Gli acquisti online soffocano i negozi: in 70mila a rischio chiusura

L'analisi di Confesercenti rivela le conseguenze delle restrizioni e per gli esercizi fisici che non reggono la concorrenza dell'e-commerce. A rischio soprattutto le 35mila attività nei centri e gallerie commerciali, dice l'associazione, che chiede che anche i centri commerciali vengano inseriti nel piano delle riaperture


Chiusure per aeroporti, metro e negozi -

Le restrizioni per il Covid spingono le vendite online e affossano quelle di negozi e supermercati e questo, insieme alla crisi dei consumi innescata dalla pandemia, sta mettendo in grave difficoltà l'intero comparto del commercio al dettaglio. Lo evidenzia un'analisi di Confesercenti, secondo le cui stime sono circa 70mila le attività commerciali che, senza una decisa inversione di tendenza, potrebbero cessare definitivamente nel 2021.

A rischio soprattutto le 35mila attività nei centri e gallerie commerciali, dice Confesercenti, che chiede che "anche i centri commerciali" vengano "inseriti nel piano delle riaperture".

Nel primo bimestre del 2021, evidenzia l'analisi di Confesercenti, gli acquisti presso la grande distribuzione e le piccole superfici si sono ridotti, rispettivamente, del 3,8 e del 10,7%, mentre le vendite sul canale on-line sono aumentate del 37,2%. Significativamente, l'espansione del commercio elettronico ha segnato un'accelerazione a partire dallo scorso ottobre, quando le misure adottate per contrastare la seconda e poi la terza ondata del contagio hanno piegato vero il basso le vendite nei canali tradizionali, spiega lo studio, precisando che si tratta di un'evoluzione già osservata in occasione del primo lockdown di marzo-aprile 2020. Lo spostamento delle quote di mercato a vantaggio dell'online, unitamente alla crisi dei consumi innescata dalla pandemia, sta mettendo in grave difficoltà l'intero comparto del commercio al dettaglio.

"Di fatto, le misure di restrizione, per le modalità con cui continuano a essere attuate, stanno determinando una strutturale e non governata redistribuzione delle quote di vendita verso il canale on-line", commenta Confesercenti. "A rischio sono soprattutto le 35mila attività collocate dentro i centri e gallerie commerciali. L'obbligo di chiusura nel fine settimana, che rappresenta il 40% delle vendite di queste attività, è un cataclisma sul comparto. Un divieto - puntualizza Confesercenti - che ignora gli alti standard di sicurezza, dall'areazione al controllo degli ingressi, disposti da centri e gallerie e che genera una perdita di almeno 1,5 miliardi di euro per ogni weekend, in buona parte a vantaggio del canale di distribuzione online".

Riaperture, Speranza: "Dobbiamo essere prudenti per avere un'estate di ripresa e rinascita". E sui vaccini... - (VIDEO)

"Dobbiamo essere tempestivi nelle chiusure quando serve e abbiamo il dovere di costruire una road map per l'allentamento delle misure sempre approvate all'unanimità dal Consiglio dei ministri". Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, aprendo un capitolo dedicato alle possibili riaperture in Italia durante l'informativa urgente alla Camera sulla campagna vaccinale contro Covid-19 - (VIDEO)


Nuovo Dpcm, Roberto Speranza: 'Serve dire la verità al Paese'

"In questo periodo di transizione, soprattutto nei prossimi due mesi, dobbiamo muoverci con senso di responsabilità. La prudenza  e un accorto gradualismo nelle riaperture, è il più forte investimento che possiamo realizzare per una estate di ripresa e rinascita". Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, nel corso dell’informativa in aula alla Camera sull'aggiornamento della campagna vaccinale. 

"Dall’esperienza di questi mesi abbiamo imparato che i tempi delle decisioni nel contrasto al virus sono determinanti. Bisogna essere tempestivi nelle chiusure e non sbagliare tempi e modi delle riaperture - ha avvertito - per non vanificare rapidamente i sacrifici fatti".

 "Certo - ha aggiunto - va data risposta alle preoccupazioni degli italiani, alla crescita intollerabile delle nuove povertà, alle difficoltà delle imprese e dei lavoratori. Ma non esistono risposte semplici a problemi complessi con un elevato numero di variabili".

