Raccontare l'impresa oggi: intervista a Davide Colavini

Abbiamo chiesto a Davide Colavini, attore ed autore, interprete in film e spettacoli teatrali e da qualche anno impegnato nel corporate storytelling (narrazione d'impresa) di raccontarci se oggi ha ancora senso parlare di imprese e della loro storia



Davide che senso ha, per un'azienda, celebrare un anniversario oggi?
 
Nell'epoca delle grandi corporate mondiali (Google, Uber, Amazon, ecc) ricordare la storicità di un'impresa oggi è ancora più importante. Questo perché a questi grandi gruppi mondiali, perfettamente digitalizzati e integrati nella società dei consumi, mancano di storicità. Sono figlie degli ultimi dieci/vent'anni, le quali grazie ad un nuovo mercato digitalizza e riconosciuto velocemente fanno dimenticare la loro breve esistenza.

Perché avere una storicità significa comprovare un percorso fatto da uomini. Significa avere un valore aggiunto, un plus esperienziale che comprova il fatto che questa realtà ha resistito a mercati e congiunture negative, ma anche realizzato al meglio momenti e trend positivi. Non solo il lavoro di corporate storytelling permette di fissare uomini e memorie destinate a perdersi, celebrando un nuovo punto di partenza lungimirante e ricco di valori acquisiti nel percorso fatto.

L'occasione è una celebrazione aziendale o la presentazione di un nuovo progetto, una nuova competenza o altro ancora... in questo caso l'impresa diventa protagonista di una storia che racconta un percorso.
 
Ci sono varie opportunità di realizzazione, perché oggi l'innovazione tecnologica è un altro valore aggiunto nelle dinamiche aziendali, dagli eventi live in presenza a format in streaming,  grazie alla collaborazione di professionisti di settore. In entrambi i casi, i contenuti creati devono essere emozionali e coinvolgenti rendendo unica la narrazione.

Sostegni bis, ristori automatici in base al fatturato poi saldo a fine anno. Tutti i criteri per gli aiuti per le imprese

Riunione presieduta dal premier Mario Draghi a Palazzo Chigi con i capidelegazione della maggioranza e il titolare del Mef Daniele Franco. Accordo sul nuovo decreto che introduce un meccanismo di "perequazione" rispetto a quanto già ottenuto


Decreto Sostegni bis in CdM il 13 maggio - PMI.it

C'è intesa di massima sui nuovi contributi a fondo perduto da inserire nel decreto Sostegni bis. Si sarebbe optato per un mix tra le varie ipotesi sul tavolo con un meccanismo in due tempi: nuovi ristori subito, automatici, sulla base del fatturato, e la possibilità - per le imprese interessate, come chiesto in primis dalla Lega - di ricevere un saldo a fine anno, ricalcolando le perdite sulla base dei dati dei bilanci o delle dichiarazioni dei redditi.

In questo modo, viene spiegato, si introduce un meccanismo di "perequazione" rispetto a quanto già ottenuto. 

A spingere l'idea di affinare il meccanismo dei ristori guardando agli utili nelle scorse settimane era stato in particolare il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, alla luce anche delle interlocuzioni al Mise con le categorie. E una delle questioni da risolvere era proprio quella della tempistica per l'erogazione di questa nuova tranche di ristori che, inevitabilmente, devono aspettare i bilanci (a giugno) o le dichiarazioni dei redditi per le attività in contabilità semplificata (novembre).

La soluzione è stata trovata in un mix tra fatturato - la base di calcolo dei ristori erogati finora - e utili: tutti i dettagli si avranno con la scrittura delle norme, in corso in queste ore in vista del Consiglio dei ministri che dovrebbe tenersi tra giovedì e venerdì, ma il nuovo sistema manterrà lo schema attuale di ristori di massimo 150mila euro e per imprese fino a 10milioni di fatturato.

Tutte le attività che hanno ricevuto o stanno ricevendo in questi giorni i bonifici dall'Agenzia delle Entrate previsti dal decreto Sostegni 1, riceveranno l'equivalente in automatico. E sempre sulla base del fatturato potranno intanto richiedere - se sarà mantenuta l'impostazione delle prime bozze - un ricalcolo del periodo di riferimento. In più, una volta approvati i bilanci o effettuate le dichiarazioni dei redditi, le imprese interessate potranno poi chiedere un'ulteriore integrazione dell'indennizzo.

