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updated 3:20 PM UTC, Sep 30, 2020

"Il campionato va sospeso, anzi no". Covid, il governo prima attacca poi butta la palla in tribuna

Dopo le parole rilasciate in mattinata ("il protocollo parla chiaro, il campionato di Serie A deve essere sospeso"), la Sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, fa retromarcia attraverso una nota


SANDRA ZAMPA REFERENDUM | INTERVISTA | «PD DIVISO? PUÒ MORIRE»

"I protocolli che abbiamo sottoscritto parlano chiaro, il campionato di Serie A deve essere sospeso". Così la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa ai microfoni di "The Breakfast Club" su Radio Capital parlando dei 14 positivi del Genoa. La formazione ligure ha affrontato il Napoli nella seconda giornata di campionato. Ora si attende l'esito dei tamponi a cui vengono sottoposti i giocatori del club campano.

"Quando c’è un numero di positivi così alto, non si può che fermare il campionato. I positivi non sono in grado di giocare, e possono contagiare altre persone. Il protocollo è stato sottoscritto anche dalla Federazione calcio. E nessuno al momento sta facendo pressioni su di noi. Il comitato tecnico scientifico è radicalmente contrario alla presenza dei tifosi sugli spalti. Su questo si è già espresso", conclude Zampa.

"Nel corso della mia intervista a 'Radio Capital' ho detto che, in base al Protocollo sottoscritto dalla Figc (Federazione italiana gioco calcio), i giocatori positivi al Covid-19 non possono giocare fino a quando non risulteranno negativi al tampone. Questo non significa che la Serie A vada sospesa", ha poi chiarito Zampa aggiungendo: "Saranno poi la Figc e le società calcistiche a decidere sui destini del massimo campionato: se facendo recuperare partite alle squadre che non potranno giocare o mettendo in campo eventuali riserve".

Maxi multe in vista con il nuovo Codice della strada. Riforma necessaria, ma è tutto giusto? Le critiche dell'Aci

Molte le novità previste nel nuovo Codice della strada contenute nel decreto Semplificazioni. Autovelox "sotto casa", botta sui divieti di sosta, multe dai netturbini, spazio alle bici. Tutto quello che sta elaborando il Parlamento e a cui dovremo stare molto attenti


Codice della Strada: le novità del 2019 - SAF Car Service

Maxi multe all'orizzonte per gli automobilisti indisciplinati. Con le modifiche al Codice della strada che il Parlamento sta elaborando, spiega il sito di informazione legale laleggepertutti.it, si prevede infatti un grosso giro di vite, con una maxi sanzione per i guidatori beccati con uno smartphone, un notebook o un tablet in mano. E non solo.

"Alla prima violazione - si legge - ci sarà una multa da 422 euro a 1.697 euro più la decurtazione di 5 punti sulla patente e la sospensione della patente stessa da 7 giorni a due mesi. Per i recidivi, coloro che compiono una seconda violazione nel biennio, la sanzione pecuniaria salirà da 644 a 2.588 euro, con la sospensione della patente da 1 a 3 mesi e la decurtazione di 10 punti. Insomma, le nuove e più severe regole prevedono che entrambe le mani vadano tenute sul volante (o sul manubrio, se si tratta di moto o bici) anziché sui display dei dispositivi, altrimenti si rischiano conseguenze molto serie".

Ma non è finita qui: "Quanto al semaforo - spiega ancora laleggepertutti.it -, la riforma del Codice porta la durata minima della luce gialla a 3 secondi prima che scatti il rosso: saranno così uniformate le regole per evitare il fenomeno del giallo di breve durata con variazioni da Comune a Comune o da strada a strada. Così chi sopraggiungerà a qualsiasi incrocio mentre il semaforo da verde diventa giallo saprà che avrà almeno 3 secondi per passare e potrà valutare se è meglio fermarsi subito. Ma 3 secondi sono un tempo forse ancora troppo breve per garantire i tempi di reazione del conducente e lo spazio di frenata; le associazioni specializzate suggeriscono una durata maggiore".

Previste altre importanti modifiche come, spiega laleggepertutti.it, l’uso obbligatorio del casco in bicicletta "che viene esteso a tutti i minori al di sotto dei 12 anni, multe più severe per chi usa indebitamente i parcheggi destinati ai disabili (i trasgressori saranno puniti con una sanzione da 168 a 673 euro, più 4 punti tolti dalla patente) o sosta nelle aree riservate alla ricarica dei veicoli elettrici".

