Il Regno Unito firma il primo importante accordo commerciale post-Brexit con il Giappone

Il trattato consente al 99% delle esportazioni britanniche in Giappone, la terza economia più grande del mondo, di essere esente da dazi doganali.


A poco più di due mesi dalla fine del periodo di transizione della Brexit, il Regno Unito e l'Unione europea non riescono ancora a raggiungere un accordo per le loro future relazioni commerciali. Tuttavia, il governo di Boris Johnson continua a cercare di portare avanti i suoi accordi con altri paesi e questo venerdì ha annunciato che dopo un'estate di colloqui, ha firmato il suo primo importante accordo commerciale con il Giappone, un accordo che entrerà in vigore il 1° gennaio 2021. "Questo è il primo accordo commerciale del Regno Unito come nazione indipendente", ha affermato Liz Truss, ministro britannico per il commercio internazionale. La Truss si è congratulata con se stessa ricordando le affermazioni di molti delatori europei, "un Regno Unito indipendente non potrebbe raggiungere accordi commerciali importanti o ci vorranno anni per raggiugere qualcosa di utile al paese britannico. Bene oggi dimostriamo che i detrattori hanno torto", ha anche aggiunto che l'accordo è stato raggiunto "a tempo di record". Tra le altre disposizioni, il trattato consente al 99% delle esportazioni britanniche verso il Giappone, la terza economia mondiale, di essere esenti da dazi doganali.

La firma, dell'Accordo di partenariato economico globale tra il Regno Unito e il Giappone (CEPA) è stata definita dal governo britannico in una dichiarazione definita "un evento storico", nonché un "passo importante verso l'adesione alla zona di libero scambio del Regno Unito. La Trans-Pacific Partnership, che porterebbe a legami più stretti con undici paesi del Pacifico. L'accordo include un forte impegno da parte del Giappone a sostenere il Regno Unito appunto nel suo ingresso nella Trans-Pacific Partnership, una delle più grandi aree di libero scambio al mondo, che copre il 13% dell'economia globale e ha rappresentato nel 2019, uno scambio di oltre 110 miliardi di sterline. "L'accordo aprirà nuove opportunità per le aziende britanniche, aumenterà la nostra sicurezza economica e rafforzerà i legami con una democrazia che la pensa allo stesso modo, un alleato chiave e un grande investitore in Gran Bretagna ", ha detto il ministro.

Il trattato, firmato dalla Truss e dal ministro degli Esteri giapponese Toshimitsu Motegi, "riunisce due delle nazioni tecnologicamente più avanzate del mondo, ponendo il Regno Unito in prima linea nella definizione di nuovi standard globali nel commercio digitale". Questo accordo porterà ad una importante crescita economica di entrambi i paesi,  una crescita economica stimata per il commercio tra Regno Unito e Giappone "di oltre 15 miliardi di sterline, con benefici economici a lungo termine", anch'essi "cruciali" per la necessaria ricostruzione dopo lo scempio causato dalla crisi sanitaria ed economica della pandemia Covid-19.

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L'Istituto Superiore di Sanità esorta gli italiani a "restare a casa perché la situazione è gravissima" Il prof. Bassetti replica sui social

Gli scienziati scrivono a Mattarella per "adottare drastiche soluzioni" al fine di evitare che il virus provochi centinaia di morti al giorno. Intanto oggi è nuovo record di contagi: 19.143 nelle ultime 24 ore, contro i 16.078 di giovedì


Drammatica l'analisi fatta nelle scorse ore dal prestigioso Istituto Superiore di Sanità (ISS): la pandemia in Italia "si sta aggravando rapidamente", con "segnali di criticità" negli ospedali, che rischia di portarli al raggiungimento delle soglie critiche. Di conseguenza, "sono necessarie misure che favoriscano una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e che possano alleviare la pressione sui servizi sanitari, comprese le restrizioni sulle attività non essenziali e le limitazioni alla mobilità. Insomma, si chiama "la popolazione a restare a casa quando possibile", perché il tasso nazionale di trasmissione del virus (Rt) è arrivato a 1,5 e la situazione "è molto grave". Nelle ultime 24 ore ci sono stati 19.143 nuovi contagiati (16.078, giovedì), il che costituisce un record in un solo giorno. Questo venerdì i defunti erano 91 (136 nel giorno precedente). Un centinaio di scienziati scrivono a Mattarella. Questo rapido aumento quotidiano di casi positivi e ricoveri preoccupa la comunità scientifica che non è direttamente coinvolta nella lotta al coronavirus. Per questo 100 professori e scienziati hanno inviato una lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Matarella, e al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con una forte richiesta: "Adottare misure rigorose e drastiche nei prossimi due o tre giorni", con la obiettivo di "evitare che le cifre del contagio in Italia arrivino inevitabilmente, in assenza di misure correttive efficaci nelle prossime tre settimane, a provocare diverse centinaia di morti al giorno".

