updated 9:44 AM UTC, Sep 16, 2021

Lavoro, in sei mesi aggiunti quasi un milione di nuovi occupati. Ma è boom di contratti a termine, tempo indeterminato in netta minoranza

A giugno del 2021 i lavoratori in cassa integrazione Covid scendono sotto quota un milione, per la prima volta dall'inizio della pandemia a marzo 2020. Tutti i segnali di una ripresa incoraggiante, ma la stabilità è un ricordo del passato


Nei primi sei mesi dell'anno l'Inps ha registrato oltre 3,3 milioni di attivazioni di rapporti di lavoro e quasi 2,4 milioni di cessazioni con un saldo positivo nel periodo per 925.408 unità. La gran parte delle attivazioni sono state per contratti non standard (a termine, stagionali, in somministrazione ecc) e le assunzioni a tempo indeterminato sono state 552.440, il 16,63% del totale (vanno poi aggiunte le trasformazioni).

Il saldo tra entrate e uscite per i contratti a tempo indeterminato è stato di 118.694 unità. Fino a giugno era in vigore il blocco dei licenziamenti per tutte le imprese.

A giugno del 2021 i lavoratori in cassa integrazione Covid scendono sotto quota un milione, per la prima volta dall'inizio della pandemia a marzo 2020. Lo si legge sull'Osservatorio Inps sul precariato che calcola che i lavoratori in cassa nel mese siano stati 987.000 per una media di 65 ore a testa. Nel picco della prima ondata, ad aprile 2020, sono stati messi in cassa integrazione Covid dalle aziende 5.620.000 lavoratori per una media di 107 ore a testa. Le ore usate a giugno 2021 sono quindi poco più di un decimo di quelle del momento di massimo utilizzo dell'ammortizzatore.

 

(Fonte: Ansa)

Lavoro, segnali incoraggianti: nel secondo trimestre +338.000 occupati. Crescita sia nel tempo pieno che in quello parziale. Il tasso di disoccupazione cala al 9,8%

Nel secondo trimestre 2021 si registra un aumento di 338 mila occupati (+1,5%) rispetto al trimestre precedente e una crescita di 523.000 unità sullo stesso periodo del 2020. Lo rileva l'Istat


Tasso di Occupazione | Macroeconomia

La crescita congiunturale è legata soprattutto alla crescita dei dipendenti a termine (+226.000, +8,3) a fronte di una crescita di 80.000 unità a tempo indeterminato (+0,5%) e di 33.000 indipendenti (+0,7%). Il tasso di occupazione nel secondo trimestre è del 58% (+1 punto sul primo trimestre ).

Nel secondo trimestre 2021, sottolinea l'Istat, l'input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, registra un aumento del 3,9% rispetto al trimestre precedente e del 20,8% rispetto al secondo trimestre 2020; anche il Pil è aumentato, del 2,7% in termini congiunturali e del 17,3% in termini tendenziali. Rispetto al primo trimestre si osserva un calo sia del numero di disoccupati (-55.000, -2,2%) sia di quello degli inattivi di 15-64 anni (-337 mila, -2,4%). I dati mensili provvisori di luglio 2021 mostrano un arresto del trend in crescita registrato tra febbraio e giugno 2021, con un lieve calo dell'occupazione rispetto a giugno (-23 mila, -0,1%) che si associa a quello dei disoccupati (-29 mila, -1,2%) e all'aumento degli inattivi di 15-64 anni (+28 mila, +0,2%). Rispetto al secondo trimestre 2020, l'aumento dell'occupazione (+523 mila unità, +2,3%) coinvolge soltanto i dipendenti a termine (+573 mila, +23,6%);. Continua il calo dei dipendenti a tempo indeterminato (-29 mila, -0,2%) e degli indipendenti (-21 mila, -0,4%).

Crescono sia gli occupati a tempo pieno sia quelli a tempo parziale (+1,8% e +4,8%, rispettivamente). Rispetto al secondo trimestre del 2020 crescono i disoccupati (+514 mila in un anno), mentre si riducono marcatamente gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-1 milione 253 mila, -8,5%), dopo cinque trimestri di crescita progressiva. I dati risentono anche delle nuove regole sulla classificazione che considerano disoccupate ne persone in cassa integrazione da oltre tre mesi.