Più sicurezza prevista anche per gli attraversamenti pedonali: "Le amministrazioni locali potranno prevedere sensori luminosi e rialzi della carreggiata. E il 'droga test' per verificare i conducenti che fanno uso di sostanze stupefacenti o psicotrope verrà effettuato con un prelievo salivare operato sul posto dagli agenti di polizia, senza necessità dell’intervento di un medico", conclude il sito di informazione legale.

Sulla riforma del codice della strada, sono dure le critiche che arrivano dal presidente dell'ACI, Angelo Sticchi Damiani, qui la nota ufficiale:

“ACI è sempre soddisfatta quando il Legislatore si occupa di sicurezza stradale – la nostra battaglia quotidiana – soprattutto, se interviene per semplificare il Codice della Strada, trasformandolo in un Codice dei Comportamenti, che indichi come ci si deve comportare quando ci si muove su una strada. In questa occasione, però, purtroppo così non è. Anzi: ci si muove nella direzione opposta”, è quanto ha dichiarato il Presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani, commentando la nuova proposta di riforma del Codice della Strada.

“Riteniamo, ad esempio un errore – ha proseguito Sticchi Damiani – scrivere nel CdS che la durata del giallo debba essere almeno di 3 secondi, perché può creare malintesi e far tarare tutti i gialli semaforici sui 3 secondi, come se fossero tutti uguali. L’individuazione della giusta durata del giallo semaforico deriva, invece, da un calcolo complesso e unico per ogni incrocio”.

“Non ci sembra corretta anche la possibilità di istallare autovelox perfino sulle strade locali dove vige il limite orario di 30 Km/h. L’autovelox – ha rilevato il Presidente dell’ACI – è un utile strumento per controllare e limitare la velocità degli utenti nei punti più critici o pericolosi, nei quali è opportuno avere la certezza che la velocità venga ridotta, in modo da consentire di guidare in sicurezza. È, viceversa, diseducativo – quando non addirittura pericoloso – l’autovelox diffuso, magari installato per far cassa e nemmeno correttamente segnalato, secondo quanto previsto dalla normativa”.

“Una particolare attenzione meritano, inoltre – secondo Sticchi Damiani – tutti i provvedimenti riguardanti le biciclette. Restiamo fermamente contrari alle bici contromano ed alla possibilità che possano transitare sulle corsie riservate al trasporto pubblico. I dati di incidentalità ci dicono che si tratta di pratiche estremamente pericolose, anche in considerazione dell’esposizione al rischio del ciclista rispetto ai veicoli a quattro ruote: più di 50 volte superiore!”

“Inoltre – a leggere la proposta – sembrerebbe che, in città, basti imporre il limite di 30 km/h e la bicicletta possa fare tutto: avere la precedenza su tutti, procedere in senso di marcia opposto a quello dei veicoli, andare appaiati e magari sorpassare. Questa sorta di “deregulation” della mobilità ciclabile ha, secondo noi, un forte effetto diseducativo: alle biciclette tutto è permesso e, per conseguenza, anche ai monopattini elettrici, che sono equiparati ai velocipedi, mentre è evidente che, nella mobilità metropolitana, l’anarchia non va assolutamente d’accordo con la sicurezza stradale!”

“Infine, sembrerebbe che da domani anche gli operatori ecologici possano emettere multe o far rimuovere i veicoli. Ci auguriamo che le cose non stiano così e che la proposta riguardi solo l’ampliamento delle funzioni degli ausiliari del traffico che – ricordiamo – devono limitarsi a segnalare l’infrazione al Corpo di Polizia Municipale. Né vogliamo prendere in considerazione la possibilità che queste nuove figure si sostituiscano al Corpo di Polizia Municipale”.

“In conclusione, è positiva l’attenzione alla sicurezza in ambito urbano, dove ancora sono troppi numerosi gli incidenti ed i morti. Ma siamo preoccupati che l’applicazione alla realtà di tali norme, inserite nel CdS, risulti difforme e differenziata da Comune a Comune, creando confusione e comportamenti insicuri agli utenti della strada”.

