updated 5:11 PM UTC, Oct 21, 2021

Sondaggi, la Lega torna primo partito davanti a Fratelli d'Italia e Pd (in calo). Crollo M5S dopo lo strappo Grillo-Conte

La Lega torna primo partito davanti a Fratelli d'Italia, il Movimento 5 Stelle crolla dopo lo scontro tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. Il sondaggio Swg per il Tg La7 colloca la Lega al top: il partito di Matteo Salvini guadagna lo 0,3% e sale al 20,6% scavalcando Fdi: la formazione di Giorgia Meloni cede lo 0,2% e ora vale il 20,5%. Passo indietro anche per il Pd, che scende al 18,7%. Tonfo del M5S che cede il 2% netto e scivola al 14,6%. Forza Italia è stabile al 7%, mentre Azione sale al 4%. Articolo 1 è al 2,7%, davanti a Italia Viva (2,5%).

Il punto politico: i dolori dei partiti, la guerra nei 5Stelle, i dubbi del centrodestra forte ma diviso e l'infinito casting per il sindaco di Milano (VIDEO)

Dallo scontro tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte, che ha spaccato il Movimento 5 Stelle, alla proposta di un partito unico del centrodestra lanciata da Silvio Berlusconi, fino alla partita per i sindaci delle maggiori città italiane: il punto politico settimanale de ilComizio.it a cura del nostro direttore

Centrodestra, Berlusconi insiste sul partito unico: "Potrebbe chiamarsi Cdu". Salvini: "Non è all'ordine del giorno, come la Champions del Milan"

Il leader di Forza Italia: "Avrebbe il pregio di richiamare quello che per noi è un modello di riferimento, i nostri partner tedeschi nel Partito popolare europeo. Nessuna fusione fredda, sarà tutelata ogni identità". Ma dopo il no di Giorgia Meloni, arriva lo stop leghista


Centrodestra, vertice ad Arcore: tutto pronto per incontro  Berlusconi-Salvini-Meloni - la Repubblica

Per il nome da dare al partito unico "non mi dispiace neppure Centrodestra unito, la cui sigla, Cdu, avrebbe il pregio di richiamare quello che per noi è un modello di riferimento, i nostri partner tedeschi nel Partito popolare europeo". Lo afferma Silvio Berlusconi, in un'intervista al 'Corriere della Sera'.

"Il centro-destra -aggiunge il leader di Fi- ha bisogno di un forte aggancio ai principi liberali, cristiani, europeisti, garantisti che noi di Forza Italia rappresentiamo. Sono i valori del Ppe, ai quali non rinunceremo mai. Del resto, i partiti espressione del Ppe stanno tornando a vincere in tutt’Europa, proprio in Francia alle Regionali, poche settimane fa a Madrid e in Germania, presto accadrà anche in Italia".

Nell'intervista, Berlusconi si sofferma anche sulla situazione difficile che sta vivendo il Movimento 5 Stelle: "Sinceramente non è mio costume commentare le vicende interne di altre forze politiche. Voglio però aggiungere una considerazione: la crisi dei Cinquestelle non dipende dalle singole figure, è la conseguenza del loro 'vizio d’origine'. Sono una forza politica nata per dare sfogo a un sentimento di malcontento diffuso che hanno usato come trampolino per prendere il potere. Non avendo né un vero progetto né dei valori unificanti era ovvio che chiamati alla prova dell’agire implodessero. Ora guardo con rispetto al loro travaglio, sperando che non crei difficoltà all’esecutivo e che —per il bene della democrazia— trovino un loro ruolo e una loro identità, ovviamente lontanissima dalla nostra".

