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updated 4:52 PM UTC, Jul 6, 2020

Festa della Repubblica, Mattarella a Codogno: "Riparte l'Italia del coraggio. Ognuno faccia la sua parte". Il ringraziamento di Fontana: "Alla Lombardia solidarietà e vicinanza da tutto il Paese, unito nelle differenze"

Il capo dello Stato nel comune simbolo dell'inizio dell'emergenza coronavirus: "La celebrazione del 2 giugno – l’anniversario della nascita della nostra Repubblica – ha luogo quest’anno qui, a Codogno e, idealmente, nei tanti altri luoghi in cui il dolore ha colpito il nostro popolo e dove conto di recarmi in altre prossime occasioni. In questi luoghi si ritrova oggi la Repubblica". Il governatore lombardo, Attilio Fontana, ha rivolto un particolare ringraziamento al presidente della Repubblica per quanto e come la sua vicinanza alla Lombardia sia stata costantemente presente, ricordando anche "la solidarietà e la vicinanza dell'Italia tutta, che parimenti ha conosciuto lutti e difficoltà. Oggi quello stesso spirito di vicinanza e condivisione deve essere motore per la ripartenza di un Paese, unito nelle differenze"


Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato accolto da alcuni applausi al suo arrivo a Codogno, città simbolo dell'emergenza coronavirus. Il capo dello Stato, che indossa la mascherina, è stato accolto dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, dal sindaco della città Francesco Passerini e dal prefetto Marcello Cardona. Nel palazzo risuonano le note dell'inno d'Italia.

"La celebrazione del 2 giugno – l’anniversario della nascita della nostra Repubblica – ha luogo quest’anno qui, a Codogno e, idealmente, nei tanti altri luoghi in cui il dolore ha colpito il nostro popolo e dove conto di recarmi in altre prossime occasioni. In questi luoghi si ritrova oggi la Repubblica", ha detto Mattarella aggiungendo: "Da Codogno, dove è iniziato il nostro percorso di sofferenza, vogliamo ribadire i valori della Costituzione, ricordando nuovamente i tanti nostri concittadini morti per il coronavirus e rinnovando grande solidarietà ai loro familiari e alle loro comunità"

"Questo è tempo di un impegno che non lascia spazio a polemiche e distinzioni. Tutti siamo chiamati a lavorare per il Paese, facendo appieno il nostro dovere, ognuno per la sua parte", ha sottolineato allora il capo dello Stato. "Qui nella casa comunale di Codogno oggi - come poche ore fa a Roma all’Altare della Patria - è presente l’Italia della solidarietà, della civiltà, del coraggio. In una continuità ideale in cui celebriamo ciò che tiene unito il nostro Paese: la sua forza morale. Da qui vogliamo ripartire. Con la più grande speranza per il futuro", ha detto ancora Mattarella ricordando come le zone rosse prima, l'intero Paese poi, "hanno dato una grande prova di senso civico. Grazie ai nostri concittadini per l'esempio che hanno dato a tutta l'Europa e al mondo",

Nel fronteggiare l'emergenza Covid-19 "abbiamo anche assistito allo svilupparsi di reti di solidarietà a opera di persone di ogni età che, in forme diverse, hanno svolto funzione di assistenza, di aiuto, di conforto nei confronti di chi si trovava in difficoltà. Siamo stati testimoni di migliaia di gesti solidali, coraggiosi, di testimonianze di altruismo, di abnegazione e spesso di inventiva nell’aiuto a chi ne aveva bisogno. Si è manifestato un patrimonio morale presente nel nostro Paese, spesso sommerso, che va esaltato e messo a frutto E’ il sommerso del bene. Che va fatto prevalere, va fatto affiorare, affinché caratterizzi in modo positivo la ricostruzione che attende la nostra società, ha sottolineato Mattarella affermando che questa visita "consente di poter sottolineare, ancora una volta, la riconoscenza della Repubblica a quanti si sono prodigati per curarli e assisterli negli ospedali, nei presìdi territoriali, a domicilio. Senza domandarsi chi fossero, da dove venissero, che opinioni avessero ma guardando esclusivamente al loro essere persone".

