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updated 3:20 PM UTC, Sep 30, 2020

Referendum e Regionali, coma va letto il voto del 20-21 settembre: l'analisi degli esperti

Il Sì al taglio dei parlamentari trionfa quasi ovunque, da Nord a Sud, ma con delle differenze. Sulle Regionali pesano fattori locali e l'effetto Covid. L'analisi di YouTrend per AGI


Elezioni, Governo più forte sull'asse Conte-Di Maio-Zingaretti -  Affaritaliani.it

Da Agi.it

Nel corso della notte si è andato completato un quadro che era già divenuto chiaro nel pomeriggio di ieri, regalando verdetti a volte inaspettati, per non dire quasi clamorosi. Si è votato per ben quattro tipi di consultazioni elettorali differenti, in questo strano election day – spalmato in verità su due giorni – a cavallo tra l'estate e l'autunno di un anno a dir poco particolare come il 2020.

I primi risultati ad essere diffusi sono stati quelli sul referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. Un referendum che ha avuto un risultato netto, con i Sì che alla fine hanno sfiorato il 70% confermando i sondaggi della vigilia – per i quali la sfida non era mai stata davvero aperta. Nonostante un risultato a senso unico, però, il referendum ci ha comunque regalato degli spunti di riflessione interessanti, fin dai dati relativi all'affluenza.

Il primo spunto riguarda infatti proprio la partecipazione al voto: quella finale supera il 53%, ma con una netta distinzione tra le Regioni in cui si è votato anche per le Regionali (63,8%) e quelle in cui non si è votato (48,2%). Senza questo “fattore concomitanza”, forse l’affluenza non avrebbe raggiunto il 50% – anche se non essendoci il quorum, trattandosi di un referendum confermativo, si sarebbe trattato di una soglia "simbolica" e non decisiva.

Ma anche la distribuzione geografica del voto al Sì e al No fa riflettere, poiché si intravedono alcuni pattern elettorali che abbiamo imparato a riconoscere negli ultimi anni, sia pure in occasioni di elezioni diverse da un referendum costituzionale. Ad esempio, dalla mappa provinciale del voto al Sì si nota molto bene come gli elettori favorevoli al taglio dei parlamentari siano molto più numerosi al Sud (dove in molte province i Sì sfiorano o addirittura superano l’80%) che nel Centro e nel Nord. Una dinamica che ricorda, nemmeno troppo vagamente, il consenso al Movimento 5 Stelle – non a caso, principale ispiratore della riforma sottoposta a referendum – in occasione delle Politiche 2018.

Il Sì prevale quasi ovunque, da Nord a Sud. Ma con delle differenze

Il Sì in realtà prevale quasi ovunque, da Nord a Sud. Le sfumature più interessanti si ritrovano forse dentro i singoli comuni: emblematiche in questo senso sono le mappe di Roma, Milano, Napoli e Torino. In tutte queste città riaffiora la linea di frattura tra centro e periferia, con il No che va decisamente meglio della media (persino superando il Sì) soltanto nei quartieri più centrali e benestanti: il “partito delle ZTL” di cui si è parlato nel biennio 2016-2018 – con riferimento al Partito Democratico – stavolta è tornato a mobilitarsi per bocciare la riforma “populista” del taglio dei parlamentari (o quantomeno per provarci).

Che ci sia una correlazione tra il Sì e il voto al M5S da un lato e il No e il voto ai partiti di centrosinistra, del resto, lo confermano i dati dell’intention poll realizzato dall'istituto Tecnè per Mediaset. Dati che mostrano come il 92% degli elettori M5S abbia votato Sì, così come il 75-78% degli elettori dei 3 partiti di centrodestra, mentre la maggioranza degli elettori di centrosinistra abbia votato No, dal 55% degli elettori PD al 77% di quelli di Italia Viva.

Ma veniamo all'altro voto, quello più “politico” delle Regionali. Partendo innanzitutto dal bilancio: un “pareggio” per 3 a 3 (in attesa della Valle d'Aosta, che però ha regole diverse) che lascia un po’ di amaro in bocca al centrodestra, soprattutto alla Lega di Matteo Salvini, vittima ancora una volta di un eccesso di aspettative. Nonostante un avanzamento, infatti (il centrodestra prima di queste elezioni governava in 2 Regioni, ora ne governerà 3) alla vigilia le speranze degli uni – e i timori degli altri ­– parlavano di un centrodestra vincente in ben 4 Regioni, se non addirittura in 5.