Aderiscono così alla richiesta del presidente della prestigiosa Accademia Nazionale dei Lincei, il fisico Giorgio Parisi, le cui stime, basate sul raddoppio dei decessi osservati ogni settimana, indicano che l'Italia potrebbe presto raggiungere i 400-500 morti al giorno. “Stiamo andando verso il disastro più lentamente rispetto a marzo, ma la direzione è la stessa. Se non fermiamo la curva, presto ci saranno 100.000 infetti ogni giorno. Serve un database di grandi dimensioni per evitare di guidare alla cieca", ha scritto nelle scorse ore il professor Giorgio Parisi sull '" Huffington Post ".

Le regioni Lombardia, Campania , le più colpite dal virus, hanno già imposto il coprifuoco dalle 23:00 alle 5:00; mentre la Lazio lo fa dalle 24:00 alle 5:00. Anche in Liguria, Piemonte, Sardegna e in altre regioni più varie città vengono adottate anche misure restrittive. Anche il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, si è mostrato disposto a tornare alla reclusione totale in Campania, "per 30-40 giorni". De Luca ha chiesto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di ordinare il confino nel Paese: "Mi bastano le mezze misure, non voglio più vedere i camion con le bare". Quella era l'immagine drammatica di Bergamo, a marzo, diffusa in tutto il mondo, trasformata nella fotografia simbolo della pandemia in Italia", ha detto il governatore campano.

Intanto il premier Conte è preoccupato per il rapido aumento dei casi e ritiene che la "situazione sia grave", ma assicura che "va evitata la reclusione generale". Conte avrà senza dubbio tenuto conto del drammatico monito del professor Ranieri Guerra, rappresentante dell'Organizzazione mondiale della sanità che consiglia: “Dobbiamo evitare il confinamento perché provocherebbe disordini armati. Le persone sono esauste per i tre mesi di reclusione. Purtroppo in estate hanno abbassato troppo la guardia, incoraggiati anche dai colleghi che non capiscono molto bene che lavoro fanno. In una dichiarazione al quotidiano "Il Fatto", Ranieri Guerra si è anche espresso sul coprifuoco che le varie regioni stanno imponendo: "È un palliativo non chiudere tutto. Servono anche a limitare il consumo di alcol e altre sostanze che rilassano i freni inibitori, esponendo i giovani a rischi.

Subito la risposta del prof Bassetti che risponde attraverso i social al collega:"

Ho chiesto per mesi di attrezzarci, ma certa stampa ha solo provato a linciarmi e nessuno mi ha ascoltato. Certa stampa e certi colleghi hanno solo tentato di ammazzarmi mediaticamente e di screditarmi. Un vero scandalo che mi ha fatto molto riflettere sul mio futuro professionale in questo paese. Il mio timore era che la gente, allarmata da una comunicazione schizofrenica fatta di terrorismo e di sensazionalismo, in autunno/inverno potesse riversarsi negli ospedali al primo sintomo influenzale per la paura che gli era stata trasmessa. Sapevo che questo avrebbe comportato un grave rischio ai fini della propagazione del virus e del sovraccarico per gli ospedali. Oltre ad attrezzarsi, infatti nei mesi estivi andava spiegato alla gente che l'infezione da Covid, nella stragrande maggioranza dei casi, decorre in maniera lieve e si poteva gestire a casa. Questo non è stato fatto e i risultati si vedono nei nostri ospedali. Si è detto alle persone che il Covid era sempre una malattia devastante, che dava sempre complicazioni perpetue e che buona parte dei contagiati sarebbe finito intubato o morto, così, non appena qualcuno ha un sintomo, corre in ospedale a farsi curare e ricoverare per paura di non avere cure adeguate a casa. Altro che dirmi (come fa qualcuno in malafede...e sono tanti) che non dovevo dire che la malattia era più gestibile.

Che siano loro a farsi un esame di coscienza e a pensare che disastro hanno combinato.
I danni rischiano di essere devastanti.
La politica della paura non serve a nessuno."

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Risparmiare nel modo giusto per guardare al futuro, oltre il Covid e l'emergenza economica (VIDEO)

Al via il ciclo di conferenze online di Assogestioni-FocusRisparmio per raccontare una rivoluzione che investe il nostro modo di vivere, di risparmiare, di stare in società come cittadini che investono nel futuro personale e del Paese. Il primo appuntamento moderato da Nicola Porro - (VIDEO)


Risparmio cosa fare: notizie, consigli ed approfondimenti - Il Sole 24 ORE

di Eugenio Montesano, focusrisparmio.com

L’industria del risparmio gestito “ha il compito del «Good citizen», il cittadino responsabile che si adopera per garantire sviluppi positivi. Dobbiamo porci come un’importante interfaccia a livello istituzionale”.

È l’obiettivo che il presidente di Assogestioni, Tommaso Corcos, pone all’intero settore del risparmio e della consulenza finanziaria in occasione dell’apertura di «R-Evolution, Il futuro ha un grande futuro», il ciclo di cinque conferenze online targato Assogestioni-FocusRisparmio.