Offerte di lavoro 2020: male ma non malissimo -

Dal lato delle imprese, nel secondo trimestre 2021 prosegue la crescita delle posizioni lavorative dipendenti che, in termini congiunturali, segnano un aumento dello 0,7% nel totale. Il segnale positivo caratterizza sia la componente a tempo pieno (+0,6%) sia quella a tempo parziale (+0,9%). Rispetto al trimestre precedente, le ore lavorate per dipendente crescono del 3,4%; su base tendenziale, anche per questo indicatore, si osserva un incremento eccezionalmente marcato (+29,2% rispetto al secondo trimestre 2020), associato a una riduzione altrettanto straordinaria del ricorso alla cassa integrazione, che si abbassa a 78,7 ore ogni mille ore lavorate. Il tasso dei posti vacanti aumenta di 0,6 punti percentuali su base congiunturale e di 1,0 su base annua. Il costo del lavoro, per unità di lavoro, cresce dello 0,6% in termini congiunturali, con un aumento più sostenuto delle retribuzioni (+0,7%) e di minor intensità degli oneri sociali (+0,3%), quale effetto del persistere delle misure di sostegno all'occupazione attuate attraverso gli sgravi contributivi. Su base annua si rileva, invece, un calo del costo del lavoro del 3,1%. A diminuire sono entrambe le componenti: le retribuzioni scendono del 2,3% rispetto al secondo trimestre 2020, quale effetto di riflesso della crescita straordinaria registrata nello stesso trimestre dell'anno precedente, quando la ricomposizione dell'occupazione provocata dai provvedimenti di sospensione delle attività economiche aveva privilegiato la presenza delle componenti a profilo retributivo più alto; parallelamente, la riduzione più intensa degli oneri sociali (-5,4%) è conseguenza, da un lato, della riduzione della componente retributiva e, dall'altro, del persistere degli effetti delle misure di decontribuzione.

Il tasso di disoccupazione nel secondo trimestre cala al 9,8%

Il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 74 anni cala nel secondo trimestre del 2021 al 9,8% con una diminuzione di 0,3 punti sul primo e di 1,7 punti sullo stesso periodo del 2020. I disoccupati nel periodo sono 2.459.000 in calo del 2,2% sul trimestre precedente e del 27% sullo stesso periodo del 2020. Si considera senza lavoro anche chi è in cassa integrazione da oltre tre mesi. 

Lavoro: crolla domanda di occupazione, chi non si specializza è fuori -

Sono 678.000 gli occupati in meno rispetto al periodo della pre pandemia

Nel secondo trimestre 2021 l'occupazione è cresciuta di 523.000 unità sul secondo trimestre 2020 ma all'appello rispetto allo stesso trimestre del 2019 mancano 678.000 occupati.  In particolare sono al lavoro 370.000 donne in meno (-3,7% a fronte del -2,3% degli uomini. Gli occupati tra i 15 e i 34 anni sono 199.000 in meno sul secondo trimestre del 2019. (-3,8%). Nel secondo trimestre 2021 la fascia tra i 15-34 anni al lavoro ha avuto una crescita sul 2020 maggiore rispetto alla media. 

 

(Fonte: Ansa)

Economia, il commissario Ue Gentiloni: "Italia in ripresa sorprendente, ma il vero test sarà in autunno. Fiducia in Draghi"

Per l'ex premier, ora a Bruxelles, "a questa vitalità deve corrispondere una consapevolezza della missione, appunto, altrimenti l'ottimismo può portarci a sottovalutare le sfide che abbiamo davanti e magari a pensare - sbagliando - che le risorse non sono da conquistare mese per mese, semestre dopo semestre, ma sono già acquisite". Resta la questione del debito


Gentiloni: «Per Italia nessun allarme sui mercati e per lo spread» - Il  Sole 24 ORE