A stoppare, almeno per ora, le velleità di Berlusconi è proprio Matto Salvini che si era tanto dato da fare per federare la destra qualche settimana fa.  Il partito unico del centrodestra “non è all’ordine del giorno, come la vittoria della Champions da parte del Milan, di certo non l’anno prossimo. Il partito unico non è una cosa che nasce a tavolino o in laboratorio. Partiamo dalla collaborazione sui temi, dalla giustizia al fisco. Proporrò a Berlusconi una carta dei valori condivisi, da sottoporre a chi ci sta: libertà d’impresa, famiglia, innovazione, ambiente”, dice il leader della Lega intervistato su La Stampa in cui ribadisce la sua posizione. “Io spero di vincere le elezioni e governare con una maggioranza omogenea: il partito della coalizione che prenderà più voti esprimerà il premier, ci sarà spazio per tutti”, assicura.

 

(Fonte: Adnkronos, Corriere, La Stampa)

Francia, alle regionali vince il partito dell'astensione. Male Macron e Le Pen, risorgono destra e sinistra tradizionali

Due elettori su tre hanno disertato le urne. Delusione per l'ex Front National che non si aggiudica nessuna regione (20,5%).  Schiaffo anche anche alla maggioranza presidenziale di Emmanuel Macron, ferma al 7%, una conferma dello scarso radicamento di En Marche a livello locale. Grande ritorno per la destra neogollista dei Républicains, prima forza politica del Paese con 38% delle preferenze. Bene anche l'unione della gauche e degli ecologisti (34,5%)


 Marine Le Pen n'a même plus les moyens de se payer des affiches - Capital.fr

Flop per Marine Le Pen ed Emmanuel Macron alle elezioni regionali francesi, mentre volano i Républicains e l'unione di gauche ed ecologisti. 

Il primo partito tuttavia resta l'astensione, pari al 66% dei 48 milioni di aventi diritto al voto, di poco inferiore a quella del primo turno (66,7): in sostanza non hanno votato due elettori su tre.

A meno di un anno dalle presidenziali del 2022, la batosta più dura e inattesa è quella inferta al Rassemblemement National, il partito nazionalista di Marine Le Pen, che non conquista neanche una regione, ferma al 20,5% delle preferenze secondo dati su scala nazionale diffusi dall'istituto Ifop-Fiducial.

Una vera delusione per l'ex Front National che molti sondaggi davano invece come in forte progressione in questo voto test a dieci mesi dalla corsa all'Eliseo. Secondo gli esperti, il Rassemblement National è il partito che più di tutti sconta l'astensionismo record. Come nel primo turno di domenica 20 giugno, circa due elettori su tre hanno snobbato le urne.

Macron threatens to withdraw French troops from Mali - BBC News

Schiaffo anche alla maggioranza presidenziale di Emmanuel Macron, ferma al 7%, una conferma dello scarso radicamento di En Marche a livello locale. Non ci sarà nessun rimpasto di governo ma degli "aggiustamenti necessari e limitati", hanno fatto sapere fonti dell'esecutivo a Bfm-tv. Questo scrutinio segna invece il grande ritorno della destra neogollista. Con il 38% delle preferenze, Républicains e alleati appaiono come la prima forza politica del Paese, pronti a lanciarsi nella corsa presidenziale. Al momento, il più determinato sembra essere Xavier Bertrand, presidente uscente della regione Hauts-de-France, che è stato riconfermato piazzandosi primo davanti al candidato lepenista, e che già parla da candidato presidenziale: "Questo risultato mi dà la forza per venire incontro a tutti i francesi", ha dichiarato subito dopo la chiusura dei seggi. Bene anche l'unione della gauche e degli ecologisti, con il 34,5% delle preferenze, in quello che sembra un ritorno dei partiti più tradizionali, del "vecchio mondo", dopo il bipolarismo Macron-Le Pen.

 

(Fonte: Ansa)

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Berlusconi: "Partito unico del centrodestra entro il 2023". E lui resta in campo

Appello del leader di Forza Italia a Matteo Salvini e Giorgia Meloni: "Nessuna identità va sacrificata. Il nostro compito è quello di costruire un 'partito repubblicano' sul modello americano, nel quale il centro e la destra democratica si trovino insieme per governare il Paese". Per il rilancio dell'economia l'ex premier rilancia la riforma fiscale


Come sta Silvio Berlusconi: le novità sulle condizioni di salute del leader  di Forza Italia

È un duplice appello, quello che rivolgo ai nostri amici del centro destra, a Matteo Salvini e a Giorgia Meloni: dobbiamo costruire da qui al 2023 quel partito unico che rappresenti la maggioranza degli italiani e che dia stabilità al governo del centro-destra". Lo ha detto Silvio Berlusconi nel suo intervento da remoto alla convention organizzata da Forza Italia a Castione della Presolana.

