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updated 1:44 PM UTC, Jun 2, 2020

Aspettando il 3 giugno, Boccia: "Passaporto sanitario contro la Costituzione". Regioni pronte a riaprire, ma il sardo Solinas: "Dal ministro litania centralista, ci aspettavamo soluzione chiara"

Il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, parla a palazzo San Macuto, durante l'audizione davanti alla Commissione parlamentare sul federalismo fiscale e l'autonomia differenziata regionale, dedicata anche alla gestione dell'emergenza per la pandemia da coronavirus: "Nei prossimi giorni, nelle prossime ore -ricorda il ministro- l'ultimo 'clic' che riporterà il Paese a muoversi dovrà essere quello del buonsenso. Se tutte le Regioni ripartono, ripartono senza distinzione sul profilo dei cittadini residenti in una Regione o in un'altra, se le autorità sanitarie e il Governo decideranno che il Paese è pronto per la ripartenza"


Lombardia, Fontana finisce sotto scorta - Cronaca Il Cittadino di Lodi

"Passaporto sanitario? Rileggete l'articolo 120 della Costituzione: una Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone. E poi se gli scienziati dicono che non ci sono passaporti sanitari, non ci sono". Lo ha detto il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia in audizione alla Commissione Federalismo fiscale della Camera. "Nei prossimi giorni con l'ultimo click che riporterà il Paese a muoversi ci dovrà essere anche quello del buonsenso. Se tutte le regioni ripartono senza distinzioni sul profilo dei cittadini di ogni regione, la distinzione tra cittadini di una città rispetto all'altra non è prevista, se siamo sani ci muoviamo. Diverso è prevedere una fase di quarantena, ma non siamo in quella condizione. E anche in quel caso ci vuole un accordo tra le parti", aggiunge Boccia.

"Le province lombarde di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e quella di Piacenza in Emilia Romagna "hanno vissuto un'ecatombe, il resto del Paese un dramma. Non paragonerei quelle province al resto d'Italia", prosegue il ministro parlando di possibili provvedimenti finanziari per sostenere l'economia di quelle zone. 

"Commissariare la sanità lombarda? Mai stato all'ordine del giorno e non ci sono elementi per valutare un provvedimento di questa natura", dichiara Boccia.

"Il sistema di monitoraggio funziona bene, è stato condiviso con tutte le Regioni, ogni settimana ci dà il termometro della pandemia, non è un giudizio, una pagella, non ci sono dei voti, è il tentativo di accendere luci se c'è un piccolo focolaio e se la resilienza della sanità non è piena", osserva. "Il monitoraggio comprende 21 indicatori diversi che compongono un algoritmo condiviso da tecnici del ministero e delle Regioni - sottolinea - mi dispiace per la polemica con l'Umbria, che poi è uscita (dalla fascia di attenzione). La valutazione non deve incidere sulla ripartenza delle regioni, che è già avvenuta e continuerà la prossima settimana per riprenderci tutto il nostro Paese".  "I dati (sul contagio nelle regioni, ndr) arriveranno al ministero della Salute entro domani e si faranno valutazioni in maniera rigorosa, laica, partendo dal presupposto che la protezione della salute e della vita è la priorità assoluta e la difesa e il rilancio dell'economia e dei posti di lavoro è la priorità delle priorità". dice il ministro durante la sua audizione.

LA SARDEGNA-  "Dal ministro Boccia non ci saremmo aspettati l'inutile litania neocentralista che vuole riaffermare una supremazia prepotente dello Stato rispetto alle Regioni nell'architettura della Repubblica come definita da novellato titolo V". Così il governatore della Sardegna Christian Solinas commenta le dichiarazioni del ministro sull'incostituzionalità del passaporto sanitario. "Dal ministro ci saremmo aspettati, a pochi giorni dal 3 giugno, una proposta di soluzione chiara sulle riaperture tra Regioni".

IL VENETO - "Spero che si possa viaggiare dal 3 giugno. Ormai ci sono le condizioni epidemiologiche e la situazione sanitaria è tranquilla, io tifo perché tutte le regioni possano aprire e ci sia libera circolazione". Lo ha affermato il presidente del veneto Luca Zaia, intervistato a "Mattino cinque". "E' difficile immaginare - ha precisato Zaia - che il virus si fermi a Sirmione e non vada a Peschiera, che è il nostro confine con la Lombardia. Penso che sia ragionevole pensare che si debba aprire tutti, nel rispetto delle linee guida, nel rispetto degli indicatori che ci verranno dati dall'Iss. La responsabilità prima di tutto". A livello continentale Zaia ha auspicato che "ci sia un minimo di coordinamento e si dia vita a una 'Schengen sanitaria', visto che stiamo assistendo a dibattiti su corridoi privilegiati rispetto ad alcune realtà", ha concluso.