 

Il bilancio delle Regionali è quindi incerto. Su entrambi i fronti vi sono importanti riconferme e qualche bella sorpresa, ma anche alcune delusioni. Vediamo quindi com’è andata, Regione per Regione.

VENETO. Quello di Luca Zaia è un successo travolgente, per quanto annunciato. Il governatore uscente vince il suo terzo mandato superando l'incredibile soglia del 75%. Impressionante è anche il dato della sua lista, che raccoglie da sola il 45%, un risultato pazzesco che lascia le briciole non solo agli avversari (con il primo degli inseguitori, Lorenzoni, fermo sotto il 16%) ma anche le liste alleate, a cominciare dalla Lega che non arriva al 16%.

LIGURIA. Anche qui il governatore uscente Giovanni Toti si riconferma, e lo fa bene, con il 56% dei voti. E anche in questo caso la lista più votata è proprio quella del presidente (Cambiamo! che sfiora il 23%). Come in Umbria un anno fa, anche in Liguria l'esperimento di una coalizione pre-elettorale tra PD e M5S si rivela un fallimento nell’unica Regione in cui era stato tentato, con il giornalista Ferruccio Sansa che non arriva al 39%.

MARCHE. Dopo la già citata Umbria, le Marche sono la seconda “regione rossa” a cadere, passando nelle mani del centrodestra dopo decenni di vittorie progressiste. Il candidato di FDI Francesco Acquaroli, già sconfitto 5 anni fa, stavolta vince sfiorando il 50% e con oltre 10 punti di vantaggio su Maurizio Mangialardi, candidatosi al posto dell'uscente Luca Ceriscioli su cui il PD non ha voluto investire per tentare una riconferma. Qui è buono il risultato della Lega, che supera il 22%, ma il primo partito della Regione è il PD, con il 25,1%.

TOSCANA. Sulla Toscana erano puntati gli occhi degli osservatori: sembrava difficile che con Giani il PD potesse ripetere “l’impresa” di Bonaccini in Emilia-Romagna, eppure anche questa volta – e con una mobilitazione in extremis degli ultimi giorni – il centrosinistra è riuscito a tenere la seconda delle sue “roccaforti” nel Centro Italia. Nonostante un equilibrio fotografato dai sondaggi fino all'ultimo, Giani stacca di ben 8 punti (48 a 40) la sua giovane sfidante leghista Susanna Ceccardi. Curiosità: la vittoria di Giani è così ampia che l’apporto di Italia Viva (un ben magro 4,5% nella Regione di Matteo Renzi) risulta non essere stato decisivo per l'esito finale.

CAMPANIA. Come ampiamente annunciato, Vincenzo De Luca stravince, e lo fa in misura persino superiore alle attese, con un 68% (dato provvisorio, ndr) con cui “polverizza” l'avversario ormai storico Stefano Caldoro, candidato di un centrodestra che in Campania è come “evaporato”, con nessuna lista che va molto oltre il 5%. Delusione anche per il M5S che con Valeria Ciarambino non fa più del 12% in una Regione sulla carte tra le più favorevoli.

PUGLIA. Era l’altra Regione osservata speciale di questa tornata: si prevedeva un testa a testa serrato, ma alla fine anche Michele Emiliano, come gli altri governatori uscenti, vince in modo netto, con oltre 8 punti su Raffaele Fitto. Difficile, in questo caso, attribuire grandi colpe ai sondaggi: l'ipotesi più probabile è che a favore di Emiliano – oltre, evidentemente, a un finale di campagna elettorale particolarmente riuscito – abbia giocato l'elevato numero di liste (ben 15, contro le 5 di Fitto) della sua coalizione, e di conseguenza il vero e proprio esercito di candidati a caccia di preferenze che si è ritrovato.

 

Come leggere questi risultati?

Come leggere questi risultati? Di sicuro non con una bussola “nazionale”. A parte le Marche, forse nessuna Regione ha visto una sfida venire decisa dall’orientamento politico generale più che dai fattori locali. Di sicuro ha avuto un ruolo forte quello che possiamo chiamare “effetto Covid”, con i presidenti uscenti tutti rieletti dopo diversi anni in cui avevamo visto una tendenza opposta (con gli uscenti sempre meno favoriti per la riconferma). Zaia, ma anche De Luca e Toti sono stati per i loro cittadini un riferimento importante nei drammatici mesi dell'emergenza sanitaria, e gli elettori si sono ricordati di questo quando è arrivato il momento del voto. Prova ne sia che anche le loro liste personali vanno molto bene, togliendo sì voti ai partiti “tradizionali”, ma finendo per rafforzare la coalizione e blindare il risultato.

