updated 3:10 PM UTC, Oct 25, 2020

BENVENUTI IN “MYGAMEROOM!”

Dal portale ufficiale Bianconero; nell'ecosistema digitale di Juventus, da oggi, c’è una divertente novità 


Si tratta di “MyGameRoom”, la piattaforma, accessibile dalla pagina personale “MyJuve”, attraverso cui si promette molto divertimento e di mettere alla prova la passione dei tanti tifosi bianconeri.

Contest, quiz, sondaggi, ma anche interazione fra fans e un bellissimo social wall che di volta in volta si arricchirà di contenuti: sono solo alcuni degli ingredienti di “MyGameRoom”. Se vi collegate ora, per esempio, potete già trovare ben quattro quiz che sfidano la vostra cultura bianconera, due sondaggi e un divertente contest dedicato alla nostra nuovissima ICON collection.

E non è certo finita qui: dentro “MyGameRoom” c’è un universo di contenuti pensati per voi, come le “Card Cup” da collezionare, che potete guadagnare partecipando alle attività della piattaforma, oppure la vostra “Players Map” attraverso cui potrete monitorare quanto vi divertite e interagite con noi!

E se rispondete correttamente alle domande dei quiz, oltre alla soddisfazione personale, ci sono vantaggi speciali pensati apposta per voi…

E allora, pronti? Si gioca!

 

FONTE: (https://www.juventus.com)

Franck Kessie; il centrocampista "Rossonero" che fa impazzire i tifosi

Il centrocampista ivoriano ottiene la palma del migliore in campo contro il Crotone, scelto da tutti i tifosi rossoneri (il 58%)


Notizia in prima pagina del sito ufficiale AC Milan, 

Da mesi è ormai uno dei pilastri del centrocampo del Milan, ma giorno dopo giorno continua a stupire per la grande capacità di abbinare la consueta quantità alla sagacia tattica. Tutti elementi che ne fanno uno degli elementi più utilizzati da Mister Pioli fin qui. Stiamo parlando di Franck Kessie, che dalla serata dello Scida torna a casa con i tre punti, con un gol realizzato e con la palma del migliore in campo scelto da tutti i tifosi rossoneri (con il 58%) attraverso la votazione avvenuta sulla nostra App ufficiale. Un plebiscito, che ha fatto arrivare il numero 79 davanti a Kjær (17%) e Çalhanoğlu (12%). Sono i numeri a certificare la prestazione di Franck, che con il rigore trasformato contro il Crotone è arrivato a quota 11 sui 12 calciati in Serie A. Ma oltre al gol, c'è tanto di Kessie nel successo rossonero: è il giocatore, infatti, che ha totalizzato il maggior numero di passaggi (51) e lanci (6) positivi. Bene anche le sue statistiche sui dribbling, 6 in totale e tutti riusciti (100%). Non solo qualità, anche tanta intensità per il centrocampista del Milan, che è il recordman di palloni riconquistati (11). Numeri importanti, che da soli valgono il premio di MVP. Bravo Franck!

 

FONTE: AC MILAN

Inferno sulla terra. Dove sono i luoghi più estremi del nostro pianeta?

Negli USA, nell'area della Death Valley National Park, è stata registrata una temperatura dell'aria di + 54,4 ° C. Questa è una delle temperature più alte mai registrate sulla Terra. Ora un team internazionale di esperti condurrà un'analisi approfondita. Se i dati saranno confermati, questa cifra diventerà il terzo record di temperatura sul pianeta.


Sulla Terra ci sono luoghi che possono essere considerati estremi in termini di climatologia. Vale a dire...

... il più caldo

In Etiopia, nel Bacino di Afar, c'è l'insediamento abbandonato di Dallol. È riconosciuta come la zona con la più alta temperatura media annua dell'aria: nel periodo dal 1960 al 1966 ha raggiunto i 34,4 ° C.

 Tuttavia, se valutiamo misurazioni una tantum, il palmarès dovrebbe essere dato ad altre coordinate geografiche. Nella città libica di Al-Aziziya il 13 settembre 1922, la temperatura dell'aria più alta registrata (e anche all'ombra), ha raggiunto i 57,7° C. Ma l'Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) non riconosce questo record, citando l'inaffidabilità delle informazioni e l'inaffidabilità dei mezzi di fissazione. Ufficialmente, il segno di 56,7° C, registrato il 13 luglio 1913 nella già citata Death Valley in California, è considerato l'indicatore del caldo infernale sulla Terra.

Al secondo posto c'è la città di Kelibia in Tunisia. Nel luglio 1931, l'aria si riscaldò fino a 55° C. La terza è la città di Mithribah in Kuwait, dove a luglio 2016 è stata registrata una temperatura di 53,9° C. E ora la stessa Death Valley la spingerà indietro, infatti il 19 agosto il termometro segnava + 54,4° C.

Se procediamo dalle statistiche ufficiali, sembra che questo parco nazionale statunitense debba essere riconosciuto come il luogo più caldo della Terra. Si trova a est della catena montuosa della Sierra Nevada in California ed è considerato il territorio più arido del Nord America: le correnti d'aria, che scendono rapidamente dalle montagne, diventano molto calde e perdono umidità di conseguenza, l'aria diventa secca e calda. Le temperature diurne superiori a 50° C sono comuni in questo parco durante i mesi estivi. 

... il più freddo

Nel dicembre 1957, nelle profondità dell'Antartide, tra il ghiaccio e la neve, fu fondata la stazione scientifica sovietica "Vostok". È diventata un simbolo di inaccessibilità, lo spessore della copertura di ghiaccio sotto la stazione è di 3700 metri.

