updated 3:10 PM UTC, Oct 25, 2020

In barba al Covid cresce l'export del cibo made in Italy: boom della pasta sui mercati esteri, bene anche gli ortaggi e gli oli

Un’elaborazione di Ismea sui dati Istat per comparto, disponibili solo sui primi sette mesi dell’anno, evidenziano "una crescita a doppia cifra per la pasta, con un +30% rispetto al periodo gennaio-luglio 2019"


«Anche nei mesi più critici dell'emergenza epidemiologica – notano dall’Istituto per i servizi per il mercato agricolo alimentare – a causa delle misure restrittive adottate da molti Paesi clienti, le esportazioni di pasta non hanno infatti accusato grossi contraccolpi, a fronte di flessioni anche significative registrate dagli altri comparti nei mesi di aprile e, in particolare, di maggio»

Il dato di agosto conferma, nel complesso, una progressione del food made in Italy sui mercati esteri (+3% sui primi 8 mesi del 2019), per un valore di 29,4 miliardi di euro. I dati per comparto, disponibili solo per i primi sette mesi dell’anno, evidenziano una crescita a doppia cifra per la pasta, con un +30% rispetto al periodo gennaio-luglio 2019.

Secondo le elaborazioni dell'Ismea sui dati Istat, anche nei mesi più critici dell’emergenza epidemiologica, a causa delle misure restrittive adottate da molti Paesi clienti, le esportazioni di pasta non hanno infatti accusato grossi contraccolpi, a fronte di flessioni anche significative registrate dagli altri comparti nei mesi di aprile e, in particolare, di maggio.

Oltre all’ottima performance della pasta e, più in generale, dell’intero comparto dei derivati dei cereali (+13% nel periodo gennaio-luglio), l’analisi dell’Ismea evidenzia il buon andamento degli ortaggi freschi e trasformati (+7,8%), in un contesto positivo anche per gli oli (+5%) e le coltivazioni industriali (+13,7%).

Rimangono stabili il comparto degli animali e carni e quello ittico, mentre accusano una netta flessione il comparto florovivaistico (-10,7%) e quello dei vini e mosti (-3,2%).

Mercato auto, segnali di ripresa in Europa: immatricolazioni su del 3,1%, in Italia salto triplo (+9.5%). Certo, rispetto a un anno fa...

Le immatricolazioni di auto nuove in Europa sono cresciute del 3,1% nel mese di settembre 2020. Nel saldo da inizio anno, però, la flessione è del 28,8%, quasi tre milioni di auto in meno


UNRAE, mercato auto settembre 2020: crescita del 9,5% - MotorBox 

Il mercato auto Europa chiude il mese di settembre 2020 con il primo segno positivo dell'anno. Secondo quanto riporta ACEA, le immatricolazioni sono aumentate del 3,1% a quota 933.987. Dato che scende ad un +1,1% includendo anche il Regno Unito e EFTA. Si tratta certamente di una buona notizia visto il delicato momento in cui si trova questo settore pesantemente colpito dalle conseguenze del lockdown sanitario.

Tuttavia, non tutti i mercati europei hanno mostrato segnali di ripresa a settembre. Tra i principali, ci sono stati segni negativi in Spagna (-13,5%) e Francia (-3,0%), mentre Italia (+ 9,5%) e Germania (+ 8,4%) hanno registrato forti progressi. Guardando ai dati dall'inizio dell'anno, la domanda di automobili è diminuita del 28,8% in Europa, un dato che sale al 29,3% includendo Regno Unito e EFTA. L'impatto della pandemia sta pesando moltissimo sui numeri del settore automotive.
 
Da gennaio a settembre sono state immatricolate sette milioni di unità, quasi 2,9 milioni in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Andando a vedere più da vicino i numeri del mercato europeo dell'auto di settembre 2020, FCA mostra un progresso del 14,4% (11,8% considerando Regno Unito e EFTA). Bene, in particolare, Fiat, Jeep e Lancia. Segni positivi anche per il Gruppo Volkswagen, il Gruppo Renault e il Gruppo Toyota.
 
Segno negativo, invece, per il Gruppo PSA, il Gruppo BMW e il Gruppo Jaguar Land Rover. Sarà molto interessante scoprire i numeri del mese di ottobre. La fine degli incentivi in alcuni Paesi e la nuova crescita dei contagi del pericoloso virus potrebbero tornare a penalizzare il settore dell'auto che stava tentando lentamente di riprendersi.