Moderato da Nicola Porro, il primo appuntamento si dipana a partire dai dati di raccolta del risparmio gestito, che in uno degli anni più difficili della storia recente lancia segnali incoraggianti sulla forza del Paese con afflussi per 10 miliardi da inizio anno, di cui sette nel solo mese di agosto.

Corcos analizza il dato con sobrietà. “Il primo fenomeno che si rileva è che questi risparmi sono figli dell’incertezza economica. Gli italiani, preoccupati di quanto sta succedendo ai bilanci familiari, risparmiano di più. È un fenomeno europeo”, precisa. “In Europa il tasso di risparmio è passato da 11% a 16% nel secondo trimestre, e viaggiamo sopra il 20% nel terzo. È normale in questo contesto.

Covid ha dunque ribadito la propensione al risparmio degli italiani. Rilevazioni della Banca d’Italia indicano che tra fine 2019 e il luglio scorso, i depositi delle famiglie sui conti correnti delle banche italiane sono aumentati di oltre 36 miliardi di euro, raggiungendo quota 1.136 miliardi. Una massa enorme di liquidità che rimane ‘bloccata’ a discapito di crescita industriale, ripresa economica e del proprio portafoglio.

Spiega Corcos: “Per il risparmiatore che ha tenuto un margine di liquidità superiore  per mettersi al sicuro dalle correzioni, e che ora vuole ottenere un rendimento più alto, sarà naturale riallocare – magari sull’azionario. Esistono modalità che aiutano a smussare l’emotività: pensiamo ai piani di accumulo, con cui mensilmente si programmano gli ingressi sul mercato con una quota di investimento a discrezione del cliente. È forse la modalità migliore per allocare i propri risparmi spostandoli dalla liquidità e per iniziare a investire sui mercati azionari senza assumere scommesse eccessive in termini di rischio”.

La chiave? Possono essere i consulenti finanziari e i private banker, che “hanno svolto un grande lavoro di accompagnamento dei clienti in un momento molto difficile”. I professionisti della consulenza hanno visto mutare la loro operatività e, più in generale, le dinamiche alla base delle relazioni tra persone legate da un rapporto fiduciario, prima ancora che professionale. “Si è creato un divario forte tra chi ha investito nella tecnologia e ha avuto modalità e possibilità di interloquire con i clienti anche nelle fasi in cui il lockdown agiva sull’impossibilità di avere dei contatti fisici, e chi è rimasto indietro”, afferma Corcos. “Abbiamo comunque trovato una clientela molto pronta a rispondere e lavorare con modalità tendenzialmente anche molto diverse”.

Molto passa anche da un aumento delle capacità finanziarie dei singoli cittadini. E secondo Corcos, in ambito di educazione finanziaria “si è fatto un po’ di progresso, si è intrapreso un cammino di miglioramento grazie alle società, alle istituzioni e alle autorità pubbliche, che si sono date da fare negli ultimi anni. Siamo ancora lontani dall’ottimo, non c’è dubbio che dobbiamo fare ancora di più. Ma iniziative come il mese dell’educazione finanziaria attualmente in corso, fanno in modo che i risparmiatori italiani siano sempre più a conoscenza di quanto accade alle loro finanze”.

L’educazione finanziaria serve anche a spiegare come il risparmio possa aiutare la ripresa legandosi all’economia reale e agli investimenti in un Paese industriale come l’Italia, che da oltre 20 anni sconta un deficit di crescita peggiorato dal Covid. “Come industria del risparmio gestito abbiamo proposto, lavorando a quattro mani anche con il governo e in particolare con il Mef, tutta una serie di soluzioni per fare da ponte tra risparmio degli italiani ed economia reale”, dice Corcos.

“Pensiamo ai Pir tradizionali, che ora chiamiamo così perché è nata una nuova famiglia, quella dei Pir alternativi”. Entrambi danno la possibilità di beneficiare di un’agevolazione fiscale – nello specifico, l’esenzione dall’imposta sui guadagni in conto capitale, o capital gain – e prevedono vincoli di investimento a vantaggio delle piccole e medie imprese. “Accanto ai Pir tradizionali è stato costruito il mondo dei Pir alternativi, uno strumento di sviluppo di sistema estremamente rilevante perché punta a finanziare ancora di più il mercato delle Pmi”, insiste Corcos. “Assogestioni ha sostenuto fin dall’inizio il percorso di nascita dei Pir alternativi, valorizzando attori importanti in singoli segmenti e in aree di nicchia e dando risorse a una filiera in grado di rafforzare il sistema finanziario italiano, che a sua volta sostiene il sistema delle Pmi, spina dorsale dell’economia produttiva del Paese”.

