Auto elettriche meno care di benzina e diesel entro il 2027. La mobilità sostenibile passa anche dai costi

Lo studio di Bloomberg: determinanti il calo del prezzo delle batterie e una più stringente normativa europea sulle emissioni di CO2. La svolta green, insomma, ha bisogno di forti indirizzi e non può essere caricata solo sulle tasche dei consumatori


Misure volte a favorire la mobilità elettrica nel 2019: incentivi auto  elettriche e non solo - e-Station

Entro il 2027 in Ue i veicoli elettrici avranno un prezzo inferiore rispetto a quelli con motore a combustibili fossili. E' quanto prevede un rapporto stilato da Bloomberg, secondo cui auto e furgoni elettrici saranno in grado di coprire il 100% delle vendite nel territorio dell'Unione entro il 2035, anche in assenza di tassazioni agevolate o di eventuali incentivi economici all'acquisto.

Fondamentali saranno, secondo il report, la diminuzione del costo delle batterie e una più stringente normativa comunitaria sulle emissioni di CO2.

Nel dettaglio, rileva lo studio commissionato dalla Federazione europea Transport & Environment, il primo segmento di veicoli elettrici a diventare più convenienti di quelli tradizionali sarà quello dei commerciali leggeri, già nel 2025.

Seguiranno, l'anno successivo, le berline elettriche (segmenti C e D) e i SUV di tutte le dimensioni. Le ultime a raggiungere la parità, fra sei anni, saranno le auto più piccole (segmento B).

Secondo gli analisti, la diminuzione dei costi di produzione e l'aumento di attrattività per i consumatori sono strettamente connessi con l'incremento dei volumi di produzione e vendite di veicoli elettrici. Molto dipende - ricorda ancora lo studio - anche dal costo delle nuove batterie, previsto in diminuzione del 58% entro il 2030.

Senza forti politiche di indirizzo, conclude la ricerca, le auto elettriche a batteria raggiungeranno invece una quota di mercato dell'85% e i furgoni solo l'83% entro il 2035. 

 

(Fonte: Ansa)

Auto elettrica, la scelta più sostenibile e conveniente: lo studio che lo dimostra. Altroconsumo: "Necessario potenziare le infrastrutture di ricarica e mantenere gli incentivi per qualche anno"

Un recente studio elaborato dal BEUC e i suoi partner, fra cui Altroconsumo in Italia, e finanziato dalla European Climate Foundation, ha calcolato i costi totali da sostenere per il possesso di varie tipologie di mezzi in base al tipo di alimentazione: benzina, diesel, ibrida, ibrida ricaricabile, elettrica e futuribile idrogeno. Ecco i risultati


Colonnine di ricarica per le auto elettriche — Comune di Maranello

Uno degli argomenti maggiormente discussi degli ultimi anni è la costante e rapida trasformazione del settore della mobilità che, guidato anche dai cambiamenti ambientali in atto e dagli incentivi messi a disposizione, si orienta sempre di più verso scelte maggiormente sostenibili. Al centro di questo dibattito si trovano le auto elettriche, tipologia di veicoli in forte espansione che risulta essere la migliore scelta in termini di sostenibilità ambientale e convenienza per i consumatori.

A dimostrarlo è il recente studio elaborato dal BEUC e i suoi partner, fra cui Altroconsumo in Italia, e finanziato dalla European Climate Foundation, in cui si è andati a calcolare i costi totali da sostenere per il possesso di varie tipologie di mezzi in base al tipo di alimentazione: benzina, diesel, ibrida, ibrida ricaricabile, elettrica e futuribile idrogeno.  
Per andare ad individuare il costo complessivo di ogni tipo di veicolo sono state analizzate diverse voci: la svalutazione nel tempo (incentivi inclusi), l’iva, i rifornimenti di carburante o ricariche di elettricità, le tasse, i costi di assicurazione e di manutenzione ordinaria.