 

(Fonte: Ansa)

Sostegni bis, in arrivo nuovi ristori, mutui con garanzia per gli under 36, spinta alle start up, aiuti alle società sportive. Ecco tutte le anticipazioni

Rinvio della plastic tax a gennaio 2022 e un fondo da 600 milioni per consentire ai Comuni di ridurre la Tari alle attività economiche interessate dalle chiusure anti-Covid. Sono alcune delle misure contenute nella bozza del decreto che dovrebbe arrivare in settimana sul tavolo del Consiglio dei ministri


Decreto Sostegni bis ecco tutte le novità | Metro News

Nella bozza, anticipata dall'agenzia Ansa, il provvedimento è definito 'Sostegni bis' e ci sono le norme per le imprese, dai contributi a fondo perduto al pacchetto per i sostegni alla liquidità, e nuovi interventi per la sanità e le politiche sociali.

Il Reddito di emergenza sarà riconosciuto per altri due mesi, a giugno e a luglio. E' quanto si legge nella bozza del decreto 'Sostegni-bis' che allunga la durata del beneficio dopo il tre mesi (marzo, aprile e maggio) già previsti nel primo dl Sostegni. Per ottenerlo bisognerà inoltrare domanda all'Inps entro il 30 giugno 2021. Il provvedimento istituisce inoltre presso il Ministero dell'interno un fondo da 500 milioni per il 2021 per consentire ai comuni l'adozione di misure urgenti di solidarietà alimentare, oltre che per il sostegno al pagamento dei canoni di locazione e delle utenze domestiche.

Lo smart working nel settore privato verrà prorogato fino al 30 settembre 2021. Lo si legge nella bozza del decreto Sostegni bis che il consiglio dei ministri dovrebbe esaminare entro venerdì. La proroga era stata ipotizzata nel dl proroghe approvato la scorsa settimana, ma non era poi entrata nel testo definitivo, dove è stata invece inserita la norma per non vincolare più al 50% delle presenze le modalità di lavoro agile nella p.a.

Nuovi contributi a fondo perduto con circa 14 miliardi a disposizione e un doppio binario: è il nuovo sistema previsto nella bozza del decreto Sostegni bis. Il calcolo delle perdite sarà sempre in base al fatturato (o ai corrispettivi) ma si potrà scegliere il periodo di riferimento: in caso si scelga il confronto tra 2019 e 2020 il contributo sarà uguale a quello in via di erogazione in queste settimane e arriverà in automatico a chi già ha fatto domanda e ha ricevuto il bonifico dall'Agenzia delle entrate. Ma si potrà optare per il calcolo basato sul periodo 1 aprile 2020-31 marzo 2021 in confronto allo stesso periodo 2019-2020.

In arrivo uno sgravio per altri 5 mesi sugli affitti per le imprese: la bozza del decreto Sostegni bis prevede infatti che sia riconosciuto il credito d'imposta al 60% (50% in caso di affitto d'azienda) per i canoni relativi ai mesi da gennaio a maggio, scadenza cui viene allineato il credito d'imposta previsto per le strutture turistico-alberghiere. Per la misura vengono stanziati quasi 2,3 miliardi.

Sedici milioni e mezzo per la realizzazione di "un reparto destinato all'infialamento e al confezionamento (fill and pack) di anticorpi monoclonali e vaccini specifici" e alla produzione di "specifici antidoti per il bioterrorismo" presso "lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, quale unità produttiva dipendente dall'Agenzia Industrie Difesa (AID) e unica officina farmaceutica dello Stato che già provvede, su richiesta del Ministero della salute, alla produzione di medicinali specifici per esigenze di salute pubblica".

Tutti coloro che hanno meno di 36 anni e comprano una prima casa potranno accedere al Fondo di garanzia sui mutui per la prima casa. Lo prevede la bozza del Dl Sostegni bis che amplia la platea dei beneficiari giovani (oggi under 35 con un lavoro atipico). Gli under 36 non dovranno inoltre pagare l'imposta di registro e l'imposta ipotecaria e catastale e vedranno dimezzati anche gli onorari notarili. Le agevolazioni non riguardano l'acquisto di case di prestigio e valgono per gli atti stipulati fino al il 31 dicembre 2022. Prevista poi l'esenzione dell'imposta sui finanziamenti per l'acquisto e la ristrutturazione delle abitazioni.