"I dati di crescita dell'area euro nel secondo trimestre, +2,2%, sono anche meglio delle prime stime" e ora "andiamo verso l'autunno più importante per l'economia italiana da mezzo secolo, un autunno storico perché ci giochiamo l'ingresso in questo piano europero che può dare qualità, durata e spinta per la ripresa": ad affermarlo è il commissario europeo all'Economia, Paolo Gentiloni, in un'intervista al Corriere della Sera. "Il grande ottimismo, i segnali positivi sono una prima parte di ciò che ci serve" perchè ci vuole "la consapevolezza che qualche problema c'è e della sfida del piano europeo".

Per l'ex premier "a questa vitalità deve corrispondere una consapevolezza della missione, appunto, altrimenti l'ottimismo può portarci a sottovalutare le sfide che abbiamo davanti e magari a pensare - sbagliando - che le risorse non sono da conquistare mese per mese, semestre dopo semestre, ma sono già acquisite". "Può farci pensare che la questione del debito sia svanita", ha insistito.

Ma il Patto di stabilità è sospeso, no? "A Bruxelles il mio pane quotidiano è evitare le strette premature e permettere che si continui con le politiche espansive, finché serviranno. Ma è chiaro che nei Paesi con debito più alto il problema non è svanito. Ora abbiamo dei risultati, c'è una risposta dinamica di tantissime imprese. Il punto è che, per una volta, questa società molto frammentata e individualista che noi siamo ritrovi il senso di una missione nazionale. È fondamentale per reggere la sfida nella sua complessità. E ho fiducia perché Mario Draghi su questi obiettivi ha una leadership riconosciuta".

Per il commissario Ue va bene il taglio cuneo nella delega fiscale, ma "nei Paesi ad alto debito serve una cautela particolare" nel ricorrere al deficit: "Se un Paese ad alto debito usasse l'occasione del piano di Recovery per avere un aggravio permanente nel bilancio sarebbe un errore", ha spiegato. "Dopo la pandemia e con il traguardo della transizione climatica è giusto discutere il patto di stabilità per evitare ritorni all'austerità e studiare nuove regole che abbiano ragionevolezza, realismo e gradualita'", ha spiegato Gentiloni, "ma nei Paesi ad alto debito serve una cautela particolare".

 

(Fonte: Agi)

Tasse, l'Ocse ammonisce l'Italia: "Serve un taglio permanente del cuneo fiscale. Con un livello così alto non cresce l'occupazione"

"Si prevede che l'economia recuperi i livelli del 2019 entro la prima metà del 2022", dopo una crescita per quest'anno stimata al 5,9%. "Il debito pubblico salirà quasi al 160% del Pil nel 2021". E' quanto prevede l'Ocse nella Economic Survey sull'Italia, invitando a "continuare a fornire sostegno fiscale, sempre più mirato, fino a quando la ripresa non sarà consolidata nei settori economico e occupazionale". L'Ocse auspica anche "un piano fiscale di medio periodo da attuare una volta che la ripresa sarà consolidata", per "ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil". 

"In Italia il livello del cuneo fiscale è il quinto più alto nell'area Ocse. Questo non aiuta l'occupazione, in un Paese in cui solo il 57% della popolazione è occupato contro una media Ocse del 67%",ha detto Laurence Boone, capo economista dell'Ocse. "Il governo ha riconosciuto l'impatto di questa situazione riducendo temporaneamente il cuneo fiscale per i giovani e le donne. Forse dovrebbe considerare una riduzione permanente per tutti i lavoratori, in particolare le donne", ha detto Boone riferendosi al piano di riforma fiscale che dovrebbe essere orientato alla riduzione dell'evasione e all'equità. 

