Auto elettrica, la scelta più sostenibile e conveniente: lo studio che lo dimostra. Altroconsumo: "Necessario potenziare le infrastrutture di ricarica e mantenere gli incentivi per qualche anno"

Un recente studio elaborato dal BEUC e i suoi partner, fra cui Altroconsumo in Italia, e finanziato dalla European Climate Foundation, ha calcolato i costi totali da sostenere per il possesso di varie tipologie di mezzi in base al tipo di alimentazione: benzina, diesel, ibrida, ibrida ricaricabile, elettrica e futuribile idrogeno. Ecco i risultati


Colonnine di ricarica per le auto elettriche — Comune di Maranello

Uno degli argomenti maggiormente discussi degli ultimi anni è la costante e rapida trasformazione del settore della mobilità che, guidato anche dai cambiamenti ambientali in atto e dagli incentivi messi a disposizione, si orienta sempre di più verso scelte maggiormente sostenibili. Al centro di questo dibattito si trovano le auto elettriche, tipologia di veicoli in forte espansione che risulta essere la migliore scelta in termini di sostenibilità ambientale e convenienza per i consumatori.

A dimostrarlo è il recente studio elaborato dal BEUC e i suoi partner, fra cui Altroconsumo in Italia, e finanziato dalla European Climate Foundation, in cui si è andati a calcolare i costi totali da sostenere per il possesso di varie tipologie di mezzi in base al tipo di alimentazione: benzina, diesel, ibrida, ibrida ricaricabile, elettrica e futuribile idrogeno.  
Per andare ad individuare il costo complessivo di ogni tipo di veicolo sono state analizzate diverse voci: la svalutazione nel tempo (incentivi inclusi), l’iva, i rifornimenti di carburante o ricariche di elettricità, le tasse, i costi di assicurazione e di manutenzione ordinaria.

Tenendo conto di questi criteri, l’auto elettrica si piazza al primo posto in termini di convenienza e si stima che lo possa mantenere anche con l’andare del tempo (prossimi 10 anni). Il suo costo medio di possesso è, infatti, pari a circa 74mila euro. Segue l’ibrido ricaricabile (a condizione di effettuare ricariche elettriche frequenti) a 77mila euro, poi il diesel (oltre 78mila euro) e, infine, la benzina (85mila euro). Le analisi sono state effettuate su tre segmenti (auto piccole, compatte e grandi) ma i risultati si presentano omogenei in ogni caso dimostrando che a fare la differenza reale è il tipo di alimentazione e non la grandezza del veicolo. In particolare, i grafici sotto riportati si riferiscono al segmento delle auto “compatte”, o “medie.

Altroconsumo ha, inoltre, analizzato le differenze di costo anche per il mercato dell’usato. Emerge che l’auto elettrica è una scelta che conviene anche se di seconda o terza mano, in quanto presenta valori minori o simili ad alte opzioni più inquinanti e garantisce comunque un risparmio nel tempo con costi delle ricariche più bassi, tasse più leggere e costi di manutenzione minori. 

"La svolta verso una mobilità più sostenibile è un cambiamento fondamentale da attuare per ridurre le emissioni di CO2, e questo studio dimostra come tale transizione sia, non solo possibile ma anche conveniente. Per guidare i consumatori verso le opzioni più green come le auto elettriche, risulta, tuttavia, fondamentale attuare dei cambiamenti a monte e lungo tutta la filiera al fine di rendere più facile, economico e sostenibile l’adozione di questi mezzi", dichiara Federico Cavallo, Responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo "In primis è necessario un potenziamento delle infrastrutture di ricarica ancora non sufficientemente diffuse sul territorio. Importante anche puntare sulla produzione di energia da fonti rinnovabili così da ridurre le emissioni prodotte per i rifornimenti e non potenziare un altro problema ambientale. E’ anche importante che, almeno per qualche anno, vengano mantenuti gli incentivi all’acquisto di vetture elettriche, in modo da stimolare l’acquisto, facendo sì che il parco vetture circolante raggiunga quote di elettrificazione significative, con benefici sia ambientali sia economici, anche a lungo termine per il mercato dell’usato, come mostra lo studio".