Secondo il ministro "Non ci possono essere dubbi o esitazioni. solo vaccinando decine di milioni di italiani riconquisteremo le nostre libertà e sarà possibile una duratura ripresa economica". 

 "Le misure adottate stanno funzionando - ha sottolineato - mentre in altri paesi europei, penso ad esempio alla Germania, si registra, purtroppo, un nuovo peggioramento della situazione, in Italia per la terza settimana consecutiva scende l’incidenza e l’RT sui casi sintomatici è pari a 0,92 (0,82 - 1,01)". 

Speranza ha ribadito che "Ogni nostra scelta, anche sui vaccini, è da sempre guidata dall’evidenza scientifica e dal principio di precauzione".

 "È un tratto distintivo della nostra cultura scientifica e delle buone pratiche della sanità pubblica italiana - ha proseguito - da questo orientamento di fondo non ci siamo mai spostati nemmeno di un millimetro. Abbiamo sempre deciso sulla base delle evidenze scientifiche, delle informazioni in nostro possesso, di concerto con Ema e Aifa"

È una garanzia per tutti i cittadini europei - ha concluso - che, con la farmacovigilanza, vengano costantemente monitorate l’efficacia dei vaccini e le eventuali reazioni avverse. È un tratto di serietà che dobbiamo rivendicare, perché testimonia il rigore scientifico e il senso di responsabilità con cui lavoriamo per il bene dei cittadini". 

La crisi silenziosa del pesce italiano: i nostri pescherecci ridotti a sole 12mila unità

L'analisi analisi della Coldiretti Impresapesca diffusa in occasione della Giornata del Mare che si è celebrata l'11 aprile. Tra invenduto, crollo prezzi e chiusura dei ristoranti le perdite ammontano a 500 milioni di euro. Gli effetti delle importazioni selvagge di prodotto straniero. Pesa anche l'impatto dei cambiamenti climatici


Sequestrati pescherecci italiani. Spari dalle motovedette libiche -  IlGiornale.it

È s.o.s. per il pesce italiano con la flotta tricolore che negli ultimi 35 anni ha perso quasi il 40% delle imbarcazioni e un impatto devastante su economia e occupazione di un settore cardine del Made in Italy, ora ulteriormente aggravato dall’emergenza Covid. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti Impresapesca diffusa in occasione della Giornata del Mare che si celebra l’11 aprile per valorizzare l'oro blu come risorsa culturale, scientifica, ricreativa ed economica. 

Gli effetti combinati dei cambiamenti climatici, delle importazioni selvagge di prodotto straniero e di una burocrazia sempre più asfissiante hanno ridotto il numero dei pescherecci italiani ad appena 12 mila unità – denuncia Coldiretti – mettendo a rischio il futuro del comparto ma anche la salute dei cittadini poiché con la riduzione delle attività di pesca viene meno anche la possibilità di portare in tavola pesce Made in Italy, favorendo gli arrivi dall’estero di prodotti ittici che non hanno le stesse garanzie di sicurezza di quelle tricolori.

Il calo dei consumi

A peggiorare ulteriormente la situazione ha contribuito – spiega Coldiretti - la pandemia con il crollo di oltre il 30% degli acquisti di pesce da parte della ristorazione dall’inizio dell’emergenza sanitaria, peraltro reso più pesante dalle chiusure di aprile. 

Il risultato è un crac da 500 milioni di euro tra produzione invenduta, crollo dei prezzi e chiusura dei ristoranti. Senza dimenticare l’aggravio di costi per garantire il rispetto delle misure di distanziamento e sicurezza a bordo delle imbarcazioni, con i pescatori che hanno continuato a uscire in mare per assicurare le forniture di pesce fresco ai consumatori.

Un calo che non è stato compensato dall’aumento degli acquisti domestici del 6,7%, secondo un’analisi Coldiretti su dati Ismea relativi all’anno 2020. 

Ad essere premiati sono stati soprattutto i consumi di prodotto surgelato, cresciuti del 17,6% rispetto al +2,3% del pesce fresco, inferiore anche rispetto alle conserve (tonno ecc.) in salita del 5,8% e a quelli essiccati o affumicati, che guadagnano un +11,1%.