La stazione è famosa per il fatto che nella sua area c'è un lago subglaciale unico, che gli scienziati ancor'oggi stanno studiando. E anche un record climatico: il 21 luglio 1983, lì è stata registrata la temperatura più bassa del pianeta -89,2° C.

I luoghi in cui si trova la stazione di Vostok sono, in linea di principio, caratterizzati da forti venti freddi considerati estremi. L'umidità dell'aria in inverno è prossima allo zero. Il vapore che esce dalla bocca si congela e si deposita istantaneamente, gli esploratori polari lo chiamano il "sussurro dell'Antartide".

E, a quanto pare, il record del 1983 non è infatti la temperatura più bassa del continente ghiacciato. Il telerilevamento dai satelliti mostra che ci sono regioni più fredde su questa terraferma. Dopo aver analizzato i dati, gli scienziati hanno stabilito che sull'altopiano antartico orientale durante la notte polare meridionale (di solito in luglio e agosto), il termometro dovrebbe scendere a -98° C.

 

Ghiacciaio Ross.
 

... il più umido

Nell'est dell'India, vicino al confine con il Bangladesh, a un'altitudine di 1313 metri sul livello del mare, si trova l'insediamento di Cherrapunji. In città vivono circa 10mila persone. I meteorologi conoscono questo posto come uno dei più piovosi e umidi della Terra. Qui piove continuamente per cinque mesi. In media, cadono 11-12 metri di precipitazioni all'anno.

Due record mondiali sono stati registrati a Cherrapunji. Ha ricevuto la maggiore quantità di precipitazioni durante l'anno, 26471 millimetri (oltre 26 metri!). E anche la quantità massima di precipitazioni in un mese, 9299 millimetri (quasi 9,3 metri!). È interessante notare che entrambi i record sono stati registrati circa 160 anni fa.

La ragione per l'umidità anormale sta nel rilievo. La città si trova in un'alta gola. Quando i monsoni nella stagione delle piogge raggiungono le nuvole del Golfo del Bengala, le montagne li spingono in direzione di Cherrapunji, dove il vapore acqueo si raffredda e cade al suolo in forti acquazzoni.

Cherrapunji.

... il più secco

Tuttavia, ci sono luoghi del pianeta in cui ci si può aspettare pioggia per anni. Uno di questi è il deserto di Atacama in Cile. La sua anormale secchezza è spiegata dal fatto che è "bloccata" su entrambi i lati, le Ande da est e l'alta pressione da ovest dall'Oceano Pacifico.

Nell'Atacama ci sono luoghi in cui ha piovuto l'ultima volta durante il Medioevo. Allo stesso tempo, non può essere definito un deserto caldo: è allo stesso tempo secco e piuttosto fresco, e talvolta freddo. Le piante si sono adattate, assorbono l'umidità dalle nebbie dense. E anche ad Atacama c'è la città più arida del mondo, Arica. Piove lì solo una volta ogni diversi decenni e la piovosità media è di 0,8 millimetri all'anno.

Il deserto cileno è rivaleggiato con le aride valli dell'Antartide. Queste si trovano al largo di McMurdo Sound a Victoria Land e coprono una vasta area non ricoperta di ghiaccio. Gli scienziati suggeriscono che non ci siano piogge da 8 milioni di anni. Il clima locale è considerato vicino a quello marziano, quindi la NASA ha testato i veicoli da discesa destinati al pianeta rosso, su queste terre.

Deserto Atacama.

... Il più ventoso

Sembra che l'Antartide possa essere tranquillamente definita il luogo più estremo della Terra, perché lì si trova anche il territorio più drenato, qui si trova la Commonwealth Bay. Il vento qui a volte accelera fino a 240 chilometri all'ora e la sua velocità media annuale è di 80 chilometri all'ora. Si noti che sulla scala Beaufort, che viene utilizzata per valutare gli uragani, il massimo di 12 punti massimi vengono assegnati ai venti con raffiche di 130 chilometri all'ora: la loro forza è sufficiente per distruggere case e sradicare alberi.

Tempeste particolarmente potenti nella baia del Commonwealth iniziano in inverno e possono durare più di un mese. Allo stesso tempo, il vento non si indebolisce neanche per un secondo. Quando l'Australian Antarctic Expedition arrivò in questi luoghi nel 1912, il suo leader, Douglas Mawson , descrisse in questo modo le condizioni meteorologiche, "Il clima è essenzialmente una tormenta e una bufera di neve tutto l'anno, i venti degli uragani ruggiscono per settimane, interrompendosi solo occasionalmente per un paio d'ore".

 

La crisi del coronavirus spinge i media verso i licenziamenti

La forte crisi economica generata dai lockdown per Covid-19, sta mettendo in difficoltà molti media, che si tratti di carta stampata, radio o televisione, e aumentano i licenziamenti.


Cassa integrazione, licenziamenti e tagli agli stipendi dei manager si sono moltiplicati con la crisi portata dal coronavirus, nonostante un forte interesse da parte delle popolazioni per l'informazione, tutto il mondo soffre il crollo del mercato pubblicitario, mentre i social incalzano.

In Francia, il quotidiano regionale "La Marseillaise", è stato duramente colpito dal lockdown stabilito in tutta la Francia è stato messo in liquidazione. "Le Parisien", altro quotidiano francese, prevede di tagliare trenta posizioni e tutte le sue edizioni locali. Prevedendo tre anni di perdite, il quotidiano "L'Equipe" ha chiesto ai suoi dipendenti di ridurre i loro salari. Dopo la liquidazione di “Paris-Normandie”, il suo acquirente belga, il gruppo Rossel, ha annunciato il taglio del 20% della forza lavoro, ovvero 60 posizioni. L'acquirente di "Paris-Turf" ha anche previsto di licenziare un centinaio di dipendenti del gruppo ippico. 

