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updated 4:52 PM UTC, Jul 6, 2020

Giulio Tarro, il virologo controcorrente: "Il coronavirus sparirà. Non so perché tutti vogliono rivederlo in autunno..."

L'esperto napoletano, mediaticamente noto come l'anti-Burioni, sostiene in un'intervista che, essendo il Covid-19 in gran parte identico al beta-coronavirus della prima Sars, avrà il suo stesso decorso e, pertanto scomparirà. Quindi il consiglio, in polemica con i colleghi meno ottimisti: "Meglio spegnere la televisione e godersi una passeggiata all'aria aperta in buona compagnia"


Il virologo Giulio Tarro: "Vi spiego perché l'immunità di gregge ...

"Tutti vogliono rivedere il coronavirus in autunnoNon capisco perché…”. Scherza così il virologo Giulio Tarro durante la trasmissione Radio Punto Nuovo, mentre parla dell’emergenza sanitaria e della possibilità che possa arrivare una seconda ondata dell’epidemia. “Questa in corso è la terza epidemia da Sars nel ventennio. Oltre alla prima Sindrome respiratoria acuta, che ha dato il nome a questa tipologia di coronavirus, abbiamo infatti assistito alla Mers e adesso alla Covid.

Il vaccino non c’è, non l’abbiamo a portata di mano”, nonostante l’accelerazione della ricerca, con test clinici sugli esseri umani in molti Paesi. “In piena epidemia vanno utilizzati altri farmaci. Quando il vaccino sarà pronto, lo terremo in considerazione. Certamente molti laboratori stanno provando a produrlo, se si riuscirà, allora si potrà utilizzare”.

“Mi auguro che per quel momento non staremo neppure pensando più a Covid-19”, ha dichiarato ancora il medico. Giulio Tarro in un’intervista della Fondazione Pietro Nenni ha più esplicitamente detto che il “Sars-Cov-2 o si adatta o è destinato a morire“.

“Uno studio fatto a Singapore” e pubblicato prima dell’approvazione della comunità scientifica su Biorxiv “dimostra che coloro che hanno avuto la prima Sars e sono guariti, hanno sviluppato un’immunità cellulare tale da renderli immuni anche al Sars-Cov-2. E questo perché i beta-coronavirus, categoria alla quale il Sars-Cov-2 appartiene, sono in grado di sviluppare un’immunità di tipo cellulare, addirittura più importante di quella derivante dalla produzione di Igg”, ha spiegato il medico.

“Si tratta di un risultato fondamentale, perché sta a dimostrare che il Sars-Cov-2 è per gran parte identico al beta-coronavirus della prima Sars e, quindi, avrà il suo stesso decorso”, cioè quello di sparire dopo poco tempo. Il virus della Sars si diffuse in Cina a novembre 2002, causando un’epidemia che venne dichiarata conclusa a luglio 2003, nonostante alcuni cluster rilevati anche nell’anno successivo. Nessun pericolo per una seconda ondata di Sars-Cov-2, insomma.

Meglio spegnere la televisione e godersi una passeggiata all’aria aperta in buona compagnia”, ha sottolineato Giulio Tarro. Riguardo la riapertura degli stadi, l’esperto si è detto assolutamente favorevole. “In Germania si gioca da un mese e prossimamente si darà anche la possibilità di accedere agli stadi. Bisogna allinearsi agli altri Paesi”.

Riguardo la polemica nata in seguito alle parole di Maria Van Kerkhove (Oms) sulla contagiosità degli asintomatici, il virologo è stato chiaro davanti ai microfoni della Fondazione Pietro Nenni. “Come al solito si spara a zero senza cercare di capire quello che una persona vuole effettivamente dire, specialmente se alcune dichiarazioni non collimano con un’opinione corrente”.

“Da un punto di vista scientifico, ha ragione. Un asintomatico infettivo non esiste. Non avendo sintomi, in quanto non ha una grande quantità di virus al suo interno, non può infettare proprio per questa ragione”. Giulio Tarro ha spiegato che la rappresentante Oms ha detto che sarebbe più corretto parlare di sintomatico lieve. “Lei ha tenuto a fare questa distinzione, che io trovo corretta sul piano scientifico”

Sulla possibilità che un sintomatico lieve possa contagiare, “bisogna sempre contestualizzare le varie situazioni. Se ci troviamo in una condizione di massima carica virale da parte del virus, in un certo periodo dell’anno, a determinate temperature, in alcuni luoghi chiusi sovraffollati. In questi casi, allora, le misure di distanziamento sociale e di protezione individuale hanno un senso anche nell’eventualità di incontrare un sintomatico lieve. Ma se la situazione è quella in cui ci troviamo adesso, non hanno proprio ragione di esistere“, ha concluso l’esperto.