Peraltro proprio il prodotto surgelato è quello che dà minori garanzie rispetto all’origine, considerato che in 9 casi su 10 arriva dall’estero.

Alla difficoltà economiche aggravate dalla pandemia – continua Coldiretti – si aggiungono quelle legate alla drastica riduzione dell’attività di pesca imposte dalla dalle normative europee e nazionali. Le giornate di effettiva operatività a mare sono scese per alcuni segmenti di flotta a poco meno di 140 di media all’anno, rendendo non più sostenibile l’attività di pesca per una buona fetta della flotta nazionale considerata anche l’assenza di ammortizzatori e di valide politiche di mercato capaci di compensare le interruzioni.

L'effetto dei cambiamenti climatici

Ma a pesare è anche l’impatto dei cambiamenti climatici – rileva Coldiretti - che ha profondamente mutato la disponibilità di pescato. Sono apparse nuove specie non comuni nel Mediterraneo e stanno diventando rare specie fino a ieri comuni nei nostri mari.

Pesci, come ad esempio le alacce o la lampuga, sino a qualche anno fa scarsamente presenti a certe latitudini, sono oggi diffusamente presenti nelle acque del centro-nord Adriatico e del Tirreno, mentre sono andate in sofferenza specie tradizionali come le sardine o le alici, messe in crisi dall’innalzamento delle temperature.

Il consumo pro capite degli italiani è di circa 28 kg di pesce all’anno – conclude Coldiretti -, superiore alla media europea ma decisamente basso se confrontato con quello di altri Paesi che hanno un’estensione della costa simile, come ad esempio il Portogallo, dove se ne mangiano quasi 60 kg, praticamente il doppio.

 

(Fonte: Ansa)

Riaperture, Sileri annuncia la data: "Dal primo maggio, ma con gradualità e giudizio". Il peso della campagna vaccinale

Il sottosegretario alla Salute, Perpaolo Sileri ha ribadito ad Agorà che la data della riapertura "è guidata dalle vaccinazioni. Le vaccinazioni procedono, e quando hai vaccinato il 75% degli over 80, il 75% tra i 70-79enni, e hai protetto tutti i fragili, trovare un anziano in terapia intensiva dovrebbe essere un evento sporadico"


Riaperture, la data c'è. Dal 19 aprile ripartenza per ristoranti, bar,  cinema e teatri. Ma Speranza... - Secolo d'Italia

"Abbiamo i dati in miglioramento, l'R0 è sceso a 0,92 la scorsa settimana e verosimilmente anche questa settimana continuerà a scendere ma per le riaperture bisogna procedere con giudizio, altrimenti rischiamo di aprire in anticipo e poi dovere richiudere". Lo ha detto ad Agorà su Rai 3 il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri.

"Immagino che consolidando i dati, scendendo largamente sotto un'incidenza di 180 casi ogni 100mila abitanti, a quel punto dal 1 di maggio si potrà tornare a una colorazione più tenue delle Regioni. Riaprire i ristoranti potrebbe essere fattibile - ha osservato -  però non dal primo maggio secondo me, ma progressivamente di settimana in settimana nel mese di maggio, fino ad arrivare ai primi di giugno con una riapertura modello inglese".

Sileri ha ribadito che la data della riapertura "è guidata dalle vaccinazioni. Le vaccinazioni procedono, e quando hai vaccinato il 75% degli over 80, il 75% tra i 70-79enni, e hai protetto tutti i fragili, trovare un anziano in terapia intensiva dovrebbe essere un evento sporadico. Ecco perché - ha concluso il sottosegretario - la campagna vaccinale doveva iniziare dagli anziani e deve continuare con gli anziani, senza nessuna deroga".

"Non so se il governo impugnerà o no la decisione di De Luca. Spero che non ve ne sarà bisogno. È nell'interesse della regione stessa partire dagli anziani", ha aggiunto rispondendo alla domanda se il governo intende impugnare la decisione del governatore della Campania, Vincenzo De Luca, di non rispettare il parametro delle fasce di età per la vaccinazione. 

