Riaperture, Speranza: "Dobbiamo essere prudenti per avere un'estate di ripresa e rinascita". E sui vaccini... - (VIDEO)

"Dobbiamo essere tempestivi nelle chiusure quando serve e abbiamo il dovere di costruire una road map per l'allentamento delle misure sempre approvate all'unanimità dal Consiglio dei ministri". Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, aprendo un capitolo dedicato alle possibili riaperture in Italia durante l'informativa urgente alla Camera sulla campagna vaccinale contro Covid-19 - (VIDEO)


Nuovo Dpcm, Roberto Speranza: 'Serve dire la verità al Paese'

"In questo periodo di transizione, soprattutto nei prossimi due mesi, dobbiamo muoverci con senso di responsabilità. La prudenza  e un accorto gradualismo nelle riaperture, è il più forte investimento che possiamo realizzare per una estate di ripresa e rinascita". Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, nel corso dell’informativa in aula alla Camera sull'aggiornamento della campagna vaccinale. 

"Dall’esperienza di questi mesi abbiamo imparato che i tempi delle decisioni nel contrasto al virus sono determinanti. Bisogna essere tempestivi nelle chiusure e non sbagliare tempi e modi delle riaperture - ha avvertito - per non vanificare rapidamente i sacrifici fatti".

 "Certo - ha aggiunto - va data risposta alle preoccupazioni degli italiani, alla crescita intollerabile delle nuove povertà, alle difficoltà delle imprese e dei lavoratori. Ma non esistono risposte semplici a problemi complessi con un elevato numero di variabili".

Secondo il ministro "Non ci possono essere dubbi o esitazioni. solo vaccinando decine di milioni di italiani riconquisteremo le nostre libertà e sarà possibile una duratura ripresa economica". 

 "Le misure adottate stanno funzionando - ha sottolineato - mentre in altri paesi europei, penso ad esempio alla Germania, si registra, purtroppo, un nuovo peggioramento della situazione, in Italia per la terza settimana consecutiva scende l’incidenza e l’RT sui casi sintomatici è pari a 0,92 (0,82 - 1,01)". 

Speranza ha ribadito che "Ogni nostra scelta, anche sui vaccini, è da sempre guidata dall’evidenza scientifica e dal principio di precauzione".

 "È un tratto distintivo della nostra cultura scientifica e delle buone pratiche della sanità pubblica italiana - ha proseguito - da questo orientamento di fondo non ci siamo mai spostati nemmeno di un millimetro. Abbiamo sempre deciso sulla base delle evidenze scientifiche, delle informazioni in nostro possesso, di concerto con Ema e Aifa"

È una garanzia per tutti i cittadini europei - ha concluso - che, con la farmacovigilanza, vengano costantemente monitorate l’efficacia dei vaccini e le eventuali reazioni avverse. È un tratto di serietà che dobbiamo rivendicare, perché testimonia il rigore scientifico e il senso di responsabilità con cui lavoriamo per il bene dei cittadini". 

Covid, 7 proposte dal mondo dello spettacolo per ricominciare in sicurezza

Nessuna sperimentazione, ripensare e allargare le capienze delle location, superare il sistema delle zone a colori per il contenimento del contagio Covid, sistema pronto a cambiare ogni 7 o 15 giorni. Claudio Trotta, portavoce di #ricominciamo, il dettagliato protocollo operativo per la riapertura di tutti gli spazi dello spettacolo dal vivo e degli eventi presentato il 22 febbraio scorso, risponde in 7 punti alle dichiarazioni di ieri del ministro della Cultura, Dario Franceschini


Sette punti che ribadiscono alcuni punti fondamentali del protocollo e la sua importanza:

1) "Non vi è alcuna necessità di sperimentazioni relativamente alla organizzazione di eventi pubblici che rispettino protocolli di sicurezza".

2) "Le capienze degli spazi dove si svolgono spettacoli ed eventi pubblici dovranno essere determinate localmente sulla base di dimensioni e caratteristiche degli stessi e conseguentemente alle diverse applicazioni delle modalità organizzative possibili indicate nel protocollo #ricominciamo".

3) "Il nostro protocollo sottoscritto da più di 80 diverse sigle del mondo dello spettacolo è il frutto di 6 mesi di lavoro collettivo e condiviso di professionisti e medici del settore".

4) "Oltre ai complimenti e a un parziale riconoscimento chiediamo al Ministro Franceschini di provare concretamente, finalmente, il riconoscimento del settore, ottenuto con tanta fatica attraverso proposte operative e perseveranza dialettica".

5) "Vanno concepiti e applicati ristori 'ad hoc' per chi riaprirà applicando il protocollo e, soprattutto, farà lavorare. Il ristoro dovrebbe essere parametrato all'effettivo lavoro creato nello spettacolo, non solo alla mera riapertura".

