La mobilità elettrica deve offrire un'ecologia a 360 gradi

La Mazda MX-30 offre sostenibilità in tutte le aree, dalle batterie e dai materiali interni alla ricarica.


L'elettrificazione dei trasporti è la chiave per rendere green la mobilità e raggiungere, o almeno approssimare per il momento, la tanto attesa compatibilità dell'auto con l'ambiente. I veicoli meccanici tradizionali consumano ancora combustibili fossili, così come gli ibridi, ma non i modelli elettrici, che consentono di guidare senza produrre emissioni. Ed è per questo che sono l'alternativa con più futuro.

Nonostante questo, durante tutta la vita utile di un'auto, sia termica che di batteria, si genera un'impronta ambientale dall'estrazione delle materie prime, dalla loro produzione, dal trasporto al concessionario, dall'utilizzo e dal riciclaggio finale. Tuttavia, questo impatto può essere ridotto al minimo applicando le giuste soluzioni. E ci sono già esempi, come la Mazda MX-30, che mostra la via da seguire per rendere le auto elettriche il più pulite possibile.

Un'auto alimentata al 100% a batteria non genera emissioni durante la guida, ma gli ingegneri e i designer Mazda si sono spinti oltre, tenendo conto anche, tra molti altri fattori, di come viene prodotta l'elettricità che alimenta questi veicoli, perché se si ricorre a impianti che utilizzano combustibili fossili per produrlo, il bilancio ecologico non è più positivo. Ed è un punto vitale, perché secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, il pericolo nella produzione di elettricità è l'attività umana che emette più CO 2 nell'atmosfera.

Ma ci sono altri problemi da considerare. Il produttore giapponese ha condotto uno studio insieme alla Kogakuin University di Tokyo, pubblicato sulla rivista tecnica Sustainability, da cui si evidenzia che i modelli elettrici con piccole batterie generano meno emissioni nel loro ciclo completo, perché richiedono meno energia per produrle e ricaricarle, poiché pesano anche meno, non consumano tanto e sfruttano meglio l'energia disponibile.

Batterie adeguate per la necessaria autonomia

Uno dei punti più controversi intorno alle auto elettriche è stato (e continua ad essere) quello della loro autonomia. La principale lamentela dei potenziali acquirenti risiede nella sua autonomia più limitata rispetto a quella di una macchina dotata di un motore a combustione. E la maggior parte dei marchi scommette sull'integrazione di batterie sempre più grandi per offrire un raggio d'azione o autonomia superiore. 

Ma è una buona idea? L'argomento a favore è che, potendo percorrere distanze di 600 o più chilometri per carica, un veicolo elettrico riuscirebbe a convincere la maggioranza dei clienti e potrebbe essere utilizzato come unica automobile di una famiglia. Tuttavia, la realtà è che nella quotidianità quasi nessuno viaggia così lontano con il proprio veicolo.

Secondo uno studio condotto dalla società di consulenza Ipsos nel 2019, in Europa i conducenti percorrono in media 48 chilometri al giorno. Certo, ci sono anche quelli che arrivano a 80 e altri che si fermano a 30. Allora perché portare enormi batterie per poter affrontare lunghi viaggi che non si fanno quasi mai?

Mazda ha scelto la strada opposta, ed è per questo che il suo MX-30 integra una batteria da 35,5 kWh, la metà di quella che normalmente trasportano altri veicoli elettrici delle sue dimensioni. Ma la strategia ha la sua ricompensa, perché grazie al risparmio di peso e una maggiore efficienza energetica, questa batteria fornisce un'autonomia fino a 265 chilometri in ciclo urbano, più che sufficiente per coprire le necessità quotidiane e anche le fughe del fine settimana nei dintorni. Integrando accumulatori più compatti si guadagna anche lo spazio interno e, riducendo il peso, si migliora anche il comportamento dinamico. 

Mazda MX-30

Energia pulita e ricarica rapida

Mazda ha stretto una partnership con Iberdrola affinché la sostenibilità dell'MX-30 si estenda anche alla ricarica, grazie a questo accordo, l'azienda giapponese offre ai suoi clienti un punto di ricarica Wallbox Pulsar Plus da 7,4 kW. Ma la cosa migliore è che l'elettricità che consumi è prodotta in modo pulito, da fonti rinnovabili (certificato GdOs).

