updated 5:11 PM UTC, Oct 21, 2021

Gli allenatori “fenomeni” e gli “urlatori seriali” del calcio giovanile

Ormai troppo spesso in alcune piccole società o in altre più blasonate “pro” si incontrano allenatori teorici sulla carta, senza la minima esperienza nella comunicazione con i ragazzi. In alcuni casi arroganti "fenomeni" in altri "urlatori seriali".


Oggi vogliamo parlarvi di un argomento che scotta e spesso sottovalutato, vogliamo parlarvi di tutte quelle persone, chiamate “Mister” (parola che a loro piace tanto), seduti sulle panchine e in campo ad allenare, che troppe volte provocano dei veri disastri nella delicata crescita dei giovani calciatori.  Urlatori seriali, urlano contro l’arbitro, urlano rimproverando i ragazzi in partita, perché commettono un errore, urlano durante l’allenamento perché viene sbagliato un passaggio, trasformando il dialogo in un mero rapporto di causa-effetto, hai commesso 2 errori allora esci, sterilizzando il momento, da quello che è considerato un ruolo fondamentale nella crescita di tutti, il fattore emozionale. Per la loro salute possiamo dire che urlare fa molto male, alza la pressione, causa spesso raucedini che potrebbero diventare croniche (almeno così smetterebbero di urlare, direbbe sarcasticamente qualcuno) e innervosisce i giocatori. L’innalzamento appunto del tono della voce trasmette loro quella sensazione di rimprovero ormai abituale che i giovani e non solo, ritrovano in diversi contesti: a scuola, a casa e purtroppo anche in campo.

Il gridare richiama inconsciamente i vissuti tipici di un rimprovero: rabbia, frustrazione, colpevolizzazione, abbattimento, sconforto, a seconda chiaramente del soggetto, delle sue esperienze di vita e mina l’autostima in un momento in cui invece si dovrebbe rafforzare.

Inoltre urlare sempre anche senza motivo, di fatto diventa semplice “rumore” di fondo, un po’ come una mosca che all’inizio ti infastidisce, i ragazzi si abituano alle grida e non si accorgono che quell’urlare, in quel momento, potrebbe essere un modo per bloccarli, magari in un comportamento sbagliato o pericoloso.

Questi pseudo allenatori, spesso persone che non hanno raggiunto grandi obiettivi nella vita sportiva, cercano di rifarsi cercando di vincere in tutti i modi anche se a discapito di quei giovani giocatori che vengono a loro assegnati. Troppo spesso sentiamo di ragazzi che "abbandonano il gioco del calcio”, perché incontrano allenatori sbagliati i "fenomeni" o "urlatori seriali".

Questa domenica abbiamo assistito ad un incontro tra due squadre di calcio che partecipano ad un campionato élite u15 in Lombardia. L’allenatore di una di queste blasonate squadre era un “urlatore seriale” (il secondo in panchina idem, solo che senza la minima competenza, con interventi completamente errati, sia nei tempi che nelle modalità). Le urla si sentivano a distanza di 50mt, i ragazzi in campo correvano come pedine impazzite e lui urlava, non esisteva un gioco solo grandi lanci a rincorrere una palla per andare in gol. Tanto nervosismo 3 ammoniti ma forse sarebbero serviti più gialli e almeno il rosso al Mister urlatore per calmare le acque. Un  nervosismo generato dall’urlatore seriale che urlava anche contro l’arbitro, un ragazzo molto giovane alle prime esperienze che condizionato dall’urlatore seriale, non ne azzeccava più una.

Al termine della partita il mister urlatore seriale rimproverava urlando, il piccolo portiere che aveva preso un gol su punizione, a suo dire per grave colpa perché mal posizionato… (ndr, durante la partita dopo l’errore aveva già fatto alzare dalla panchina il secondo portiere per la sostituzione).

Ma cosa stiamo insegnando a questi giovani adolescenti che si accingono ad entrare nel circo della vita? Che se si è subito bravi come gli altri vogliono allora siamo accettati? Che non ci sono tempi di crescita diversi per ognuno? Che anche chi è meno portato o diverso non deve essere accettato e messo da parte? Che nello sport come nella vita poi, per farsi rispettare bisogna essere solo aggressivi? Lasciamo a voi le risposte a queste domande.