Un fondo da 61 milioni di euro per risarcire le società sportive, professionistiche e dilettantistiche, dei costi sostenuti per i tamponi, indispensabili a permettere lo svolgimento delle competizioni. Lo prevede la bozza del Dl Sostegni Bis. Da una tabella allegata emerge che i 20 club di calcio di serie A hanno speso complessivamente 10 milioni di euro, mentre 1,7 milioni sono stati spesi dalle 16 squadre di Basket di serie A. Sempre per il calcio, 6 milioni è la cifra che riguarda le 20 formazioni di serie B e 10 milioni quella delle 60 di serie C. E' di 32 milioni di euro la spesa per i campionati dilettanti di tutti gli sport.

Una spinta alle start up e alle piccole e medie imprese innovative: chi investe in queste realtà non pagherà fino al 2025 l'imposta al 26% sulle plusvalenze che derivano dalla cessione di partecipazioni. Lo prevede un articolo del dl Sostegni bis, secondo quanto si legge in una bozza. Si tratta di un'agevolazione temporanea (i limiti temporali esatti devono ancora essere fissati ma nel testo si fa riferimento ad un arco temporale che va dal 2021 al 2025) e che prevede alcuni paletti: le plusvalenze devono essere reinvestite in start up o pmi innovative e devono essere possedute per almeno tre anni.

Sei mesi in più e limite delle Dta che si possono trasformare in credito di imposta che sale dal 2% al 3%: sono le due misure previste dalla bozza del decreto Sostegni bis per rafforzare la norma sugli incentivi alle aggregazioni introdotte con la manovra (ribattezzata 'norma Mps' perché si può applicare anche alle operazioni bancarie). La bozza del nuovo decreto include tra le aggregazioni agevolabili anche quelle deliberate fino al 30 giugno 2022, invece che fino al 31 dicembre 2021 e innalza il limite delle attività per imposte anticipate (DTA) trasformabili in credito d'imposta "dal 2 al 3 per cento.

 

(Fonte: Ansa)

Economia, voglia di ripresa e finalmente qualche luce: lo scatto record del manifatturiero ad aprile

Sale l'indice Pmi manifatturiero italiano. Le aziende campione hanno attribuito la crescita alla migliore domanda e alla maggiore fiducia da parte dei clienti. Le interruzioni sulla catena di distribuzione continuano tuttavia a frenare il settore. C'è comunque ottimismo per il futuro


Settore manifatturiero, l'analisi della Cna Picena: produzione crollata di  oltre il 30%, recessione peggiore

Balzo record dell'indice manifatturiero italiano ad aprile: in un mese è passato da 59,8 a 60,7 punti, il maggior miglioramento mai realizzato da quando viene calcolato l'indice (giugno 1997).

Il tasso di aumento della sola produzione è stato il terzo più elevato di sempre, mentre la crescita dei nuovi ordini, conseguentemente al rafforzamento della domanda da parte dei clienti e alla migliore fiducia del mercato, è risultata la più alta da aprile 2000.

La prestazione straordinaria di aprile, spiega Ihs Markit, è attribuibile soprattutto alla crescita più veloce della produzione e dei nuovi ordini: la prima in aumento al terzo valore record su base mensile, mentre i nuovi ordini totali sono cresciuti al livello maggiore in 21 anni.

Le aziende campione hanno attribuito la crescita alla migliore domanda e alla maggiore fiducia da parte dei clienti. Gli ordini esteri ad aprile sono rimasti elevati, aumentando notevolmente anche se ad un tasso leggermente più lento di quello di marzo.

"Il settore manifatturiero italiano continua ad aprile la forte ripresa - commenta Lewis Cooper, Economist di Ihs Markit - Il Pmi principale ha raggiunto il valore record storico di 60,7, dovuto alla crescita quasi record della produzione e all'espansione più veloce dei nuovi ordini in 21 anni, con le imprese campione che hanno riportato l'ennesimo miglioramento delle condizioni della domanda e una maggiore fiducia da parte dei clienti.

Le interruzioni sulla catena di distribuzione continuano tuttavia a frenare il settore. I tempi medi di consegna si sono allungati a livelli quasi record facendo aumentare notevolmente i costi e ponendo maggiori pressioni inflazionistiche.

Di conseguenza le aziende hanno incrementato i prezzi medi di vendita a livelli record. Gli ultimi dati hanno comunque mostrato nient'altro che una prestazione del settore complessivamente strepitosa.

I produttori dei beni di consumo hanno continuato ad arrancare in parte a causa del significativo impatto delle problematiche relative alla fornitura. Crescite quasi record sono state però osservate nel sottosettore dei beni intermedi e in quello dei beni di investimento.

