updated 2:32 PM UTC, Apr 11, 2021

Polveriera 5Stelle: se ne va un altro senatore. Buffagni: "Gestione disastrosa". Critico anche Spadafora. Rivolta contro di Maio che parla di linea moderata

Emanuele Dessì annuncia l'addio: "Non è più casa mia". Bugani (staff Raggi) si sfoga: "15 anni di battaglie per diventare costola di Berlusconi". Montano rabbia e sconcerto per le scelte dei vertici e l'ingresso nel governo Draghi che non sta regalando grandi soddisfazioni in termini di nomine e allo stesso tempo costringe a compagnie imbarazzanti


La mappa della scomparsa del Movimento 5 Stelle - Panorama

Un altro addio nelle file del M5S. Lascia il senatore Emanuele Dessì. "Questa non è più casa mia", si sfoga su Facebook, e scrive: "Ho sperato fino a ieri che qualcosa potesse cambiare, inutilmente. Non sono mai stato d'accordo nel dare la fiducia a questo governo ma ho voluto, con l'assenza il giorno del voto, dare un ulteriore possibilità di ripensamento, soprattutto a me stesso. Lasciare compagni di viaggio a cui voglio un mondo di bene non è facile, 15 anni di storia comune non si cancellano facilmente". "Forse un giorno ci ritroveremo in qualche battaglia insieme, lo spero, oggi però devo andare via. Questa non è più casa mia. Esco dal Movimento 5 stelle con un enorme tristezza nel cuore ma anche con tanta rabbia. Nei prossimi giorni ci sarà modo per parlare e per vederci con chiunque abbia voglia di confrontarsi e di continuare a lottare", conclude.

Stefano Buffagni: "Voglio vedere le dimissioni di Claudia Bugno" |  L'HuffPost

Duro anche l'ex viceministro M5S allo Sviluppo economico Stefano Buffagni, tra i big del M5S a non essere riconfermato nella squadra di sottogoverno. "Dopo questi mesi di gestione disastrosa del Movimento - scrive - dobbiamo lavorare per risollevarlo per non distruggere un sogno che condividiamo da anni! Non molliamo, il paese soffre causa Covid e la priorità sono i nostri concittadini!". "La meritocrazia e competenza va applicata, non annunciata! Facciamolo per i nostri figli!", scrive Buffagni rispondendo ad un post del consigliere lombardo Gregorio Mammì, che su Facebook ha pubblicato una foto dell'ex viceministro al fianco di Beppe Grillo, lamentando di provare "imbarazzo" per le scelte fatte per quello che "doveva essere il 'governo dei migliori'".

E intanto Max Bugani, volto storico del Movimento e capo staff della sindaca di Roma Virginia Raggi, postando su Facebook il titolo dell'intervista in cui il ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio 'apre' all'ingresso di Giuseppe Conte nel M5S, definendolo un Movimento 'moderato e liberale', attacca: "15 anni di battaglie per diventare una costola di Berlusconi? Un trionfo. Gianroberto Casaleggio in piazza ci fece scandire il nome di BERLINGUER, non quello di Luigi De Mita". Nello stesso post, Bugani pubblica la foto della descrizione che Wikipedia dà del partito di Forza Italia, definendone l'orientamento politico 'moderato-liberale', definizione che Bugani sottolinea in rosso accostandolo così alle parole del responsabile della Farnesina.

"Il Movimento 5 Stelle non è una forza moderata e liberale, non lo è mai stata e non lo diventerà. Punto". Così su Facebook il senatore M5S Andrea Cioffi, in aperto contrasto con quanto dichiarato oggi da Di Maio.

Spadafora: «Giusto il Pride per ricordare la necessità di pari diritti. Ciò  che a me non piace sono gli eccessi» - GAYNEWS

La meritocrazia e competenza va applicata, non annunciata". Anche Vincenzo Spadafora va all'attacco: 'Sulla situazione politica parlerò nei prossimi giorni. Intanto, lo Sport non è stato delegato a nessuno, tra tre giorni scade la Riforma tanto attesa e dei ristori neppure l'ombra! E nessuno dei grandi competenti di sport che dica una parola...', ma smentisce le indiscrezioni che lo darebbero in uscita dal movimento.

