Log in
updated 2:49 PM UTC, Jul 14, 2020

Coronavirus, tra immunità che non dura, ricadute e anticorpi boomerang. La scienza ci dice di non stare tranquilli. E ci sono pure forti dubbi sull'efficacia di un futuro vaccino

Diversi studi mettono in luce la breve durata della protettività degli anticorpi sviluppati dopo la malattia. Eʼ possibile che il Covid abbia lo stesso meccanismo delle influenze comuni. Una ricerca è particolarmente inquietante: gli anticorpi acquisiti dall'infezione provocata da Sars-CoV-2 non solo potrebbero non proteggerci da una nuova infezione, ma aumenterebbero le probabilità di svilupparne una nuova più violenta e più grave


Tp24.it ,le notizie di Trapani, Marsala, Mazara, Alcamo e Belice

Mentre si moltiplicano i casi di guariti di coronavirus che tornano a contrarre il virus, cresce la paura che anche un vaccino potrebbe non essere davvero efficace contro la malattia. Se gli anticorpi prodotti da un ex positivo non proteggono da un ritorno dalla malattia a distanza di poche settimane, lo potrà fare un vaccino? Gli esperti si interrogano e gli studi epidemiologici danno indicazioni tutt'altro che rassicuranti.

Infezioni bis in tutto il mondo - Seconde infezioni vengono segnalate in tutto il mondo: l'ultima nel nostro Paese, una donna di Pozzuoli, 84 anni, che è risultata di nuovo positiva al Covid dopo aver contratto la stessa malattia ad aprile, con sintomi poco gravi, risolta nel giro di un mese. Tuttavia Pierangelo Clerici, presidente dell'Associazione microbiologi clinici italiana, scrive il "Corriere della Sera", precisa che non è chiaro se si tratti davvero di seconde malattie oppure se il virus sfugga al tampone, pur presente nell'organismo, o ancora se frammenti virali restino nel corpo a lungo, a sintomi ormai terminati. 

Immunità double face - Una ricerca italiana pubblicata su Bmj Global Health ipotizza che l'immunità acquisita non solo non sarebbe protettiva, ma potrebbe favorire reinfezioni con sintomi più gravi. C'è un altro studio del King's College di Londra che parla di un'immunità lunga pochi mesi: nei pazienti esaminati gli anticorpi raggiungono il picco dopo tre settimane e successivamente diminuiscono.

Anticorpi e protezione - Dagli studi risulta che i malati sviluppano anticorpi entro 19 giorni in grado di respingere eventuali nuovi attacchi. Ma non è chiaro quanto duri l'immunità concessa da questi anticorpi. A complicare le cose le cose c'è la natura di questo specifico virus, che fa ammalare la stragrande maggioranza senza sintomi o con sintomi molto deboli: impossibile quindi sapere se la risposta immunitaria sia realmente protettiva. 

Come le influenze comuni - Inevitabile quindi che ci siano forti dubbi sull'efficacia del vaccino: sarà temporanea? Questa è l'ipotesi più probabile, visti gli esiti di molte ricerche. Il meccanismo sembra quello delle influenze comuni, in cui lo stesso virus può tornare a infettare di nuovo le stesse persone, anche se l'eventualità dovrà essere confermata da altri test clinici. La responsabile dello studio inglese Katie Doores chiarisce: "La produzione di anticorpi di chi si ammala ha riguardato nei nostri casi solo un breve periodo. E se l'infezione genera anticorpi così limitati nel tempo, anche la copertura di un futuro vaccino teoricamente avrà una durata limitata". 

Anticorpi boomerang - Si fa strada inoltre l'idea che gli anticorpi potrebbero anche rivelarsi una sorta di boomerang. Un altro studio, spiega il "Giornale", condotto tra i colleghi italiani dell'Irccs Burlo Garofalo di Trieste, ha puntato l'attenzione sulla "elevata trasmissibilità e sul tasso di casi severi tra gli operatori sanitari", afferma Luca Cegolon, medico epidemiologico all'Ausl 2 di Marca Trevigiana di Treviso. Colpisce, dicono gli esperti, anche la minore incidenza tra i bambini, che hanno meno anticorpi rispetto agli adulti perché non hanno ancora avuto modo di svilupparli: questo potrebbe proteggerli maggiormente dal rischio infezione. 

Funzionamento dei coronavirus - D'altra parte, tutti i coronavirus possono essere contratti più di una volta, indipendentemente dagli anticorpi sviluppati inizialmente. Per i ceppi più pericolosi, il Mers-CoV e il Sars-CoV, si è identificato il fenomeno immunologico dell'Antibody Dependent Enhancement, scatenato da re-infezioni. Secondo Cegolon "non solo l'immunità acquisita non sembra proteggere ma può allearsi con il virus durante infezioni secondarie per facilitarne l'ingresso, sopprimere l'immunità innata e scatenare o amplificare una reazione infiammatoria importante dell'organismo". Chi ha contratto il virus in primavera dunque potrebbe riammalarsi in autunno,. Magari in modo più violento. 