Il problema forse non sono i pericolosi urlatori (in alcuni casi anche poco competenti, fanno i Mister come hobby il lavoro della normalmente è un altro e poco centra con lo sport), ma chi ha la responsabilità in primis, le società di calcio e a seguire la Federazione Italiana Gioco Calcio. Le prime hanno l’obbligo di crescere i ragazzi in ambienti sani, non violenti, dove dovrebbe essere presente lo spirito dello sport, “agonismo leale”, divertimento e soprattutto “RISPETTO” per se e per gli altri. Valori simbolo che poi i giovani riporteranno a scuola, con gli amici, nella nostra futura società e in famiglia. Affidare i ragazzi a dei Mister Urlatori Seriali va contro a questi valori. La seconda che a onore del vero sta in tutti i modi cercando di risollevare il contesto sportivo, portandolo anche sul versante educativo, invece dovrebbe controllare cosa succede sui campi dilettantistici e punire, anche togliendo le licenze a chi preferisce vincere su tutto e su tutti, senza insegnare o seguire la corretta crescita sportiva dei giovani calciatori.  

Crediamo sia questo il motivo di un così forte decadimento del nostro calcio anche a livello professionistico. 

Per capire maggiormente cosa sta accadendo, abbiamo incontrato ed ascoltato ragazzi e genitori che hanno avuto la sfortuna di incontrare questa parte del calcio malato.

I “Fenomeni” invece vantano palmares e curriculum di prim’ordine sulla carta ma se le società avessero la capacità di andare oltre e seguire solo poche sedute di allenamento, capirebbero che tutto quell’inchiostro sulla carta, spesso nasconde l’incapacità nel gestire un gruppo, nel crescere i ragazzi nello sport e di aiutarli se in difficoltà.

Questi personaggi scelgono alcuni giocatori li mettono in campo, spiegano loro moduli, figure di attacco e difesa (imparati a memoria su qualche libro), dimenticandosi completamente di tutti gli altri, che diventano pedine invisibili da insultare se non svolgono bene il loro compito da maggiordomi, “prendi le pettorine, raccogli i conetti, vai a riempire le borracce…”

Nino (nome di fantasia) anni 14, ci ha raccontato la sua esperienza in una blasonata e storica “pro” della Lombardia (omettiamo volutamente la provincia per evitare di sparare sulla Croce Rossa). Arrivato in questa squadra, dopo due anni di insistenza, si è da subito trovato bene, un gruppo squadra positivo ed eterogeneo, alcuni già cresciuti sia fisicamente sia calcisticamente, altri ancora acerbi, ma con buone prospettive. Con molta probabilità questa serenità si doveva ad un Mister che curava molto l’aspetto  ”emozionale dei ragazzi nello sport”, non importava vincere subito, il progetto era arrivare con tutti a “giocare al calcio”, quando sarebbe servito farlo davvero. La prima impressione della famiglia fu davvero positiva, il ragazzo poteva crescere nello spirito della competizione sportiva e nelle corrette regole che lo sport insegna.

Seguì un anno particolare vista la pandemia da covid-19, pochi allenamenti e nessuna partita. Alla ripresa delle normali attività la squadra faticava a riprendere la giusta forma e seguirono le prime sconfitte. Finisce la stagione, Nino riceve la conferma con la firma del nuovo cartellino previo accordo con una vecchia società per il pagamento del premio preparazione, ecco che si incomincia ad aprire la porta del calcio malato. Purtroppo il Mister fu esonerato, non si capisce se per volontà della società o di un “papà facoltoso”, che aveva un amico allenatore più esperto, blasonato ed esperto, portato solo a vincere, da mettere sulla panchina libera.  

Nino viene lasciato nel limbo dei sospesi fino a fine Agosto quando la squadra riprende la preparazione, forse finalmente c’è un accordo con la sua vecchia squadra. Nino galvanizzato rientra anticipatamente dal mare pronto per un nuovo inizio. Purtroppo le cose non vanno come lui si aspettava, in campo c’è il nuovo Mister che chiameremo con un nome di fantasia “il fenomeno“. La famiglia di Nino ci racconta che a detta del "papà facoltoso", questo "fenomeno" vanta un curriculum importante, anni con il Milan, esperienza all’estero con squadre internazionali (ndr, uno così come può accettare di allenare una squadra di ragazzini 14enni?), è un Mister di categoria superiore, capisce il calcio e come si insegna, bene allora i ragazzi incominceranno a crescere.