Le aziende del settore sono rimaste convinte che la produzione aumenterà ulteriormente nel corso dell'anno prossimo, e anche se gli ostacoli sulla catena di distribuzione restano una grande preoccupazione, gli ultimi dati Pmi non hanno ancora mostrato segnali di rallentamento nel settore manifatturiero italiano".

 

(Fonte: Agi)

Economia, prove di ripartenza: ad aprile aumenta la fiducia di consumatori e imprese

L'analisi dell'Istat sottolineando che il livello raggiunto è ancora leggermente inferiore a quello precedente l’emergenza sanitaria


Decreto Rilancio, per le piccole imprese aiuti a fondo perduto e Cdp potrà  entrare nel capitale delle grandi. Per tre mesi bollette scontate - Il  Fatto Quotidiano

Ad aprile si stima un incremento sia dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 100,9 a 102,3) sia dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese (da 94,2 a 97,3). Lo rende noto l'Istat, aggiungendo che tutte le componenti dell’indice di fiducia dei consumatori sono in aumento.     

"Ad aprile - commenta l'Istat - il clima di fiducia delle imprese aumenta per il quinto mese consecutivo, tuttavia il livello raggiunto è ancora leggermente inferiore a quello precedente l’emergenza sanitaria. L’aumento dell’indice riferito alle imprese è diffuso a tutti i settori ed è più marcato per l’industria manifatturiera e per il commercio".

"Anche l’indice di fiducia dei consumatori è in aumento, dopo il deterioramento registrato nel mese di marzo. In questo caso la crescita è trainata dalle aspettative sia sulla situazione economica del paese, sia su quella familiare", aggiunge.

Il clima economico e quello personale passano, rispettivamente, da 90,2 a 91,6 e da 104,5 a 105,9. Il clima corrente aumenta da 96,7 a 97,4 e quello futuro, che registra l’incremento più marcato, sale da 107,1 a 109,6.     

Per quel che riguarda le imprese, prosegue l'Istat, si registra un miglioramento della fiducia in tutti i settori osservati. In particolare, nell’industria manifatturiera l’indice sale da 101,9 a 105,4 e nelle costruzioni da 147,9 a 148,5. Nei servizi di mercato l’indice aumenta da 85,4 a 87,1 e nel commercio al dettaglio da 91,2 a 95,8.     

Nell’industria manifatturiera migliorano tutte le componenti dell’indice di fiducia mentre nelle costruzioni si assiste ad un’evoluzione positiva solo dei giudizi sugli ordini.  Per i servizi, l’aumento degli indici di fiducia è trainato dalle aspettative sugli ordini nei servizi di mercato e da quelle sulle vendite per il commercio al dettaglio.

Tutte le altre componenti sono in peggioramento. Con riferimento ai circuiti distributivi del commercio al dettaglio, il miglioramento della fiducia è diffuso ad entrambi i circuiti analizzati ma con intensità diverse: nella grande distribuzione l’aumento è marcato (l’indice sale da 95,8 a 101,2) mentre nella distribuzione tradizionale è più contenuto (l’indice passa da 81,8 a 82,7). 

 

(Fonte: Agi)

Turismo, il movimento Partite Iva Unite scrive al governo: ecco gli interventi che servono subito

Pubblichiamo integralmente la missiva che il movimento "Partite Iva Unite" ha inviato al presidente del Consiglio e ai ministri competenti avanzando proposte concrete per misure assolutamente urgenti a sostegno di uno dei settori messi maggiormente in crisi dalla pandemia


PARTITE IVA UNITE - Partito Politico Nazionale | Facebook

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri Prof. Mario Draghi

Egregi Ministro del Turismo On.le Massimo Garavaglia e dello Sviluppo Economico On.le Giancarlo Giorgetti

L’onda pandemica che ha travolto e sconvolto le nostre esistenze, oltre alla indubbia rilevanza sotto l’aspetto umano per le perdite di migliaia di nostri concittadini e per la sofferenza ancora di troppi, ha avuto e, soprattutto, avrà gravissime ripercussioni sotto l’aspetto sociale ed economico ancora per lunghi anni. Una sorta di guerra non dichiarata che, con le sue “bombe”, tuttora sta minando le nostre esistenze presenti e future.
Ma la storia ha sempre insegnato che è nei momenti di crisi più buia, dalla profondità di una strada impervia ed all’apparenza senza via di uscita che nasce la spinta verso la ricrescita più florida.
Ogni nazione ha il suo punto di forza, il suo fiore all’occhiello. E l’Italia, grazie alla sua unicità di bellezze paesaggistiche, alla sua storia millenaria, alla sua cultura, alle sue eccellenze enogastronomiche, alla sua arte, alle sue tradizioni, al suo artigianato, al suo genio creativo, da tutto questo non può e non deve esimersi dall’attingere la linfa della propria salvezza economica.
Ed e’ il turismo nazionale, con le sue diverse sfaccettature, l’attore che può e deve giocare il ruolo da protagonista.

