updated 4:16 PM UTC, Nov 23, 2020

Regno Unito, la rivoluzione green di Boris Johnson: dal 2030 stop alle auto diesel e benzina. Alberi, energia pulita e piste ciclabili, Downing Street stanzia 12 miliardi di sterline

Il traguardo delle "zero emissioni" nocive entro il 2050 passa per la circolazione di solo auto elettriche entro 10 anni. I veicoli ibridi liberi di circolare fino al 2035. La decisione è stata formalizzata dal governo di Londra nel quadro di un piano in 10 punti per "una rivoluzione industriale verde" del Paese


Auto elettrica, in UK diesel e benzina al bando dal 2030? - MotorBox

Il Regno Unito accelera nella politica ambientale e diventa il primo Paese ad annunciare già per il 2030, contro l'obiettivo del 2040 fissato finora, il bando dalla circolazione di tutte le automobili a benzina e diesel per incentivare l'uso di auto elettriche, motori diesel puliti HGV per il trasporto merci. La decisione è stata formalizzata dal governo del premier conservatore Boris Johnson nel quadro di un piano in 10 punti per "una rivoluzione industriale verde" del Paese.

Il piano dovrebbe stimolare la creazione nei prossimi anni di 250mila posti di lavoro e conferma l'impegno della Gran Bretagna verso il traguardo delle "zero emissioni" nocive entro il 2050. Stando a quanto anticipato da Downing Street, i veicoli ibridi potranno comunque continuare a circolare nel Regno fino al 2035.

 Gli investimenti del governo Fra i punti della sua promessa "rivoluzione" verso una nuova "green economy", Boris Johnson mette sul piatto investimenti per 1,3 miliardi di sterline nel prossimo decennio per finanziare l'installazione di postazioni diffuse per il caricamento delle batterie delle auto elettriche presso i caseggiati e lungo le strade, 582 milioni di prestiti a fondo perduto per l'acquisto nella fase intermedia di veicoli a bassa o nulla emissione, 500 milioni in stanziamenti per la riconversione di linee industriali soprattutto nelle fabbriche dell'auto e dell'indotto delle Midlands e del nord-est dell'Inghilterra.

Alberi, energia pulita e piste ciclabili Il governo intende sostenere inoltre lo sviluppo di motori diesel puliti HGV per il trasporto merci e la realizzazione d'impianti di riscaldamento a idrogeno destinati a coprire il fabbisogno di una prima intera città entro fine decennio, ma non senza rilanciare un programma d'impianti di ultima generazione per l'energia nucleare a scopi civili. Oltre a delineare progetti ecologici per piantare nuovi alberi a tappeto, per il risanamento di siti naturalistici e aree verdi, per la moltiplicazione di piste ciclabili e pedonali. Evocata infine pure una futura disponibilità d'impianti domestici alimentati da energia eolica in ogni casa di qui a 10 anni.

Le bici italiane vanno più forte del Covid: sono le più vendute in Europa. Un settore in grande crescita che premia il made in Italy

Secondo il V Rapporto Artibici di Confartigianato, il fatturato del settore (produzione, riparazione, noleggio) è balzato del 20% nel bimestre giugno-luglio. Il giro d'affari di tutto il 2019 è stato pari a 1 miliardo di euro


Le biciclette italiane sono tra le più amate nel mondo. Siamo primi nell’Ue per il numero di bici1.776.300vendute all’estero nel 2019, per un valore complessivo (che comprende anche la componentistica) di 609 milioni e una crescita del 15,2% rispetto all’anno precedente. Battiamo tutti i Paesi per la quota di esportazioni di selle, pari al 53,9% del totale a livello mondiale.
I record della bike economy italiana sono descritti da Confartigianato nella 5° edizione del Rapporto Artibici 2020, presentato a ‘Citemos’, il Festival Nazionale Città della Tecnologia per la Mobilità Sostenibile organizzato da Confartigianato a Vicenza.

