updated 9:03 AM UTC, Mar 8, 2021

ZONA MILANO - Da Quarto Oggiaro denuncia di assembramenti al centro islamico. Polemica Lega-Sinistra sulla moschea abusiva di via Lopez

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"I ristoranti sono chiusi ma la moschea è aperta". La segnalazione arriva da una residente di Quarto Oggiaro che ha fotografato una folla di persone sul marciapiede di via Lopez all’ingresso del centro culturale islamico nato oltre 5 anni fa nei locali di una ex panetteria. Al venerdì "la piazzetta si riempie". "E chi controlla - continua la cittadina - che dentro la moschea le distanze e tutte le norme anti Covid vengano rispettate? L’impressione, da fuori, è che siano tutti ammassati". Situazione denunciata anche dall'eurodeputata leghista Silvia Sardone e dal consigliere del Municipio 8 Stefano Pavesi: "La sinistra fa finta di nulla mentre vengono continuamente calpestate le nostre leggi". Fabio Galesi, assessore alla Sicurezza dello stesso Municipio però replica: "Non lo definirei un luogo pericoloso. Sulla presunta illegalità, ricordo che a Milano purtroppo ancora mancano luoghi di culto ufficiali per poter praticare la fede islamica" 


«Dopo la preghiera si prega di non sostare davanti alla moschea». E «la moschea ha una capienza di 50 persone». Raccomandazioni anti assembramento ai tempi del Covid. Ma a sorprendere l'eurodeputata leghista Silvia Sardone che un paio di giorni fa si è recata in via Lopez, dove da anni i residenti protestano per la preghiera islamica abusiva, è che gli organizzatori autoproclamino ormai il centro come una moschea, anche se non hanno mai ottenuto il permesso dal Comune. «Sono stata a Quarto Oggiaro per verificare di persona la situazione della moschea abusiva allestita all'interno di un'ex panetteria, se ne parla poco ma sta creando non pochi problemi nel quartiere - riferisce a fine visita Sardone, che è anche consigliera comunale -. La legge regionale fissa dei paletti molto precisi per tutti i luoghi di culto ma lì evidentemente i musulmani si riuniscono senza alcun rispetto delle norme». Di fronte all'ex panetteria erano presenti decine di musulmani, entravano nel centro dopo aver lasciato le scarpe sul marciapiede. «Addirittura nei cartelli esposti all'esterno della struttura - ribadisce Sardone - si parla espressamente di moschea. Questo rende l'idea di quanto la comunità islamica si senta impunita: sanno benissimo di infrangere le leggi eppure vanno avanti per la loro strada, senza paura di essere sgomberati».

Perché, domanda la consigliera leghista «il Comune non manda la polizia locale per verificare l'effettiva destinazione d'uso dei locali? Perché la sinistra in via Lopez, e così in via Cavalcanti, via Carissimi, via Maderna, via Padova e via dicendo, fa finta di nulla?». Cita altri luoghi dove i centri islamici abusivi sono ben noti. «Ricordo - chiude Sardone - che in più occasioni si sono scoperti aspiranti terroristi che frequentavano le moschee di Milano. In questi luoghi nessuno sa cosa si dice né cosa succede. I milanesi hanno diritto alla propria sicurezza, non che Sala coccoli le comunità musulmane che usano irregolarmente spazi nella nostra città. Metta da parte l'ideologia e pensi a far rispettare le leggi».

Sul tema interviene anche il consigliere leghista del Municipio 8 Stefano Pavesi, invita il Consiglio di Zona a «prendere una posizione netta contro chi continuare a calpestare le nostre leggi. Se un milanese qualsiasi cambiasse destinazione d'uso di una sua proprietà verrebbe sanzionato immediatamente (e giustamente) per abuso edilizio. Allora perché in via Lopez la sinistra non vede, non sente e non parla? Qui non si tratta di libertà di culto, come qualcuno vuole far credere, ma semplicemente di legalità e trasparenza, due valori che non possiamo dimenticare».

 

(Fonti: il Giorno e il Giornale)

 
 
 


Ultima modifica ilDomenica, 06 Dicembre 2020 15:26

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