updated 9:08 AM UTC, Mar 1, 2021

Milano, weekend in zona gialla e assembramenti, Sala striglia i milanesi: "Comportatevi bene, rafforzeremo i controlli" (VIDEO)

L'invito lanciato via social dal sindaco è a rispettare le regole: "Era previsto l'arrivo di questa terza ondata ed è successo. Alcuni nostri comportamenti l'hanno favorita. Più ce ne approfittiamo, più paghiamo pegno" - (VIDEO)


Beppe Sala

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha lanciato un appello su Facebook a tutti i milanesi, affinché rispettino le regole nell'ultimo fine settimana in zona gialla, prima del passaggio della Regione Lombardia in arancione da lunedì. "Siamo in arancione da lunedì ma avendo davanti un week-end di giallo e bel tempo vi chiedo di tenere un comportamento corretto, fatelo per la nostra salute e per chi negli ospedali sta lavorando a ritmi che speravamo non necessari. Fatelo anche per tutti quelli che non possono lavorare, vi prego comportatevi in modo adeguato al difficile momento" le parole di Sala.

"Era previsto l'arrivo di questa terza ondata ed è successo - ha aggiunto Sala - Alcuni nostri comportamenti l'hanno favorita. Ci sono immagini che tutti abbiamo in testa: i tifosi fuori da San Siro prima del derby, i Navigli pieni, che ormai sono diventati il set ideale per catturare immagine di gente assembrata ma la verità è che a volte il rispetto delle regole manca davvero. Ieri sera ho fatto un giro per la città e ho visto troppi gruppetti di persone a chiacchierare con la mascherina abbassata".

I gruppi, ha osservato ancora il sindaco, "sono talmente tanti che diventano incontrollabili dalle forze dell'ordine. Detto ciò oggi rafforzeremo i controlli. Ne ho parlato con il questore, ho chiesto un intervento più deciso per questo weekend e così sarà. Capisco che siamo tutti stanchi di questa situazione, lo sono anche io. Ma c'è almeno una cosa che dovremmo aver imparato: più ce ne approfittiamo, e più paghiamo pegno".

Milano, l'assemblea online dei Socialisti: "Una nostra lista e un nostro candidato sindaco"

Riceviamo e pubblichiamo l'annuncio dell'assemblea, via web, dei Socialisti di Milano, che sabato mattina discuteranno delle idee e del collocamento in vista delle prossime elezioni per il sindaco e il nuovo Consiglio comunale di una forza dalla storia comunque importante, specie all'ombra della Madonnina


E' in programma per sabato 6 febbraio, a partire dalle ore 10,00, l'assemblea "Webinar" dei Socialisti di Milano, il 'rassemblement' del socialismo cittadino che comprende lo stesso PSI, Socialisti in Movimento, l'Associazione Socialdemocrazia, circoli e organizzazioni di area. L'assemblea sarà in diretta FB sulla pagina 'Socialisti di Milano' e quelle delle realtà ad essi collegati. 

Intitolata ""Il valore di un'idea, le ragioni di una scelta.", l'assemblea ha come suo punto centrale la scelta di presentare una Lista socialista alle prossime elezioni comunali e, in autonomia o con una coalizione 'riformista', una propria candidatura a Sindaco.

"E' il segno della riunificazione e riconciliazione dei socialisti milanesi ma soprattutto della nascita a Milano di una prospettiva nuova. Da Milano può ripartire il nuovo segnale del socialismo rivolto a tutti coloro che si riconoscono nella storia, negli ideali e nelle lotte del socialismo democratico europeo", dichiara Mauro Broi, segretario metropolitano del PSI.

E Roberto Biscardini di 'Socialisti in Movimento' sottolinea: "Occorre dare voce ai tanti che, già in difficoltà prima della pandemia, oggi vivono anche a Milano lo spettro della crisi economica e sociale. Con una lista e una coalizione con il proprio candidato Sindaco

espressione di una necessità nuova, quella di dare a Milano una nuova prospettiva fuori dal cosiddetto "modello Milano" che non regge più, né dal punto di vista economico né dal punto di vista politico. Che rappresenti la novità nel panorama politico delle vecchie coalizioni ormai in disfacimento."

Conclude Gianstefano Milani, dell'Associazione Socialdemocrazia: "E' un progetto ambizioso a cui però non possiamo rinunciare! Che, partendo da Milano, pone la questione di fondo della necessità del socialismo qui e nel Paese. E le tante adesioni che realtà che si rifanno ai valori e alle idee del socialismo democratico ci hanno fatto pervenire insieme a quelle di tanti singoli esponenti della cultura socialista, ci confortano sulla validità e praticabilità del nostro progetto politico".