Inoltre, se è collegato alla ricarica tramite le colonnine pubbliche (dell'azienda elettrica locale), l'energia necessaria per percorrere 100 chilometri costerà solo 0,5 euro. E il culmine: l'MX-30 può assorbire potenze di carica fino a 50 kW,  e la somma di questa potenza e della sua efficiente batteria compatta consente di ricaricare dal 20% all'80% in carica rapida in soli 36 minuti.

Un interno che è anche rispettoso

L'interno di un'auto deve offrire qualità ed ergonomia e, se possibile, anche un'atmosfera accogliente e un design accattivante. Nel caso di Mazda, queste massime sono anche combinate con il concetto di design Modern Human, che facilita l'interazione del guidatore con il suo veicolo, e con materiali ecocompatibili.  

Il produttore utilizza sughero naturale per rivestire la consolle centrale e le maniglie delle porte. E lo fa per una doppia ragione. Innanzitutto perché per ottenere il materiale è sufficiente togliere la corteccia dagli alberi, le querce da sughero, senza doverle abbattere, riducendo così l'impatto sulle risorse naturali. La corteccia ricresce. Ma in secondo luogo, l'uso del sughero è un omaggio alle origini di Mazda, che ha iniziato il suo percorso industriale lavorando con i derivati ​​di questa materia prima.

Mazda MX-30

Inoltre, la parte superiore dei rivestimenti delle portiere è realizzata con una speciale fibra tessile proveniente da bottiglie di plastica riciclate e, in alcune versioni, i sedili sono rivestiti con una pelle vegana che utilizza l'acqua al posto dei solventi durante il processo di fabbricazione e riesce a mantenere il tocco e la resistenza caratteristici della pelle naturale.

Tutti questi valori di sostenibilità si fondono con le ultime tecnologie al servizio della sicurezza, di cui fanno parte sistemi come la frenata di emergenza automatica con rilevatore di traffico frontale o il sistema di mantenimento della corsia, che sono raggruppati sotto il nome di i-Activsense

La mobilità elettrica deve offrire un'ecologia a 360 gradi

La Mazda MX-30 offre sostenibilità in tutte le aree, dalle batterie e dai materiali interni alla ricarica.


L'elettrificazione dei trasporti è la chiave per rendere green la mobilità e raggiungere, o almeno approssimare per il momento, la tanto attesa compatibilità dell'auto con l'ambiente. I veicoli meccanici tradizionali consumano ancora combustibili fossili, così come gli ibridi, ma non i modelli elettrici, che consentono di guidare senza produrre emissioni. Ed è per questo che sono l'alternativa con più futuro.

Nonostante questo, durante tutta la vita utile di un'auto, sia termica che di batteria, si genera un'impronta ambientale dall'estrazione delle materie prime, dalla loro produzione, dal trasporto al concessionario, dall'utilizzo e dal riciclaggio finale. Tuttavia, questo impatto può essere ridotto al minimo applicando le giuste soluzioni. E ci sono già esempi, come la Mazda MX-30, che mostra la via da seguire per rendere le auto elettriche il più pulite possibile.

Un'auto alimentata al 100% a batteria non genera emissioni durante la guida, ma gli ingegneri e i designer Mazda si sono spinti oltre, tenendo conto anche, tra molti altri fattori, di come viene prodotta l'elettricità che alimenta questi veicoli, perché se si ricorre a impianti che utilizzano combustibili fossili per produrlo, il bilancio ecologico non è più positivo. Ed è un punto vitale, perché secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, il pericolo nella produzione di elettricità è l'attività umana che emette più CO 2 nell'atmosfera.

Ma ci sono altri problemi da considerare. Il produttore giapponese ha condotto uno studio insieme alla Kogakuin University di Tokyo, pubblicato sulla rivista tecnica Sustainability, da cui si evidenzia che i modelli elettrici con piccole batterie generano meno emissioni nel loro ciclo completo, perché richiedono meno energia per produrle e ricaricarle, poiché pesano anche meno, non consumano tanto e sfruttano meglio l'energia disponibile.