LA LIGURIA - "I dati del Ministero della Salute mostrano un trend positivo in Liguria per tutti gli indicatori dell'epidemia di coronavirus. È il risultato del monitoraggio della fase 2. L'R(t), l'indice di contagio, è compreso tra 0,41 e 0,58, ben al di sotto della soglia di allarme". E' l'aggiornamento sull'indice di contagio di Covid-19 in Liguria illustrato dal presidente della Regione Giovanni Toti alla vigilia della possibile riapertura dei confini regionali. "I dati del Ministero ci dicono che per tutti gli indicatori non ci sono allarmi. Sono ottimi gli indicatori che valutano la qualità del monitoraggio, la circolazione e la pressione sul sistema sanitario regionale. Questi sono i fatti. Agli altri lasciamo l'allarmismo, il terrorismo, le gufate e il tifo politico che acceca a tal punto da sperare che le cose vadano male. Qui siamo ripartiti, in sicurezza e andremo avanti così, senza abbassare la guardia! Forza liguri che ce la facciamo!".

Fase 2, ma non per tutti: "Riapriranno solo 6 attività su 10". Il rischio di lavorare in perdita e i timori sulle responsabilità legali

L'allarme di Confesercenti: "Gli imprenditori temono l'impatto della rigidità delle linee guida sulle attività, e di rimanere schiacciati tra l'aumento dei costi di gestione e il prevedibile calo dei ricavi. Sono preoccupati, inoltre, anche dal tema delle responsabilità legali. Bisogna cambiare passo: servono linee guida applicabili e aiuti economici diretti alle imprese per sostenerle anche in questa delicata fase della ripartenza"


Circa 6 imprese su 10, tra negozi, bar e ristoranti, sono intenzionati a riaprire lunedì 18 maggio, data prevista della ripartenza. A trattenere le imprese dalla riapertura è "soprattutto il timore di lavorare in perdita, ma anche il rebus delle regole di sicurezza e la paura del coronavirus". È quanto emerge da un sondaggio condotto da Swg per Confesercenti su un campione di imprenditori del commercio al dettaglio e della somministrazione. Gli imprenditori intenzionati ad aprire il 18 maggio sono il 62%, contro un 27% che ha invece già deciso di rimanere chiuso. È ancora incerto l’11%, e deciderà durante il fine settimana.

''Per le imprese la riapertura è una corsa ad ostacoli e contro il tempo. L'accordo di questa notte tra Conferenza Stato-Regioni e Governo apre uno spiraglio importante, forse decisivo per uscire dall'incertezza che ha caratterizzato il tema delle riaperture fino ad oggi'', afferma Confesercenti aggiungendo: 'Più di tutti è pesata la previsione di essere costretti a lavorare in condizioni antieconomiche". "Gli imprenditori - prosegue la nota - temono l'impatto della rigidità delle linee guida sulle attività, e di rimanere schiacciati tra l'aumento dei costi di gestione e il prevedibile calo dei ricavi. Sono preoccupati, inoltre, anche dal tema delle responsabilità legali". "Bisogna cambiare passo: servono linee guida applicabili e aiuti economici diretti alle imprese per sostenerle anche in questa delicata fase della ripartenza''.

Tra chi rimarrà sicuramente chiuso, il 68% indica come motivazione la mancata convenienza dell'apertura. Ma c'è anche un 13% che comunque continua ad avere timori legati alla sicurezza, anche per la lunga incertezza sulla normativa relativa. Un caso emblematico è quello dei mercati: ogni comune sta provvedendo al proprio protocollo, spesso contrastante con gli altri, gettando nell'incertezza gli imprenditori. La poca chiarezza incide anche per il 13% di operatori che non ha ancora adeguato il locale e/o l'organizzazione del lavoro alle nuove disposizioni. Un compito aggravato dall'onerosità dell'adeguamento, tra sanificazione e DPI per i lavoratori ed i clienti: 8 negozi e pubblici esercizi su 10 certificano di non essere riusciti a procurarsi le mascherine a prezzo calmierato.

