updated 7:17 AM UTC, May 14, 2021

Lo aveva promesso: Donald Trump sfida i "nemici" Facebook e Twitter lanciando la sua piattaforma

Una lunga battaglia quella dell'ex presidente Usa che, dopo numerosi scambi di colpi e censure, si era visto cancellare definitivamente l'account dai due social network. Come aveva annunciato tempo fa, ecco il nuovo strumento di comunicazione del tutto autonomo: sul sito  "From the Desk of Donald J. Trump" i suoi sostenitori potranno comunicare con lui e ricevere video e comunicati. Presente anche un tasto per condividere i messaggi del leader sulle due applicazioni che l'hanno bandito


Donald Trump lancia la sua piattaforma social dopo essere stato bandito da Twitter e Facebook. D'ora in poi i sostenitori potranno comunicare con l'ex presidente ed essere informati in tempo reale sulle sue posizioni e attività tramite il sito chiamato 'From the Desk of Donald J. Trump', dove saranno caricati anche video e comunicati.

I supporter, una volta creato un account, potranno ricevere notifiche ogni volta che Trump posta un messaggio, con una modalità simile a quanto accade con altri social media. Presente anche un tasto con cui poter condividere i messaggi di Trump su Facebook e Twitter. 

Trump è stato estromesso da Facebook e Twitter, che hanno cancellato il suo account dopo i sanguinosi fatti dello scorso 6 gennaio, quando i sostenitori dell'ex presidente hanno assaltato la sede del Congresso americano. Un'azione che, per molti, è stata istigata da Trump che poco prima aveva tenuto un comizio di fuoco. Per questo l'ex presidente è stato sottoposto a un secondo impeachment dal quale però è stato ancora una volta assolto.

Una decisione dei vertici di Facebook è poi attesa nelle prossime ore: dovranno stabilire se riammettere Trump sulla propria piattaforma o prolungare il divieto. Twitter ha invece indicato finora come il suo bando nei confronti dell'ex presidente sia permanente.

 

(Fonte: Ansa)

Instagram per bambini, famiglie in rivolta. Cento gruppi di difesa dell'infanzia scrivono a Zuckerberg

Fa discutere l'idea del social network che sta valutando il lancio di una versione della piattaforma dedicata agli under 13. Mobilitazione in Nord America, Europa, Africa e Australia


Instagram Storie: come guardare di nascosto senza visualizzare

Quasi 100 gruppi di difesa dell'infanzia e dei consumatori di Nord America, Europa, Africa e Australia hanno rivolto un appello a Mark Zuckerberg perché abbandoni i piani di una versione di Instagram orientata verso i pre-adolescenti.

Instagram "sfrutta la paura dei giovani di perdersi e il desiderio di approvazione da parte dei pari", sostiene la lettera, firmata tra gli altri da Commercial-free Childhood and the Electronic Privacy Information Center.

"L'attenzione incessante della piattaforma sull'aspetto, l'auto-presentazione e il marchio presenta sfide per la privacy e il benessere degli adolescenti", sottolinea la lettera, in cui si manifestano preoccupazioni su predatori, bulli e contenuti inappropriati.

Instagram sta valutando l lancio di una versione del social network incentrato sull'immagine per i bambini sotto i 13 anni, con controllo genitori. Il social, di proprietà di Facebook, come la società madre consente solo a chi ha più di 13 anni di aderire, ma la verifica dell'età su Internet rende difficile cogliere tutti gli infrangere le regole. "La realtà è che i bambini sono online", ha detto la portavoce di Facebook Stephanie Otway, contattata dall'AFP per un commento sulla lettera.

I minorenni, ha aggiunto Otway, "vogliono entrare in contatto con la loro famiglia e gli amici, divertirsi e imparare, e noi vogliamo aiutarli a farlo in un modo che sia sicuro e adatto all'età".

Facebook sta lavorando con esperti di sviluppo infantile e salute mentale per dare priorità alla sicurezza e alla privacy, secondo Otway. Instagram, che ha più di un miliardo di utenti, ha recentemente svelato una tecnologia volta a impedire ai bambini di creare account e agli adulti di contattare i giovani utenti che non conoscono.

La piattaforma sta anche cercando modi per rendere più difficile per gli adulti che hanno mostrato "comportamenti potenzialmente sospetti" interagire con gli adolescenti.

Ma, obiettano i gruppi firmatari della lettera a Zuckerberg, "la lunga esperienza di Facebook nello sfruttamento dei giovani e nel metterli a rischio rende l'azienda particolarmente inadatta come custode di un sito di condivisione di foto e di messaggistica sociale per bambini", affermano, e avvertono che "un sito Instagram per bambini sottoporrà i bambini piccoli a una serie di gravi rischi e offrirà pochi vantaggi alle famiglie".

 

(Fonte: Agi)

Cinema, abolita definitivamente la censura. Bene, ma come la mettiamo col politicamente corretto?