Di certo, ha poco senso “proiettare” il dato delle coalizioni (men che meno, dei partiti) in queste 6 Regioni su scala nazionale per intuire lo stato di salute generale delle varie forze politiche. Una considerazione però si può fare, ed è quella che riguarda il Movimento 5 Stelle: che si conferma poco competitivo – e qui non è una questione contingente, ma una sua debolezza strutturale – in occasione delle elezioni regionali, dove il formato elettorale, basato sulle coalizioni e il maggioritario a turno unico che esalta la competizione tra i candidati delle due coalizioni principali, tende a schiacciare i candidati – spesso poco conosciuti, e con l'unica lista in loro supporto – del Movimento.

In chiusura è da ricordare che si è votato anche per le elezioni suppletive in due collegi del Senato: il collegio Sardegna 03 e quello Veneto 09. In entrambi i casi hanno vinto i due candidati del centrodestra, Carlo Doria e Luca De Carlo, rispettivamente con il 40 e il 71 per cento. Nel giorno in cui tutti sono occupati ad analizzare i risultati di referendum e regionali, questo è un risultato di cui prendere nota nell'ottica di futuri equilibri a Palazzo Madama.

Salvini aggredito da una donna straniera in Toscana. Strappato il rosario e camicia lacerata. Il leader leghista: "Niente rabbia, solo pena e tristezza" (VIDEO)

Il fatto è avvenuto a Pontassieve, provincia di Firenze, dove l'ex ministro dell'Interno si trovava per la campagna elettorale in vista del voto regionale. L'autrice, una trentenne congolese, rischia una denuncia per violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale - (VIDEO)


"Tutto bene, tranquilli. Nessun problema fisico". Sono le parole del leader della Lega Matteo Salvini dopo l'aggressione da parte di una trentenne congolese a Pontassieve. E' stata identificata e sarà denunciata. "La camicia strappata la posso ricomprare, il Rosario strappato con violenza dal collo che mi aveva donato un Parroco purtroppo no". "A questa rabbia rispondo col sorriso e col lavoro, evviva l’Italia delle donne e degli uomini che credono nella libertà, nella serenità e nel lavoro", aggiunge il leader della Lega. Poi conclude: "Per la 'signora' che mi ha aggredito e insultato non provo rabbia, solo pena e tristezza. Avanti, senza paura e a testa alta".

La donna, che lavora per un progetto del servizio civile del Comune, è riuscita ad avvicinare il leader della Lega e in pochi secondi lo ha strattonato, strappandogli la camicia e la catenina al collo. Immediato l'intervento della polizia che ha fermato la congolese, che secondo la Digos era in uno stato di alterazione. La 30enne, che non ha precedenti penali, rischia una denuncia per violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale: accertamenti in tal senso sono in corso da parte della Digos. La donna avrebbe agito da sola e non aveva preso parte alla manifestazione che questa mattina si è tenuta a Pontassieve contro la presenza di Salvini.

Vincenzo De Luca indagato per falso e truffa: "Ha promosso quattro vigili di Salerno a membri del suo staff". Tutto nacque da un incidente stradale...

Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, scrive oggi la Repubblica, è indagato nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Napoli con l'ipotesi di falso e truffa. Quattro vigili urbani di Salerno sarebbero stati 'promossi' in Regione a membri dello staff. A loro sarebbe stato assegnato il ruolo di addetti o responsabili di segreteria. De Luca è stato ascoltato dai pm negli scorsi mesi. Ai quattro vigili urbani, secondo l'ipotesi dei pm, mancherebbero requisiti necessari per il 'salto' come formazione, curriculum e specializzazione. Il trasferimento e la 'promozione' - secondo quanto ricostruito da Repubblica - avrebbe consentito ai quattro un innalzamento della retribuzione. Nessun provvedimento per i quattro vigili: la loro posizione è all'esame dei pm


E' nata da un incidente stradale l'inchiesta della Procura di Napoli che vede coinvolto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, indagato per falso e truffa in merito alla nomina di 4 vigili urbani di Salerno a ruoli di responsabilità nella Segreteria del Presidente della Giunta regionale. L'incidente stradale in questione risale al 15 settembre 2017, quando una ragazza di 22 anni a bordo di uno scooter venne investita dall'auto di De Luca che percorreva via Giovanni Negri in direzione opposta rispetto a quella consueta, secondo quanto permesso da un'ordinanza del Comune risalente al 2008 (anno in cui De Luca era sindaco di Salerno) per i "veicoli forze di polizia".