"Non dobbiamo smettere di guardare avanti ed essere anche consapevoli che il nostro Paese non uscirà dalla crisi se non saprà riformare a fondo il sistema dei partiti, il sistema della rappresentanza politica - ha aggiunto Berlusconi - Il nostro compito è quindi quello di costruire un 'partito repubblicano' sul modello americano, nel quale il centro e la destra democratica si trovino insieme per governare il Paese. Questa è una condizione indispensabile - non meno dei provvedimenti economici - perche' l'Italia possa davvero ripartire". 

"Ci anima la passione civile, l’amore per il nostro Paese con il quale siamo scesi in campo 27 anni fa e con il quale guardiamo al futuro - ha proseguito il leader di Forza Italia - è la ragione per la quale sono ancora in campo e intendo rimanerci, nonostante tutto quello che mi è successo in questi anni, nonostante una strumentalizzazione di vicende giudiziarie del tutto infondate".

"Mi conoscete, non mi sono mai fatto scoraggiare dagli ostacoli di qualsiasi tipo, ho fatto e continuerò a fare tutto quello che considero giusto e utile per il mio Paese, per i nostri valori, per la libertà", ha aggiunto Berlusconi.

"Fino a oggi il centro-destra si è dimostrato unito e spesso vincente nelle occasioni elettorali, ma non sempre ha saputo governare unito o rimanere unito all'opposizione fra un'elezione e l'altra - ha spiegato - questo non accadrebbe se fossimo un solo partito, capace di riassumere storie e identità diverse senza sacrificarne nessuna". 

"Proprio per questo, perché nessuna identità va sacrificata - ha spiegato - invito tutti i nostri azzurri a non preoccuparsi: questo progetto non significa affatto la smobilitazione o la liquidazione di Forza Italia. Al contrario, noi di Forza Italia dobbiamo rafforzarci, organizzarci ancora meglio, estendere la ricerca del consenso, sapendo che un centro-destra unito sara' un centro destra di governo solo se la nostra area, l'anima liberale, cristiana, europeista, garantista, sarà ampiamente e fortemente rappresentata".

"I miei figli con la politica non c'entrano niente", dato che "per scelta loro e mia nessuno di loro si occupa di Forza Italia". ha detto Berlusconi.

"Questa mattina ho letto con sconcerto su alcuni quotidiani e un periodico che la mia famiglia e alcuni miei collaboratori si starebbero adoperando sulle vicende che riguardano Forza Italia, i rapporti con la Lega e il progetto del centrodestra italiano - sottolinea - sono notizie assolutamente inventate che travisano radicalmente il senso della nostra iniziativa politica".

"Mi spiace che ancora una volta la mia famiglia sia chiamata in causa - ha aggiunto - i miei figli con la politica non c'entrano niente. Ho un rapporto di profondo affetto con i miei cari ma per scelta loro e mia nessuno di loro si occupa in alcun modo di politica e tanto meno del futuro di Forza Italia e lo stesso vale per i manager che continuano ad occuparsi brillantemente delle aziende che ho fondato".

"Qualsiasi decisione su Forza Italia la prendo io, facendo sintesi con il nostro gruppo dirigente", dice tra gli applausi.

Berlusconi è poi tornato a insistere sulla "riforma fiscale, indispensabile perché il Paese possa ripartire, una riforma basata su un deciso taglio delle aliquote".

È anche per questo che gli azzurri sostengono il governo Draghi, per "portare - ha spiegato Berlusconi - il nostro contributo di idee e di proposte, con spirito costruttivo e responsabile".