 

(Fonte: Ansa)

 

Economia italiana in ripresa, Pil +5.9%. Le previsioni Ocse: "Entro la prima 2022 ritorno a livelli pre-Covid"

"Si prevede che l'economia recuperi i livelli del 2019 entro la prima metà del 2022", dopo una crescita per quest'anno stimata al 5,9%. "Il debito pubblico salirà quasi al 160% del Pil nel 2021". E' quanto prevede l'Ocse nella Economic Survey sull'Italia, invitando a "continuare a fornire sostegno fiscale, sempre più mirato, fino a quando la ripresa non sarà consolidata nei settori economico e occupazionale". L'Ocse auspica anche "un piano fiscale di medio periodo da attuare una volta che la ripresa sarà consolidata", per "ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil". 

 

(Fonte:Ansa)

Reddito di cittadinanza, scontro e mediazione Lega-M5S. Giorgetti: "Trasformarlo in Lavoro di cittadinanza". La trincea di Conte e Fico: "Lo difenderemo"

Assistenzialismo improduttivo o misura di sostegno necessaria? Il provvedimento-bandiera dei 5Stelle agita governo e maggioranza. Il ministro dello Sviluppo economico propone modifiche in chiave occupazionale. L'ex premier su La7: "Dopo un anno di Covid, dire di abrogarlo è folle e vigliacco"


"Cosa fa il M5s se si cancella il Reddito di cittadinanza? Sarebbe la rottura di un patto di lealtà e di una logica di sostegno e collaborazione: ma il M5s sosterrà il governo dal momento che Draghi ha confermato che condivide la misura". Lo ha detto il leader M5s, Giuseppe Conte, a Coffe Break su La7. 

Parlare di abrogazione del reddito di cittadinanza significa fare "un ragionamento ed avere un comportamento vigliacco, fare un'aggressione vigliacca. Stiamo parlando anche di pensionati e di una platea di beneficiari che non ha di che mangiare. Spesso viene utilizzato l'argomento degli abusi: se anche ce ne fosse stato qualcuno non è normale abrogarlo, chiudere la questione per questo. Io dico però che i può migliorarlo, in Germania hanno impiegato tanto tempo per metterlo a punto. Ma ora, dopo un anno di Covid, dire di abrogarlo è folle e vigliacco", ha inoltre detto l'ex premier  a L'Aria che tira su La7.

 "Il reddito di cittadinanza è una misura importantissima per le persone in difficoltà. Il M5S lo difenderà". Così il presidente della Camera Roberto Fico, presente ad una manifestazione elettorale del M5S nel Rione Sanità, a Napoli "Se ci sono dei miglioramenti da fare - ha aggiunto Fico - si faranno, ma il reddito rimane ". Alle domande dei giornalisti sulle critiche al reddito del leader della Lega Matteo Salvini, il presidente della Camera ha replicato: "è una misura ottima che ha dato un contributo importante alle persone in difficoltà". 

"Dobbiamo cominciare a ragionare di lavoro di cittadinanza. La costituzione italiana recita che é il lavoro che ci rende pienamente cittadini. Lo sforzo é di trasformare il reddito di cittadinanza in lavoro di cittadinanza". Così il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, rispondendo ad una domanda sul reddito di cittadinanza a margine del Salone del Mobile.

 

(Fonte: Ansa)

Ecobonus auto, il governo corre ai ripari: 57 milioni di euro per l'incentivo ad acquistare le elettriche. Ma resta il rischio esaurimento a breve

Il decreto infrastrutture . scrive la Gazzetta - "rialloca" i fondi dell’Extrabonus e riattiva il sostegno all'acquisto, ma secondo previsioni gli incentivi caleranno di un terzo, con il rischio di esaurirsi per ottobre. Depositata una interrogazione parlamentare per chiedere un piano strutturale a lungo periodo


Incentivi auto, 10 modelli con sconto da 10mila a 3500 euro in caso di  rottamazione - Il Sole 24 ORE

Approvato in Consiglio dei Ministri un nuovo Decreto Legge con misure volte a migliorare i servizi di trasporto e agevolare gli investimenti in infrastrutture, tra le cui disposizioni spiccano anche importanti novità sugli eco-incentivi auto. In particolare, in materia di Ecobonus Automotive si prevede che la conclusione della procedura informatica per confermare la prenotazione dell’ecobonus per le categorie M1, M1 speciali, N1 e L possa avvenire:

  • entro il 31 dicembre 2021, se l’inserimento è avvenuto tra il 1 gennaio 2021 e il 30 giugno 2021,
  •  entro il 30 giugno 2022, se l’inserimento avviene tra il 1 luglio 2021 e il 31 dicembre 2021.

