Che buona la pasta! Ma bisogna saperla scegliere: occhio alla penna...

Classica o integrale, secca o fresca, all'uovo o no. E poi le farine, l'umidità, le temperature: un test di Altroconsumo su tutti gli aspetti che dobbiamo tener presente quando compriamo l'alimento più amato dagli italiani


 Penne all'Arrabbiata: primo piatto facile e sfizioso | Galbani

Icona del cibo italiano nel mondo, la pasta è un piatto che ci rappresenta e ci distingue. A patto che sia perfetta, elastica e della giusta consistenza: Altroconsumo ha testato le penne delle marche più diffuse tra gli scaffali per trovare le migliori. Ecco com’è andata.

Penne rigate classiche

Se consideriamo la pasta di semola corta, le penne rappresentano di gran lunga il formato più venduto, con preferenza per quelle rigate rispetto alle lisce. Le penne “classiche” rappresentano una tipologia di pasta di semola di grano duro, ottenuta cioè da un impasto preparato esclusivamente con semola di grano duro e acqua.

Penne rigate integrali

Derivano da un impasto preparato solo con semola integrale di grano duro e acqua. La pasta integrale in generale ha più fibra rispetto a quella classica. Una porzione di 80 g di pasta integrale, infatti, copre circa un quarto del fabbisogno giornaliero di fibra, mentre con la stessa porzione di pasta classica la percentuale di copertura dello stesso fabbisogno è del 10 % circa.

COME SCEGLIERE LA PASTA

In commercio troviamo molte tipologie diverse di pasta. Ma quante tipologie di pasta esistono? Quali scegliere e come? Innanzitutto è bene conoscere le caratteristiche, diverse anche per legge per ogni tipo.

Pasta di semola di grano duro

Per legge viene denominata pasta di semola di grano duro il prodotto ottenuto dalla trafilazione, laminazione ed essiccamento di un impasto preparato esclusivamente con semola di grano duro e acqua. L’umidità massima consentita è di 12,5%, mentre le proteine sul secco devono costituire almeno il 10,50%.

Pasta di semola integrale di grano duro

Viene definita invece pasta di semola integrale di grano duro il prodotto ottenuto dalla trafilazione, laminazione ed essiccamento di un impasto preparato esclusivamente con semola integrale di grano duro e acqua. L’umidità massima tollerata è di 12,5%, mentre il tenore di proteine sul secco deve essere almeno di 11,50%.

Pasta integrale

La pasta integrale ha più fibra rispetto a quella classica. Con una porzione di 80 g di pasta integrale, infatti, si riesce a coprire circa un quarto del fabbisogno giornaliero di fibra, mentre con la stessa porzione di pasta classica la percentuale di copertura dello stesso fabbisogno è del 10 % circa. Il quantitativo medio di fibra fornito da una porzione di pasta integrale è pari a circa 6 g, mentre le fibre apportate dalla stessa porzione di pasta classica corrispondono a circa la metà.

Pasta di farina di grano tenero

Per la fabbricazione della pasta secca in Italia, a differenza di altri paesi, è vietato l'utilizzo di sfarinati di grano tenero (ne è tollerata la presenza come residuo di lavorazione in misura non superiore al 3%). La pasta prodotta in altri Paesi, in tutto o in parte con sfarinati di grano tenero, e venduta in Italia deve riportare una delle seguenti denominazioni:

• pasta di farina di grano tenero, se ottenuta totalmente da sfarinati di grano tenero;

• pasta di semola di grano duro e di farina di grano tenero, se ottenuta dalla miscelazione dei due prodotti con prevalenza della semola;

• pasta di farina di grano tenero e di semola di grano duro, se ottenuta dalla miscelazione dei due prodotti con prevalenza della farina di grano tenero.

Pasta all'uovo

La pasta all'uovo deve essere prodotta esclusivamente con semola e almeno quattro uova intere di gallina per un peso totale non inferiore a 200 grammi di uovo per ogni chilogrammo di semola. Le uova possono essere sostituite da una corrispondente quantità di ovoprodotto liquido fabbricato esclusivamente con uova intere di gallina.