6) "Andranno sostenuti alcuni comparti che non potranno ripartire neanche con parametri allargati (piccoli live club, dancing, piccoli teatri), che pur hanno dato lavoro da sempre a migliaia di lavoratori dello spettacolo e nutrito le anime di milioni di persone".

7) "Sarà determinante il superamento del sistema dei colori che non può essere sostenuto da nessun tipo di spettacolo che necessita programmazione, produzione e promozione, attività incompatibili con una modalità di cambiamento settimanale o quindicinale della possibilità di lavorare. Questo sistema, inoltre, con la sua congenita precarietà, inibisce la potenzialità imprenditoriale e la necessità di poter vendere biglietti fuori dal proprio territorio regionale", scrive Trotta, che conclude con l'auspicio più concreto: "Crediamo che il lavoro, il fare, sia l’unica azione possibile".

 

(Fonte: Adnkronos)

Per chi suona la campanella: 5,6 milioni di alunni sono tornati a scuola. La carica dei più piccoli contro l'emergenza

Due studenti su tre di nuovo in classe, anche in zona rossa. Lombardia, Lazio, Veneto e Campania le regioni più interessate dalle riaperture. Il ministro Bianchi: "Luogo sicuro ma non campana di vetro, serve responsabilità dentro e fuori"


E' suonata la campanella stamattina per circa 5,6 milioni di alunni che sono ritornati a seguire le lezioni in presenzaquasi il 66% degli 8,5 milioni di alunni iscritti nelle scuole statali e paritarie, due su tre. Tra loro sono 2,7 milioni gli alunni più piccoli della scuola dell'infanzia e del primo ciclo, ammessi a scuola dal DL 44, anche se si trovano in regioni classificate in zona rossa. Per le stesse ragioni nelle regioni in zona rossa potranno accedere ai servizi per la prima infanzia (asili nido, 0-3 anni) anche 212 mila bambini.

Sono 2,9 milioni gli studenti che rimangono con la didattica a distanza. Con riferimento ai diversi settori scolastici, seguiranno le attività didattiche a scuola complessivamente 1.393.010 bambini delle scuole dell'infanzia (il 100%), 2.605.865 alunni della primaria (il 100%), 1.019.904 alunni della scuola secondaria di I grado (il 59,5%) e parzialmente in alternanza al 50% 549.929 studenti delle superiori (il 19,7%).

"Tornano a scuola i bambini più piccoli, anche in zona rossa, e questo è un grande segno di fiducia nel Paese. I ragazzi vanno al 50% nelle zono arancioni ma stiamo lavorando tutti moltissimo perché possano tornare anche loro nelle loro scuole il prima possibile", ha affermato il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, intervenuto ieri al TG3. "La scuola - ha aggiunto - è sicura ma non è sotto una campana di vetro. Quindi quel grado di responsabilità che tutti dobbiamo avere, non deve essere soltanto dentro la scuola ma deve essere dappertutto, fuori e dentro questa grande comunità".

Rossa e arancione, l'Italia riparte dalle scuole: da mercoledì tutti in classe fino alle medie. Lo scenario di questo mese

Cosa cambia per i colori delle Regioni. Fino al 30 aprile abolito il giallo. Le valutazioni sull'incidenza delle varianti rispetto alla popolazione


Regole Covid: scuola e restrizioni dopo il 6 aprile - PMI.it

Da martedì 6 aprile termina la zona rossa entrata in vigore in tutta Italia per le festività pasquali. Le singole Regioni saranno sottoposte, quindi, alle restrizioni previste in base al colore assegnato dalla cabina di regia, ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità, secondo l’andamento dell’epidemia a livello regionale.

In particolare l’ultimo monitoraggio dello scorso venerdì ha stabilito che rimarranno in zona rossa 9 regioni (Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta, Campania, Calabria e Puglia), mentre in ‘zona arancione’ torneranno Abruzzo, Basilicata, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sardegna, Sicilia, Umbria, Trentino Alto Adige, Veneto e le Province autonome di Bolzano e Trento.

Il decreto del 12 marzo scorso ha stabilito, infatti, che dal 6 al 30 aprile 2021 ‘in tutte le zone gialle si applicano le disposizioni previste per le zone arancioni’.

È prevista anche l’estensione delle misure della ‘zona rossa' in caso di incidenza di contagi, superiori a 250 casi ogni 100mila abitanti e nelle aree con una consistenza di circolazione delle varianti. Le regole della ‘zona arancione’ prevedono la possibilità di spostarsi all’interno del proprio comune tra le 5 e le 22 mentre gli spostamenti verso altri comuni e verso altre Regioni, sono consentiti esclusivamente per ‘comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute’. 

