updated 2:32 PM UTC, Apr 11, 2021

Sondaggi, continua il boom di Giorgia Meloni: Fratelli d'Italia ora terzo partito al 17,2%. Fuori dalla "zona Champions" c'è il vuoto

Confermate nella Supermedia di YouTrend per AGI le tendenze delle ultime settimane. Lega in calo ma resta in prima posizione, Pd in risalita (ma che ancora sotto ai livelli pre-dimissioni di Zingaretti) e lotta serrata per il terzo posto tra FdI (nuovo record) e 5Stelle. Staccata Forza Italia, piccole percentuali per Azione, Italia Viva e Sinistra Italiana


sondaggi politici

Nuovo record di consensi per Fratelli d'Italia, la Lega ancora in calo e il Pd in risalita. Sono i risultati della Supermedia settimanale di YouTrend per Agi che conferma le tendenze già riscontrate nelle ultime settimane.

I primi quattro partiti

Il partito di Salvini ottiene una performance non particolarmente brillante ma resta in prima posizione con il 22,9 per cento. Il Pd guadagna un prezioso 0,6 per cento che gli consente di piazzarsi al secondo posto con il 18,6% e di recuperare il terreno perduto, anche se non riesce ancora a tornare ai livelli precedenti alle dimissioni di Nicola Zingaretti. Lotta serrata per il terzo posto tra M5S e Fratelli d'Italia. Questa settimana la spunta il partito di Giorgia Meloni che raggiunge la percentuale record del 17,2%, portando a casa un guadagno ulteriore dello 0,3%. Il Movimento quindi si piazza solo quarto con il 17% e un incremento più ridotto dello 0,1%.

Le altre forze

Dietro i quattro principali partiti, che sono racchiusi in meno di 6 punti, c'è quasi il vuoto, con Forza Italia in calo al 7,5% e staccata di quasi 10 punti dal M5S. Tra le componenti di maggioranza, quella giallorossa sembra più in forma rispetto a quella di centrodestra, una dinamica che riflette probabilmente gli atteggiamenti sul tema riaperture/restrizioni.

Azione rimane stabile al sesto posto con il 3,3%, Italia Viva risale al 3,2%, Sinistra italiana conferma il 2,2% del 25 marzo. Articolo 1 cala all'1,8%, + Europa è stabile all'1,6% a pari merito con i Verdi.

Pd-M5S, incontro tra Letta e Crimi: si rafforza l'asse giallorosso per le comunali. "Proseguire il percorso comune e stop a cambi di casacca". Aspettando Conte...

Faccia a faccia questa mattina a Roma tra il capo politico del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, e il segretario del Partito Democratico, Enrico Letta. Tra i temi toccati l'emergenza Covid, le riaperture e le prossime elezioni amministrative


Un ballista d'acciaio": così i 5S insultavano Letta - IlGiornale.it

Il segretario del Pd Enrico Letta ha incontrato il capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi. E quello tra i due, spiegano fonti del M5S, è stato un "confronto positivo e cordiale, nel corso del quale è stata ribadita da entrambe le parti la volontà di proseguire nel percorso comune avviato già a partire dal governo Conte II".

L'avvocato Borrè contro Crimi: "Espulsioni dei senatori M5S illegittime" -  IlGiornale.it

Nell'incontro si è parlato anche delle prossime elezioni amministrative, rispetto alle quali "da parte del Movimento è stata ribadita la volontà di collaborare sui territori e nelle amministrazioni locali, come dimostrato anche recentemente dall'ingresso di un portavoce M5s nelle giunte di Lazio e Puglia, laddove dovessero crearsi le condizioni. Qualora ciò non dovesse avvenire - viene aggiunto - ciò non inciderebbe sul percorso comune già avviato".

 Secondo quanto si apprende, durante il colloquio, avvenuto presso la sede di Arel e durato oltre un'ora, la principale questione affrontata sarebbe stata anche quella relativa all'emergenza Covid e in particolare, fanno sapere fonti del M5S, "sulle risposte sanitarie ed economiche in atto e quelle da adottare, e il tema delle riaperture. È stato fatto il punto su come sostenere nelle prossime settimane il governo nel proseguo della campagna vaccinale e rispetto a imprese e famiglie". Altro argomento toccato, spiegano le stesse fonti, è stato quello dei meccanismi parlamentari e di alcune correzioni che vengono ritenute opportune, al fine di porre fine a storture, come quella del dilagante fenomeno dei cambi di casacca.