Il 21 febbraio, il giorno in cui l'Italia scopre che il coronavirus ha varcato i propri confini a Codogno (Lodi), potrebbe diventare la giornata per celebrare le vittime del Covid. "Auspichiamo che questa data possa diventare simbolica per tutta la nazione affinché rimanga viva la memoria di ciò che è successo e che non si può dimenticare, perché situazioni drammatiche come queste non accadano mai più", ha detto dal canto suo il sindaco di Codogno, Francesco Passerini. "Oggi la sua presenza, signor Presidente, fa sentire a tutta la cittadinanza la vicinanza da parte delle istituzioni, sia nella sincera partecipazione alla sofferenza delle persone ammalate che nella grande solidarietà ai familiari delle vittime, ma anche a fianco di coloro che di riflesso stanno vivendo o rischiano pesanti conseguenze economiche", ha aggiunto.

"Siamo consapevoli che il momento che attraversiamo richiede ancora coinvolgimento, condivisione, unità di intenti per sconfiggere il virus e per la ripartenza, ma oggi la sua presenza ha contribuito a rinnovare la nostra forza e pertanto le rinnovo il benvenuto e le rappresento tutta la mia gratitudine per essere qui a riconoscere lo spirito, la resilienza e il coraggio di questa comunità", ha concluso il primo cittadino.

Fontana a Codogno: Covid ha travolto vite, lombardi hanno mostrato loro forza

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“La Lombardia ha contato con il Covid troppe vittime: uomini e donne dietro cui si celano storie e famiglie, cui va in questa giornata, come ogni giorno, il nostro cordoglio e la nostra vicinanza. Migliaia sono stati i malati e i guariti, assistiti con encomiabile senso del dovere e sacrifici straordinari da medici, infermieri e volontari venuti da tutto il mondo per offrire aiuto al nostro territorio: a loro voglio esprimere la mia infinita gratitudine”. Così il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, nel suo intervento al municipio di Codogno. Dove ha accolto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in visita ufficiale in Lombardia nel luogo da cui il 20 febbraio scorso è stato riscontrato il primo caso di coronavirus in Italia.

Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, anche il sindaco di Codogno, Francesco Passerini, e i sindaci dei dieci Comuni inseriti nella ‘zona rossa’.

“Il 20 febbraio scorso, a Codogno – ha ricordato il presidente Fontana – la storia del nostro Paese è mutata, dolorosamente e inaspettatamente. Un male imprevedibile ha travolto le vite dei nostri uomini e delle nostre donne e devastato con incredibile violenza una terra, la Lombardia, di lavoro e bellezza, solidarietà e progresso”.

“Questi luoghi hanno, per primi, sofferto le terribili conseguenze dell’epidemia – ha sottolineato – e pagato un prezzo più alto in termini di vite umane e sacrifici”.

Il governatore Fontana ha rivolto un particolare ringraziamento al presidente della Repubblica per quanto e come la sua vicinanza alla Lombardia sia stata costantemente presente. Ricordando anche “la solidarietà e la vicinanza dell’Italia tutta, che parimenti ha conosciuto lutti e difficoltà. In questa giornata, quello stesso spirito di vicinanza e condivisione deve essere motore per la ripartenza di un Paese, unito nelle differenze”.

“L’emergenza sanitaria ha messo a dura prova cittadini, imprese e istituzioni – ha rimarcato Fontana – lungamente colpite da una tragedia come quella del Covid che ha fatto contare in Lombardia troppe vittime e che ha avuto, e avrà, conseguenze importanti sulla nostra economia e sulla nostra quotidianità”. “Ci approcciamo ora – ha concluso Fontana – a una nuova normalità. Che impone ritmi e abitudini differenti e un rinnovato senso civico, indispensabile per garantire a tutti un futuro sicuro”.