M5S, è l'ora delle purghe: espulsi i senatori che hanno votato contro Draghi. Ci sono Morra, Lezzi e Lannutti: "Adiremo le vie legali". Scissione inevitabile

"I 15 senatori che hanno votato no alla fiducia saranno espulsi". Lo annuncia su Facebook il capo politico del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, che aggiunge: "si collocano, nei fatti, all'opposizione. Per tale motivo non potranno più far parte del gruppo parlamentare del Movimento al Senato. Ho dunque invitato il capogruppo a comunicare il loro allontanamento, ai sensi dello Statuto e del regolamento del gruppo"


"I 15 senatori che hanno votato no alla fiducia" al governo Draghi "saranno espulsi". Ad annunciarlo, con un post su Facebook, il capo politico del M5S, Vito Crimi. "Ieri al Senato il MoVimento 5 Stelle ha votato sì. Non lo ha fatto a cuor leggero, è evidente. Ma lo ha fatto - scrive -. Lo ha fatto con coerenza, nel rispetto dell'orientamento emerso in seguito all'ultima consultazione, dove la maggioranza dei nostri iscritti si è espressa a favore. E lo ha fatto con coraggio, assumendosi la responsabilità di una scelta che non guarda all'interesse esclusivo del MoVimento o al facile consenso, bensì agli interessi di tutti i cittadini italiani e della nostra comunità nazionale. Quello di chi ha votato sì è un voto unitario, una responsabilità collettiva, non del singolo".

"I compromessi con sé stessi, con i propri credo, convinzioni e valori, sono quelli più difficili. Riuscire ad affrontarli e sostenerli per il bene di un Paese che sta vivendo il momento più difficile della sua storia recente non è una sconfitta, è un valore aggiunto in termini di etica e dignità. I 15 senatori che hanno votato no sono venuti meno all'impegno del portavoce del MoVimento che deve rispettare le indicazioni di voto provenienti dagli iscritti. Tra l'altro, il voto sul nascente Governo non è un voto come un altro. È il voto dal quale prendono forma la maggioranza che sostiene l'esecutivo e l'opposizione. Ed ora i 15 senatori che hanno votato no si collocano, nei fatti, all'opposizione".

"Per tale motivo - conclude Crimi durissimo - non potranno più far parte del gruppo parlamentare del MoVimento al Senato. Ho dunque invitato il capogruppo a comunicare il loro allontanamento, ai sensi dello Statuto e del regolamento del gruppo. Sono consapevole che questa decisione non piacerà a qualcuno, ma se si pretende rispetto per chi la pensa diversamente, lo stesso rispetto si deve a chi mette da parte le proprie posizioni personali e contribuisce al lavoro di un gruppo che non ha altro obiettivo che quello di servire i cittadini e il Paese".

Espulsi M5S valutano di adire le vie legali

La divisione sulla nascita del governo Draghi potrebbe finire in tribunale. A quanto apprende l'Adnkronos, diversi tra coloro che hanno avuto il 'cartellino rosso' stanno valutando di adire le vie legali, ricorrere al giudice contro quella che reputano un'ingiustizia. Che potrebbe indurli, tra le altre cose, a chiedere un risarcimento per danno di immagine. "C'è il quesito 'truffaldino' che è stato sottoposto alla base -dice uno dei senatori all'Adnkronos-ma anche una serie di altre questioni. Per dirne una: il nostro Statuto mette nero su bianco che il voto di fiducia va dato a un premier espressione del Movimento, vi sembra che Draghi lo sia?".

"Non rilascio dichiarazioni, ma le dico con chiarezza che faremo ricorso". Così all'Adnkronos Elio Lannutti, tra i 15 senatori espulsi per il voto contrario al governo Draghi.

"Apprendo che è stata avviata la procedura di espulsione nei miei confronti. Sono molto scosso da questa decisione, ora voglio riflettere. Mi sento M5S nel sangue". Lo scrive su Facebook Nicola Morra, anche lui tra i 15 senatori M5S che hanno votato no.