Restrizioni previste nelle 'zone arancioni'

In zona arancione, inoltre, resta in vigore il coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino, quando per spostarsi è necessario dimostrare ‘comprovate esigenze lavorative, motivi di salute e situazioni di necessità’. Per i residenti in comuni che hanno una popolazione fino a 5.000 abitanti è comunque consentito spostarsi, tra le 5 e le 22, entro i 30 km dal confine del proprio Comune.

Per tutto il mese di aprile l’attività di ristoranti e pizzerie potrà essere svolta solo con l’asporto di cibo e bevande dalle 5 del mattino alle 22. Per i bar, e quei locali che non hanno una cucina, l’asporto è consentito solo fino alle 18. La consegna a domicilio è consentita senza limiti di orario, ma deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti.

È consentita, senza limiti di orario, anche la consumazione di cibi e bevande all’interno degli alberghi e delle altre attività ricettive ma per i soli clienti che alloggiano nella struttura.

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Misure  per le scuole

È prevista da mercoledì 7 aprile la riapertura delle scuole anche nella ‘zona rossa’ dove solo gli alunni dell’infanzia, delle elementari e della prima media, potranno frequentare le lezioni in presenza.

Il decreto del 1 aprile ha stabilito per la zona rossa la didattica a distanza per i ragazzi dalla seconda media in poi ma garantendo la possibilità di svolgere attività in presenza per gli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali.

In zona arancione, invece, la didattica in presenza dovrà svolgersi per gli alunni dell’infanzia, delle elementari e di tutte le classi fino alla terza media. Per gli alunni delle scuole superiori dovrà essere garantita la didattica in presenza ad almeno il 50 per cento, e fino a un massimo del 75 per cento

 

(Fonte: Agi)

Nuovo decreto Covid, Italia chiusa un altro mese: tutte le misure per aprile. Scontro Salvini-Speranza sulle riaperture, governo in "zona rissa"

L'Italia resta in arancione o rosso fino alla fine di aprile, con spostamenti vietati in tutto il Paese, bar e ristoranti, cinema e teatri, palestre e piscine chiuse, niente visite a parenti e amici in zona rossa e possibili in zona arancione all'interno della regione una sola volta al giorno e in un massimo di due persone. Ma se l'andamento della pandemia e della campagna di vaccinazione lo consentiranno, saranno possibili deroghe per ripristinare le zone gialle e dare corso ad alcune aperture anche prima del 30 aprile. 

Il consiglio dei Ministri approva il nuovo decreto anti Covid in vigore dal 7 aprile che conferma sostanzialmente l'impianto delle misure già in atto e introduce due importanti novità: l'obbligo di vaccinarsi per tutto il personale che opera nella sanità, farmacisti compresi, e lo stop alla possibilità per i presidenti di Regione di emanare ordinanze, come hanno fatto in questo anno di emergenza, per chiudere le scuole nonostante le indicazioni nazionali prevedessero la presenza in classe.

 

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Dal ritorno a scuola in presenza ovunque fino alla prima media fino al divieto di fare visite agli amici nelle regioni in zona rossa, ad eccezione del weekend di Pasqua. E l'Italia divisa solo tra arancione e rosso per tutto il mese di aprile, anche se si può sperare in deroghe con un decisivo calo di contagi e un netto aumento delle somministrazioni del vaccino in quei territori con dati da giallo.

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Ecco alcune delle misure più importanti previste dal nuovo decreto legge del Governo

SCUOLA - Si tornerà in presenza anche nelle zone rosse fino alla prima media mentre in quelle arancioni saranno in classe gli alunni fino alla terza media e quelli delle superiori, ma al 50%. I presidenti di Regione, a differenza di quanto è stato fino ad oggi, non potranno emanare ordinanze più restrittive per chiudere le scuole.

PASQUA IN ROSSO - Dal 3 al 5 aprile (come prevede già l'attuale decreto) tutta Italia sarà in zona rossa, come a Natale. Non si potrà circolare neanche all'interno del proprio comune ma è consentito, una sola volta al giorno, spostarsi in ambito regionale in massimo due persone più i minori di 14 anni conviventi per andare a trovare parenti o amici. E' inoltre sempre possibile svolgere attività motoria, ma solo in prossimità della propria abitazione, e attività sportiva all'aperto in forma individuale

NIENTE ZONA GIALLA - Fino al 30 aprile tutta Italia sarà in zona arancione o rossa. Il Comitato tecnico scientifico ha più volte sottolineato che le misure previste per le zone gialle hanno dimostrato "una capacità di contenere l'aumento dell'incidenza ma non la capacità di ridurla". Il decreto prevede però una verifica a metà aprile: se la situazione epidemiologica lo consentirà, si valuterà la possibilità che le zone dove la diffusione del virus è più contenuta possano tornare in giallo e, dunque, procedere ad alcune riaperture, in particolare di bar e ristoranti, cinema e teatri.