Attacco hacker contro i social della ministra Azzolina, Anonymous rivendica

È stato rivendicato dagli hacker di Anonymous l’attacco informatico avvenuto la scorsa settimana nei confronti delle strutture informatiche del Ministero dell’Istruzione e di tutti i profili social della ministra Lucia Azzolina. Sugli attacchi, avvenuti in concomitanza con la riapertura delle scuole, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per il reato di accesso abusivo a sistema informatico, affidato al pm Eugenio Albamonte che coordina le indagini condotte dalla Polizia Postale.

 

 

Referendum e Regionali, coma va letto il voto del 20-21 settembre: l'analisi degli esperti

Il Sì al taglio dei parlamentari trionfa quasi ovunque, da Nord a Sud, ma con delle differenze. Sulle Regionali pesano fattori locali e l'effetto Covid. L'analisi di YouTrend per AGI


Elezioni, Governo più forte sull'asse Conte-Di Maio-Zingaretti -  Affaritaliani.it

Da Agi.it

Nel corso della notte si è andato completato un quadro che era già divenuto chiaro nel pomeriggio di ieri, regalando verdetti a volte inaspettati, per non dire quasi clamorosi. Si è votato per ben quattro tipi di consultazioni elettorali differenti, in questo strano election day – spalmato in verità su due giorni – a cavallo tra l'estate e l'autunno di un anno a dir poco particolare come il 2020.

I primi risultati ad essere diffusi sono stati quelli sul referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. Un referendum che ha avuto un risultato netto, con i Sì che alla fine hanno sfiorato il 70% confermando i sondaggi della vigilia – per i quali la sfida non era mai stata davvero aperta. Nonostante un risultato a senso unico, però, il referendum ci ha comunque regalato degli spunti di riflessione interessanti, fin dai dati relativi all'affluenza.

Il primo spunto riguarda infatti proprio la partecipazione al voto: quella finale supera il 53%, ma con una netta distinzione tra le Regioni in cui si è votato anche per le Regionali (63,8%) e quelle in cui non si è votato (48,2%). Senza questo “fattore concomitanza”, forse l’affluenza non avrebbe raggiunto il 50% – anche se non essendoci il quorum, trattandosi di un referendum confermativo, si sarebbe trattato di una soglia "simbolica" e non decisiva.

Ma anche la distribuzione geografica del voto al Sì e al No fa riflettere, poiché si intravedono alcuni pattern elettorali che abbiamo imparato a riconoscere negli ultimi anni, sia pure in occasioni di elezioni diverse da un referendum costituzionale. Ad esempio, dalla mappa provinciale del voto al Sì si nota molto bene come gli elettori favorevoli al taglio dei parlamentari siano molto più numerosi al Sud (dove in molte province i Sì sfiorano o addirittura superano l’80%) che nel Centro e nel Nord. Una dinamica che ricorda, nemmeno troppo vagamente, il consenso al Movimento 5 Stelle – non a caso, principale ispiratore della riforma sottoposta a referendum – in occasione delle Politiche 2018.

Il Sì prevale quasi ovunque, da Nord a Sud. Ma con delle differenze

Il Sì in realtà prevale quasi ovunque, da Nord a Sud. Le sfumature più interessanti si ritrovano forse dentro i singoli comuni: emblematiche in questo senso sono le mappe di Roma, Milano, Napoli e Torino. In tutte queste città riaffiora la linea di frattura tra centro e periferia, con il No che va decisamente meglio della media (persino superando il Sì) soltanto nei quartieri più centrali e benestanti: il “partito delle ZTL” di cui si è parlato nel biennio 2016-2018 – con riferimento al Partito Democratico – stavolta è tornato a mobilitarsi per bocciare la riforma “populista” del taglio dei parlamentari (o quantomeno per provarci).

Che ci sia una correlazione tra il Sì e il voto al M5S da un lato e il No e il voto ai partiti di centrosinistra, del resto, lo confermano i dati dell’intention poll realizzato dall'istituto Tecnè per Mediaset. Dati che mostrano come il 92% degli elettori M5S abbia votato Sì, così come il 75-78% degli elettori dei 3 partiti di centrodestra, mentre la maggioranza degli elettori di centrosinistra abbia votato No, dal 55% degli elettori PD al 77% di quelli di Italia Viva.

