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INPS, nuove rivalutazioni

Pensione a 64 anni per tutti? La Lega accelera: ecco la proposta

Pensione a 64 anni per tutti, la Lega accelera

C’è un’età che in queste ore è tornata a dominare il dibattito sulle pensioni: 64 anni. Una soglia che potrebbe diventare il nuovo punto di riferimento per chi sogna di lasciare il lavoro prima della pensione di vecchiaia. La proposta sta facendo discutere perché potrebbe allargare a una platea molto più ampia una possibilità che oggi è riservata a una categoria precisa di lavoratori.

E il tema è tornato anche in Lombardia, dopo che Matteo Salvinilo ha rilanciato nei giorni scorsi proprio in Brianza, più precisamente nel corso del suo intervento alla festa della Legadi Brugherio, definita dallo stesso vicepremier come una battaglia politica del partito.

Il passaggio decisivo, però, è un altro: oggi la pensione anticipata a 64 anni per tutti non esiste ancora. Si tratta di una proposta politica sulla quale appunto la Lega vuole intervenire con la legge di Bilancio 2027. Il progetto è stato rilanciato dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon e successivamente – come precedentemente evidenziato – ribadito da Salvini a Brugherio, durante la festa provinciale della Lega di sabato 5 settembre.

Pensione a 64 anni per tutti: cosa propone la Lega

L’obiettivo della Lega è estendere l’uscita a 64 anni anche ai lavoratori che hanno iniziato a versare contributi prima del 1996 e che quindi rientrano nel cosiddetto sistema misto.

È proprio questa la differenza rispetto alle regole attuali. Oggi l’accesso alla pensione anticipata contributiva a 64 anni è previsto per chi ha il primo accredito contributivo dal 1° gennaio 1996, con almeno 20 anni di contribuzione effettiva e una pensione iniziale che raggiunga una determinata soglia. Nel 2026 l’età richiesta è 64 anni; dal 2027, secondo le indicazioni dell’INPS, il requisito sale a 64 anni e un mese, con 20 anni e un mese di contributi.

La proposta della Lega punta invece ad aprire questa possibilità anche a chi ha una parte della propria carriera calcolata con il sistema retributivo e una parte con quello contributivo.

Lo schema illustrato dal sottosegretario Durigon prevede, secondo le anticipazioni emerse nelle ultime settimane, almeno 25 anni di contributi e soprattutto il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. Restano però da definire nei dettagli i requisiti definitivi e la soglia economica necessaria per accedere al nuovo canale.

L’idea viene presentata dalla Lega come uno strumento di flessibilità in uscita e anche come un possibile modo per favorire il ricambio generazionale nelle aziende. A fine agosto Durigon aveva spiegato di voler consentire l’uscita a 64 anni proprio per favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.

Pensione anticipata 64 anni e Tfr: il nodo che fa discutere

Il punto più controverso riguarda il possibile utilizzo del Tfr.

Per alcuni lavoratori il problema sarebbe infatti quello di raggiungere la soglia minima necessaria per accedere alla pensione anticipata. Una parte del Tfr potrebbe quindi essere utilizzata per integrare la posizione previdenziale e consentire l’uscita anticipata.

È qui che arriva la principale critica della Cgil. Secondo il sindacato, l’anticipo non sarebbe realmente gratuito per il lavoratore: da una parte ci sarebbe il pensionamento prima dell’età ordinaria, dall’altra un assegno più basso per effetto del ricalcolo contributivo e, in determinati casi, anche l’utilizzo del Tfr.

Le simulazioni dell’Osservatorio previdenza della Cgil, aggiornate al 6 settembre, mostrano la possibile dimensione della riduzione.

Con 40 anni di contributi e una retribuzione annua di 35 mila euro, l’assegno calcolato con il sistema misto sarebbe di circa 1.726 euro mensili. Con il ricalcolo interamente contributivo scenderebbe a circa 1.543 euro, cioè oltre 182 euro in meno ogni mese, con una riduzione del 10,6%.

Con una retribuzione annua di 50 mila euro la perdita stimata salirebbe a circa 261 euro al mese, mentre per 70 mila euro arriverebbe a oltre 365 euro mensili.

C’è poi un altro aspetto destinato a pesare soprattutto sui lavoratori con carriere meno retribuite. Nel 2026, per l’attuale pensione anticipata contributiva a 64 anni, la soglia ordinaria è pari a tre volte l’assegno sociale, cioè 1.638,72 euro lordi al mese. Per le donne la soglia è più bassa in presenza di figli.

La stessa Cgil ha fatto l’esempio di un lavoratore con 30 anni di contributi e una retribuzione annua di 30 mila euro: la pensione simulata a 64 anni sarebbe di circa 1.110 euro mensili, molto al di sotto della soglia prevista.

Pensioni 2027, cosa succede senza una nuova riforma

La questione dei 64 anni arriva mentre il sistema previdenziale si prepara a un altro cambiamento.

In assenza di una nuova misura, dal 1° gennaio 2027 aumenteranno i requisiti collegati alla speranza di vita. Per la pensione di vecchiaia, l’INPS indica per la generalità dei lavoratori il passaggio a 67 anni e un mese. Anche il canale contributivo a 64 anni dovrebbe salire a 64 anni e un mese con 20 anni e un mese di contribuzione, salvo le specifiche deroghe previste dalla normativa.

È proprio questo uno dei motivi per cui la partita sulla prossima legge di Bilancio è destinata a essere particolarmente delicata.

La Lega vuole bloccare l’aumento e, contemporaneamente, ampliare la possibilità di uscita anticipata. La proposta è dunque ancora sul tavolo politico e dovrà essere trasformata in una norma concreta, con requisiti, costi e modalità ancora da definire.

E dalla Brianza, dove Salvini ha rilanciato il tema davanti alla platea leghista di Brugherio, la discussione è ormai arrivata al centro del dibattito sulla manovra 2027.

Per chi sta aspettando la pensione, dunque, la parola decisiva resta ancora una: proposta. Non c’è ancora una nuova pensione a 64 anni per tutti, ma il progetto della Lega è entrato ufficialmente tra i dossier più caldi della prossima legge di Bilancio.