POSSIBILI DEROGHE, MA DIPENDE DA CONTAGI E VACCINI - Per quelle Regioni in arancione che però avranno dati da zona gialla sono previste possibili deroghe in base all'andamento dei dati su contagi e cifre sulle somministrazioni del vaccino, in particolare alla popolazione anziane fragile. Dunque un eventuale ritorno al giallo solo per quei territori con dati epidemiologici bassi e numeri alti delle inoculazioni.

SPOSTAMENTI - Restano vietati gli spostamenti tra le Regioni, a meno che non si abbia una seconda casa. La mobilità è consentita solo per motivi di lavoro, salute e necessità. Sarà sempre possibile rientrare alla propria residenza, domicilio o abitazione.

IN ZONA ROSSA STOP VISITE AD AMICI, MA A PASQUA SÌ - Nelle zone rosse non sarà consentito andare a trovare parenti o amici una volta al giorno e in massimo due persone (oltre ai minori di 14 anni conviventi) come invece sarà permesso nel weekend di Pasqua quando tutta Italia sarà in rosso. Le visite, sempre una sola volta al giorno e sempre in non più di due persone, saranno invece consentite in zona arancione, all'interno del comune di residenza.

COPRIFUOCO - Confermato il divieto di uscire di casa dalle 22 alle 5. Anche in questo caso, il divieto non vale in caso di lavoro, salute o necessità.

BAR E RISTORANTI - Restano chiusi. Possibile solo l'asporto, fino alle 18, e la consegna a domicilio, fino alle 22 e solo per i ristoranti. In caso di ripristino delle zone gialle, bar e ristoranti potranno riaprire a pranzo.

PALESTRE, PISCINE, CINEMA, TEATRI, MUSEI - Ancora niente aperture fino al 30 aprile. Se la verifica di metà mese darà esito positivo e dunque torneranno le zone gialle, si potrebbe valutare la riapertura di cinema e i teatri con le regole che erano già previste nel precedente decreto: prenotazione obbligatoria, massimo 200 spettatori al chiuso e 400 all'aperto. Possibile riapertura anche per i musei.

SECONDE CASE - Sarà sempre possibile raggiungere le seconde case, anche in zona rossa, a patto che non ci siano però ordinanze dei presidenti di Regione che impongono regole più restrittive. E' il caso ad esempio di Campania Puglia e Liguria, che hanno posto per Pasqua il divieto non solo per i non residenti ma anche per i residenti. L'accesso alle seconde case per i non residenti è vietato in Valle d'Aosta, Alto Adige, Trentino, Toscana, Sardegna. In Sicilia si entra solo con tampone negativo effettuato 48 ore prima dell'arrivo.

OBBLIGO DI VACCINAZIONE PER SANITARI E FARMACISTI - Chiunque lavori in una struttura sanitaria, medici, infermieri, operatori sociosanitari, farmacisti, dipendenti anche amministrativi di Rsa e studi privati dovrà vaccinarsi. Per chi rifiuta è prevista la sospensione dello stipendio per un tempo congruo all'andamento della pandemia. Quando si raggiungerà l'immunizzazione di massa o si registrerà un calo importante della diffusione del virus, la sanzione verrebbe revocata. La sospensione durerà al massimo sino al 31 dicembre del 2021. Previsto anche lo 'scudo penale' per i somministratori che seguono le regole, limitando la punibilità ai soli casi di colpa grave.

STRETTA SUI VIAGGI - L'ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza valida fino al 6 aprile prevede che tutti coloro che hanno soggiornato o transitato nei 14 giorni antecedenti all'ingresso in Italia in uno o più Stati e territori dell'Ue siano obbligati a sottoporsi alla sorveglianza sanitaria e ad un periodo di 5 giorni di quarantena.

VIA LIBERA A CONCORSI PUBBLICI - Inserita nel decreto la norma che sblocca tutti i concorsi nella Pubblica Amministrazione dopo il via libera del Cts al protocollo del ministero della Funzione pubblica. Si potranno svolgere le prove su base regionale e provinciale e, dove possibile, in spazi aperti. Dal 3 maggio è consentito lo svolgimento delle procedure selettive in presenza dei concorsi banditi dalle pubbliche amministrazioni.

Salvini: «Fiducia in Draghi, no a chiusure per scelta di Speranza. Dopo  Pasqua ritorno alla vita sarà realtà» - Il Mattino.it