 

(Fonte: greencity.it)

Schizzano i prezzi di benzina e diesel: la stangata per gli automobilisti continua. Parliamo di 165 euro e 151 euro in più all'anno

In soli sette giorni un pieno da 50 litri costa 63 cent in più per la benzina e 45 cent per il gasolio. La denuncia dell'Unione Nazionale Consumatori


Non si arresta la corsa dei prezzi dei carburanti" che dura senza soluzione di continuità da metà novembre. In soli sette giorni un pieno da 50 litri costa 63 cent in più per la benzina e 45 cent per il gasolio. Dall'inizio dell'anno, ossia dalla rilevazione del 4 gennaio, un pieno da 50 litri è aumentato di 6 euro e 86 cent per la benzina e di 6 euro e 30 cent per il gasolio, con un rincaro, per entrambi, del 9,5%. Su base annua è pari a una stangata ad autovettura pari a 165 euro all'anno per la benzina e 151 euro per il gasolio". E' Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori in una nota.

"Dal 9 novembre, poi, ultima settimana senza rialzi, in poco più di 4 mesi c'è stato un balzo del 14,5% per la benzina e del 15,7% per il gasolio. Su un pieno di 50 litri l'aggravio è di circa 10 euro: 10 euro e 2 cent per la benzina e 9 euro e 81 cent per il gasolio. Su base annua è pari a una bastonata ad autovettura pari a 241 euro all'anno per la benzina e 236 per il gasolio", conclude.

Zone rosse e chiusure, impatto durissimo sull'economia italiana: -80 milioni di consumi al giorno. Nuovo colpo alle imprese del commercio e del turismo

"Le nuove restrizioni costeranno all'economia italiana circa 80 milioni di euro di consumi al giorno. Un nuovo colpo per le imprese, in particolare quelle del commercio e del turismo, la cui resistenza è ormai al limite". E' la stima di Confesercenti sull'impatto delle zone rosse che da oggi copriranno la maggior parte del territorio nazionale.

Seconde case, negozi e ristoranti: tra sette giorni cambia tutto -  IlGiornale.it

Le ennesime misure di restrizione - viene spiegato in una nota - determinano un bilancio fortemente negativo per i consumi delle famiglie, che nei primi quattro mesi dell'anno arriveranno a perdere complessivamente 9,5 miliardi di euro. Di questi, oltre 3 riguardano il commercio al dettaglio e oltre 5 viaggi, ospitalità e pubblici esercizi, da addebitare soprattutto all'estensione delle chiusure fino al weekend di Pasqua "Le dimensioni della crisi sono tali che i livelli di consumo pre-pandemia potranno ormai essere ripristinati solo nel 2024", spiega Confesercenti sottolineando che "dopo un anno di stop & go, ci sono circa 450mila imprese a rischio chiusura" e che "sono più di tre mesi che siamo in attesa dei sostegni per le attività economiche ed i lavoratori, ma il provvedimento continua ad essere rinviato".
   

La pandemia ci ha reso più digitali: quanti hanno scoperto e-banking e shopping online per la prima volta. Lavoro da remoto per un italiano su quattro. Tutto rose e fiori?

Il report di Deloitte tra pro e contro: in tanti pensano che il processo di digitalizzazione non consideri abbastanza l'aspetto umano


Consumatori più digitali e più propensi a cercare prodotti e servizi on-line. La pandemia da Covid-19 ha spinto la digitalizzazione di prodotti e servizi in Europa, modificando i comportamenti dei consumatori e accelerando quelle trasformazioni in corso che, in condizioni normali, avrebbero richiesto anni per affermarsi. A confermarlo è lo studio di Deloitte 'Umanesimo digitale', secondo cui il 30% dei consumatori europei (di Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Svizzera, Regno Unito e Paesi scandinavi) ha provato per la prima volta lo shopping online e l’e-banking durante la prima ondata Covid.

