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Nucleare in Italia: cosa cambia tra tempi, costi, scorie e territori

Nucleare in Italia, cosa cambia davvero: la legge è stata approvata, ma tempi, costi, scorie e territori devono ancora essere definiti

Dopo quasi quarant’anni dall’ultima produzione commerciale, il nucleare in Italia torna al centro della politica energetica. Il passaggio decisivo è arrivato il 23 settembre 2026, con l’approvazione definitiva della delega sul nucleare: 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astensioni. Il provvedimento, non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, non autorizza l’apertura immediata di un cantiere: affida all’Esecutivo il nuovo quadro normativo. Sul piano concreto, restano però molti passaggi da affrontare.

La questione non riguarda soltanto la produzione elettrica. Entrano nel confronto tecnologie, finanziamento, sicurezza, gestione del combustibile e destino dei rifiuti. Per questo il progetto va letto come un percorso industriale e normativo di lungo periodo.

Nucleare in Italia: quali sono i tempi

La legge prevede che i decreti legislativi siano adottati entro dodici mesi dall’entrata in vigore. La delega riguarda programma nazionale, localizzazione, autorizzazioni, combustibile esaurito, rifiuti e garanzie sul ciclo di vita. Il testo comprende tecnologie modulari e avanzate, oltre alla fusione, che incidono sul futuro del nucleare in Italia. Il percorso del nucleare in Italia passa quindi dalla scelta tecnologica.

Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha indicato il 2034-2035 per i primi reattori: una stima, non una scadenza. Il PNIEC 2024 considera al 2050 una quota nucleare di circa l’11% della domanda elettrica, con 8 GW installati. Per il nucleare in Italia, il prossimo appuntamento sarà la costruzione delle regole attuative.

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Nucleare in Italia: costi, scorie e territori

Sul costo complessivo non esiste ancora un preventivo nazionale definitivo, perché non sono stati fissati numero di impianti, tecnologie e modelli di finanziamento. Una simulazione ENEA ipotizza il primo SMR tra il 2030 e il 2035 e 15-20 impianti entro il 2050: investimento di circa 30 miliardi di euro. Non è uno stanziamento già deciso. L’IEA segnala difficoltà di finanziamento legate a capitale, tempi lunghi e rischio di ritardi e aumenti dei costi. Anche per il nucleare in Italia il costo finale dipenderà da tecnologia, tempi e finanza.

C’è poi il nodo delle scorie radioattive. Sogin gestisce il decommissioning delle ex centrali di Caorso, Latina, Trino e Garigliano, mentre i rifiuti restano nei depositi temporanei dei vari siti. Per il nucleare in Italia, il Deposito Nazionale e Parco Tecnologico dovrebbe raccogliere i materiali del decommissioning e quelli di ricerca, industria e medicina nucleare. La proposta di Carta Nazionale delle Aree Idonee comprende 51 aree, di cui 21 in provincia di Viterbo e 5 nell’Alessandrino.

Il percorso non è concluso. Sogin indica nel 2039 l’obiettivo per la realizzazione del Deposito Nazionale; nel frattempo, l’accordo con la Francia porta al 2040 il limite per il rientro dei residui riprocessati a La Hague. È una parte decisiva del dossier nucleare in Italia, perché restano da gestire i rifiuti già prodotti.

Per i futuri reattori, invece, non esiste oggi un elenco ufficiale di Comuni scelti. Per il nucleare in Italia, la legge delega stabilisce che siano definiti criteri e procedimenti di localizzazione, nel rispetto degli standard di sicurezza e delle valutazioni ambientali. Un territorio citato nel dibattito è Trino, in provincia di Vercelli: l’amministratore delegato di Sogin Gianluca Artizzu ha indicato l’area dell’ex centrale Enrico Fermi come compatibile con possibili nuovi reattori. È una valutazione Sogin, non una designazione ufficiale.

Il quadro è ancora in costruzione. Il nucleare in Italia ha ottenuto la cornice legislativa, ma restano da definire regole, finanziamenti, siti e deposito. La scelta dei territori sarà uno dei passaggi più delicati, mentre la gestione delle scorie resta una condizione strutturale del programma. In altre parole, il nucleare in Italia non significa ancora nuove centrali operative: significa un percorso avviato, con tempi, costi e localizzazioni ancora da trasformare in decisioni concrete.