Secondo il leader di FI, la proposta di riforma fiscale da lui promossa "consentirà di non pagare nulla a chi guadagna meno di 12.000 euro l'anno e per tutti i redditi medio bassi di risparmiare dai 100 ai 400 euro di tasse ogni mese".

Berlusconi ha poi ribadito la "richiesta di sospensione di tutte le cartelle esattoriali fino al 31 dicembre e la richiesta di composizione in termini ragionevoli del contenzioso degli anni passati".

Infine, ha affermato, "è scontata la nostra assoluta opposizione ad ogni forma di tassazione patrimoniale e di tassa di successione".

 

(Fonte: Agi)

Francia, Le Pen paga l'astensione e non sfonda. In testa la destra tradizionale, Macron non pervenuto

Nelle elezioni regionali ha votato solo un francese su tre. La leader del Rassemblement National non vince nel Sud come era previsto alla vigilia e chiama i suoi elettori alla "riscossa" per il secondo turno. Risorgono i neogollisti Républicains, a sinistra si rivedono i socialisti, mentre La République en Marche del presidente Emmanuel Macron dimostra di non aver costruito un radicamento sul territorio. E la riconferma all'Eliseo si complica


Gifle : Macron dénonce des faits "isolés" d'"individus ultraviolents"

Marine Le Pen non sfonda nelle regionali francesi come prevedevano tutti i sondaggi, soprattutto nella maxi regione del sud sulla quale il Rassemblement National aveva puntato tutto. Ma non è l'unica sorpresa dell'ultimo appuntamento con le urne prima delle presidenziali 2022: la destra tradizionale, i Républicains, dati per moribondi, sono invece in testa e si affermano come il partito più votato a livello nazionale, poco avanti al blocco della gauche. Staccata, attorno al 19%, l'estrema destra lepenista. Non decolla, ma questo era piuttosto previsto, La République en Marche di Emmanuel Macron, che non è al governo di nessuna regione e dimostra che in 5 anni non è riuscita a radicarsi sul territorio.

I nostri elettori non sono andati a votare, chiedo una riscossa" per il secondo turno.

Lo ha dichiarato Marine Le Pen, che ha invitato i propri elettori a "non lasciarsi influenzare dai risultati del primo turno e a mobilitarsi per agguantare la vittoria di cui la Francia ha bisogno".

Il dato più clamoroso del primo turno - i ballottaggi sono in programma domenica prossima - è però quello dell'astensione, che secondo le previsioni si impenna a un livello record, fra il 66,1% e il 68,6%, secondo i vari istituti. Ha votato un francese su 3, un record negativo che ha stracciato il precedente, quello del 2010 che aveva visto alle urne nelle regionali il 53,67%. "E' particolarmente preoccupante", ha ammesso il ministro dell'Interno Gérald Darmanin.

In uscita dalla pandemia, con queste elezioni regionali rinviate di tre mesi per cercare di evitare un crollo della partecipazione, i francesi insomma bocciano ancora l'avventura lepenista e premiano la politica tradizionale, i partiti della destra neogollista e della gauche, che tornano a dominare il Paese. Necessità di riflessione anche per Macron, che vede la sua creatura, La République en Marche, al governo ma assente dal territorio. Per il presidente, l'impresa è ora rianimare il suo progetto per riuscire a rimanere all'Eliseo.

In quasi tutte le regioni sono in testa i candidati uscenti di un paese governato, a livello territoriale, da destra e sinistra tradizionale. La grande sorpresa sono indubbiamente i Républicains, che erano stati colpiti ad inizio campagna elettorale dalla fuga di Thierry Mariani, che si è presentato con il partito della Le Pen nella regione dove il Rassemblement National era dato per favorito (Provenza-Alpi-Costa Azzurra) e che è stato votato meno di Marion Maréchal, la nipote di Marine, 5 anni fa.