In chiusura di intervento, Corcos tocca uno dei temi principali che informano da tempo l’evoluzione del settore, e che si sta scoprendo essere ancora più cruciale in chiave di sviluppo post-Covid: la sostenibilità e i criteri Esg, declinati secondo le specificità del tessuto produttivo del Paese. “Le imprese inserite nel territorio che abbiano un’ottima corporate governance, che investono sul capitale umano e sono rispettose dell’ambiente sono la fotografia dell’eccellenza italiana, e rappresentano il coronamento del nostro lavoro di conduzione del risparmio verso impieghi virtuosi”.

La forza dell’Europa


Proprio le tematiche Esg rappresentano “un aspetto ineludibile delle politiche economiche europee”, come evidenzia Irene Tinagli, presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo (Econ) e keynote speaker dell’evento. “La Commissione stima che la riduzione delle emissioni richieda investimenti per 350 miliardi all’anno. C’è bisogno di enormi quantità di risorse private: dobbiamo creare un mercato, stimolarlo e supportarlo”, insiste Tinagli. “Abbiamo intenzione di far sì che una quota significativa del Recovery fund sia dedicata agli investimenti sostenibili. Dobbiamo creare tutte le condizioni affinché si si sviluppi un mercato finanziario a sostegno di questa transizione, anche grazie al coinvolgimento del settore privato”.

Tutto passa dal risparmio, dunque. “Il risparmio ha e avrà nei prossimi mesi e anni un ruolo sempre più importante per riattivare la crescita dell’Italia e dell’Europa”, spiega Tinagli. “La ricostruzione del post-Covid non può accadere da un giorno all’altro. Abbiamo davanti a noi una transizione lunga e un percorso complesso, come testimoniano gli accordi di definizione del Recovery plan”.

L’Europa c’è, conferma la presidente dell’Econ, ed è al lavoro su una serie di progetti che hanno l’obiettivo di un’ulteriore integrazione e di un rafforzamento delle fondamenta economico-finanziarie del continente. “Un aspetto fondamentale del nostro lavoro è dedicato all’unione dei mercati dei capitali (Capital markets union, o Cmu). Dobbiamo assolutamente creare un mercato dei capitali europeo più integrato, più efficiente e più fluido, un traguardo fondamentale nel post-Covid”.

Liquidità fa rima con opportunità


L’evento entra nel vivo dando spazio alle voci dei protagonisti del risparmio gestito. Apre il dibattito Cinzia Tagliabue, amministratore delegato per l’Italia e deputy head della retail client division di Amundi Sgr, che riparte dalla liquidità.

“Come industria abbiamo l’opportunità di far investire la grande massa di liquidità presente nel sistema. Dobbiamo però fare i conti con i timori del risparmiatore italiano, che ha sempre guardato alla volatilità di mercato con preoccupazione. Ma il rischio maggiore – a lasciare tutta questa liquidità in conto corrente – è quello di perdere delle opportunità, per cui il nostro ruolo, assieme ai consulenti finanziari, è quello di individuare i bisogni dei clienti e, con la giusta consulenza, traghettarli verso l’investimento consapevole, nel giusto orizzonte temporale”. Un lavoro ambizioso, reso più complicato dal virus, una “variabile incontrollabile, almeno finché mancherà il vaccino”, afferma Tagliabue. “La crisi sanitaria si ripercuote inevitabilmente sull’economia. E qui arriviamo noi, chiamati a gestire questo nuovo paradigma”.

Il lavoro da fare? “Risiede nel valore della consulenza e, per i gestori, nella creazione di prodotti che diano soluzioni in chiave di pianificazione per il futuro. Dobbiamo garantire ai cittadini la possibilità, domani, di avere lo stesso tenore di vita di oggi”. La chiave rimane la diversificazione, ma secondo Tagliabue “manca ancora un anello di congiunzione tra la diversificazione degli investimenti nell’economia reale, il controllo del rischio e la percezione dei risparmiatori”.

Formichine sì, ma poco lungimiranti?

Questo perché, storicamente, gli italiani “sono sempre stati fantastici risparmiatori, ma non necessariamente ottimi allocatori” afferma Saverio Perissinotto, amministratore delegato di Eurizon. “Abituati a vivere di cedole del debito governativo piuttosto generose, non siamo stati abituati ad andare alla ricerca di asset allocation particolarmente diversificate e con componenti diverse dalla curva dei titoli di Stato”.

Oggi però il mondo finanziario è caratterizzato da tassi a zero se non addirittura negativi, per cui “l’unica scelta ragionevole”, spiega Perissinotto, “è avere asset allocation più diversificate, con una componente di rischio e di volatilità implicita più elevata”. Operazione non facile, che presuppone un «salto culturale» del risparmiatore italiano. “Ci sono due merci che non si possono comprare in bottega, e sono il tempo e la fiducia. Nella vita dell’investitore finanziario queste sono due caratteristiche fondamentali”, riassume Perissinotto.