I primati delle biciclette made in Italy si devono alle 3.128 imprese del settore (produzione, riparazione e noleggio) aumentate del 3,2% negli ultimi 5 anni, che danno lavoro a 7.409 addetti e generano un fatturato di 1.032 milioni. Un piccolo ma agguerrito ‘esercito’ in cui dominano gli artigiani con 1.981 aziende e 3.514 addetti.Dopo la battuta d’arresto dei mesi di lockdown, a giugno e luglio la produzione italiana di biciclette ha ripreso vigore con uno sprint del +20,2% rispetto allo scorso anno. Tra le province con la maggiore vocazione produttiva ‘ciclistica’ spiccano ai primi tre posti Bolzano, Sondrio, Forlì-Cesena. A livello regionale il podio spetta al Trentino Alto Adige, all’Emilia Romagna e al Veneto.
“Nella produzione e manutenzione di biciclette – sottolinea il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti – gli imprenditori artigiani hanno saputo far rinascere e rilanciare l’eccellenza della manifattura made in Italy, conquistando i mercati internazionali con la capacità di trasformare ogni ‘pezzo’ della bici, dalla sella al pedale alle ruote, in un sofisticato capolavoro di creatività, talento, tradizione e innovazione”.
Tra i migliori clienti esteri delle nostre biciclette vi è la Francia, che lo scorso anno ne ha acquistate per 121 milioni, seguita dalla Germania (100 milioni) e dalla Spagna (46 milioni).
Il rapporto di Confartigianato mette in evidenza anche la crescita delle vendite all’estero di bici elettriche: nel 2019 il nostro export, pari a 58 milioni, è aumentato del 37% e anche nel primo semestre di quest’anno il trend è in crescita del 30,6%.
La passione per la bicicletta ha contagiato anche gli italiani: sono 1.003.000 le persone che nel 2019 l’hanno usata per andare al lavoro e a scuola, sfruttando anche i 4.568 kilometri di piste ciclabili. Le regioni con la maggiore intensità di utilizzo di bici in rapporto agli abitanti sono il Trentino Alto Adige, il Veneto e l’Emilia Romagna.

La mobilità elettrica deve offrire un'ecologia a 360 gradi

La Mazda MX-30 offre sostenibilità in tutte le aree, dalle batterie e dai materiali interni alla ricarica.


L'elettrificazione dei trasporti è la chiave per rendere green la mobilità e raggiungere, o almeno approssimare per il momento, la tanto attesa compatibilità dell'auto con l'ambiente. I veicoli meccanici tradizionali consumano ancora combustibili fossili, così come gli ibridi, ma non i modelli elettrici, che consentono di guidare senza produrre emissioni. Ed è per questo che sono l'alternativa con più futuro.

Nonostante questo, durante tutta la vita utile di un'auto, sia termica che di batteria, si genera un'impronta ambientale dall'estrazione delle materie prime, dalla loro produzione, dal trasporto al concessionario, dall'utilizzo e dal riciclaggio finale. Tuttavia, questo impatto può essere ridotto al minimo applicando le giuste soluzioni. E ci sono già esempi, come la Mazda MX-30, che mostra la via da seguire per rendere le auto elettriche il più pulite possibile.

Un'auto alimentata al 100% a batteria non genera emissioni durante la guida, ma gli ingegneri e i designer Mazda si sono spinti oltre, tenendo conto anche, tra molti altri fattori, di come viene prodotta l'elettricità che alimenta questi veicoli, perché se si ricorre a impianti che utilizzano combustibili fossili per produrlo, il bilancio ecologico non è più positivo. Ed è un punto vitale, perché secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, il pericolo nella produzione di elettricità è l'attività umana che emette più CO 2 nell'atmosfera.