Batterie adeguate per la necessaria autonomia

Uno dei punti più controversi intorno alle auto elettriche è stato (e continua ad essere) quello della loro autonomia. La principale lamentela dei potenziali acquirenti risiede nella sua autonomia più limitata rispetto a quella di una macchina dotata di un motore a combustione. E la maggior parte dei marchi scommette sull'integrazione di batterie sempre più grandi per offrire un raggio d'azione o autonomia superiore. 

Ma è una buona idea? L'argomento a favore è che, potendo percorrere distanze di 600 o più chilometri per carica, un veicolo elettrico riuscirebbe a convincere la maggioranza dei clienti e potrebbe essere utilizzato come unica automobile di una famiglia. Tuttavia, la realtà è che nella quotidianità quasi nessuno viaggia così lontano con il proprio veicolo.

Secondo uno studio condotto dalla società di consulenza Ipsos nel 2019, in Europa i conducenti percorrono in media 48 chilometri al giorno. Certo, ci sono anche quelli che arrivano a 80 e altri che si fermano a 30. Allora perché portare enormi batterie per poter affrontare lunghi viaggi che non si fanno quasi mai?

Mazda ha scelto la strada opposta, ed è per questo che il suo MX-30 integra una batteria da 35,5 kWh, la metà di quella che normalmente trasportano altri veicoli elettrici delle sue dimensioni. Ma la strategia ha la sua ricompensa, perché grazie al risparmio di peso e una maggiore efficienza energetica, questa batteria fornisce un'autonomia fino a 265 chilometri in ciclo urbano, più che sufficiente per coprire le necessità quotidiane e anche le fughe del fine settimana nei dintorni. Integrando accumulatori più compatti si guadagna anche lo spazio interno e, riducendo il peso, si migliora anche il comportamento dinamico. 

Mazda MX-30

Energia pulita e ricarica rapida

Mazda ha stretto una partnership con Iberdrola affinché la sostenibilità dell'MX-30 si estenda anche alla ricarica, grazie a questo accordo, l'azienda giapponese offre ai suoi clienti un punto di ricarica Wallbox Pulsar Plus da 7,4 kW. Ma la cosa migliore è che l'elettricità che consumi è prodotta in modo pulito, da fonti rinnovabili (certificato GdOs).

Inoltre, se è collegato alla ricarica tramite le colonnine pubbliche (dell'azienda elettrica locale), l'energia necessaria per percorrere 100 chilometri costerà solo 0,5 euro. E il culmine: l'MX-30 può assorbire potenze di carica fino a 50 kW,  e la somma di questa potenza e della sua efficiente batteria compatta consente di ricaricare dal 20% all'80% in carica rapida in soli 36 minuti.

Un interno che è anche rispettoso

L'interno di un'auto deve offrire qualità ed ergonomia e, se possibile, anche un'atmosfera accogliente e un design accattivante. Nel caso di Mazda, queste massime sono anche combinate con il concetto di design Modern Human, che facilita l'interazione del guidatore con il suo veicolo, e con materiali ecocompatibili.  

Il produttore utilizza sughero naturale per rivestire la consolle centrale e le maniglie delle porte. E lo fa per una doppia ragione. Innanzitutto perché per ottenere il materiale è sufficiente togliere la corteccia dagli alberi, le querce da sughero, senza doverle abbattere, riducendo così l'impatto sulle risorse naturali. La corteccia ricresce. Ma in secondo luogo, l'uso del sughero è un omaggio alle origini di Mazda, che ha iniziato il suo percorso industriale lavorando con i derivati ​​di questa materia prima.

Mazda MX-30

Inoltre, la parte superiore dei rivestimenti delle portiere è realizzata con una speciale fibra tessile proveniente da bottiglie di plastica riciclate e, in alcune versioni, i sedili sono rivestiti con una pelle vegana che utilizza l'acqua al posto dei solventi durante il processo di fabbricazione e riesce a mantenere il tocco e la resistenza caratteristici della pelle naturale.