Tenendo conto di questi criteri, l’auto elettrica si piazza al primo posto in termini di convenienza e si stima che lo possa mantenere anche con l’andare del tempo (prossimi 10 anni). Il suo costo medio di possesso è, infatti, pari a circa 74mila euro. Segue l’ibrido ricaricabile (a condizione di effettuare ricariche elettriche frequenti) a 77mila euro, poi il diesel (oltre 78mila euro) e, infine, la benzina (85mila euro). Le analisi sono state effettuate su tre segmenti (auto piccole, compatte e grandi) ma i risultati si presentano omogenei in ogni caso dimostrando che a fare la differenza reale è il tipo di alimentazione e non la grandezza del veicolo. In particolare, i grafici sotto riportati si riferiscono al segmento delle auto “compatte”, o “medie.

Altroconsumo ha, inoltre, analizzato le differenze di costo anche per il mercato dell’usato. Emerge che l’auto elettrica è una scelta che conviene anche se di seconda o terza mano, in quanto presenta valori minori o simili ad alte opzioni più inquinanti e garantisce comunque un risparmio nel tempo con costi delle ricariche più bassi, tasse più leggere e costi di manutenzione minori. 

"La svolta verso una mobilità più sostenibile è un cambiamento fondamentale da attuare per ridurre le emissioni di CO2, e questo studio dimostra come tale transizione sia, non solo possibile ma anche conveniente. Per guidare i consumatori verso le opzioni più green come le auto elettriche, risulta, tuttavia, fondamentale attuare dei cambiamenti a monte e lungo tutta la filiera al fine di rendere più facile, economico e sostenibile l’adozione di questi mezzi", dichiara Federico Cavallo, Responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo "In primis è necessario un potenziamento delle infrastrutture di ricarica ancora non sufficientemente diffuse sul territorio. Importante anche puntare sulla produzione di energia da fonti rinnovabili così da ridurre le emissioni prodotte per i rifornimenti e non potenziare un altro problema ambientale. E’ anche importante che, almeno per qualche anno, vengano mantenuti gli incentivi all’acquisto di vetture elettriche, in modo da stimolare l’acquisto, facendo sì che il parco vetture circolante raggiunga quote di elettrificazione significative, con benefici sia ambientali sia economici, anche a lungo termine per il mercato dell’usato, come mostra lo studio".

 

(Fonte: greencity.it)

Vendite auto elettriche, sarà boom mondiale: fino a 230 milioni nel 2030

La previsione sull'andamento del mercato dei veicoli elettrici è dell'Agenzia internazionale dell'energia (Aie) nel rapporto Global Electric Vehicle Outlook 2021"


Colonnine di ricarica per le auto elettriche — Comune di Maranello

Le vendite di veicoli elettrici possono avere una grossa spinta nel prossimo decennio: in base alle tendenze e alle politiche attuali, a livello mondiale nel 2030 potrebbero raggiungere quota 145 milioni. Ma la flotta elettrica di auto, furgoni, autocarri pesanti e autobus potrebbe arrivare anche a 230 milioni "se i governi accelerassero gli sforzi per raggiungere gli obiettivi internazionali in materia di clima ed energia", ovvero zero emissioni di gas serra entro il 2050. La previsione sull'andamento del mercato dei veicoli elettrici é dell'Agenzia internazionale dell'energia (Aie) nel rapporto"Global Electric Vehicle Outlook 2021".
   

Secondo il Report, tre milioni di nuove auto elettriche sono state immatricolate nel 2020, con un aumento del 40% delle vendite sul 2019, portando il totale delle vetture sulle strade del mondo a 10 milioni. A queste vanno aggiunti un milione di autocarri e bus elettrici.
   

L'anno scorso, a causa della pandemia, il mercato automobilistico globale ha invece subito una contrazione del 16%. Per la prima volta, nel 2020, l'Europa con 1,4 milioni di immatricolazioni (raddoppiate sul 2019) ha superato la Cina che ne ha registrate 1,2 milioni (+9%) e il vecchio continente è diventato il centro del mercato globale delle auto elettriche.
   

Nel primo trimestre 2021, spiega la Iea, é proseguito lo slancio del settore con le vendite che sono state "due volte e mezzo il livello dello stesso periodo dell'anno precedente".
   