Un settore questo oramai giunto però allo stadio di malato terminale. La crisi, che da oltre un anno oramai imperversa sul comparto, ha lasciato una lunga scia di aziende costrette a chiudere la propria attività ed altre che purtroppo seguiranno lo stesso destino, con una flessione al momento di 53 miliardi di euro in entrate. E l’orizzonte che si prospetta e’ ancora denso di nubi, visto che si prevedono ulteriori miliardi di euro di perdita nel semestre del 2021.
Una tragedia davvero senza precedenti per il settore.
Da questo quadro per nulla rassicurante abbiamo pertanto il dovere e la necessità di fornire valide e concrete soluzioni alle sorti, altrimenti avverse, di un comparto essenziale ai fini della rinascita economica del Paese. Ricordiamo che il turismo vale oggi il 13% di PIL, a cui andrebbe aggiunto il 7% di indotto costituito dalla produzione di beni e/o servizi da parte di aziende che vivono in toto o in parte grazie al nostro “petrolio”.
Evitare una crisi così importante sarebbe stato impossibile, considerata la globalità della stessa. Di contro, però, limitare i danni ed accelerare il ritorno ai viaggi, comunque in sicurezza, sarebbe possibile attraverso politiche di sviluppo urgenti. E’ opportuno, in primis, sensibilizzare i politici ad intraprendere percorsi già battuti da altri Paesi, come di seguito esposto, e dare ampio spazio alle progettualità innovative, al fine di limitare i danni e contestualmente dare maggiore ossigeno all’economia.
Alla luce di ciò, ci preme esporre di seguito alcuni interventi immediati ed indispensabili, che certamente potranno accelerare questo processo di rinascita del comparto attraverso l’istituzione, primaria, dei cosiddetti “corridoi sanitari nazionali ed internazionali”.
Il Governo, di concerto con gli altri Paesi, dovrebbe investire nella costituzione di queste strutture e di contro favorire il soggiorno sicuro nei poli turistici italiani, obbligando l’adozione di protocolli sanitari con la sottoscrizione di polizze assicurative (rilasciate unicamente in sede di verifica dell’applicazione dei protocolli) a cura delle aziende costituenti la filiera.

