updated 2:03 PM UTC, Apr 14, 2021

Sondaggi, continua il boom di Giorgia Meloni: Fratelli d'Italia ora terzo partito al 17,2%. Fuori dalla "zona Champions" c'è il vuoto

Confermate nella Supermedia di YouTrend per AGI le tendenze delle ultime settimane. Lega in calo ma resta in prima posizione, Pd in risalita (ma che ancora sotto ai livelli pre-dimissioni di Zingaretti) e lotta serrata per il terzo posto tra FdI (nuovo record) e 5Stelle. Staccata Forza Italia, piccole percentuali per Azione, Italia Viva e Sinistra Italiana


sondaggi politici

Nuovo record di consensi per Fratelli d'Italia, la Lega ancora in calo e il Pd in risalita. Sono i risultati della Supermedia settimanale di YouTrend per Agi che conferma le tendenze già riscontrate nelle ultime settimane.

I primi quattro partiti

Il partito di Salvini ottiene una performance non particolarmente brillante ma resta in prima posizione con il 22,9 per cento. Il Pd guadagna un prezioso 0,6 per cento che gli consente di piazzarsi al secondo posto con il 18,6% e di recuperare il terreno perduto, anche se non riesce ancora a tornare ai livelli precedenti alle dimissioni di Nicola Zingaretti. Lotta serrata per il terzo posto tra M5S e Fratelli d'Italia. Questa settimana la spunta il partito di Giorgia Meloni che raggiunge la percentuale record del 17,2%, portando a casa un guadagno ulteriore dello 0,3%. Il Movimento quindi si piazza solo quarto con il 17% e un incremento più ridotto dello 0,1%.

Le altre forze

Dietro i quattro principali partiti, che sono racchiusi in meno di 6 punti, c'è quasi il vuoto, con Forza Italia in calo al 7,5% e staccata di quasi 10 punti dal M5S. Tra le componenti di maggioranza, quella giallorossa sembra più in forma rispetto a quella di centrodestra, una dinamica che riflette probabilmente gli atteggiamenti sul tema riaperture/restrizioni.

Azione rimane stabile al sesto posto con il 3,3%, Italia Viva risale al 3,2%, Sinistra italiana conferma il 2,2% del 25 marzo. Articolo 1 cala all'1,8%, + Europa è stabile all'1,6% a pari merito con i Verdi.

Incontro Letta-Renzi: "divergenza profonda" su Conte e 5Stelle

Faccia a faccia di 40 minuti tra i leader di Pd e Italia viva. Vaga comunanza su emergenza e vaccini, ma i nodi politici restano. Per i dem il rapporto con l'ex premier e i pentastellati è "essenziale per costruire una alternativa vincente a Meloni e Salvini". Incognita amministrative


Hanno trovato "elementi di accordo e altri di disaccordo" Enrico Letta e Matteo Renzi durante l'incontro di questa mattina. Un incontro "franco e cordiale", durato 40 minuti, che si è svolto all'Arel. "Divergenze profonde" tra i due riguardano il rapporto con Conte e il M5S, hanno riferito fonti del Nazareno, affermando che i leader hanno affrontato temi legati al quadro politico e alle prospettive future.

Il segretario del Pd e il leader di Iv hanno fatto una "analisi a tutto campo" della situazione del Paese, trovandosi d'accordo sul fatto che in questa fase l'impegno comune debba essere quello del sostegno alla campagna dei vaccini e al supporto economico per compensare le chiusure per Covid.

Quanto al rapporto con Conte e i 5 Stelle, per Letta - riferiscono le stesse fonti - è "essenziale per costruire una alternativa vincente a Meloni e Salvini". Sulle amministrative, Letta ha ascoltato le idee d Renzi, e per il leader del Pd il mese di aprile sarà "importante" per trovare le soluzioni.

Italia viva, all'Adnkronos, "conferma la narrazione del Nazareno" sull'incontro di stamattina. Un faccia a faccia a tutto campo, definito "cordiale e franco", in cui sono emersi "elementi di accordo e di disaccordo" tra cui, in particolare, una "divergenza profonda" sul rapporto con Conte e il M5S.