Tra gli interventi annunciati, oltre a quelli delle realtà che hanno aderito e di molte 'giovani leve' anche quelli di Ugo Finetti, Nuccio Abbondanza, Michele Achilli, Felice Besostri, Maurizio Punzo e Paolo Pillitteri.

 

Zona gialla da oggi in sedici regioni: tutte le regole. Assembramenti, lite Cts-Comuni

Spostamenti consentiti tra le 5 e le 22, ma solo nella regione in cui ci si trova (salvo, come sempre, i motivi di lavoro, salute o necessità; e il raggiungimento di seconde case). Sui concentramenti di persone registrati in diverse città nel weekend il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Agostino Miozzo chiede ai primi cittadini di fare di più. Antonio Decaro replica: "Basta tiro al bersaglio. Dare la colpa a noi sta diventando il nuovo sport nazionale"


Zona gialla da oggi, lunedì 1 febbraio, per 16 regioni in Italia, con regole meno restrittive. Diminuiscono i divieti. Tra le aree del Paese che passano alla fascia con il più basso rischio Covid ci sono Lombardia, Veneto e Lazio, mentre sono solo 5 le regioni che si trovano ancora in zona arancione (Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria e la Provincia Autonoma di Bolzano) secondo le ordinanze firmate dal ministro della Salute, Roberto Speranza. La zona gialla, come noto, prevede misure e restrizioni più leggere. Ecco cosa si può fare e cosa no, secondo le disposizioni del governo.

COPRIFUOCO E SPOSTAMENTI

Il coprifuoco è fissato dalle 22 fino alle 5. Dopo quell’ora ci si può muovere solo per esigenze lavorative, situazioni di necessità o per motivi di salute. Per spostarsi in quegli orari bisognerà fare un’autocertificazione. Resta l’obbligo di mascherina anche all’aperto, a eccezione dei bambini sotto ai sei anni, di chi svolge attività sportiva e di chi ha patologie. Fino al 15 febbraio è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, tranne quelli per esigenze lavorative, situazioni di necessità, motivi di salute.

VISITE

Una sola volta al giorno è permesso spostarsi verso un'altra abitazione privata abitata della stessa Regione o Provincia autonoma, tra le 5 e le 22, a un massimo di due persone, oltre a quelle che già vivono nella casa di destinazione. Chi si sposta può portare con sé i figli minori di 14 anni e le persone disabili o non autosufficienti conviventi.

SCUOLA

Le scuole superiori adottano la didattica in presenza almeno al 50 per cento ed entro il limite del 75 per cento. Per medie ed elementari resta la didattica in presenza, ma con l’obbligo di mascherina per i bambini con più di sei anni. Le università organizzano la didattica con le autorità regionali.

BAR E RISTORANTI

Per bar e ristoranti restano le regole di apertura dalle 5 alle 18, consegna a domicilio consentita, asporto possibile con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze. I musei possono rimanere aperti dal lunedì al venerdì tranne nei giorni festivi.

CINEMA, TEATRI, SPORT

Rimangono chiusi i cinema, i teatri, le sale scommesse, le sale da gioco, le discoteche, le sale da ballo, le sale da concerto, le palestre, le piscine, i parchi tematici, le terme, i centri benessere. I negozi sono aperti ma i centri commerciali sono chiusi nel weekend. Chiusi gli impianti sciistici fino al 15 febbraio, previa autorizzazione delle autorità regionali, in base alla situazione sanitaria.7

LITE CTS SINDACI SUGLI ASSEMBRAMENTI

Botta e risposta tra Agostino Miozzo del Cts e Antonio Decaro dell'Anci sugli assembramenti. "Dare la colpa ai sindaci sta diventando il nuovo sport nazionale. Miozzo, che ci accusa di immobilismo di fronte agli assembramenti nelle città, sembra impegnato in un disperato tentativo di allontanare da sé le responsabilità e addossarle sugli obiettivi più facili, quelli che per natura e per senso del proprio dovere, sono abituati a esporsi in prima persona, sempre: i sindaci", dice Decaro, presidente Anci e sindaco di Bari, commentando le parole del coordinatore del Comitato tecnico scientifico che sull'allarme assembramenti ha chiesto ai sindaci di fare di più.