Di seguito quelle che per il partito PIU’ possono essere le azioni propedeutiche e strutturali per la creazione di questi corridoi turistici:
– Introduzione di protocolli sanitari uguali per tutti i Paesi facenti parte della cordata per l’istituzione dei corridoi stessi;
– Adozione da parte dei governi di una chiara politica di gestione del rischio in conformità con le recenti raccomandazioni degli organi preposti alla sicurezza sanitaria mondiale, che di fatto risulta essere in netto contrasto con l’attuale prevenzione dei rischi, come il caso della quarantena, che di fatto blocca o non favorisce gli spostamenti;
– Emissione del pass di viaggio digitale attraverso l’uso di un QRcode sul proprio cellulare che, attraverso la lettura dello stesso tramite tablet o pistola-lettore di codici, garantirebbe il risultato dei test del tampone 48 ore prima della prevista partenza oppure l’avvenuta vaccinazione, evitando in tal
modo la necessità di barriere restrittive e quarantene controproducenti. Al contrario, il tentativo di introdurre i cosiddetti “passaporti sanitari” non farebbe che ritardarne ulteriormente i tempi.
L’assunzione di corridoi sanitari per il turismo è già presente in alcuni Paesi e ciò dimostra che i viaggi internazionali possono avvenire con un rischio minimo ed accettabile. Sarebbe sufficiente l’uso di misure precauzionali che i governi dovrebbero condividere tra loro, almeno per quanto concerne le
destinazioni più frequentate. Azione peraltro largamente suggerita dal WTTC (World Travel & Tourism Council), il forum dei leader di business globali per i viaggi ed il turismo, composto da presidenti ed amministratori delegati di cento fra le organizzazioni più importanti del mondo, in rappresentanza di tutte le regioni e settori dell’industria.
I governi devono dimostrare ora la propria leadership, aprendo corridoi di viaggio bilaterali su rottechiave internazionali con Paesi che applicano i medesimi processi di gestione delle criticità da COVID-19. E’ indispensabile, e lo ripetiamo, far ripartire immediatamente il Turismo. Non è pensabile per la filiera globale, e soprattutto per l’Italia, attendere che la fase di vaccinazione di massa sia conclusa, peraltro aggravando il tutto con l’ipotetica introduzione del famoso passaporto sanitario.
Certamente i vaccini sicuri ed efficaci saranno fondamentali per debellare il virus e apporteranno comunque un beneficio di carattere psicologico. Tuttavia non devono e non possono essere un requisito per viaggiare, in quanto ciò ritarderebbe ulteriormente la rinascita del già sofferente settore del turismo, che assiste, impotente, alla perdita di milioni di posti di lavoro, con pesantissimi risvolti negativi sull’importante indotto e quindi sulla intera economia. Una recente ricerca del WTTC parla addirittura di 174 milioni di posti di lavoro a rischio nel mondo. Una visione catastrofica che mina terribilmente le già tenui forze economiche di numerosi Paesi a vocazione turistica, dove primeggia l’Italia.
La prevista riapertura poi della ristorazione all’aperto prevista per il prossimo 26 aprile, rappresenta un rischio per due motivi:
– Una penalizzazione per i ristoranti con sale interne che già a partire dallo scorso anno si erano dotati di tutti i DPI previsti dal protocollo, adottando le precauzioni relative alla sanificazione interna delle sale, oltre all’organizzazione dei servizi con i dovuti distanziamenti a norma.
– La ristorazione effettuata all’aperto, specie in siti dove è di solito presente un continuo passaggio di persone (centri storici, borghi, vie di passeggio) potenzialmente portatrici di virus, potrebbe addirittura favorire la trasmissione del covid.
La soluzione del QRcode da mostrare all’ingresso a cura di ogni cliente per dimostrare, sempre attraverso un tablet o uno smartphone, l’avvenuto vaccino o un esito favorevole del tampone effettuato in una data prestabilita, potrebbe essere la soluzione, alla stregua dei corridoi sanitari.
A fronte della grave crisi economica che attanaglia il settore, pensiamo sia anche opportuno indirizzare, in proporzione della perdita avuta, il 5×1000 della quota dell’IRPEF.
Si potrebbe considerare dell’altro.
Si parla di innovazione: la pandemia ha di fatto cambiato le nostre abitudini, sviluppando l’uso frequente della videoconferenza, di colpo divenuta una pratica alla stregua dell’uso del cellulare agli albori della telefonia mobile. Ciò ha sviluppato una serie di attività giornaliere di natura lavorativa, sociale e di svago che di fatto limita fortemente la componente del contatto fisico ma di contro sviluppa la conoscenza di nuovi orizzonti e rende più assidua la frequentazione tra persone lontane.
Nel settore turistico ciò è la cartina di tornasole, dove le destinazioni minori e fuori dall’occhio del turista internazionale diventerebbero un mezzo con forte potenzialità di sviluppo. Alla luce di ciò sarebbero fondamentali immediati investimenti nella tecnologia digitale. L’Italia è al 25° posto in Europa in fatto di digitalizzazione e all’ultimo posto per competenze digitali (solo il 44% le possiede).
La tecnologia digitale può, senza ombra di dubbio alcuno, favorire l’occupazione, offrendo una migliore qualità della vita; per esempio assicurando un migliore sanità, un ambiente più pulito, nuove possibilità di comunicazione e un accesso più agevole ai servizi pubblici ed ai contenuti culturali.
Internet è ancora un mondo costellato di ostacoli e barriere, quando invece sarebbe opportuno creare un mercato unico che permetta di sfruttare i benefici dell’era digitale.
Un ulteriore approccio al problema e’ dato dall’utilizzo, che riteniamo fondamentale anche nel settore turistico, della nuova frontiera del Blockchain, una sorta di evoluzione del QRcode, con maggiore certezza, rispetto a questo, di non essere modificato dal più esperto hacker. Permetterebbe quindi una “certificazione verde” assolutamente sicura da ogni tipo di contraffazione, evitando altresì pericolosi rischi di contagio.
Un altro punto da valutare, per noi di primaria importanza, e’ l’attenzione nell’estendere il sistema collaudato dell’eco-sismabonus 110% al settore ricettivo ed ai servizi annessi, con riparametrazione del massimale non per unità catastali bensì per metri cubi.