Calcio e Covid, Spadafora: "Ronaldo ha violato il protocollo? Penso proprio di sì". Su Juve-Napoli e campionato dice...

Il ministro dello Sport sul campione bianconero risultato positivo al coronavirus mentre era con la sua nazionale: "Andando e tornando dal Portogallo, se non c'erano autorizzazioni specifiche..."


Cristiano Ronaldo, la quarantena da coronavirus sarà in Italia: le news |  Sky Sport

Andando e tornando dal Portogallo, Ronaldo ha violato il protocollo anti Covid. È quanto ha detto il ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, rispondendo alle domande di Gianni Minoli nel corso di un'intervista per il programma "Il Mix delle cinque" in onda su Radio Uno, di cui è stata anticipata una sintesi. Alla richiesta di Minoli se il campione juventino abbia violato il protocollo andando e tornando dal Portogallo, il ministro ha risposto: "Sì, penso proprio di sì, se non ci sono state autorizzazioni specifiche dell'autorità sanitaria". 

Per quanto riguarda la sentenza di sconfitta a tavolino per il Napoli, dopo la cosiddetta 'partita fantasma' contro la Juve, Spadafora ha dichiarato: "È una sentenza di cui prendo atto. Vediamo adesso cosa accadrà con il ricorso del Napoli".

Continueremo a vedere le partite? "Sì, penso proprio di sì - ha detto ancora il ministro - e lo spero e me lo auguro per tutti loro". Sugli stadi ancora vuoti: "Per adesso sicuramente sì. Le Regioni avevano proposto un 25% rispetto ad un pubblico possibile, ma per adesso non possiamo autorizzarlo. Almeno fino al prossimo mese, dobbiamo vedere come andrà la curva dei contagi da qui fino a metà novembre". 

Citroen Ds, la rivoluzionaria auto-squalo nata dalla geniale matita di un italiano e amata da De Gaulle. Ecco la versione cabrio con Giorgio Bungaro (VIDEO)

L'automobile prodotta da Citroen dal 1955 al 1975, fu disegnata dall'italiano Flaminio Bertoni, artista che oggi chiameremmo designer, il quale, da responsabile del Centro Stile della casa francese, iniziò a lavorarci già dal 1938, su mandato degli ingegneri che volevano sostituire la Traction Avant. La "DS" ancora oggi non passa inosservata grazie alle sua linee estremamente anticonformiste e alle soluzioni tecniche e stilistiche a dir poco rivoluzionarie. Qui la versione cabriolet descritta dal giornalista Giorgio Bungaro a margine di "Autoclassica 2020"

Mario Monti: "La Brexit metterà fine all'Ue se non saremo al sicuro e uniti"

Pragmatico, l'ex premier opta per un veloce accordo così da evitare mali peggiori per l'Europa


Mario Monti classe 1943, economista, manager, politico, calmo e ironico, abituale nei media, nelle istituzioni e nei congressi con ripercussioni globali (leggi la Commissione Trilaterale o il club del Bilderberg), incarna buona parte di ieri, oggi e domani della politica italiana. Dottore di ricerca in scienze economiche e commerciali presso l'Università Bocconi di Milano, di cui sarebbe è diventato professore, rettore e presidente, un uomo decisamente di frontiera, a suo dire convinto liberale e moderato. "La Brexit metterà fine all'UE se non saremo al sicuro e uniti", dice il professore in un'intervista al giornale spagnolo "La Vanguardia". Monti valuta l'uscita del Regno Unito come una decisione che mette l'Europa allo specchio, una situazione che costringerà i vertici UE a prendere decisioni importanti. “oggi l'Europa non è un'entità con integrazione politica completa, all'interno dell'UE c'è chi vuole realizzare gradualmente un'unione politica, mentre altri si oppongono. Entrambi concordano, però, che oggi l'Unione è già molto più di un'area di libero scambio. La Brexit potrebbe ridurre l'UE a una zona di libero scambio, ma in tal caso solo l'UE dovrebbe essere incolpata".