 

(Fonte: Adnkronos)

 

 

Coprifuoco in Campania, De Magistris attacca De Luca: "Se la prende coi cittadini, ma ha fatto errori molto gravi". E accusa anche Conte: "Messaggio ansiogeno e lacerante"

Il sindaco di Napoli contro il governatore: "Ha vietato ai medici di dire la verità. Il virus è fuori controllo, la medicina territoriale è stata smantellata, non prendiamocela con i cittadini". Sull'intervento del premier domenica sera: "Le parole di Conte hanno avuto un effetto devastante, siamo passati dalla pandemia al pandemonio"


Legge Severino è costituzionale, ricorso infondato". De Magistris verso la  sospensione. E anche De Luca trema - Il Fatto Quotidiano

Da agi.it

Coprifuoco in Campania da venerdì. È la richiesta che il presidente della regione, Vincenzo De Luca, si appresta ad avanzare di fronte all'incremento dei contagi da Covid-19.

 "Ci prepariamo a chiedere in giornata il coprifuoco, il blocco delle attività della mobilità da questo fine settimana" annuncia il governatore "Volevamo partire dall'ultimo week end di ottobre, ma partiamo ora, si interrompono le attività e la mobilità alle 23 per contenere l'onda di contagio. Alle 23 da venerdì si chiude tutto anche in Campania come si è chiesto anche in Lombardia".

La decisione vinee nel mezzo di un duro scontro tra De Luca e il sindaco di Napoli. "Penso ci siano stati errori molto gravi della Regione. Non è uno scaricabarile, i numeri parlano da soli" è l'attacco di Luigi de Magistrisai microfoni di Rai Radio1.

"Le persone a casa sono sole, appena aumenta la febbre vanno in ospedale, il virus è fuori controllo, la medicina territoriale è stata smantellata già prima della pandemia. De Luca ha vietato anche ai medici di dire la verità - aggiunge - il tampone viene fatto dopo molti giorni".

Quanto alle norme più restrittive nella regione per le ordinanze di De Luca concentrate sulla movida, per l'ex pm "il problema non sono i ragazzi. Non prendiamocela con i cittadini che hanno avuto in gran parte un atteggiamento responsabile. Andremo sicuramente al lockdown in Campania, sono rimasti 15 posti in terapia intensiva. Che tristezza chiudere le scuole appena riaperte. Adesso il tema centrale è facciamo presto".

Poi però l'invito a "essere uniti", "in questo momento" e un bravo al premier Giuseppe Conte per "la marcia indietro del governo". "La gente sta capendo che bisogna essere responsabili ma non rinunciare subito agli altri diritti".

In realtà anche nei confronti del premier il primo cittadino di Napoli non aveva risparmiato parole taglienti, stamattina in una intervista al quotidiano La Stampa. "Le parole di Conte hanno avuto un effetto devastante, siamo passati dalla pandemia al pandemonio", ha detto de Magistris in riferimento al discorso di Conte di domenica sera. "Senza contare che questi coprifuoco settoriali sono inattuabili".

Il sindaco si dice "sconcertato" e che il modo in cui s'è mosso il governo è "segno di grande superficialità" e, "nella migliore delle ipotesi c'è stata molta approssimazione dal punto di vista della comunicazione". 

"Pandemia? No Pandemonio"

"È stato sbagliato quel messaggio, ansiogeno e lacerante, che rischia di acuire le tensioni sociali: i ragazzi additati come untori, le persone che si lamentano degli assembramenti, i commercianti che vedono la loro attività in crisi. E in quel modo inviti a tutti a rivolgersi al sindaco" e con la polizia municipale "siamo sempre in difficoltà, non abbiamo risorse per assumere nuovo personale".

Poi puntualizza: "Chiudere una piazza non è la soluzione, perché la gente si sposterà in un'altra piazza vicina, come in un grande e inutile gioco dell'oca". E de Magistris conclude: "Siamo qui a parlare di questo perché alla fine nel dpcm c'era poco altro".

 

(Fonte: agi.it)

"Onore all'Italia": ora la svolta patriottica di Salvini è completa. La visita al Mausoleo Garibaldino di Roma e l'omaggio alla tomba di Mameli: così la Lega tricolore punta al Campidoglio

A due anni da un altro gesto significativo, la visita al Sacrario militare di Redipuglia, Matteo Salvini compie un altro passo importante che manda definitivamente in soffitta il passato secessionista del movimento in cui è nato politicamente. Questa mattina il "Capitano" è andato a rendere omaggio alla tomba di Goffredo Mameli, il patriota genovese che ha scritto l'Inno d'Italia. Il leader della Lega, con la mascherina tricolore sul volto, ha visitato il Mausoleo Ossario Garibaldino che accoglie i resti dei caduti nelle battaglie per Roma Capitale dal 1849 al 1870 e che si trova al Gianicolo.  L'eroe perse la vita proprio difendendo la seconda Repubblica Romana nel 1849. A pubblicare le foto è il profilo Facebook Lega-Salvini premier