Tutti questi valori di sostenibilità si fondono con le ultime tecnologie al servizio della sicurezza, di cui fanno parte sistemi come la frenata di emergenza automatica con rilevatore di traffico frontale o il sistema di mantenimento della corsia, che sono raggruppati sotto il nome di i-Activsense

Boom della pasta 100% italiana: in sei mesi consumi su del 28,5%

Volano i consumi di pasta con dicitura che richiama l'origine nazionale della materia prima, in controtendenza rispetto all'andamento degli acquisti negli ultimi anni in Italia, che registrano una costante riduzione, in un settore considerato dagli esperti maturo. Lo evidenzia il report Ismea "Tendenze. Frumento duro – pasta di semola"


Ecco i pastifici che portano a tavola la pasta fatta al 100% con grano  italiano

Volano i consumi di pasta 100% italiana che nel primo semestre dell'anno mettono a segno aumenti del 23% in quantità e del 28,5% in valore. Questo in controtendenza rispetto all'andamento in calo degli acquisti nazionali di pasta generica. Un dato che conferma come in un comparto ormai maturo, il richiamo all'origine nazionale della materia prima ha fornito un forte e nuovo stimolo per le famiglie. E' quanto evidenzia il report Ismea 'Tendenze sul frumento duro', precisando che nel 2019 la confezioni con etichetta '100% italiana' hanno avuto una crescita del 13% sia a volume che a valore.

Il peso della pasta 100% italiana sui consumi totali di quella di semola secca, segnala il report, è costantemente aumentato: da una quota del 14% in volume e del 17% in valore nel 2018, ha superato nei due casi il 20%. Durante i mesi del lockdown in analogia a quanto verificatosi per l'intero comparto alimentare anche le vendite di pasta sono risultate in netto aumento. Il primi sei mesi del 2020 fanno infatti segnare una crescita su base annua dell'8% in volume, e del 13,5% della spesa. In generale l'attuale pandemia e le conseguenti misure restrittive, hanno esposto le industrie della trasformazione molitoria e pastaria italiana a una forte vulnerabilità, data la strutturale dipendenza dalla materia prima estera. Va ricordato, infatti, che i quantitativi di granella che provengono oltre frontiera oscillano annualmente tra il 30% e 40% del fabbisogno delle imprese. Tale preoccupazione è stata maggiormente sentita durante le prime settimane dell'emergenza, successivamente la filiera ha mostrato un elevato grado di resilienza: sono aumentate infatti sia le importazioni di materia prima sia le esportazioni di pasta di semola, così come il consumo domestico dei derivati del frumento duro. 

In leggero calo la fiducia dei consumatori, ma cresce quella delle imprese: l'economia post-Covid in Italia tra incertezza per il futuro e voglia di ripresa

A luglio la fiducia dei consumatori cala anche se lievemente, mentre continua salire per le imprese. Per i primi l'Istat, infatti, stima un indice in "leggera flessione" rispetto a giugno (da 100,7 a 100,0). Invece, per le aziende registra un nuovo rialzo, per il secondo mese consecutivo, (da 66,2 a 76,7). Anche se il livello resta, rimarca l'Istituto, "distante dai livelli precedenti l'emergenza sanitaria". Quanto alle famiglie, il passo indietro segue il "recupero" segnato nel mese precedente. Pesano, in questo caso, la diminuzione del clima economico, relativo alla situazione del Paese, e di quello futuro


A luglio 2020 si stima una leggera flessione del clima di fiducia dei consumatori, rispetto al mese di giugno 2020 (da 100,7 a 100,0); invece, l’indice composito del clima di fiducia delle imprese sale per il secondo mese consecutivo, passando da 66,2 a 76,7. Lo rileva l'Istat. L'Istituto spiega che le componenti economica e futura del clima di fiducia dei consumatori sono in diminuzione (da 87,1 a 85,7 e da 105,6 a 104,2 rispettivamente), mentre cresce sia la componente personale ( da 104,5 a 105,2) sia quella corrente (da 96,4 a 97,3).

Con riferimento alle imprese, le stime dell'Istat evidenziano un aumento della fiducia diffuso a tutti i settori seppur con intensità diverse. In particolare, nell’industria l’indice di fiducia del settore manifatturiero sale da 80,2 a 85,2 e nelle costruzioni aumenta da 124,0 a 129,7. Per il comparto dei servizi, si evidenzia una marcata risalita dell’indice sia nei servizi di mercato (da 52,1 a 65,8) sia nel commercio al dettaglio (l’indice passa da 79,6 a 86,3).