Già membro del consiglio di amministrazione della Fiat e della compagnia di assicurazioni Generali, editorialista di giornali e riviste, parte dell'Accademia esclusiva di scienze morali e politiche di Francia e detentore di numerose onorificenze della Repubblica italiana, Monti rappresenta più di chiunque altro l'Europa. “Scegliendo di lasciare l'UE, il Regno Unito non è più vincolato da politiche comuni, ma non può neppure appropriarsi dei benefici che ne derivano. E in particolare, il Regno Unito non dovrebbe far parte del mercato unico europeo, a meno che non si raggiunga con la Norvegia un accordo simile a quello in vigore da tempo. Nei negoziati sarà fondamentale che l'UE non segua ancora una volta il modello di mostrarsi debole, agitandosi e rinunciando al corretto uso degli strumenti esistenti". “Nei negoziati per attuare la Brexit sarà fondamentale che l'Ue, nonostante i suoi sentimenti negativi nei confronti di un Paese che ha deciso di abbandonarli, non segua ancora una volta lo schema di mostrare debolezza, auto-flagellarsi e rinunciare al corretto uso degli strumenti esistenti.” Sottolinea Monti. E, secondo lui, ci sono due esempi che non si possono ripetere, "uno è l'intesa dello scorso febbraio tra il Consiglio e il Regno Unito, un accordo che (nonostante sia stato un tentativo fallito di mantenere il Regno Unito nell'UE) ha creato un precedente controproducente per altri Stati membri, che ora potrebbero chiedere la “rinegoziazione” dei loro termini come membri del club comunitario. L'altro esempio, di poche settimane fa", prosegue, "è la resa senza precedenti della Commissione Europea (sotto la pressione in particolare di Germania e Francia), nell'esercitare i suoi poteri per chiudere un accordo commerciale con paesi terzi, in questo caso dopo lunghe trattative con il Canada".

Infine dichiara in modo schietto, "Se i membri dell'UE e gli stati centrali perseguono accordi individuali con il Regno Unito piuttosto che trattarli in modo appropriato e collettivo e se la Commissione si inchina alle pressioni degli Stati per ridurre ulteriormente i loro poteri comunitari, poi l'Ue finirà per arrendersi a un assedio navale da parte del Regno Unito, invece di stabilire semplicemente nuove e cordiali relazioni con un Paese che ha deciso di salpare separatamente verso un'altra destinazione ”.

FONTE: (la vanguardia)

Covid, il nemico oltre le Alpi: più di mezza Francia è zona rossa. E l'Oms loda l'Italia: "Un esempio nel contrasto alla pandemia"

Oltre la metà dei dipartimenti francesi è ormai dichiarato in "zona rossa" per allerta coronavirus. In particolare, 50 dipartimenti corrispondenti alla maggioranza del territorio nazionale sono stati dichiarati in "zona di circolazione attiva del virus". Una classificazione che permette, tra l'altro, ai prefetti di adottare misure supplementari per bloccare l'avanzata del nemico invisibile. Intanto il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha detto: "L'Italia è stata un esempio scintillante, con unità nazionale e solidarietà, impegno comune e umiltà anche la situazione peggiore si può invertire"


Coronavirus, l'allarme dell'Oms: "Persone sulla 30ina muoiono. E non  avevano altre patologie" - IlGiornale.it

Nel contrasto della pandemia "l'Italia è stata un esempio scintillante, con unità nazionale e solidarietà, impegno comune e umiltà anche la situazione peggiore si può invertire", ha detto il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus in videocollegamento con il forum ad Assisi 'Cortile di Francesco', esprimendo "apprezzamento al presidente Mattarella, il primo ministro Conte, il ministro Speranza, l'interno governo e il popolo italiano" per come hanno gestito la crisi.

"L'Italia - ha ricordato - ha preso decisioni difficili ed ha insistito su quelle, riducendo la trasmissione e salvando molte vite. L'Oms è fiera di aver lavorato con l'Italia a livello quotidiano creando una rete si fiducia reciproca". Ma bisogna non abbassare la guardia, perché "tutto quello che è stato raggiunto può essere perso e molte persone rimangono a rischio, la trasmissione del virus sta aumentando anche in Italia, come in molti paesi europei. Con l'inverno, l'apertura della scuole e le persone che tornano alla vita normale, ognuno deve condurre la propria parte, tenendo al sicuro se stesso e gli altri", ha aggiunto.