 

(Fonte Ansa)

Incontro Letta-Renzi: "divergenza profonda" su Conte e 5Stelle

Faccia a faccia di 40 minuti tra i leader di Pd e Italia viva. Vaga comunanza su emergenza e vaccini, ma i nodi politici restano. Per i dem il rapporto con l'ex premier e i pentastellati è "essenziale per costruire una alternativa vincente a Meloni e Salvini". Incognita amministrative


Hanno trovato "elementi di accordo e altri di disaccordo" Enrico Letta e Matteo Renzi durante l'incontro di questa mattina. Un incontro "franco e cordiale", durato 40 minuti, che si è svolto all'Arel. "Divergenze profonde" tra i due riguardano il rapporto con Conte e il M5S, hanno riferito fonti del Nazareno, affermando che i leader hanno affrontato temi legati al quadro politico e alle prospettive future.

Il segretario del Pd e il leader di Iv hanno fatto una "analisi a tutto campo" della situazione del Paese, trovandosi d'accordo sul fatto che in questa fase l'impegno comune debba essere quello del sostegno alla campagna dei vaccini e al supporto economico per compensare le chiusure per Covid.

Quanto al rapporto con Conte e i 5 Stelle, per Letta - riferiscono le stesse fonti - è "essenziale per costruire una alternativa vincente a Meloni e Salvini". Sulle amministrative, Letta ha ascoltato le idee d Renzi, e per il leader del Pd il mese di aprile sarà "importante" per trovare le soluzioni.

Italia viva, all'Adnkronos, "conferma la narrazione del Nazareno" sull'incontro di stamattina. Un faccia a faccia a tutto campo, definito "cordiale e franco", in cui sono emersi "elementi di accordo e di disaccordo" tra cui, in particolare, una "divergenza profonda" sul rapporto con Conte e il M5S.

 

(Fonte: Adnkronos)

Omofobia, scontro Pd-Lega sul ddl Zan. Il Carroccio non lo vuole in agenda: "Tema divisivo e ideologico". I dem: "Non accettiamo ricatti, su questa legge andremo avanti"

Cresce la tensione tra i due partiti di governo, divisi su tante questioni, una delle quali è il disegno di legge che prevede misure specifiche e maggiormente repressive per gli atti legati all'orientamento sessuale 


Scontro tra Lega e Pd sul ddl Zan sull'omotransfobia, fermo a Palazzo Madama dopo l'approvazione da parte della Camera e di cui Pd-M5s-Italia viva-gruppo Misto e Autonomie hanno chiesto la calendarizzazione nella commissione Giustizia del Senato. "La Lega - dice il presidente dei senatori del Carroccio Massimiliano Romeo interpellato dall'Ansa - è assolutamente contraria alla calendarizzazione.

E' un tema divisivo e ideologico che non fa parte dell'agenda politica. Forzature su temi così divisivi rischiano di compromettere quei rapporti all'interno del Parlamento e quel clima di sostegno e unità nazionale che si è creato e potrebbero avere riflessi sul governo". "Sarebbe cosa buona e saggia concentrarsi su questioni a cui i cittadini danno maggiore attenzione come la sanità e la gestione economica della crisi Covid. Le altre sono bandiere politiche. Sia noi che Forza Italia siamo contrari alla calendarizzazione", ha aggiunto Romeo e concluso: "Già oggi chi aggredisce e insulta delle persone per il loro orientamento sessuale, può e deve essere punito".

Al capogruppo leghista al Senato Romeo, che ha dichiarato di essere contrario alla calendarizzazione della legge contro l'omofobia, già approvata alla Camera, vorrei spiegare che una cosa è l'agenda di governo e altra cosa è l'agenda delle iniziative parlamentari sulla quale non ci sono ovviamente vincoli di maggioranza. Consiglierei, inoltre, alla Lega di abbandonare la strada dei ricatti su questi temi. Il Partito democratico non accetta ricatti, e su questa legge, come abbiamo già detto, andremo avanti". Lo dichiara il deputato Pd Michele Bordo.