Cresce, in generale, la paura di non riuscire a superare la fase difficile: il 36% degli imprenditori teme di chiudere l'attività, ed un ulteriore 41% ritiene di essere a rischio in caso di inattesi prolungamenti dell'emergenza. Entrambi i dati sono in crescita, rispettivamente del 4 e del 6%, in confronto alla rilevazione precedente, condotta lo scorso 14 aprile. Quasi tutti (l'82%) sono comunque preoccupati per il futuro.

Coronavirus, a Milano la protesta dei commercianti che consegnano le chiavi delle attività al Comune: "Non ci dicono niente su riapertura e sistemi di sicurezza"

La rivolta ristoratori e gestori di locali, estetisti e parrucchieri. Una delegazione, in rappresentanza di 2mila imprenditori, ha compiuto un gesto simbolico in polemica col governo e l'amministrazione per essere stati lasciati soli nell'emergenza, senza che nessuno abbia ancora dato loro indicazioni su regole, misure da adottare e relativi costi a carico. Come dire: "Così resteremo chiusi"


Anche a Milano ristoratori e gestori di locali, estetisti e parrucchieri, protestano contro la decisione del governo di mantenere la chiusura di queste attività commerciali anche nella fase 2, che partirà dal 4 maggio. Per loro si prospetta una riapertura il primo giugno. In segno di protesta una delegazione che rappresenta circa 2mila commercianti ha consegnato le chiavi di locali e ristoranti al Comune

Prima di arrivare a Palazzo Marino la delegazione, composta da poche persone per evitare assembramenti, ha raggiunto piazza della Scala sfilando simbolicamente per via Manzoni, zona commerciale del centro di Milano.

"Consegneremo 2mila chiavi di ristoranti, negozi di estetica, parrucchieri, sale cinematografiche al Comune per protesta - ha spiegato prima dell'incontro il promotore della manifestazione, il ristoratore Alfredo Zini -. Non sappiamo se riusciremo a riaprire a giugno perché non sono chiare nemmeno le regole, abbiamo subito cali di fatturato del 70% e dovremo investire per adeguare le nostre attività a nuove misure di sicurezza. Noi viviamo di convivialità e al momento non sappiamo nemmeno se una famiglia di 4 persone può stare seduta insieme al tavolo di un bar o di un ristorante. Anche sui dispositivi di protezione non c'è chiarezza".

A Palazzo Marino, la delegazione è stata ricevuta dall'assessore al Commercio, Cristina Tajani e dal capo di Gabinetto del sindaco, Mario Vanni. Il Comune non può intervenire sulle riaperture, come è stato comunicato, ma sta mettendo in campo un piano per giugno, con la possibilità per le attività di espandersi all'esterno. Inoltre si sta valutando un abbattimento della Cosap, la tassa di occupazione del suolo pubblico.

"Caro sindaco Sala, dice che 'non è tempo di polemiche' ma ogni giorno attacca Fontana. E noi milanesi non dimentichiamo quella maglietta..."

Riceviamo e pubblichiamo un'altra lettera indirizzata al sindaco di Milano, Giuseppe Sala, protagonista ancora oggi di una polemica nei confronti dell'amministrazione di Regione Lombardia


Egregio Sig. Sindaco,

un ulteriore quesito sorge spontaneo nelle menti di parecchi cittadini milanesi, cui tocca assistere, anche oggi, al Suo quotidiano siparietto on line: Lei è lo stesso amministratore che, del tutto improvvidamente, alle soglie di un disastro epocale, invitava i medesimi milanesi a farsi un bell'aperitivo in Darsena o in Sarpi, con indosso un'imbarazzante maglietta con la scritta "Milano non si ferma"?
Ed è lo stesso amministratore che, a giorni alterni, afferma che "non sia, questo, il tempo delle polemiche"?
L'allusione, poi, alle mosse della Lombardia dettate da Salvini (e il sottoscritto è lontanissimo dal pensiero leghista) appare ancor più banale laddove si rammenti come, lo stesso governo che Lei apprezza tanto, in più di un'occasione, nel pieno dell'emergenza, ha dovuto adeguarsi alle ordinanze lombarde, assai più accorte e stringenti.
Sono molti i cittadini, qualora Le importi ovvio, che mal sopportano il Suo quotidiano atteggiamento, diviso tra un costante protagonismo e la polemica inutile (naturalmente a senso unico).
La ringrazio per gli indispensabili chiarimenti che vorrà offrire a beneficio dei milanesi tutti.

C.B.