Ma ci sono altri problemi da considerare. Il produttore giapponese ha condotto uno studio insieme alla Kogakuin University di Tokyo, pubblicato sulla rivista tecnica Sustainability, da cui si evidenzia che i modelli elettrici con piccole batterie generano meno emissioni nel loro ciclo completo, perché richiedono meno energia per produrle e ricaricarle, poiché pesano anche meno, non consumano tanto e sfruttano meglio l'energia disponibile.

Batterie adeguate per la necessaria autonomia

Uno dei punti più controversi intorno alle auto elettriche è stato (e continua ad essere) quello della loro autonomia. La principale lamentela dei potenziali acquirenti risiede nella sua autonomia più limitata rispetto a quella di una macchina dotata di un motore a combustione. E la maggior parte dei marchi scommette sull'integrazione di batterie sempre più grandi per offrire un raggio d'azione o autonomia superiore. 

Ma è una buona idea? L'argomento a favore è che, potendo percorrere distanze di 600 o più chilometri per carica, un veicolo elettrico riuscirebbe a convincere la maggioranza dei clienti e potrebbe essere utilizzato come unica automobile di una famiglia. Tuttavia, la realtà è che nella quotidianità quasi nessuno viaggia così lontano con il proprio veicolo.

Secondo uno studio condotto dalla società di consulenza Ipsos nel 2019, in Europa i conducenti percorrono in media 48 chilometri al giorno. Certo, ci sono anche quelli che arrivano a 80 e altri che si fermano a 30. Allora perché portare enormi batterie per poter affrontare lunghi viaggi che non si fanno quasi mai?

Mazda ha scelto la strada opposta, ed è per questo che il suo MX-30 integra una batteria da 35,5 kWh, la metà di quella che normalmente trasportano altri veicoli elettrici delle sue dimensioni. Ma la strategia ha la sua ricompensa, perché grazie al risparmio di peso e una maggiore efficienza energetica, questa batteria fornisce un'autonomia fino a 265 chilometri in ciclo urbano, più che sufficiente per coprire le necessità quotidiane e anche le fughe del fine settimana nei dintorni. Integrando accumulatori più compatti si guadagna anche lo spazio interno e, riducendo il peso, si migliora anche il comportamento dinamico. 

Mazda MX-30

Energia pulita e ricarica rapida

Mazda ha stretto una partnership con Iberdrola affinché la sostenibilità dell'MX-30 si estenda anche alla ricarica, grazie a questo accordo, l'azienda giapponese offre ai suoi clienti un punto di ricarica Wallbox Pulsar Plus da 7,4 kW. Ma la cosa migliore è che l'elettricità che consumi è prodotta in modo pulito, da fonti rinnovabili (certificato GdOs).

Inoltre, se è collegato alla ricarica tramite le colonnine pubbliche (dell'azienda elettrica locale), l'energia necessaria per percorrere 100 chilometri costerà solo 0,5 euro. E il culmine: l'MX-30 può assorbire potenze di carica fino a 50 kW,  e la somma di questa potenza e della sua efficiente batteria compatta consente di ricaricare dal 20% all'80% in carica rapida in soli 36 minuti.

Un interno che è anche rispettoso

L'interno di un'auto deve offrire qualità ed ergonomia e, se possibile, anche un'atmosfera accogliente e un design accattivante. Nel caso di Mazda, queste massime sono anche combinate con il concetto di design Modern Human, che facilita l'interazione del guidatore con il suo veicolo, e con materiali ecocompatibili.  

Il produttore utilizza sughero naturale per rivestire la consolle centrale e le maniglie delle porte. E lo fa per una doppia ragione. Innanzitutto perché per ottenere il materiale è sufficiente togliere la corteccia dagli alberi, le querce da sughero, senza doverle abbattere, riducendo così l'impatto sulle risorse naturali. La corteccia ricresce. Ma in secondo luogo, l'uso del sughero è un omaggio alle origini di Mazda, che ha iniziato il suo percorso industriale lavorando con i derivati ​​di questa materia prima.