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Coronavirus, a che punto siamo? Il dibattito che divide la scienza. Intanto in Lombardia la guardia resta alta: le misure della Regione

Le parole "ottimistiche" di Alberto Zangrillo e i severi avvertimenti di Massimo Galli. Gli esperti danno letture diverse sullo stato dell'emergenza sanitaria. Nella Regione più colpita dall'epidemia si rilanciano provvedimenti per limitare le possibilità di contagio, soprattutto nei contesti di maggior concentramento di persone come sui mezzi di trasporto pubblico


Due importanti tesi a confronto, tra due primari e virologi di Milano. Secondo il primario di anestesia e rianimazione dell'Ospedale San Raffaele da Milano, Alberto Zangrillo, che dalla scorsa settimana sta facendo parlare molto di sé, ma soprattutto fanno molto discutere le sue affermazioni: Il coronavirus in Italia,- ha sostenuto, in una trasmissione - clinicamente non esiste più". In realtà, come subito qualche ora dopo ha dichiarato, volendo precisare doverosamente, e con meno leggerezza, che ciò che voleva dire era: "Il Covid-19 presenta attualmente sintomi meno gravi nell'organismo delle persone infette, rispetto a qualche mese fa, con una presenza meno 'invadente'; e ciò però non significa che esso sia scomparso, è semplicemente cambiato il modo in cui si presenta il Covid-19 negli infetti".

Secondo invece il primario del Sacco di Milano, il prof. Massimo Galli: "Nessun cambiamento o nessuna scomparsa clinica, il virus non è meno aggressivo, la situazione della malattia attuale non è meno pericolosa perché il virus si sia indebolito in quanto in realtà, i pazienti sono solo stati selezionati nel tempo. Le restrizioni hanno fatto sì che il contagio circolasse meno tra la popolazione, riducendo anche il numero di persone a rischio di entrare in contatto con individui inconsapevolmente contagiosi, perché o asintomatici o portatori sani". Insomma, il rischio di nuovi contagi è ipotizzabile secondo alcuni ed escluso secondo altri. 

A margine del dibattito scientifico tra virologi, si registrano misure di prevenzione locali per quanto riguarda il concentramento delle persone. Nella Lombardia guidata dal governatore Fontana, ad esempio, segnaliamo le prescrizioni riguardanti il trasporto pubblico. Dal 4 maggio dovrà essere cura del passeggero procurarsi guanti e mascherine e indossarli correttamente dal momento in cui entra in stazione, alla sosta presso fermate o banchine, a quando si accoda per salire sui mezzi, alla fase in cui si allontana. I sedili da non utilizzare sono contrassegnati da segnali ben visibili. Per quanto riguarda le mascherine, saranno obbligatorie anche all'aperto, fino a quando non ci sarà un vaccino anti Covid, in quanto rimangono il principale strumento attraverso il quale si limitano le possibilità di contagio.

Konny Bilotta

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Coronavirus, Zangrillo: "Distanziamento? Nessuna evidenza scientifica nella logica del centimetro. Sulle mascherine rasentato il ridicolo. Terapie intensive e fase 3, dobbiamo essere pronti"

Alberto Zangrillo, primario di Terapia intensiva generale e cardiovascolare del San Raffaele di Milano, a tutto campo in un'intervista a Libero: "Al cittadino italiano bisogna parlare come a un adulto, non come a un bambino che non possiede tutti gli strumenti della comprensione"


Prof. Alberto Zangrillo

"Non c'è alcuna evidenza scientifica per cui dobbiamo stare distanti, tanto più se questa misura è basata sulla logica del centimetro. E poi: 7 metri quadrati a testa in piscina? Su quale base? Quanto alla mascherina, finché non avremo certezza che la protezione degli anziani e il buon senso vengono applicati, resta una tutela generica". A dirlo è Alberto Zangrillo, primario di Terapia intensiva generale e cardiovascolare del San Raffaele di Milano, in un'intervista oggi su 'Libero'.