La rosa di Brera e le calze di Sala - Il Foglio

Coronavirus, Sala punge di nuovo la Regione Lombardia: "Milanesi indisciplinati? Si faccia una nuova ordinanza. E perché in città niente test?" (VIDEO)

Il sindaco di Milano continua la sua polemica a distanza coi vertici regionali e nel suo video social quotidiano dice: "Più del 95% delle persone fermate sono in regola, questa è la realtà. Mi dissocio da questa retorica del milanese indisciplinato che si fa gli affari suoi: non è così". Un chiaro riferimento a Giulio Gallera, assessore al Welfare della giunta Fontana, che a Pasquetta aveva dichiarato: "Molti ci dicono che c'è ancora troppa gente in giro. Avete perfettamente ragione. I controlli li fanno le forze dell'ordine e la polizia locale. Sono loro che devono garantire il fatto che le quarantene vengano rispettate e la gente non esca di casa" - (VIDEO)


"Se qualcuno pensa che c'è troppa gente in giro, deve fare una cosa molto semplice: facciano una nuova ordinanza che tenga più persone a casa, tutto qui". Lo ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, nel video che ogni giorno posta sulle pagine social parlando delle polemiche sul fatto che ancora in giro ci possano essere troppe persone. "Ieri mattina sono stato in giro per la città con la polizia locale a vedere come vengono fatti i controlli e il pomeriggio mi sono messo in casa a guardare i dati dei controlli di ieri e dei giorni precedenti: più del 95% delle persone fermate sono in regola, questa è la realtà. Mi dissocio da questa retorica del milanese indisciplinato che si fa gli affari suoi, non è così", ha concluso. 

"Perché test sierologici non a Milano?"

Inoltre, il primo cittadino di Milano chiede, più mascherine, "molti più tamponi" e i test sierologici. "Tra parentesi leggo che Regione Lombardia dichiara che dal 21 di aprile si faranno 20mila test al giorno. Bene, dove? In altre province ma non Milano. Ma come, il problema non è Milano?". Sul fondo di mutuo soccorso lanciato dal Comune di Milano - che ha raggiunto la cifra di 12 milioni di euro -  Sala ha concluso: "Questa è Milano io ne sono il sindaco e sono di parte, ma non c'è nessuna città al mondo come Milano". 

Coronavirus, la Lombardia ce la sta facendo ma Milano continua a preoccupare: in un giorno il doppio dei contagiati. Gallera: "Non dobbiamo scherzare, stiamo a casa e non c'è bisogno di andare sempre a fare la spesa" (VIDEO)

Numero di contagi in aumento del doppio, in città come in provincia. In un quadro lombardo sostanzialmente stabile, è il caso Milano a preoccupare i vertici regionali che anche oggi hanno fornito i numeri del contagio da coronavirus nel consueto punto stampa quotidiano in diretta Facebook sulla pagina di LombardiaNotizieOnline - (VIDEO)


“Milano merita sempre attenzione, non c’è un calo netto e deciso nei contagi, quindi non rilassiamoci, restiamo a casa. Per quanto possibile limitiamo al minimo anche le uscite per andare a fare la spesa”. Lo ha detto l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, durante la conferenza stampa trasmessa sulla pagina Facebook di LombardiaNotizieOnline per fare il punto sull’emergenza coronavirus.

“A Milano necessità – ha aggiunto – la linea un giorno scende e un giorno sale, non c’è una netta diminuzione dei contagi. Oggi in città preoccupa il +262 positivi rispetto a ieri, quando l’incremento era stato di 127. Non è dunque finita, dobbiamo resistere anche in vista dei ponti che ci separano dal 3 maggio”.

Gallera ha poi fatto sapere di essere stato nella Bergamasca per ringraziare “medici, infermieri, personale sanitario, volontari, protezione civile e alpini” che stanno “facendo il massimo” per far uscire la città orobica dall’emergenza.


L’assessore, dopo essere stato all’Ospedale Papa Giovanni XXIII, ha visitato l’ospedale da campo allestito dagli Alpini presso la fiera dove ha incontrato il personale di ‘Emergency’ e i medici russi.
Poi l’assessore ha visitato i ‘Covid hotel’ che l’Ats mette a disposizione dal 18 marzo. “Sono una risposta per le persone guarite e per il territorio”.
Sono destinati a soggetti Covid positivi ormai stabilizzati che possono essere dimessi dalle strutture ospedaliere e per i quali è tuttavia necessario garantire la sorveglianza sanitaria e l’isolamento in luoghi diversi dal loro domicilio.