Nel 2020 la spesa dei consumatori per le auto elettriche è aumentata di un altro 50% raggiungendo 120 miliardi di dollari, ricorda l'Agenzia osservando che nel contempo gli incentivi del governo hanno raggiunto 14 miliardi di dollari, il quinto anno consecutivo in cui sono diminuiti come quota della spesa totale.
   

Questo dimostra, secondo l'Aie, che "anche se gli stimoli statali restano importanti per la diffusione dei veicoli elettrici, le vendite aumentano soprattutto per scelta dei consumatori". Le case automobilistiche hanno offerto 370 modelli di auto elettriche nel 2020, con un aumento del 40% su base annua. Diciotto dei 20 maggiori produttori di auto (che rappresentano il 90% delle vendite mondiali di auto) hanno annunciato l'intenzione di aumentare ulteriormente il numero di modelli disponibili e la produzione di veicoli elettrici leggeri.
 

Il Global Electric Vehicle Outlook 2021 rileva che i governi l'anno scorso hanno contribuito a tamponare la recessione per le auto elettriche con politiche di sostegno. I veicoli elettrici su strada più diffusi sono a due e tre ruote, dunque motocicli o ciclomotori, con oltre 25 milioni di unità vendute, la maggior parte in Asia. Anche gli autobus urbani elettrificati si stanno diffondendo rapidamente mentre gli autocarri pesanti stanno da poco prendendo piede, proprio per le migliori prestazioni delle batterie. 

 

(Fonte: Ansa)

Mobilità sostenibile, entro il 2027 i veicoli a gas naturale avranno un valore pari a 29 miliardi di dollari

Attualmente è l'Europa a guidare il settore dei veicoli a gas naturale con una quota di fatturato dell'8,1% nel 2019, seguita da Asia-Pacifico (APAC) e Nord America. Offerta di veicoli e stazioni di servizio sono in costante crescita in Europa, con identica attenzione al gas naturale compresso e a quello liquefatto, generati anche da fonti rinnovabili (biometano) e gas naturale sintetico


Risultato immagini per gas naturale auto

Secondo un recente studio di Research And Markets i veicoli alimentati con gas naturale raggiungeranno un valore pari a 28,805 miliardi di dollari entro il 2027, con un vero boom rispetto alla situazione del 2019 quando il mercato era stato valutato 17,1 miliardi di dollari.

Attualmente è l'Europa a guidare il settore dei veicoli a gas naturale con una quota di fatturato dell'8,1% nel 2019, seguita da Asia-Pacifico (APAC) e Nord America. Offerta di veicoli e stazioni di servizio sono in costante crescita in Europa, con identica attenzione al gas naturale compresso e a quello liquefatto, generati anche da fonti rinnovabili (biometano) e gas naturale sintetico.

E' soprattutto la crescente produzione di veicoli per trasporto merci e passeggeri a generare la maggiore domanda di mezzi alimentati a gas naturale, un trend accelerato dalla necessità di soddisfare attraverso questa tecnologia le norme sempre più stringenti sulle emissioni.

Negli ultimi cinque anni - segnala lo studio di ResearchAndMarkets.com - gli investimenti nello sviluppo tecnologico sono cresciuti del 6,3% in Europa, raggiungendo i 7,313 miliardi di dollari. Ma l'APAC è diventata la principale Regione nel settore dei veicoli a gas naturale, anche perché il crescente reddito individuale e lo stato dell'economia i hanno trainato le vendite di autovetture e veicoli commerciali negli ultimi anni.

L'APAC è diventata un centro di produzione globale con la presenza di una solida industria automobilistica e dei trasporti. Dal punto di vista delle emissioni inquinanti, i veicoli a gas naturale vantano ottime prestazioni rispetto ai diesel, in particolare per i mezzi pesanti. Si prevede che l'obiettivo di migliorare la qualità dell'aria sarà un fattore importante per la diffusione del gas naturale in diversi Paesi dell'APAC, tra cui India, Malesia, Singapore e Thailandia.