L'Istituto di Statistica rileva inoltre che per quanto attiene alle componenti dell’indice di fiducia, nell’industria manifatturiera migliorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese di produzione. Le scorte di prodotti finiti sono giudicate in decumulo rispetto al mese scorso. Per le costruzioni, l’aumento dell’indice è trainato da un deciso miglioramento dei giudizi sugli ordini a cui si unisce un peggioramento delle aspettative sull’occupazione presso l’impresa.

Nei servizi di mercato e nel commercio al dettaglio, prosegue l'Istat, migliorano tutte le componenti dell’indice; in particolare, nei servizi si segnala il deciso recupero dei giudizi e delle attese sugli ordini e nel commercio l’aumento marcato sia dei giudizi sia delle aspettative sulle vendite.

Nella fase di rilevazione dei dati, effettuata tra il 1° e il 17 luglio 2020, non vi è stata alcuna riduzione del tasso di risposta delle imprese a causa dell’emergenza sanitaria. Nell’elaborazione dei dati, sono state comunque messe in atto delle azioni per gestire in modo adeguato le variazioni eccezionali presenti in questo periodo, conclude l'Istat.

"A luglio il clima di fiducia delle imprese migliora per il secondo mese consecutivo, pur rimanendo ancora distante dai livelli precedenti l’emergenza sanitaria. La crescita, diffusa a tutti i settori, è più marcata per i servizi. Peraltro, i livelli raggiunti dagli indici rimangono storicamente contenuti ad eccezione delle costruzioni, dove l’indice torna a collocarsi sui livelli storicamente elevati registrati all’inizio del 2018. L’indice della fiducia dei consumatori, invece, dopo il recupero mostrato nel mese di giugno 2020, registra una lieve flessione, determinata dalla diminuzione del clima economico e di quello futuro". E' il commento dell'Istat ai dati diffusi oggi dall'Istituto sulla fiducia di consumatori e imprese a luglio.

(Fonti: Ansa e Adnkronos)

Energia, bollette sotto accusa: poco trasparenti, i consumatori non consapevoli del reale costo dei servizi acquistati

La denuncia dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in audizione in commissione al Senato. Il problema principale, secondo l'Antitrust, è quello dei cosiddetti costi occulti che vengono inseriti nelle fatture. Così si alterano le scelte dei cittadini


Bollette, tutto quello che c'è da sapere per difendersi dalle ...

"L’attuale struttura di costo della bolletta determina una alterazione delle scelte dei consumatori, che devono assumere le proprie decisioni senza avere piena consapevolezza di quale sia il reale costo del servizio che stanno acquistando e dei reali vantaggi economici sottostanti la scelta di cambiare operatore". Ad affermarlo, in audizione al Senato, il Capo di Gabinetto dell'Antitrust, Enrico Quaranta.

Il costo del servizio di fornitura di energia per l’utenza, ha ricordato Quaranta, è formato da quattro componenti principali: spesa per la materia energia (nel IV trimestre 2019: 45,6%); spesa per oneri di sistema (22,6%); spesa per il trasporto e la gestione del contatore (18,8%); totale imposte e IVA (13%). Gli oneri generali di sistema, in particolare, "sono componenti tariffarie il cui gettito, di natura parafiscale, è destinato alla copertura di costi necessari per il conseguimento di obiettivi di interesse generale per il sistema elettrico", ha sottolineato.

Tuttavia "nel corso degli anni vi è stato un progressivo incremento della spesa per oneri di sistema nel settore elettrico, soprattutto - ha proseguito il Capo di Gabinetto dell'Antitrust - a causa della necessità di un sempre maggiore gettito per far fronte ai diversi obiettivi cui essi sono destinati (la crescita più significativa è imputabile all’aumento del fabbisogno necessario al sostegno alle fonti rinnovabili), il che ha comportato anche un aumento dell’incidenza di questa componente sulla spesa assoluta per il servizio di vendita dell’energia". E qui "emerge il primo effetto negativo: la complessità e articolazione della bolletta elettrica è tale da compromettere significativamente la trasparenza e la comprensibilità delle fatture per l’utenza".