"Onore all'Italia". È la dedica scritta da Matteo Salvini sul quaderno delle firme del Mausoleo Ossario Garibaldino a Roma dove si è recato privatamente in visita oggi intorno a mezzogiorno. Con lui il consigliere leghista in Campidoglio Davide Bordoni e il senatore del Carroccio Francesco Giro

Mausoleo Ossario Garibaldino
Si tratta della prima visita del leader della Lega al Mausoleo che sorge sul Gianicolo nella località detta Colle del Pino, dove tra il 30 aprile e i primi giorni del luglio 1849, guidata da Giuseppe Garibaldi, si svolse l'ultima difesa della Repubblica Romana proclamata il 9 febbraio dello stesso anno. 

Il Mausoleo accoglie i resti dei caduti nelle battaglie per Roma Capitale dal 1849 al 1870. Nella parete di fondo è posto il sarcofago in porfido con le spoglie di Goffredo Mameli, il giovane poeta genovese, autore dell’inno d’Italia, ferito a morte proprio sul Gianicolo nel 1849 a soli 22 anni. 

Coronavirus, Gori: "I morti di Bergamo sono tre volte i numeri ufficiali". E ai suoi concittadini dice: "Quando tutto sarà finito faremo un commiato collettivo per chi ci ha lasciato" (VIDEO)

Videomessaggio su Facebook del sindaco di Bergamo, Giorgio Gori: "Martedì 31 su invito del presidente della provincia, tutti i comuni d’Italia avranno le bandiere a mezz'asta e i sindaci rispetteranno un minuto di silenzio davanti al monumento ai caduti per onorare i morti. Vi prometto quando sarà finito tutto faremo un commiato collettivo per i morti" - (VIDEO)


Bergamo è la città più colpita dal coronavirus. "Lo siamo purtroppo, aldilà dei numeri che ascoltiamo al telegiornale, che rappresentano solo parzialmente la dimensione dell’epidemia e il dramma di tante famiglie", spiega il sindaco Giorgio Gori in una intervista a Tpi. "Il numero reale delle vittime è di oltre due volte e mezzo quello certificato ufficialmente". La ragione è tragicamente semplice: "I dati sui contagiati che vengono diffusi quotidianamente dalla Regione e dalla Protezione Civile riguardano solo coloro che sono risultati positivi al tampone. E i tamponi in Lombardia si fanno solo a chi si presenta in ospedale con sintomi molto seri". 

Insomma, continua Gori, "quella è solo la punta dell’iceberg. Ci sono decine di migliaia di persone positive, solo nella mia provincia, che non entrano nelle statistiche solo perché non viene fatto loro il tampone. Parlo di persone sintomatiche, poi ci sono gli asintomatici". I dati parlano chiaro: "Abbiamo contato i decessi dei residenti in città dall’1 al 24 marzo, e abbiamo confrontato questo dato con la media dei decessi nello stesso periodo degli ultimi dieci anni", "il numero dei decessi di quest’anno dall’1 al 24 marzo è quattro volte e mezzo superiore alla media degli anni precedenti".  Quest’anno a Bergamo, continua il sindaco, "ci sono stati 446 decessi, negli anni precedenti mediamente 98. Sono 348 in più. Per le statistiche ufficiali i decessi causati da Covid 19 sono 'solo' 136: tantissimi, ma molti meno di quelli realmente avvenuti".

Coronavirus, Sala riparte dalla "battaglia del pennarello" e guarda al dopo: "Riapertura a step, Milano non sia impreparata" (VIDEO)

Il videomessagio quotidiano del sindaco: "Penne e quaderni sono beni essenziali per gli studenti. Ne ho parlato con governo e prefetto". Poi i suoi pensieri su come far ricominciare le attività cittadine, dai trasporti alla socialità. Ecco cosa ha detto - (VIDEO)


"Vorrei dire innanzitutto alle mamme in ascolto che stamattina ho ufficialmente lanciato la 'battaglia del pennarello' e cioè mi avete in molte segnalato che non si trovano nei supermercati articoli di cartoleria, pennarelli e quaderni per voi fondamentali per far studiare i vostri ragazzi. Non si trovano perché non sono considerati articoli essenziali secondo il decreto del Governo. Ne ho parlato col prefetto Renato Saccone e col Governo: speriamo che risolvano in fretta la questione e magari senza aspettare un Consiglio dei ministri", ha esordito così il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, nel suo quotidiano videomessaggio ai cittadini, in questo periodo di emergenza coronavirus.