"Ad oggi il Covid-19 ha prodotto qualcosa come 2,72 milioni di casi, quasi 95.000 decessi solo in Italia. Dal punto di vista economico si contano 662mila posti di lavoro persi (fonte INPS) e 4,3 miliardi di euro cassa integrazione erogati. Stime di Banca Italia parlano di redditi calati del 8,8%. Il nostro rapporto debito pil in pandemia è passato da 130% al 160%. Circa 121 miliardi di incremento del debito sono risultati necessari per affrontare le conseguenze dell’emergenza. Sono numeri da bollettino di guerra". Lo scrive Carlo Sibilia su Fb che sottolinea: "Acuire divisioni, giocare a spaccare, pensare alla politica senza tenere conto di questi numeri e di questa situazione significa aver perso un giro di giostra. Significa essere fuori dalla storia. Significa non aver capito le parole e le scelte del Presidente della Repubblica. Ovvero che il governo 'non debba identificarsi con alcuna formula politica'". "Ora la scelta sta a noi su che ruolo giocare: quello di consentire al Paese di ripartire al più presto guardando al futuro o quello di sbraitare, litigare, dividerci e spaccarci osservando gli altri, quelli dei quali ci siamo sempre detti migliori, spendere i 220 miliardi del recovery plan e smantellare quanto di buono fatto con il Presidente Giuseppe Conte. Anche i nostri iscritti hanno indicato la via e dobbiamo rispettarla", conclude..

M5S senza pace: gli attivisti chiedono un nuovo voto su Rousseau per la fiducia a Draghi

Attraverso una petizione i sottoscrittori, tra cui alcuni parlamentari, lamentano che ormai da troppi mesi assistono "impotenti alle conseguenze di decisioni politiche e di scelte calate dall'alto, che stanno causando danni irreversibili all'immagine del Movimento, alla coesione interna ed al suo radicamento". Denuncia anche sulla perdita di voti dei grillini: "E' ormai sotto gli occhi di tutti il dato allarmante del crollo dei consensi che dal 2018 vede una drastica diminuzione nei sondaggi di almeno il 50%"


Risultato immagini per piattaforma rousseau

Appello degli attivisti M5S per un nuovo voto su Rousseau. "Si chiede al Capo Politico pro tempore o in sua vece al Garante, l'immediata apertura di una discussione su Rousseau al fine di poter valutare nelle prossime ore in merito: all'immediata nuova consultazione, che ponga gli scritti nella possibilità di esprimersi sulla base di un quesito onesto, sincero, veritiero e reale sul ruolo del Movimento 5 Stelle nel Governo Draghi, e quindi una chiara espressione di voto degli iscritti, tale da consentire ai Portavoce nazionali di non avere dubbi sull'indirizzo politico dell'Assemblea al quale uniformarsi", si legge in una petizione online che circola in queste ore tra gli attivisti M5S, sottoscritta, tra gli altri, anche da 'portavoce' come le senatrici Barbara Lezzi, Luisa Angrisani e Bianca Laura Granato e le consigliere regionali di Lazio e Campania, Francesca De Vito e Marì Muscarà.

I militanti chiedono anche di valutare le "responsabilità personali dell'attuale Capo Politico pro tempore e del Comitato di Garanzia per l'avallo di una consultazione ingannevole, che rischia di incidere in modo importante sulla nostra azione politica e sulla nostra compattezza, basato su un accadimento ad oggi rimasto irrealizzato", e l'"immediato sollevamento dagli incarichi per i menzionati responsabili con l'applicazione della sospensione preventiva, in attesa degli esiti delle procedure disciplinari a loro carico, per tutte le gravi conseguenze causate dal loro comportamento e contrarie allo Statuto".