POLEMICHE E TENSIONI NEL GOVERNO: SALVINI CONTRO SPERANZA E CTS, PD CONTRO LA LEGA. LA MEDIAZIONE DI DRAGHI

Il provvedimento che esce dal consiglio dei ministri è il frutto della mediazione del presidente del Consiglio Mario Draghi tra l'ala rigorista della maggioranza, che non voleva neanche il riferimento alle possibili deroghe, e le forze politiche, Lega in testa, che spingevano per le riaperture: non ci sarà l'allentamento subito dopo Pasqua ma ci sarà la 'verifica' sui dati, che potrebbe portare a riaperture anticipate con una semplice delibera del Cdm. Una soluzione arrivata dopo oltre due ore di riunione che consente a tutti di poter affermare di aver ottenuto quel che volevano. "Il decreto mette la tutela della salute al primo posto" dice il ministro della Salute Roberto Speranza esprimendo "soddisfazione" per le scelte fatte. Subito dopo Pasqua "il governo valuterà eventuali riaperture" ribadiscono dalla Lega ammettendo che avrebbero preferito "un'apertura maggiore" ma di aver ottenuto comunque il "commissariamento di Speranza e del Cts". "Non si possono rinchiudere fino a maggio 60 milioni di persone - dice lo stesso Salvini rinnovando la "lealtà" della Lega nei confronti di Draghi - per scelta politica, non medica o scientifica, del ministro Speranza". Soddisfatti anche i ministri di Forza Italia per la possibilità di "aperture mirate già prima della fine di aprile". Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al nuovo decreto legge Covid ma resta la tensione sulla questione delle aperture: nel provvedimento si prevede che la zona gialla sia abolita fino al 30 aprile ma sono previste possibile deroghe, che passano comunque dal Cdm, in caso di dati paricolarmente positivi per una zona in relazione ai contagi e al numero dei vaccinati.

"Gli attacchi della Lega al ministro Speranza e al Cts sono inqualificabili e indegni. Le notizie che arrivano dalla Francia meritano il massimo rispetto e la considerazione sia da parte di chi è al governo sia da parte di chi vorrebbe riaprire tutto e presto. Riaperture affrettate rischiano di sfuggire di mano per la contagiosità estrema della variante inglese. Chi non vuole guardare la realtà potrebbe accorgersi che gli effetti devastanti degli errori di sottovalutazione della situazione precipitano in pochi giorni". Così Francesco Boccia, deputato e membro della Segreteria nazionale PD.

 

(Fonte: Ansa)

Draghi alla Camera: "Pensiamo alle riaperture, a cominciare dalla scuola". Al Senato aveva ammonito le Regioni: "Differenze sui vaccini difficili da accettare, seguano il piano nazionale" (VIDEO)

L'aula del Senato ha approvato con 231 voti favorevoli, 25 contrari e 11 astenuti la risoluzione depositata dalle forze di maggioranza sulle comunicazioni del premier Draghi in vista del Consiglio europeo. "Abbiamo quattro vaccini sicuri e efficaci, ad aprile arriva anche Johnson&Johnson". Lo ha detto il presidente del Consiglio, parlando dell'emergenza Covid. "E' bene cominciare a pianificare le riaperture: speriamo di riaprire le scuole fino alle primaria dopo Pasqua", ha aggiunto - (VIDEO Camera - VIDEO Senato)


Dopo le comunicazioni del presidente del Consiglio al Senato, il premier Mario Draghi interviene alla Camera dei Deputati. "Il governo renderà pubblici questa settimana tutti i dati" sui vaccini "sul sito della Presidenza del Consiglio, Regione per Regione, categoria di età per categoria di età". Lo dice il premier Mario Draghi nelle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio Ue. "Quello che abbiamo da imparare è che una volta che abbiamo una logistica efficiente, e l'abbiamo, con meno requisiti formali e con un maggior pragmatismo - ovvero, quello che si dice con una "brutta parola", con una sburocratizzazione del processo - si arriva anche ad una maggiore velocità", dice il premier Mario Draghi nelle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio Ue.

L'Aula del Senato ha approvato con 231 voti favorevoli, 25 contrari e 11 astenuti la risoluzione depositata dalle forze di maggioranza sulle comunicazioni del premier Draghi in vista del Consiglio europeo di domani.

Il documento ha le firme dei capigruppo di Pd, M5s, Lega, Forza Italia, gruppo Misto, Italia viva, Europeisti-Maie-Centro democratico e il gruppo delle Autonomie. Bocciate le altre 4 risoluzioni sottoscritte - in ordine di presentazione - da tre senatori del gruppo Misto (Elena Fattori, Gianluigi Paragone e Mattia Crucioli) e dal capogruppo di Fratelli d'Italia, Luca Ciriani.

LE COMUNICAZIONI DI DRAGHI AL SENATO

Agli scranni del governo, accanto al premier i ministri della Pubblica Istruzione Renato Brunetta quello dell'Innovazione tecnologica Vittorio Colao, il titolare dei Rapporti con il Parlamento Federico D'inca', la ministra degli Interni Luciana Lamorgese e quello dell'Agricoltura Stefano Patuanelli.

"Le comunicazioni alle Camere consentono un pieno coinvolgimento del Parlamento. Si tratta di un passaggio importante" e "prima di tutto vorrei esprimere forte soddisfazione per la partecipazione del presidente degli Usa Biden a un segmento del Consiglio ", presenza che "conferma la volontà di imprimere un forte slancio alle relazioni con l'Ue", ha detto il premier.