Secondo il report di Deloitte, la media europea di lavoratori che ha provato il remote working per la prima volta dopo lo scoppio della pandemia da Covid-19 è del 23%. Un valore che in Italia è ancora più rilevante, riguardando un intervistato su quattro (25%). Significativo anche il dato secondo cui il 38% dei rispondenti dichiara di essere riuscito a svolgere le proprie attività regolarmente durante il lockdown solo grazie all’innovazione tecnologica. Un chiaro segnale della trasformazione digitale su cui le imprese stanno spingendo, introducendo nuovi modelli e modalità operative, sottolinea lo studio.

Tuttavia, al di là dei limiti infrastrutturali, ciò che emerge è che il processo di digitalizzazione non consideri abbastanza l'aspetto umano. A pensarla così il 36% degli italiani, in linea con la media europea del 38%. Ma ci sono paesi dove il problema è ancor più sentito, come la Francia, dove quasi la metà dei rispondenti (46%) lamentano tale carenza.

 

(Fonte: Adnkronos)

La mobilità elettrica deve offrire un'ecologia a 360 gradi

La Mazda MX-30 offre sostenibilità in tutte le aree, dalle batterie e dai materiali interni alla ricarica.


L'elettrificazione dei trasporti è la chiave per rendere green la mobilità e raggiungere, o almeno approssimare per il momento, la tanto attesa compatibilità dell'auto con l'ambiente. I veicoli meccanici tradizionali consumano ancora combustibili fossili, così come gli ibridi, ma non i modelli elettrici, che consentono di guidare senza produrre emissioni. Ed è per questo che sono l'alternativa con più futuro.

Nonostante questo, durante tutta la vita utile di un'auto, sia termica che di batteria, si genera un'impronta ambientale dall'estrazione delle materie prime, dalla loro produzione, dal trasporto al concessionario, dall'utilizzo e dal riciclaggio finale. Tuttavia, questo impatto può essere ridotto al minimo applicando le giuste soluzioni. E ci sono già esempi, come la Mazda MX-30, che mostra la via da seguire per rendere le auto elettriche il più pulite possibile.

Un'auto alimentata al 100% a batteria non genera emissioni durante la guida, ma gli ingegneri e i designer Mazda si sono spinti oltre, tenendo conto anche, tra molti altri fattori, di come viene prodotta l'elettricità che alimenta questi veicoli, perché se si ricorre a impianti che utilizzano combustibili fossili per produrlo, il bilancio ecologico non è più positivo. Ed è un punto vitale, perché secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, il pericolo nella produzione di elettricità è l'attività umana che emette più CO 2 nell'atmosfera.

Ma ci sono altri problemi da considerare. Il produttore giapponese ha condotto uno studio insieme alla Kogakuin University di Tokyo, pubblicato sulla rivista tecnica Sustainability, da cui si evidenzia che i modelli elettrici con piccole batterie generano meno emissioni nel loro ciclo completo, perché richiedono meno energia per produrle e ricaricarle, poiché pesano anche meno, non consumano tanto e sfruttano meglio l'energia disponibile.

Batterie adeguate per la necessaria autonomia

Uno dei punti più controversi intorno alle auto elettriche è stato (e continua ad essere) quello della loro autonomia. La principale lamentela dei potenziali acquirenti risiede nella sua autonomia più limitata rispetto a quella di una macchina dotata di un motore a combustione. E la maggior parte dei marchi scommette sull'integrazione di batterie sempre più grandi per offrire un raggio d'azione o autonomia superiore. 

Ma è una buona idea? L'argomento a favore è che, potendo percorrere distanze di 600 o più chilometri per carica, un veicolo elettrico riuscirebbe a convincere la maggioranza dei clienti e potrebbe essere utilizzato come unica automobile di una famiglia. Tuttavia, la realtà è che nella quotidianità quasi nessuno viaggia così lontano con il proprio veicolo.