 

(Fonte: Tgcom24)

  • Pubblicato in Salute

Coronavirus, superati i 12 milioni di casi nel mondo. Il dramma degli Usa: 55mila nuovi contagiati nelle ultime 24 ore. Preoccupa Israele, fiammata ad Hong Kong

Il numero delle persone contagiate dal coronavirus nel mondo ha superato i 12 milioni, secondo il bilancio, continuamente aggiornato, della Johns Hopkins University. Poco dopo l'ultimo aggiornamento dei casi in corso, con 55 mila nuovi contagi negli Stati Uniti, il totale mondiale è salito a 12.007.327. Di questi, 548.799 hanno avuto un esito fatale


STATI UNITI - I nuovi casi di coronavirus negli Stati Uniti nelle ultime 24 ore sono stati 55.000. E' quanto emerge dai dati della John Hopkins University, che parla di 3.051.427 contagi e 132.195 morti.
Balzo dei casi di coronavirus a Tulsa, la città dell'Oklahoma dove Donald Trump ha tenuto un comizio lo scorso 20 giugno. La contea di Tulsa ha registrato 206 nuovi casi di coronavirus martedì e 261, un record, lunedì. "Negli ultimi due giorni abbiamo avuto quasi 500 casi e sappiamo che ci sono stati diversi grandi eventi poco più di due settimane fa", afferma Bruce Dart, il direttore del Dipartimento della Salute di Tulsa. Dart non ha fatto esplicito riferimento al comizio di Trump ma ha spiegato che si tratta solo di "fare due più due" fra l'aumento dei casi e i grandi eventi delle scorse settimane, quali il comizio di Trump.

Il coronavirus probabilmente si diffondeva ampiamente negli Stati Uniti già a febbraio: il virus potrebbe essere stato importato dalla Cina e da altri Paesi, ma una volta entrato nel territorio americano gran parte della sua diffusione è avvenuta tra Stato e Stato. E' quanto emerge da un modello statistico realizzato da ricercatori della Northeastern University di Boston, secondo quanto riporta la Cnn.

ISRAELE - Resta sempre alto il numero delle nuove infezioni in Israele: secondo il ministero della sanità ci sono stati 1.231 casi diagnosticati nelle ultime 24 ore per un totale, da inizio pandemia, di 33.947. Crescono anche le vittime con 2 nuovi morti che portano la somma complessiva a 346. I casi attivi della malattia sono 15.209 con 118 persone in gravi condizioni: due settimane fa erano 45. Un altro ministro Rafi Peretz - dopo il suo collega alla difesa Benny Gantz - si è messo in auto quarantena a seguito della scoperta di un suo consigliere risultato positivo al Covid 19. Non è migliore la situazione nei Territori Palestinesi dove un uomo è morto di complicazioni da coronavirus a Hebron in Cisgiordania portando il totale a 24: i casi accertati sono 5.567, con 23 pazienti in condizioni critiche. In tutti i Territori è in vigore il secondo lockdown.

IRAN - Nuovo record di vittime di Covid-19 in Iran. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati 221 decessi, per un totale di 12.305 decessi confermati. I casi salgono a 250.458, con 2.079 contagi in un giorno. I ricoverati in terapia intensiva crescono a 3.324, mentre i pazienti guariti diventano 212.176. I test effettuati sono 1.897.803. Lo ha riferito nel suo bollettino quotidiano la portavoce del ministero della Salute iraniano, Sima Lari.

HONG KONG - Le autorità di Hong Kong hanno messo in guardia la popolazione contro una potenziale "crescita esponenziale" di nuovi casi di coronavirus dopo una fiammata di contagi locali. Da domenica scorsa a oggi nella metropoli sono stati registrati 65 nuovi casi, inclusi 31 in cui l'infezione è stata trasmessa a livello locale. Si tratta per alcuni della "terza ondata" del virus nel centro finanziario asiatico, riporta la Cnn, che ha colpito tassisti, camerieri, infermieri e anziani ospiti di case di riposo. "E' possibile che ci sarà un grande focolaio", ha detto Chuang Shuk-kwan, il direttore del Centro per la protezione della salute: "Potrebbe esserci un'improvvisa crescita esponenziale dei casi". Dall'inizio della pandemia Hong Kong ha registrato 1.324 casi di coronavirus e solo sette decessi legati alla malattia. "Il virus troverà qualsiasi spiraglio nella vostra armatura", ha commentato da parte l'esperta di malattie infettive Sarah Borwein volendo sottolineare la facilità con cui il virus riesce a penetrare nell'organismo: "Lo abbiamo visto a Pechino, a Singapore, in Corea del Sud e adesso in Israele, in Australia e altrove".