Ma veniamo all'altro voto, quello più “politico” delle Regionali. Partendo innanzitutto dal bilancio: un “pareggio” per 3 a 3 (in attesa della Valle d'Aosta, che però ha regole diverse) che lascia un po’ di amaro in bocca al centrodestra, soprattutto alla Lega di Matteo Salvini, vittima ancora una volta di un eccesso di aspettative. Nonostante un avanzamento, infatti (il centrodestra prima di queste elezioni governava in 2 Regioni, ora ne governerà 3) alla vigilia le speranze degli uni – e i timori degli altri ­– parlavano di un centrodestra vincente in ben 4 Regioni, se non addirittura in 5.

 

Il bilancio delle Regionali è quindi incerto. Su entrambi i fronti vi sono importanti riconferme e qualche bella sorpresa, ma anche alcune delusioni. Vediamo quindi com’è andata, Regione per Regione.

VENETO. Quello di Luca Zaia è un successo travolgente, per quanto annunciato. Il governatore uscente vince il suo terzo mandato superando l'incredibile soglia del 75%. Impressionante è anche il dato della sua lista, che raccoglie da sola il 45%, un risultato pazzesco che lascia le briciole non solo agli avversari (con il primo degli inseguitori, Lorenzoni, fermo sotto il 16%) ma anche le liste alleate, a cominciare dalla Lega che non arriva al 16%.

LIGURIA. Anche qui il governatore uscente Giovanni Toti si riconferma, e lo fa bene, con il 56% dei voti. E anche in questo caso la lista più votata è proprio quella del presidente (Cambiamo! che sfiora il 23%). Come in Umbria un anno fa, anche in Liguria l'esperimento di una coalizione pre-elettorale tra PD e M5S si rivela un fallimento nell’unica Regione in cui era stato tentato, con il giornalista Ferruccio Sansa che non arriva al 39%.

MARCHE. Dopo la già citata Umbria, le Marche sono la seconda “regione rossa” a cadere, passando nelle mani del centrodestra dopo decenni di vittorie progressiste. Il candidato di FDI Francesco Acquaroli, già sconfitto 5 anni fa, stavolta vince sfiorando il 50% e con oltre 10 punti di vantaggio su Maurizio Mangialardi, candidatosi al posto dell'uscente Luca Ceriscioli su cui il PD non ha voluto investire per tentare una riconferma. Qui è buono il risultato della Lega, che supera il 22%, ma il primo partito della Regione è il PD, con il 25,1%.

TOSCANA. Sulla Toscana erano puntati gli occhi degli osservatori: sembrava difficile che con Giani il PD potesse ripetere “l’impresa” di Bonaccini in Emilia-Romagna, eppure anche questa volta – e con una mobilitazione in extremis degli ultimi giorni – il centrosinistra è riuscito a tenere la seconda delle sue “roccaforti” nel Centro Italia. Nonostante un equilibrio fotografato dai sondaggi fino all'ultimo, Giani stacca di ben 8 punti (48 a 40) la sua giovane sfidante leghista Susanna Ceccardi. Curiosità: la vittoria di Giani è così ampia che l’apporto di Italia Viva (un ben magro 4,5% nella Regione di Matteo Renzi) risulta non essere stato decisivo per l'esito finale.

CAMPANIA. Come ampiamente annunciato, Vincenzo De Luca stravince, e lo fa in misura persino superiore alle attese, con un 68% (dato provvisorio, ndr) con cui “polverizza” l'avversario ormai storico Stefano Caldoro, candidato di un centrodestra che in Campania è come “evaporato”, con nessuna lista che va molto oltre il 5%. Delusione anche per il M5S che con Valeria Ciarambino non fa più del 12% in una Regione sulla carte tra le più favorevoli.

PUGLIA. Era l’altra Regione osservata speciale di questa tornata: si prevedeva un testa a testa serrato, ma alla fine anche Michele Emiliano, come gli altri governatori uscenti, vince in modo netto, con oltre 8 punti su Raffaele Fitto. Difficile, in questo caso, attribuire grandi colpe ai sondaggi: l'ipotesi più probabile è che a favore di Emiliano – oltre, evidentemente, a un finale di campagna elettorale particolarmente riuscito – abbia giocato l'elevato numero di liste (ben 15, contro le 5 di Fitto) della sua coalizione, e di conseguenza il vero e proprio esercito di candidati a caccia di preferenze che si è ritrovato.

 

Come leggere questi risultati?