Secondo uno studio condotto dalla società di consulenza Ipsos nel 2019, in Europa i conducenti percorrono in media 48 chilometri al giorno. Certo, ci sono anche quelli che arrivano a 80 e altri che si fermano a 30. Allora perché portare enormi batterie per poter affrontare lunghi viaggi che non si fanno quasi mai?

Mazda ha scelto la strada opposta, ed è per questo che il suo MX-30 integra una batteria da 35,5 kWh, la metà di quella che normalmente trasportano altri veicoli elettrici delle sue dimensioni. Ma la strategia ha la sua ricompensa, perché grazie al risparmio di peso e una maggiore efficienza energetica, questa batteria fornisce un'autonomia fino a 265 chilometri in ciclo urbano, più che sufficiente per coprire le necessità quotidiane e anche le fughe del fine settimana nei dintorni. Integrando accumulatori più compatti si guadagna anche lo spazio interno e, riducendo il peso, si migliora anche il comportamento dinamico. 

Mazda MX-30

Energia pulita e ricarica rapida

Mazda ha stretto una partnership con Iberdrola affinché la sostenibilità dell'MX-30 si estenda anche alla ricarica, grazie a questo accordo, l'azienda giapponese offre ai suoi clienti un punto di ricarica Wallbox Pulsar Plus da 7,4 kW. Ma la cosa migliore è che l'elettricità che consumi è prodotta in modo pulito, da fonti rinnovabili (certificato GdOs).

Inoltre, se è collegato alla ricarica tramite le colonnine pubbliche (dell'azienda elettrica locale), l'energia necessaria per percorrere 100 chilometri costerà solo 0,5 euro. E il culmine: l'MX-30 può assorbire potenze di carica fino a 50 kW,  e la somma di questa potenza e della sua efficiente batteria compatta consente di ricaricare dal 20% all'80% in carica rapida in soli 36 minuti.

Un interno che è anche rispettoso

L'interno di un'auto deve offrire qualità ed ergonomia e, se possibile, anche un'atmosfera accogliente e un design accattivante. Nel caso di Mazda, queste massime sono anche combinate con il concetto di design Modern Human, che facilita l'interazione del guidatore con il suo veicolo, e con materiali ecocompatibili.  

Il produttore utilizza sughero naturale per rivestire la consolle centrale e le maniglie delle porte. E lo fa per una doppia ragione. Innanzitutto perché per ottenere il materiale è sufficiente togliere la corteccia dagli alberi, le querce da sughero, senza doverle abbattere, riducendo così l'impatto sulle risorse naturali. La corteccia ricresce. Ma in secondo luogo, l'uso del sughero è un omaggio alle origini di Mazda, che ha iniziato il suo percorso industriale lavorando con i derivati ​​di questa materia prima.

Mazda MX-30

Inoltre, la parte superiore dei rivestimenti delle portiere è realizzata con una speciale fibra tessile proveniente da bottiglie di plastica riciclate e, in alcune versioni, i sedili sono rivestiti con una pelle vegana che utilizza l'acqua al posto dei solventi durante il processo di fabbricazione e riesce a mantenere il tocco e la resistenza caratteristici della pelle naturale.

Tutti questi valori di sostenibilità si fondono con le ultime tecnologie al servizio della sicurezza, di cui fanno parte sistemi come la frenata di emergenza automatica con rilevatore di traffico frontale o il sistema di mantenimento della corsia, che sono raggruppati sotto il nome di i-Activsense

La mobilità elettrica deve offrire un'ecologia a 360 gradi

La Mazda MX-30 offre sostenibilità in tutte le aree, dalle batterie e dai materiali interni alla ricarica.


L'elettrificazione dei trasporti è la chiave per rendere green la mobilità e raggiungere, o almeno approssimare per il momento, la tanto attesa compatibilità dell'auto con l'ambiente. I veicoli meccanici tradizionali consumano ancora combustibili fossili, così come gli ibridi, ma non i modelli elettrici, che consentono di guidare senza produrre emissioni. Ed è per questo che sono l'alternativa con più futuro.