Il destino della regione tradizionalmente più favorevole ai Le Pen, quella di Marsiglia e Nizza, si deciderà domenica con il ballottaggio fra Mariani e l'uscente Musélier, con forti possibilità di convergenza di una sorte di fronte repubblicano sul candidato della destra moderata. Proprio Muselier e Xavier Bertrand, grande vincitore nelle Hauts-de-France, a nord di Parigi, dove ha letteralmente stracciato l'avversario del Rassemblement National (47% contro 23%) sono i due uomini che sembrano destinati a guidare i destini della destra nei prossimi mesi.

Un anno durante il quale potrebbe a sorpresa emergere la possibilità di un duello per l'Eliseo diverso da quanto ritenuto finora: non un bis del Macron-Le Pen del 2017, ma una sfida fra il presidente uscente e il rappresentante dei neogollisti, fra la 'nuova' politica del presidente e la 'vecchia' dei neogollisti. Per Marine Le Pen, che era sembrata molto fiduciosa negli ultimi giorni, con accenti trionfalistici durante le sue visite sul territorio, si profilano momenti difficili se sarà confermato il crollo di consensi del partito, che prenderebbe addirittura 10 punti in meno rispetto alle regionali del 2015. Un risultato in totale controtendenza con quanto ripetuto in questi giorni dai sondaggi. Già questa sera, i primi commenti degli analisti sono orientati verso il concetto di una "Le Pen non più inevitabile nella corsa all'Eliseo" e "un Macron azzoppato, che sarà probabilmente costretto a cominciare la lunga corsa per la rielezione con un consistente rimpasto di governo".

 

(Fonte: Ansa)

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Conte, esordio da leader (in pectore) a Napoli: "Dialogo con il Pd, ma se è impossibile non mi straccio le vesti. Riporterò il M5S al primo posto"

Conferenza stampa dell'ex premier nel capoluogo campano per la campagna elettorale del candidato sindaco Gaetano Manfredi: alleanze, il suo ruolo di capo pentastellato e la difesa del reddito di cittadinanza


Il "dialogo" con il Pd e centrosinistra "ha dato già i suoi frutti, è normale continuare" per "realizzare il progetto di società che vogliamo". Lo ha detto il leader in pectore del M5s Giuseppe Conte, aggiungendo. "Questo non significa che abbiamo un'alleanza strutturata. Laddove non sia possibile non mi straccio le vesti, perché le fusioni a freddo non funzionano".

"Se gli iscritti lo vorranno sarò il nuovo leader" - Ancora, sull'ipotesi chiarisce: "Queste operazioni forzate calate dall'alto non funzionano. Io sto ascoltando molto i territori tutti i giorni, per raccogliere sensibilità. E se gli iscritti lo vorranno, sarò il nuovo leader".  

"Il Movimento è unito" - Sul doppio mandato Conte spiega: "Deciderò io quando sarà il momento di parlarne, ma si deciderà tutti insieme con la comunità del Movimento 5 stelle. Il Movimento è unito, se qualcuno parla a titolo personale è perché ha una personale opinione fuori dal progetto Napoli", sottolinea a Napoli durante una conferenza stampa con il candidato sindaco Gaetano Manfredi sulle voci interne ai Cinquestelle critiche sull'accordo con il Pd a livello locale.

"Voglio portare il M5s al primo posto" - "Non mi sono mai definito un federatore - sottolinea l'ex premier -, sono etichette dei giornali che mi lasciano abbastanza indifferente. Sto lavorando per il Movimento 5 stelle e con il Movimento 5 stelle presenteremo a giorni questo progetto". Poi aggiunge: "Dove voglio portare il M5s? Al primo posto, partito di assoluta maggioranza". 

"Reddito di cittadinanza ha una funzione di inclusione sociale" - Rivendicando poi "appieno" la misura di sostegno al reddito di cittadinanza dal suo governo, sottolinea: "Il reddito di cittadinanza non è un ostacolo all'occupazione, ha un'altra funzione ossia rappresentare una cintura di protezione". E mette in chiaro: "Tanti professoroni, tanti abitanti delle Ztl avversavano il reddito di cittadinanza. Dicevano che era una misura assistenziale, ma io la rivendico appieno. E' una misura di inclusione sociale. Come possiamo amministrare il bene comune senza pensare a quelle fasce di popolazione che non  hanno di che mangiare, che sono al di sotto del contesto della vita politica economica e sociale del Paese?". 