Ciò detto, le risorse messe in campo dall’Europa possono fornire uno stimolo importante, a patto che siano opportunamente canalizzate. Spiega l’ad di Eurizon: “Se indirizzata correttamente, verso iniziative a favore dell’economia reale, questa massa di denaro può fare la differenza. Le Borse salgono se c’è crescita economica, e se le iniziative che partiranno saranno in grado di creare sviluppo, una certa dose di cauto ottimismo appare giustificata. È chiaro che bisogna approntare progetti che facciano partire un volano dell’economia reale che sia assolutamente rilevante”.

Il ruolo dei passivi

Lorenzo Alfieri, country head per l’Italia di J.P. Morgan AM, riflette sulla risposta dei passivi alla crisi di marzo-aprile. “Etf e prodotti passivi vengono scelti per la loro semplicità e la pronta liquidabilità. È evidente che in un momento di forte tensione come all’inizio della pandemia era molto importante testarli”. Secondo Alfieri il risultato “è stato più che soddisfacente”, soprattutto in Europa dove si guarda con grande interesse ai fondi tematici e Esg, esigenze verso le quali “gli Etf stanno rispondendo in modo diversificato”.

Di conseguenza, riflette Alfieri, il dibattito degli ultimi anni che ha inquadrato fondi attivi e passivi in termini quantitativi piuttosto che qualitativi “è ormai un po sterile”. “Quello che ci insegna la maturazione di questa area di prodotti è che bisogna rimettere al centro il cliente con le sue necessità. Oggi come oggi, sia gli attivi che i passivi devono trovare un giusto collocamento all’interno del portafoglio”.

L’importante è che il cliente abbia una soluzione efficace ai propri investimenti. “Se guardiamo al mondo Esg e della sostenibilità, vediamo chiaramente come si possa assolvere alla necessità di rispettare un indice sostenibile utilizzando un Etf. Al contempo, se l’investitore ha bisogno di trovare il cosiddetto «Best in class» all’interno del mondo sostenibile, può utilizzare un fondo attivo. Bisogna integrare entrambi”.

Il valore dei megatrend

Proprio intorno al valore della sostenibilità nel post-Covid e all’incrocio con l’altro grande tema messo al centro dalla pandemia, quello dell’affermazione del digitale, ha incardinato il suo intervento Santo Borsellino, presidente di Generali Insurance Asset Management e di Generali Investments Partners, parlando di “creazione di opportunità: il nostro mondo è più ricco ma non più equo, e nemmeno più sicuro”, spiega Borsellino. “La responsabilità sociale di tutti noi – asset owner, distributori, clienti retail e istituzionali – è sempre più centrale”.

La buona notizia, prosegue, è che nel vecchio continente “siamo posizionati bene su questi temi, e per una questione culturale abbiamo risposto prima di altri. Lo dimostra il fatto che gli asset in gestione legati ai temi sostenibili sono in gran parte domiciliati in Europa”.

Di converso, un’analisi del tema ‘digitalizzazione’ mostra che, come europei, “partiamo in una posizione di svantaggio”, dice Borsellino. “Per far nascere e crescere i colossi che oggi celebriamo nel Nasdaq con valutazioni stellari, c’è bisogno di creare un microclima in cui far fiorire questo tipo di aziende. Questo vuol dire decenni di investimento in infrastrutture, ricerca e sviluppo, in una cornice legale che si trasforma e asseconda le trasformazioni digitali – temi coltivati negli Stati Uniti e ultimamente anche in Cina, Paesi che noi europei ci troviamo a rincorrere”.

Una linea di azione con ampi spazi di crescita, anche in chiave di utilizzo delle risorse europee e nazionali. “Dobbiamo trovare forme di investimento verso cui convogliare il risparmio per avvicinarlo all’economia reale”, afferma Borsellino. Obiettivo cruciale “in un mondo di tassi bassi come quello attuale, in cui vi è molta repressione finanziaria che – di fatto – porta con sé una domanda crescente per rendimenti più interessanti nel medio-lungo termine”. E qui entrano in gioco i megatrend, che “tendono a dare risposte a questo tipo di domanda”. Tenendo comunque presente che “associare un megatrend a un’attitudine di investimento mordi e fuggi potrebbe non portare risultati di successo”.

In barba al Covid cresce l'export del cibo made in Italy: boom della pasta sui mercati esteri, bene anche gli ortaggi e gli oli

Un’elaborazione di Ismea sui dati Istat per comparto, disponibili solo sui primi sette mesi dell’anno, evidenziano "una crescita a doppia cifra per la pasta, con un +30% rispetto al periodo gennaio-luglio 2019"


«Anche nei mesi più critici dell'emergenza epidemiologica – notano dall’Istituto per i servizi per il mercato agricolo alimentare – a causa delle misure restrittive adottate da molti Paesi clienti, le esportazioni di pasta non hanno infatti accusato grossi contraccolpi, a fronte di flessioni anche significative registrate dagli altri comparti nei mesi di aprile e, in particolare, di maggio»

Il dato di agosto conferma, nel complesso, una progressione del food made in Italy sui mercati esteri (+3% sui primi 8 mesi del 2019), per un valore di 29,4 miliardi di euro. I dati per comparto, disponibili solo per i primi sette mesi dell’anno, evidenziano una crescita a doppia cifra per la pasta, con un +30% rispetto al periodo gennaio-luglio 2019.