In Italia il nuovo editore della rivista "Grazia" ha annunciato da parte sua l'eliminazione di 31 posizioni di diversi inquadramenti.

Nel Regno Unito, il "Guardian" ha annunciato 180 licenziamenti e la rivista "The Economist" 90. Negli Stati Uniti, il gruppo Conde Nast ("Vogue", "Wired" e "New Yorker"), ha annunciato il licenziamento di un centinaio di dipendenti su 6000. Vox Media ("The Verge", "New York Magazine") licenzierà 72 dipendenti, la maggior parte dei quali in disoccupazione parziale. Il "New York Times" ha licenziato 68 dipendenti del suo comparto commerciale.

Il gruppo familiare McClatchy, che pubblica venti giornali tra cui il "Miami Herald", è stato venduto a un fondo di investimento, dopo essere stato messo in liquidazione. Dall'inizio della crisi, secondo un'analisi del "New York Times", più di 36.000 addetti ai media americani, i cui numeri sono già stati ridotti negli ultimi anni, sono stati colpiti dalla riduzione degli stipendi o al licenziamento. In tutto il paese americano, una cinquantina di redazioni locali, a volte con una storia di oltre 100 anni, hanno chiuso, secondo un elenco aggiornato dal sito di Poynter.

Le informazioni online non vivono migliori momenti. Il gruppo Vice Media prevede di licenziare 55 dipendenti negli Stati Uniti e 100 all'estero. Al di là della crisi sanitaria, i colossi dei social vengono accusati di essere una "minaccia" per le informazioni online e di prendere "non solo la fetta più grande della torta ma l'intera torta", con la conseguente perdita di decine di migliaia di posti di lavoro nel giornalismo.

Il sito di notizie e intrattenimento Buzzfeed, che ha annunciato tagli salariali del 5-25% a seconda del livello di reddito dalla fine di marzo, terminerà anche la sua copertura giornalistica nel Regno Unito e in Australia, dopo aver già abbandonato il territorio francese. Per alcuni, la crisi è un'opportunità per accelerare la transizione verso un modello di business diverso basato prevalentemente su abbonamenti per l'invio del cartaceo o la lettura on-line. È il caso del sito americano di informazione economica Quartz, il cui titolare ha annunciato il licenziamento di circa il 40% della forza lavoro, principalmente nella rete pubblicitaria.

Anche l'industria audiovisiva ha avviato licenziamenti di fronte ai primi effetti della crisi sanitaria. Nel Regno Unito, la BBC ha annunciato che taglierà 520 posti di lavoro su un totale di 6.000 dipendenti, soprattutto nelle redazioni regionali. I giornalisti tratteranno meno argomenti e lavoreranno in team centralizzati invece di concentrarsi su un particolare programma, ha detto il direttore della BBC. Anche negli Stati Uniti, la NBC Universal ha tagliato i salari più alti del 20%.

Secondo Bloomberg il gigante Viacom CBS, prevede di licenziare il 10% dei suoi 35.000 dipendenti in capo alla produzione televisiva. In Francia, BFMTV / RMC ha annunciato un piano sociale che mira in particolare a dimezzare l'utilizzo di personale a tempo determinato, liberi professionisti e consulenti.

Possiamo aspettarci l'inizio di una rivoluzione nel mondo della comunicazione, incominciata alcuni anni fa e accelerata dalla pandemia da coronavirus, un cambiamento che porterà sempre meno notizie fondate e sempre più fake news. 

L'Italia rifiuta i "corridoi turistici" ma chiede coordinamento e unità europea

"Non accettiamo broker o accordi bilaterali, solo la libera circolazione, come raccomandato dalla Commissione europea nei suoi documenti" ha dichiarato il Ministro per gli affari europei Vincenzo Amendola


Vincenzo Amendola, lunedì ha respinto la proposta di "corridoi turistici" e accordi bilaterali che facilitano il turismo tra paesi europei con livelli simili di infezioni da coronavirus e ha dichiarato che l'Unione europea deve svolgere l'attività di coordinamento, così da migliorare i rapporti tra gli stati membri. 

"È necessario coordinarsi nel quadro dell'unità europea. Non accettiamo intermediari o accordi bilaterali, ma solo la libertà di movimento, come raccomandato dalla Commissione europea nei suoi documenti", ha dichiarato il ministro in una conferenza stampa telematica con i media internazionali.

Amendola ha anche chiesto l'unità nella risposta europea alla crisi da coronavirus e ha affermato che è essenziale che l'UE, si accordi su un fondo di risanamento con risorse finanziarie " ambiziose " per proteggere la competitività del mercato unico europeo. Per quanto riguarda il turismo, ha sottolineato che l'Italia aprirà i suoi confini con i paesi dell'UE dal 3 giugno senza la necessità di quarantene per cercare di rilanciare il turismo, e ha affermato che per ora, continueranno a essere chiusi ai cittadini al di fuori dell'area di Schengen, almeno fino al 15 Giugno, come indicato dalla Commissione.

Per quanto riguarda il fondo di risanamento che la Commissione deve presentare ai paesi partner il 27 maggio, il ministro ha sottolineato che deve essere un piano "coraggioso" e "ambizioso", con risorse sufficienti per sostenere i paesi più colpiti la pandemia, come l'Italia e la Spagna.

Ha ribadito che il fondo "non aiuterà solo l'Italia", ma l'UE nel suo insieme, perché la crisi sta colpendo i Ventisette, mettendo a rischio la competitività del mercato unico, penalizzando anche l'Austria e altri stati.