Per quanto riguarda le mascherine, continua Zangrillo, "si è creata una dialettica che ha rasentato il ridicolo: siamo passati dall'esasperata ricerca della mascherina che rispondesse ai criteri più rigorosi al proporre quella fatta in casa. Eppure il cittadino italiano ha mediamente dimostrato di essere responsabile e disposto a ogni sacrificio. Bisogna parlargli come a un adulto, non come a un bambino che non possiede tutti gli strumenti della comprensione", dice il primario del San Raffaele che, in base ai dati raccolti nella pratica clinica, spiega: "Ci stiamo abituando a convivere con il virus. Ed è tutto da dimostrare che in autunno il virus tornerà minaccioso. Anche se fosse, non ci troveremmo impreparati, perché ora conosciamo molto più del virus e molto di più delle cure e siamo molto più attrezzati a livello territoriale e ospedaliero".

In fase 2 è "assolutamente fuori luogo pensare di risolvere il problema investendo su un raddoppiamento delle terapie intensive", sottolinea spiegando: "Innanzitutto la terapia intensiva non è solo una struttura sanitaria, ma soprattutto un gruppo di lavoro. Per pensare di raddoppiare le terapie intensive bisogna pensare a chi ci va a lavorare. Ci vuole un gruppo di lavoro molto competente e addestrato e anche molto affiatato. Non è come raddoppiare i supermercati, i barbieri o le piscine". In secondo luogo, prosegue lo specialista, "gli eventuali nuovi posti di terapia intensiva dovrebbero essere creati vicino alla struttura ospedaliera cui fanno riferimento, e con lo stesso gruppo di lavoro che opera nelle terapia intensive dell'ospedale. Ma soprattutto le terapie intensive, che erano il primo problema nella fase 1, adesso devono diventare l'opzione estrema. Dobbiamo fortificare piuttosto la medicina del territorio e la collaborazione tra medico di base e ospedale".

Il Paese deve essere pronto per la fase 3. L'osservazione clinica sta producendo tutti gli elementi utili non per fare la scelta coraggiosa, ma quella razionale che avvia la fase della ripresa". Sostiene il professor Zangrillo, che parla anche del protocollo 'Post' che ha messo a punto per una ripartenza prudente. Un acronimo per sintetizzare i concetti chiave: prudenza, organizzazione, sorveglianza, tempestività, "Il protocollo - spiega - è la base scientifica di una corretta ripartenza. Finora abbiamo vissuto di proiezioni statistiche, epidemiologiche, matematiche, ma non di dati clinici. Chi ha conosciuto il virus sul territorio e soprattutto in ospedale non ha avuto la possibilità di essere ascoltato dal Comitato tecnico-scientifico", dice Zangrillo. Per la fase 2, ricorda ancora il medico, "le indicazioni del Governo riguardano tutti allo stesso modo. Ma, sulla base di un lavoro svolto su più di 4.500 pazienti, siamo giunti alla conclusione che esiste una categoria ben precisa di cittadini che possono sviluppare la forma più grave dell'infezione virale. E' nei loro confronti che dobbiamo esercitare prudenza, ossia le stesse norme di buon senso che finora hanno saputo manifestare gli italiani. Per capirci: impedire la socializzazione dei ragazzi è un controsenso, se poi non si controlla il giovane adulto di 18-20 anni che va a trovare il nonno". La prudenza, dunque, resta fondamentale. Ma va agganciata anche a organizzazione, sorveglianza e tempestività. "Si tratta di organizzare un sistema triangolare in cui l'istituzione ospedaliera, la sanità regionale e il medico di medicina generale sono in collegamento per sorvegliare i soggetti a rischio. E questo al fine di agire con tempestività. La cura tempestiva a domicilio, se adottata correttamente - assicura lo specialista - è una cura efficace".