Durante le prime sedute di allenamento si scoprono subito gli altarini, “il fenomeno” ha già selezionato 10 ragazzi che dovranno dare il via alla rinascita, dimenticandosi degli altri che diventano sagome da utilizzare negli schemi. Un insegnamento di grande teoria che nulla incontra con l’esperienza sul campo. Schemi, figure geometriche, disegni da applicare durante le partite e purtroppo insulti (talvolta pesanti), nei confronti di quei ragazzi che dovevano seguire in terza persona i suoi dettami e che alcune volte non capivano. Pessima situazione che non fa onore ne ai colori societari ne allo spirito del calcio.

Arriviamo alla fine di questa lunga e triste storia, la squadra fa la prima partita della stagione contro una dilettante (scuola calcio Milan), è una tragedia, perdono 4 a 2. Ovviamente i più penalizzati sono stati i ragazzi “sagoma” le seconde linee utilizzate come sparring partner durante gli allenamenti. Le smorfie del “fenomeno” si susseguono ogni volta che questi commettono un errore, quasi a volerli umiliare, aggredire psicologicamente per dimostrare che lui ha ragione e che le sue scelte sono giuste. Un povero uomo diremmo noi, anzi vista la situazione potremmo togliere anche “uomo”, perché non lo è…  Nino in crisi per la situazione, fa la sua peggiore partita dell’ultimo anno.

Negli spogliatoi succede il finimondo, porte sbattute, borracce scagliate a terra e insulti! e questa è una cosa davvero grave che una società dovrebbe punire nel modo più duro, chiedendo scusa per l’errore ai ragazzi. Vi elenchiamo solo per dovere d’informazione alcune frasi, “qualcuno dovrebbe smettere di giocare a calcio e non ti guardo neanche in faccia perché lo sai già” (questa è la frase più vile che un adulto possa dire ad un ragazzo appena adolescente), “se avessimo 4 come “cognome del ragazzo” noi saremmo come la Juve” (5 uomini sono metà squadra, questo vuol dire che quelli che hai non valgono niente).

Morale della favola Nino esce dallo spogliatoio convinto di essere scarso e non vuole più giocare allo sport che tanto amava e in cui tanto credeva, il calcio.

Ovviamente questi sono solo due esempi di quello che non dovrebbe essere. In questo settore vi sono anche molte società, che invece hanno come VISION principale la crescita dei ragazzi nel rispetto delle regole e dell'avversario che, terminata la partita, rimane un tuo coetaneo un tuo potenziale nuovo amico. Queste società e i loro Presidenti sono da promuovere, perché seguono il vero spirito dello sport, anche quando questo costa fatica e denaro.

Vi abbiamo solo raccontato queste due storie malate, perché crediamo sia dovere della Federazione prendere provvedimenti al fine di impedire che queste cose succedano, che vengano penalizzati i ragazzi, il gioco del calcio e soprattutto lo spirito dello sport! 

La nostra intenzione è quella di non fermarci in questa battaglia contro gli urlatori seriali e contro i fenomeni, non è possibile giocare sulla pelle dei ragazzi, ne parleremo ancora utilizzando nuove casse di risonanza, fino a quando non otterremo delle garanzie in merito.

Vi lasciamo con questa risposta di Pierino Fanna durante un'intervista in cui si parlava dei nuovi allenatori...

Il mestiere dell’allenatore negli anni è molto cambiato. Basta guardare come stanno in panchina oggi. Stanno in piedi e gridano tutta la partita. Mi stupisce ogni volta. Se uno prepara bene le partite, non ha senso poi sbracciarsi per 90 minuti. La partita dovrebbe essere il risultato di quello che si è provato in allenamento. "Per mia esperienza, meno l’allenatore parlava e gesticolava, meglio giocavamo. Bagnoli parlava pochissimo, perché sapevamo tutti già cosa fare”.

Buona partita a tutti.