Elezioni per i sindaci, il centrodestra: "Correremo uniti in tutte le città con candidati civici". Ma i nomi sono ancora tutti da decidere

Vertice alla Camera tra Lega, Forza Italia, Fratelli D'Italia, Udc, Cambiamo, Noi con l’Italia e Rinascimento in vista delle Comunali 2021. C'è accordo sul metodo per la scelta dei profili adatti a guidare le città che andranno ala voto, ma, da Milano a Roma, tra voci, proposte e rinunce, le decisioni sono lontane. A breve un nuovo incontro


Amministrative, slitta l'accordo nel centrodestra - Il Fatto Quotidiano

Comunali 2021, "il centrodestra correrà unito in tutte le città che andranno al voto". E' quanto si legge in una nota congiunta del centrodestra diffusa al termine del vertice di questa sera alla Camera. "Sul tavolo - viene spiegato - ci sono molti profili, alcuni inediti che si sono fatti avanti recentemente. Proprio per questo ci sarà un altro vertice a breve, dopo alcuni approfondimenti sugli aspiranti sindaci più interessanti. È quanto emerso dal vertice di oggi che si è svolto in un clima di grande collaborazione: lo stesso non si può dire del fronte opposto, dal momento che Pd e Cinquestelle non sono stati capaci di raggiungere un accordo e si presenteranno divisi agli elettori con progetti disomogenei". "Lega, Forza Italia, Fratelli D’Italia, Udc, Cambiamo, Noi con l’Italia e Rinascimento - viene assicurato nel comunicato - sono concordi nel voler mettere in campo candidature civiche, rappresentanti del mondo del lavoro e delle professioni".

"Allargare alla società civile il centrodestra sta dando i suoi frutti, oggi al tavolo sono emersi 4 o 5 nomi che fino alla settimana scorsa non c'erano, qualcuno si è impegnato ad approfondire su Bologna, Roma e Milano" ha detto Matteo Salvini, lasciando il vertice del centrodestra. "Sono finalmente usciti diversi nomi di civici", ha sottolineato il leader della Lega.

"Sono tanti bei nomi, qualcuno lo sentirò personalmente, entro la settimana avremo il quadro più chiaro". "Ci aggiorneremo a breve", ha assicurato Salvini. "Sono ottimista, noi abbiamo il valore aggiunto dell'unità". E parlando dei due nomi nuovi per Roma e Milano, il docente e speaker radiofonico Enrico Michetti e Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia, ha messo in chiaro: "Michetti e Racca nomi di serie B? Non ci sono nomi di serie B, noi badiamo alla sostanza e non alla forma, quando parliamo di avvocati, docenti, farmacisti e industriali, che siano televisivamente conosciuti mi interessa poco". "Sarebbero tutti nomi in grado di fare meglio della Raggi a Roma e di Sala a Milano", ha scandito.

"Entro questa settimana - ha spiegato poi il leader della Lega - presenteremo una proposta di legge per aumentare stipendi e tutele ai sindaci, che sono mal pagati, si dannano l'anima e troppo spesso sono puniti".

''Michetti e Rocca sono nomi interessanti come ce ne sono altri che sono arrivati - ha dichiarato Giorgia Meloni al termine del vertice - Sicuramente un elemento molto positivo è che il centrodestra riesca ad essere così attrattivo per persone che chiaramente hanno una spiccata autorevolezza. Sono diversi i nomi che ci sono, per cui facciamo le verifiche e procediamo a scegliere il profilo migliore". Meloni ha detto di aver "trovato un clima di grande collaborazione nella riunione del centrodestra. Sono molto ottimista sul fatto che siamo in dirittura d'arrivo. Ci sono diversi nomi molto interessanti".