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Festa della Repubblica, Mattarella a Codogno: l'omaggio del capo dello Stato al comune simbolo dell'emergenza Covid

L'annuncio del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana: "Questa mattina ho ricevuto la telefonata del presidente della Repubblica durante la quale mi ha comunicato che il 2 giugno verrà a Codogno per incontrare la comunità della città simbolo della pandemia. L'ho ringraziato per la decisione e per l'invito a essere al suo fianco in quella occasione. Un segno d'attenzione verso la nostra terra e verso tutti i lombardi particolarmente importante e davvero molto gradito"


Al mattino del prossimo 2 Giugno, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prenderà parte alla consueta cerimonia di deposizione di una corona all’Altare della Patria,e non sarà da solo, infatti sarà accompagnato, a rigorosa distanza, dalle alte cariche dello Stato normalmente presenti a questo momento celebrativo: il premier Giuseppe Conte, il presidente della Camera, Roberto Fico, e quello del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati oltre ai ministri competenti tra cui il titolare della Difesa, Lorenzo Guerini, e il presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia. La cerimonia si chiuderà con il sorvolo delle Frecce Tricolori.

Nel pomeriggio il capo dello Stato si sposterà a Codgno, il comune del Lodigiano primo luogo simbolo della Lombardia dove ha avuto inizio la pandemia, lanciando un messaggio di incoraggiamento per il ritorno alla normalità accompagnato da un doveroso omaggio alle decine di migliaia di vittime del Coronavirus; lì incontrerà in forma del tutto privata, in municipio, le autorità locali, come afferma il sindaco di Codogno, Francesco Passerini: “Non ci sarà niente di ufficiale e aperto al pubblico per evitare assembramenti. Il gesto di Mattarella - commenta Passerini - premia la responsabilità e il sacrificio che l'intera nostra comunità ha saputo mettere nel combattere l’emergenza, e penso che il Presidente abbia deciso di venire a trovarci nel giorno della Festa della Repubblica anche per testimoniare che noi italiani nei momenti di difficoltà sappiamo ritrovarci".

Coronavirus a Milano già il 26 gennaio, quattro giorni dopo l'entrata in quarantena di Wuhan. Sintomi scambiati per coda dell'influenza

Lo studio della Regione Lombardia riportato dal Corriere della Sera. ll coronavirus circolava a Milano già il 26 gennaio. Quasi un mese prima della scoperta del "Paziente 1" a Codogno (Lodi), il 21 febbraio, almeno 160 persone avevano già contratto il Covid-19 tra il capoluogo lombardo e la sua provincia e circa 1200 in tutta la Lombardia. È quanto emerge da uno studio condotto dalla task-force sanitaria regionale su quella che è stata definita la "Fase 0" del contagio in Italia, ovvero quel periodo "oscuro" in cui la catena di trasmissione del virus si era già innescata ma nessuno se ne era ancora accorto perché i suoi sintomi venivano scambiati per quelli dell’influenza che proprio in quelle settimane concludeva il suo picco e così la malattia si diffondeva senza essere intercettata


Coronavirus, chiusure di scuole e università, manifestazioni e ...

Il Covid-19 circolava a Milano già il 26 gennaio, quasi un mese prima della scoperta del paziente 1 a Codogno (Lodi), il 21 febbraio. Secondo il Corriere della Sera almeno 160 persone prima del 21 febbraio avevano contratto il virus tra Milano e provincia (1.200 in Lombardia). E' un'analisi della task-force sanitaria della Regione secondo cui in quel periodo il contagio s'era già innescato e i sintomi vennero scambiati per la coda dell'influenza.