In pratica, le prenotazioni effettuate da luglio potranno essere perfezionate (con immatricolazione) entro il 30 giugno 2022, così da aggirare il problema dell’allungamento dei tempi di consegna delle auto nuove, provocato dalla crisi dei chip, che rischiava di far saltare alcune delle prenotazioni a causa dei vincoli normativi della norma.

Inoltre, per garantire l’utilizzo dei fondi destinati all’acquisto di veicoli meno inquinanti M1, compresi nella fascia di emissione 0-60 grammi di CO2, il decreto sblocca le risorse previste per l’Extrabonus riallocandole sul fondo ordinario dell’incentivo Ecobonus auto elettriche. Il blocco degli eco-incentivi sulle auto elettriche e plug-in a basse emissioni era scattato il 25 agosto per l’esaurimento dei fondi, quando invece erano rimasti 57 milioni sul fondo extrabonus non utilizzabili per un cavillo normativo. Dunque, si riaprono le prenotazioni attingendo alle risorse residue, con le date sopra indicate come termine ultimo per le prenotazioni dei veicoli in oggetto. Ora, con l’azzeramento dell’extrabonus per i veicoli M1 nella fascia di emissione 0-60 g/km CO2, si potrà ottenere un incentivo ridotto nella seguente misura:

  • 21-60 g/km CO2 senza rottamazione: 1.500 euro;
  • 21-60 g/km CO2 con rottamazione: 2.500 euro;
  • 0-20 g/km CO2 senza rottamazione: 4.000 euro;
  • 0-20 g/km CO2 con rottamazione: 6.000 euro.

Nulla cambia per i contributi sull’acquisto di auto nuove con emissioni 61-135 g/km con rottamazione (1.500 euro statali + 2.000 euro del concessionario), per i quali si stimano ancora diverse settimane di disponibilità dei fondi.


L'articolo della Gazzetta dello Sport conferma i dubbi sul provvedimento

Il decreto infrastrutture “rialloca” i fondi dell’Extrabonus e riattiva il sostegno all’acquisto, ma secondo previsioni gli incentivi caleranno di un terzo, con il rischio di esaurirsi per ottobre. Depositata una interrogazione parlamentare per chiedere un piano strutturale a lungo periodo

Gianluigi Giannetti

Con il decreto infrastrutture e mobilità sostenibili approvato nella serata di ieri dal Consiglio dei Ministri, il governo ha spostato 57 milioni di euro di Extrabonus sul fondo ordinario dell’incentivo Ecobonus, dunque riallocando sulla componente principale dell’incentivo le risorse prelevate da quella aggiuntiva, appunto i 57 milioni di euro congelati e che non erano accessibili al pubblico separatamente. Tutto questo, come spiegato nel testo del decreto, “per garantire e ottimizzare l’utilizzo dei fondi destinati all’acquisto di veicoli meno inquinanti M1, compresi nella fascia di emissione 0-60 grammi di CO2”, ovvero a favore dell’auto elettrica e ibrida plug-in. Una riallocazione dunque, che però non conferma il regime di incentivi valido fino alla metà di agosto, quando sono terminati i fondi dell’Ecobonus propriamente detto. Una situazione complessa, come sottolineato dalla interrogazione parlamentare depositata nelle stesse ore da alcuni esponenti della maggioranza. Il sistema di finanziamento ha bisogno, secondo i relatori, di un piano articolato di settore che tenga conto anche delle giuste esigenze sociali della trasformazione. Nel caso poi si continuasse con misure non di sistema, secondo l’onorevole Gianluca Benamati promotore dell’iniziativa alla Camera, sarebbero comunque necessarie risorse che vanno ben oltre la riallocazione vista finora.