Paste speciali

Si intendono con questo termine le paste sopra definite contenenti ingredienti alimentari diversi dagli sfarinati di grano tenero. Le paste speciali devono essere poste in vendita con la denominazione pasta di semola (integrale o non) di grano duro, completata dall’indicazione dell'ingrediente utilizzato e, nel caso di più ingredienti, di quello o di quelli caratterizzanti (ad esempio: pasta di semola grano duro con farina di soia). Se nella preparazione dell'impasto sono utilizzate uova, la pasta speciale deve rispondere ai requisiti previsti per le paste all’uovo.

Pasta fresca

Le paste fresche, per le quali è consentito l'uso delle farine di grano tenero, se vendute allo stato sfuso, devono essere conservate, dalla produzione alla vendita, a temperatura non superiore a + 4°C. Le paste alimentari fresche confezionate devono: avere un tenore di umidità non inferiore al 24%; essere state sottoposte al trattamento termico equivalente almeno alla pastorizzazione ed essere conservate, dalla produzione alla vendita, a temperatura non superiore a + 4°C.

 

(Fonte: Adnkronos)

Auto elettrica, la scelta più sostenibile e conveniente: lo studio che lo dimostra. Altroconsumo: "Necessario potenziare le infrastrutture di ricarica e mantenere gli incentivi per qualche anno"

Un recente studio elaborato dal BEUC e i suoi partner, fra cui Altroconsumo in Italia, e finanziato dalla European Climate Foundation, ha calcolato i costi totali da sostenere per il possesso di varie tipologie di mezzi in base al tipo di alimentazione: benzina, diesel, ibrida, ibrida ricaricabile, elettrica e futuribile idrogeno. Ecco i risultati


Colonnine di ricarica per le auto elettriche — Comune di Maranello

Uno degli argomenti maggiormente discussi degli ultimi anni è la costante e rapida trasformazione del settore della mobilità che, guidato anche dai cambiamenti ambientali in atto e dagli incentivi messi a disposizione, si orienta sempre di più verso scelte maggiormente sostenibili. Al centro di questo dibattito si trovano le auto elettriche, tipologia di veicoli in forte espansione che risulta essere la migliore scelta in termini di sostenibilità ambientale e convenienza per i consumatori.

A dimostrarlo è il recente studio elaborato dal BEUC e i suoi partner, fra cui Altroconsumo in Italia, e finanziato dalla European Climate Foundation, in cui si è andati a calcolare i costi totali da sostenere per il possesso di varie tipologie di mezzi in base al tipo di alimentazione: benzina, diesel, ibrida, ibrida ricaricabile, elettrica e futuribile idrogeno.  
Per andare ad individuare il costo complessivo di ogni tipo di veicolo sono state analizzate diverse voci: la svalutazione nel tempo (incentivi inclusi), l’iva, i rifornimenti di carburante o ricariche di elettricità, le tasse, i costi di assicurazione e di manutenzione ordinaria.

Tenendo conto di questi criteri, l’auto elettrica si piazza al primo posto in termini di convenienza e si stima che lo possa mantenere anche con l’andare del tempo (prossimi 10 anni). Il suo costo medio di possesso è, infatti, pari a circa 74mila euro. Segue l’ibrido ricaricabile (a condizione di effettuare ricariche elettriche frequenti) a 77mila euro, poi il diesel (oltre 78mila euro) e, infine, la benzina (85mila euro). Le analisi sono state effettuate su tre segmenti (auto piccole, compatte e grandi) ma i risultati si presentano omogenei in ogni caso dimostrando che a fare la differenza reale è il tipo di alimentazione e non la grandezza del veicolo. In particolare, i grafici sotto riportati si riferiscono al segmento delle auto “compatte”, o “medie.