Sono proprio i decreti 62, 63, 64 e 65 del 10 marzo 2016 quelli finiti sotto la lente d'ingrandimento dei magistrati napoletani. Ma il particolare del vigile urbano di Salerno alla guida dell'auto del presidente della Regione Campania non sfuggì alle opposizioni e, in particolare, all'allora consigliere regionale di Forza Italia Severino Nappi (oggi candidato con la Lega): al riguardo, il 20 settembre 2017, Nappi presentò un'interrogazione rivolta al capo di Gabinetto del presidente della Giunta regionale, al direttore generale per le Risorse umane della Giunta regionale, al procuratore della Repubblica di Napoli e al procuratore presso la Corte dei Conti della Campania

Nell'interrogazione, Nappi chiedeva di conoscere "le ragioni per le quali l'autovettura dell'ente in uso al presidente della Giunta risulti abitualmente condotta da personale diverso da uno dei circa 20 dipendenti in ruolo presso l'Amministrazione regionale inquadrati con mansioni di autista" e le disposizioni normative "in forza delle quali è consentita tale assegnazione a soggetti inquadrati e assegnati allo svolgimento di funzioni differenti" e "che consentono l'attribuzione al dipendente pubblico in tale contesto di un trattamento economico corrispondente a quello di dirigente".

Nappi chiedeva infine di conoscere "la rispondenza al vero che analoghe mansioni del Postiglione e analogo trattamento economico corrispondente a quello di dirigente siano stati attribuiti anche ai signori Gianfranco Baldi, Giuseppe Muro e Giuseppe Polverino, tutti dipendenti del Comune di Salerno con inquadramento nei ruoli della locale polizia municipale e tutti comandati presso l'Amministrazione regionale".

Alla guida dell'auto del presidente sedeva Claudio Postiglione, dipendente della Polizia municipale di Salerno, nominato con decreto del presidente della Giunta regionale nella Segreteria del presidente (con la funzione 'Rapporti con strutture regionali e istituzioni locali) insieme ad altri tre colleghi: Gianfranco Baldi, nominato responsabile Rapporti con Conferenza Stato-Regioni, Conferenza unificata e organi legislativi nazionali, Giuseppe Muro, nominato responsabile Rapporti con i consiglieri regionali, e Giuseppe Polverino, nominato responsabile Rapporti con Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, tutti per l'intera durata del mandato presidenziale.

Salvini lancia la sfida per Roma: maxi manifesti con la sua faccia nella capitale. E su Milano dice: "Il nostro candidato verrà dalla società civile"

Il leader leghista Matteo Salvini apre la campagna per i grandi comuni che andranno al voto nel 2021. Le sue mosse per strappare a 5Stelle e Pd Roma, Torino, Milano e Bologna ("Tutte con problemi"). Quanto a Varese, per cui si era fatto avanti Roberto Maroni, ex governatore lombardo e suo predecessore alla guida del Carroccio, dice: "Scelgono i varesini, non mi permetto di promuovere e bocciare nessuno"


'Roma una città più sicura', 'Roma città dello sport', 'Roma una città più pulita', 'Roma una città più efficiente'. Matteo Salvini 'ci mette la faccia' lancia l'offensiva elettorale su Roma tappezzando i muri della città con manifesti 6X3 di berlusconiana memoria. I primi manifesti sono spuntati oggi: in primo piano il volto del leader della Lega con giacca blu, spilletta di Alberto da Giussano sul bavero, camicia bianca e braccia conserte, un sorriso appena accennato.

Al suo fianco il simbolo del Carroccio con la dicitura 'Lega Salvini Lazio' e sotto la scritta 'Prima gli italiani'. Sul cartellone in alto a destra del 'Capitano' lo slogan tematico, tipo 'Roma una città più efficiente', con i punti programmatici del partito (in questo caso: potenziamento dell'ufficio del condono, investimenti sull'edilizia scolastica, piano urbano con abbattimento barriere architettoniche' per i disabili.