Come leggere questi risultati? Di sicuro non con una bussola “nazionale”. A parte le Marche, forse nessuna Regione ha visto una sfida venire decisa dall’orientamento politico generale più che dai fattori locali. Di sicuro ha avuto un ruolo forte quello che possiamo chiamare “effetto Covid”, con i presidenti uscenti tutti rieletti dopo diversi anni in cui avevamo visto una tendenza opposta (con gli uscenti sempre meno favoriti per la riconferma). Zaia, ma anche De Luca e Toti sono stati per i loro cittadini un riferimento importante nei drammatici mesi dell'emergenza sanitaria, e gli elettori si sono ricordati di questo quando è arrivato il momento del voto. Prova ne sia che anche le loro liste personali vanno molto bene, togliendo sì voti ai partiti “tradizionali”, ma finendo per rafforzare la coalizione e blindare il risultato.

Di certo, ha poco senso “proiettare” il dato delle coalizioni (men che meno, dei partiti) in queste 6 Regioni su scala nazionale per intuire lo stato di salute generale delle varie forze politiche. Una considerazione però si può fare, ed è quella che riguarda il Movimento 5 Stelle: che si conferma poco competitivo – e qui non è una questione contingente, ma una sua debolezza strutturale – in occasione delle elezioni regionali, dove il formato elettorale, basato sulle coalizioni e il maggioritario a turno unico che esalta la competizione tra i candidati delle due coalizioni principali, tende a schiacciare i candidati – spesso poco conosciuti, e con l'unica lista in loro supporto – del Movimento.

In chiusura è da ricordare che si è votato anche per le elezioni suppletive in due collegi del Senato: il collegio Sardegna 03 e quello Veneto 09. In entrambi i casi hanno vinto i due candidati del centrodestra, Carlo Doria e Luca De Carlo, rispettivamente con il 40 e il 71 per cento. Nel giorno in cui tutti sono occupati ad analizzare i risultati di referendum e regionali, questo è un risultato di cui prendere nota nell'ottica di futuri equilibri a Palazzo Madama.

Scuola, Azzolina: "Salute e istruzione siano alleate". E su possibili stop alle lezioni: "Potranno verificarsi ipotesi. Non vanno creati allarmismi"

"La scuola è un pilastro della nostra società. Proprio per questo alla scuola dobbiamo un grande rispetto. E, nel nome della scuola, occorrono, pur nel normale confronto dialettico che deve esserci sempre in una società sana e democratica, più collaborazione, più proposte e meno scontro politico. Approfittare della scuola per fare mera propaganda, ancor più in periodi delicati come questo, significa non agire nell'interesse delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi". Così la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina alla Camera


 La ministra Azzolina ha confermato che non si tornerà a scuola prima di  settembre - Il Post
Lucia Azzolina ha lanciato la proposta "di incentivare, per il presente e per il futuro, un'alleanza stabile tra scuola e sanità, perché la salute e l'istruzione non possono essere viste come interessi contrapposti. "Potranno verificarsi - ha detto il ministro dell'Istruzione alla Camera - di settimana in settimana, ipotesi di sospensione delle attività didattiche in presenza delle nostre classi. Non vanno creati allarmismi".

"Le nostre scuole - ha proseguito la Azzolina - hanno tutti gli strumenti per affrontare ogni criticità, grazie ai tanti strumenti messi in campo nei mesi scorsi. Dalla didattica digitale integrata, a tutti i dispositivi acquistati, fino alla formazione specifica. Abbiamo previsto anche specifiche misure per i genitori, in modo che, in tali casi, non debbano subire conseguenze negative sul lavoro".

Poi un rimprovero alle opposizioni: "La propaganda elettorale ha usato la scuola in un modo sconsiderato - afferma -. Faccio un appello a tutti: teniamo fuori la scuola dalle dispute elettorali. È da irresponsabili strumentalizzare l'educazione delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, per un pugno di voti".

"Restiamo sul terreno della dialettica politica - conclude il ministro Azzolina -. Quella politica che pensa al futuro delle prossime generazioni e non all'immediato, effimero, consenso delle piu' vicine tornate elettorali".