"Questo fondo deve servire a far fronte alla recessione, più è solido, più velocemente usciremo dalla crisi", ha affermato, giustificando che le risorse di questo fondo potrebbero essere utilizzate per "sostenere la solvibilità delle società europee. Questa non è una crisi di un paese, coinvolge i Ventisette, influisce sulle esportazioni e sulla produzione industriale di tutti", ha aggiunto.

Il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Angela Merkel hanno proposto di creare un fondo europeo per la ricostruzione, da 500 miliardi di euro, un piano che Amendola ha apprezzato ma ritenuto "insufficiente", viste le richieste di almeno 1,5 trilioni di euro. Ha inoltre chiarito che nell'UE non esiste un "nord contro sud" o paesi più dispendiosi e altri più austeri, ma "un unico interesse nel salvare la competitività del mercato unico europeo".

In questo senso, ha sottolineato che la concessione di questi aiuti ai paesi più danneggiati sotto forma di prestiti sarebbe fatale, perché aumenterebbe ancora di più il loro debito, che nel caso dell'Italia supererebbe il 135% del prodotto interno lordo. Per quanto riguarda l'ipotesi di andare al meccanismo europeo di stabilità (ESM), che in Italia genera polemiche, ha sottolineato che "è una possibilità remota", che comunque il governo studierà, tenendo anche conto, di tutti gli strumenti fiscali messi a disposizione per i paesi europei più colpiti dalla pandemia. 

I paesi nordici e dell'Europa centrale riaprono scuole e negozi dopo le chiusure imposte dal Coronavirus

I governi di Austria, Repubblica Ceca, Danimarca e Norvegia stanno prendendo provvedimenti per tornare alla normalità. La Germania deciderà questo mercoledì se mantenere o meno le condizioni in vigore fino al 19 aprile


I governi europei non vogliono forzare più la resistenza della popolazione. Dopotutto, senza un vaccino e con trattamenti ancora sperimentali, l'intera popolazione entrerà in contatto con il virus e, man mano che le curve di contagio si ammorbidiranno, i sistemi sanitari riacquisteranno la loro efficacia. Inoltre, è necessario che la popolazione mantenga la speranza, il che è possibile solo se esiste un orizzonte con restrizioni a cui si sta avvicinando, come obiettivo. Ecco perché diversi paesi, in particolare i paesi nordici e dell'Europa centrale, sono già in fase di normalizzazione.

Germania

Mercoledì il cancelliere Angela Merkel deciderà, insieme ai presidenti regionali dei 16 Bundesländer, se mantenere le misure di confinamento approvate a metà marzo ed efficaci fino al 19 aprile. Il ministro della Sanità Jens Spahn ha già suggerito che saranno prese alcune misure che interessano gli 80 milioni di tedeschi e la loro economia. Dopo Pasqua, "sarà necessario vedere come torneremo a tappe a una vita più normale", ha detto il ministro, senza rivelare ancora quali settori romperanno il ghiaccio.

Nel caso della Germania, se aprire o meno le scuole è una decisione che gli stati federali prenderanno in base alla situazione sanitaria nel loro territorio, quindi ci saranno ancora scolari, come quelli in Baviera, che prolungheranno sicuramente le vacanze di Pasqua oltre 19 aprile, anche se gli esami di laurea e di selettività dovrebbero svolgersi il più possibile normalmente. I media tedeschi hanno pubblicato che negozi e ristoranti, nonché le amministrazioni, potrebbero riaprire a condizione che le istruzioni sanitarie, come lavarsi le mani e mantenere le distanze tra le persone, siano rispettate.

Repubblica ceca

Il principale epidemiologo e vice ministro della sanità, Roman Prymula, ha dichiarato che il sistema sanitario ceco "è riuscito a stabilizzare l'epidemia in modo che non abbia più un carattere esponenziale e possiamo dirlo con certezza", una sorta di autocelebrazione, mentre il governo di Praga consente già l'apertura di negozi di ferramenta e negozi per il tempo libero, materiali da costruzione, bricolage e biciclette.

La Repubblica Ceca consente la pratica di sport all'aria aperta che possono essere praticati da soli, come la corsa o il ciclismo. Le quarantene di 14 giorni sono mantenute per le persone che arrivano dall'estero e continuerà a essere data grande importanza all'uso di una maschera negli spazi pubblici e dove la distanza di sicurezza non può essere sistematicamente rispettata.

Austria

Da mezzanotte è possibile riaprire piccoli negozi, negozi di bricolage e giardino. Le aziende più grandi hanno in programma di tornare alle attività dal 1 ° maggio e l'ospitalità, i saloni di bellezza e i lavasecco a fine maggio. I centri educativi rimarranno chiusi fino alla metà del prossimo mese e il completamento degli esami di fine corso è garantito. Tuttavia, i grandi eventi pubblici rimangono vietati, almeno fino alla fine di giugno.

Danimarca

I danesi non hanno quasi subito il confinamento perché non era obbligatorio e molti negozi sono rimasti aperti. Molte famiglie hanno scelto di trascorrere le vacanze di Pasqua in spiaggia e l'unica regola rigorosa rimane quella del rispetto della distanza e delle misure igieniche.

Il fattore principale nella sua particolare escalation inizierà il 15 aprile, data in cui gli asili e le scuole per bambini fino alla quinta elementare (11 anni) riprenderanno a funzionare. Progressivamente, le cliniche di ospitalità, parrucchiere e fisioterapia, verranno incorporate nell'economia di base e riaperte, ma la decisione finale dipenderà dall'evoluzione della pandemia. I grandi eventi culturali, continueranno ad essere vietati, almeno, fino alla fine di agosto.

