updated 3:10 PM UTC, Oct 25, 2020

Macron lancia il suo piano di rilancio nazionale, del valore di 100.000 milioni di euro e l'Italia?

35.000 milioni di euro saranno destinati, tra il 2021 e il 2022, a sostenere la creazione di posti di lavoro e il miglioramento delle competenze lavorative


Jean Castex, il capo del governo di Emmanuel Macron, ha presentato oggi un piano di rilancio nazionale, per un importo di 100.000 milioni di euro e questa filosofia di fondo: "stimoli per la produzione e la conversione, riduzione delle tasse per favorire la produzione di ricchezza".

Il presidente Macron ha presieduto oggi il consiglio dei ministri proprio per incentivare l'approvazione del piano, 35.000 milioni di euro saranno destinati, tra il 2021 e il 2022, a sostenere la creazione di posti di lavoro e il miglioramento delle competenze lavorative. Sono previsti, tra gli altri capitoli, un "piano giovani", nuovi tipi di contratti, borse di studio, nuovi modelli di formazione e lavoro part-time. " Questi 35.000 milioni saranno destinati al rafforzamento della "sovranità e competitività" delle imprese , nei prossimi due anni, accompagnando la ripresa del patrimonio e il sostegno agli investimenti.

Nel capitolo sul rilancio della produzione economica, nelle imprese e nel commercio, il piano prevede una riduzione del carico fiscale, con una riduzione delle imposte che gravano sulle imprese per un importo di circa 10 miliardi di euro. Dal punto di vista governativo, la riduzione della pressione fiscale e degli stimoli dovrebbero favorire la produzione di ricchezza e la crescita occupazionale per tutto il prossimo biennio.

30.000 milioni di euro, investiti tra il 2021 e il 2022, saranno dedicati ad "accelerare" la "transizione ecologica", favorendo la ristrutturazione degli edifici, favorendo nuove modalità di produzione, trasporto, consumo, abbattimento delle emissioni gassose tossiche, favorendo la costruzione di nuove infrastrutture ecocompatibili.

Questi tre grandi capitoli avranno un lungo campo di applicazione pratica in campi diversi, come la cultura, la riconversione industriale, i nuovi modelli agricoli e la sovranità aziendale e nazionale francese.

Tre grandi sfide

I portavoce di Emmanuel Macron e del suo primo ministro, Jean Castex, affermano che il piano di rilancio della Francia risponde a tre grandi sfide storiche: "rendere più verde l'economia nazionale" (favorire la transizione ecologica), "ritrovare competitività e re-industrializzazione" e conferma della “coesione sociale e territoriale”, diventando la matrice di tutti i progetti politici, economici e culturali presenti e futuri in Francia.

Emmanuel Macron stima che il suo piano di rilancio nazionale creerà nel 2021, 160.000 posti di lavoro e recupererà la ricchezza nazionale prima della crisi del coronavirus entro il 2022.

40.000 dei 100.000 milioni del piano nazionale di rilancio dovrebbero essere crediti e aiuti del Fondo europeo per il rilancio, in arrivo dall'Unione Europea (Ue), progetto di origine franco-tedesca, che avrà un importo di 750.000 milioni di euro.

  • Pubblicato in Esteri

La crisi del coronavirus spinge i media verso i licenziamenti

La forte crisi economica generata dai lockdown per Covid-19, sta mettendo in difficoltà molti media, che si tratti di carta stampata, radio o televisione, e aumentano i licenziamenti.


Cassa integrazione, licenziamenti e tagli agli stipendi dei manager si sono moltiplicati con la crisi portata dal coronavirus, nonostante un forte interesse da parte delle popolazioni per l'informazione, tutto il mondo soffre il crollo del mercato pubblicitario, mentre i social incalzano.