Conte,non c'è motivo per essere pessimisti - "Da padre ancor prima che da Presidente del Consiglio comprendo le preoccupazioni dei genitori ma posso garantire che il Governo sta lavorando alacremente affinché il rientro a scuola avvenga in piena sicurezza. Non c'è alcun motivo per essere pessimisti, perché per la scuola abbiamo fatto in pochi mesi ciò che in decenni non è stato fatto, stanziando da gennaio a oggi 7 miliardi di euro, di cui 2,9 solo per la ripartenza". Lo afferma il premier Giuseppe Conte in un intervista al Foglio.it

Mercato dell'auto, recupero ad agosto. Gli incentivi frenano il calo delle vendite (-38,9% da inizio anno)

Il mercato italiano dell'auto recupera nel mese di agosto. Le immatricolazioni - secondo i dati del ministero dei Trasporti - sono state 88.801 autovetture, con un calo dello 0,43% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso. Da inizio anno le auto vendute sono 809.655, il 38,9% in meno dell'analogo periodo del 2019


Tracollo del mercato dell'auto, a marzo vendite giù dell'85% | L'HuffPost

Recupera il mercato dell'auto in Italia ad agosto. Nel mese la Motorizzazione ha immatricolato 88.801 autovetture, con una variazione di -0,43% rispetto ad agosto 2019, durante il quale ne furono immatricolate 89.184 (nel mese di luglio 2020 sono state invece immatricolate 136.653 auto, con una variazione di -10,88% rispetto a luglio 2019, durante il quale ne furono immatricolate 153.335). Nello stesso periodo di agosto sono stati registrati 155.727 trasferimenti di proprietà di auto usate, con una variazione di -34,14% rispetto ad agosto 2019, durante il quale ne furono registrati 236.436 (nel mese di luglio 2020 sono stati invece registrati 273.622 trasferimenti di proprietà di auto usate, con una variazione di -27,81%  rispetto a luglio 2019, durante il quale ne furono registrati 379.028). Nel mese di agosto 2020 il volume globale delle vendite (244.528 autovetture) ha dunque interessato per il 36.32% auto nuove e per il 63,68% auto usate.

Le vendite nei primi otto mesi dell'anno

Nel periodo gennaio-agosto 2020 la Motorizzazione ha in totale immatricolato 809.655 auto, con una variazione di -38,93% rispetto al periodo gennaio-agosto 2019, durante il quale ne furono immatricolate 1.325.704. Nello stesso periodo di gennaio-agosto 2020 sono stati registrati 1.725.609 trasferimenti di proprietà di auto usate, con una variazione di -38,21% rispetto a gennaio-agosto 2019, durante il quale ne furono registrati 2.792.681.

Fca, ad agosto -2,65% vendite

Sono 20.286 044 le immatricolazioni di auto Fca in Italia ad agosto, il 2,65% in meno dello stesso mese del 2019. Scende la quota di mercato del gruppo, pari al 22,84% a fronte del 23,87% (-0,52%). Da inizio anno le immatricolazioni di Fca sono state 190.075, in calo del 40,94% sull'analogo periodo dell'anno scorso (321.827 auto), con una quota pari al 23,48% (-0,80%). Positivi i risultati ottenuti nel mese di agosto da Jeep e da Alfa Romeo: il primo brand nel mese ha immatricolato quasi 4.500 vetture, l'8,3% in piu' in confronto al 2019, con una quota del 5%, in crescita rispetto allo stesso mese di un anno fa di 0,4 punti percentuali, mentre il Biscione ha venduto oltre 1.300 veicoli (il 14,1% in piu' rispetto all'anno scorso) e ha una quota dell'1,5%, in aumento di 0,2 punti percentuali. Fiat in agosto registra piu' di 12.200 vetture per una quota del 13,8% mentre Lancia immatricola quasi 2.300 auto per una quota al 2,6%.

Gli incentivi frenano il calo

È grazie agli emendamenti al Decreto Rilancio che in agosto le immatricolazioni di auto sono ritornate sui livelli del 2019. A rilevarlo è il Centro Studi Promotor,secondo cui il calo dello 0,43% indica che "è in via di superamento la fase orribile del mercato auto", che ha visto cadute dell’85% in marzo, del 98% in aprile e un andamento fortemente negativo nel complesso dei primi sette mesi di quest’anno che chiudono il loro consuntivo con un calo di immatricolazioni del 41,7%, con una perdita di fatturato per il settore stimata in 9,6 miliardi e con un calo del gettito Iva per l’Erario di 2,1 milioni.