"Pretendere infine dai nostri portavoce nazionali il voto di fiducia al governo Draghi e di punirli con l'espulsione, sulla base dell'art. 11 dello Statuto del M5S, in caso di dissenso, è da ritenere profondamente illegittima e ingiustificata, vista la confusione creata dalla totale incoerenza e tendenziosità del quesito sottoposto, con quanto si deve andare a votare in Parlamento", rimarcano inoltre i firmatari della petizione, i quali osservano come "la perdita di credibilità oltre che di compattezza, per non aver dato seguito ad una votazione reale e concreta sul Governo Draghi" abbia "portato il gravissimo volontario allontanamento di Alessandro Di Battista", che "si traduce in una incommensurabile perdita di un esponente che ha incarnato la forza propulsiva del MoVimento, concorrendo alla sua creazione e formazione identitaria, sin dalle origini".

Di Battista, il triste addio al Movimento 5 Stelle: "Non parla a nome mio, mi faccio da parte" (VIDEO)

L'annuncio del divorzio durante una diretta Facebook: "E' stata una bellissima storia d'amore, ma con diverse delusioni e qualche battaglia disattesa o persa. Il governo Draghi? Non posso proprio andare contro la mia coscienza" - (VIDEO)


"Zero polemiche, le decisioni si devono rispettare ma si possono anche accettare. Però la mia coscienza politica non ce la fa a digerirle. Da ora in poi non parlerò più a nome del Movimento 5 Stelle, perché in questo momento il M5s non parla a nome mio. E dunque non posso fare altro che farmi da parte". Lo dice Alessandro Di Battista in una diretta Facebook.

 "Se poi un domani la mia strada dovesse incrociarsi di nuovo con quella del M5S, vedremo. Dipenderà esclusivamente da idee politiche, atteggiamenti e prese di posizioni. Non da candidature e possibili ruoli".

"È stata una bellissima storia d'amore, con gioie e battaglie vinte, ma anche diverse delusioni e qualche battaglia disattesa o persa. Io, con tutto l'impegno del mondo, non possono non considerare determinate mie convinzioni politiche. Poi magari mi sbaglierò su questo governo, ma non posso proprio andare contro la mia coscienza", aggiunge.

"Grazie a Beppe Grillo, è lui che mi ha insegnato a prendere posizione, anche controcorrente. E io oggi non ce la faccio proprio ad accettare un Movimento che governa con questi partiti, anche - per l'amor di Dio - con le migliori intenzioni del mondo", conclude.

 

Crisi di governo, che succede? Oggi Renzi "comunicherà la sua decisione". Intanto il Consiglio dei ministri approva il Recovery Plan, astenute le ministre di Italia Viva

La conferenza stampa convocata da Renzi nel pomeriggio alla Camera potrebbe certificare l'addio di Iv al governo. Per Conte impossibile un nuovo esecutivo con loro; ira dei 5Stelle: "Meschini politicanti"


Renzi mette una pietra sul Conte bis: "È finito, ora parliamo del dopo" -  IlGiornale.it

Il governo Conte II è a un passo dalla crisi. Il via libera nella notte al Recovery Plan da parte del Consiglio dei ministri, con l'astensione sul testo delle ministre di Italia Viva, non è servito a ricucire lo strappo all'interno della maggioranza. Al contrario, un ministro presente al confronto ha parlato all'Adnkronos di un clima "da requiem" in Cdm. Oggi Matteo Renzi comunicherà la sua decisione, se uscire o meno dal governo. La conferenza stampa del leader di Italia Viva con le ministre Bellanova e Bonetti e il sottosegretario Scalfarotto avrà luogo alle 17.30.

PALAZZO CHIGI E L'IRA DEL M5S

Secondo quanto trapelato ieri da Palazzo Chigi, se Renzi si assumerà la responsabilità di una crisi di governo in piena pandemia, per Conte sarà impossibile rifare un nuovo esecutivo con il sostegno di Italia Viva. Un concetto ribadito ieri con forza dagli esponenti del Movimento 5 Stelle. "Se Iv ritira le sue ministre le nostre strade si dividono" ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, intercettato dall’Adnkronos. "Se aprono una crisi di governo, mai più a un tavolo con questi meschini politicanti", ha detto senza giri di parole Alessandro Di Battista in un post su Facebook nel quale ha definito Renzi e i renziani un "manipolo di anti-italiani".