Guardiamo nel nulla e non abbiamo il senso del limite: così la nostra società ha ucciso bellezza e sacralità

Una riflessione profonda sul nostro tempo, quello di "una civiltà meccanicistica e limitata agli apatici rapporti di causa-effetto" e di un uomo "sterilizzato in fatto di emozioni, privato del suo originario senso umano e artistico". Un invito a pensare e ri-pensare attraverso riferimenti letterari, filosofici e religiosi


Edgar Allan Poe, oggi reputato dalla critica il più grande scrittore e poeta gotico di sempre, scriveva, “mai guardare nell’occhio dell’abisso, perché poi anche l’abisso vorrà guardare te”. E, contrariamente a quanto affermato dal ricciolino di Boston, duecento anni addietro, la società contemporanea, masochista e fortemente egoica, ha fatto di tutto pur di abbandonare i propri occhi vitrei (privi di passione e fede) al vuoto della futilità, delle guerre verso il prossimo, delle furberie, di un perverso e incontrollato impiego della tecnica. Il tutto dettato da smisurati interessi collettivi e individuali i cui effetti reificano l’uomo e i suoi sentimenti: reificazione (privare di anima, materializzare, neutralizzare asetticamente) termine utilizzato da Simone Weil, la quale nel suo famoso scritto “l’Iliade, il poema della forza” sottolinea sconsolata quanto la società occidentale, ben lontana dai limiti derivanti dal rispetto dell’ethos degli antichi Greci, ha perduto il senso di limite, non riconoscendosi più parte di un ordine naturale di cui gli Dèi greci erano garanti, e il Dio cristiano ordinatore.

La puzza dei soldi ha sostituito l’odore vergine del Tempio della natura ispiratrice di canti e sinfonie, gli astrusi rumori della tecnica pro-vocante (cioè, che provoca e reifica la natura) di una civiltà meccanicistica e limitata agli apatici rapporti di causa-effetto (per citare Heidegger nel suo scritto “la questione della tecnica”) ha pienamente rimpiazzato i sacri di momenti di meditazione e di preghiera. Cura, attenzione e rispetto dunque reificati dalla mutevolezza delle cose, dalle impurità del peccato e delle violenze verso di sé e verso gli altri. L’uomo viene così defezionato – o per meglio dire, si auto-defeziona –, sterilizzato in fatto di emozioni, privato del suo originario senso umano e artistico: arte, come unica via che abbraccia l’essere, che comprende la vera natura originaria dell’uomo, per citare Nietzsche.

Nell’universo della reificazione anche la conoscenza di sé e del mondo è stata neutralizzata e resa passiva, sterile e circoscritta ai limiti della società: al posto di un sapere disincantato e inattuale, una parvenza di conoscenza ha preso il posto, soffermandosi sull’apparenza e su valori ambigui e discutibili, tesi unicamente a giustificare l’operato e gli interessi dell’uomo. Ma non è di certo il continuo pessimismo e il crogiolarsi nel ruolo di vittime ad aiutare l’uomo a risollevarsi; se come affermavano la coppia di pensatori Heidegger/Sloterdijk, è nel pericolo che cresce ciò che salva, ovvero, è dal buio più pesto che la luce può ritrovare spazio, sta a noi creare crepe e fessure per farla filtrare e per permettere il ritorno dei tempi in cui si viveva in armonia con gli enti circostanti, armati di empatia, di fede, di amore.

L’augurio più grande è quello di rivedere gli uomini uniti in un abbraccio di grazia, perdono e misericordia come Achille e Priamo sul finire dell’Iliade, dove tutte le violenze che avevano spazzato via bellezza e vite, erano terminate e l’orgoglio smisurato degli eroi messo a nudo, palesato nella sua debolezza e atrocità.

Matteo De Luca

Qualità, Made in Italy, prezzi che seducono: storie di commercianti che sfidano la crisi. Il racconto della Casa del Materasso di Lissone (VIDEO)

Continua il nostro viaggio tra le realtà imprenditoriali del territorio che combattono ogni giorno contro la crisi, puntando sulla forza delle idee, sull'innovazione e sul rapporto con il cliente per poter vincere la sfida del mercato. Alessia Balboni della Casa del Materasso di Lissone (MB) racconta la sua storia e il lavoro della sua azienda - (VIDEO)


La ricerca e la scelta dei materiali migliori, qualità e bellezza del design, tutto rigorosamente Made in Italy. Sono, insieme a una politica dei prezzi molto interessante, i punti di forza della Casa del Materasso di Lissone (Monza e Brianza), una realtà imprenditoriale nel cuore di un territorio famoso in tutto il mondo per gli arredi e tutto quanto riguarda il vivere al meglio la propria casa. Una realtà che sta per compiere i suoi primi dieci anni e che Alessia Balboni racconta ai nostri microfoni: gli inizi, lo spirito, il modo di lavorare, la scelta dei fornitori, i prodotti e il rapporto coi clienti, sedotti da prezzi particolarmente competitivi. 