Per Promotor, il merito del ritorno a livelli di vendita normali è dovuto essenzialmente ad aver esteso gli incentivi, con gli emendamenti presentati in sede di conversione in legge del Decreto Rilancio, anche alle vetture con alimentazione a benzina o gasolio ed emissioni non superiori a 110 g/km di CO2. Gli incentivi alle sole vetture ad emissioni zero, già in vigore nel 2019 e potenziati nel 2020, si sono infatti rivelati utili per favorire l’auto elettrica, ma certamente non sono sufficienti per rilanciare l’intero mercato dell’auto in cui le immatricolazioni di vetture non elettriche sono ancora il 98%.

Il superamento delle difficoltà burocratiche a cui si è accennato dovrebbe consentire a partire da settembre di recuperare, almeno parzialmente, questo calo nei mesi che restano del 2020. Ne sono convinti anche i concessionari che, operando in prima linea sul mercato, percepiscono con immediatezza i mutamenti delle tendenze. Dall’inchiesta congiunturale mensile condotta dal Centro Studi Promotor a fine agosto emerge infatti che nel mese scorso la raccolta di ordini è stata normale o alta per il 79% dei concessionari interpellati, mentre sempre in agosto l’87% giudica normale o alto l’afflusso di potenziali interessati nei saloni di vendita e il 91% stima stabile o in aumento le vendite nei prossimi mesi.

A ciò si aggiunge che l’indicatore di fiducia degli operatori auto determinato dal CSP, sintetizzando i risultati delle sue inchieste congiunturali mensili, ha toccato in agosto quota 53,20. “Si tratta - ha dichiarato Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor - di uno dei valori più alti registrati dal gennaio del 1993 quando iniziammo a determinare questo indicatore”. 

Sanità, abolito il superticket, ma la Lombardia (la prima a prevederlo) lo aveva già fatto 6 mesi fa

Da oggi, primo settembre, entra in vigore l'abolizione del superticket, per tutti e per tutti i redditi, la quota aggiuntiva di 10 euro prevista per le prestazioni sanitarie specialistiche. Una misura, attesa da anni, che alcune Regioni avevano già preso autonomamente. L'assessore al Welfare lombardo: "Realizzata con 54 milioni di risorse regionali. Siamo stata la prima Regione in assoluto a prevederne l’azzeramento"


Riapertura tra regioni, Gallera invita alla prudenza. “Data chiave l'8  giugno (non il 3)”

“L’abolizione totale del superticket su tutte le prestazioni specialistiche ambulatoriali che in gran parte del Paese scatterà il 1 settembre, in base alle prescrizioni nazionali, in Lombardia è partita sei mesi fa, il 1° marzo. Siamo stata la prima Regione in assoluto a prevederne l’azzeramento”. Lo ha detto l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, ricordando l’attuazione della misura prevista dalla manovra Finanziaria regionale 2020 e attuata attraverso una delibera che la Giunta ha approvato lo scorso febbraio.

In Lombardia abolizione superticket e cure di eccellenza

“Per anticipare l’entrata in vigore dell’esenzione dal 1° marzo anziché dal 1° settembre – ha spiegato l’assessore – la Regione Lombardia aveva stanziato 54 milioni di euro di risorse autonome. Un beneficio rivolto a tutti i lombardi. Questo nella direzione di alleggerire il più possibile il costo delle compartecipazioni ai servizi socio sanitari, garantendo loro nel contempo cure di assoluta eccellenza”.

Un percorso cominciato con il ‘dimezzamento’

Con la Delibera n. 162 del 29/05/2018 la Giunta regionale aveva già dimezzato il superticket sanitario passando da un massimo di 30 euro ad uno di 15 aggiuntivi a prestazione. La misura ha interessato 1,5 milioni di cittadini lombardi con uno stanziamento di 20 milioni di euro che si aggiungevano ai 70 che la Regione Lombardia già sosteneva per le esenzioni aggiuntive rispetto a quelle nazionali.

Attraverso la Delibera 2085 del 31/07/2019, al fine di supportare condizioni di potenziale vulnerabilità che coniugano reddito medio basso con la presenza in famiglia di soggetti di minore età o soggetti disabili, la Giunta regionale aveva esentato dal superticket – grazie ad uno stanziamento di 10.456.000 euro – 625.000 cittadini che si trovavano nelle tre
situazioni seguenzi.