"La seconda ondata è nella nostre mani. Si può evitarla o tenerla sotto controllo", ma seguendo delle regole, secondo Ghebreyesus. "Bisogna fare 4 cose: primo, evitare gli assembramenti di massa. Secondo, proteggere i più vulnerabili, gli anziani e quelli con patologie pregresse. Terzo, le persone devono collaborare, ascoltare le raccomandazioni delle istituzioni, come abbiamo visto in Italia. Quarto, continuare a fare i test", ha sottolineato.

Coronavirus: la OMS advierte a los países que no han adoptado un enfoque  integral contra la Covid-19

"Non vanno adesso sottovalutati i rischi che avremo con la riapertura delle scuole e con l'ulteriore liberalizzazione degli spettacoli, in particolare quelli sportivi. Cosa accadrà lo vedremo al termine del periodo di incubazione", ha poi spiegato il direttore aggiunto dell'Oms, Ranieri Guerra, sempre ad Assisi, parlando dell'evoluzione del Covid a margine dell'evento organizzato dal "Cortile di Francesco".

"Il caso è comunque ben gestito - ha aggiunto Guerra - Bisogna perseguire adesso con la disciplina che gli italiani hanno già dimostrato: Il sistema di monitoraggio messo in atto dal governo sta funzionando molto bene e l'aumento dei posti letto di terapia intensiva e la capacità territoriale sono pilastri su cui il sistema sta tenendo bene". "Siamo di fronte a un aumento, anche se blando e controllato, della casistica dei positivi, dei malati gravi e dei ricoveri in terapia intensiva, anche se non siamo ancora ai livelli dei nostri vicini, come Spagna e Francia". "Questo - ha concluso - vuol dire che l'effetto del lockdown molto rigido sta permettendo all'Italia un effetto positivo". L'Italia è stato il Paese che ha reagito con maggiore fermezza rispetto a tutti gli altri Paesi", ha poi aggiunto facendo un confronto con gli altri Paesi, come ad esempio la Francia, "dove - ha detto - persistono a ritenere volontaria la possibilità di isolamento in caso di positività, mentre da noi la quarantena è obbligatoria". 

"La prima lezione del Covid è che ha reso evidente a tutti in modo più diretto e immediato quello che sarà il titolo della prossima enciclica, che aspettiamo con grande trepidazione, che siamo fratelli tutti, ha dato una percezione molto più netta di un dato che ora è ineludibile e non può che essere il punto di partenza per qualsiasi ricetta," cioè "che siamo fortemente interdipendenti, sulla stessa barca e che questo rafforza la necessità di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile". Così il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri intervenendo ad Assisi al 'Cortile di Francesco'. "L'Europa questa volta a differenza del passato ha mostrato questa capacità di tradurre l'interdipendenza in una più robusta azione comune improntata alla solidarietà". "La scelta di assegnare il primato alla vita, di salvare vite umane" anche a discapito dell'economia ha mostrato che "non era vero che le due cose fossero in contraddizione" e che "una risposta massiccia con scelte inedite" e "improntate alla solidarietà" si è "rivelata giusta anche dal punto di vista economico: chi ha contenuto di più il virus ha potuto poi ripartire in sicurezza, questo ha un impatto su un certo grado di ripresa". "Non possiamo limitarci a essere soddisfatti che l'Europa sia stata questa volta all'altezza della sfida, dobbiamo allargare lo sguardo ed essere consapevoli che è necessario lo stesso grado di innovazione per affrontare le conseguenze globali di questa pandemia che rischiano di essere molto pesanti", in particolare "per i Paesi a basso reddito", ha detto ancora Gualtieri. In Italia "abbiamo cercato di sostenere tutti, a partire dai più deboli con misure senza precedenti". Ora però l'Europa deve "dare un'indirizzo nuovo per uscire da questa crisi: non solo per tornare a dov'eravamo prima della pandemia ma per disegnare un mondo in linea con i 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite". Anche il Fondo Monetario "deve aumentare la sua potenza di fuoco, deve avere il coraggio di aumentare i diritti di prelievo speciali, che sono una forma di capienza fiscale aggiuntiva, sulla base di un paniere di valute, che di fatto aumenta le riserve dei vari Paesi. Quindi, 1000 miliardi di diritti aggiuntivi darebbero solidità a Paesi che non ne hanno a sufficienza". 