 

(Fonte: Adnkronos)

Giorgia Meloni, sit in davanti a Palazzo Chigi: no cartelle esattoriali a chi è stato chiuso (VIDEO)

"Se mi chiudi non mi chiedi". Consegnata idealmente a Mario Draghi una maxi-busta con la scritta "avviso importante al governo" con un altrettanto voluminoso cartello con le cifre dei costi economici della pandemia


Un sit in davanti a palazzo Chigi con tanto di maxi-lettera consegnata simbolicamente da Giorgia Meloni e dai parlamentari di Fdi al premier Mario Draghi per lanciare la proposta "se mi chiudi non mi chiedi".

"La norma del dl sostegni sulle cartelle esattoriali è una presa in giro, un pannicello caldo" ha detto Giorgia Meloni annunciando degli emendamenti al decreto elaborati per chiedere che lo Stato non chieda i pagamenti delle cartelle esattoriali a tutte le attività a cui ha chiesto di restare chiuse in questi mesi di pandemia.

La maxi-busta con la scritta 'avviso importante al governo' contiene un altrettanto voluminoso cartello con le cifre dei costi economici della pandemia: 440.000 occupati in meno nel 2020, 300.000 imprese chiuse, 320 miliardi di "fatturato perso" da imprese e partite Iva.

Il decreto "è lontano anni luce dalla pace fiscale che avevamo chiesto, noi faremo emendamenti e chiediamo a Draghi di valutare con serenità le nostre proposte, non finiamo di devastare l'economia italiana".

 

(Fonte: Agi)

Sondaggio, crollo Pd dopo l'addio di Zingaretti (16,6%). Dem scavalcati dalla Meloni, Lega sempre primo partito. Il M5S recupera con Conte

Lega primo partito davanti al M5S, Fratelli d'Italia supera il Pd, che perde quasi il 2% dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti dalla carica di segretario. E' il quadro del sondaggio realizzato da Swg per il Tg La7. La Lega di Matteo Salvini guadagna lo 0,1% in una settimana e sale al 23,5%. Il Movimento 5 Stelle, con Giuseppe Conte destinato a recitare un ruolo di primo piano, cresce dell'1,4% e arriva al 17,2%. Fratelli d'Italia cede lo 0,2% ma il partito guidato da Giorgia Meloni scavalca il Pd, che perde l'1,9% dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti e ora vale il 16,6%. Passo avanti di Forza Italia, che arriva al 7%, mentre Azione cede lo 0,2% e scende al 3,7.

Referendum, Zingaretti fa i conti senza 'Direzione' - Avanti

Europarlamento, il partito di Orban lascia il Ppe: "Non permetteremo che i nostri deputati vengano messi a tacere". Cosa sta succedendo nel centrodestra (in Europa e da noi)

Il gruppo del Partito popolare europeo ha approvato le nuove regole sulle sospensioni. Nel mirino c'è da tempo proprio Fidesz, il partito del leader conservatore dell'Ungheria, che ora se ne va sbattendo la porta. Entrerà nel raggruppamento della Meloni? Lo sostituirà Salvini alle prese con la svolta "euro-moderata"?


UE: Orban si congratula con Meloni, "in Europa servono combattenti  coraggiosi" | La Voce del Patriota

Fidesz, il partito conservatore del premier ungherese Viktor Orban, annuncia il ritiro della propria delegazione dal Partito popolare europeo (Ppe). L'annuncio giunge in concomitanza del voto sulla revisione dello statuto dei Popolari europei che, secondo gli osservatori, potrebbe portare all'esclusione del partito magiaro, già sospeso a suo tempo dal Ppe. Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha informato che il suo partito lascerà il gruppo del Ppe al Parlamento europeo, in risposta al voto dei deputati su una riforma dello statuto che spiana la strada all'esclusione. "Vi informo che i membri di Fidesz si stanno ritirando dal gruppo Ppe" con "effetto immediato", scrive

il leader in una lettera al presidente del Ppe, Manfred Weber,  postata su Twitter da uno dei suoi ministri, denunciando un approccio "antidemocratico, ingiusto e inaccettabile". Prima dell'annuncio di Orban del ritiro dei suoi eurodeputati, il gruppo del Ppe al Parlamento europeo aveva approvato il  nuovo regolamento con 148 voti favorevoli, 28 contrari e 4 astensioni, così come aveva annunciato su Twitter Pedro Lopez de Pablo, il capo ufficio stampa del gruppo. Il nuovo regolamento interno aggiorna le norme esistenti in vigore dall'ottobre 2013: le nuove regole specificano le procedure relative all'appartenenza al gruppo e a quali condizioni possono avvenire sospensioni ed esclusioni. sullo sfondo c'era proprio il caso del partito del premier  ungherese Fidesz.

