: non possiamo pensare di stare in casa al fine di rimanere in casa per sempre. Però in questo momento la situazione è ancora talmente grave da rendere irrealistico qualunque progetto di riapertura a breve", ha scritto su Twitter il virologo Roberto Burioni.

Più cauto Gianni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità (Iss), che spiega: "Come epidemiologo devo guardare la salute pubblica e ora occorre rallentare e arrestare l'epidemia, Non possiamo tenere l'Italia chiusa per sempre, ma occorre vedere prima vedere gli effetti delle misure importanti messe in campo dal Governo. In questo momento non si può dire nulla non prima della fine del mese. Poi si posso studiare provvedimenti magari 'stop and go' o misure complementari. Vedremo cosa accadrà", ha detto Rezza ospite di 'Coffe Break' su La7.

Coronavirus, Sala riparte dalla "battaglia del pennarello" e guarda al dopo: "Riapertura a step, Milano non sia impreparata" (VIDEO)

Il videomessagio quotidiano del sindaco: "Penne e quaderni sono beni essenziali per gli studenti. Ne ho parlato con governo e prefetto". Poi i suoi pensieri su come far ricominciare le attività cittadine, dai trasporti alla socialità. Ecco cosa ha detto - (VIDEO)


"Vorrei dire innanzitutto alle mamme in ascolto che stamattina ho ufficialmente lanciato la 'battaglia del pennarello' e cioè mi avete in molte segnalato che non si trovano nei supermercati articoli di cartoleria, pennarelli e quaderni per voi fondamentali per far studiare i vostri ragazzi. Non si trovano perché non sono considerati articoli essenziali secondo il decreto del Governo. Ne ho parlato col prefetto Renato Saccone e col Governo: speriamo che risolvano in fretta la questione e magari senza aspettare un Consiglio dei ministri", ha esordito così il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, nel suo quotidiano videomessaggio ai cittadini, in questo periodo di emergenza coronavirus.

Poi, ha raccontato di aver avuto una video-conference con un centinaio di sindaci delle più grandi città del mondo: "E' stata organizzata la C40, l'organizzazione che ci riunisce e che è presieduta dal sindaco Los Angeles, che ha chiesto a me e al sindaco di Seul di relazionare sulla situazione". E ha aggiunto: "Ci siamo confrontati su cosa fare adesso e che misure prendere alla riapertua della città"."Capisco che sia prematuro immaginare quando riusciremo a riaprire - ha proseguito il primo cittadino - ma non voglio che Milano si trovi impreparata". 

Sala ha spiegato: "Sarà una riapertura a step e sto già lavorando su alcuni capitoli. Pimo come rimodulare le infrastrutture, come le metropolitane a quelle digitali come la banda larga. Secondo, come usufruire degli spazi pubblici, da San Siro a un cinema o a un teatro: come si entra, come si esce, come si gestisce il momento in cui siè  vicini. Terzo, come far ripartire l'economia: presumo che alle grandi aziende penserà il governo, ma io mi devo occupare di quel piccolo tessuto economico e culturale che e' in gran parte la vita di una città come Milano".

Coronavirus, la Lombardia oggi respira. Fontana: "Penso stia iniziando la discesa". A giorni l'inaugurazione del nuovo ospedale in Fiera: "Il Policlinico gestirà personale, degenze, beni e servizi" (VIDEO)

Consueto punto quotidiano del governatore della Lombardia Attilio Fontana. "Anche oggi c'è stato un processamento di maggiori tamponi rispetto ai giorni precedenti - ha detto - e oggi si assiste a una riduzione del numero dei contagi. La cosa ci fa piacere ma è la dimostrazione che evidentemente bisogna fare la media di almeno 5 giorni per avere una visione, la visione ci conferma che quello di ieri è stato determinato da situazione assolutamente particolare" - (VIDEO)


"Anche oggi e' stato processato un maggior numero di tamponi rispetto ai giorni precedenti e assistiamo a una riduzione del numero dei contagi. La cosa ci fa piacere e ci dice che questa e' la dimostrazione evidente che, per avere una visione realistica, bisogna fare la media su almeno 5 giorni. Ci stiamo consolidando e la linea dei contagi non sta crescendo". Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, nel consueto appuntamento con la stampa.