Mazda MX-30

Inoltre, la parte superiore dei rivestimenti delle portiere è realizzata con una speciale fibra tessile proveniente da bottiglie di plastica riciclate e, in alcune versioni, i sedili sono rivestiti con una pelle vegana che utilizza l'acqua al posto dei solventi durante il processo di fabbricazione e riesce a mantenere il tocco e la resistenza caratteristici della pelle naturale.

Tutti questi valori di sostenibilità si fondono con le ultime tecnologie al servizio della sicurezza, di cui fanno parte sistemi come la frenata di emergenza automatica con rilevatore di traffico frontale o il sistema di mantenimento della corsia, che sono raggruppati sotto il nome di i-Activsense

La mobilità elettrica deve offrire un'ecologia a 360 gradi

La Mazda MX-30 offre sostenibilità in tutte le aree, dalle batterie e dai materiali interni alla ricarica.


L'elettrificazione dei trasporti è la chiave per rendere green la mobilità e raggiungere, o almeno approssimare per il momento, la tanto attesa compatibilità dell'auto con l'ambiente. I veicoli meccanici tradizionali consumano ancora combustibili fossili, così come gli ibridi, ma non i modelli elettrici, che consentono di guidare senza produrre emissioni. Ed è per questo che sono l'alternativa con più futuro.

Nonostante questo, durante tutta la vita utile di un'auto, sia termica che di batteria, si genera un'impronta ambientale dall'estrazione delle materie prime, dalla loro produzione, dal trasporto al concessionario, dall'utilizzo e dal riciclaggio finale. Tuttavia, questo impatto può essere ridotto al minimo applicando le giuste soluzioni. E ci sono già esempi, come la Mazda MX-30, che mostra la via da seguire per rendere le auto elettriche il più pulite possibile.

Un'auto alimentata al 100% a batteria non genera emissioni durante la guida, ma gli ingegneri e i designer Mazda si sono spinti oltre, tenendo conto anche, tra molti altri fattori, di come viene prodotta l'elettricità che alimenta questi veicoli, perché se si ricorre a impianti che utilizzano combustibili fossili per produrlo, il bilancio ecologico non è più positivo. Ed è un punto vitale, perché secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, il pericolo nella produzione di elettricità è l'attività umana che emette più CO 2 nell'atmosfera.

Ma ci sono altri problemi da considerare. Il produttore giapponese ha condotto uno studio insieme alla Kogakuin University di Tokyo, pubblicato sulla rivista tecnica Sustainability, da cui si evidenzia che i modelli elettrici con piccole batterie generano meno emissioni nel loro ciclo completo, perché richiedono meno energia per produrle e ricaricarle, poiché pesano anche meno, non consumano tanto e sfruttano meglio l'energia disponibile.

Batterie adeguate per la necessaria autonomia

Uno dei punti più controversi intorno alle auto elettriche è stato (e continua ad essere) quello della loro autonomia. La principale lamentela dei potenziali acquirenti risiede nella sua autonomia più limitata rispetto a quella di una macchina dotata di un motore a combustione. E la maggior parte dei marchi scommette sull'integrazione di batterie sempre più grandi per offrire un raggio d'azione o autonomia superiore. 

Ma è una buona idea? L'argomento a favore è che, potendo percorrere distanze di 600 o più chilometri per carica, un veicolo elettrico riuscirebbe a convincere la maggioranza dei clienti e potrebbe essere utilizzato come unica automobile di una famiglia. Tuttavia, la realtà è che nella quotidianità quasi nessuno viaggia così lontano con il proprio veicolo.

Secondo uno studio condotto dalla società di consulenza Ipsos nel 2019, in Europa i conducenti percorrono in media 48 chilometri al giorno. Certo, ci sono anche quelli che arrivano a 80 e altri che si fermano a 30. Allora perché portare enormi batterie per poter affrontare lunghi viaggi che non si fanno quasi mai?