Ridurre del 70% i tempi delle trattative commerciali? Ecco +Digit, la nuova azienda specializzata che assume 600 persone

Si affaccia sul marcato +DIGIT, la nuova realtà aziendale italiana che unisce Digit Sales e Sales Solution, due importanti player italiani della customer acquisition e del customer service. Sedi operative in Lombardia, Campania e Calabria. Obiettivo? Diventare leader nell’offerta di soluzioni in campo digitale che possano valorizzare il rapporto tra i brand e gli utenti finali. Intanto selezionerà 600 nuovi collaboratori entro il 2022


saldo e stralcio - InCrisi.it

Oltre 600 nuovi collaboratori entro il 2022 in diverse parti d’Italia per offrire un patrimonio di capacità, conoscenze ed energie che, grazie ad un mix tecnologico di automazione, informazione, connessione e programmazione, consente di generare valore per clienti e consumatori.

Questo l’obiettivo con cui si affaccia sul marcato +DIGIT, la nuova realtà aziendale italiana che unisce Digit Sales e Sales Solution, due importanti player italiani della customer acquisition e del customer service. Attraverso i canali digitali è infatti possibile intercettare le intenzioni di acquisto da parte dell’utente verso un determinato prodotto/servizio; ciò significa ridurre i tempi di lavorazione del 67% ed elevare la percentuale di successo delle trattative commerciali del 35%, con una produttività superiore del 70%.

“Vogliamo ricercare e sviluppare servizi innovativi – spiega l'amministratore delegato Renato Praticò – con soluzioni all’avanguardia per il corretto funzionamento del rapporto tra aziende e utenti finali. +Digit ha l’ambizione di diventare leader nell’offerta di soluzioni in campo digitale che possano valorizzare il rapporto tra i brand e gli utenti finali”.

Come? Attraverso servizi di Customer acquisition outbound e inbound, Direct sale (temporary store in centri commerciali), Credit management (recupero stragiudiziale sulla base di un rapporto dialogante con gli utenti) e attività di Customer care che garantiscano informazioni, risposte puntuali a reclami, supporto tecnico, facilitando processi di fidelizzazione e accrescendo la fiducia verso il brand.

“Con questa iniziativa - prosegue Renato Praticò - +Digit comunica la volontà di investire e crescere per la realizzazione di una realtà innovativa e di rilievo nel panorama della customer acquisition e del customer service. Il supporto innovativo della nostra divisione digital funge da valore aggiunto ai nostri servizi core e questo ci consente di presidiare al meglio il rapporto aziende-consumatori fin dalla fase di awareness, unitamente ad una mirata individuazione e targetizzazione dei prospect. Le azioni di digital performance campaign consentono, infatti, al personale +Digit attivo sulla customer acquisition di entrare in contatto con potenziali clienti profilati per settori specifici.  Le competenze distintive maturate negli anni in ambito sales management continueranno inoltre ad essere da volano per l’incremento delle vendite e la valorizzazione della customer experience”.

+Digit avvia il suo processo di ramificazione in Italia partendo dalle attuali sedi operative (Lombardia, Campania e Calabria) denominate ComFactory, in quanto luoghi di formazione, progettazione ed erogazione di molteplici servizi e che già nel 2021 vedranno impegnate oltre 600 risorse umane.

La società ricerca per le proprie sedi 10 Digital Marketing Specialist, 2 Programmatori PHP e 300 Addetti Customer Acquisition. Per candidature e ulteriori informazioni si rimanda a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

+Digit S.r.l. è un’organizzazione leader nell’offerta di soluzioni e servizi volti alla valorizzazione del rapporto tra i brand e gli utenti finali.  +Digit opera a favore di aziende leader nei settori Telco, Energy, Utility, Finance e Insurance, dall’ individuazione di nuovi contatti allo sviluppo di relazioni commerciali, con l’obiettivo di trasformare l’intenzione in acquisto e l’acquisto in fidelizzazione. Multicanalità, digital innovation e forte identità valoriale sono i tratti caratterizzanti di una realtà aziendale orientata costantemente verso la creazione di valore.