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Calcio, l'ottimismo di Malagò: "La Serie A riparte il 13 giugno al 99%". E arriva il protocollo per gli allenamenti delle squadre: le linee guida su tamponi, lavoro in campo, spogliatoi, ritiri e casi di positività

"Il campionato di Serie A ripartirà il 13 giugno al 99%". Lo dice il presidente del Coni, Giovanni Malagò, a 'Non è un paese per giovani' su Radio Due. "La sfida tra alcuni medici e il Comitato tecnico-scientifico non la capisco. Una volta ricominciato, non so quando finirà, ci vorrebbe la palla di vetro", aggiunge il numero uno dello sport italiano


Malagò ha spiegato quella sua lettera al Cio sulla riforma del Coni

Il presidente del Coni Giovanni Malagò guarda con ottimismo alla ripresa del campionato. "Quante possibilità ci sono che la Serie A riparta il 13 giugno? Secondo me il 99%". Il capo dello sport italiano, intervenuto alla trasmissione di Radio 2 "Non è un paese per giovani", però aggiunge: "Si sta facendo di tutto per mettere in condizione il sistema di ricominciare". Più cauto, invece sul proseguo: "Per sapere poi quante chance ci sono che il campionato finisca bisognerebbe invece avere la palla di vetro. E’ il vero rischio, l’ho già detto due mesi fa con serenità: in Germania hanno fatto un accordo con i calciatori nel caso le cose non riescano a chiudersi. Nel caso italiano l’obiettivo unico è ricominciare. E’ una questione culturale, questa mentalità del "partiamo e poi vediamo" io non ce l’ho. Nella vita serve sempre avere un’alternativa".

"Quarantena di squadra? Decisione potrebbe essere rivista"

Malagò tocca anche l’argomento nel caso dell'eventuale positività di un calciatore: "Abbiamo recepito una direttiva che individua un percorso di coinvolgimento generale e non quello di creare una quarantena individualeE’ un tema che riguarda il Cts, non ho mai interloquito con loro, lo deve giustamente fare il governo e il ministro dello Sport e della Salute. Mi dicono che è una decisione che può essere rivista". Rinvio

Giochi Tokyo

Infine il numero uno del Coni affronta il tema Tokyo 2020, al via il 23 luglio 2021: "Penso che sia stata trovata un’ottima soluzione. Il mondo olimpico è stato bravo. In poche settimane è stata presa una decisione importante sotto pressione. Più si va avanti e più si ha certezza che tutto verrà fatto meglio"


Il protocollo Figc-Cts sulla ripresa degli allenamenti di Serie A

Serie A, verso la ripresa del campionato: ecco la data

La Commissione Medico-Scientifica della Figc ha aggiornato, sulla base delle ultime indicazioni del Cts, il protocollo per la ripresa degli allenamenti collettivi delle squadre di calcio professionistiche e degli arbitri. La ripresa è prevista per il 18 maggio e nel protocollo sono indicate le linee guida da seguire per una ripresa in totale sicurezza. Ecco i dettagli.

La società dovrà identificare il 'gruppo squadra', ovvero coloro che dovranno necessariamente operare a stretto contatto tra di loro. Ognuno dovrà sottoporsi alle procedure di screening (anamnesi accurata, visita clinica, 2 tamponi rapidi a distanza di 24 ore e test sierologici).

Successivamente lo scenario potenziale del 'gruppo squadra' potrà essere: calciatori e staff GUARITI che hanno avuto una malattia conclamata con interessamento respiratorio; calciatori e staff GUARITI che hanno avuto una malattia lieve o asintomatica; calciatori e staff con anamnesi negativa e negatività nei test.

 Se c'è un positivo?

Isolamento del giocatore e dei suoi compagni con due tamponi ciascuno e il test sierologico a 24 ore di distanza l'uno dall'altro.  I due tamponi in 24 ore e il test sierologico dovranno essere ripetuti all'inizio della seconda settimana.
Se nessun'altro ha contratto il Covid-19, possono ricominciare gli allenamenti. Al contrario, il ritiro dell'intero gruppo deve essere allungato di 14 giorni con ripristino delle misure più rigide e sospensione degli allenamenti collettivi fino alla ripetizione dei test molecolari e sierologici. Inoltre pulizia e sanificazione dei locali.

Tamponi e reagenti?

I club non devono pesare sulla collettività per il reperimento. Ipotizzato l'acquisto in laboratori privati, anche fuori regione se necessario.

Come si svolgerà il ritiro?