CONTI ALLA MANO

 

La riallocazione di 57 milioni di euro, secondo l’aritmetica, non consente molta liberà di manovra. Il decreto Sostegni bis convertito in legge lo scorso 23 luglio aveva già rifinanziato l’Ecobonus per le vetture elettriche (fascia 0-20 g/km) e per le ibride plug-in (21-60 g/km), con 60 milioni, andati esauriti in meno di un mese. I conti sono presto fatti. Al regime precedente, il sostegno combinato portava a 6.000 euro di finanziamento Ecobonus più 2.000 euro di Extrabonus per l’acquisto di una vettura elettrica in caso di rottamazione di un veicolo che avesse più di 10 anni, ovvero 4.000 euro più 1.000 euro senza rottamazione. Per le auto ibride plug-in, si aveva diritto a 2.500 euro di Ecobonus più 2.000 euro di Extrabonus in caso di rottamazione, ovvero 1.500 euro più 1.000 euro senza rottamazione. Nei fatti e in assenza di ulteriori comunicazioni, la riallocazione significa la sparizione dell’Extrabonus, e dunque un piano di finanziamento ridotto di un terzo, ovvero fino ad un massimo di 6.000 per vetture elettriche e 2.500 per veicoli ibridi plug-in. Resta inteso l’ulteriore sostengo da parte dei concessionari, che naturalmente decresce in maniera proporzionale. Tutto questo con proiezioni sconfortanti in termini di copertura temporale. Nei primi otto mesi del 2021 sono state immatricolate infatti 38.744 auto elettriche e 47.421 ibride plug-in, ma a far fede sulla tendenza sono i numeri del mese di luglio, con 5.096 mezzi a batteria e 6.272 ibride ricaricabili. Gli attuali fondi consentono così il finanziamento esclusivamente di circa 9.500 vetture elettriche con rottamazione, ovvero solo di 22.800 ibride ricaricabili con rottamazione. Combinando le due voci e considerando un regime di vendite regolare, come quello previsto per il mese di settembre, la cifra appare destinata ad esaurirsi in ben meno di 45 giorni, cioè a metà ottobre.

UN PIANO COMPLESSIVO

“Ai 57 milioni di euro di Extrabonus ancora disponibili andavano aggiunti non meno di altri 100 milioni di rifinanziamento all’Ecobonus propriamente detto, tutto questo per arrivare a fine anno senza incertezze”. Questa l’opinione dell’On Gianluca Benamati, “padre” degli incentivi auto Euro 6 già nel 2020 e tra i maggiori referenti delle politiche legate al settore della mobilità nella passata e nella presente maggioranza. Raggiunto dalla La Gazzetta dello Sport, le sue valutazioni guardano tanto al peso delle soluzioni estemporanee che alla necessità di un piano di settore che garantisca l’accesso agli incentivi in una chiave sociale, che aiuti i consumatori e gli operatori del settore ad affrontare la transizione. “Per garantire questo regime di incentivi sono necessari non meno di 600 milioni di euro l’anno, ed è evidente che questi fondi sono solo la parte marginale di un programma molto più complesso dedicato all’automotive, che non trova nessuna citazione nelle previsioni di spesa presentate da Governo circa le dotazioni in arrivo dal Recovery Fund”. L’onorevole Benamati si riferisce naturalmente al capitolo della Mission 2 del piano del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che del Recovery Fund destinato al nostro Paese rappresenta il programma di esecuzione presentato dall’esecutivo Draghi. Proprio nella Mission 2 sono stanziati 23,78 miliardi di euro a favore delle politiche di mobilità sostenibile, della diffusione delle motorizzazioni ad idrogeno e della costituzione delle reti pubbliche di ricarica. Entrando nel dettaglio però si nota che solo 740 milioni sono specificamente destinati alla costituzione di un network di colonnine pubbliche ad alta potenza. A riguardo, l’Unione Europea ci vincola al raggiungimento di almeno 31.500 punti di ricarica di questo tipo entro il 2030, ponendo poi l’obiettivo di 6 milioni di vetture a batteria circolanti in Italia per quella data. A riguardo, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non prevede nessun piano di sostegno all’acquisto.