''Lavoriamo per vincere e i candidati ci saranno in pochi giorni'' ha poi assicurato. ''Il centrodestra - ha sottolineato la leader di Fdi - ha ribadito che vuole andare compatto e unito in tutte le città al voto a differenza di quel che accade nel campo del centrosinistra dove a Roma ci sono già in campo tre candidati e di voler convergere su candidati espressione del civismo, della società, del mondo del lavoro e imprenditoriale per allargare il proprio campo e fronte".

Al termine dell'incontro, il coordinatore nazionale di Fi, Antonio Tajani, ha spiegato: "Stiamo lavorando perché ci sono stati nuovi candidati civici che si sono offerti per partecipare a questa grande battaglia. Noi li esamineremo per poi valutare e rivederci quanto prima di nuovo". ''Non si tratta di trovare delle star che fanno passerella o candidati sconosciuti, ma di individuare candidati in grado di vincere e governare molto meglio di come ha fatto la sinistra in questi anni" ha aggiunto.

''A differenza della sinistra che è divisa e ha più candidati a cominciare da Roma, noi avremo un solo candidato in ogni grande città. Questo è un segnale di coesione che diamo a tutti''. ''Il centrodestra - ha ribadito - si presenterà unito dappertutto. L'idea è quella di andare con candidati civici, altrimenti ricominceremo a valutare candidati di tipo politico. Per adesso continuiamo ad andare in questa direzione''.

I NOMI - Tornati alla casella zero dopo il doppio 'no' di Guido Bertolaso e Gabriele Albertini, i leader del centrodestra si sono rivisti oggi per la prima volta dopo tre mesi e mezzo (era il 3 febbraio) per cercare candidati civici alternativi per Roma e Milano. Il confronto, durato più di un'ora, come era prevedibile, sarebbe servito solo a ribadire l'unità e la necessità di ripartire con una nuova griglia di nomi. Nulla di deciso, per carità, ma a quanto si apprende, per la sfida del Campidoglio, almeno per ora, si profilerebbe una partita a due, tra l'avvocato amministrativista Enrico Michetti, sponsorizzato da Fdi, e la magistrata Simonetta Matone, portata avanti soprattutto da Forza Italia, ma gradita anche al partito di Giorgia Meloni. Durante il summit, Meloni avrebbe citato Michetti, su cui avrebbe espresso giudizio positivo anche Lorenzo Cesa, presente all'incontro insieme agli altri 'piccoli' della coalizione: dall'Udc appunto a Cambiamo e Rinascimento di Vittorio Sgarbi. Fi, invece, avrebbe parlato di Matone. In realtà, raccontano, nessuno si sarebbe intestato un nome in particolare. In particolare, Matteo Salvini non ne avrebbe fatto alcuno, volutamente.

Tutta in evoluzione la situazione di Milano. La scelta dello sfidante di Beppe Sala, dato dai sondaggi favorito, non è facile. I leader sono stati abbottonatissimi. In questi giorni è circolata tra i papabili Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia, ma la sensazione è che Salvini, Meloni e Tajani abbiamo un altro nome che non vogliono bruciare. Nome coperto anche per Bologna, mentre non ci sarebbe nessun problema per Torino e Napoli, dove dovrebbero essere schierati, rispettivamente, l'imprenditore Paolo Damilano e il pm Antonio Maresca.

L'unico a far nomi è stato Vittorio Sgarbi, presente all'incontro nelle vesti di leader di 'Rinascimento': "Il giornalista Feltri, il prefetto Serra, la presidente di Federfarma lombarda, Racca, il giornalista Del Debbio, un po' di nomi sono usciti. Michetti è piaciuto. Ora si fanno delle verifiche, si fanno altri sondaggi, per ora non c'è alcun accordo, ma ci rivedremo a breve".

La riunione, dunque, si è conclusa con un nulla di fatto e l'impegno a marciare uniti schierando civici. I leader si sono ripromessi di rivedersi presto: se non questa settimana, più probabilmente la prossima, per provare a chiudere il cerchio.

 

(Fonte: Adnkronos)

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