"C'è un piano nazionale che è stato condiviso dalla conferenza Stato-Regioni ed è un piano nazionale su base medica", ha spiegato Sileri. "Se non viene applicato si rischia tra un mese di trovarsi le terapie intensive piene e non poter riaprire. Questo è il vero problema. Se proteggi gli anziani riapri".

Movimento Autonomi e Partite Iva: "Speranza non capisce che il popolo è furibondo. Riaprire in sicurezza per ridare la dignità ai lavoratori"

Parole durissime del presidente, Eugenio Filograna, contro il ministro della Salute, accusato di frenare le riaperture: "O non ha il senso della realtà, oppure ama giocare col fuoco". ''Da mesi montano le proteste in tutta Italia e da mesi il governo resta indifferente e si limita ad ascoltare i virologi, infettivologi e scienziati che considerano il Covid solo dal loro punto di vista''


Autonomi e partite Iva in piazza oggi a Roma, le proposte

''Vacciniamo, vacciniamo. Ma riapriamo con le dovute misure di sicurezza". Lo afferma il presidente del Movimento Autonomi e Partite Iva, Eugenio Filograna. "Solo in questo modo si può restituire ai lavoratori italiani quella dignità che da oltre un anno gli è stata tolta''. Ieri, racconta il presidente, ''50.000 ristoratori intendevano invadere Roma per far esplodere la loro rabbia. La Questura li ha bloccati ma la tensione è rimasta alta. La loro volontà di protesta deve suonare come un campanello d'allarme''. "'Historia magistra vitae' diceva Cicerone per far capire che la storia insegna. E i romani lo avevano capito. Solo Speranza non capisce e trascura il fatto che il popolo è furibondo. Allora ripassi la storia'', dice il presidente. ''Accerterà quando e perché sono scoppiate le rivoluzioni. L'esasperazione e, soprattutto, la povertà e la fame scatenano le masse. Delle due l'una: o Speranza non ha il senso della realtà, oppure ama giocare con il fuoco'', prosegue Filograna.

''Da mesi montano le proteste in tutta Italia e da mesi il governo resta indifferente e si limita ad ascoltare i virologi, infettivologi e scienziati che considerano il Covid solo dal loro punto di vista'', sottolinea il presidente. ''Nessuno ascolta gli psicologi né psichiatri. Grave''.

I titolari di partite Iva, avverte Filograna, ''sono al limite, anzi lo hanno superato, ma Speranza chiude. Facile, facilissimo "la salute prima di tutto". "Caro ministro da strapazzo esiste anche la salute mentale che è peggiore di quella fisica. Noi, Autonomi e Partite Iva, facciamo l'impossibile per razionalizzare il drammatico momento che l'Italia sta vivendo''. ''Non è solo con la vaccinazione cosiddetta di massa che il problema si affronta e si risolve. Sicuramente aiuterà, ma non risolverà''.

''I governi Conte e adesso Draghi rispondono ai lavoratori del turismo, della ristorazione, dello sport, di bar, palestre, piscine con i relativi indotti che l'Italia non ha i soldi della Germania' afferma il presidente. ''E promette, ma non sempre mantiene, piccole mancette. A questo si aggiunga che le scelte del "genio" Speranza hanno di fatto messo in vendita il Paese più bello del mondo. Multinazionali e cinesi comprano tutto, anche Venezia. 'In medio stat virus' per restare nelle massime latine'', conclude.

 

(Fonte: Adnkronos)

Sileri: "Riaperture possibili dopo il 30 aprile. Vaccini? Fattibile mezzo milione al giorno"

Da oggi tutta Italia in zona rossa e arancione per contrastare la diffusione del coronavirus. Ma dopo il 30 aprile saranno "possibili delle riaperture". Lo ha affermato il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri parlando ospite di '24Mattino' su Radio24. "Credo che i dati miglioreranno grazie al sistema rigido di chiusure, la possibilità di riaperture sarà dopo il 30 aprile anche per consolidare i risultati", ha detto. In merito alle vaccinazioni, Sileri ha ricordato che "per fine mese l'obiettivo del mezzo milione di dosi al giorno è fattibile".