Norvegia

A partire dal 20 aprile riapriranno i vivai e alcuni negozietti. Una settimana dopo sarà il momento del ritorno delle scuole per i bambini fino alla quarta elementare e degli istituti di istruzione superiore. Gli eventi con un grande afflusso di pubblico dovranno attendere in linea di principio fino al 15 giugno, sebbene a maggio le autorità norvegesi rivaluteranno la situazione per il proseguo dell'estate. Bar e ristoranti dovranno ancora aspettare e  le aziende potranno in modo graduale riprendere le attività.

Coronavirus; il decreto cura Italia attua nuove norme e bonus che in molti non conoscono

L'Avvocato Davide Pollastro fa chiarezza sulle norme introdotte nel mondo del lavoro dal Decreto Cura Italia, non tutti sanno che...


L’emergenza epidemiologica da virus COVID-19 determina immediati effetti sulle relazioni di lavoro e molti, sia lavoratori che datori di lavoro, si interrogano su come comportarsi e regolare il rapporto in tempo di Coronavirus. 

L'Avvocato Davide Pollastro ci aiuta a fare un po di luce in un mondo sempre più scuro:

Il lavoro ai tempi del coronavirus

1. Assenza volontaria dal lavoro per paura del contagio.

Pur in presenza di una intuibile paura di contagio, si sconsiglia di adottare misure di autoisolamento, con autonoma decisione di assenza dal posto di lavoro, al fine di evitare che tale comportamento possa essere trattato come ingiustificato.

Si consiglia invece di chiedere formalmente, eventualmente via Mail o Fax, al proprio datore di lavoro di assumere le necessarie misure, anche dichiarando la propria disponibilità a svolgere attività lavorativa da remoto.

2. Sospensione disposta dal datore di lavoro.

L’eventuale sospensione dell’attività disposta dal datore di lavoro, quale diretta applicazione delle disposizioni normative, suscita delicati problemi in ordine al diritto alla retribuzione. È di tutta evidenza che il datore di lavoro potrebbe giustificare la sospensione e conseguente mancata erogazione della retribuzione in forza di una impossibilità sopravvenuta per causa a lui non imputabile, ma è altrettanto vero che anche l’assenza del lavoratore non dipende dalla sua volontà. In tali casi, sarà onere e diritto del datore di lavoro, eventualmente anche con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, attivare forme di sostegno al salario, in particolare con ricorso alla cassa integrazione ordinaria, in ordine alla quale il governo sta predisponendo un apposita disciplina normativa.

Occorrerà pertanto esaminare le nuove disposizioni anche per valutare l’eventuale permanere del diritto alla retribuzione nella ipotesi di mancata attivazione da parte del datore di lavoro delle procedure di sostegno al salario.

3. Imposizione di ferie/ROL/permessi.

Pur in presenza di disposizioni normative che favoriscono l’utilizzo di ferie e ROL, l’eventuale imposizione del loro godimento può manifestare dubbi di legittimità.

Il periodo di ferie infatti non rappresenta solo il diritto ad un periodo di assenza dal lavoro, ma anche il diritto ad un recupero delle proprie energie psichiche e fisiche che l’attuale situazione sanitaria non è certo tale da consentire in modo adeguato.

Si consiglia pertanto di valutare ed eventualmente accettare l’utilizzo di ROL o altre disposizioni contrattuali di riduzione dell’orario, ma si ritiene che il lavoratore possa dichiarare la propria opposizione al godimento di ferie, richiamando piuttosto il datore di lavoro ad attivare le necessarie domande di intervento pubblico di sostegno al salario.

4. Lavoro agile.

Con l’espressione “lavoro agile” o “smart-working”, si intende la possibilità di svolgere la propria attività lavorativa da remoto, anche tramite collegamenti informatici, senza la necessaria presenza fisica sul luogo di lavoro.

È ben vero che lo smart-working secondo la Legge n. 81/2017 esigerebbe un preventivo accordo tra le parti, tuttavia l’attuale situazione e le disposizioni normative prescindono dalla effettiva stipula di un accordo tra le parti. Si ritiene pertanto che il lavoratore non possa rifiutarsi di accettare la possibilità di svolgere la propria attività da remoto e l’eventuale rifiuto potrebbe rappresentare ingiustificata assenza dal lavoro.

5. Lavoratori in quarantena o quarantena volontaria.

Nei confronti dei lavoratori cui siano stati esplicitamente imposti divieti di spostamenti per essere risultati positivi al virus o per condizioni di particolare rischio (es: vicinanza con persone positive) la relativa assenza dal lavoro deve essere equiparata ad assenza per malattia con conseguente applicazione delle normative sia di fonte contrattuale che legislativa.

Più complessa la situazione di chi volontariamente si pone in stato di quarantena per la presenza di sintomi che potrebbero far sorgere il dubbio di un possibile contagio, in tali casi i lavoratori devono contattare il medico e, in particolare per le questioni lavorative, fare certificare, o anche autocertificare, le proprie condizioni di possibile rischio di contagio trasmettendo dette dichiarazioni all’istituto previdenziale, alle autorità sanitarie locali (ASL) e al datore di lavoro. In tali situazioni, purché giustificate da reali rischi sanitari e nell’attesa di provvedimenti restrittivi espliciti in argomento, si ritiene che debbano essere applicati i normali trattamenti previsti per i lavoratori malati.

Emergenza COVID-19, uno speciale congedo parentale

L’INPS ha emanato nella giornata del 20 marzo 2020 una prima scheda informativa relativa alle procedure da adottare per usufruire dei congedi parentali di cui all’articolo 23 del Decreto Legge “Cura Italia”.