 

(Fonte: Ansa)

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Covid, cosa succede nel mondo: il bilancio aggiornato e le nuove misure dei vari Paesi. Norme contro gli assembramenti in Inghilterra, la Francia riduce la quarantena, ma l'Oms è contraria

Sono 27.583.796 i casi di contagio da Coronavirus registrati nel mondo, stando al bilancio aggiornato dal Coronavirus Resource Center della Johns Hopkins University. I decessi attribuiti al Covid-19 sono nel mondo 897.614. Nuove misure anti-assembramenti in vigore in Inghilterra da lunedì. L'Organizzazione mondiale della Sanità ribadisce che la quarantena deve essere di quattordici giorni, dopo che la Francia l'ha ridotta a sette


Ecco come il Coronavirus sta cambiando il mondo: luci ed ombre del virus

Gli incontri sociali di più di sei persone saranno proibiti in Inghilterra a partire da lunedì - con alcune esenzioni - a causa del forte aumento dei casi di coronavirus, pena una multa che va da 100 sterline fino a un massimo di 3.200. Lo riferisce la Bbc la quale precisa che il premier Boris Johnson terrà una conferenza stampa in mattinata per fornire ulteriori dettagli.  

La modifica alla legge pone il divieto al maxi assembramento al chiuso e all'aperto, ma non si applicherà alle scuole, ai posti di lavoro e ai matrimoni, funerali e eventi sportivi organizzati che adottano le misure anti-Covid.  Le nuove regole segnano un cambiamento nell'attuale orientamento dell'Inghilterra. Al momento, due famiglie di qualsiasi dimensione possono incontrarsi all'interno o all'esterno, o fino a sei persone di famiglie diverse all'aperto. Fino ad ora la polizia non ha avuto il potere di fermare i raduni a meno che non superassero le 30 persone.

Sarà prorogata fino al 30 settembre l'indicazione del governo tedesco di evitare viaggi, che non siano indispensabili, nei 160 paesi ritenuti a rischio per il Coronavirus. Lo ha deciso oggi il gabinetto di Angela Merkel, secondo quanto ha riferito la portavoce del ministero degli esteri a Berlino in conferenza stampa. Subito dopo, ha spiegato la portavoce Marie Adebahr, si deciderà in base alla situazione della diffusione del virus dei singoli Paesi.

Parigi gli ospedali pubblici sperano di poter effettuare test rapidi "su larga scala" entro "metà settembre" per fronteggiare al meglio la seconda ondata del coronavirus. Due prototipi di tamponi rapidi, anche detti 'antigenici', sono già stati sperimentati durante l'estate. Questi permettono di conoscere il risultato entro trenta minuti. AP-HP, il consorzio che gestisce gli ospedali pubblici parigini, ne ha quindi ordinati "100.000 esemplari", attualmente in corso di consegna.  Il governo francese "sarà obbligato a prendere alcune decisioni difficili entro 8 o 10 giorni al massimo" ha detto oggi Jean-François Delfraissy, presidente del Consiglio scientifico che affianca i vertici del Paese nelle decisioni in tema di pandemia. Per Delfraissy, il livello di epidemia del Covid-19 in Francia è "preoccupante": "ci si può ingannevolmente rassicurare" perché l'aumento della circolazione del virus ha "attualmente poche ricadute" sul sistema sanitario, ma può verificarsi "un aumento rapidissimo, esponenziale, in un secondo tempo", ha precisato, citando "in particolare" la situazione della regione "Provenza-Alpi-Costa Azzurra". 

In Belgio tra il 30 agosto ed il 5 settembre c'è stata una media di 502,1 contagi al giorno, in aumento (+ 13%) rispetto a sette giorni prima. A fotografare la situazione sono i dati aggiornati dall'Istituto di Sanità Pubblica Sciensano. Il numero totale di infezioni dall'inizio dell'epidemia è ora di 89.141 casi. I ricoveri sono ancora in calo, del 4%, con una media di 18,4 al giorno. Anche i decessi, seguono una tendenza al ribasso. Sono stati 2,3 al giorno in media nel periodo di riferimento (-2%), per un totale di 9.912 dall'arrivo del coronavirus.

La Russia ha registrato 5.218 nuovi casi e 142 decessi nelle ultime 24 ore. Lo ha dichiarato la sede operativa nella lotta al virus. La Russia ha visto un totale di 1.041.007 casi di coronavirus, tra cui 18.135 morti e 856.458 guarigioni (tra cui 6.409 pazienti dimessi nelle ultime 24 ore). Il numero di casi attivi è attualmente pari a 166.414. Lo riporta Interfax. 