In Francia, il quotidiano regionale "La Marseillaise", è stato duramente colpito dal lockdown stabilito in tutta la Francia è stato messo in liquidazione. "Le Parisien", altro quotidiano francese, prevede di tagliare trenta posizioni e tutte le sue edizioni locali. Prevedendo tre anni di perdite, il quotidiano "L'Equipe" ha chiesto ai suoi dipendenti di ridurre i loro salari. Dopo la liquidazione di “Paris-Normandie”, il suo acquirente belga, il gruppo Rossel, ha annunciato il taglio del 20% della forza lavoro, ovvero 60 posizioni. L'acquirente di "Paris-Turf" ha anche previsto di licenziare un centinaio di dipendenti del gruppo ippico. 

In Italia il nuovo editore della rivista "Grazia" ha annunciato da parte sua l'eliminazione di 31 posizioni di diversi inquadramenti.

Nel Regno Unito, il "Guardian" ha annunciato 180 licenziamenti e la rivista "The Economist" 90. Negli Stati Uniti, il gruppo Conde Nast ("Vogue", "Wired" e "New Yorker"), ha annunciato il licenziamento di un centinaio di dipendenti su 6000. Vox Media ("The Verge", "New York Magazine") licenzierà 72 dipendenti, la maggior parte dei quali in disoccupazione parziale. Il "New York Times" ha licenziato 68 dipendenti del suo comparto commerciale.

Il gruppo familiare McClatchy, che pubblica venti giornali tra cui il "Miami Herald", è stato venduto a un fondo di investimento, dopo essere stato messo in liquidazione. Dall'inizio della crisi, secondo un'analisi del "New York Times", più di 36.000 addetti ai media americani, i cui numeri sono già stati ridotti negli ultimi anni, sono stati colpiti dalla riduzione degli stipendi o al licenziamento. In tutto il paese americano, una cinquantina di redazioni locali, a volte con una storia di oltre 100 anni, hanno chiuso, secondo un elenco aggiornato dal sito di Poynter.

Le informazioni online non vivono migliori momenti. Il gruppo Vice Media prevede di licenziare 55 dipendenti negli Stati Uniti e 100 all'estero. Al di là della crisi sanitaria, i colossi dei social vengono accusati di essere una "minaccia" per le informazioni online e di prendere "non solo la fetta più grande della torta ma l'intera torta", con la conseguente perdita di decine di migliaia di posti di lavoro nel giornalismo.

Il sito di notizie e intrattenimento Buzzfeed, che ha annunciato tagli salariali del 5-25% a seconda del livello di reddito dalla fine di marzo, terminerà anche la sua copertura giornalistica nel Regno Unito e in Australia, dopo aver già abbandonato il territorio francese. Per alcuni, la crisi è un'opportunità per accelerare la transizione verso un modello di business diverso basato prevalentemente su abbonamenti per l'invio del cartaceo o la lettura on-line. È il caso del sito americano di informazione economica Quartz, il cui titolare ha annunciato il licenziamento di circa il 40% della forza lavoro, principalmente nella rete pubblicitaria.

Anche l'industria audiovisiva ha avviato licenziamenti di fronte ai primi effetti della crisi sanitaria. Nel Regno Unito, la BBC ha annunciato che taglierà 520 posti di lavoro su un totale di 6.000 dipendenti, soprattutto nelle redazioni regionali. I giornalisti tratteranno meno argomenti e lavoreranno in team centralizzati invece di concentrarsi su un particolare programma, ha detto il direttore della BBC. Anche negli Stati Uniti, la NBC Universal ha tagliato i salari più alti del 20%.

Secondo Bloomberg il gigante Viacom CBS, prevede di licenziare il 10% dei suoi 35.000 dipendenti in capo alla produzione televisiva. In Francia, BFMTV / RMC ha annunciato un piano sociale che mira in particolare a dimezzare l'utilizzo di personale a tempo determinato, liberi professionisti e consulenti.

Possiamo aspettarci l'inizio di una rivoluzione nel mondo della comunicazione, incominciata alcuni anni fa e accelerata dalla pandemia da coronavirus, un cambiamento che porterà sempre meno notizie fondate e sempre più fake news. 

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