Il ministro Franceschini firma il decreto e istituisce una Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche. Lo Stato non potrà più intervenire sulla libertà degli artisti. Ma sarà davvero così? A dirla tutta, i tribunali (giudiziari, politici, culturali e social) del pensiero dominante lasciano poco tranquilli in materia di libertà d'espressione. Come bisogna trattare certi temi è stabilito a priori dal potere mainstream, tanto che molti scelgono di autocensurarsi, pena la condanna della Santa Inquisizione del politically correct


Casting Love Story - Provini & Casting

La notizia - Abolita definitivamente la censura cinematografica

"Abolita la censura cinematografica, definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti", così il Ministro della cultura, Dario Franceschini che ha firmato il decreto che istituisce la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche presso la Direzione Generale Cinema del Ministero della Cultura con il compito di verificare la corretta classificazione delle opere cinematografiche da parte degli operatori.

L'intervento ai sensi della Legge Cinema introduce il sistema di classificazione e supera definitivamente la possibilità di censurare le opere cinematografiche: non è più previsto il divieto assoluto di uscita in sala né di uscita condizionata a tagli o modifiche. La Commissione è presieduta dal Presidente emerito del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, ed è composta da quarantanove componenti che sono stati scelti tra esperti di comprovata professionalità e competenza nel settore cinematografico e negli aspetti pedagogico-educativi connessi alla tutela dei minori o nella comunicazione sociale, nonché designati dalle associazioni dei genitori e dalle associazioni per la protezione degli animali.

 

(Fonte Ansa)

Trump tornerà sui social con una sua piattaforma. Così The Don vuole beffare le big tech che lo hanno bandito

L'annuncio di Jason Miller, consigliere dell'ex presidente americano: "Ci sono molte società interessate. Sarà qualcosa di grande"


Donald Trump, bandito da Twitter da gennaio, farà il suo ritorno sui social media entro tre mesi con "una sua piattaforma": lo ha annunciato un consigliere dell'ex presidente americano. "Penso che vedremo il presidente Trump tornare sui social media probabilmente in due o tre mesi con la sua propria piattaforma", ha detto Jason Miller su Fox News. Il consigliere non ha voluto fornire ulteriori dettagli sui contorni di questa "piattaforma", riferendosi solo a numerosi incontri a Mar-a-Lago, la residenza del miliardario repubblicano in Florida.

"Molte società in pista"

"Non è solo una società che si è avvicinata al presidente, ci sono molte società" e "questa nuova piattaforma sarà qualcosa di grande, tutti la vogliono, porterà milioni e milioni, decine di milioni di abbonati a questa nuova piattaforma", ha ulteriormente assicurato. Twitter, che è stato, in campagna elettorale e durante la sua amministrazione, il principale strumento di comunicazione di Trump, ha cancellato l'account @realDonaldTrump e i suoi 88 milioni di iscritti dopo l'assalto dei suoi sostenitori, il 6 gennaio, al Campidoglio.

Le messe al bando

L'ex presidente, che ha lasciato la Casa Bianca il 20 gennaio, è stato anche temporaneamente o permanentemente bandito dalla maggior parte delle altre principali reti sociali o piattaforme internet, tra cui Facebook, Instagram, Youtube o Snapchat. Da allora, l'uomo i cui messaggi hanno spesso scosso la vita politica americana negli ultimi anni e' molto meno udibile, anche se rimane molto influente all'interno del partito repubblicano e non esclude di correre di nuovo per la presidenza nel 2024.

 

(Fonte: Agi)

Media, Facebook pagherà le notizie ai giornali: Murdoch la spunta in Australia. Si va verso una svolta epocale?

Accordo triennale con l'editore News Corp (di testate come l’Australian, il Daily Telegraph e l’Herald Sun) di cui è proprietario Rupert Murdoch concluso poche settimane dopo l'approvazione in Australia di una discussa legge che obbliga le piattaforme online, come Facebook e Google, a pagare gli editori per l'utilizzo dei loro contenuti


News Corp - Company Information - Market Business News

Facebook ha accettato di pagare News Corp Australia di Rupert Murdoch (che oltre ai molti giornali australiani pubblica nel mondo alcuni importanti quotidiani come il Wall Street Journal, il Times e il Sun) per le notizie che rilancia sulle sue piattaforme. Si tratta del secondo accordo del genere dall'approvazione in Australia di una legge storica mirata a far pagare ai giganti del Tech i contenuti che pubblicano.

Una misura che all'inizio era stata fortemente contestata da Facebook che aveva temporaneamente oscurato tutte le notizie in Australia causando l'ira del governo. Il mese scorso News Corp aveva concluso un'intesa simile con Google. Il valore del contratto con Facebook, riporta la Bbc, non è stato rivelato. News Corp controlla circa il 70% dei giornali in Australia con le testate più diffuse nel Paese tra le quali The Australian, The Daily Telegraph e The Herald Sun. Il gruppo di Murdoch possiede anche la rete televisiva Sky News Australia, che è diventata la più condivisa su Facebook. 