Invasione silenziosa - In quelle settimane, spiega il "Corriere della Sera", la malattia si diffondeva e nessuno ancora lo sapeva. Secondo l'analisi della task-force quel 26 gennaio, ribattezzato come "Giorno 0", c'erano già 46 casi di Covid-19 a Milano, mentre in Lombardia se ne contavano 543. Ma la "sveglia" viene data solo dal caso di Codogno, quando tutti si accorgono che il virus ci è entrato in casa e cominciano i tamponi alla ricerca dei contagiati. Comincia quindi quella corsa esponenziale che ci fa arrivare fino alla cifra in Lombardia dei 74.348 infettati, registrati il 28 aprile. 

La storia della malattia tra tamponi e racconti dei malati - In base alle analisi successive della storia della malattia, tra tamponi e sintomi, indicazioni dei malati e dei medici, oggi gli esperti sono riusciti a tracciare il trend dell'epidemia nella regione, a raccontare l'andamento della malattia in quel mese in cui il virus era ancora un oggetto quasi sconosciuto per tutti noi, che lo credevamo lontano, in Cina. 

Il contagio veloce - Tutti credevamo che fossero gli aeroporti i canali di trasmissione, tutti si concentravano sulle rotte continentali. E invece c'erano già quei 46 milanesi che avevano contratto il virus a fine gennaio, e che lo hanno trasmesso velocemente ad altri. L'analisi dice che in nove accusano i sintomi il 12 febbraio, in 13 il 15, in 10 il 18, in 35 il 20 febbraio. Poi, dal 21, con il paziente "1" di Codogno comincia una nuova era. "Per tutti i pazienti certificati Covid a fine febbraio e che nella loro memoria, collocavano l'inizio dei sintomi molto indietro nel tempo, sarebbe stata identificata quella data, il 26 gennaio, come termine massimo oltre il quale non era possibile retrocedere i primi sintomi", spiega il Corriere. Il conteggio dei contagi procede poi in base all'analisi dei tamponi in laboratorio: a Milano un caso il 21 febbraio, 2 il 22, 2 il 23, 9 il 24, 25 il 29 e 778 il 10 marzo. L'analisi evidenzia quindi due epidemie, quella nascosta prima di Codogno e quella successiva.

Da Wuhan a Milano - Solo il 22 gennaio Wuhan era entrata in quarantena, dopo che il 31 dicembre si erano definiti "polmoniti anomale" quegli strani casi nella città cinese, e dopo la conferma, il 7 gennaio, da parte delle autorità di Pechino, dell'identificazione di un nuovo ceppo di coronavirus. Il 10 gennaio l'Organizzazione mondiale della sanità parla della diffusione di una nuova epidemia. Quella stessa epidemia che, adesso lo sappiamo, ci era arrivata in casa ancora prima della fine di quello stesso mese. 

  • Pubblicato in Salute

Coronavirus, il governo sapeva dei rischi della pandemia e ha taciuto? Le scioccanti rivelazioni su un documento segreto scuotono la politica. Fontana: "Conte chiarisca". E il Copasir chiede le carte

"Il governo era al corrente dei rischi della pandemia ma li ha tenuti segreti. L'ha detto il direttore generale del ministero della Sanità, Urbani, parlando di un piano riservato. Sono rivelazioni gravissime: è la verità? L'Italia e la Lombardia hanno il diritto di sapere. Chiedo chiarimenti al presidente del Consiglio Giuseppe Conte". Lo scrive sulla sua pagina Facebook il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana

Coronavirus, Attilio Fontana in diretta: «Medici in arrivo. Bene ...


IL PIANO SEGRETO DEL GOVERNO - RASSEGNA STAMPA

Un piano nazionale per combattere l'emergenza coronavirus, che proiettava scenari così drammatici tanto da spingere il governo a tenerlo segreto. A rivelarlo è un'inchiesta del Corriere della Sera, ma la notizia è stata confermata anche da una nota del Ministero delle Salute, guidato da Roberto Speranza.