PAROLA AL PARLAMENTO 

“Serve un piano organico che preveda investimenti nella ricerca e sviluppo, nella formazione dei lavoratori della nuova filiera dell’auto ecologica, nel sostegno di sistema alla transizione”. L’On.Gianluca Benamati trasmette a Gazzetta Dello Sport il testo di una interrogazione parlamentare già depositata, che lo vede firmatario insieme ai colleghi Nardi, Bonomo, Gavino Manca, Soverini e Zardini. È rivolta al Ministro dello sviluppo economico, e considera la scadenza della misura dell’Ecobonus a dicembre 2021, già frutto di una previsione in via sperimentale da parte della Legge di Bilancio 2019. Qui è intervenuta la riallocazione di 57 milioni di euro. Si chiede piuttosto l’adozione di un piano strategico per il ricambio del parco circolante, prevedendo misure strutturali per il sostegno del settore dell’automotive, andando dunque ben oltre la politica dello spostamento di fondi già presenti e non utilizzabili. “Il punto è costruire un percorso” sottolinea l’On.Gianluca Benamati, “aprire una seria discussione va ben oltre la gestione delle emergenze”.

 

Ecobonus auto, fondi finiti, crollano le vendite: la "tempesta d'agosto" travolge il mercato. E ora cosa succede?

Non è dato sapere se e quando ci sarà un rifinanziamento per il bonus che permetteva di risparmiare fino a 6 mila euro per l’acquisto di una nuova macchina elettrica e ibrida plug-in. Gli operatori del settore e gli automobilisti attendono risposte e chiedono un intervento rapido da parte di governo e Parlamento


Ecobonus auto usate 2021: chi può richiedere incentivi – LiveUnict

Lʼauto in Italia non corre. Il mese di agosto ha fatto registrare un calo delle vendite del 27,3%, con appena 64.689 nuove immatricolazioni. Nei primi 8 mesi del 2021 sono state 1.060.182 le auto nuove vendute, il 20% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019, anno in riferimento, nel quale si immatricolarono 260 mila auto in più. Conta poco invece il raffronto con il 2020 della pandemia, rispetto al quale si registra un aumento del 31 percento.

Una situazione di mercato in grave deterioramento, perché sono finiti gli incentivi statali (anche sulle auto 100% elettriche!) e perché nel mondo si assiste alla crisi dei semiconduttori che ha rallentato la produzione. Urge intervenire e il Presidente dell’Unrae (le Case estere in Italia) Michele Crisci afferma che “la soluzione non può che essere un immediato rifinanziamento dell’Ecobonus, oppure un trasferimento parziale delle risorse ferme nell’Extrabonus, facendo così ripartire subito il meccanismo degli incentivi e rilanciando le vendite delle auto elettriche pure e ibride plug-in”.

La “tempesta dʼagosto” è stata definita da Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, la situazione che si è venuta a creare sul mercato auto italiano. Governo e Parlamento sono chiamati a reagire, puntando soprattutto sulle nuove forme di trazione: ibride ed elettriche. Il PNRR deve andare in questa direzione, anche perché 6 italiani su 10 (secondo un sondaggio Quintegia) hanno affermato che la loro prossima auto da comprare sarà ibrida plug-in.

Quanto ai modelli più venduti ad agosto, la Panda resta leader con 3.009 preferenze da parte degli automobilisti italiani. Stellantis domina la classifica, piazzando al secondo posto la 500 con 2.444 immatricolazioni e al terzo la Ypsilon con 2.056. Eppure con 21.636 unità vendute, Stellantis ha perso il 36,3% rispetto allo stesso mese del 2020. Bene le nuove Jeep, con la Renegade che sale al sesto posto fra le best-seller italiane e la Compass alʼottavo. Nel mezzo due B-Suv di grande successo: Nuova Renault Captur quarta e Ford Puma quinta, mentre completano la top ten la nuova Yaris, la 500X e la Renault Clio.

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