La reazione degli ungheresi, ad una mossa che evidentemente non è arrivata inattesa, è stata fulminea: il primo ministro magiaro ha scritto al presidente del gruppo dei Popolari, il bavarese Manfred Weber, annunciando che gli eurodeputati lasceranno il gruppo Ppe "immediatamente", dato che le nuove regole sono "chiaramente una mossa ostile a Fidesz e ai suoi elettori". Il partito resta sospeso dal Ppe, ma era fino a oggi membro a tutti gli effetti del gruppo parlamentare. 

"Non permetteremo che i nostri deputati al Parlamento europeo vengano messi a tacere o limitati nella loro capacità di rappresentare i nostri elettori. Affrontare la pandemia e salvare vite umane rimane la nostra priorità numero uno. Pertanto, a seguito dell'adozione delle nuove regole del gruppo del Ppe Fidesz ha deciso di lasciare il Gruppo". Lo scrive su Twitter Katalin Novak, ministra ungherese. 

  • Pubblicato in Esteri

Meloni: "Rendere pubblici i dati del Cts. Se incidi sulla vita delle persone devi dire sulla base di quale evidenze lo fai"

La leader di Fratelli d'Italia sulle decisioni prese in ossequio alle valutazioni del Comitato tecnico scientifico: "Il problema delle chiusure per come sono state fatte è che sono irragionevoli"


"Vorremmo sapere e leggere i dati del Cts. Il fatto che Fratelli d'Italia abbia dovuto fare ricorso il Tar contro la decisione del governo di pubblicare solo i dati del Cts che decideva, dopo che ci era stata bocciata la proposta di renderli pubblici in Aula, è una follia, perché se incidi sulla vita delle persone, mi devi dire sulla base di quale evidenze lo fai, non puoi tenerlo per te". Lo ha sottolineato Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia, ospite di 'Non stop news' su Rtl 102.5

"Se un ristoratore può tenere aperto a pranzo rispettando determinate prescrizioni, perché - ha ribadito la leader di Fdi - quelle prescrizioni non diventano più efficaci a cena? Il problema delle chiusure per come sono state fatte è che sono irragionevoli. Le palestre possono restare aperte con protocolli che gli dà il governo".

Cosa cambia con il Governo d(e)i Draghi?

La lista dei Ministri del Governo Draghi più in linea con un equilibrio di partiti che con un equilibrio di genere


Il nuovo premier Mario Draghi , ha giurato questo sabato in una giornata in cui ha nuovamente evitato di parlare con la stampa e si è limitato, "con puntualità svizzera" a rispettare tutti i pomposi riti, previsti dalla Repubblica per i cambi di governo . Stesso atteggiamento con cui il premier ha tenuto anche il suo primo Consiglio dei Ministri, immerso in un'estrema serietà che ha portato gli analisti internazionali ad anticipare che questo sarà il nuovo stile con basso profilo, che il nuovo esecutivo manterrà d'ora in poi. Fine delle notizie che sfuggono in direzione dei giornali o dei messaggi che involontariamente, venivano inviati alle agenzie stampa.

Sembra così volgere al termine la tanto temuta (dall'Europa), crisi politica italiana. Mario Draghi sarà così a capo del terzo esecutivo della legislatura, dopo i due presieduti dal suo predecessore Giuseppe Conte. Nota da evidenziare, sarà ancora una volta, un presidente del Consiglio dei Ministri senza la legittimità delle urne (in precedenza lo erano stati Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e lo stesso Conte). La sua nomina, però, metterà fine a due lunghi mesi di incertezza politica e istituzionale che avevano portato nuovamente l'Italia in un pericoloso baratro e consentirà di affrontare finalmente un nuovo piano di ripresa.