In basso l'hashtag 'RomaTornaCapitale' e l'invito rivolto ai cittadini: 'Hai qualcosa da segnalarci?' con indirizzo e mail. Dal punto di vista cromatico spicca l'azzurro, quello della giacca del numero uno di via Bellerio e dello sfondo, con l'altare della Patria in evidenza. (Fonte: Adnkronos)

Salvini a Roma: la Raggi ha fallito, vada a casa

“Quasi sicuramente” il candidato sindaco per Milano sarà “un nome esterno alla Lega, dalla società civile”. Stessa valutazione anche “per Torino, Bologna o Roma”. Lo ha confermato il segretario della Lega, Matteo Salvini, in collegamento con 7Gold.

Salvini sostiene che a differenza del passato “oggi c’è tanta gente che si propone” per essere candidata con la Lega: “Professionisti, imprenditori, uomini del volontariato. Sto incontrando diverse persone con carriera professionale di altissimo livello per Milano, Torino, Bologna e Roma. Tutte città amministrate da Pd o M5s, tutte con problemi. Anche nella mia Milano, dopo un inizio spumeggiante, Sala ultimamente non so se ha perso voglia, motivazione… c’è una maggioranza sfilacciata a palazzo Marino, c’è una città che correva che però negli ultimi mesi ha perso questa grinta. Su Milano dopo le Regionali ci metterò tutto me stesso”. Quanto invece a Varese, “scelgono i varesini, non mi permetto di promuovere e bocciare nessuno”. (Fonte Askanews)

Covid, Zingaretti e la lezioncina anti-Salvini: "Scellerati si tolgono la mascherina per farsi pubblicità". La replica è un gol a porta vuota: "Parla quello dell'aperitivo"

"Il tema oggi è non far rialzare la curva. E quindi continuare a dire a tutti, contro gli scellerati che per farsi pubblicità si tolgono la mascherina, che ci sono tre cose semplici che bisogna fare: mascherina, distanza di sicurezza e igiene delle mani". Così Nicola Zingaretti in un'intervista a Fanpage.it - (Nella foto il segretario Pd in un locale sui Navigli a Milano in piena emergenza sanitaria)


Aperitivo, incontri e interviste: le ultime tappe di Zingaretti ...

Botta e risposta tra Nicola Zingaretti e Matteo Salvini. Il segretario del Pd ha iniziato il suo sabato mattina con un attacco al leader della Lega. Il dem ha proposto un patto per i giovani, per la "generazione che pagherà più di altri gli effetti del Covid nel campo del lavoro, del debito pubblico che si sta facendo e dell’arretratezza del sistema Paese". A Fanpage Zingaretti non ha risparmiato il suo nemico da frecciatine: "Oggi il tema è non far rialzare la curva. E quindi continuare a dire a tutti, contro gli scellerati che per farsi pubblicità si tolgono la mascherina, che ci sono tre cose semplici ch bisogna fare: mascherina, distanza di sicurezza e igiene delle mani". 

Un chiaro riferimento al numero uno del Carroccio che, settimana scorsa, impegnato in un convegno in Senato con esperti e virologi, ha negato l'uso della mascherina. Non solo, l'ex ministro ha anche bocciato il saluto con il gomito, sollevando la peggiore delle polemiche. Così, ad oggi, la Lega replica all'attacco di Zingaretti. Una sola frase basta e avanza per demolirlo: "Parla quello dell'aperitivo".

 

(Fonte: Libero)

Open Arms, Salvini: "Voto politico per processo politico. Ho difeso la patria, ho fatto il mio dovere". E attacca Renzi: "Che triste fine, uno Scilipoti qualunque..." (VIDEO)

"Io stasera torno a casa con un processo ma a testa alta", attacca Matteo Salvini nel corso del suo intervento nell'Aula del Senato prima che venga votata l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti per il caso Open Arms. Nel mirino di Salvini finisce soprattutto Matteo Renzi, il leader di Italia Viva che, contraddicendo quanto fatto settimane fa in commissione, aveva da poco annunciato il "sì" al processo. Il leader leghista è durissimo: "Preferisco il silenzio del M5S, in imbarazzo, alle gratuite supercazzole di Renzi e compagnia". Salvini ha notato pure l'abbondante presenza in Aula di senatori a vita: "Mi confermo nell'idea che sia una figura ampiamente superata nelle nostre istituzioni". A margine dell'intervento l'intervista fuori da Palazzo Madama: "Sono orgoglioso di quello che ho fatto" - (VIDEO)


Il Senato vota sull'autorizzazione a procedere nei confronti di ...