Il Pd non accetta ricatti "anche perché - sostiene Bordo - purtroppo nel nostro Paese continuano a ripetersi aggressioni legate all'orientamento sessuale di nostri concittadini ed è assurdo che l'Italia, al pari di altri Paesi europei, non si doti di strumenti legislativi per combattere questi odiosi crimini di stampo omofobico".

"Il presidente della Commissione Giustizia del Senato, Andrea Ostellari ha ieri sconvocato per una seconda volta l'Ufficio di presidenza, temendo che si possa calendarizzare il ddl Zan come richiedono Pd, M5s, LeU, Iv e Autonomie. Anziché essere super partes, il leghista Ostellari cede a tal punto ai diktat del suo partito da ricorrere a simili mezzucci ostruzionistici. Vergognoso e imbarazzante, poi, che abbia ventilato l'ipotesi di nominare Simone Pillon a relatore della legge. Si teme a tal punto il libero confronto politico in Senato su tale tema di civiltà?". A dichiararlo in una nota il comitato di Dá voce al rispetto, la campagna nazionale del basso per sensibilizzare la pubblica opinione sull'approvazione del ddl contro l'omotransfobia, la misoginia e l'abilismo. "Per questo motivo - continua il comitato promotore - plaudiamo alla ferma volontà del senatore Pietro Grasso (LeU), che con una lettera formale, condivisa dai capigruppo Pd, M5s, Iv e Autonomie in Commissione Giustizia, ha oggi sollecitato Ostellari a convocare l'Ufficio di presidenza, ribadendo che 'sui diritti non si arretra di un millimetro'".

 

(Fonte: Ansa)

Campania "zona russa", scontro De Luca-Bonaccini su Sputnik. Interviene Sileri, che dà ragione al secondo

Lite tra i due presidenti del Pd. Il governatore dell'Emilia-Romagna e rappresentante delle Regioni attacca il collega campano: "Nessuna regione può acquistare vaccini senza l'ok di Ema". La replica: "Siamo in guerra, si testi il siero russo in un mese"


Vaccino Sputnik, Bonaccini contro De Luca: “Nessuno può comprare dosi senza  l'ok di Ema” - Il Riformista

È polemica tra Stefano Bonaccini e Vincenzo De Luca sul vaccino russo Sputnik. Il governatore dell’Emilia-Romagna stigmatizza la decisione del suo compagno di partito, e governatore della Campania, di procedere all’acquisto del siero messo a punto dagli scienziati russi prima che arrivi l’autorizzazione dell’Ema o dell’Aifa. Una decisione contro la quale si è schierato poco dopo anche il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri. 

"Nessuna regione italiana può acquistare vaccini senza l'autorizzazione di Ema o Aifa", ha attaccato Bonaccini intervistato a Mezz’ora in più, su Rai 3. "Se una Regione acquistasse da sola” i vaccini, ha aggiunto, “credo che il generale Figliuolo chiederebbe che i sieri in arrivo vengano suddivisi per tutti gli italiani. Siamo una nazione, non venti piccole patrie”. 

Poco prima De Luca aveva giustificato la sua decisione sostenendo che quelli in cui viviamo non sono tempi di “ordinaria amministrazione”, ma “siamo in guerra e siccome vi sono vaccini che sono stati già somministrati a milioni di cittadini si può tranquillamente testare l'efficacia del vaccino in un mese, non in sei mesi. Questo è quello che noi chiediamo al governo e all'Aifa e ovviamente ci atterremo alle raccomandazioni scientifiche sul vaccino”.

La sfuriata di Pierpaolo Sileri: "Lo vogliamo capire che siamo in  guerra..." - IlGiornale.it

Ma la mossa del governatore campano non è andata giù nemmeno al sottosegretario Sileri. "Il mercato ha due regole, nessun vaccino puo' essere acquistato senza il via libera dell'Aifa, anche volendolo prendere non si può né distribuire né acquistarlo”. 

De Luca quindi, ragiona Sileri, “non può dare un farmaco senza approvazione ai suoi pazienti, è un farmaco non validato. Secondo motivo è che non possiamo muoverci in ordine sparso".