Il 22 gennaio, il ministro Speranza aveva riunito la prima task force contro il Covid-19. Quel giorno, ha spiegato il ministro a Cartabianca, su Raitre, "abbiamo iniziato a lavorare ed è stato elaborato uno studio ipotetico in caso di arrivo del virus. Era articolato su varie ipotesi, migliori e anche largamente peggiori", rispetto a quello che poi si è verificato in Italia. La prima elaborazione dello studio, a cura della Direzione programmazione del Ministero della Salute, dell'Istituto superiore della Sanità e dell'Inmi Spallanzani, risale a febbraio, quando "sono state indicate anche alcune misure di reazione". Gli esperti avevano fatto una previsione sui possibili scenari dell'epidemia e dell'impatto che l'emergenza avrebbe potuto avere sul sistema sanitario, "identificando una serie di eventuali azioni da attivare in relazione allo sviluppo degli scenari epidemici, al fine di contenerne gli effetti".

 La prima versione di questo studio risale al 12 febbraio, quando ancora l'Italia non era in emergenza e i contagiati erano solamente 3, tutti provenienti dalla Cina. Il documento è stato presentato al Comitato tecnico scientifico per essere approfondito: "In quella fase- precisa il ministro Roberto Speranza in una nota-tutti i lavori del Comitato Tecnico-Scientifico si sono svolti in forma riservata". Il piano elaborato a febbraio "ha poi contribuito alla definizione delle misure e dei provvedimenti adottati a partire dal 21 febbraio, dopo la scoperta dei primi focolai italiani". Così il ministro si difende da chi ha accusato il governo di aver tardato gli interventi per contenere la diffusione del coronavirus. Nonostante il governo avesse già tra le mani diversi scenari, anche drammatici, sulla possibile situazione italiana, il decreto che decide per il lockdown in tutta Italia è arrivato a marzo, quando tutto il Paese è stato dichiarato zona rossa. A metà febbraio, quindi, il governo aveva già un piano, indicante gli scenari anche drammatici che avrebbe potuto causare l'epidemia e le misure per reagire. Ma l'Italia intera viene messa in quarantena solamente a marzo.

"Penso sia stato un merito aver elaborato questo studio- ha precisato il ministro-Il 21 febbraio abbiamo firmato l'ordinanza nell'area del Lodigiano, eravamo pronti proprio perché avevamo fatto uno studio di previsione. Quello che abbiamo capito subito è che bisognava intervenire con durezza, altrimenti il prezzo anche in termini di vite sarebbe stato molto più salato di quello che già stiamo pagando". Tra gli scenari contenuti nelle 55 pagine del dossier, infatti, ne era stato previsto anche uno peggiore rispetto alla situazione attuale, che si sarebbe potuto verificare nel caso in cui "il nostro Paese non avesse scelto di fermare i motori dell'economia, isolare le zone rosse e chiudere in casa le persone". Infatti, nel terzo scenario preso in considerazione, il più catastrofico, costruito con i modelli matematici dei contagi in atto a Wuhan, il tasso di contagiosità (R0) era stimato come superiore a 2. In quel caso, secondo quanto ha raccontato il direttore generale della Programmazione sanitaria, Andrea Urbani, al Corriere, i morti sarebbero potuti essere "tra 600mila e 800mila".

Il piano non è stato reso noto. Il motivo, secondo quanto spiega Urbani al quotidiano, sarebbe stato quello di "non spaventare la popolazione e lavorare per contenere il contagio". I numeri, infatti, erano allarmanti. E non si tratterebbe solamente di quelli riguardanti le possibili vittime, ma anche quelli sui posti letto in terapia intensiva: "La nota ufficiale non lo dice- si legge nell'articolo del Corrierema tra le pagine più allarmanti del documento ci sono quelle che stimano la necessità di posti letto in rianimazione e terapia intensiva". (Da: il Giornale)

 

Il Copasir chiederà "immediata acquisizione" del documento secretato in ordine all’epidemia da Coronavirus esistente presso il ministero della salute. E’ quanto fa sapere lo stesso Comitato al termine della seduta di oggi dove sono stati approfonditi vari temi connessi anche con l’emergenza coronavirus e alla App Immuni.