In ultima analisi -ultima non per importanza- e’ opportuno considerare, in tutte le sue sfaccettature, un punto che merita particolare attenzione, ossia quali siano gli interventi di salvataggio più idonei e tempestivi per le imprese turistiche ad evitare il forte rischio di trovarsi “vulnerabili” verso i potenziali
approcci della criminalità organizzata, ben propensa a “fiutarne” l’affare.
Alla luce di ciò pensiamo fermamente alla opportunità necessaria di valutare una sorta di “golden power” per il settore, tramite la creazione di un soggetto a partecipazione pubblica -o utilizzando anche la stessa Invitalia S.p.a.- con l’obiettivo di acquisire strutture ricettive già operanti sul mercato ma in crisi a causa dei risvolti pandemici, con immediata concessione in rent to buy aziendale agli stessi proprietari/gestori; tali strutture dovranno comunque essere in possesso di parametri tali al 31/12/2019 che dimostrino la loro capacità economica e finanziaria di operare sul mercato già in tempi pre covid.
I vantaggi di una simile operazione sarebbero molteplici, fra tutti:
– un’operazione per lo Stato a saldo zero, anzi spesso in attivo, considerando che a livello patrimoniale ci si troverebbe un valore intrinseco, dato da una struttura in cui l’immobile rappresenterebbe l’oggetto principale e non un mero credito, con tutte le problematiche di questo legate al suo eventuale recupero;
– evitare lo sciacallaggio da parte di investitori esteri e/o di natura criminale;
– mantenere un maggior tasso occupazionale, legato ad una già consolidata capacità di gestione pluriennale da parte dei precedenti conduttori delle strutture.

Convinti dell’ottima riuscita nel raggiungere l’obiettivo di risanare il settore turistico da parte delle nostre proposte sopra elencate, rimaniamo a disposizione per qualunque chiarimento in merito.

Con l’auspicio di un prossimo confronto cogliamo l’occasione per porgerVi i più cordiali saluti, augurandoVi un sereno e proficuo lavoro.

Dott.ssa Daniela Manno
Presidente Nazionale PIU’

Dott. Antonio Gigliotti
Segretario Nazionale PIU’

Dott. Mino Reganato
Direttore Nazionale Commissione Turismo PIU’

 

La Brexit danneggia l'export del vino italiano: giù del 36%

L'analisi del Centro Studi DIVULGA: "La Gran Bretagna resta il terzo mercato di sbocco del vino Made in Italy, dopo Stati Uniti e Germania, ma ostacoli burocratici e amministrativi frenano le esportazioni dopo l'uscita dall'Unione europea. Negli anni l'Italia aveva sorpassato la Francia in bottiglie vendute nel Regno Unito". Ora si aprono nuove complesse sfide per superare le barriere


I vini italiani più amati all'estero - BIANCOVINO

Storico crollo del 36% delle esportazioni di vino Made in Italy in Gran Bretagna per effetto degli ostacoli burocratici ed amministrativi che frenano gli scambi commerciali dopo la Brexit. E’ quanto emerge dall’analisi del Centro Studi DIVULGA (www.divulgastudi.it) sulla base dei dati Istat relativi al commercio esterno nel primo mese del 2021, dopo l’uscita dall’Unione Europea.

La Gran Bretagna – sottolinea Centro Studi DIVULGA - resta il terzo mercato di sbocco del vino Made in Italy, dopo Stati Uniti e Germania, ma le spedizioni hanno raggiunto quest’anno il minimo del decennio. I dodici (nuovi) vincoli obbligatori solo per esportare il vino nel Regno Unito nel post-Brexit – precisa il Centro Studi DIVULGA - - sono solo la punta dell’iceberg di una overdose di burocrazia con la quale le imprese nazionali del settore agroalimentare dovranno dunque fare i conti. La complessa documentazione richiesta per entrare in Gran Bretagna è una delle numerose criticità evidenziate dal primo completo report sull’export nel Regno Unito delle imprese vitivinicole realizzato dal Centro Studi DIVULGA.

Si parte dall’etichettatura: fino al 30 settembre 2022 nessuna modifica, ma successivamente a tale data bisogna cambiare etichetta e indicare nome e indirizzo dell’importatore o imbottigliatore che opera nel Regno Unito.  E’ richiesto subito un certificato specifico, incerto invece il Modello VI-1-. Per il vino biologico nel 2022 scatta un certificato di ispezione. E ancora, novità sugli obblighi degli imballaggi, un nuovo codice, informazioni in etichetta che scoraggino l’uso di alcol, registrazione su Banca dati Rex per spedizioni di oltre seimila euro e infine un nuovo regime tariffario (che per il momento salva le produzioni di origine Ue).