Nonostante questo, durante tutta la vita utile di un'auto, sia termica che di batteria, si genera un'impronta ambientale dall'estrazione delle materie prime, dalla loro produzione, dal trasporto al concessionario, dall'utilizzo e dal riciclaggio finale. Tuttavia, questo impatto può essere ridotto al minimo applicando le giuste soluzioni. E ci sono già esempi, come la Mazda MX-30, che mostra la via da seguire per rendere le auto elettriche il più pulite possibile.

Un'auto alimentata al 100% a batteria non genera emissioni durante la guida, ma gli ingegneri e i designer Mazda si sono spinti oltre, tenendo conto anche, tra molti altri fattori, di come viene prodotta l'elettricità che alimenta questi veicoli, perché se si ricorre a impianti che utilizzano combustibili fossili per produrlo, il bilancio ecologico non è più positivo. Ed è un punto vitale, perché secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, il pericolo nella produzione di elettricità è l'attività umana che emette più CO 2 nell'atmosfera.

Ma ci sono altri problemi da considerare. Il produttore giapponese ha condotto uno studio insieme alla Kogakuin University di Tokyo, pubblicato sulla rivista tecnica Sustainability, da cui si evidenzia che i modelli elettrici con piccole batterie generano meno emissioni nel loro ciclo completo, perché richiedono meno energia per produrle e ricaricarle, poiché pesano anche meno, non consumano tanto e sfruttano meglio l'energia disponibile.

Batterie adeguate per la necessaria autonomia

Uno dei punti più controversi intorno alle auto elettriche è stato (e continua ad essere) quello della loro autonomia. La principale lamentela dei potenziali acquirenti risiede nella sua autonomia più limitata rispetto a quella di una macchina dotata di un motore a combustione. E la maggior parte dei marchi scommette sull'integrazione di batterie sempre più grandi per offrire un raggio d'azione o autonomia superiore. 

Ma è una buona idea? L'argomento a favore è che, potendo percorrere distanze di 600 o più chilometri per carica, un veicolo elettrico riuscirebbe a convincere la maggioranza dei clienti e potrebbe essere utilizzato come unica automobile di una famiglia. Tuttavia, la realtà è che nella quotidianità quasi nessuno viaggia così lontano con il proprio veicolo.

Secondo uno studio condotto dalla società di consulenza Ipsos nel 2019, in Europa i conducenti percorrono in media 48 chilometri al giorno. Certo, ci sono anche quelli che arrivano a 80 e altri che si fermano a 30. Allora perché portare enormi batterie per poter affrontare lunghi viaggi che non si fanno quasi mai?

Mazda ha scelto la strada opposta, ed è per questo che il suo MX-30 integra una batteria da 35,5 kWh, la metà di quella che normalmente trasportano altri veicoli elettrici delle sue dimensioni. Ma la strategia ha la sua ricompensa, perché grazie al risparmio di peso e una maggiore efficienza energetica, questa batteria fornisce un'autonomia fino a 265 chilometri in ciclo urbano, più che sufficiente per coprire le necessità quotidiane e anche le fughe del fine settimana nei dintorni. Integrando accumulatori più compatti si guadagna anche lo spazio interno e, riducendo il peso, si migliora anche il comportamento dinamico. 

Mazda MX-30

Energia pulita e ricarica rapida

Mazda ha stretto una partnership con Iberdrola affinché la sostenibilità dell'MX-30 si estenda anche alla ricarica, grazie a questo accordo, l'azienda giapponese offre ai suoi clienti un punto di ricarica Wallbox Pulsar Plus da 7,4 kW. Ma la cosa migliore è che l'elettricità che consumi è prodotta in modo pulito, da fonti rinnovabili (certificato GdOs).

Inoltre, se è collegato alla ricarica tramite le colonnine pubbliche (dell'azienda elettrica locale), l'energia necessaria per percorrere 100 chilometri costerà solo 0,5 euro. E il culmine: l'MX-30 può assorbire potenze di carica fino a 50 kW,  e la somma di questa potenza e della sua efficiente batteria compatta consente di ricaricare dal 20% all'80% in carica rapida in soli 36 minuti.