Altroconsumo ha, inoltre, analizzato le differenze di costo anche per il mercato dell’usato. Emerge che l’auto elettrica è una scelta che conviene anche se di seconda o terza mano, in quanto presenta valori minori o simili ad alte opzioni più inquinanti e garantisce comunque un risparmio nel tempo con costi delle ricariche più bassi, tasse più leggere e costi di manutenzione minori. 

"La svolta verso una mobilità più sostenibile è un cambiamento fondamentale da attuare per ridurre le emissioni di CO2, e questo studio dimostra come tale transizione sia, non solo possibile ma anche conveniente. Per guidare i consumatori verso le opzioni più green come le auto elettriche, risulta, tuttavia, fondamentale attuare dei cambiamenti a monte e lungo tutta la filiera al fine di rendere più facile, economico e sostenibile l’adozione di questi mezzi", dichiara Federico Cavallo, Responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo "In primis è necessario un potenziamento delle infrastrutture di ricarica ancora non sufficientemente diffuse sul territorio. Importante anche puntare sulla produzione di energia da fonti rinnovabili così da ridurre le emissioni prodotte per i rifornimenti e non potenziare un altro problema ambientale. E’ anche importante che, almeno per qualche anno, vengano mantenuti gli incentivi all’acquisto di vetture elettriche, in modo da stimolare l’acquisto, facendo sì che il parco vetture circolante raggiunga quote di elettrificazione significative, con benefici sia ambientali sia economici, anche a lungo termine per il mercato dell’usato, come mostra lo studio".

 

(Fonte: greencity.it)

Famiglie in difficoltà, calano gli introiti per una su due: più difficile sostenere le spese fondamentali rispetto a un anno fa

L'indagine annuale "Termometro Altroconsumo" dell'Organizzazione per la tutela dei consumatori dice il 40% dei interpellati ha avuto difficoltà con le uscite per la casa e per la salute. Aumentano le diseguaglianze tra chi sta bene e chi arranca


Case-famiglia | Famiglie per l'Accoglienza

Casa, salute, alimentazione, mobilità, cultura e tempo libero e istruzione, sono queste le principali aree di spesa delle famiglie italiane e sono proprio le più fondamentali - ovvero salute e abitazione - quelle in cui ci sono maggiori difficoltà. E' quanto emerge dall’indagine annuale 'Termometro Altroconsumo', che l’Organizzazione per la tutela dei consumatori realizza al fine di ricavare un indice che esprima la capacità delle famiglie italiane di sostenere le spese principali nell’anno precedente. Dall’indagine 2020 emerge una certa stabilità dell’indice, che passa da 48,3 a 48,9, rispetto al 2019, ma anche una forte polarizzazione: aumentano, infatti, sia le famiglie che non hanno avuto difficoltà economiche sia quelle che hanno riscontrato gravi problemi.

I risultati dell’indagine mostrano un aumento sia fra le famiglie che hanno riscontrato gravi problematiche (aumentate di due punti percentuali, dal 5% al 7%), ovvero che dichiarano difficoltà per tutte le categorie di spesa, che fra quelle che non ne hanno avute, passate dal 28% al 34%. Questa situazione è stata principalmente causata dall’avvento dell’emergenza sanitaria. Le restrizioni imposte per contenere il contagio hanno portato ad una riduzione forzata di una serie di attività e relativi costi, consentendo alle famiglie una maggiore facilità nel sostenere le restanti spese e nel risparmiare.

D’altro canto la metà dei nuclei (49%) ha subìto, invece, un calo degli introiti a causa della pandemia: per inattività temporanea (51%), diminuzione dei guadagni (37%), chiusura temporanea della propria attività (17%). Si è generata quindi una forte polarizzazione tra le famiglie che hanno mantenuto gli stessi guadagni dell’anno precedente (1 su 2) – il cui indice risulta pari a 54,4 - e quelle che hanno perso più del 25% delle entrate rispetto al 2019 (circa 1 famiglia su 4). Per queste ultime la situazione risulta particolarmente critica e il valore dell’indice, pari a 39, lo dimostra.