"A un anno di distanza dobbiamo fare tutto il possibile per la soluzione della crisi. Sappiamo come farlo, abbiamo 4 vaccini sicuri e efficaci, ad aprile arriva anche Johnson&Johnson. L'obiettivo è vaccinare quante più persone possibile nel più breve tempo possibile", ha detto Draghi parlando di un "messaggio di fiducia".

"Siamo già all'opera per compensare il ritardo di questi mesi. L'accelerazione della campagna vaccinale è già visibile nei dati. Nelle prime tre settimane di marzo la media delle somministrazioni è stata pari a 170mila dosi al giorno, più del doppio della media dei due mesi precedenti. Il nostro obiettivo è portare il ritmo a mezzo milione al giorno". "Accelerare con la campagna vaccinale è essenziale per frenare il contagio, per tornare alla normalità e per evitare il sorgere di nuove varianti", sottolinea Draghi. E il premier argomenta: "se paragonate al resto d'Europa, le cose qui già ora vanno abbastanza bene. Per vaccini fatti, l'Italia è seconda dopo la Spagna, ma per i noti motivi l'Unione Europea si colloca dietro molti altri Paesi. Nel Regno Unito, giusto per fare un esempio, la campagna vaccinale procede più rapidamente, anche se bisogna dire che le persone che hanno ricevuto entrambe le dosi in numero sono paragonabili a quelle dell'Italia. Però vediamo cosa abbiamo da imparare da quell'esperienza e anche da quella di altri Paesi". "Ovviamente hanno iniziato due mesi prima, anche questo per i noti motivi. Ma lì si utilizza un gran numero di siti vaccinali e un gran numero di persone è abilitato a somministrare i vaccini. Nonché ovviamente il richiamo della seconda dose è stato spostato nel tempo rispetto a quanto avviene in Europa", conclude. 

Le differenze tra le Regioni nella somministrazioni delle dosi "sono difficili da accettare. Le Regioni seguano le priorità del piano nazionale", ha detto ancora Draghi nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio Ue. "Mentre alcune Regioni seguono le disposizioni del Ministero della Salute, altre trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale. Dobbiamo essere uniti nell'uscita dalla pandemia come lo siamo stati soffrendo, insieme, nei mesi precedenti", ha detto ancora Draghi.

"Si parla molto di autonomia strategica, in riferimento alla sicurezza e al mercato unico, ma la prima autonomia strategica è quella dei vaccini, oggi".  

"Mentre stiamo vaccinando è bene cominciare a pianificare le aperture", ha detto ancora Draghi. "Noi stiamo guardando attentamente i dati sui contagi, ma insomma se la situazione epidemiologica lo consentirà la scuola aprirà in primis, anche nelle zone rosse", aggiunge. "Cominceremo a riaprire le scuole primarie e la scuola dell'infanzia anche nelle zone rosse allo scadere delle attuali restrizioni, ovvero speriamo subito dopo Pasqua". 

"Il governo intende assicurare la massima trasparenza sui vaccini e e renderà pubblici i dati sul sito della presidenza del Consiglio".

"Dobbiamo chiedere alle case farmaceutiche il pieno rispetto degli impegni, in sede europea. Dobbiamo ricostruire una filiera che non sia vulnerabile agli choc e alle decisioni che avvengono all'esterno", ha spiegato ancora Draghi.

"Finora Covax ha assicurato quasi 30 milioni di dosi, il nostro auspicio è renedere sempre più efficace questo meccanismo", ha detto il premier. "Sulla campagna vaccinale è necessario rafforzare la credibilità dell'Ue", aggiunge.

Il processo di digitalizzazione in Ue "non sarà facile. In Italia il programma Next Generation Ue offre un'enorme possibilità, il 20% dei fondi riguarda proprio la trasformazione digitale, ma lo sviluppo di questi settori non può prescindere dall'equa distribuzione dei proventi. Riteniamo che il Consiglio Ue debba procedere ad una soluzione globale su una tassazione digitale entro la metà del 2021 e credo sia possibile grazie all'apporto degli Usa con la nuova amministrazione".  

"Un futuro migliore per l'Europa unita passa attraverso un'azione concreta sull'occupazione, soprattutto giovanile, sulle pari opportunità, sui diritti sociali. Vogliamo organizzare e occuparci di questi temi in un "Vertice Sociale" che sarà organizzato il 7-8 maggio dalla Presidenza di turno portoghese del Consiglio dell'Unione europea". "Ed è il tema che dobbiamo mettere al centro della Conferenza sul Futuro dell'Europa che prenderà il via il 9 maggio. I giovani e l'occupazione giovanile: questo è al centro del futuro dell'Europa. Per questo appuntamento sollecitiamo la partecipazione attiva di tutti i cittadini europei e dei parlamenti nazionali", aggiunge Draghi concludendo: "L'uscita dalla pandemia rappresenta la principale sfida di tutti i governi europei, ma non è l'unica. E noi abbiamo ora un atteggiamento di coloro che spronano gli altri partner e sono essi stessi consapevoli della necessità di agire urgentemente, con efficacia, senza perdere un attimo."