Per Sileri, "l'Italia è fatta di 21 sistemi sanitari regionali ed è giusto che vengano coordinati a livello centrale e che l'acquisto sia centrale. Capisco la sensibilità del governatore De Luca", conclude, "ma il sistema di acquisto e di distribuzione è centrale ed è necessario che ciò che arriva sul nostro territorio sia validato. Non che il vaccino Sputnik non sia sicuro, ma se esiste un perimetro di un ente regolatorio, noi dobbiamo stare dentro quel perimetro". 

(da: Agi)

Decreto Sostegni, Letta attacca Salvini: "Cdm in ostaggio, pessimo inizio". La replica: "Pensi allo ius soli". Poi un grande classico: "Enrico stai sereno"

Botta e risposta tra il neo segretario del Pd Enrico Letta e Matteo Salvini. Ad andare all'attacco per primo è Letta: "Molto bene.Il decreto Sostegni interviene su salute, scuola, turismo, cultura e aiuta lavoratori e imprese. Bene Draghi. Bene i ministri. Male, molto male che un segretario di partito tenga in ostaggio per un pomeriggio il Cdm (senza peraltro risultati). Pessimo inizio Salvini", scrive su twitter riferendosi alle tensioni in Cdm sulla questione cartelle.

"C'è chi pensa allo ius soli - è la replica di Matteo Salvini - e c'è chi pensa ad aiutare gli italiani in difficoltà con un decreto da 32 miliardi. Basta con le polemiche, Enrico stai sereno". 

Pd, Enrico Letta è il nuovo segretario: "No a partito di potere. Priorità lavoro, donne e ius soli. Dialogo col M5S di Conte e sentirò Renzi" (VIDEO)

Enrico Letta, candidato unico, proclamato segretario del Partito democratico dall'Assemblea nazionale con 860 voti a favore (2 i no e 4 gli astenuti). Le sue parole dal palco del Nazareno - (VIDEO)


"Sono stati giorni complessi e complicati. Ringrazio e saluto Nicola Zingaretti: a lui mi lega lunga e grande amicizia. Un rapporto importante di sintonia. Abbiamo fatto tante cose insieme e tante cose insieme faremo. Ti ringrazio di avermi cercato: lavoreremo insieme, è un onore succederti. Abbiamo un carattere abbastanza simile, ci capiamo al volo", ha detto Enrico Letta nel suo intervento in assemblea Pd.

"Centomila morti, è scesa la speranza di vita, drammaticamente e per la prima volta nella storia recente del paese, la solitudine, lo smarrimento, le famiglie che hanno perduto i loro cari. Il mio pensiero va al personale sanitario, ai rappresentanti dello Stato, la loro dedizione è stata ed è fondamentale", ha detto Letta. "Penso al mezzo milione di italiani che hanno perso il lavoro, a loro noi guardiamo cercando le migliori soluzioni per il loro futuro. Mi viene in mente la frase di Papa Francesco che dice che vorrebbe un mondo che sia un abbraccio fra giovani e anziani". E ancora: "Da solo nessuno si salva. Ce lo ha detto il Papa".

"Vorrei che oggi la discussione non si chiudesse ma iniziasse. Domani presenterò un vademecum di idee da consegnare al dibattito dei circoli per due settimane. Ne discutiamo insieme e poi facciamo sintesi in una nuova assemblea", ha detto ancora Letta nel suo intervento in assemblea Pd.

"Lo stesso fatto che sia qui io e non una segretaria donna dimostra che esiste un problema" sulla parità di genere. "Io metterò al centro" il tema delle donne: è "assurdo" che sia un problema.

"La caduta dalla pandemia avrà lo stesso effetto che ebbe per me e per la mia generazione la caduta del muro di Berlino. E quando cadrà la pandemia, deve essere festa come fu allora", ha detto Letta. "E' l'anno piu' buio della nostra storia repubblicana, e' il peggiore anno della nostra storia repubblicana. Centomila morti. E' scesa la speranza di vita. Gli anziani soli, lo smarrimento. Noi siamo vicini alla liberazione. Sappiamo che fino all'estate ci aspetteranno nuovi lutti e sofferenze. Ma siamo di fronte a uno sforzo finale e speriamo che la liberazione che avverrà, avverrà grazie alla scienza, al vaccino e alla cooperazione tra paese, ricercatori e istituzioni", afferma.