Un interno che è anche rispettoso

L'interno di un'auto deve offrire qualità ed ergonomia e, se possibile, anche un'atmosfera accogliente e un design accattivante. Nel caso di Mazda, queste massime sono anche combinate con il concetto di design Modern Human, che facilita l'interazione del guidatore con il suo veicolo, e con materiali ecocompatibili.  

Il produttore utilizza sughero naturale per rivestire la consolle centrale e le maniglie delle porte. E lo fa per una doppia ragione. Innanzitutto perché per ottenere il materiale è sufficiente togliere la corteccia dagli alberi, le querce da sughero, senza doverle abbattere, riducendo così l'impatto sulle risorse naturali. La corteccia ricresce. Ma in secondo luogo, l'uso del sughero è un omaggio alle origini di Mazda, che ha iniziato il suo percorso industriale lavorando con i derivati ​​di questa materia prima.

Mazda MX-30

Inoltre, la parte superiore dei rivestimenti delle portiere è realizzata con una speciale fibra tessile proveniente da bottiglie di plastica riciclate e, in alcune versioni, i sedili sono rivestiti con una pelle vegana che utilizza l'acqua al posto dei solventi durante il processo di fabbricazione e riesce a mantenere il tocco e la resistenza caratteristici della pelle naturale.

Tutti questi valori di sostenibilità si fondono con le ultime tecnologie al servizio della sicurezza, di cui fanno parte sistemi come la frenata di emergenza automatica con rilevatore di traffico frontale o il sistema di mantenimento della corsia, che sono raggruppati sotto il nome di i-Activsense

Boom della pasta 100% italiana: in sei mesi consumi su del 28,5%

Volano i consumi di pasta con dicitura che richiama l'origine nazionale della materia prima, in controtendenza rispetto all'andamento degli acquisti negli ultimi anni in Italia, che registrano una costante riduzione, in un settore considerato dagli esperti maturo. Lo evidenzia il report Ismea "Tendenze. Frumento duro – pasta di semola"


Ecco i pastifici che portano a tavola la pasta fatta al 100% con grano  italiano

Volano i consumi di pasta 100% italiana che nel primo semestre dell'anno mettono a segno aumenti del 23% in quantità e del 28,5% in valore. Questo in controtendenza rispetto all'andamento in calo degli acquisti nazionali di pasta generica. Un dato che conferma come in un comparto ormai maturo, il richiamo all'origine nazionale della materia prima ha fornito un forte e nuovo stimolo per le famiglie. E' quanto evidenzia il report Ismea 'Tendenze sul frumento duro', precisando che nel 2019 la confezioni con etichetta '100% italiana' hanno avuto una crescita del 13% sia a volume che a valore.

Il peso della pasta 100% italiana sui consumi totali di quella di semola secca, segnala il report, è costantemente aumentato: da una quota del 14% in volume e del 17% in valore nel 2018, ha superato nei due casi il 20%. Durante i mesi del lockdown in analogia a quanto verificatosi per l'intero comparto alimentare anche le vendite di pasta sono risultate in netto aumento. Il primi sei mesi del 2020 fanno infatti segnare una crescita su base annua dell'8% in volume, e del 13,5% della spesa. In generale l'attuale pandemia e le conseguenti misure restrittive, hanno esposto le industrie della trasformazione molitoria e pastaria italiana a una forte vulnerabilità, data la strutturale dipendenza dalla materia prima estera. Va ricordato, infatti, che i quantitativi di granella che provengono oltre frontiera oscillano annualmente tra il 30% e 40% del fabbisogno delle imprese. Tale preoccupazione è stata maggiormente sentita durante le prime settimane dell'emergenza, successivamente la filiera ha mostrato un elevato grado di resilienza: sono aumentate infatti sia le importazioni di materia prima sia le esportazioni di pasta di semola, così come il consumo domestico dei derivati del frumento duro. 