1) Nuclei familiari fiscali con reddito compreso fra 18.000 e 30.000 euro con almeno un minore presente nel nucleo (circa 315.000 nuovi esenti).

2) Nuclei familiari fiscali con reddito fra 30.000 e 70.000 euro con almeno due minori presenti nel nucleo (circa 260.000 nuovi esenti).

3) Nuclei familiari fiscali con reddito fino a 90.000 con un soggetto affetto da una delle seguenti esenzioni per invalidità. Si tratta delle G01, G02, L01, L02, S01, S02, C01, C02, C03, C04, C05, C06 (circa 50.000 nuovi esenti).

  • Pubblicato in Salute

Scuola, si riparte (senza mascherina) tra nuove misure e qualche rinvio. Molte le incertezze, ma Azzolina sicura: "Stiamo per scrivere un nuovo capitolo di storia". Polemica sui docenti che non vorrebbero rientrare, i presidi: "Una montatura"

Inizia oggi il nuovo anno scolastico 2020/2021: gli insegnanti tornano a scuola per le prime riunioni e la pianificazione delle attività didattiche, in attesa del ritorno a scuola degli studenti. E riaprono oggi le scuole anche per il recupero degli apprendimenti. In alcuni casi questo verrà fatto in presenza, in altri, per il secondo grado, a distanza, a seconda dell'autonoma scelta delle singole scuole - (LEGGI TUTTO)


La danza intorno ad Azzolina, la ministra “che non si fida di nessuno” - Il  Foglio

Mentre il 14 settembre, data in cui la maggior parte degli studenti torneranno sui banchi, si avvicina, si continua a lavorare per far sì che per l'inizio di questo nuovo anno scolastico avvenga nel modo più sicuro possibile. Gli studenti potranno stare senza mascherina al banco se in condizione di distanziamento di almeno un metro. E' quanto ha ribadito il Comitato tecnico scientifico in un documento pubblicato al termine della riunione di ieri sulla riapertura delle scuole in sicurezza. ''L'apertura delle scuole è una esigenza primaria del Paese, ma lo è altrettanto la sicurezza e la continuità delle attività", si sottolinea nella nota. "Pertanto accanto alle esigenze didattiche e formative, è necessario prendere in considerazione il principio di precauzione, la protezione dei lavoratori, la efficacia, la sostenibilità e la accettabilità delle misure proposte.

"Lavoriamo tutti insieme e riconsegniamo le scuole ai nostri studenti: il Paese ce ne sarà riconoscente. Abbiamo una responsabilità storica grande. Sarà un anno duro. Ma anche l'inizio di un percorso diverso. Avremo le risorse dall'Europa con cui costruire la scuola di domani, a partire dagli insegnamenti di questi mesi. Abbiamo le idee e il coraggio per realizzarle", ha scritto la ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, in una lettera inviata ai docenti e tutto il personale scolastico.

"C’è una battaglia da portare avanti su tutte: quella per eliminare le classi sovraffollate, le cosiddette classi pollaio. Abbiamo cominciato a intervenire sul provvedimento che ha dato loro origine: il Decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81. Già oggi possiamo derogarvi, per l’emergenza, abbassando il numero di alunni per classe. Porteremo avanti questo percorso", ha aggiunto Azzolina.

"Ancora una volta l’Italia in prima fila per elaborare strategie utili per combattere il coronavirus. Grazie al ministro @robersperanza oggi 53 Paesi si confrontano con l'Oms sulla riapertura delle scuole in sicurezza. Questa oggi è la nostra priorità", aveva scritto su Twitter il premier Giuseppe Conte ieri in occasione della conferenza sulla riapertura delle scuole in sicurezza organizzata con l'Oms a cui hanno partecipato 53 Paesi.

E mentre è stato sciolto anche il nodo dei trasporti, con nuove misure per aumentare la capienza dei mezzi pubblici in condizioni di sicurezza, per favorire la ripresa ordinata dell'attività scolastica, economica e culturale del Paese, c'è nel frattempo chi ha deciso di posticipare l'inizio dell'anno scolastico 2020-2021 anche di 10 giorni. A parte l'Alto Adige, dove è stato stabilito che la prima campanella suonerà il 7, in Abruzzo si inizierà il 24 settembre. Anche a Positano gli studenti torneranno in classe il 24. In Sardegna invece la campanella suonerà il 22.

 

(Fonte: Adnkronos)

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