Twitter fa causa al Texas: "Fa rappresaglie per la sospensione di Trump"

Ken Paxton, procuratore generale dello Stato del Sud a guida repubblicana, aveva avviato un'inchiesta contro le Big Tech accusate di silenziare le persone dalle posizioni sgradite, a partire dall'ex presidente


Ken Paxton – CBS Dallas / Fort Worth

Twitter ha fatto causa all'attorney general del Texas, Ken Paxton, che ha avviato un'inchiesta sulle politiche usate dai social media per controllare e moderare i loro contenuti. Nel ricorso il social media, afferma che Paxton ha abusato dei suoi poteri per condurre quella che viene definita "una rappresaglia" contro la decisione di Twitter di sospendere in modo definitivo Donald Trump dalla sua piattaforma.

"Twitter chiede che si impedisca all'attorney generale Paxton di abusare in modo illegale della sua autorità per intimidire, molestare, e prendere di mira la società che esercita i diritti del primo emendamento", si legge nel ricorso. In effetti l'indagine di Paxton, che coinvolge anche Google, Facebook, Amazon e Apple, è stata avviata il 13 gennaio, cinque giorni dopo la sospensione di Trump dalle piattaforme in seguito dell'attacco al Congresso da parte dei suoi sostenitori.

Lo stesso Paxton aveva ammesso che all'origine della sua inchiesta vi fosse quella che "appariva come coordinata sospensione del presidente degli Stati Uniti e di altre voci di leader" che avrebbe avuto come effetto "il silenziamento completo delle persone le cui convinzioni politiche non si allineano con quelle dei leader di Big Tech".

 

(Fonte: Adnkronos)

Di Battista, il triste addio al Movimento 5 Stelle: "Non parla a nome mio, mi faccio da parte" (VIDEO)

L'annuncio del divorzio durante una diretta Facebook: "E' stata una bellissima storia d'amore, ma con diverse delusioni e qualche battaglia disattesa o persa. Il governo Draghi? Non posso proprio andare contro la mia coscienza" - (VIDEO)


"Zero polemiche, le decisioni si devono rispettare ma si possono anche accettare. Però la mia coscienza politica non ce la fa a digerirle. Da ora in poi non parlerò più a nome del Movimento 5 Stelle, perché in questo momento il M5s non parla a nome mio. E dunque non posso fare altro che farmi da parte". Lo dice Alessandro Di Battista in una diretta Facebook.

 "Se poi un domani la mia strada dovesse incrociarsi di nuovo con quella del M5S, vedremo. Dipenderà esclusivamente da idee politiche, atteggiamenti e prese di posizioni. Non da candidature e possibili ruoli".

"È stata una bellissima storia d'amore, con gioie e battaglie vinte, ma anche diverse delusioni e qualche battaglia disattesa o persa. Io, con tutto l'impegno del mondo, non possono non considerare determinate mie convinzioni politiche. Poi magari mi sbaglierò su questo governo, ma non posso proprio andare contro la mia coscienza", aggiunge.

"Grazie a Beppe Grillo, è lui che mi ha insegnato a prendere posizione, anche controcorrente. E io oggi non ce la faccio proprio ad accettare un Movimento che governa con questi partiti, anche - per l'amor di Dio - con le migliori intenzioni del mondo", conclude.

 

Media e informazione, per 6 americani su 10 Facebook dice più bugie dei politici

Sondaggio di YouGov: secondo il 65% del campione, la piattaforma social fondata da Mark Zuckerberg è uno strumento di disinformazione sistematica; sono ritenuti poco affidabili anche Twitter, per il 53 per cento degli intervistati, e i notiziari televisivi, per il 51


I social network disinformano più dei quotidiani, e Facebook propaga falsa informazione più di quanto facciano i politici. È ciò che emerge da un sondaggio condotto da YouGov, agenzia britannica di ricerche che opera anche in Nord America.

Per più di sei americani su dieci, pari al 65 per cento del campione, la piattaforma social fondata da Mark Zuckerberg è uno strumento di disinformazione sistematica, una percentuale superiore di tre punti rispetto al 62 per cento di chi ritiene che la disinformazione quotidiana arrivi soprattutto dai politici.

Poco affidabili risultano anche Twitter, per il 53 per cento degli intervistati, e i notiziari televisivi, per il 51. A uscire rivalutati dall’opinione pubblica sono invece radio e quotidiani: solo per tre americani su dieci sono fonte di disinformazione, una forma di rivincita visto che l’attacco alla credibilità dei quotidiani, secondo alcuni analisti dei media, era partito dalle piattaforme social. 

 

(Fonte: Agi)

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