Mazda ha scelto la strada opposta, ed è per questo che il suo MX-30 integra una batteria da 35,5 kWh, la metà di quella che normalmente trasportano altri veicoli elettrici delle sue dimensioni. Ma la strategia ha la sua ricompensa, perché grazie al risparmio di peso e una maggiore efficienza energetica, questa batteria fornisce un'autonomia fino a 265 chilometri in ciclo urbano, più che sufficiente per coprire le necessità quotidiane e anche le fughe del fine settimana nei dintorni. Integrando accumulatori più compatti si guadagna anche lo spazio interno e, riducendo il peso, si migliora anche il comportamento dinamico. 

Mazda MX-30

Energia pulita e ricarica rapida

Mazda ha stretto una partnership con Iberdrola affinché la sostenibilità dell'MX-30 si estenda anche alla ricarica, grazie a questo accordo, l'azienda giapponese offre ai suoi clienti un punto di ricarica Wallbox Pulsar Plus da 7,4 kW. Ma la cosa migliore è che l'elettricità che consumi è prodotta in modo pulito, da fonti rinnovabili (certificato GdOs).

Inoltre, se è collegato alla ricarica tramite le colonnine pubbliche (dell'azienda elettrica locale), l'energia necessaria per percorrere 100 chilometri costerà solo 0,5 euro. E il culmine: l'MX-30 può assorbire potenze di carica fino a 50 kW,  e la somma di questa potenza e della sua efficiente batteria compatta consente di ricaricare dal 20% all'80% in carica rapida in soli 36 minuti.

Un interno che è anche rispettoso

L'interno di un'auto deve offrire qualità ed ergonomia e, se possibile, anche un'atmosfera accogliente e un design accattivante. Nel caso di Mazda, queste massime sono anche combinate con il concetto di design Modern Human, che facilita l'interazione del guidatore con il suo veicolo, e con materiali ecocompatibili.  

Il produttore utilizza sughero naturale per rivestire la consolle centrale e le maniglie delle porte. E lo fa per una doppia ragione. Innanzitutto perché per ottenere il materiale è sufficiente togliere la corteccia dagli alberi, le querce da sughero, senza doverle abbattere, riducendo così l'impatto sulle risorse naturali. La corteccia ricresce. Ma in secondo luogo, l'uso del sughero è un omaggio alle origini di Mazda, che ha iniziato il suo percorso industriale lavorando con i derivati ​​di questa materia prima.

Mazda MX-30

Inoltre, la parte superiore dei rivestimenti delle portiere è realizzata con una speciale fibra tessile proveniente da bottiglie di plastica riciclate e, in alcune versioni, i sedili sono rivestiti con una pelle vegana che utilizza l'acqua al posto dei solventi durante il processo di fabbricazione e riesce a mantenere il tocco e la resistenza caratteristici della pelle naturale.

Tutti questi valori di sostenibilità si fondono con le ultime tecnologie al servizio della sicurezza, di cui fanno parte sistemi come la frenata di emergenza automatica con rilevatore di traffico frontale o il sistema di mantenimento della corsia, che sono raggruppati sotto il nome di i-Activsense

Clima, buone notizie: l'agenzia Ue per l'ambiente dice che le emissioni nel 2019 sono scese del 4% rispetto all'anno precedente

"La tendenza al ribasso riflette la forte e costante crescita delle energie rinnovabili in Europa e lʼabbandono del carbone"


Nel 2019 le emissioni di gas serra nell'Ue sono diminuite del 4% rispetto al 2018, e del 24% sul 1990 (26% se si include il Regno Unito). E' quanto emerge dai dati preliminari sulle emissioni 2019 dell'Agenzia europea per l'ambiente. Se confermata, sarebbe la diminuzione più significativa in 10 anni, e risulterebbe già superato l'obiettivo Ue di riduzione delle emissioni del 20%, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2020.

La tendenza al ribasso, scrive in una nota l'agenzia, riflette la forte e costante crescita delle energie rinnovabili in Europa e l'abbandono del carbone, motivato in particolare dall'aumento dei prezzi delle emissioni di carbonio nel mercato.