Nuovo decreto Covid, Italia chiusa un altro mese: tutte le misure per aprile. Scontro Salvini-Speranza sulle riaperture, governo in "zona rissa"

L'Italia resta in arancione o rosso fino alla fine di aprile, con spostamenti vietati in tutto il Paese, bar e ristoranti, cinema e teatri, palestre e piscine chiuse, niente visite a parenti e amici in zona rossa e possibili in zona arancione all'interno della regione una sola volta al giorno e in un massimo di due persone. Ma se l'andamento della pandemia e della campagna di vaccinazione lo consentiranno, saranno possibili deroghe per ripristinare le zone gialle e dare corso ad alcune aperture anche prima del 30 aprile. 

Il consiglio dei Ministri approva il nuovo decreto anti Covid in vigore dal 7 aprile che conferma sostanzialmente l'impianto delle misure già in atto e introduce due importanti novità: l'obbligo di vaccinarsi per tutto il personale che opera nella sanità, farmacisti compresi, e lo stop alla possibilità per i presidenti di Regione di emanare ordinanze, come hanno fatto in questo anno di emergenza, per chiudere le scuole nonostante le indicazioni nazionali prevedessero la presenza in classe.

 

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Dal ritorno a scuola in presenza ovunque fino alla prima media fino al divieto di fare visite agli amici nelle regioni in zona rossa, ad eccezione del weekend di Pasqua. E l'Italia divisa solo tra arancione e rosso per tutto il mese di aprile, anche se si può sperare in deroghe con un decisivo calo di contagi e un netto aumento delle somministrazioni del vaccino in quei territori con dati da giallo.

Zona arancione scuro, nuovo colore covid per l'Italia: quali sono le regole?

Ecco alcune delle misure più importanti previste dal nuovo decreto legge del Governo

SCUOLA - Si tornerà in presenza anche nelle zone rosse fino alla prima media mentre in quelle arancioni saranno in classe gli alunni fino alla terza media e quelli delle superiori, ma al 50%. I presidenti di Regione, a differenza di quanto è stato fino ad oggi, non potranno emanare ordinanze più restrittive per chiudere le scuole.

PASQUA IN ROSSO - Dal 3 al 5 aprile (come prevede già l'attuale decreto) tutta Italia sarà in zona rossa, come a Natale. Non si potrà circolare neanche all'interno del proprio comune ma è consentito, una sola volta al giorno, spostarsi in ambito regionale in massimo due persone più i minori di 14 anni conviventi per andare a trovare parenti o amici. E' inoltre sempre possibile svolgere attività motoria, ma solo in prossimità della propria abitazione, e attività sportiva all'aperto in forma individuale

NIENTE ZONA GIALLA - Fino al 30 aprile tutta Italia sarà in zona arancione o rossa. Il Comitato tecnico scientifico ha più volte sottolineato che le misure previste per le zone gialle hanno dimostrato "una capacità di contenere l'aumento dell'incidenza ma non la capacità di ridurla". Il decreto prevede però una verifica a metà aprile: se la situazione epidemiologica lo consentirà, si valuterà la possibilità che le zone dove la diffusione del virus è più contenuta possano tornare in giallo e, dunque, procedere ad alcune riaperture, in particolare di bar e ristoranti, cinema e teatri.

POSSIBILI DEROGHE, MA DIPENDE DA CONTAGI E VACCINI - Per quelle Regioni in arancione che però avranno dati da zona gialla sono previste possibili deroghe in base all'andamento dei dati su contagi e cifre sulle somministrazioni del vaccino, in particolare alla popolazione anziane fragile. Dunque un eventuale ritorno al giallo solo per quei territori con dati epidemiologici bassi e numeri alti delle inoculazioni.

SPOSTAMENTI - Restano vietati gli spostamenti tra le Regioni, a meno che non si abbia una seconda casa. La mobilità è consentita solo per motivi di lavoro, salute e necessità. Sarà sempre possibile rientrare alla propria residenza, domicilio o abitazione.