"Si è già capito che il voto è politico". Matteo Salvini apre così il suo intervento al Senato nella discussione sul caso Open Arms. "Ringrazio il governo per la sua abbondante presenza. Non era dovuta, ma se la forma è sostanza, ringrazio i banchi vuoti del governo che dimostrano il rispetto per quest'Aula", esordisce il leader della Lega.

"Noto l'abbondante presenza dei senatori a vita e mi riconfermo nell'idea che sia una figura ampiamente superata nelle nostre istituzioni. Noto il fatto che non sia intervenuto nessuno del M5S, evidentemente questo sottolinea l'imbarazzo. Preferisco il bel tacer del M5S alle gratuite supercazzole di Renzi e compagnia. Con tutto il rispetto per Ugo Tognazzi e Amici miei, più seri di qualche senatore presente in quest'aula", afferma ancora Salvini, richiamato dal presidente Casellati per il linguaggio. "Triste fine passare, per quanto riguarda il senatore Renzi, dall'avere De Gasperi come modello a comportarsi come uno Scilipoti qualunque", prosegue.

Salvini cita l'articolo 52 della Costituzione: "La difesa della patria è sacro dovere del cittadino", dice, prima di affermare che "di questa vicenda, mi rammarico perché dovrò spiegare ai miei due figli che papà non va a processo perché è un delinquente ma perché ha fatto il suo dovere di cittadino e di ministro della Repubblica. Delle critiche politiche mi frega zero". "Quello che è successo è agli atti", dice rivolgendosi al "mancato presidente Grasso", ironizzando sulla mancata nomina dell'esponente di Leu alla presidenza della commissione Giustizia. "Questa è una nave pirata", dice ripercorrendo la vicenda. "Se c'è qualcuno che ha commesso un crimine è il comandante di questa nave pirata".

"Io stasera torno a casa a testa alta, con un processo, ma a testa alta. Io vi ringrazio, mi fate un regalo a mandarmi a processo, vado a testa alta e con la schiena dritta", conclude. "Oggi si manda Salvini a processo politico. Domani, siccome la ruota gira e toccherà a qualcuno di voi, la Lega starà dalla parte delle garanzie e della libertà del Parlamento. Non vi manderemo in un'aula di tribunale, saranno i cittadini a giudicarvi".

Indagine camici, Cosentino (Lombardia Ideale): "Fontana persona onesta. Vogliono ribaltare il voto popolare che ha bocciato i poteri forti"

Il capogruppo del movimento civico Lombardia Ideale nel Consiglio regionale lombardo, Giacomo Cosentino, interviene a difesa del governatore Attilio Fontana, inserito nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla fornitura di camici a Regione Lombardia per l'emergenza Covid da parte della società varesina Dama, di cui la moglie del presidente detiene una quota del 10%. Parole forti, da parte di chi consce bene l'uomo e l'amministratore, che denunciano una "gogna mediatica" contro una "persona onesta" e un "disegno preciso" contro la volontà popolare che ha premiato Fontana e il centrodestra, concludendo amaramente che "non siamo in Paese libero"


Giacomo Cosentino Basaglia

Indagine camici, capogruppo Cosentino (Lombardia Ideale): “Chiaro disegno per ribaltare voto popolare, non siamo in un Paese libero. Avanti con Fontana, persona onesta”

Interviene Giacomo Cosentino, Capogruppo in Regione Lombardia del movimento civico “Lombardia Ideale”, costola civica della Lega e nato sulle orme della Lista Fontana.

"Solo in Italia una persona può essere indagata e messa alla gogna mediatica per non aver fatto nulla. Parliamo di una donazione di camici in uno dei momenti più drammatici del nostro Paese. Nessuna transazione di denaro, nessuna gara d’appalto manipolata, niente di niente. Fontana andrebbe ringraziato per tutto il lavoro che ha svolto e per le vite che ha salvato. Lo conosco da 15 anni ed è una delle persone più oneste che abbia mai incontrato". 