GIAPPONE - Tokyo aggiorna nuovamente il record dei casi giornalieri di coronavirus fino a raggiungere quota 224 nelle ultime 24 ore, il massimo livello da metà aprile. Lo ha annunciato il governo metropolitano dopo un temporaneo rallentamento registrato nelle 24 ore precedenti con 75 casi, e confermando la presenza dei maggiori focolai nel distretto a luci rosse della capitale, l'area di Kabukicho (nord ovest), malgrado i recenti inviti delle autorità locali a ridurre le visite e l'assistenza finanziaria promessa alle attività commerciali in presenza di una riduzione degli orari di apertura. Con circa 7.200 casi, Tokyo rappresenta oltre un terzo dei contagi complessivi a livello nazionale.

LIBIA - La Libia registra nelle ultime 24 ore altri 86 nuovi contagi da coronavirus, che portano a 1.268 il totale dei casi confermati nel Paese. Lo ha reso noto il Centro nazionale libico per il controllo delle malattie sulla propria pagina Facebook, precisando che i morti salgono a 36, i guariti a 306, e le persone attualmente positive da 852 a 906. La maggior parte dei casi si registra al Sud, con molti contagi anche tra il personale sanitario. L'ospedale di Ubari, nella Libia meridionale, ha sospeso le sue attività per 48 ore dopo che un membro dello staff è risultato positivo al coronavirus, come annunciato dal suo direttore, Suleiman Alwa. I dati sugli infettati da coronavirus, secondo alcune agenzie Onu, potrebbero tuttavia essere più alti, considerata la scarsa capacità del Paese di condurre test su larga scala per via della difficile situazione politica e del conflitto in corso.

PAKISTAN - Il Pakistan ha registrato 3.359 casi di coronavirus e 61 decessi provocati dalla malattia nelle ultime 24 ore: lo ha reso noto oggi il ministero della Sanità del Paese. I nuovi dati portano il bilancio complessivo dei contagi a quota 240.848 e quello dei morti a quota 4.983. Sempre nelle ultime 24 ore sono guarite 4.346 persone, per un totale di 145.311 dall'inizio della pandemia. Attualmente 2.193 pazienti sono in condizioni critiche, 43 in più rispetto alle 24 ore precedenti.

RUSSIA - In Russia sono stati registrati 6.509 nuovi casi di Covid-19 nelle ultime 24 ore. Il totale dei contagi nel Paese sale così a 707.301. I decessi provocati dal virus sono ufficialmente 10.843, di cui 176 nel corso dell'ultima giornata. I guariti sono 8.805 nelle ultime 24 ore e 481.316 in tutto. Lo riporta il centro operativo russo anticoronavirus.

 

(Fonte: Ansa)

  • Pubblicato in Esteri

"Giorgio Covid": Travaglio attacca violentemente Gori (per difendere Zingaretti). Insorge il Pd: "Metodo barbaro, parole vergognose"

Il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, si scaglia contro il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, per la sua presa di posizione contro il segretario dem, Nicola Zingaretti, attribuendogli "un notevole contributo alla catastrofe del coronavirus" e chiamandolo con un macabro calembour, "Giorgio Covid"


Travaglio, editoriale su Gori che diventa 'Giorgio Covid': bufera ...  

Insulti a Gori: la reazione del Pd a Travaglio

"L'attacco che oggi il direttore del Fatto Quotidiano riserva a Giorgio Gori è letteralmente vergognoso, a partire dal titolo 'Giorgio Covid'. Solidarietà, prima che all'amico, al sindaco di una città martire". Lo scrive su Twitter il capogruppo Pd in Senato Andrea Marcucci, dopo che il direttore de 'Il Fatto Quotidiano', Marco Travaglio ha dedicato al sindaco di Bergamo un editoriale dal titolo 'Giorgio Covid'. Negli ultimi giorni si è infatti acceso l’ennesimo dibattito all’interno del Partito Democratico. Le varie anime dem hanno fatto sentire la propria voce, condizionando tutto il centrosinistra. Tra i tanti che hanno rilasciato alcune dichiarazioni in merito alla situazione interna c’è stato anche Gori, a cui Travaglio ha riservato un editoriale in cui contesta al sindaco di Bergamo la sua 'scarsa' reazione dopo la dichiarazione in Senato di Matteo Renzi che disse: 'I morti di Brescia e di Bergamo, se avessero potuto parlare, ci avrebbero detto di ripartire e farlo per loro'".

Il capogruppo non è l'unico nel Partito Democratico a prendere le parti del primo cittadino di Bergamo: "Giorgio Gori è un sindaco che sta dando anima e corpo alla nostra città e questo i bergamaschi lo vedono bene. Non si è mai risparmiato, tanto più in questi difficilissimi mesi di emergenza sanitaria. Bisognerebbe sempre avere rispetto delle persone, le parole di Travaglio di oggi sono lunari oltre che offensive", ha infatti detto il deputato Pd Maurizio Martina all’uscita di Montecitorio.