In sintesi di cosa si tratta e chi può beneficiare di tali permessi.

Il Decreto Legge prevede la possibilità di assentarsi dal lavoro per un periodo massimo di 15 giorni a vantaggio dei genitori con figli in età scolare, come conseguenza della chiusura delle attività didattiche.

In particolare possono usufruire di tali congedi i lavoratori dipendenti da datori di lavoro privati, con figli fino a 16 anni di età.

I genitori con figli di età non superiore ai 12 anni hanno diritto ad un congedo di 15 giorni ed una indennità pari al 50% della retribuzione, inoltre tale periodo è interamente valido ai fini dei contributi previdenziali e pensionistici.

I genitori, invece, che hanno figli di età compresa tra i 13 e i 16 anni hanno diritto al congedo, ma non hanno diritto ad alcuna indennità e, come conseguenza, tale lasso di tempo non è valido ai fini contributivi.

Ancora, per quanto riguarda i genitori di figli in condizione di grave handicap, purché iscritti a qualsiasi istituto scolastico o ospitati in centri a carattere assistenziale, è previsto il congedo retribuito, senza alcun limite di età.

Pare opportuno precisare che la norma riguarda anche i genitori adottivi e i casi di affidamento o collocamento temporaneo di minori.

Allo stato, il Decreto Legge colloca il periodo di godimento di tali congedi tra il 5 marzo ed il 3 aprile 2020, ancorché appare presumibile che in sede di conversione ed in considerazione del prolungamento dei periodi di restrizione e chiusura delle scuole, detto periodo verrà prolungato.

Il congedo in oggetto può essere goduto alternativamente dal padre o dalla madre, ma comunque non superando i 15 giorni complessivi ed essendo calcolato sulla figura dei genitori non può essere moltiplicato per il numero dei figli.

Attenzione, vi è poi una norma che può apparire criticabile, il godimento del congedo è subordinato al fatto che nessuno dei due sia già beneficiario di forme di sostegno al reddito (Cassa Integrazione o NASPI) o sia disoccupato.

Come fare la domanda.

I genitori che hanno già in corso un periodo di congedo parentale ordinario, di cui al Decreto Legislativo n. 151/2001, non devono fare nulla, l’INPS automaticamente lo convertirà in congedo speciale COVID-19.

I lavoratori, invece, che non hanno in corso un congedo parentale secondo le norme ordinarie, ma che ne avrebbero i requisiti (figli fino a 12 anni) ed anche nella ipotesi in cui ne abbiano già usufruito integralmente, possono fare domanda per il congedo COVID-19 secondo le normali procedure di richiesta dei congedi parentali. In sintesi la domanda può essere fatta direttamente Online (ma occorre essere già in possesso del PIN dispositivo per l’accesso dei servizi informatici), oppure tramite patronato o anche telefonando al contact-center del INPS (803-164 da numeri fissi, 06-164164 da mobile). Copia della domanda andrà poi inoltrata al datore di lavoro.

Per quanto riguarda infine i genitori con figli tra i 12 e i 16 anni, non avendo diritto ad alcuna indennità, non devono inoltrare nulla all’INPS, ma fare domanda del congedo direttamente al datore di lavoro.

I datori di lavoro non si possono rifiutare di riconoscere il congedo e per tale periodo di assenza i lavoratori non possono essere licenziati, con diritto alla conservazione del posto di lavoro.

Premio di 100 € per i lavoratori dipendenti.

L’Agenzia delle Entrate tramite la circolare n. 8/E del 3 aprile 2020 ha fornito alcune indicazioni operative per l’erogazione del premio di 100 € ai lavoratori dipendenti, previsto all’articolo 63 del Decreto “Cura Italia”, Decreto Legge n. 18/2020.

Il Decreto “Cura Italia” infatti, tra le altre misure, ha previsto un premio di 100 € a vantaggio dei lavoratori dipendenti che abbiano svolto attività lavorativa fisicamente all’interno dell’azienda nel corso del mese di marzo 2020.

L’intenzione del Governo è intuitivamente quella di riconoscere una forma di risarcimento per il disagio subito dal lavoratore chiamato a prestare comunque servizio anche in un periodo di rischio.

Va precisato che il premio è riservato ai lavoratori dipendenti e quindi con conseguente esclusione dei lavoratori che abbiamo un rapporto di mera collaborazione, ovvero un rapporto di natura libero professionale.

Vanno considerati lavoratori dipendenti anche i soci di cooperativa che unitamente al rapporto associativo abbiano in corso un contestuale rapporto di lavoro dipendente con la società.

Il premio dei 100 € viene erogato in proporzione ai giorni di effettiva presenza in azienda nel corso del mese di marzo 2020, per l’effetto otterranno l’intero premio i lavoratori dipendenti che abbiano prestato servizio nel rispetto del loro normale orario lavorativo, all’interno della sede dell’azienda.

Ne consegue che il premio non verrà erogato in relazione a giorni di sospensione/assenza dal lavoro per ferie, malattia o congedo.

Neppure verrà erogato per il lavoratori che abbiano svolto la loro prestazione con modalità smart working, in quanto lo scopo della norma è proprio quello di compensare il disagio determinato dalla presenza fisica sul luogo di lavoro.

Va sottolineato che sono equiparati a lavoratori in azienda anche coloro che abbiano prestato lavoro in trasferta presso stabilimenti di clienti.

Essendo tale premio connesso alle giornate lavorative, hanno diritto al medesimo contributo anche i lavoratori part-time.

Nel caso in cui il lavoratore abbia in corso due rapporti di lavoro part-time, la richiesta del premio potrà essere inoltrata solo ad uno dei due datori di lavoro, indicativamente quello con rapporto di lavoro prevalente.