Senza contare che gli oneri di sistema "determinano significativi squilibri tra gli operatori lungo la filiera - in danno soprattutto dei venditori non facenti parte di gruppi verticalmente integrati - alla luce delle modalità di esazione e del meccanismo di corresponsione delle garanzie finanziarie" prosegue Quaranta.

L’Autorità auspica perciò "anche in questa sede una soluzione legislativa che possa, in maniera più strutturale, porre mano alla questione e consentire di superare in via definitiva le problematiche concorrenziali connesse all’attuale assetto del sistema di esazione degli oneri generali di sistema, che i correttivi predisposti dal regolatore di settore hanno solo attenuato".

"In particolare, appare ormai imprescindibile il riconoscimento della natura tributaria di tale componente della bolletta elettrica, in considerazione della loro destinazione e della ormai rilevante entità degli stessi e, dunque, l’eliminazione di una loro specifica trattazione nell’ambito delle relazioni contrattuali tra venditori e distributori" spiega Quaranta.

No a un nuovo rinvio dello stop al mercato tutelato dell'elettricità, ribadisce il Capo di Gabinetto dell'Antitrust. L'Autorità ritiene che il nuovo termine individuato dall’articolo 12 del decreto Milleproroghe, che proroga al 1° gennaio 2022 la cessazione del sistema di regolazione di prezzo nel mercato dell’energia elettrica, per le micro imprese e per i clienti domestici, e al 1° gennaio 2021 nel mercato dell’energia elettrica per le piccole imprese, "debba avere carattere di definitività e non possa essere oggetto di ulteriori rinvii".

Contrazione del reddito, l'allarme di Bankitalia: "Un terzo delle famiglie ha riserve economiche solo per tre mesi e il 30% degli italiani non andrà in vacanza"

Oltre metà della popolazione lamenta danni al reddito familiare dall'emergenza Covid. Impatto del lockdown più severo per i lavoratori autonomi. Un terzo delle famiglie ha riserve per soli 3 mesi, il 40% in difficoltà con il mutuo


"Oltre la metà della popolazione dichiara di aver subito una contrazione nel reddito familiare dopo le misure adottate per il contenimento" del coronavirus. E' quanto emerge dall'indagine straordinaria sulle famiglie condotta dalla Banca d'Italia. "Più di un terzo delle famiglie - si legge - dichiara di disporre di risorse finanziarie sufficienti per meno di 3 mesi a coprire le spese essenziali della famiglia in assenza di altre entrate".

"L'impatto è stato particolarmente severo per i lavoratori indipendenti", spiega Bankitalia, sottolineando che "quasi l'80% ha subito un calo nel reddito e per il 36% la caduta è di oltre la metà del reddito familiare".

Quasi il 40% delle famiglie ha difficoltà a sostenere le rate del mutuo Quasi il 40% degli individui indebitati dichiara di avere difficoltà nel sostenere le rate del mutuo a causa della crisi. "La quota - si legge nell'indagine - è più elevata nel Centro e nel Mezzogiorno". 

Inoltre, secondo il report, "solo un terzo di chi è in difficoltà con il pagamento delle rate del mutuo ha fatto ricorso o intende far ricorso alla moratoria mutui. Fra coloro che hanno un finanziamento per credito al consumo la percentuale di individui in difficoltà con il pagamento della rata è del 34%".

Niente vacanze per il 30% degli italiani L'emergenza sanitaria incide negativamente sulle aspettative di spesa degli italiani: circa il 30% della popolazione dichiara di non potersi permettere di andare in vacanza la prossima estate e quasi il 60% ritiene che anche quando l'epidemia sarà terminata le proprie spese per viaggi, vacanze, ristoranti, cinema e teatri saranno comunque inferiori a quelle pre-crisi.