"E' già pronto un esecutivo Conte-Mastella", ha detto ieri sera Renzi a Cartabianca. Per il leader di Italia Viva, infatti, il premier avrebbe "già l'accordo, i numeri per il nuovo esecutivo". Per Renzi il rimpasto " è un racconto fatto dai media ma è falso. Quando dicono che Renzi fa tutto per un ministro in più, io rispondo con la verità ma veline di palazzo Chigi sapientemente imbeccate" dicono il falso "tanto che stiamo ragionando di dimissioni e non di rimpasto". "Se si apre una crisi, il Parlamento troverà una soluzione, non si va a votare", ha detto Maria Elena Boschi a Porta a Porta, precisando che "l'ipotesi di un governo di centrodestra con Italia Viva non esiste".

RENZI: "PRONTO PER L'OPPOSIZIONE"

Anche per Renzi, in ogni caso, la strada sembra tracciata. "Evidentemente Conte ha trovato i 'Responsabili'. Vorrà dire che sarò all'opposizione e che farò un'opposizione diversa da Salvini e Meloni - è stato il commento di Renzi - Non volevo far fuori Conte, sono io che mi sono fatto fuori da questo governo, sullo spreco di denaro pubblico non ci metto la faccia. Penso che Conte sostituirà le ministre di Italia Viva che si dimetteranno e poi andrà alle Camere per chiedere la fiducia. Non so se prima si recherà al Quirinale, comunque quando avrà dei nuovi ministri farà il passaggio parlamentare".

 

(Fonte: Adnkronos)

Movimento 5 Stelle nella bufera dopo il voto: alta tensione interna sulla "sconfitta storica" e rischio scissione. Grillo shock: "Non credo nella rappresentanza parlamentare"

La vittoria referendaria non basta a fronte della batosta rimediata nel voto amministrativo. "E' la più grande sconfitta del M5s". Queste erano state le dichiarazioni Alessandro Di Battista a commento delle Regionali, parlando di una "innegabile crisi identitaria" e della "fine di un sogno in cui in tanti hanno creduto". Di Battista non aveva esultato nemmeno per la vittoria del "Sì" che porta al taglio dei parlamentari: "E' un risultato bellissimo ma viene da chi il Movimento lo odia, questo eccesso di esultanza è fuorviante". Fico e Di Maio provano a rimettere insieme i cocci, ma c'è chi non esclude una scissione. E scattano le purghe per i ribelli del No al referendum: i otto rischiano l'espulsione. Intanto Beppe Grillo parla di "parlamentari estratti a sorte" e attacca la democrazia rappresentativa


Ilcomizio.it - M5S, Di Battista torna e spacca il Movimento: "Serve un  congresso il prima possibile". Grillo lo boccia: "Pensavo di averle viste  tutte...". E il governo ha un problema in più

Alta tensione nel M5s dopo le Regionali e in vista della riunione congiunta dei gruppi parlamentari. Fico replica a Di Battista: "Non è stata una sconfitta storica". Bonafede spinge per gli stati generali, Di Maio chiede "il contributo di tutti". Grillo, in collegamento con Bruxelles, parla del referendum come del 'massimo dell'espressione democratica': 'Non credo più in una forma di rappresentanza parlamentare, ma nella democrazia diretta', aggiunge. 

"Quando usiamo un referendum usiamo il massimo della espressione democratica, e per me la domanda andare a votare si o no alla riduzione dei parlamentari - per me che non credo più in una forma di rappresentanza parlamentare ma credo nella democrazia diretta fatta dai cittadini attraverso i referendum -, è come fare una domanda ad un pacifista di essere a favore o meno della guerra". Così Beppe Grillo intervenendo in collegamento con il parlamento europeo ad un incontro con Sassoli. 

"State costruendo una società del debito, questa è la società del debito", ha detto Grillo nel suo intervento facendo riferimento al Recovery fund.