Ma come hanno affrontato nello specifico le principali spese i cittadini dello Stivale? Circa il 40% dei rispondenti ha avuto difficoltà con le uscite per la casa e per la salute, dato in calo rispettivamente del 7% e del 2% confronto al 2019. Diminuiscono (-5%), inoltre, anche gli italiani con difficoltà legate all’ambito mobilità (36%), principalmente a causa dei limiti alla circolazione imposti per contenere la pandemia e il conseguente calo di spostamenti, viaggi e trasferte. Le spese per l’educazione sono state, invece, più complesse da sostenere rispetto all’anno scorso. Il 27% dei rispondenti (+3% vs 2019) ha avuto, infatti, problemi a causa verosimilmente degli investimenti tecnologici imposti dal sistema Dad.

Lo stile di vita e le possibilità di spesa cambiano in base a diversi fattori che caratterizzano le famiglie italiane. Facendo un confronto di tipo geografico, risulta esserci un progressivo aumento delle difficoltà economiche scendendo dal Nord al Sud. Se nel Nord Ovest il 39% delle famiglie non ha avuto difficoltà a sostenere le spese nel 2020, nel Meridione il dato scende fino ad arrivare al 28%. Non a caso, è proprio a Sud e nelle isole che si riscontra la maggiore percentuale di nuclei con gravi difficoltà economiche, pari al 10%. Paragonando i risultati relativi alle diverse tipologie di nuclei familiari, invece, si conferma che le famiglie che hanno avuto maggiori difficoltà ad affrontare le spese sono quelle numerose (l’indice passa da 56,2 per i single a 39,8 per le famiglie di 6-8 componenti) e quelle i cui membri hanno bassi livelli di istruzione (55,6 l’indice delle famiglie in cui entrambi i partner sono laureati, 44,8 quello di famiglie in cui nessuno dei due lo è).

Infine, sono stati messi a confronto i risultati italiani con quelli degli altri paesi coinvolti nell’indagine (Portogallo, Spagna e Belgio). Fatta eccezione per il Portogallo che ha un indice pari a 47,4, la capacità di affrontare le spese negli altri stati è sensibilmente superiore a quella degli italiani (Belgio 56,1; Spagna 52,5). Inoltre, rispetto al 2019, gli altri Paesi hanno registrato miglioramenti più evidenti: Belgio (+2,3), Portogallo (+2,8), Spagna (+3,8) contro il +0,6 del Bel Paese.

Spid, cos'è, come funziona e come richiederlo. La digitalizzazione dei rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione procede (a rilento)

Il sistema pubblico di identità digitale (Spid) è un sistema di identificazione che consente, attraverso l'utilizzo delle stesse credenziali (nome utente e password), di accedere a tutti i servizi pubblici online abilitati. L'indagine di Altroconsumo sul processo in corso, tra criticità, rallentamenti e necessità


Richiedi la tua identità digitale SPID

Entro il 28 febbraio, come previsto dal decreto Semplificazioni, tutte le pubbliche amministrazioni (Pa) dovrebbero integrare il sistema Spid come strumento esclusivo di identificazione per accedere ai servizi digitali (insieme a Cie, Carta d’Identità elettronica). Altroconsumo ha condotto, a dicembre 2020, un’indagine per fotografare lo stato di avanzamento del processo di adozione del sistema Spid, analizzando anche i servizi dei provider abilitati a fornire le credenziali: nonostante ci sia stato un aumento delle richieste dei cittadini, arrivate a 15 milioni nello scorso dicembre, al momento delle rilevazioni le pubbliche amministrazioni che avevano adottato il sistema erano circa 6mila su 22mila.