Poi un passaggio sulla Turchia: "L'abbandono turco della Convenzione di Istanbul rapprensenta un grave passo indietro", ha detto il presidente del Consiglio. 

"Il coordinamento europeo va sempre cercato e va rafforzato, ma se non funziona in questi momenti dove il tempo è prezioso, occorre anche trovare del risposte da soli", ha detto il presidente del consiglio, Mario Draghi. "Noi pretendiamo il rispetto dei contratti da parte delle multinazionali produttrici dei vaccini". "Dalle esperienze degli atri Paesi impariamo una logistica efficiente può perseguire i propri obiettivi molto più velocemente se si attua un certo pragmatismo nella sburocratizzazione del processo di amministrazione dei vaccini. E lì abbiamo da imparare". 

"Noi per primi dobbiamo cominciare a pensare alle riaperture, in particolare e a cominciare dalla scuola", ha ribadito il premier.

Poi il presidente del Conisglio ha detto: "Io farò una visita in Libia il 6 o 7 aprile, nella prima settimana del mese. E' chiaro che l'Italia difende in Libia i propri interessi internazionali e la cooperazione. Se vi fossero interessi contrapposti l'Italia non deve avere alcun dubbio a difendere i propri interessi internazionali, né deve avere timori reverenziali verso qual che sia partner. Ho sempre dimostrato estrema indipendenza nella difesa dei valori fondamentali dell'Europa e della Nazione". 

Seconde case a Pasqua, per ora si può ma molte Regioni chiudono. Dalla Sardegna alla Campania, dalla Toscana alla Valle d'Aosta: la mappa dei divieti per i vacanzieri

"Nein" anche dalla Provincia di Bolzano. Per quanto riguarda invece la Sicilia, "resta la regola del tampone: chi arriva sull’isola deve esibire il risultato negativo di un test effettuato 48 ore prima dell’arrivo. Altrimenti, per chi non si vuole sottoporre a tampone o test rapido, c’è sempre la possibilità di sbarcare ma restare in quarantena. Eseguiti questi adempimenti, quindi, chi vuole potrà recarsi nella sua seconda casa"


La corsa alle seconde case per Pasqua, quando tutta l'Italia sarà in zona rossa dal 3 al 5 aprile, preoccupa le Regioni. E i governatori provano a blindarsi. Se infatti il decreto anti-Covid del governo Draghi del 13 marzo ha mantenuto la possibilità, sia in zona rossa che in arancione, di fare rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, compreso il rientro nelle “seconde case” ubicate dentro e fuori Regione, dalla Valle d'Aosta alla Sardegna, si moltiplicano le ordinanze che introducono una stretta agli arrivi.

SARDEGNA

La Sardegna, zona arancione da lunedì 22 marzo, ha disposto il divieto di entrare in regione fino al 6 aprile da parte di persone non residenti nell’Isola. Consentito, spiega l'ordinanza del governatore della Regione Christian Solinas, solo in presenza di comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. In ogni caso, rimane in vigore l'Ordinanza regionale che prevede che si sia effettuato o si effettui allo sbarco un tampone o si sia in possesso della certificazione di avvenuta vaccinazione anti Covid. I vettori e gli armatori, prevede l’ordinanza, prima dell'imbarco dei passeggeri acquisiscono e verificano, oltre alla ricevuta dell’avvenuta registrazione dei passeggeri sull’applicazione "Sardegna Sicura", la documentazione attestante il possesso dei requisiti previsti dal Dpcm dello scorso 2 marzo per gli spostamenti dalle Regioni di provenienza e vietano l'imbarco nel caso in cui la documentazione non sia completa o i passeggeri non siano in possesso dei requisiti.

CAMPANIA

In Campania zona rossa, il presidente della Regione Vincenzo De Luca h chiarito che il divieto di andare nelle seconde case riguarda anche residenti fuori Regione. "Quando abbiamo deciso che in Campania non si va nelle seconde case lo abbiamo deciso perché la situazione sanitaria che abbiamo è delicata, e qualunque processo di mobilità in più rischia di determinare un'ulteriore diffusione di contagio - dice il governatore - Chiarisco che è vietato andare nelle seconde case per i nostri concittadini ma anche per chi è residente fuori Regione". "Chi arriva per motivi gravi o di salute - aggiunge De Luca - deve comunque certificare la propria vaccinazione o di aver fatto il tampone e di essere risultato negativo. Ma è vietato andare nelle seconde case, e chiedo ai sindaci di fare i controlli più rigorosi possibili, altrimenti nella settimana di Pasqua avremo decine di migliaia di persone in movimento, e cominciamo da zero ad avere di nuovo un'onda d'urto di contagi che si diffonde. Capisco che preferiremmo fare altre cose, ma non è possibile farlo, bisogna essere responsabili".