Parole dure anche da Alessandro Alfieri, senatore Pd e coordinatore nazionale di Base Riformista: "Gli attacchi scomposti e volgari contro Giorgio Gori da parte di Marco Travaglio sono altrettante medaglie per Giorgio Gori", afferma il senatore, che continua: "Usare il percorso professionale e familiare di Gori per attaccare le sue posizioni politiche è un metodo barbaro, che appartiene al populismo peggiore e più incivile. Oltre ad essere un ottimo amministratore, che ha affrontato con equilibrio e prontezza la tragedia che il Covid ha portato nella sua città, Gori è un dirigente autorevole del nostro partito e i suoi contributi alla discussione della nostra comunità politica meritano rispetto", conclude.

Così anche la deputata Debora Serracchiani: "Un attacco a freddo, messaggi obliqui e un titolo da hater contro un sindaco del Pd che vince nella Lombardia di Salvini. Noi preferiamo combattere la destra".

 

Solidarietà a Gori anche da Italia Viva "

Ancora una volta Marco Travaglio si rivela a tutti per ciò che è. Definire Giorgio Gori “Giorgio Covid” non è solo offensivo, è anche meschino e vigliacco. C’è chi i problemi prova a risolverli e chi passa il tempo a speculare sulle tragedie pur di vendere qualche copia in più", ha tuonato senza mezzi termini il renziano Gennaro Migliore. A fargli eco il collega Marco Di Maio: "Definire un sindaco come Giorgio Gori “Giorgio Covid” non è degno nemmeno del peggiore dei meschini. Una cattiveria gratuita da parte di Marco Travaglio che, come al solito, invece di dare una mano a risolvere i problemi, preferisce crearli. Massima solidarietà a Giorgio Gori".

Coronavirus, l'infettivologo Bassetti contro l'Oms: "L'epidemia è ai titoli di coda"

"Dire che il peggio deve ancora arrivare non lo condivido, e l’allarme dell'Oms oltretutto si riferisce alla situazione a livello globale". A spiegarlo è Matteo Bassetti, direttore della clinica ​Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova.​ Lo spunto sono le parole di Tedros Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, secondo cui “il peggio deve ancora arrivare” perché "con questo ambiente e in queste condizioni, noi temiamo il peggio. Un mondo diviso aiuta il virus a diffondersi"


"In Italia abbiamo visto uno tsunami e l'abbiamo affrontato. Oggi i numeri ci dicono che, almeno per questa fase epidemica, siamo a titoli di coda perché i dati di ieri, malati e decessi, mi pare siano incoraggianti. Dire che il peggio deve ancora arrivare non lo condivido, e l'allarme dell'Oms oltretutto si riferisce alla situazione a livello globale". Lo afferma all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della clinica Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, commentando le parole di Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Oms, secondo il quale "il peggio deve ancora arrivare".

"E' evidente che ci sono Paesi dove i numeri cresceranno, il Brasile e gli Usa, e dove non stati fatti di certo gli sforzi che abbiamo fatto noi in Italia con il lockdown, le misure di distanziamento, il rafforzamento della medicina del territorio e l'implementazione dei posti in terapia intensiva", aggiunge l'infettivologo.

"Prevedere cosa potrà accadere ad ottobre è difficile anche se io non credo ci sarà un altro tsunami. Avremo dei casi, tanti o pochi, ma sapremo affrontarli perché ora il sistema è preparato, abbiamo i nostri laboratori che lavorano con la medicina del territorio. Sono convinto che tutto funzionerà", spiega ancora il virologo. Secondo Bassetti, "vivere i prossimi tre mesi con la spada di Damocle sulla testa di una seconda ondata non è una cosa buona per l'economia, per l'aspetto psicologico e per il sistema sanitario. Oggi noi dobbiamo dire forte e chiaro che abbiamo fatto un grande lavoro. Cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno e non sempre mezzo vuoto", continua.

 
  • Pubblicato in Salute

"Il mio canto libero", l'emozionante interpretazione di Fausto Leali per gli Spedali civili di Brescia. La struttura in prima linea nell'emergenza Covid: "Abbiamo dato tutto, abbiamo dato tutti. Grazie" (VIDEO)

"In un mondo che / Non ci vuole più /Il mio canto libero sei tu. In un mondo che / Prigioniero è / Respiriamo liberi / Io e te". Le indimenticabili parole della canzone di Lucio Battisti e Mogol assumono un significato speciale, legato alla dedizione e all'umanità del personale sanitario dell'ospedale bresciano durante l'emergenza Covid che ha martoriato la Lombardia, ma anche alla gratitudine per la vicinanza dimostrata dai cittadini in questi mesi di sofferenza. Così la voce inconfondibile di Fausto Leali accompagna un video cui hanno partecipato anche i sanitari, inframmezzato delle immagini dei giorni più difficili della pandemia - (VIDEO)


E' l'inconfondibile voce di Fausto Leali a rendere ancor più speciale l'iniziativa degli Spedali civili di Brescia, per settimane in prima linea nel fronteggiare la drammatica emergenza sanitaria del coronavirus, curando più di tremila pazienti. Il cantante, bresciano, ha regalato un’emozionante interpretazione de Il mio canto libero di Lucio Battisti e Mogol in una videoclip cui ha partecipato un gruppo di operatori sanitari dell'ospedale.