Secondo le elaborazioni dell'Ismea sui dati Istat, anche nei mesi più critici dell’emergenza epidemiologica, a causa delle misure restrittive adottate da molti Paesi clienti, le esportazioni di pasta non hanno infatti accusato grossi contraccolpi, a fronte di flessioni anche significative registrate dagli altri comparti nei mesi di aprile e, in particolare, di maggio.

Oltre all’ottima performance della pasta e, più in generale, dell’intero comparto dei derivati dei cereali (+13% nel periodo gennaio-luglio), l’analisi dell’Ismea evidenzia il buon andamento degli ortaggi freschi e trasformati (+7,8%), in un contesto positivo anche per gli oli (+5%) e le coltivazioni industriali (+13,7%).

Rimangono stabili il comparto degli animali e carni e quello ittico, mentre accusano una netta flessione il comparto florovivaistico (-10,7%) e quello dei vini e mosti (-3,2%).

Cina; con il Covid-19 sotto controllo, l'economia avanza a grandi passi

Le esportazioni sono aumentate e le amministrazioni locali si sono impegnate in progetti di costruzione alimentati dal basso costo del denaro. Anche la spesa dei consumatori è finalmente in ripresa.

 
Mentre la maggior parte del mondo è ancora alle prese con la pandemia da coronavirus, la Cina sta dimostrando ancora una volta che una rapida ripresa economica è possibile, quando il virus è saldamente sotto controllo.
 

L'Ufficio nazionale di statistica del paese ha annunciato che l'economia cinese è aumentata del 4,9% nel trimestre da luglio a settembre rispetto agli stessi mesi dell'anno scorso. La robusta performance riporta la Cina quasi al ritmo di crescita di circa il 6% che registrava prima della pandemia.

Molte delle principali economie mondiali sono uscite dalle profondità di una contrazione la scorsa primavera, quando le interruzioni hanno causato un brusco calo della produzione. Ma la Cina è la prima a segnalare una crescita che supera significativamente il livello dello scorso anno nello stesso periodo. Anche gli Stati Uniti e altre potenze economiche, dovrebbero segnalare un aumento nel terzo trimestre, ma sono ancora indietro o stanno solo raggiungendo i livelli pre-pandemici.

Il vantaggio della Cina potrebbe aumentare ulteriormente nei mesi a venire. Non ha quasi nessuna trasmissione locale del virus, mentre gli Stati Uniti e l'Europa devono affrontare un'altra ondata di casi in accelerazione. 

La vigorosa espansione dell'economia cinese significa che è destinata a dominare la crescita globale, rappresentando almeno il 30 per cento della crescita economica mondiale di quest'anno e degli anni a venire. Le aziende cinesi stanno rappresentando la quota maggiore delle esportazioni mondiali, producendo elettronica di consumo, dispositivi di protezione personale e altri beni richiesti durante la pandemia. Allo stesso tempo, la Cina sta acquistando più ferro dal Brasile, più mais e maiale dagli Stati Uniti e più olio di palma dalla Malesia. Ciò ha in parte invertito il crollo dei prezzi delle materie prime la scorsa primavera e attenuato l'impatto della pandemia su alcuni settori. Tuttavia, la ripresa della Cina ha aiutato il resto del mondo meno che in passato, perché le sue importazioni non sono aumentate così tanto come le esportazioni. Questo modello ha creato posti di lavoro in Cina, ma ha frenato la crescita altrove.

La ripresa economica della Cina dipende da mesi anche da enormi investimenti in autostrade, linee ferroviarie ad alta velocità e infrastrutture. E nelle ultime settimane, con la ripresa della libera circolazione, il Paese ha visto l'inizio di una ripresa anche dei consumi interni.

L'attività sta riprendendo ora anche in luoghi come Wuhan, la città centrale della Cina dove è emerso per la prima volta il nuovo coronavirus.  

 

La crescita economica della Cina negli ultimi tre mesi è stata leggermente inferiore alle previsioni degli economisti, al 5,2% anziché al 5,5%, ma la performance è ancora forte, infatti i mercati azionari di Shanghai, Shenzhen e Hong Kong vedono un continuo e costante aumento del livello delle contrattazioni. Le vendite al dettaglio sono aumentate del 3,3% il mese scorso rispetto a un anno fa, mentre la produzione industriale è aumentata del 6,9%. Il modello cinese per ripristinare la crescita può essere efficace, ma potrebbe non essere attraente per altri paesi. Determinata a mantenere la trasmissione locale del virus uguale o prossima allo zero, la Cina è ricorsa a un monitoraggio cellulare completo della sua popolazione, blocchi per settimane di quartieri e città e costosi test di massa in risposta anche alle più piccole epidemie.