Cresce la pressione fiscale, crollano i consumi e aumenta la propensione al risparmio: la fotografia economica dell'Italia dell'emergenza

Le rilevazioni Istat: la pressione fiscale nel primo trimestre è stata pari al 37,1%, in crescita di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Balza nel primo trimestre di quest'anno al 10,8% (dal 7,1) il rapporto tra deficit e Pil. L'incidenza dell'indebitamento sul Prodotto interno lordo "è sensibilmente aumentata" per "la riduzione delle entrate e l'aumento delle uscite". La spesa per consumi finali delle famiglie si è ridotta del 6,4%. Come conseguenza si registra un aumento considerevole del tasso di risparmio. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è, infatti, stimata al 12,5%, in rialzo di 4,6 punti percentuali rispetto al quarto trimestre 2019


Stipendi italiani, potere d'acquisto in caduta libera: persi 1.000 ...

La pressione fiscale è stata pari al 37,1% nel primo trimestre 2020, in crescita di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo rileva l'Istat. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito dell’1,6% rispetto al trimestre precedente, mentre la spesa per consumi finali si è ridotta del 6,4%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stimata al 12,5%, in aumento di 4,6 punti percentuali rispetto al quarto trimestre 2019. Il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito rispetto al trimestre precedente dell’1,7%, a fronte di una sostanziale stabilità dei prezzi (+0,2% la variazione del deflatore implicito dei consumi delle famiglie rispetto al trimestre precedente).

La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 42,3%, è aumentata di 0,4 punti percentuali rispetto al quarto trimestre del 2019. Il tasso di investimento, pari al 20,9%, è diminuito di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

Le stime dei conti trimestrali delle AP, delle famiglie e delle società risentono dei problemi, dovuti all’emergenza sanitaria, legati alla raccolta dei dati di base che costituiscono l’input per l’elaborazione dei conti. Ove necessario, sono state sviluppate azioni correttive che hanno permesso di elaborare e diffondere i dati relativi al primo trimestre 2020. Come di consueto, le stime rilasciate oggi saranno oggetto di revisione nelle prossime diffusioni, man mano che si renderanno disponibili ulteriori informazioni. Tali revisioni potrebbero essere di entità superiore alla norma, conclude l'Istat.

AUMENTANO BENZINA E GASOLIO

Prezzi in leggero rialzo sulla rete carburanti italiana. Con le quotazioni dei prodotti petroliferi nel Mediterraneo che ieri hanno chiuso stabili, oggi le compagnie non sono intervenute sui prezzi raccomandati. I prezzi praticati sul territorio continuano comunque a salire gradualmente assorbendo gli aumenti decisi nei giorni scorsi. E’ quanto emerge, in base all’elaborazione di Quotidiano energia, dai dati alle 8 di ieri comunicati dai gestori all’osservaprezzi carburanti del Mise.

Il prezzo medio nazionale praticato in modalità self della benzina è di 1,406 euro al litro (rispetto a 1,403 di ieri), con i diversi marchi compresi tra 1,402 e 1,428 euro/litro (no logo 1,381). Il prezzo medio praticato del diesel self è invece 1,288 euro/litro (1,286 ieri), con le compagnie posizionate tra 1,283 e 1,312 euro/litro (no logo 1,262).

Quanto al servito, per la verde il prezzo medio praticato è a 1,553 euro/litro (1,550 ieri), con gli impianti colorati che mostrano prezzi medi praticati tra 1,519 e 1,619 euro/litro (no logo 1,436), mentre per il diesel la media è a 1,438 euro/litro (1,435 il livello rilevato ieri) con i punti vendita delle compagnie con prezzi medi praticati compresi tra 1,409 e 1,504 euro/litro (no logo 1,318). Infine, il Gpl va da 0,575 a 0,599 (no logo 0,571).

 

Commercio ancora alla Fase 0: a maggio consumi giù del 30%. Tra i settori più colpiti, tempo libero -92%, alberghi e bar -66%

Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli: "Bene l'ipotesi del Governo di sostenere consumi e domanda interna attraverso misure di riduzione dell'Iva, sarebbe un segnale importante di fiducia che abbiamo sempre auspicato. Che non sia, però, una misura eccessivamente provvisoria. Le famiglie hanno meno reddito e molte imprese rischiano la chiusura. C'è pochissimo tempo, bisogna passare subito dagli annunci alla concretezza dei risultati. A partire dalla liquidità, che molte imprese non hanno ancora visto, fino ad un piano di rilancio dell'immagine dell'Italia nel mondo"


Negozi e grande distribuzione, cambierà tutto. Online di vicinato ...