Dal "reddito universale", alle "visione del futuro", al ruolo dello stato" fino alla semantica. Sono i temi toccati nel suo intervento da Beppe Grillo al secondo incontro virtuale del ciclo di dialoghi pubblici - Idee per un nuovo mondo - promossi dal presidente del Parlamento europeo David Sassoli e dal titolo "Sarà l'Europa il motore della trasformazione verde e socialmente giusta?". "Ursula ha detto cose straordinarie, finalmente dopo 20 anni ha parlato energia rinnovabile", ha esordito così il comico genovese, collegato in video con il Parlamento europeo chiedendo all'Europa di avere una "visione" del futuro.

M5S, Di Battista torna e spacca il Movimento: "Serve un congresso il prima possibile". Grillo lo boccia: "Pensavo di averle viste tutte...". E il governo ha un problema in più

'Il M5S deve organizzare un congresso, un'assemblea costituente. Chiedo formalmente il prima possibile un'assemblea in cui tutte le anime possano costruire una loro agenda e vedremo chi vincerà". Alessandro Di Battista, ospite di Mezz'ora in più, fa salire la tensione tra i pentastellati. "Se Conte vuole fare il leader del Movimento si deve iscrivere e partecipare al prossimo congresso". A stretto giro arriva l'affondo di Grillo: "Assemblea M5S? Pensavo di averle viste tutte, ma ci sono persone che hanno il senso del tempo come nel film 'Il giorno della marmotta'". Tutte le reazioni


 Raggi e il vertice farsa con Beppe Grillo. Qualcuno chiami i ...

Beppe Grillo torna sulla scena e per un pomeriggio riprende in mano le redini del Movimento 5 Stelle, mentre si accende lo scontro sul prossimo appuntamento congressuale che dovrà proiettare nel futuro i pentastellati. Ad accendere la miccia, le dichiarazioni di Alessandro Di Battista a 'Mezz'ora in più' su Rai3. "'Chiedo il prima possibile un congresso, usiamo anche questa vecchia parola, o un'Assemblea costituente o gli Stati Generali del Movimento 5 Stelle per costruire un'agenda politica e vedremo chi vincerà...'', dice l'ex deputato.

A stretto giro arriva su Twitter il commento del garante pentastellato: "Dopo i terrapiattisti e i gilet arancioni di Pappalardo - afferma Grillo - pensavo di aver visto tutto... ma ecco l'Assemblea costituente delle anime del Movimento. Ci sono persone che hanno il senso del tempo come nel film 'Il giorno della marmotta'".

Una battuta tagliente che certifica la distanza tra il cofondatore del M5S e l'ex parlamentare romano. La controreplica di 'Dibba' viene affidata sempre ai social: "Ho fatto proposte e preso posizioni chiare. Si può legittimamente non essere d'accordo. Lo si dica chiaramente spiegando il perché", scrive Di Battista postando una foto con compagna e figlio a Villa Borghese.

Senza mai citare direttamente Beppe Grillo, Alessandro Di Battista, più tardi, replica al fondatore del Movimento con un lungo post su Facebook dopo le fibrillazioni create dal suo intervento a 'Mezz'ora in più' su Rai3. "Di ruoli e poltrone non mi interessa nulla. Vedo il Paese in difficoltà, le imprese in difficoltà, i giovani in difficoltà. L'ambiente in sofferenza. Sto solo lavorando - da cittadino - a proposte su proposte perché temo che coloro che hanno colpito la classe media, inquinato, corrotto e cementificato il nostro Paese stiano cercando di farlo ancora".