 
 
 
Il rimbalzo della Cina è accompagnato anche da alcune debolezze, in particolare un aumento del debito complessivo quest'anno di un importo pari a un terzo della produzione complessiva dell'economia. Gran parte del debito extra è costituito da prestiti da parte dei governi locali e delle imprese statali per pagare nuove infrastrutture o da mutui contratti da famiglie e aziende per pagare appartamenti e nuovi edifici. Il governo è consapevole del rischio di lasciare che il debito si accumuli rapidamente. Ma frenare il nuovo credito danneggerebbe l'attività immobiliare, un settore che rappresenta fino a un quarto dell'economia cinese.

Un altro rischio per la ripresa della Cina è la sua forte dipendenza dalle esportazioni. L'impennata delle esportazioni negli ultimi tre mesi, insieme ai prezzi più bassi per le importazioni di materie prime, ha rappresentato una fetta considerevole della crescita economica. Le esportazioni rappresentano ancora oltre il 17% dell'economia cinese, più del doppio di quelle che costituiscono l'economia americana.

I leader cinesi riconoscono che le esportazioni del paese sono sempre più vulnerabili alle tensioni geopolitiche, comprese le mosse che l'amministrazione Trump, mette in campo per sciogliere le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. I cambiamenti nella domanda globale potrebbero anche minacciare le esportazioni, poiché la pandemia colpisce le economie d'oltremare.

  

Xi Jinping, ha sempre più enfatizzato l'autosufficienza, con una strategia che richiede l'espansione delle industrie dei servizi e l'innovazione nella produzione industriale, oltre a consentire ai residenti di spendere di più.

"Dobbiamo fare dei consumatori il pilastro della nostra economia", ha detto Qiu Baoxing, consigliere di governo che è anche un ex vice ministro dell'edilizia abitativa. "Concentrandoci sulla circolazione domestica, stiamo effettivamente migliorando la nostra capacità di recupero". Ma responsabilizzare i consumatori è stata a lungo una sfida in Cina. In circostanze normali, la maggior parte dei cinesi è costretta a risparmiare per l'istruzione, l'assistenza sanitaria e la pensione a causa di una rete di sicurezza sociale debole. Il rallentamento economico e la pandemia hanno comportato la perdita di posti di lavoro, aggravando il problema, in particolare per i lavoratori a basso reddito e i residenti rurali.

 
 

 

I governi occidentali hanno sperimentato la fornitura di assegni di disoccupazione extra-large, pagamenti una tantum e persino pasti sovvenzionati nei ristoranti. Queste azioni sono state finalizzate ad aiutare le famiglie a sostenere un tenore di vita minimo durante la pandemia, che a sua volta ha alimentato la domanda di importazioni dalla Cina. Assisteremo a una recrudescenza del conflitto commerciale, e non solo tra gli Stati Uniti e la Cina, ma a livello globale.

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Mercato auto, segnali di ripresa in Europa: immatricolazioni su del 3,1%, in Italia salto triplo (+9.5%). Certo, rispetto a un anno fa...

Le immatricolazioni di auto nuove in Europa sono cresciute del 3,1% nel mese di settembre 2020. Nel saldo da inizio anno, però, la flessione è del 28,8%, quasi tre milioni di auto in meno


UNRAE, mercato auto settembre 2020: crescita del 9,5% - MotorBox 

Il mercato auto Europa chiude il mese di settembre 2020 con il primo segno positivo dell'anno. Secondo quanto riporta ACEA, le immatricolazioni sono aumentate del 3,1% a quota 933.987. Dato che scende ad un +1,1% includendo anche il Regno Unito e EFTA. Si tratta certamente di una buona notizia visto il delicato momento in cui si trova questo settore pesantemente colpito dalle conseguenze del lockdown sanitario.

Tuttavia, non tutti i mercati europei hanno mostrato segnali di ripresa a settembre. Tra i principali, ci sono stati segni negativi in Spagna (-13,5%) e Francia (-3,0%), mentre Italia (+ 9,5%) e Germania (+ 8,4%) hanno registrato forti progressi. Guardando ai dati dall'inizio dell'anno, la domanda di automobili è diminuita del 28,8% in Europa, un dato che sale al 29,3% includendo Regno Unito e EFTA. L'impatto della pandemia sta pesando moltissimo sui numeri del settore automotive.
 
Da gennaio a settembre sono state immatricolate sette milioni di unità, quasi 2,9 milioni in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Andando a vedere più da vicino i numeri del mercato europeo dell'auto di settembre 2020, FCA mostra un progresso del 14,4% (11,8% considerando Regno Unito e EFTA). Bene, in particolare, Fiat, Jeep e Lancia. Segni positivi anche per il Gruppo Volkswagen, il Gruppo Renault e il Gruppo Toyota.
 