Il presidente del Copasir, Raffaele Volpi, ha inoltre reso noto che sentirà in audizione il ministro della Salute Roberto Speranza, il ministro dell’Innovazione Paola Pisano, il direttore del Dis, generale Gennaro Vecchione e Roberto Baldoni, vicedirettore per la cybersicurezza del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza della Presidenza del Consiglio nell’ambito dell’approfondimento sull’emergenza.

"Alla luce delle connessioni evidenti tra la persistenza dell’emergenza del Coronavirus e le implicazioni con la sicurezza della Repubblica legate alle circostanze connesse con tale emergenza", il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica ha altresì deciso "di intensificare le proprie convocazioni e il ciclo delle attività ad esso connesse". (Da: Adnkronos)

 

Zona rossa per la Valle Seriana, la Lombardia zittisce Conte: "Era compito del governo". E quella nota del 2 marzo che è stata ignorata: l'ira dei sindaci di Nembro e Alzano

Il presidente del Consiglio in un'intervista al Fatto Quotidiano aveva detto che "se la Regione voleva la zona rossa poteva disporla". Oggi è arrivata la replica dell'assessore al Welfare della giunta Fontana, Giulio Gallera: "Chiesta più volte, ma serviva un decreto da chi ha competenza su forse dell'ordine e forze armate". Oltretutto come emerso in questi giorni, l'Istituto superiore di sanità, in una nota tecnica del 2 marzo scorso, evidenziava l’incidenza di contagi da Covid-19 nei due Comuni seriani, raccomandandone l’isolamento immediato e la chiusura. "Raccomandazione che è stata colpevolmente ignorata, così come gli appelli a più voci che si levavano dagli amministratori di un territorio allo stremo", scrive il Giorno


Zona rossa ad Alzano e Nembro? ''Era lo Stato che doveva farla come ha fatto a Codogno''. Così l'assessore al Welfare Giulio Gallera interviene sui presunti ritardi negli interventi per mitigare l'espansione del coronavirus in una delle zone maggiormente colpite della bergamasca.

Secondo Gallera, la Regione non aveva i poteri per istituire una zona chiusa, serviva ''un decreto del presidente del Consiglio dei ministri''. La zona rossa "l'abbiamo chiesta più volte. Abbiamo salutato con successo il fatto che l'Istituto superiore della Sanità avesse fatto un verbale. Ci attendevamo da lì a pochi minuti l'avvio della zona rossa. E la zona rossa - sottolinea - per essere efficace deve essere blindata con le forze militari che a Codogno ad esempio hanno chiuso tutti gli accessi e hanno chiuso le attività produttive. Questi due elementi non rientrano nelle facoltà delle Regioni. Noi possiamo chiudere le attività commerciali''.
 
Quanto alle zone rosse di altre Regioni ''io non so come hanno fatto. Non rientra nelle nostre competenze disporre delle forze dell'ordine e delle forze armate. Noi ci siamo confrontati anche con i prefetti che ci hanno detto: non potete essere voi a dirci cosa dobbiamo fare. Se siamo in uno Stato ognuno ha le sue competenze. Questa non rientra nelle competenze istituzionali e costituzionali delle Regioni''.

Ad Agorà l'assessore al Welfare della Lombardia spiega poi il senso dell'ordinanza regionale che prevede l'uso della mascherina quando si esce da casa. ''Era importante dare un messaggio forte e preciso. I numeri sono più favorevoli, ma non bisogna allentare la tensione, si deve continuare a stare a casa - dice Gallera - Le stiamo iniziando a distribuire nei luoghi nevralgici, inizieremo con 3 milioni e mezzo ma continueremo. Chi non ce l'ha può usare un altro indumento idoneo, come una sciarpa".

 

(Fonte: Adnkronos)

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