"Noi del Pd siamo per il primato della scienza, lo rivendichiamo con orgoglio. L'immagine è quella di Sergio Mattarella cui va il mio saluto più affettuoso. La sua foto in fila che si vaccina è l'immagine della speranza". 

 

"Mi candido a nuovo segretario ma so che non vi serve un nuovo segretario: vi serve un nuovo Pd", ha detto Enrico Letta nel suo intervento in assemblea Pd.

"Progressisti nei valori, riformisti nel metodo e radicalità nei comportamenti tra di noi". E parlando dell'uscita dalla pandemia dice: "Noi come il Pd abbiamo il dovere di esserci, non con lo sguardo al nostro ombelico ma nella società".

Enrico Letta cita nel suo discorso due figure di spicco dell'Europa: Jacques Delors e Romano Prodi. Jacques Delors, "sempre ottimista, mi ha dato una lezione di vita straordinaria". E di Romano Prodi afferma: "inutile dirvi quanto mi lega a lui".

"Arrivo da persona libera", dopo aver lavorato fuori dalla politica ma "i talenti di qui valgono, chi ha fatto politica ha un talento da giocarsi fuori", ha sottolineato Letta. "Lascio gli incarichi retribuiti ma tengo la presidenza dell'istituto Delors", aggiunge.

"Ho ricevuto più messaggi in pochi giorni che in sette anni, ma la vita è fatta così. Non avrete qui un segretario che arriva sulle ali dell'esaltazione di tutti quelli che oggi lo osannano".

"L'Europa è la nostra casa e l'Europa del 2020 è quella che ci piace" con al centro "la solidarietà il lavoro ed il pilastro sociale". Ma "dobbiamo cambiare ancora l'Europa e fare quelle scelte che migliorino la democrazia europea".

"Dobbiamo essere il partito dei giovani. Se non riusciremo a coinvolgere i giovani io avrò fallito il mio obiettivo. Voglio mettere in piedi una Università democratica, mettere insieme tutte le energie e le forze che dobbiamo avere", ha detto ancora Letta. "Partecipazione per me è la parola chiave: ho intenzione di lavorare come segretario Pd con questo tema della partecipazione". Un partito, spiega che dovrà "mettere insieme l'anima e il cacciavite" e che dovrà puntare sui giovani, "arrivo con i giovani nel cuore".

"Noi non dobbiamo essere la Protezione civile della politica, cioè il partito che è costretto ad andare al potere perché se no gli altri sbandano. Perché se lo facciamo diventiamo il partito del potere. Si vincono le elezioni se non si ha paura di andare all'opposizione". "Dobbiamo fare un partito che abbia le porte aperte. L'apertura sarà il mio motto: spalanchiamo le porte del partito".

Durante il governo Draghi "voglio rilanciare lo ius soli", è una "norma di civiltà", ha spiegato Letta. "Io sarei molto felice se il governo di Mario Draghi, di tutti insieme, senza polemiche, fosse quello in cui dar vita alla normativa dello ius soli", la legge sulla cittadinanza.

"Voglio fare una battaglia sul voto ai 16enni, anche se so una battaglia divisiva, complicata, ma dobbiamo allargare il peso dei giovani nella società". 

"Dobbiamo pensare che abbiamo vinto e governato quando abbiamo fatto coalizione. Quando siamo andati per conto nostro abbiamo perso. 1996 e 2006, eravamo guidati da Prodi. La coalizione è fondamentale: io ci credo. Ad aprirsi ci si guadagna sempre. Dobbiamo costruire un nuovo centrosinistra, su iniziativa e leadership del Pd. Parlerò nelle prossime settimane parlerò con tutti. L'incontro col Cinque stelle guidato da Conte lo dobbiamo fare, sapendo che non sappiamo ancora come sarà quel M5s. Arriveremo con rispetto a ambizione", ha spiegato. "Io credo nella coalizione. Dobbiamo costruire un nuovo centrosinistra su iniziativa e leadership del Pd. Parlerò con tutti coloro che sono interessati a un dialogo: parlerò con Speranza, con Bonino, con Calenda, con Renzi, con Bonelli, Fratoianni, con tutti gli altri possibili interlocutori anche nella società. Questo nostro centrosinistra andrà all'incontro con il Movimento 5 stelle, che sarà guidato da Giuseppe conte, al quale va il mio saluto affettuoso". 