Quasi tutti i 23 nuovi ministri, ad eccezione di Dario Franceschini (alla Cultura), si sono rifiutati di rilasciare dichiarazioni dopo la rapida cerimonia di giuramento del nuovo governo. Un esecutivo che, però, ha già suscitato critiche per la scarsa presenza di donne (8) e per un difficile bilanciamento dei rapporti, tra alcuni tecnocrati in ministeri chiave, come Economia ed Interno e un gruppo di figure maggioritarie (15) dei sei partiti politici che hanno permesso a Draghi di prendere il potere.

In questi giorni la paura di un governo tecnico stava facendo traballare le poltrone dei partiti. L'ultimo è stato quello guidato da Mario Monti che si è concluso nel peggiore dei modi. L'esecutivo Draghi, invece, avrà un profilo ibrido tra specialisti tecnici e politici. Il nuovo premier avrebbe voluto formare una squadra di alto livello con nomi fuori dall'orbita politica, ma i difficili equilibri politici e sulla scorta delle tristi esperienze del passato, ha anche cercato di accontentare i partiti che gli hanno dato il loro appoggio unanime, ad eccezione di Fratelli D'Italia. Un atto di bilanciamento asimmetrico che è chiaramente visibile in tutta la lista.

Ci sono alcune ripetizioni nelle posizioni, come Luciana Lamorgese al Ministero dell'Interno; il socialdemocratico e figura di peso del PD, Dario Franceschini, alla Cultura; il Grillino Luigi Di Maio agli Esteri o Roberto Speranza alla Salute. Ma ci saranno anche figure di grande peso che porteranno aria nuova, come Marta Cartabia, ex presidente della Corte costituzionale alla Giustizia. 

Una delle figure attese e di grande peso è il tecnico Daniele Franco, che occuperà il Ministero dell'Economia e delle Finanze. Ex direttore generale della Banca d'Italia, esperto di finanza pubblica e uomo di assoluta fiducia di Draghi, sarà incaricato di iniziare il gioco della distribuzione dei 209 Miliardi di fondi europei che arriveranno in Italia (tra capitale e prestiti non rimborsabili) per superare la crisi della pandemia.

Creati anche nuovi ministeri, come quello affidato a Vittorio Colao, CEO di Vodafone nel mondo, che sarà responsabile del Ministero dell'Innovazione e Transizione Digitale. Lo stesso uomo a cui Conte aveva affidato un piano per ricostruire l'Italia dopo la pandemia, ma il cui documento è finito in un cassetto di palazzo Chigi.

Le quote di partito rappresentano il resto della legislatura. Il Partito Democratico è riuscito a piazzare tre dei suoi uomini. Oltre a Franceschini, occuperanno posti di rilevanza, il vice segretario del partito, Andrea Orlando (Lavoro) e Lorenzo Guerini (Difesa). Stesso numero di seggi avrà il Movimento 5 Stelle (M5S), partito teoricamente con un vantaggio, visto che ha vinto le ultime elezioni ma che oggi vede perdere una grande fetta di elettori. Per soddisfare i grillino è stato creato un super ministero della Transizione Ecologica, come richiesto da Grillo. La beffa è che il profilo che ne prenderà la guida, non sarà politico ma tecnico, Roberto Cingolani, fisico e grande esperto di digitale .

Una manovra che ha fatto scoppiare un nuovo Vietnam all'interno del Movimento 5 Stelle, la formazione politica oggi sta vivendo un grande conflitto interno per la decisione presa dai capi nel voler sostenere colui che per 8 anni è stato a capo della BCE e di fatto a dettato anche la politica europea. L'ultimo motivo di tensione che ha aggravato la "questione M5S" è stato il Ministero della Transizione Ecologica che, contrariamente a quanto si pensava, non è finito nelle mani di un politico pentastellato.