Poi, ha raccontato di aver avuto una video-conference con un centinaio di sindaci delle più grandi città del mondo: "E' stata organizzata la C40, l'organizzazione che ci riunisce e che è presieduta dal sindaco Los Angeles, che ha chiesto a me e al sindaco di Seul di relazionare sulla situazione". E ha aggiunto: "Ci siamo confrontati su cosa fare adesso e che misure prendere alla riapertua della città"."Capisco che sia prematuro immaginare quando riusciremo a riaprire - ha proseguito il primo cittadino - ma non voglio che Milano si trovi impreparata". 

Sala ha spiegato: "Sarà una riapertura a step e sto già lavorando su alcuni capitoli. Pimo come rimodulare le infrastrutture, come le metropolitane a quelle digitali come la banda larga. Secondo, come usufruire degli spazi pubblici, da San Siro a un cinema o a un teatro: come si entra, come si esce, come si gestisce il momento in cui siè  vicini. Terzo, come far ripartire l'economia: presumo che alle grandi aziende penserà il governo, ma io mi devo occupare di quel piccolo tessuto economico e culturale che e' in gran parte la vita di una città come Milano".

Coronavirus, ora Sala bacchetta gli amici runner: "Mentre tu corri e sei felice altri cento ti guardano dalle finestre e si arrabbiano" (VIDEO)

Il consueto videomessaggio quotidiano del sindaco di Milano: "Permettetemi di dire che trovo inaccettabile che ai medici, al personale sanitario, ai medici di base non venga fatto il tampone: questo lo trovo francamente inaccettabile da parte della nostra sanità". Poi uno sguardo al futuro  Quando l'emergenza Coronavirus sarà passata, si dovrà mettere in atto una ricostruzione sociale ed economica senza precedenti. Io sono in ufficio a Palazzo Marino a gestire il quotidiano ma anche molto a pensare a cosa fare dopo, io ci sono e sono qui a lavorare con i miei collaboratori per la città" - (VIDEO)


"Permettetemi di dire che trovo inaccettabile che ai medici, al personale sanitario, ai medici di base non venga fatto il tampone: questo lo trovo francamente inaccettabile da parte della nostra sanità". A dirlo nel suo consueto messaggio sui social il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Partendo dalla sua storia personale e dal racconto di un momento molto delicato della sua vita, Sala ha poi rinnovato un appello accorato ai milanesi affinché restino a casa in questi giorni "delicati" di emergenza coronavirus, invitando gli anziani a fare spesa più abbondante per uscire meno da casa e rivolgendosi in particolare ai runner. "Premetto che voi, secondo i decreti del governo potere correre - ricorda il primo cittadino-, ma provate ad avere questo pensiero: mentre tu, runner, corri e sei felice, ne hai cento alla finestra che ti guardano e si arrabbiano perché si sentono reclusi mentre tu corri per le strade. Quando l'emergenza Coronavirus sarà  passata - conclude Sala - si dovrà mettere in atto una ricostruzione sociale ed economica senza precedenti. Io sono in ufficio a Palazzo Marino a gestire il quotidiano ma anche molto a pensare a cosa fare dopo, io ci sono e sono qui a lavorare con i miei collaboratori per la città".

Contagi in aumento a Milano

Secondo l'ultimo bollettino reso noto dalla Regione nel pomeriggio di martedì 17 marzo all'ombra della Madonnina si sono registrati 964 casi. Per "leggere il dato" bisogna tenere conto che il 10 marzo erano 246 e che in un solo giorno si sono registrati 151 casi.

La situazione non è più rosea nella Città Metropolitana: tra Milano e hinterland i casi registrati sono 2.326 e il 10 marzo erano 592. La provincia più colpita dal Coronavirus è ancora Bergamo - 3993 casi -, seguita da Brescia - 3300 casi - e Milano, 2326. Poi ci sono: Cremona - 2073 -, Lodi - 1418 -, Pavia - 884 -, Mantova - 465 -, Lecco con 440, Monza e Brianza - 376 -, Como - 256 -, Varese - 234 - e Sondrio con 74.

In Lombardia, invece, i casi totali sono saliti a 16.220. Le persone che hanno sconfitto il virus sono state 2.485, 1.640 sono morte mentre altre 879 stanno lottando nei reparti di terapia intensiva degli ospedali Lombardi. Il totale delle persone ricoverate, invece, è arrivato a 6.953.

 

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