TOSCANA

Da oggi all'11 aprile stop a chi arriva nelle seconde case in Toscana se non ha la residenza. Lo prevede la nuova ordinanza che il presidente della Regione, Eugenio Giani, ha firmato oggi e che consente l’ingresso in Toscana con la finalità di recarsi presso le cosiddette seconde case solo in presenza di motivi di salute, lavoro, studio o gravi situazioni di necessità.
Sulle seconde case, dopo la sospensione da parte del Tar della precedente ordinanza (che lo consentiva solo a chi avesse in Toscana il proprio medico di famiglia), Giani spiega: "L'abbiamo impostata non sul medico, come la prima ordinanza che era anche a tempo indeterminato, ma per un periodo determinato, da oggi all'11 di aprile. Ce lo hanno richiesto tanti sindaci di zone come ad esempio la Versilia e trovo che sia giusto perché in un momento così delicato non è opportuno aumentare la densità della popolazione nelle località dove si concentrano molte seconde case".
L’ordinanza stabilisce che l’ingresso in Toscana per recarsi presso le seconde case da parte di persone non residenti è consentito solo in presenza di motivi di salute, di lavoro, di studio oppure per comprovate e gravi situazioni di necessità e/o di indifferibilità documentata. Giani ha anche precisato che "il raggiungimento della seconda casa da parte di residenti in Toscana è permessa secondo i limiti indicati dal Dpcm, quindi per attività di manutenzione".

SICILIA

Per quanto riguarda invece la Sicilia, "resta la regola del tampone: chi arriva sull’isola deve esibire il risultato negativo di un test effettuato 48 ore prima dell’arrivo. Altrimenti, per chi non si vuole sottoporre a tampone o test rapido, c’è sempre la possibilità di sbarcare ma restare in quarantena. Eseguiti questi adempimenti, quindi, chi vuole potrà recarsi nella sua seconda casa".

VALLE D'AOSTA

Tra le prime regioni a 'blindarsi' la Valle d'Aosta, ancora in zona arancione, con un'ordinanza che vieta "a coloro che non risiedono nel territorio della Regione", "gli spostamenti in entrata per recarsi presso le proprie abitazioni diverse da quella principale (cosiddette seconde case)". "Questo provvedimento – ha detto il presidente della Regione Erik Lavevaz – è una misura temporanea, che chiede sacrifici sia ai valdostani sia a coloro che hanno scelto la Valle d’Aosta come luogo dove recarsi spesso. Speriamo di poter tornare presto a essere un luogo di incontro e di scoperta reciproca: è un risultato che possiamo raggiungere solo con uno sforzo collettivo e basato sul rispetto gli uni degli altri".

ALTO ADIGE

Stessa linea per Alto Adige, dove il presidente della Provincia, Arno Kompatscher, ha firmato l'ordinanza numero 15 che vieta a chi non risiede in Provincia di Bolzano di raggiungere le seconde case sul territorio altoatesino, a meno che non vi siano comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità.

 
(Fonte: Adnkronos)

Zone rosse e chiusure, impatto durissimo sull'economia italiana: -80 milioni di consumi al giorno. Nuovo colpo alle imprese del commercio e del turismo

"Le nuove restrizioni costeranno all'economia italiana circa 80 milioni di euro di consumi al giorno. Un nuovo colpo per le imprese, in particolare quelle del commercio e del turismo, la cui resistenza è ormai al limite". E' la stima di Confesercenti sull'impatto delle zone rosse che da oggi copriranno la maggior parte del territorio nazionale.

Seconde case, negozi e ristoranti: tra sette giorni cambia tutto -  IlGiornale.it

Le ennesime misure di restrizione - viene spiegato in una nota - determinano un bilancio fortemente negativo per i consumi delle famiglie, che nei primi quattro mesi dell'anno arriveranno a perdere complessivamente 9,5 miliardi di euro. Di questi, oltre 3 riguardano il commercio al dettaglio e oltre 5 viaggi, ospitalità e pubblici esercizi, da addebitare soprattutto all'estensione delle chiusure fino al weekend di Pasqua "Le dimensioni della crisi sono tali che i livelli di consumo pre-pandemia potranno ormai essere ripristinati solo nel 2024", spiega Confesercenti sottolineando che "dopo un anno di stop & go, ci sono circa 450mila imprese a rischio chiusura" e che "sono più di tre mesi che siamo in attesa dei sostegni per le attività economiche ed i lavoratori, ma il provvedimento continua ad essere rinviato".
   

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