 

(Fonte: Ansa)

Monopattini elettrici, a Firenze scatta l'obbligo del casco (per tutti). Il sindaco Nardella: "Avanti con mobilità sostenibile e sicurezza"

Multe da 42 a 173 euro se nel centro abitato e da 87 a 344 euro se fuori. Sono le sanzioni previste per chi non indossa il casco mentre guida un monopattino elettrico: l'obbligo a Firenze parte da oggi (e riguarda anche i mezzi a noleggio). Ancora nessuna novità, fanno sapere da Palazzo Vecchio, dal Tar che è stato coinvolto dopo il doppio ricorso da parte delle aziende che gestiscono lo sharing e che hanno richiesto l'annullamento dell'ordinanza del sindaco Dario Nardella. Lo stesso Nardella ha ricordato, con un tweet, che "da oggi a Firenze è obbligatorio indossare il casco alla guida dei monopattini elettrici. Avanti per una città attenta alla mobilità sostenibile e alla sicurezza dei suoi cittadini".

 

(Fonte: Ansa)

Mobilità a due ruote, passi avanti nelle città italiane ma sicurezza ancora carente. Resta divario Nord-Sud. Lombardia ed Emilia Romagna più attente ai ciclisti

E' la fotografia che emerge da Focus2R, il quinto rapporto dell'Osservatorio promosso da Confindustria ANCMA e Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia, sulle politiche comunali in favore di ciclisti e motociclisti - (LEGGI TUTTO)


A Milano il primo Baby Bike Sharing d'Italia

La mobilità su due ruote ha visto una "graduale ascesa nell'agenda politica delle città italiane, seppure ancora troppo lenta e accompagnata da due ricorrenti campanelli d'allarme: la sicurezza degli utenti della strada e il profondo divario tra nord e sud del Paese nelle misure messe in campo". Sono i risultati del quinto rapporto dell'Osservatorio Focus2R, la ricerca promossa da Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) con Legambiente, elaborata dalla società di consulenza Ambiente Italia e presentata stamane in un webinar.

Triumph y bajaj fabricarán motos juntas | Motor

Il questionario rivolto a 104 municipi, a cui quest'anno hanno risposto 79 amministrazioni, mostra nel 2019 l'aumento di piste ciclabili, ciclopedonali, zone 20 e 30 km/h (+6% rispetto al 2018 e +20% dal 2015), la crescita della possibilità di accesso delle biciclette alle corsie riservate ai mezzi pubblici e il numero di Comuni con postazioni di interscambio bici nelle stazioni ferroviarie, mentre sono in calo le città in cui è consentito il trasporto di biciclette sui mezzi pubblici e quelle dotate di un servizio di bike sharing, che passano dal 57% del 2018 al 53% del 2019.
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Desta preoccupazione che "253 delle 3.173 vittime della strada del 2019 siano stati ciclisti (in aumento del 15% rispetto al 2018). Un tema che, secondo il rapporto Focus2R, sta progressivamente entrando nei programmi dei municipi: il 48% dei Comuni intervistati considera il miglioramento della sicurezza stradale una priorità molto alta o alta. Mentre sembra che i Comuni stiano 'abbassando la guardia' sui motociclisti con i due principali strumenti di pianificazione della mobilità urbana (PUM e PGTU) che nel 59% dei casi non considera la loro sicurezza una priorità". "Appare evidente che ci sia ancora molto da fare, in particolare per la sicurezza degli utenti. Dalle città arriva una nuova domanda di mobilità individuale, resa viva anche dalle conseguenze della pandemia, che hanno esaltato alcune peculiarità delle due ruote come la fruibilità, la sostenibilità ambientale, il distanziamento e la velocità negli spostamenti. Questo rende i centri urbani il terreno ideale per consolidare con più coraggio quello che di buono è già stato fatto e per sperimentare nuove misure in favore della mobilità su due ruote e della sua integrazione con le altre soluzioni di trasporto" ha commentato il presidente di ANCMA Paolo Magri. "L'industria delle due ruote è pronta ad affrontare questo percorso e la sfida della mobilità elettrica, pur nella consapevolezza delle difficoltà che questo percorso comporta: sarà infatti necessario tempo, investimenti e il sostegno delle istituzioni per supportarli in maniera sussidiaria" ha aggiunto.