Il calo si è verificato in un periodo di crescita economica e "dimostra che è chiaramente possibile raggiungere obiettivi di riduzione più ambiziosi entro il 2030, aprendo la strada alla neutralità climatica dell'Ue entro il 2050". In un altro dossier, l'Aea conferma che l'Ue sta raggiungendo i suoi obiettivi per eliminare gradualmente le sostanze che riducono lo strato di ozono. Nel 2019, per il settimo anno consecutivo, l'Ue ha distrutto o esportato più sostanze dannose per l'ozono di quante ne ha prodotto o importato. 

Energia, anche Eni paga il conto Covid: semestre in rosso, ma porta a casa risultati sopra le attese. L'ottimismo di Descalzi e gli investimenti green: il Cane a sei zampe non molla l'osso

Eni ha comunicato i risultati del primo semestre 2020, che hanno risentito della forte volatilità registrata dal prezzo del petrolio nella prima metà dell’anno e della drastica riduzione della domanda, in conseguenza al lockdown deciso per frenare l pandemia da Covid-19. Il Cane a sei zampe ha deciso di modificare la politica dei dividendi, a fronte del mutato scenario di riferimento. Scelta non gradita dal mercato. I conti sono stati in calo anno su anno ma nettamente sopra le attese degli analisti. L'ad Claudio Descalzi ottimista: "Considero estremamente positiva la reattività mostrata da Eni nel semestre probabilmente più difficile che l’industria oil&gas abbia dovuto superare nella sua storia". E si gioca la carta degli investimenti "green" che aumentano di 800 milioni e saliranno al 26% del totale


ai domiciliari massimo gaboardi, ex tecnico eni che si era ...

L'Eni chiude i primi sei mesi del 2020 con una perdita netta pari a 7,34 miliardi di euro (contro un utile di 1,516 dello stesso periodo dello scorso anno) e una perdita netta di adjusted di 0,66 miliardi. Lo comunica il gruppo petrolifero dopo il cda. A fronte del mutato contesto, della sua elevata volatilità e delle azioni messe in atto per fronteggiarne gli effetti, Eni rivede la politica di remunerazione degli azionisti al fine di dare loro la massima visibilità sulla distribuzione di dividendi e piani di buy back futuri. Nel periodo che definisco il peggiore nella storia dell'industria Oil&Gas, colpita dagli effetti della pandemia e della "guerra dei prezzi", la reazione di Eni è stata pronta e radicale". Questo il commento dell'Ad di Eni Claudio Descalzi ai risultati semestrali e alle nuove strategie messe in atto dal gruppo per far fronte alla crisi. "Abbiamo predisposto una revisione della nostra strategia di breve/medio termine riducendo di 8 miliardi di euro gli esborsi per costi ed investimenti nel biennio 2020-21 che ci aspettiamo sarà il più critico"

Stop ai diesel: 5 milioni di auto verso il blocco. Le differenze tra le regioni e passaggi delle limitazioni

Già dal 1 ottobre centinaia di migliaia di veicoli alimentati a gasolio hanno subito restrizioni. Per alcune regioni, in particolare, si è raggiunto un "accordo per il miglioramento della qualità dell'aria nel Bacino Padano": in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, è stata disposta "una limitazione della circolazione dal 1 ottobre al 31 marzo di ogni anno, da applicare entro il 1 ottobre 2018, dal lunedì al venerdì, dalle ore 8,30 alle ore 18,30, salve le eccezioni indispensabili, per le autovetture e i veicoli commerciali di categoria N1, N2 ed N3 ad alimentazione diesel, di categoria inferiore o uguale ad Euro 3". "La limitazione è estesa alla categoria Euro 4 entro il 1 ottobre 2020, alla categoria Euro 5 entro il 1 ottobre 2025". E' difficile però trovare uniformità nelle misure per il resto del Paese. Ecco cosa sta accadendo e chi rischia di restare a piedi