“Sono  orgoglioso di essere stato chiamato e coinvolto in quest’iniziativa degli Spedali Civili della mia città, così duramente colpita – ha detto Leali – È stato per me un grande onore partecipare a un progetto bellissimo con il quale l’ospedale vuole ringraziare non solo Brescia e gli italiani, ma anche i propri operatori sanitari, dei quali tutti noi conosciamo bene l’importanza determinante che hanno avuto durante l’emergenza.

Essere stato scelto ed essere stato lasciato da solo a dividere la scalinata dell’ospedale con medici ed infermieri - ha aggiunto - è stato per me un onore. Vedere la scalinata con i camici bianchi è stata una grandissima emozione, e penso che chiunque veda questo video proverà questo stesso sentimento”.

La direzione degli Spedali Civili ha voluto rimarcare l'importanza di questa coinvolgente iniziativa: “La musica, come ogni altra forma artistica, migliora la vita delle persone: anche sul piano della salute e dell’umore, ravvivando la fiducia e la speranza, ed è soprattutto nei momenti più duri della nostra vita che può darci un aiuto importante, un spinta per affrontare al meglio ciò che ci aspetta” – ha dichiarato Massimo Lombardo, neo Direttore Generale della Azienda. "Credo molto in queste iniziative e nel loro valore socializzante, e sono certo che tutti i progetti di umanizzazione delle cure sanitarie debbano essere sempre più al centro dei piani strategici delle aziende sanitarie, tema di grande attualità e indice di una sanità moderna e in evoluzione. Grazie di cuore anche per conto di tutta la Direzione aziendale a chi ha consentito la realizzazione di questo video", ha concluso Lombardo.

"Nei mesi di lockdown - ha spiegato l'Asst Spedali civili - , i cittadini sono stati vicino all'Ospedale, come successo in tante altre città fortemente colpite, con donazioni, piccole e grandi, con flash mob, video e fotografie realizzate da classi di bambini, messaggi di conforto e sostegno per ringraziare questa grande e instancabile equipe sanitaria, e oggi è quella stessa equipe che vuole dire 'grazie' di tutto l'appoggio, la collaborazione e i sacrifici fatti".

L’iniziativa è sostenuta da VIVIgas energia, con l’appoggio tecnico e professionale di realtà come Gruppo WISE, D’Alessandro e Galli, AlbatrosFilm e Associazione Musicale l’Ottava.

Coronavirus, dieci luminari parlano di crisi superata e contagio difficile. Ma Galli l'intransigente attacca: "Virus più buono? Grossolana sciocchezza. Illustri colleghi improvvisano competenze"

Un documento sul Covid-19 firmato da dieci scienziati, tra loro: Alberto Zangrillo, primario dell'Unità operativa e rianimazione del San Raffaele di Milano, Luciano Gattinoni, Direttore del Dipartimento di Terapia intensiva del Policlinico di Milano, e Matteo Bassetti, Direttore della clinica Malattie infette del Policlinico San Martino di Genova. Nel manifesto si parla del crollo dei nuovi casi positivi in Italia è inequivocabile e che la crisi dovrebbe essere superata. Il documento afferma che: "Evidenze cliniche segnalano una riduzione della sintomatologia e della possibilità di aggravamento. Molti casi hanno una carica virale molto bassa e il contagio sarebbe sempre più difficile". Ma non tutti sono d'accordo: come Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, e Massimo Galli dell'ospedale Sacco di Milano che continuano a invitare alla prudenza, sostenendo che: "Il virus è ancora tra noi". In particolare Galli è stato protagonista di una dura polemica televisiva, ospite di Bianca Berlinguer - (LEGGI TUTTO)


Massimo Galli a #Cartabianca risponde a Zangrillo: "Coronavirus ...

Intervenuto nella trasmissione Cartabianca di Bianca Berlinguer, su Rai 3, il professor Massimo Galli ha fatto chiarezza sul contagio da coronavirus. Lo ha fatto criticando aspramente i colleghi, a suo dire meno qualificati, che nei salotti televisivi e sulle pagine dei quotidiani hanno parlato di un “virus diventato buono”.  Il direttore del reparto di Malattie Infettive ha sottolineato che si tratta del “solito virus, magari con qualche mutazione, che non lo rende più tranquillo”.