 

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Gli artigiani si raccontano. Impianti elettrici e tecnologici: l'esperienza di Artelettrica (VIDEO)

Lo sapevate che un impianto smart o domotico per la vostra casa ha dei costi tutt'altro che elevati? Conoscete le diverse soluzioni per il condizionamento della vostra abitazione? Due artigiani di esperienza votati all'innovazione come Massimiliano Anzalone e Cristian Pambianchi di Artelettrica vi svelano tutto - (VIDEO)


Massimiliano Anzalone e Cristian Pambianchi sono i due fondatori di Artelettrica. Entrambi hanno alle spalle oltre vent’anni di esperienza negli impianti elettrici e tecnologici, esperienza unita alla passione per il proprio lavoro. Dopo qualche anno di collaborazione dal 2010 hanno deciso di unire per dare vita al loro progetto. Massimiliano e Cristian si raccontano per noi, parlandoci dei diversi impianti di condizionamento e degli impianti elettrici (tradizionali, smart e domotici). La sorpresa è apprendere da loro che certe soluzioni per la casa tecnologicamente avanzate hanno dei costi decisamente inferiori da quelli che si aspetterebbe.

Sicurezza e lavori sugli edifici, un tema importantissimo. Manutenzione, bonus fiscali, protezioni: parlano gli esperti di TecnoLiving (VIDEO)

Consigli utili, spiegazioni tecniche e informazioni preziose: ecco le pillole di Luca Pagani, fondatore di TecnoLiving, impresa di Vigevano (Pavia) specializzata in linee vita, sistemi anticaduta e tutto quanto riguarda la messa in sicurezza dei luoghi in quota - (VIDEO)


Parliamo di lavori sugli edifici. Lo facciamo a partire dalla manutenzione delle coperture, il che significa interventi sulle stesse, ma anche installazione e cura di pannelli solari, antenne, impianti fotovoltaici. Luca Pagani, fondatore nel 2010 dell'impresa specializzata TecnoLiving di Vigevano, ci spiega tutte le soluzioni per garantire la massima sicurezza per l'incolumità dei lavoratori chiamati ad effettuare tali interventi.

Pagani ci illustra le possibilità date da quell'importante strumento di facilitazione per i lavori sugli immobili che sono i bonus fiscali, introdotti per contrastare le conseguenze negative della pandemia. Spazio dunque a "Superbonus 110%" e detrazioni fiscali del 50%.

Molto interessante infine la descrizione di Luca Pagani dei dispositivi di protezione individuali, come imbragature, cordini ed elmetti. Un argomento fondamentale, da conoscere bene, in quanto legato alla sicurezza della persona sul luogo di lavoro, affrontato dal punto di vista tecnico, professionale e normativo.

 

Sala vince a mani basse a Milano, Feltri top scorer di Fdi: "Città fighetta, risultato scontato. Meloni? Ha triplicato i suoi voti. Salvini? La gente non lo capisce più"

Lo storico direttore fa il pieno di voti (2.268) e trascina Fratelli d'Italia vicino al 10%. All'indomani della pesante sconfitta del centrodestra e del plebiscito, pur viziato dall'astensionismo record, per il sindaco uscente, una serie di commenti taglienti, specie riservati al leader della Lega. L'omaggio Bernardo: "Ha fatto persino troppo. Grazie lo stesso"


 Vittorio Feltri capolista alle elezioni Milano. L'annuncio di Giorgia  Meloni- Corriere.it

Sul candidato del centrodestra sconfitto ha scritto su Twitter:

Bernardo, grande medico pediatra, come era ovvio non è riuscito a diventare sindaco di Milano. Ma ha fatto perfino troppo e si è battuto alla grande. Grazie lo stesso

"Sala è uno di finta sinistra, ma Milano è una città un po' fighetta, nostalgica del '68, vota per la sinistra, soprattutto il centro storico: ma questo lo sapevamo anche prima, non c'è alcuna sorpresa". E' il commento di Vittorio Feltri che analizza così con l'Adnkronos il risultato elettorale che ha visto vincere come sindaco a Milano il candidato del centrosinistra Beppe Sala. "Quello che ho scritto un mese fa si è verificato puntualmente. E cioè che a Milano avrebbe vinto a mani basse Sala, era scritto nel destino", aggiunge Feltri.