La prima settimana sarà riservata alla prosecuzione dell’allenamento individuale, alla tecnica individuale e di gruppo, con sedute all’aperto e gruppi di massimo 7-8 giocatori. Allenatore e staff tecnico indosseranno mascherina e guanti, mantenendo una distanza di almeno 2 metri. L'uso della palestra, almeno per la prima fase, dovrà essere ridotto all’essenziale e seguendo le precauzioni del caso. Nella seconda settimana verranno gradualmente inseriti esercizi specifici, fino alla partitella. Lo staff potrà non mettere mascherine e guanti.

Negli spogliatoi dovrà essere garantito il distanziamento dei giocatori di almeno 2 metri: in caso non fosse possibile, andrà scaglionato l’ingresso. Docce preferibilmente nelle camere individuali.

Le persone provenienti dall’estero o da focolai d'infezione o che abbiano avuto negli ultimi 14 giorni contatti con un soggetto positivo, dovranno osservare un isolamento di 14 giorni prima della ripresa degli allenamenti collettivi.

dottori ufficiali dei singoli club saranno considerati i principali responsabili della salute dei giocatori, più che in casi di normalità.

Solo due settimane dopo l'inizio degli allenamenti sarà possibile la ripresa delle partite che si giocheranno a porte chiuse.

Infine, la Figc da oggi ha attivato un pool ispettivo della Procura federale che avrà il compito di verificare il rispetto delle indicazioni contenute nei Protocolli sanitari della Federazione, così come sono stati approvati dal Governo. L'organismo, che è alle dirette dipendenze del procuratore, verificherà che gli allenamenti dei club professionistici a oggi individuali e dal 18 maggio in gruppo, vengano svolti secondo quanto previsto dai Protocolli indicati.

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Coronavirus, all'Ospedale di Sesto San Giovanni il saluto e il ringraziamento a medici e infermieri. Il sindaco Di Stefano: "Siamo al vostro fianco per sconfiggere un nemico invisibile che ha sconvolto le nostre vite" (VIDEO)

(VIDEO) - Alla presenza del sindaco, Roberto Di Stefano, all'Ospedale di Sesto San Giovanni (Milano), si è tenuta una breve ma sentita cerimonia di ringraziamento a medici, infermieri e a tutto il personale sanitario che da due mesi è in prima linea per l'emergenza coronavirus. Al fianco dei camici c'erano Polizia Locale, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Croce Rossa, Sos, Associazione Nazionale Carabinieri. Un momento toccante, accompagnato dalle note dell'Inno di Mameli. Il primo cittadino: "Siete l'orgoglio di Sesto e tutta la città è fiera di voi: grazie!"

Coronavirus, in arrivo l'atteso vaccino anti-Covid. E' nato da un'azienda italiana e sarà testato in Inghilterra

Un vaccino contro il coronavirus sta per essere sperimentato sull'uomo. Inizieranno a fine aprile in Inghilterra i test su 550 volontari sani del vaccino realizzato da un'azienda della provincia di Roma, la Advent-Irbm di Pomezia insieme con lo Jenner Institute della Oxford University. L'obiettivo è di renderlo disponibile a settembre per la profilassi del personale sanitario e delle Forze dell'ordine 


Coronavirus, primi dati positivi dai test preclinici dei vaccini ...

Inizieranno a fine aprile in Inghilterra i test accelerati sull'uomo - su 550 volontari sani - del vaccino messo a punto dall'azienda Advent-Irbm di Pomezia insieme con lo Jenner Institute della Oxford University. Lo annuncia L'ad di Irbm Piero Di Lorenzo. Si prevede, afferma, di "rendere utilizzabile il vaccino già a settembre per vaccinare personale sanitario e Forze dell'ordine in modalità di uso compassionevole".

A fine aprile, rendo noto Di Lorenzo, "in virtù dei dati acquisiti nelle ultime settimane, il primo lotto del vaccino messo a punto dalla partnership Advent-Irbm con lo Jenner Institute della Oxford University partirà da Pomezia per l'Inghilterra, dove inizieranno i test accelerati su 550 volontari sani". Inoltre, "si prevede di rendere utilizzabile il vaccino già a settembre per vaccinare personale sanitario e Forze dell'ordine in modalità di uso compassionevole". Di Lorenzo annuncia che è "ormai in fase finale la trattativa per un finanziamento di rilevante entità con un pool di investitori internazionali e vari Governi interessati a velocizzare ulteriormente lo sviluppo e la produzione industriale del vaccino".