“Quarant’anni di studi, qui si continua a parlare. Gli esperti dicono una cosa e l’opposto. I miei illustri colleghi stanno improvvisando competenze su virus e epidemia, venendo magari da fantastici curricula da altri campi. Io non mi metto a fare l’oncologo o il nefrologo, non mi metto a fare altri mestieri in termini di valutazioni di elementi e di esperienza, santo cielo”, ha sbottato Massimo Galli.

“Questi illustri colleghi, che magari hanno posizioni sul virus diventato buono, mi devono giustificare i nuovi focolai di Covid in giro per l’Italia. Mi devono giustificare i pazienti che in questo momento a Tor Vergata hanno purtroppo una ventilazione meccanica, venendo dal focolaio del San Raffaele”. Così il direttore del reparto di Malatti infettive dell’ospedale Sacco di Milano ha sfidato i colleghi.

“Dobbiamo distinguere tra la coda di un’epidemia, con casi di minore gravità perché quelli che dovevano andar male sono già andati male, e la continua volontà di andare a dire in giro che il virus è diventato buono. È una grossolana sciocchezza, vale la pena di dirlo una volta per tutte“, ha sottolineato ancora Massimo Galli a Cartabianca.

Sfatiamo il mito che gli asintomatici ci siano solo ora. C’erano anche all’inizio. Su 100 casi, quelli gravi sono 10, forse anche meno. Non stravolgiamo i criteri dell’epidemiologia per favore”, ha aggiunto. In un documento firmato da 10 esperti si legge proprio che i sintomi sembrerebbero più lievi nella maggior parte dei nuovi positivi.

“Trovo demenziale e irresponsabile dire che il virus si sia rabbonito. È smentito dai nuovi focolai, da quello che succede in Germania” nei mattatoi, dove il virus si diffonde maggiormente per diversi fattori, “in Cina, in Brasile. Nella compagine di coloro che sostengono certe posizioni temo ci siano molti neofiti. Bisogna parlare sulla base di dati, non sulla base di opinioni. Sono veramente stanco di dover contrastare posizioni di colleghi basate su impressioni e non su numeri”, ha concluso Massimo Galli.

  • Pubblicato in Salute

Coronavirus, l'estate inizia con dati incoraggianti: mai così poche vittime dall'inizio dell'emergenza, diminuiscono i malati. Zero casi in 7 regioni, 16 senza decessi

A domenica il numero totale di attualmente positivi al coronavirus è di 20.972, con una decrescita di 240 assistiti rispetto a al giorno precedente. Tra gli attualmente positivi, 148 sono in cura presso le terapie intensive, con un decremento di 4 pazienti rispetto a sabato. 2.314 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 160 pazienti


Nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione di Covid-19 sul nostro territorio, al 21 giugno, il totale delle persone che hanno contratto il virus è di 238.499 casi.

Rispetto a ieri si registra un incremento di 224 nuovi casi, il 57%, pari a 128, si registra in Lombardia. Sette le regioni a zero casi: Marche, Abruzzo, Umbria, Sardegna, Valle D'Aosta, Molise e Basilicata.

Mentre sono 16 le regioni nelle quali oggi non c'è stata nessuna nuova vittima da coronavirus. Sono Veneto, Toscana, Lazio, Marche, Campania, Puglia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Umbria, Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta, Calabria, Molise, Basilicata.


Ai livelli minimi l'incremento giornaliero delle vittime per coronavirus in Italia dopo il lockdown. Sono 24 nelle ultime 24 ore, a fronte delle 49 di ieri. Per trovare così pochi deceduti in un giorno, oltre al 15 giugno in cui erano 26, bisogna risalire a fine febbraio. In Lombardia nell'ultima giornata si sono sono registrate 13 vittime, mentre ieri erano state 23. Il numero totale delle vittime in Italia sale dunque a 34.634. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile.

Sono 238.499 i contagiati. L'incremento giornaliero è di 224 nuovi contagi, in calo rispetto a ieri (quando era stato di 262), 128 dei quali in Lombardia, pari al 57,1%. Il dato della Protezione civile comprende attualmente positivi, vittime e guariti. Sono 7 le regioni ad aumento zero: Marche, Abruzzo, Umbria, Sardegna, Valle d'Aosta, Molise e Basilicata.

Sono saliti a 182.893 i guariti e i dimessi per il coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a ieri di 440. Sabato l'aumento era stato di 546.

Scendono ancora ricoveri in terapia intensiva dei malati di coronavirus: oggi sono 148 i pazienti ricoverati nei reparti di rianimazione, 4 meno di ieri. In Lombardia sono 53, uno meno di ieri. I malati ricoverati con sintomi sono invece 2.314, con un calo di 160 rispetto a ieri, mentre quelli in isolamento domiciliare sono 18.510, con un calo di 76 rispetto a ieri.

Sono 20.972 i malati di coronavirus in Italia, 240 meno di ieri, quando il calo degli attualmente positivi era stato di 331.