In leggero calo la fiducia dei consumatori, ma cresce quella delle imprese: l'economia post-Covid in Italia tra incertezza per il futuro e voglia di ripresa

A luglio la fiducia dei consumatori cala anche se lievemente, mentre continua salire per le imprese. Per i primi l'Istat, infatti, stima un indice in "leggera flessione" rispetto a giugno (da 100,7 a 100,0). Invece, per le aziende registra un nuovo rialzo, per il secondo mese consecutivo, (da 66,2 a 76,7). Anche se il livello resta, rimarca l'Istituto, "distante dai livelli precedenti l'emergenza sanitaria". Quanto alle famiglie, il passo indietro segue il "recupero" segnato nel mese precedente. Pesano, in questo caso, la diminuzione del clima economico, relativo alla situazione del Paese, e di quello futuro


A luglio 2020 si stima una leggera flessione del clima di fiducia dei consumatori, rispetto al mese di giugno 2020 (da 100,7 a 100,0); invece, l’indice composito del clima di fiducia delle imprese sale per il secondo mese consecutivo, passando da 66,2 a 76,7. Lo rileva l'Istat. L'Istituto spiega che le componenti economica e futura del clima di fiducia dei consumatori sono in diminuzione (da 87,1 a 85,7 e da 105,6 a 104,2 rispettivamente), mentre cresce sia la componente personale ( da 104,5 a 105,2) sia quella corrente (da 96,4 a 97,3).

Con riferimento alle imprese, le stime dell'Istat evidenziano un aumento della fiducia diffuso a tutti i settori seppur con intensità diverse. In particolare, nell’industria l’indice di fiducia del settore manifatturiero sale da 80,2 a 85,2 e nelle costruzioni aumenta da 124,0 a 129,7. Per il comparto dei servizi, si evidenzia una marcata risalita dell’indice sia nei servizi di mercato (da 52,1 a 65,8) sia nel commercio al dettaglio (l’indice passa da 79,6 a 86,3).

L'Istituto di Statistica rileva inoltre che per quanto attiene alle componenti dell’indice di fiducia, nell’industria manifatturiera migliorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese di produzione. Le scorte di prodotti finiti sono giudicate in decumulo rispetto al mese scorso. Per le costruzioni, l’aumento dell’indice è trainato da un deciso miglioramento dei giudizi sugli ordini a cui si unisce un peggioramento delle aspettative sull’occupazione presso l’impresa.

Nei servizi di mercato e nel commercio al dettaglio, prosegue l'Istat, migliorano tutte le componenti dell’indice; in particolare, nei servizi si segnala il deciso recupero dei giudizi e delle attese sugli ordini e nel commercio l’aumento marcato sia dei giudizi sia delle aspettative sulle vendite.

Nella fase di rilevazione dei dati, effettuata tra il 1° e il 17 luglio 2020, non vi è stata alcuna riduzione del tasso di risposta delle imprese a causa dell’emergenza sanitaria. Nell’elaborazione dei dati, sono state comunque messe in atto delle azioni per gestire in modo adeguato le variazioni eccezionali presenti in questo periodo, conclude l'Istat.

"A luglio il clima di fiducia delle imprese migliora per il secondo mese consecutivo, pur rimanendo ancora distante dai livelli precedenti l’emergenza sanitaria. La crescita, diffusa a tutti i settori, è più marcata per i servizi. Peraltro, i livelli raggiunti dagli indici rimangono storicamente contenuti ad eccezione delle costruzioni, dove l’indice torna a collocarsi sui livelli storicamente elevati registrati all’inizio del 2018. L’indice della fiducia dei consumatori, invece, dopo il recupero mostrato nel mese di giugno 2020, registra una lieve flessione, determinata dalla diminuzione del clima economico e di quello futuro". E' il commento dell'Istat ai dati diffusi oggi dall'Istituto sulla fiducia di consumatori e imprese a luglio.

(Fonti: Ansa e Adnkronos)

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