Il bonus è riservato ai lavoratori che abbiano percepito nel corso dell’anno 2019 un reddito da lavoro dipendente non superiore a 40.000 € lordi fiscale.

Come chiarito dall’Agenzia dell’Entrate, ai fini della individuazione della soglia dei 40.000 € non dovranno essere calcolate le somme percepite assoggettate a tassazione separata, in particolare eventuali TFR ricevuti nel 2019.

Per poter ottenere il premio il lavoratore dovrà presentare al proprio datore di lavoro una auto-dichiarazione che attesti il non superamento della soglia dei 40.000 €; mentre per quanto riguarda il calcolo dei giorni lavorati l’operazione verrà effettuata direttamente dal datore di lavoro.

Il premio, pur venendo erogato direttamente in busta dal datore di lavoro non andrà a formare il reddito annuale e come tale sarà esente da imposte.

Il Decreto Cura Italia e il bonus di € 600.

In data 30 marzo 2020 l’INPS ha pubblicato un’ampia circolare (Circolare n.49) in cui spiega come attivare e a chi spetta il bonus da € 600 previsto dal Decreto Legge n.18/2020 – Decreto Cura Italia.

Il sito dell’istituto è stato subito intasato da migliaia di domande e l’INPS ha anche comunicato l’esistenza di possibili attacchi informatici.

In attesa del recupero di operatività del sito è opportuno chiarire chi può chiedere il bonus e come fare.

 Categorie interessate:

I titolari di una Partita Iva attiva al 23 febbraio 2020. Possono chiedere il bonus anche i partecipanti a studi professionali e i collaboratori coordinati e continuativi iscritti alla gestione separata dell’INPS.

I lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’INPS, in particolare artigiani, commercianti, coltivatori diretti e imprenditori agricoli iscritti alla gestione speciale.

I lavoratori agricoli a tempo determinato che, nel 2019, abbiano effettuato almeno 50 giornate di effettivo lavoro agricolo dipendente.

I lavoratori stagionali del turismo e stabilimenti termali, a condizione che il relativo rapporto di lavoro sia involontariamente cessato tra il 1 gennaio 2019 e 17 marzo 2020.

I lavoratori dello spettacolo con almeno trenta contributi giornalieri versati nel 2019.

 Caratteristiche del bonus e cumulabilità con altre indennità:

Il bonus di € 600 non costituirà reddito e quindi non dovrà essere dichiarato ai fini fiscali, ma di conseguenza non darà diritto a contribuzione, neppure figurativa e non darà diritto agli assegni familiari.

Il bonus non è compatibile con le pensioni dirette e quindi non verrà erogato ai titolari di pensione di qualsiasi genere, compreso l’APE sociale e l’assegno ordinario di invalidità.

Il bonus non verrà neppure erogato a coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza.

Il bonus di € 600 è invece compatibile con la indennità di disoccupazione NASPI per i lavoratori dipendenti e con la DIS-Col per i collaboratori.

 Come fare domanda:

L’INPS ha chiarito che le domande dovranno essere fatte per via esclusivamente telematica e, a tal fine, è stata prevista l’utilizzazione non necessariamente di un PIN dispositivo.

Chi non fosse in possesso del PIN può richiederlo o tramite il sito web dell’istituto, ovvero telefonando al Contact-center.

Attenzione; il Decreto Legge prevede che l’INPS dovrà monitorare il numero di domande in rapporto ai fondi stanziati, il che vuol dire che se si dovessero superare i limiti di spesa l’INPS sarà tenuta a bloccare le domande. Si tratta di un meccanismo assai criticabile che rischia di tagliare fuori anche persone che avrebbero diritto, ma si ha notizia di un intervento dello stesso INPS e delle associazioni professionali per consentire la domanda e la conseguente erogazione del Bonus a tutti i titolari del diritto.

La sospensione delle procedure di licenziamento nel Decreto “Cura Italia”

Pubblicato il Decreto Legge 17 maggio 2020 n. 18, cd. Decreto “Cura Italia”, che introduce, tra le altre, specifiche disposizioni in materia di procedure di licenziamento.

 

L’articolo 46 prevede una disposizione eccezionale e mai in precedenza verificatasi; il Decreto infatti sospende per 60 giorni dalla sua pubblicazione e quindi fino al 17 maggio 2020, la possibilità per tutti i datori di lavoro, indipendente dal numero dei dipendenti, di licenziare per motivi di carattere oggettivo e quindi collegati ad esigenze di natura aziendale.

Restano invece possibili i licenziamenti per giusta causa, ovvero i licenziamenti conseguenti a comportamenti del lavoratore.

Per il medesimo periodo e quindi fino al 17 maggio 2020 è altresì impedita l’attivazione di licenziamenti collettivi e, se già iniziate, le procedure si intendono sospese.

Occorre tuttavia sottolineare che malgrado l’articolo venga rubricato quale sospensione delle procedure di impugnazione dei licenziamenti, in effetti non si legge alcuna disposizione di sospensione dei meccanismi di impugnazione; pertanto in attesa di chiarimento, o nuove disposizioni, si consiglia vivamente ai lavoratori che abbiano già ricevuto una lettera di licenziamento di impugnarla rispettando i normali termini di decadenza di 60 giorni.

È ben vero che è stata altresì disposta una sospensione dei termini processuali, tuttavia non essendo la lettera di impugnazione al licenziamento un atto “processuale”, chi scrive ritiene che allo stato rimangono validi i termini ordinari di decadenza di 60 giorni.