Winter Garden → 125 posti letto → occupati 125
Cristallo Palace → 90 Posti letto → occupati 62
Bes Hotel → 100 posti letto → occupati 62

Nei prossimi giorni sarà disponibile anche ‘Antico Borgo La Muratella’

  • Pubblicato in Salute

"Caro sindaco Sala, perché attacca la Regione persino sull'obbligo della mascherina? Siamo noi milanesi ad essere disorientati da Lei"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera indirizzata da un cittadino al sindaco di Milano, Beppe Sala, che ha commentato in un video su Facebook l'ordinanza regionale che obbliga chi esce a coprirsi naso e bocca. Un provvedimento che aveva portato il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, a dire che lui la mascherina non la indossa perché "mantiene le distanze". Sala si è detto "disorientato", ma le polemiche di chi sostiene di non voler "alimentare polemiche" - fa notare il nostro lettore - finiscono per disorientare chi lo ascolta.


 Egregio Sig. Sindaco,

sono un cittadino milanese e lombardo e, mi trovo costretto a rivolgerLe un quesito.
AscoltandoLa, Lei fa continui richiami alla necessità di "non polemizzare" ed io, da cittadino che si attende, dalle istituzioni, ben altro che le polemiche (rimanendo spesso deluso), Le do piena ragione. E allora Le chiedo come sia possibile sentire Lei, anche oggi ed anche in questa occasione, rivolgere una velata ma del tutto evidente critica alla Regione Lombardia, laddove definisce la, a mio avviso sacrosanta (tutti sappiamo che il futuro sarà questo), ordinanza sull'obbligo della mascherina,"disorientante"?
Io, da milanese e lombardo, non sono affatto disorientato, ma del tutto conscio che, indossare la mascherina, sia un comportamento, già oggi e nel futuro prossimo, utilissimo e dovuto.
Quindi?

Sempre da milanese e lombardo, mi chiedo, qual è il senso di questo Suo intervento?
A proposito, me lo lasci dire, sarebbe stato apprezzabile un Suo adeguato plauso alla fantastica opera realizzata in Fiera, a Milano, grazie alla quale non solo avranno tregua gli ospedali della regione intera, ma la città erediterà una struttura, come sempre, all'avanguardia.
Siamo noi cittadini milanesi, nell'ascoltarLa, ad essere a volte un po' disorientati.

Un saluto cordiale e un augurio di buon lavoro.

Carlo Bortolotti

Coronavirus, Sala riparte dalla "battaglia del pennarello" e guarda al dopo: "Riapertura a step, Milano non sia impreparata" (VIDEO)

Il videomessagio quotidiano del sindaco: "Penne e quaderni sono beni essenziali per gli studenti. Ne ho parlato con governo e prefetto". Poi i suoi pensieri su come far ricominciare le attività cittadine, dai trasporti alla socialità. Ecco cosa ha detto - (VIDEO)


"Vorrei dire innanzitutto alle mamme in ascolto che stamattina ho ufficialmente lanciato la 'battaglia del pennarello' e cioè mi avete in molte segnalato che non si trovano nei supermercati articoli di cartoleria, pennarelli e quaderni per voi fondamentali per far studiare i vostri ragazzi. Non si trovano perché non sono considerati articoli essenziali secondo il decreto del Governo. Ne ho parlato col prefetto Renato Saccone e col Governo: speriamo che risolvano in fretta la questione e magari senza aspettare un Consiglio dei ministri", ha esordito così il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, nel suo quotidiano videomessaggio ai cittadini, in questo periodo di emergenza coronavirus.

Poi, ha raccontato di aver avuto una video-conference con un centinaio di sindaci delle più grandi città del mondo: "E' stata organizzata la C40, l'organizzazione che ci riunisce e che è presieduta dal sindaco Los Angeles, che ha chiesto a me e al sindaco di Seul di relazionare sulla situazione". E ha aggiunto: "Ci siamo confrontati su cosa fare adesso e che misure prendere alla riapertua della città"."Capisco che sia prematuro immaginare quando riusciremo a riaprire - ha proseguito il primo cittadino - ma non voglio che Milano si trovi impreparata". 

Sala ha spiegato: "Sarà una riapertura a step e sto già lavorando su alcuni capitoli. Pimo come rimodulare le infrastrutture, come le metropolitane a quelle digitali come la banda larga. Secondo, come usufruire degli spazi pubblici, da San Siro a un cinema o a un teatro: come si entra, come si esce, come si gestisce il momento in cui siè  vicini. Terzo, come far ripartire l'economia: presumo che alle grandi aziende penserà il governo, ma io mi devo occupare di quel piccolo tessuto economico e culturale che e' in gran parte la vita di una città come Milano".

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