Che commenta poi il dato di affluenza alle urne, mai così basso: "Non solo a Milano, anche nelle altre città è successo che la gente non va più a votare perché ha perso la passione nella politica - dice Feltri - La politica è mal vista da quando sono morte le ideologie, non c’è più un sentimento a livello 'cardiaco' nella gente. Quando c’era la ex Dc, c’era la battaglia, vinceva sempre ma di poco, il Partito Comunista era forte e minacciava sempre il sorpasso. La gente partecipava in modo passionale, tifava. Ora i partiti hanno perso grinta, hanno perso la capacità di sedurre gli elettori. A Milano pioveva, figurati se andavano a votare".

"Giorgia Meloni a Milano ha triplicato i suoi voti, quindi non può certamente lamentarsi" aggiunge. Certo che per vincere le elezioni a Milano bisognava avere una coalizione forte, che non c’è". "Mi aspettavo che Salvini perdesse notevoli quote di "elettori -aggiunge poi Feltri- perché ha governato prima coi 5 Stelle, poi è uscito dal governo senza spiegare i motivi, poi è rientrato sempre coi 5 Stelle e con gli avversari storici, cioè il Pd, senza spiegare nulla e la gente non ci ha più capito niente. Questo è il motivo per cui la Lega è passata dal 34% a delle cifre molto più dimensionate, ma dov'è la sorpresa? Era ovvio".

 

(Fonte: Adnkronos)

Caro carburanti, adesso vola il gas: sale il Gpl, metano oltre il 2 euro

Ancora rincari sui rifornimenti. Secondo i dati di Quotidiano Energia, salita più contenuta per i prezzi di benzina e diesel


Salgono i prezzi sulla rete carburanti: in evidenza il Gpl, per effetto dell'aumento dei prezzi di contratto per ottobre, e soprattutto il metano auto, sotto la spinta dell'impennata delle quotazioni di gas: in alcuni impianti del centro-nord Italia quest'ultimo carburante ha avuto una vera e propria fiammata superando addirittura i 2 euro al kg.

Secondo i dati di Quotidiano Energia, salita più contenuta per i prezzi di benzina e diesel.  In particolare Eni è intervenuta al rialzo di 5 centesimi sul prezzo raccomandato del Gpl e di 1 centesimo su quelli di benzina e diesel.

Tamoil ha mosso al rialzo di 4 centesimi il prezzo raccomandato del Gpl e di 1 centesimo quello di benzina e diesel. IP e Q8 hanno aumentato di 4 centesimi solo il prezzo raccomandato del Gpl. In base all'elaborazione di Quotidiano Energia dei dati alle 8 di ieri comunicati dai gestori all'Osservaprezzi carburanti del Mise, il prezzo medio nazionale praticato della benzina, in modalità self, sale a 1,691 euro/litro (venerdì 1,686) con i diversi marchi compresi tra 1,682 e 1,705 euro/litro (no logo 1,676).

Il prezzo medio praticato del diesel, sempre in modalità self, cresce a 1,544 euro/litro (venerdì 1,536) con le compagnie posizionate tra 1,534 e 1,558 euro/litro (no logo 1,526). Quanto al servito, per la benzina il prezzo medio praticato va a 1,827 euro/litro (venerdì 1,824) con gli impianti colorati che mostrano prezzi medi praticati tra 1,765 e 1,899 euro/litro (no logo 1,724). La media del diesel è a 1,688 euro/litro (venerdì 1,683) con i punti vendita delle compagnie con prezzi medi praticati compresi tra 1,624 e 1,762 euro/litro (no logo 1,576). Infine, il Gpl va da 0,724 a 0,745 euro/litro (no logo 0,725). Il prezzo medio praticato del metano auto si posiziona tra 1,157 a 1,631 euro/kg (no-logo 1,257).

 

(Fonte: Ansa)

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