Nel gruppo parlamentare pentastellato l'irritazione nei confronti di Di Battista, percepito come una costante minaccia alla stabilità dell'esecutivo giallorosso e della legislatura - nonostante oggi l'ex deputato abbia assicurato ancora una volta che non è sua intenzione far cadere il governo, confermando la sua fiducia nell'operato di Giuseppe Conte - non è più un mistero. Le chat pullulano di messaggi contro 'Dibba' ("va in tv a parlare di Stati generali a che titolo?", il tenore di molti commenti) e sui social l'intervento di Grillo contro Di Battista incassa l'apprezzamento pubblico di deputati come Maria Pallini, Niccolò Invidia, Guia Termini, mentre Sergio Battelli, presidente della Commissione Politiche Ue della Camera, twitta soddisfatto: "Beppe is back". Non mancano però i sostenitori della linea Di Battista, come la senatrice ed ex ministro per il Sud Barbara Lezzi, secondo la quale l'appuntamento congressuale non è più rinviabile: "Assemblea costituente, Congresso, Stati Generali come si vuole chiamare non ha importanza per me, quello che conta è che ci sia uno spazio in cui gli iscritti al M5S (eletti e non) diano una guida autorevole e condivisa. Esistiamo da dieci anni, abbiamo fatto due governi con forze opposte e non ci siamo ancora data questa coraggiosa occasione di confronto ormai inevitabile". Sulla stessa lunghezza d'onda anche la deputata Dalila Nesci: "Concordo nell'avviare al più presto un congresso davvero democratico all'interno del M5S. Come già annunciato nel mese di febbraio - afferma - Parole Guerriere costruirà una mozione con una proposta di evoluzione del M5S e una nuova Carta dei valori".

Anche l'ex ministro della Salute Giulia Grillo si schiera con Di Battista, spiegando che una fase costituente è "fondamentale per riorganizzare la vita democratica del MoVimento 5 Stelle, a partire dalla nostra attività nei territori, vicino alla gente". Ad ogni modo il tweet di Grillo non è l'unico intervento della giornata. Sul suo Blog l'ex leader pentastellato è tornato a parlare di uno dei temi simbolo del Movimento 5 Stelle, ovvero l'acqua pubblica, spronando governo e Parlamento a intervenire per passare "dalla teoria ai fatti". "Creiamo un sistema di sicurezza nazionale dell'acqua, con la ricostituzione di un corpo di Polizia Idraulica 2.0, e di una Protezione Civile dell'acqua, che garantisca a tutti la disponibilità della preziosa risorsa anche nell'ipotesi di calamità. Contribuiremo così alla nascita di nuove occupazioni e saremo un esempio per tanti Paesi", la proposta di Grillo. Un post letto da molti parlamentari come un tentativo del garante di tornare a dire la sua su argomenti chiave per il M5S.

Berlusconi contro il reddito di cittadinanza: "Hanno comprato il voto di tanti italiani poveri". Poi avverte Salvini: "Buoni rapporti, però se continua a stare coi 5 Stelle..."

Il leader di Forza Italia prosegue la sua offensiva televisiva dopo la decisione di tornare in campo alle prossime elezioni europee. E torna ad attaccare gli odiati grillini, senza però risparmiare critiche al vicepremier leghista, suo alleato a livello locale ma avversario a Roma


"La legge sul reddito di cittadinanza è una promessa che non possono mantenere, hanno comprato i voti di tanti italiani poveri". Lo ha detto Silvio Berlusconi a 'L'aria che tira' su La7. ''Ho bisogno di mantenere un buon rapporto con la Lega - ha proseguito il leader di Forza Italia - perché ci sarà da fare un nuovo governo di centrodestra'' e quindi ''sarà necessario'' collaborare con Matteo Salvini. I ''rapporti personali con Salvini sono buoni, però, a forza di stare lì con i Cinque Stelle...'' ha detto Berlusconi.

"A furia di stare lì con i Cinque stelle, anche lui si assume una parte di responsabilità" ha sottolineato, parlando del suo rapporto con il leader della Lega. La capita mai di mandare talvolta a quel Paese Salvini? ''Sì, ogni tanto mi capita...'', ha replicato il Cav. E Salvini che governa con Di Maio è un traditore? "Non voglio arrivare a usare questi termini che non sono miei, io vado sulle cose concrete", ha ribattuto l'ex premier. Che in mattinata, parlando dell'esecutivo dopo i recenti giudizi emessi delle agenzie di rating internazionali sull'Italia, ha sottolineato di essere "assolutamente convinto che saranno i fatti ad imporre la caduta di questo governo ed elezioni anticipate". 

"Mi candido per il mio senso di responsabilità - ha proseguito Berlusconi ad 'Agorà' su Rai Tre - si sta profilando un progetto di egemonia dell'impero cinese che è pericoloso per il mondo".

 

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