Per le imprese si aprono dunque nuove e complesse sfide burocratiche che si rifletteranno su un business che è stato finora particolarmente ricco. Il Regno Unito – spiega l’analisi del Centro Studi DIVULGA – con un valore delle importazioni di vino e spumanti di 3,7 miliardi è oggi il secondo mercato mondiale per il settore dopo gli Stati Uniti. Nel Paese sono state inviate etichette Made in Italy nel 2020 per 714 milioni di euro di cui 324 milioni sono esportazioni di spumanti, con gli inglesi che sono i principali consumatori mondiali di Prosecco secondo la Coldiretti. Vino e bollicine sono la principale voce di esportazione dell’agroalimentare Made in Italy con oltre un quinto del totale delle spedizioni di prodotti agroalimentari in Gran Bretagna mettendo a segno negli ultimi 10 anni un balzo del 40%.

L’Italia vitivinicola – conclude il Centro Studi DIVULGA (www.divulgastudi.it) - ha conquistato spazi e negli ultimi anni è riuscita a sorpassare in bottiglie vendute nel Regno Unito le produzioni francesi. Per il nostro Paese, dunque, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea apre uno scenario segnato da molte ombre. I nuovi adempimenti, peraltro ancora non perfettamente chiariti, rischiano di frenare i flussi commerciali e di aggravare, con ulteriori costi richiesti dalle nuove procedure, il bilancio del settore vitivinicolo già duramente provato dall’effetto Covid 19.

Gli acquisti online soffocano i negozi: in 70mila a rischio chiusura

L'analisi di Confesercenti rivela le conseguenze delle restrizioni e per gli esercizi fisici che non reggono la concorrenza dell'e-commerce. A rischio soprattutto le 35mila attività nei centri e gallerie commerciali, dice l'associazione, che chiede che anche i centri commerciali vengano inseriti nel piano delle riaperture


Chiusure per aeroporti, metro e negozi -

Le restrizioni per il Covid spingono le vendite online e affossano quelle di negozi e supermercati e questo, insieme alla crisi dei consumi innescata dalla pandemia, sta mettendo in grave difficoltà l'intero comparto del commercio al dettaglio. Lo evidenzia un'analisi di Confesercenti, secondo le cui stime sono circa 70mila le attività commerciali che, senza una decisa inversione di tendenza, potrebbero cessare definitivamente nel 2021.

A rischio soprattutto le 35mila attività nei centri e gallerie commerciali, dice Confesercenti, che chiede che "anche i centri commerciali" vengano "inseriti nel piano delle riaperture".

Nel primo bimestre del 2021, evidenzia l'analisi di Confesercenti, gli acquisti presso la grande distribuzione e le piccole superfici si sono ridotti, rispettivamente, del 3,8 e del 10,7%, mentre le vendite sul canale on-line sono aumentate del 37,2%. Significativamente, l'espansione del commercio elettronico ha segnato un'accelerazione a partire dallo scorso ottobre, quando le misure adottate per contrastare la seconda e poi la terza ondata del contagio hanno piegato vero il basso le vendite nei canali tradizionali, spiega lo studio, precisando che si tratta di un'evoluzione già osservata in occasione del primo lockdown di marzo-aprile 2020. Lo spostamento delle quote di mercato a vantaggio dell'online, unitamente alla crisi dei consumi innescata dalla pandemia, sta mettendo in grave difficoltà l'intero comparto del commercio al dettaglio.

"Di fatto, le misure di restrizione, per le modalità con cui continuano a essere attuate, stanno determinando una strutturale e non governata redistribuzione delle quote di vendita verso il canale on-line", commenta Confesercenti. "A rischio sono soprattutto le 35mila attività collocate dentro i centri e gallerie commerciali. L'obbligo di chiusura nel fine settimana, che rappresenta il 40% delle vendite di queste attività, è un cataclisma sul comparto. Un divieto - puntualizza Confesercenti - che ignora gli alti standard di sicurezza, dall'areazione al controllo degli ingressi, disposti da centri e gallerie e che genera una perdita di almeno 1,5 miliardi di euro per ogni weekend, in buona parte a vantaggio del canale di distribuzione online".

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