"E' in atto un vero e proprio cambiamento delle abitudini ma restano evidenti le solite emergenze - sottolinea Stefano Ciafani, presidente di Legambiente - Tra collisioni stradali e inquinamento urbano nel 2019 sono morte più di 83.000 persone, per un costo sociale che l'Istat stima in 16,9 miliardi di euro, l'1% del pil nazionale. Si può e si deve cambiare. Un primo passo potrebbe essere il rifinanziamento del Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale per progetti di mobilità dolce cofinanziati dagli enti locali e potenziare il trasporto ferroviario regionale, il trasporto pubblico locale e la sharing mobility".

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Focus2R, Emilia Romagna e Lombardia più vicine ai ciclisti


I Comuni più attenti a ciclisti e motociclisti sono quelli di Emilia Romagna e Lombardia. E' la fotografia che emerge da Focus2R, il quinto rapporto dell'Osservatorio promosso da Confindustria ANCMA e Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia, sulle politiche comunali in favore di ciclisti e motociclisti. Tra i Top 5 per infrastrutture ciclabili (metri equivalenti per abitante) ci sono Reggio Emilia, che stacca tutti con più di 40 metri equivalenti per abitante, e poi Cremona, Mantova, Lodi e Ravenna. A Bologna, Venezia, Firenze, Ferrara e Treviso c'è il maggior numero di stalli nelle stazioni ferroviarie. La sharing mobility cresce, con una flotta concentrata per il 75% a Milano (con 13mila unità), Firenze (4mila), Torino (2500) e Bologna (2500). La vendita di biciclette ed eBike nel 2019 (ultimo dato disponibile) è stata di 1,71 milioni di unità, il 7% in più rispetto l'anno precedente, mentre l'universo delle bici a pedalata assistita è cresciuto da solo del 13%, passando da 173mila a 195mila unità. Secondo le prime stime di ANCMA nel 2020 il mercato farebbe segnare un ulteriore aumento compreso tra 20 e 25% sul 2019, superando il tetto dei 2 milioni di pezzi venduti.

Regno Unito, la rivoluzione green di Boris Johnson: dal 2030 stop alle auto diesel e benzina. Alberi, energia pulita e piste ciclabili, Downing Street stanzia 12 miliardi di sterline

Il traguardo delle "zero emissioni" nocive entro il 2050 passa per la circolazione di solo auto elettriche entro 10 anni. I veicoli ibridi liberi di circolare fino al 2035. La decisione è stata formalizzata dal governo di Londra nel quadro di un piano in 10 punti per "una rivoluzione industriale verde" del Paese


Auto elettrica, in UK diesel e benzina al bando dal 2030? - MotorBox

Il Regno Unito accelera nella politica ambientale e diventa il primo Paese ad annunciare già per il 2030, contro l'obiettivo del 2040 fissato finora, il bando dalla circolazione di tutte le automobili a benzina e diesel per incentivare l'uso di auto elettriche, motori diesel puliti HGV per il trasporto merci. La decisione è stata formalizzata dal governo del premier conservatore Boris Johnson nel quadro di un piano in 10 punti per "una rivoluzione industriale verde" del Paese.

Il piano dovrebbe stimolare la creazione nei prossimi anni di 250mila posti di lavoro e conferma l'impegno della Gran Bretagna verso il traguardo delle "zero emissioni" nocive entro il 2050. Stando a quanto anticipato da Downing Street, i veicoli ibridi potranno comunque continuare a circolare nel Regno fino al 2035.

 Gli investimenti del governo Fra i punti della sua promessa "rivoluzione" verso una nuova "green economy", Boris Johnson mette sul piatto investimenti per 1,3 miliardi di sterline nel prossimo decennio per finanziare l'installazione di postazioni diffuse per il caricamento delle batterie delle auto elettriche presso i caseggiati e lungo le strade, 582 milioni di prestiti a fondo perduto per l'acquisto nella fase intermedia di veicoli a bassa o nulla emissione, 500 milioni in stanziamenti per la riconversione di linee industriali soprattutto nelle fabbriche dell'auto e dell'indotto delle Midlands e del nord-est dell'Inghilterra.