"Si è deciso di passare direttamente alla fase di sperimentazione clinica sull'uomo, in Inghilterra - spiega Di Lorenzo all'ANSA - ritenendo, da parte della Irbm e della Oxford University, sufficientemente testata la non tossicità e l'efficacia del vaccino sulla base dei risultati di laboratorio, che sono stati particolarmente efficaci".

(Fonte: Ansa)

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Coronavirus, in Lombardia un altro giorno che fa ben sperare. Fontana: "A breve inizierà questa benedetta discesa". Poi la replica al ministro Boccia: "Ha fatto più la Regione del governo. Lo dicono i dati" (VIDEO)

Buone notizie dalla Lombardia sul numero dei contagi da coronavirus. il governatore Attilio Fontana che nel corso del punto stampa quotidiano ha detto: "E' un altro giorno positivo perché stiamo assistendo a questo procedere in linea senza aumenti dei casi rispetto ai giorni precedenti, fra qualche giorno quindi inizierà questa benedetta discesa". Continua lo scontro col governo - (VIDEO)


"La Regione Lombardia si muove nel rispetto della scienza e non fa iniziative avventate. Gia' alcuni giorni fa abbiamo incaricato l'Universita' di Pavia perche' provveda ad esaminare tutti i test che esistono in questo campo
per individuare se ce ne e' uno scientificamente valido.  Appena avremo queste risposte le comunicheremo e se ce ne sara' uno valido inizieremo ad utilizzarlo, diversamente faremo altro. In questa direzione si e' mosso anche il presidente del Veneto Luca Zaia che, proprio poco fa, ha comunicato che lo screening sierologico si decidera' solo al termine della sperimentazione delle Universita' di Padova e Verona".

Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, durante il consueto punto stampa e riferendosi ai test sierologici spiegando anche che "nel pomeriggio, la Regione mandera' una lettera con riposte rigorosamente scientifiche ai sindaci nonostante abbia gia' risposto in tante altre occasioni.

Per quanto riguarda i numeri dei contagi, Fontana ha detto che "I numeri sono in linea e che si sta verificando quello che hanno previsto i nostri esperti. Bisogna quindi mantenere la massima attenzione senno' la linea di positivita' rischia di invertirsi". Proprio con questo obiettivo la Giunta ha stanziato 464.000 euro per la Polizie locali affinche' possano aumentare i controlli sul territorio.

Infine, rispondendo alle domande dei giornalisti su quanto dichiarato dal ministro Boccia, il presidente ha risposto "Credo a quello che dice il ministro Boccia, ma devo credere anche ai dati in mio possesso: per ora credo che abbiamo fatto molto di piu' come Regione".

Coronavirus, dal 3 aprile in Lombardia ricette mediche via sms e mail. Ecco come fare

Per fronteggiare il coronavirus, la Sanità in Lombardia si evolve e diventa completamente digitale: ora è possibile ritirare i medicinali in farmacia senza la copia cartacea della ricetta, semplicemente presentando la tessera sanitaria e il codice della ricetta. E dal 3 aprile tutti coloro che hanno attivato il Fascicolo sanitario elettronico (e che hanno quindi fornito alla Regione i propri dati) riceveranno il codice via email e sul cellulare


La Regione Lombardia ha informato i propri cittadini che la Sanità regionale "sta attivando il servizio di trasmissione automatica del codice della ricetta all’indirizzo e-mail e al numero di cellulare registrato sul sito del Fascicolo sanitario elettronico o su altri servizi digitali della Regione. Dal 3 aprile 2020, pertanto, riceverà i codici ricetta (NRE, Numero Ricetta Elettronica) per le prescrizioni farmaceutiche sia tramite e-mail, sia tramite sms, qualora abbia reso disponibile anche un numero di cellulare".

Inoltre, sempre dal 3 aprile, "se tra i suoi contatti è presente una persona che vorrebbe usufruire del servizio di notifica tramite SMS, ma non ha mai avuto modo di accedere ai servizi digitali di Regione Lombardia, questa persona potrà attivare il servizio di invio del codice della ricetta via SMS senza necessità di autenticarsi, bensì collegandosi semplicemente al sito www.fascicolosanitario.regione.lombardia.it e inserendo il proprio numero di cellulare". la Regione ha anche attivato un Contact Center al numero verde 800.030.606 o via e-mail all’indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

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