IN ZONA ROSSA STOP VISITE AD AMICI, MA A PASQUA SÌ - Nelle zone rosse non sarà consentito andare a trovare parenti o amici una volta al giorno e in massimo due persone (oltre ai minori di 14 anni conviventi) come invece sarà permesso nel weekend di Pasqua quando tutta Italia sarà in rosso. Le visite, sempre una sola volta al giorno e sempre in non più di due persone, saranno invece consentite in zona arancione, all'interno del comune di residenza.

COPRIFUOCO - Confermato il divieto di uscire di casa dalle 22 alle 5. Anche in questo caso, il divieto non vale in caso di lavoro, salute o necessità.

BAR E RISTORANTI - Restano chiusi. Possibile solo l'asporto, fino alle 18, e la consegna a domicilio, fino alle 22 e solo per i ristoranti. In caso di ripristino delle zone gialle, bar e ristoranti potranno riaprire a pranzo.

PALESTRE, PISCINE, CINEMA, TEATRI, MUSEI - Ancora niente aperture fino al 30 aprile. Se la verifica di metà mese darà esito positivo e dunque torneranno le zone gialle, si potrebbe valutare la riapertura di cinema e i teatri con le regole che erano già previste nel precedente decreto: prenotazione obbligatoria, massimo 200 spettatori al chiuso e 400 all'aperto. Possibile riapertura anche per i musei.

SECONDE CASE - Sarà sempre possibile raggiungere le seconde case, anche in zona rossa, a patto che non ci siano però ordinanze dei presidenti di Regione che impongono regole più restrittive. E' il caso ad esempio di Campania Puglia e Liguria, che hanno posto per Pasqua il divieto non solo per i non residenti ma anche per i residenti. L'accesso alle seconde case per i non residenti è vietato in Valle d'Aosta, Alto Adige, Trentino, Toscana, Sardegna. In Sicilia si entra solo con tampone negativo effettuato 48 ore prima dell'arrivo.

OBBLIGO DI VACCINAZIONE PER SANITARI E FARMACISTI - Chiunque lavori in una struttura sanitaria, medici, infermieri, operatori sociosanitari, farmacisti, dipendenti anche amministrativi di Rsa e studi privati dovrà vaccinarsi. Per chi rifiuta è prevista la sospensione dello stipendio per un tempo congruo all'andamento della pandemia. Quando si raggiungerà l'immunizzazione di massa o si registrerà un calo importante della diffusione del virus, la sanzione verrebbe revocata. La sospensione durerà al massimo sino al 31 dicembre del 2021. Previsto anche lo 'scudo penale' per i somministratori che seguono le regole, limitando la punibilità ai soli casi di colpa grave.

STRETTA SUI VIAGGI - L'ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza valida fino al 6 aprile prevede che tutti coloro che hanno soggiornato o transitato nei 14 giorni antecedenti all'ingresso in Italia in uno o più Stati e territori dell'Ue siano obbligati a sottoporsi alla sorveglianza sanitaria e ad un periodo di 5 giorni di quarantena.

VIA LIBERA A CONCORSI PUBBLICI - Inserita nel decreto la norma che sblocca tutti i concorsi nella Pubblica Amministrazione dopo il via libera del Cts al protocollo del ministero della Funzione pubblica. Si potranno svolgere le prove su base regionale e provinciale e, dove possibile, in spazi aperti. Dal 3 maggio è consentito lo svolgimento delle procedure selettive in presenza dei concorsi banditi dalle pubbliche amministrazioni.

Salvini: «Fiducia in Draghi, no a chiusure per scelta di Speranza. Dopo  Pasqua ritorno alla vita sarà realtà» - Il Mattino.it