Alberi, energia pulita e piste ciclabili Il governo intende sostenere inoltre lo sviluppo di motori diesel puliti HGV per il trasporto merci e la realizzazione d'impianti di riscaldamento a idrogeno destinati a coprire il fabbisogno di una prima intera città entro fine decennio, ma non senza rilanciare un programma d'impianti di ultima generazione per l'energia nucleare a scopi civili. Oltre a delineare progetti ecologici per piantare nuovi alberi a tappeto, per il risanamento di siti naturalistici e aree verdi, per la moltiplicazione di piste ciclabili e pedonali. Evocata infine pure una futura disponibilità d'impianti domestici alimentati da energia eolica in ogni casa di qui a 10 anni.

Le bici italiane vanno più forte del Covid: sono le più vendute in Europa. Un settore in grande crescita che premia il made in Italy

Secondo il V Rapporto Artibici di Confartigianato, il fatturato del settore (produzione, riparazione, noleggio) è balzato del 20% nel bimestre giugno-luglio. Il giro d'affari di tutto il 2019 è stato pari a 1 miliardo di euro


Le biciclette italiane sono tra le più amate nel mondo. Siamo primi nell’Ue per il numero di bici1.776.300vendute all’estero nel 2019, per un valore complessivo (che comprende anche la componentistica) di 609 milioni e una crescita del 15,2% rispetto all’anno precedente. Battiamo tutti i Paesi per la quota di esportazioni di selle, pari al 53,9% del totale a livello mondiale.
I record della bike economy italiana sono descritti da Confartigianato nella 5° edizione del Rapporto Artibici 2020, presentato a ‘Citemos’, il Festival Nazionale Città della Tecnologia per la Mobilità Sostenibile organizzato da Confartigianato a Vicenza.

I primati delle biciclette made in Italy si devono alle 3.128 imprese del settore (produzione, riparazione e noleggio) aumentate del 3,2% negli ultimi 5 anni, che danno lavoro a 7.409 addetti e generano un fatturato di 1.032 milioni. Un piccolo ma agguerrito ‘esercito’ in cui dominano gli artigiani con 1.981 aziende e 3.514 addetti.Dopo la battuta d’arresto dei mesi di lockdown, a giugno e luglio la produzione italiana di biciclette ha ripreso vigore con uno sprint del +20,2% rispetto allo scorso anno. Tra le province con la maggiore vocazione produttiva ‘ciclistica’ spiccano ai primi tre posti Bolzano, Sondrio, Forlì-Cesena. A livello regionale il podio spetta al Trentino Alto Adige, all’Emilia Romagna e al Veneto.
“Nella produzione e manutenzione di biciclette – sottolinea il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti – gli imprenditori artigiani hanno saputo far rinascere e rilanciare l’eccellenza della manifattura made in Italy, conquistando i mercati internazionali con la capacità di trasformare ogni ‘pezzo’ della bici, dalla sella al pedale alle ruote, in un sofisticato capolavoro di creatività, talento, tradizione e innovazione”.
Tra i migliori clienti esteri delle nostre biciclette vi è la Francia, che lo scorso anno ne ha acquistate per 121 milioni, seguita dalla Germania (100 milioni) e dalla Spagna (46 milioni).
Il rapporto di Confartigianato mette in evidenza anche la crescita delle vendite all’estero di bici elettriche: nel 2019 il nostro export, pari a 58 milioni, è aumentato del 37% e anche nel primo semestre di quest’anno il trend è in crescita del 30,6%.
La passione per la bicicletta ha contagiato anche gli italiani: sono 1.003.000 le persone che nel 2019 l’hanno usata per andare al lavoro e a scuola, sfruttando anche i 4.568 kilometri di piste ciclabili. Le regioni con la maggiore intensità di utilizzo di bici in rapporto agli abitanti sono il Trentino Alto Adige, il Veneto e l’Emilia Romagna.

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