"Capisco il sacrificio e le difficolta' di tutti voi nel rispettare le regole e per questo - ha aggiunto il governatore rivolgendosi ai lombardi - vi ringrazio. Uno sforzo che, ne sono certo, non sara' vano. E lo dico prendendo spunto dalla notizia che giunge oggi dalla Cina, secondo cui a Wuhan il contagio si e' sostanzialmente bloccato".

"Un ringraziamento il mio - ha spiegato ancora Fontana - che va nella direzione giusta come ci confermano i dati degli spostamenti rilevati dalle celle telefoniche: gli ultimi rilevamenti infatti indicano che siamo al 35% degli spostamenti e siamo scesi di 7 punti in una settimana".

Il presidente Fontana ha quindi illustrato un'altra buona notizia che arriva dal Politecnico di Milano: "Dopo l'ok sulla produzione delle mascherine, e' arrivato il 'via libera' anche per i materiali per la realizzazione dei camici. Infatti la proposta presentata da Armani si e' rivelata positiva e quindi sara' avviata la produzione, ci auguriamo che lo stesso accada per altre analoghe situazioni".

Infine, il governatore della Lombardia ha annunciato che oggi la Giunta ha approvato una delibera con la quale viene affidata alla 'Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano' la messa in esercizio della nuova struttura ospedaliera temporanea realizzata alla Fiera di Milano. "In pratica - ha spiegato Fontana - diventera' un 'reparto' del Policlinico che gestira' il personale, le degenze, i beni e i servizi".

Coronavirus, Brusaferro (Iss): "La curva del contagio sembra rallentare, ma non allentiamo le misure. In alcune aree Covid-19 ancora forte" (VIDEO)

Si cominciano a vedere gli effetti delle misure di contenimento sull'andamento dell'infezione di coronavirus in Italia. Lo hanno detto oggi a Roma il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), Silvio Brusaferro, e il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli, nell'incontro con la stampa organizzato dall'Iss.  Il picco dell'epidemia di coronavirus in Italia si sta avvicinando, ma non ci siamo ancora ha detto il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss). Dal 20 marzo si nota un'apparente riduzione della curva contagi, ma "non siamo in una fase calante, ma di rallentamento della crescita" - (VIDEO)


"C'è un dato rilevante negli ultimi giorni: dal 19-20 marzo la curva dei nuovi casi sembra attenuarsi leggermente nella sua ascesa e stiamo monitorando quanto sta avvenendo". Lo ha affermato Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss), oggi a Roma, durante una conferenza stampa organizzata dall'Istituto, trasmessa anche in streaming. Ma "non illudiamoci di poter allentare le misure di contenimento - ha aggiunto subito dopo - Ci sono aree del Paese dove la circolazione del virus è forte. In Lombardia, una parte del Piemonte e del Veneto".

"Non abbiamo raggiunto il picco e non l'abbiamo superato - sottolinea l'esperto - Ci sono segnali di rallentamento. Le misure adottate stanno facendo i loro effetti e ci aspettiamo che potremmo arrivare al picco in questi gironi. Quando ci arriveremo lo censiremo insieme. Non siamo in fase calante ma c'è rallentamento della crescita".

"Dai dati che oggi possiamo mettere in campo, emerge che le misure stanno tenendo e questa è la notizia buona -prosegue Brusaferro - Dovremmo conviverci per le prossime settimane. Come? Dovremmo trovare delle modalità di convivenza: proteggendo le figure più fragili che vanno salvaguardate. Siamo il Paese pilota, stiamo mettendo a punto metodologie con evidenze scientifiche che stiamo acquisendo. Dobbiamo prendere atto che le misure adottate da noi sono state seguite anche da altri Paesi".

"Ad oggi i test che vanno alla ricerca dell'Rna sono affidabili, ma sono anche lunghi, complicati. Tutti gli altri test rapidi o sierologioci ad oggi non hanno raggiunto livelli di affidabilità tali da esser usati. Non vengono raccomandati all'uso, questo non vuole dire che quelle tecnologie non si svilupperanno rapidamente ma ad oggi non è così", ha concluso.

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