Sono quasi 5 milioni, circa il 12,9% del totale delle auto in circolazione, i veicoli diesel Euro 3 o inferiori a rischio stop. E' quanto emerge dall'analisi realizzata da Facile.it che, rielaborando i dati ufficiali del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture (aggiornati al 31 ottobre 2017), è riuscito a disegnare la mappa delle automobili diesel presenti sul territorio, quasi un terzo (29,89%) delle auto private alimentate a gasolio ancora potenzialmente in circolazione. Parte di questi veicoli però, anche se iscritti nei registri della motorizzazione, potrebbero non essere più in uso.

ANALISI TERRITORIALE - Dall'analisi di Facile.it in particolare è emerso che il peso percentuale delle auto diesel Euro 3 o inferiori varia sensibilmente da regione a regione, con una forbice compresa tra l'8,5% e il 22%. La diffusione di questo tipo di vetture risulta maggiore nelle regioni del Meridione, che occupano le prime otto posizioni della classifica nazionale. In vetta si trovano il Molise e la Basilicata, aree dove più di 1 auto privata su 5 è un diesel Euro 3 o inferiore (rispettivamente il 21,9% e il 21,7%); segue la Calabriacon una percentuale pari al 19% e la Puglia, con il 18,5%. Giù dal podio, ma con valori decisamente superiori alla media nazionale anche Sicilia (17,2%), Campania (16,7%) e Abruzzo (15,4%).

Osservando la graduatoria nel senso opposto, invece, è la Valle d'Aosta a risultare prima in quanto solo l'8,5% delle auto private appartiene alla categoria diesel Euro 3 o inferiore. A seguire si trovano Toscana (8,7%), Friuli Venezia Giulia(9,1%) e Liguria (9,4%). Al quinto posto si posiziona la Lombardia (9,5%), che precede solo di poco le altre due regioni che hanno recentemente introdotto lo stop ai diesel Euro 3: l'Emilia Romagna (9,7%) e il Piemonte (10%). Se si analizza la distribuzione delle automobili private diesel Euro 3 o inferiori in termini assoluti, invece, è la Lombardia, con i suoi 587.515 veicoli, a guadagnare il primo posto. Seguono la Campania, con 577.087 auto di questa categoria e la Sicilia (564.591).

IL PARCO VEICOLI - Estendendo l'analisi a tutti i veicoli presenti nell'archivio nazionale della Direzione Generale per la Motorizzazione, sempre stando all'analisi di Facile.it, emerge che in totale i mezzi diesel Euro 3 o inferiori ancora regolarmente immatricolati sono più di 8 milioni (8.268.179), pari al 15,8% del parco mezzi italiano potenzialmente circolante mentre, se si guarda al numero totale di veicoli alimentati a diesel (includendo quindi anche gli Euro 4, 5 e 6), i mezzi sono più di 22,3 milioni (il 42,9% del totale).

COSTO RC AUTO - Chi possiede una vettura di questo tipo, secondo gli analisti di Facile.it, è svantaggiato anche per il costo dell'assicurazione. Prendendo in considerazione due modelli uguali, infatti, emerge che assicurare l'auto più inquinante risulta superiore di oltre il 10% rispetto a quella con emissioni minori (277,81 euro per il diesel Euro 3 contro i 248,88 euro necessari pe il veicolo Euro 6). "Ad incidere sull'Rc auto non è, di per sé, la classe ambientale di appartenenza del veicolo quanto piuttosto la sua anzianità", spiega Diego Palano, responsabile BU assicurazioni di Facile.it. "Le auto diesel Euro 3 o inferiori, ormai da anni fuori produzione, hanno un'età media decisamente più alta rispetto a quella dei nuovi Euro 6 e per questo le compagnie assicurative applicano premi più cari".

 

(Fonte: Adnkronos)

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