Sala coi Verdi, i Socialisti lo stroncano: "Finalmente ha un'identità. Che non è quella del socialismo democratico europeo". E che bordata sul saluto a Tognoli...

Durissimo comunicato dei Socialisti di Milano sulla scelta del sindaco Giuseppe Sala di aderire ai Verdi Europei. Non fanno sconti al primo cittadino con rimproveri molto decisi e senza andare troppo per il sottile, a cominciare dalla prima riga della nota che riportiamo integralmente


Evidentemente, le dichiarazioni sui valori e sull'identità del socialismo democratico a cui far riferimento, fatte dal sindaco Sala all'indomani del saluto a Carlo Tognoli, erano frutto di cortesia e di un po' di tattica elettorale e non una scelta genuina.

Oggi, come un fulmine a ciel sereno, apprendiamo che Sala diventa uomo di partito, attraverso la sua adesione ai Verdi Europei di Bruxelles, forza che in più paesi dell'Unione governa anche con il centrodestra, come in Austria e in più Land della Germania, e che quindi non è annoverata direttamente nel centrosinistra continentale. Scelta più che legittima, naturalmente. Non nascondiamo un sospiro di sollievo per questo "chiarimento identitario", perché nell'agire politico di Sala, gli elementi socialisti sono stati difficili da rilevare, l'assistenza pubblica è stata demandata ai privati, così come le politiche dell'abitare, non c'è traccia di attuazione della "nostra" legge 167, per dare case popolari a chi non le ha, invece di moltiplicare grattacieli nel centro, pompando lo sviluppo immobiliare di alto bordo. Non si trova la strategia di uso delle aree pubbliche per dare servizi accessibili ai cittadini, invece di lasciare alla gestione privata tutte le aree, come nel caso degli ex scali ferroviari. Manca il rispetto dovuto ai cittadini dell'area metropolitana milanese, che vengono a lavorare e ad arricchire Milano, anche quando non hanno accesso ai mezzi pubblici, invece di porre ostacoli ai loro spostamenti con estemporanee riduzioni di capacità e degli stazionamenti. Del tutto assente, poi, la consapevolezza che Milano è una grande città, e non, a dire di Sala, di "dimensioni contenute", che lavora e dialoga con tutti gli insediamenti circostanti insieme ai quali costruisce il benessere e ricchezza. Non può essere tollerato il suo assoluto disinteresse verso la Città Metropolita, di cui per legge è altrettanto sindaco, risulta molto coerente. Anche per queste ragioni la scelta di Sala rafforza ancora di più la nostra di dare a Milano un'alternativa di governo dalla vera e chiara identità socialista, democratica e riformatrice.

Non nascondiamo un sospiro di sollievo per questo "chiarimento identitario", perché nell'agire politico di Sala, effettivamente, dei valori e delle idee del socialismo democratico se ne ha ben poca traccia. Ad esempio, non si ha traccia di attuazione della "nostra" legge 167, per dare case popolari a chi non le ha, invece di moltiplicare grattacieli nel centro, pompando lo sviluppo immobiliare di alto bordo. Non si trova la strategia di uso delle aree pubbliche per dare servizi accessibili ai cittadini, invece di lasciare alla gestione privata tutte le aree degli ex scali ferroviari. Manca il rispetto dovuto ai cittadini dell'area urbana milanese, che vengono a lavorare e ad arricchire Milano, anche quando non hanno accesso ai mezzi pubblici, invece di porre ostacoli ai loro spostamenti con estemporanee riduzioni di capacità e degli stazionamenti. Del tutto assente, poi, la consapevolezza che Milano è una grande città, e non, a dire di Sala, di "dimensioni contenute", che lavora e dialoga con tutti gli insediamenti circostanti insieme ai quali costruisce il benessere e ricchezza. E in questo senso, il suo assoluto disinteresse verso la Città Metropolita, di cui per legge è altrettanto sindaco, risulta molto coerente.

Questa sua scelta rafforza ancora di più la nostra di dare a Milano un'alternativa di governo dalla vera e chiara identità socialista, democratica e riformatrice, a differenza del Pd che di Sala ha sottoscritto indistintamente ogni scelta.

Socialisti di Milano

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