La senatrice Barbara Lezzi, rappresentante della corrente più anti-establishment del M5S, è stata la prima a dare voce agli oppositori. La Lezzi ha scritto ai leader del partito chiedendo loro di ripetere "subito" il voto on line, con il quale giovedì i ranghi hanno dato il loro appoggio a Draghi, questo prima del voto di fiducia al quale il nuovo governo dovrà sottomettersi la prossima settimana. In caso contrario, ha minacciato la senatrice, "il nostro voto dovrà essere no". Secondo alcune fonti, potrebbero essere circa 30 i senatori disposti a seguire le orme della Lezzi.

Anche la destra, rappresentata dalla Lega e da Forza Italia, ha conquistato la sua quota di potere. Il partito di Silvio Berlusconi riesce a collocare Renato Brunetta alla guida del Ministero delle Pubbliche Amministrazioni, Mara Carfagna, Sud e Coesione Sociale, infine Mariastella Gelmini agli Affari Generali e Autonomia. La Lega passerà al Ministero dello Sviluppo Economico, che sarà guidato dal leader dell'ala più centrista del partito, Giancarlo Giorgetti, in aggiunta, il Ministero alle Politiche per le Disabilità guidato da Erika Stefani e infine Massimo Garavaglia al Turismo.

La segretezza con cui l'ex banchiere ha condotto in questi giorni trattative è insolita per il nostro paese, è la prima volta da anni, che non vi sono state fughe di notizie, voci o pressioni. Nemmeno i partiti sapevano fino a 10 minuti prima se Draghi sarebbe salito al Quirinale da Mattarella, o se qualcuno dei suoi colleghi sarebbe stato parte del nuovo artefatto politico. Il rito dice che il capo dello Stato è colui che li nomina e ha il potere di veto, come fece due anni e mezzo fa con il politico antieuropeo Paolo Savona, a cui la Lega intendeva affidare il Ministero dell'Economia. Il nuovo esecutivo è nato a seguito di una complicità totale tra Mattarella e Draghi.

A partire da lunedì, l'investitura e il voto si svolgeranno in Parlamento. Un processo che dovrebbe rappresentare un solo iter, ma la divisione che prevale oggi nel Movimento 5 Stelle potrà portare qualche sorpresa, senza comunque avere alcun impatto sul risultato finale.

Giorgia Meloni, l'unica a dire no a Draghi: "Non polemizzo con gli alleati, ma chiedo rispetto"

La leader di Fratelli d'Italia in tv: "Abbiamo inviato al premier incaricato le nostre proposte, scoprirà la nostra lealtà. Salvini ministro? Ne sarei contenta, ma se entrano anche Zingaretti, Di Maio e Speranza scenario fosco"


"Oggi ho mandato al presidente incaricato una serie di documenti in vista del nostro incontro di domani, come mi ero impegnata a fare durante il nostro precedente incontro, con le principali proposte di Fratelli d'Italia, per esempio in materia di sostegno al nostro tessuto produttivo, di lotta all'immigrazione incontrollata, sul Recovery plan e come lo vorremmo integrare, su alcune cose strane che sono accadute sulla gestione commissariale di Arcuri, su alcuni dei principali dossier aperti. Credo che alla fine Mario Draghi potrebbe scoprire che c'è un partito di opposizione che ha cuore il destino dell'Italia e che potrebbe rilevarsi a tratti più leale di alcuni partiti della maggioranza, non fosse altro perché noi proviamo a dare una mano senza chiedere in campo di fare i ministri". Così Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia, in un'intervista a 'Quarta Repubblica'.

Sulla scelta di non supportare l'eventuale governo Draghi, Meloni ha ribadito: "Non intendo polemizzare con gli alleati e non lo farò. Rispetto le scelte degli alleati anche se non le condivido, chiedo lo stesso rispetto per la scelta di Fratelli d'Italia. Come sono convinta della mia scelta, quindi non ho bisogno di giudicare le scelte degli altri, confido che gli altri siano convinti delle loro scelte e quindi non abbiano bisogno di giudicare la mia".

E ancora: "Se Salvini diventasse ministro in questo contesto potrei essere contenta, però temo che se Salvini diventasse ministro questo significherebbe che avremmo ministri anche Zingaretti, Di Maio, Speranza e lo scenario diventa un po' più fosco".

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