"È tutto assurdo - continua Cosentino - e mi sembra chiaro che ci sia un disegno preciso, da parte di qualcuno, per provare a ribaltare il voto di milioni di cittadini Lombardi che due anni fa hanno bocciato per l’ennesima volta i poteri forti del centrosinistra premiando Fontana e il centrodestra. Questo non mi sembra un Paese libero e democratico come ci vuole far credere il Pd. Ma noi non ci facciamo spaventare proprio da nessuno e reagiamo con forza.”

Pd-M5S, divisi a Bruxelles e separati in Puglia: tra Mes e Regionali, l'alleanza che sostiene Conte traballa. Scuola, tasse, legge elettorale: tutti gli scontri. E Renzi fa la spina nel fianco

All'Europarlamento i due partiti hanno votato in modo diverso su un emendamento presentato dalla Lega. A Roma posizioni distanti nella maggioranza su scuola e fisco. Il ministro Speranza chiede 20 miliardi per la sanità, mentre il Pd avanza l'ipotesi di una Bicamerale per la regia della spesa. Italia Viva si è schierata con il centrodestra, contro i Dem, per evitare che si esaminasse la riforma della legge elettorale entro l'estate anche in Commissione. E i problemi sono anche sul territorio in vista delle elezioni amministrative. Crimi: "In Puglia correremo da soli. Il contrasto alle politiche di Emiliano non è archiviabile"


Conte, Zingaretti e il settembre fatale - Il Foglio

Pd-5Stelle, quante divergenze. E Conte si preoccupa

Pd e M5S si sono divisi a Bruxelles sul Mes. I due partiti hanno votato in modo diverso sull'emendamento presentato dalla Lega e dal gruppo Identità e democrazia alla risoluzione sulle conclusioni del Consiglio europeo straordinario. L'emendamento, poi bocciato e a favore del quale si sono schierati Lega, Fdi e M5s, chiedeva di respingere un utilizzo del Mes finalizzato a stimolare l'economia in seguito alla crisi della Covid-19. Posizioni distanti nella maggioranza su scuola e fisco. Il ministro Speranza chiede 20 miliardi per la sanità, mentre il Pd avanza l'ipotesi di una Bicamerale per la regia della spesa. Italia Viva si è schierata con il centrodestra, contro i Dem, per evitare che si esaminasse la riforma della legge elettorale entro l'estate anche in Commissione. 

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte terrà nell'Aula della Camera il prossimo 29 luglio alle 9.30 comunicazioni sulla situazione del contrasto dell'emergenza Covid e sullo stato di emergenza. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Sulla questione dello Stato d'emergenza torna con nettezza Matteo Salvini: "Non c'è un' emergenza sanitaria in corso, chi vuole prorogare lo stato di emergenza è un nemico dell'Italia. Noi non li facciamo uscire dall'Aula, ci stanno loro chiusi, gli italiani meritano respiro e libertà. Ieri non hanno deciso in Cdm, se vogliono questo non esiste, non c'è motivo".


"Non ci siamo mai sottratti al confronto ma lo facciamo se ci sono i presupposti. Lo so che c'è un dibattito sula Puglia, so che tanti stanno spingendo ma voglio confermare, senza ombra di dubbio che in Puglia corriamo da soli. Ci abbiamo ragionato ,ma le politiche fatte da Emiliano noi le abbiamo contrastate, non possiamo archiviare questo". Lo dice il capo politico M5S Vito Crimi ai microfoni di Radio anch'io, su RadioUno, sottolineando che dalle Regionali "non ci sarà nessun impatto sul governo".

Intanto Bonetti diffida Emiliano sulla doppia preferenza di genere. "Per quanto riguarda la politica bisogna introdurre principi di parità. Mi duole dire che abbiamo delle regioni che non hanno ancora adeguato la loro legge regionale con la doppia preferenza di genere. Una tra tutte, la Puglia, e come governo siamo stati costretti a mandare una diffida al Consiglio regionale perché si adegui a quella norma. Non si capisce perché non ci si debba adeguare, a meno che non si voglia escludere un pezzo di cittadinanza, quello femminile, da un diritto fondamentale, l'accesso alle cariche elettive. Il presidente Emiliano si assuma la responsabilità d avere ricevuto una diffida dal governo, vada in Consiglio regionale e si voti, a viso aperto, non con voto segreto, una norma di diritto fondamentale". Lo ha detto la ministra per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti a Italia Viva Sicilia live.

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