Nel dettaglio - secondo i dati diffusi dalla Protezione Civile - gli attualmente positivi sono 13.843 in Lombardia (-68), 2.013 in Piemonte (-75), 1.172 in Emilia-Romagna (-35), 583 in Veneto (-8), 365 in Toscana (-49), 248 in Liguria (-2), 991 nel Lazio (+4), 527 nelle Marche (-12), 126 in Campania (+1), 222 in Puglia (+2), 53 nella Provincia autonoma di Trento (+2), 141 in Sicilia (+1), 78 in Friuli Venezia Giulia (-5), 403 in Abruzzo (-1), 75 nella Provincia autonoma di Bolzano (-1), 15 in Umbria (-2), 28 in Sardegna (+0), 5 in Valle d'Aosta (-1), 36 in Calabria (+6), 40 in Molise (-13), 8 in Basilicata (+0). Quanto alle vittime, sono in Lombardia 16.570 (+13), Piemonte 4.051 (+6), Emilia-Romagna 4.231 (+1), Veneto 2.002 (+0), Toscana 1.095 (+0), Liguria 1.549 (+4), Lazio 827 (+0), Marche 994 (+0), Campania 431 (+0), Puglia 540 (+0), Provincia autonoma di Trento 466 (+0), Sicilia 280 (+0), Friuli Venezia Giulia 344 (+0), Abruzzo 459 (+0), Provincia autonoma di Bolzano 292 (+0), Umbria 78 (+0), Sardegna 132 (+0), Valle d'Aosta 146 (+0), Calabria 97 (+0), Molise 23 (+0), Basilicata 27 (+0). I tamponi per il coronavirus sono finora 4.984.370, in aumento di 40.454 rispetto a ieri. I casi testati sono finora 3.041.750.

 Cambiano le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) per il rilascio dall'isolamento dei pazienti che hanno contratto l'infezione da nuovo coronavirus. Non servono più necessariamente due tamponi negativi a distanza di almeno 24 ore, oltre alla guarigione clinica. Le linee guida provvisorie dell'Oms aggiornate il 27 maggio prevedono che bastino tre giorni senza sintomi (inclusi febbre e problemi respiratori). "I criteri aggiornati - specifica l'Oms - riflettono i recenti risultati secondo cui i pazienti i cui sintomi si sono risolti possono ancora risultare positivi per il virus SarsCoV2 mediante tampone RT-PCR per molte settimane. Nonostante questo risultato positivo del test, è improbabile che siano infettivi e pertanto che siano in grado di trasmettere il virus a un'altra persona".  Secondo il documento dell'Oms i criteri per la dimissione di pazienti dall'isolamento senza necessità di ripetere il test sono i seguenti: per i pazienti sintomatici 10 giorni dopo l'insorgenza dei sintomi, più almeno 3 giorni aggiuntivi senza sintomi (inclusi febbre e sintomi respiratori): per i casi asintomatici:10 giorni dopo il test positivo per SarsCov2.

    L'Oms fornisce anche degli esempi: "se un paziente ha avuto sintomi per due giorni, potrebbe essere esentato dall'isolamento dopo 10 giorni più 3, pari a 13 giorni dalla data di insorgenza dei sintomi; un paziente con sintomi per 14 giorni, può essere dimesso (14 giorni più 3 giorni, pari a 17 giorni dopo la data di insorgenza dei sintomi; con sintomi per 30 giorni, il paziente può essere dimesso (30 giorni più 3 , quindi 33 giorni dopo l'insorgenza dei sintomi)"." Nel documento si legge inoltre che i Paesi possono scegliere di continuare a considerare il risultato dei test fra gli elementi per i criteri di rilascio. In tal caso, è possibile utilizzare la raccomandazione iniziale di "due test negativi basati sulla Pcr a distanza di almeno 24 ore".La decisione di modificare le linee guida e' stata presa iconsiderando che il virus attivo non risulta presente, se non raramente, nei campioni respiratori dei pazienti dopo 9 giorni dall'insorgenza dei sintomi, in particolare nei casi di infezione lieve di solito accompagnati da livelli crescenti di anticorpi neutralizzanti e dalla risoluzione dei sintomi. 

Le nuove linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sulla certificazione della guarigione dalla Covid-19 dovranno essere approdondite dal Comitato Tecnico Scentifico (Cts) del ministero della Salute in quando potrebbero indicere sulle disposizioni in vigore in Italia. Lo rileva il ministro della Salute, Roberto Speranza, in una lettera al Cts. "Le nuove linee guida dell'Oms relative alla modalità di certificazione della guarigione - ha scritto Speranza al Cts - segnano un cambiamento che può incidere significativamente sulle disposizioni finora adottate e vigenti nel nostro Paese. Chiedo - ha aggiunto nella lettera - di poter affrontare il delicato tema nel Cts, fermo restando il principio di massima precauzione che ci ha guidato finora".