A maggio, nonostante l’allentamento delle misure per il contenimento della pandemia e la graduale ripresa delle attività, la domanda delle famiglie ha stentato a trovare la strada per un rapido recupero. Nel confronto annuo l’indicatore dei consumi di Confcommercio (Icc) segnala un calo del 29,4%, dato meno negativo se confrontato con il -47% di aprile, ma che conferma grandi difficoltà soprattutto per i servizi legati alla fruizione del tempo libero. Anche nel mese di maggio dunque, sono pochi i segmenti che registrano un segno positivo: l’alimentazione domestica, le comunicazioni e l’energia sono tra i pochi settori i cui consumi sono sopra i livelli di un anno fa. Per molti segmenti non solo il recupero è modesto quanto, soprattutto, denso di incognite sul futuro prossimo, come nel caso della domanda di autovetture, dei consumi presso bar e ristoranti, dei trasporti e di tutta l’area legata al turismo ed allo svolgimento di attività d’intrattenimento e relazione.

Nel complesso degli ultimi tre mesi, si rileva, nel confronto con lo stesso periodo del 2019, una riduzione del 36,4% dei consumi, dato che si riuscirà a recuperare solo in parte nei prossimi mesi. Particolarmente difficile continua a risultare la situazione per la domanda di servizi, soprattutto per quelli legati alla fruizione del tempo libero. Nel confronto tra maggio 2020 e lo stesso mese del 2019 i trend, pur confermandosi molto negativi per la quasi totalità degli aggregati, evidenziano alcuni timidi tentativi di recupero per alcuni segmenti. Al di là della conferma di un’evoluzione positiva per l’alimentazione domestica, per le comunicazioni e per altri servizi legati a una maggiore presenza in casa, segnali favorevoli si registrano per la domanda di elettrodomestici, tv e altri apparecchi.

Allo stesso tempo Confcommercio sottolinea come un moderato recupero ha interessato l’abbigliamento e le calzature, i mobili ed i prodotti tessili per la casa ed i giochi e gli articoli per il tempo libero. Per le autovetture il dato meno negativo di maggio va letto con cautela, in quanto nel mese sono state effettuate consegne di ordini effettuati a gennaio e febbraio. Tra i servizi, per i quali si riscontrano ancora riduzioni che si avvicinano al 100%, qualche timido segnale di recupero si rileva per i pubblici esercizi. I limitati flussi turistici e il permanere di molte attività lavorative in casa rendono, peraltro, incerte le possibilità del settore di tornare in tempi ragionevoli su livelli vicini a quelli pre-pandemia.

SANGALLI - "Bene l'ipotesi del Governo di sostenere consumi e domanda interna attraverso misure di riduzione dell'Iva, sarebbe un segnale importante di fiducia che abbiamo sempre auspicato. Che non sia, però, una misura eccessivamente provvisoria". Lo afferma il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, sostenendo che "consumatori e imprese hanno bisogno di certezze per programmare e realizzare scelte di acquisto e di investimento indispensabili per rilanciare l'economia". L'economia italiana, sottolinea infatti commentando la congiuntura dell'Ufficio studi della confederazione, "nonostante la fine del lockdown, fatica a riprendersi. A maggio i consumi sono calati del 30%, le famiglie hanno meno reddito e molte imprese rischiano la chiusura. C'è pochissimo tempo, bisogna passare subito dagli annunci alla concretezza dei risultati. A partire dalla liquidità, che molte imprese non hanno ancora visto, fino ad un piano di rilancio dell'immagine dell'Italia nel mondo".

 

PIL - Considerando aprile come il punto di minimo congiunturale seguito dalla graduale ripresa di tutte le attività a partire da maggio, Confcommercio stima per giugno una crescita congiunturale del Pil, al netto dei fattori stagionali, del 4,7%, dato che comunque rappresenterebbe una diminuzione del 17,2% rispetto allo stesso mese del 2019. Nel secondo trimestre il Pil è previsto in calo del 17,4% rispetto al primo trimestre e del 21,9% nel confronto annuo.

Sottoscrivi questo feed RSS

FEED RSS