Estensione dei permessi retribuiti di cui all’articolo 33 della Legge n. 104/1992

L’INPS in data 25 marzo 2020 ha emanato una circolare di chiarimenti in ordine all’aumento del numero dei permessi retribuiti, cui alla Legge n. 104/1992, previsto dall’articolo 24 del Decreto Legge “Cura Italia”.

Si tratta dei permessi retribuiti di tre giorni al mese, previsti dalla Legge n. 104/1992, a vantaggio dei lavoratori cui è stata riconosciuta una disabilità grave, ovvero ai lavoratori dipendenti che assistono un famigliare con disabilità grave.

Come è noto la disposizione di cui alla Legge n. 104/1992 si riferisce sia ai dipendenti da datori di lavoro privati, che pubblici dipendenti.

Il recente Decreto governativo aumenta i permessi di ulteriori 12 giorni da godersi nel mese di marzo e di aprile 2020. Ne consegue che, in totale, i lavoratori interessati potranno godere di 18 giorni di permesso dal lavoro e cioè i 3 di marzo, i 3 di aprile, oltre ai 12 di cui al citato Decreto Legge.

L’INPS con la circolare sopra richiamata ha opportunamente chiarito che i giorni relativi al marzo 2020 non scadono, ma possono essere interamente usufruiti anche nel mese di aprile.

L’INPS ha altresì chiarito che, anche i 12 permessi aggiuntivi, come i permessi ordinari della Legge n. 104/1992, potranno essere usufruiti in modo frazionato, anche con articolazione in ore.

Come chiedere i permessi.

Se il lavoratore ha già un provvedimento di autorizzazione ai permessi di cui alla Legge n. 104/1992, relativamente ai mesi di marzo e aprile non deve fare alcuna domanda; il proprio datore di lavoro sarà è automaticamente tenuto a considerare ed autorizzare anche i 12 giorni aggiuntivi.

Se invece il lavoratore non ha già in corso un provvedimento relativo ai mesi di marzo e aprile, deve fare domanda all’INPS, o se pubblico dipendente alla propria amministrazione, utilizzando le medesime procedure ordinarie previste per i normali permessi di cui alla Legge n. 104/1992.

Attenzione, i lavoratori per i quali è invece previsto il pagamento diretto dall’INPS, in particolare i lavoratori agricoli e i lavoratori a termine del mondo dello spettacolo, devono comunque presentare una nuova domanda all’istituto previdenziale.

Ci è stato chiesto se sia possibile moltiplicare i 12 giorni aggiuntivi del Decreto Legge “Cura Italia” per il numero di famigliari assistiti con disabilità grave.

La risposta è da ritenersi positiva nel rispetto tuttavia delle norme già in precedenza in vigore per avere la possibilità di cumulare i permessi della Legge n. 104/1992.

Si rammenta che le domande all’INPS possono essere inoltrate con le modalità consuete, ovvero tramite sito web, ma a condizione di essere in possesso del PIN, cd. dispositivo, che è quello che consente di interloquire con la Pubblica Amministrazione e non solo di visionare il proprio “cassetto previdenziale”, oppure tramite un patronato o, ancora, telefonicamente contattando il Contact-center dell’INPS.

Indennità per collaboratori sportivi.

In data 6 aprile 2020 il Ministro dell’Economia e delle Finanze ha emanato di concerto con il Ministro per le Politiche giovanili e lo Sport il Decreto riguardante la presentazione delle domande per l’ottenimento del Bonus di 600 € a vantaggio dei collaboratori sportivi.

 

I destinatari di questa indennità sono i titolari di rapporti di collaborazione sportiva in essere alla data del 23 febbraio 2020 e ancora in corso al 17 marzo 2020, data di entrata in vigore del Decreto “Cura Italia”.

Per poter ottenere l’indennità, la collaborazione deve intercorrere con le Federazioni Sportive Nazionali, gli enti di promozione sportiva e le Associazioni sportive dilettantistiche, purché iscritte al Registro CONI.

Va chiarito che l’indennità di cui si tratta non riguarda gli sportivi che siano titolari di Partita Iva, ovvero che abbiano in corso un rapporto di Collaborazione Coordinata e Continuativa con iscrizione alla gestione separata INPS; in tali ipotesi i collaboratori sportivi potranno fare domanda all’INPS secondo le modalità previste dal decreto “Cura Italia” e non con la specifica modalità prevista dal Decreto del 6 aprile 2020.

L’indennità per collaboratori sportivi è incompatibile con le altre indennità previste dal Decreto “Cura Italia”, in modo particolare la Cassa Integrazione.

Tale indennità risulta esclusa anche per gli sportivi che percepiscano un reddito da lavoro dipendente o che abbiano percepito per il mese di marzo 2020 il reddito di cittadinanza.

La procedura per ottenere il Bonus di 600 € va esclusivamente inoltrata tramite la piattaforma informatica Sport e Salute S.p.a e si articola in 3 fasi:

· La prenotazione va effettuata inviando un SMS con proprio Codice Fiscale al numero 339.9940875. Si riceverà un codice di prenotazione con indicazione del giorno e della fascia oraria in cui sarà possibile compilare la domanda.

· Accreditamento attraverso le indicazioni ottenute successivamente alla prenotazione.

· Compilazione e invio della domanda allegando la fotocopia del proprio documento di identità e copia del contratto di collaborazione. In caso di mancanza della copia del contratto è sufficiente copia della quietanza o del bonifico bancario relativo all’avvenuto pagamento del compenso relativo al febbraio 2020.

Una volta inviata si riceverà via mail una ricevuta di corretto inoltro della domanda e il contributo dovrebbe arrivare nei successivi 30 giorni.

 

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