  • Pubblicato in Salute

Giulio Tarro, il virologo controcorrente: "Il coronavirus sparirà. Non so perché tutti vogliono rivederlo in autunno..."

L'esperto napoletano, mediaticamente noto come l'anti-Burioni, sostiene in un'intervista che, essendo il Covid-19 in gran parte identico al beta-coronavirus della prima Sars, avrà il suo stesso decorso e, pertanto scomparirà. Quindi il consiglio, in polemica con i colleghi meno ottimisti: "Meglio spegnere la televisione e godersi una passeggiata all'aria aperta in buona compagnia"


Il virologo Giulio Tarro: "Vi spiego perché l'immunità di gregge ...

"Tutti vogliono rivedere il coronavirus in autunnoNon capisco perché…”. Scherza così il virologo Giulio Tarro durante la trasmissione Radio Punto Nuovo, mentre parla dell’emergenza sanitaria e della possibilità che possa arrivare una seconda ondata dell’epidemia. “Questa in corso è la terza epidemia da Sars nel ventennio. Oltre alla prima Sindrome respiratoria acuta, che ha dato il nome a questa tipologia di coronavirus, abbiamo infatti assistito alla Mers e adesso alla Covid.

Il vaccino non c’è, non l’abbiamo a portata di mano”, nonostante l’accelerazione della ricerca, con test clinici sugli esseri umani in molti Paesi. “In piena epidemia vanno utilizzati altri farmaci. Quando il vaccino sarà pronto, lo terremo in considerazione. Certamente molti laboratori stanno provando a produrlo, se si riuscirà, allora si potrà utilizzare”.

“Mi auguro che per quel momento non staremo neppure pensando più a Covid-19”, ha dichiarato ancora il medico. Giulio Tarro in un’intervista della Fondazione Pietro Nenni ha più esplicitamente detto che il “Sars-Cov-2 o si adatta o è destinato a morire“.

“Uno studio fatto a Singapore” e pubblicato prima dell’approvazione della comunità scientifica su Biorxiv “dimostra che coloro che hanno avuto la prima Sars e sono guariti, hanno sviluppato un’immunità cellulare tale da renderli immuni anche al Sars-Cov-2. E questo perché i beta-coronavirus, categoria alla quale il Sars-Cov-2 appartiene, sono in grado di sviluppare un’immunità di tipo cellulare, addirittura più importante di quella derivante dalla produzione di Igg”, ha spiegato il medico.

“Si tratta di un risultato fondamentale, perché sta a dimostrare che il Sars-Cov-2 è per gran parte identico al beta-coronavirus della prima Sars e, quindi, avrà il suo stesso decorso”, cioè quello di sparire dopo poco tempo. Il virus della Sars si diffuse in Cina a novembre 2002, causando un’epidemia che venne dichiarata conclusa a luglio 2003, nonostante alcuni cluster rilevati anche nell’anno successivo. Nessun pericolo per una seconda ondata di Sars-Cov-2, insomma.

Meglio spegnere la televisione e godersi una passeggiata all’aria aperta in buona compagnia”, ha sottolineato Giulio Tarro. Riguardo la riapertura degli stadi, l’esperto si è detto assolutamente favorevole. “In Germania si gioca da un mese e prossimamente si darà anche la possibilità di accedere agli stadi. Bisogna allinearsi agli altri Paesi”.

Riguardo la polemica nata in seguito alle parole di Maria Van Kerkhove (Oms) sulla contagiosità degli asintomatici, il virologo è stato chiaro davanti ai microfoni della Fondazione Pietro Nenni. “Come al solito si spara a zero senza cercare di capire quello che una persona vuole effettivamente dire, specialmente se alcune dichiarazioni non collimano con un’opinione corrente”.

“Da un punto di vista scientifico, ha ragione. Un asintomatico infettivo non esiste. Non avendo sintomi, in quanto non ha una grande quantità di virus al suo interno, non può infettare proprio per questa ragione”. Giulio Tarro ha spiegato che la rappresentante Oms ha detto che sarebbe più corretto parlare di sintomatico lieve. “Lei ha tenuto a fare questa distinzione, che io trovo corretta sul piano scientifico”

Sulla possibilità che un sintomatico lieve possa contagiare, “bisogna sempre contestualizzare le varie situazioni. Se ci troviamo in una condizione di massima carica virale da parte del virus, in un certo periodo dell’anno, a determinate temperature, in alcuni luoghi chiusi sovraffollati. In questi casi, allora, le misure di distanziamento sociale e di protezione individuale hanno un senso anche nell’eventualità di incontrare un sintomatico lieve. Ma se la situazione è quella in cui ci troviamo adesso, non hanno proprio ragione di esistere“, ha concluso l’esperto.

  • Pubblicato in Salute
Sottoscrivi questo feed RSS

FEED RSS