Dagli ultimi dati dell’Agid, emergono, infatti, diverse criticità che contribuiscono al rallentamento del processo e costituiscono limiti di accesso per i consumatori: il 76% delle attivazioni del servizio avviene con modalità offline (nonostante il processo sia volto alla digitalizzazione dei servizi), perché quasi tutti gli operatori non permettono un riconoscimento via webcam gratuito (costo fino a 40 euro). Gli ultra 65enni che hanno attivato il servizio sono meno del 5% del totale delle attivazioni, necessaria quindi una rete di assistenza facilmente accessibile anche per le generazioni meno digitalizzate. Emerge che l’operatore a cui ci si rivolge più frequentemente (80% dei casi) è Poste Italiane, che assume un ruolo di assoluto protagonista. In alcuni casi, la ricezione del codice di sicurezza Otp, necessario per effettuare le procedure, comporta dei costi o limiti (se richiesto via sms) ed è, inoltre, impossibile avere più identità digitali collegate allo stesso numero di telefono.

Altroconsumo ha scritto una lettera al Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale e Agid, Agenzia per l’Italia Digitale, in cui ha condiviso i risultati dell’indagine, augurandosi che questi ultimi possano contribuire a introdurre modifiche strutturali volte a semplificare e migliorare le modalità di adozione dello Spid per i cittadini, facilitando l’accesso al servizio e sfavorendo i meccanismi di discriminazione.

Lanciato nel 2016, il sistema pubblico di identità digitale è un sistema di login unico per l'accesso ai servizi online della pubblica amministrazione. Una volta richiesta e abilitata, l'identità Spid consente a cittadini e imprese di accedere ai servizi da qualsiasi dispositivo: computer, smartphone e tablet.

COS'E' SPID E COME FUNZIONA

Il sistema pubblico di identità digitale (Spid), spiega Altroconsumo, è un sistema di identificazione che consente, attraverso l'utilizzo delle stesse credenziali (nome utente e password), di accedere a tutti i servizi pubblici online abilitati. Il potenziale vantaggio sta in una radicale semplificazione della pubblica amministrazione, con dati anagrafici, certificati, cartella fiscale e sanitaria accessibili comodamente da casa, evitando code agli uffici pubblici e utilizzando un'unica registrazione.

A COSA SERVE SPID

Sono oltre 4.000 le amministrazioni che utilizzano Spid per identificare i cittadini ed erogare i propri servizi. Spid può essere utilizzato ad esempio per l'iscrizione dei figli alle scuole primarie e secondarie, di primo e di secondo grado, in alternativa alla registrazione al sito del Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca (Miur); per portare a termine la richiesta del bonus cultura 18app per i nati nel 2000; per accedere a pagoPA, il sistema di pagamenti elettronici verso la pubblica amministrazione. Effettuando il login si potrà accedere online a molti servizi abilitati tramite Spid tra cui l’anagrafe (sui siti dei Comuni che hanno implementato il sistema), la fatturazione elettronica, il fascicolo sanitario elettronico, i servizi di Inps e di Agenzia delle Entrate (si può usare Spid per accedere al sito e presentare il 730 precompilato ad esempio).

COME RICHIEDERE SPID

Per richiedere le proprie credenziali Spid è necessario essere maggiorenni e seguire alcuni passaggi:

- Scegli il fornitore: si tratta di Identity Provider accreditati che offrono diverse modalità di registrazione, gratuitamente o a pagamento. Fai la tua scelta in base a eventuali costi, in base ai livelli di sicurezza di cui hai bisogno (sono tre in totale) e alle modalità di riconoscimento. Sul sito Agenzia per l'Italia Digitale dedicato a Spid è disponibile uno schema semplificato con il confronto tra i servizi offerti dagli Identity Provider.

- Inserisci i dati anagrafici: segui il percorso sul sito dell'operatore scelto, inserisci i tuoi dati e crea le credenziali Spid; ti serviranno carta d’identità o passaporto o patente (può essere necessario fotografarli e allegarli); tessera sanitaria con codice fiscale. Serve inoltre un numero di cellulare e un indirizzo mail.

- Effettua il riconoscimento: Spid viene confermata soltanto dopo l'identificazione che può avvenire tramite webcam, di persona prendendo appuntamento presso uno degli uffici del provider, tramite firma digitale o utilizzando la carta di identità elettronica o la carta nazionale dei servizi.

 

(Fonte: Adnkronos)

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