Segno negativo, invece, per il Gruppo PSA, il Gruppo BMW e il Gruppo Jaguar Land Rover. Sarà molto interessante scoprire i numeri del mese di ottobre. La fine degli incentivi in alcuni Paesi e la nuova crescita dei contagi del pericoloso virus potrebbero tornare a penalizzare il settore dell'auto che stava tentando lentamente di riprendersi.

Covid, virologi ed esperti fra tristi scenari e giusti richiami. Ma attenzione alla paura, altro virus pericoloso. Gismondo: "I tecnici diano dati, non ricette politiche"

"Un lockdown a Natale è nell'ordine delle cose", ha detto il virologo dell'Università di Padova, Andrea Crisanti. "Un lockdown a Milano? Bisogna ragionare", ha affermato da par suo il professor Massimo Galli, direttore del reparto malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano. Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di Microbiologia clinica, Virologia e Diagnostica delle bioemergenze dello stesso ospedale milanese però afferma: "E' un nostro dovere deontologico, nella consapevolezza che da tecnici non possiamo suggerire soluzioni politiche dalle conseguenze incalcolabili, che debbono tener conto di molti fattori, oltre che della scienza" - (LEGGI TUTTO)


Medici e virologi convinti: "Sì, è ora di tornare a giocare" - Corriere  dello Sport

GISMONDO: "Tecnici diano dati, non ricette politiche"

Parla Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di Microbiologia clinica, Virologia e Diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano: "Nella lotta contro Covid-19 è il momento della responsabilità di tutti. Noi esperti sui quali si polarizza l'attenzione mediatica abbiamo un compito molto importante: dare poche indicazioni, la verità dei dati, senza cedere a interpretazioni personali con eccesso di pessimismo o ottimismo. E' un nostro dovere deontologico, nella consapevolezza che da tecnici non possiamo suggerire soluzioni politiche dalle conseguenze incalcolabili, che debbono tener conto di molti fattori, oltre che della scienza".

BASSETTI: "Parlare di lockdown a Natale mette solo paura"

"Pensare ad un lockdown a Natale mi pare francamente prematuro. Sparare dicendo che ci sarà una chiusura mette solo tanta paura nella popolazione e tanto allarme per uno dei momenti più belli in un anno che è stato molto difficile. Noi, clinici e medici, dobbiamo stare attenti a fare certe affermazioni, le scelte di una nuova serrata spettano alla politica, che deve decidere in base ai dati e all'andamento della curva epidemiologica". Lo afferma all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova, e componente della task force Covid-19 della Regione Liguria.

PREGLIASCO: "Non ci sono condizioni per lockdown Milano"

"In questo momento non ci sono le condizioni per un lockdown di Milano. Quando ho fatto questa ipotesi ho voluto immaginare degli scenari che possono essere anche pesanti". Lo chiarisce il virologo dell'Università degli studi Milano, Fabrizio Pregliasco.

"La città - spiega a Sky Tg24 - ha una densità di popolazione elevatissima, contesti abitativi molto di vicinanza, tantissime attività lavorative e una metropolitana che purtroppo è sotto il livello necessario e dovrebbe essere incrementata. C'è una situazione a rischio, ma ad oggi sotto controllo. Rimango ottimista - sottolinea - ma prepariamoci comunque a scenari che potrebbero essere negativi".

"Prima di parlare di lockdown iniziamo a vedere gli effetti che avrà il nuovo Dpcm nelle prossime settimane - prosegue Bassetti - Si stanno muovendo anche le Regione e le città con misure più strette, ad esempio a Genova da oggi verranno inasprite le norme. Se i numeri in alcune regioni o città dovessero aumentare, è evidente che si dovranno trovare delle strategie di contenimento, ma prima di arrivare alla chiusura vanno presi altri provvedimenti. In altri Paesi Ue non stanno procedendo con lockdown generalizzati, ma con chiusure molto circoscritte e limitate".

  • Pubblicato in Salute

Covid, tocca a un altro big dello sport: Fognini positivo durante il Sardegna Open

Ai tanti positivi illustri di questi giorni si è aggiunto anche Fabio Fognini, tennista numero 16 del mondo, che è stato sottoposto a tampone durante il Sardegna Open, torneo ATP. Il trentatreenne ligure sarebbe dovuto scendere in campo oggi nell'incontro degli ottavi di finale contro lo spagnolo Carballes Baena, che ora dovrà affrontare il croato Danilo Petrovic, il sostituto di Fognini. Ora dovranno essere sottoposti a tampone tutti i tennisti in gara nel torneo che si sta disputando a Pula. Tra questi anche Musetti, che martedì ha disputato il doppio in coppia con Fognini.

"Ragazzi devo comunicarvi che questa mattina sono risultato positivo al Covid-19. I sintomi sono molto lievi, un po' di tosse e febbre, mal di testa... ma purtroppo è arrivata questa brutta notizia". Così su Instagram, Fognini ha confermato la notizia della sua positività. "Sono già in isolamento e sono convinto che mi rimetterò molto presto. Vi abbraccio tutti".

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