POLEMICHE E TENSIONI NEL GOVERNO: SALVINI CONTRO SPERANZA E CTS, PD CONTRO LA LEGA. LA MEDIAZIONE DI DRAGHI

Il provvedimento che esce dal consiglio dei ministri è il frutto della mediazione del presidente del Consiglio Mario Draghi tra l'ala rigorista della maggioranza, che non voleva neanche il riferimento alle possibili deroghe, e le forze politiche, Lega in testa, che spingevano per le riaperture: non ci sarà l'allentamento subito dopo Pasqua ma ci sarà la 'verifica' sui dati, che potrebbe portare a riaperture anticipate con una semplice delibera del Cdm. Una soluzione arrivata dopo oltre due ore di riunione che consente a tutti di poter affermare di aver ottenuto quel che volevano. "Il decreto mette la tutela della salute al primo posto" dice il ministro della Salute Roberto Speranza esprimendo "soddisfazione" per le scelte fatte. Subito dopo Pasqua "il governo valuterà eventuali riaperture" ribadiscono dalla Lega ammettendo che avrebbero preferito "un'apertura maggiore" ma di aver ottenuto comunque il "commissariamento di Speranza e del Cts". "Non si possono rinchiudere fino a maggio 60 milioni di persone - dice lo stesso Salvini rinnovando la "lealtà" della Lega nei confronti di Draghi - per scelta politica, non medica o scientifica, del ministro Speranza". Soddisfatti anche i ministri di Forza Italia per la possibilità di "aperture mirate già prima della fine di aprile". Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al nuovo decreto legge Covid ma resta la tensione sulla questione delle aperture: nel provvedimento si prevede che la zona gialla sia abolita fino al 30 aprile ma sono previste possibile deroghe, che passano comunque dal Cdm, in caso di dati paricolarmente positivi per una zona in relazione ai contagi e al numero dei vaccinati.

"Gli attacchi della Lega al ministro Speranza e al Cts sono inqualificabili e indegni. Le notizie che arrivano dalla Francia meritano il massimo rispetto e la considerazione sia da parte di chi è al governo sia da parte di chi vorrebbe riaprire tutto e presto. Riaperture affrettate rischiano di sfuggire di mano per la contagiosità estrema della variante inglese. Chi non vuole guardare la realtà potrebbe accorgersi che gli effetti devastanti degli errori di sottovalutazione della situazione precipitano in pochi giorni". Così Francesco Boccia, deputato e membro della Segreteria nazionale PD.

 

(Fonte: Ansa)

Attività chiuse, meno rifiuti, ma la Tari aumenta a livelli record. La denuncia di Confcommercio

Nel 2020 il costo totale della tassa sui rifiuti arriva al livello mai raggiunto di 9,73 miliardi con un incremento dell'80% negli ultimi 10 anni. E mentre l'esborso cresce i servizi non migliorano


Tari, nuove regole: bolletta più chiara e leggera

Secondo l'Osservatorio Tasse locali di Confcommercio nel 2020 il costo totale della tassa rifiuti (Tari) raggiunge il livello record di 9,73 miliardi con un incremento dell'80% negli ultimi 10 anni. Un paradosso considerato che a causa del blocco delle attività per il Covid la quantità di rifiuti prodotta è stata oltre 5 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2019.

Far pagare chi produce rifiuti - Oltre ad interventi strutturali per rendere effettivo il principio europeo "chi inquina paga" e commisurare la Tari ai rifiuti realmente prodotti, per Confcommercio servono anche misure emergenziali, visto il perdurare della pandemia, "esentando dal pagamento della tassa tutte quelle imprese che, anche nel 2021, saranno costrette a chiusure dell'attività o a riduzioni di orario e quelle che, pur rimanendo in esercizio, registreranno comunque un calo del fatturato e, quindi, dei rifiuti prodotti".

Le imprese, sottolinea Confcommercio, "vogliono pagare il giusto, una tariffa corrispettiva al servizio erogato e soprattutto desiderano poter scegliere in autonomia l'operatore pubblico o privato più conveniente. Per i quantitativi di rifiuti che autonomamente le imprese avviano a smaltimento e recupero, senza servirsi del servizio pubblico, bisogna che venga detassata la quota corrispettiva della Tari".

L'Osservatorio di Confcommercio ha anche analizzato il livello quantitativo dei servizi erogati. Tale dato misura, con un punteggio da 0 a 10, la quantità dei servizi offerti da un comune rispetto alla media dei comuni della stessa fascia di popolazione. Un parametro che fotografa un'altra criticità: a fronte di costi sempre molto elevati, non corrisponde mediamente un livello di servizio migliore. Sono nove le Regioni che si posizionano ancora sotto il livello 6 di sufficienza: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Molise, Puglia e Toscana. I maggiori punteggi per Emilia Romagna (7,38), Piemonte (7,33), Veneto (7,17) e Lombardia (7).

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