Intanto il bilancio dei morti nella regione America Latina-Caraibi ha superato quota 300mila. E' quanto risulta da un conteggio dell'agenzia di stampa Afp. In particolare, il Perù ha superato i 30mila decessi.

L'Argentina ha superato oggi la soglia del mezzo milione di casi di coronavirus, è quanto emerge dai conteggi della Johns Hopkins University. Il Paese registra ora 500.034 contagi, inclusi 10.405 decessi. Finora sono guarite 366.590 persone.

Il Messico ha registrato ieri 5.351 nuovi casi e 703 ulteriori decessi: lo ha reso noto il ministero della Sanità, secondo quanto riporta la Cnn. I dati portano il bilancio complessivo dei contagi a quota 642.860 e quello dei morti a quota 68.484.

Continua a salire il numero dei contagi in Israele ma anche la quantità di tamponi. Nelle ultime 24 ore, secondo il ministero della sanità, le nuove infezioni sono state 3.496 portando il totale, da inizio pandemia, a 139.013 casi. I tamponi sono stati circa 43 mila con un tasso di infezione dell'8.1%. Del totale dei casi, quelli attivi, per la prima volta hanno superato la soglia dei 30mila (30.366) con 472 in serie condizioni e 140 in ventilazione. I decessi, con altre 5 morti, sono saliti a 1.048. Da ieri sera 40 tra città e quartieri (in prevalenza arabe ed ortodosse) in tutto il Paese sono stati posti sotto coprifuoco notturno nel tentativo di rallentare le infezioni laddove i contagi sono più alti.

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Covid, stop temporaneo ai test del vaccino Oxford-Italia. Reazione avversa per un volontario su 50mila totali. I dati iniziali erano molto promettenti

L'azienda farmaceutica AstraZeneca, che collabora con l'Università di Oxford, sospende la sperimentazione del vaccino anti-Covid per una reazione avversa che ha sviluppato un volontario in Gran Bretagna. Lo annuncia la società, sottolineando che lo stop è "un'azione di routine che si adotta durante i test nel caso ci si trovi davanti a una reazione inspiegata". Questo, afferma AstraZeneca, per "assicurare l'integrità del processo dei test"


"Siamo in attesa che il caso sottoposto al comitato indipendente di esperti venga analizzato". Lo dichiara in una nota Piero di Lorenzo Amministratore delegato dell'istituto di ricerca Irbm di Pomezia che sta collaborando alla messa a punto del vaccino Atrazeneca- Oxford la cui sperimentazione e' stata sospesa in via precauzionale per una reazione avversa su un paziente. Aspettiamo dunque il loro giudizio per il proseguimento degli ulteriori test" ha concluso Piero di Lorenzo.

"I test sui vaccini, anche quelli anti Covid, nonostante l'emergenza pandemica, sono severi, rigorosi e affidabili. Prova di questo è stata la sospensione volontaria della sperimentazione da parte di AstraZeneca del vaccino anti Covid messo a punto dal nostro istituto di ricerca Irbm assieme all'università di Oxford." Lo dichiara in una nota Piero di Lorenzo Amministratore delegato dell'istituto di ricerca Irbm di Pomezia.

AstraZeneca sospende tutti i test clinici sul vaccino per il coronavirus che sta sviluppando con l'Università di Oxford dopo uno dei partecipanti ha accusato una seria potenziale reazione avversa. Lo stop temporaneo consente al colosso farmaceutico di esaminare il caso ne rivedere i dati sulla sicurezza.

Il volontario che avrebbe avuto un reazione sospetta durante i test per il vaccino contro il coronavirus si trova in Gran Bretagna. Secondo indiscrezioni, la sospensione dei test riguarda però anche gli Stati Uniti, dove gli esami sono condotti con fondi federali.

"Il nostro processo standard di revisione dei test ha fatti scattare una pausa", afferma un portavoce di AstraZeneca. "Si tratta di un'azione di routine che si verifica ogni volta che c'è una potenziale reazione inspiegata in uno dei test" che consente il tempo di "indagare e assicurare allo stesso tempo il mantenimento dell'integrità del processo dei test", aggiunge AStraZeneca.

"Nei test più ampi reazioni possono accadere per caso ma devono essere indipendentemente valutate con attenzione", aggiunge il colosso farmaceutico, che con l'annuncio della sospensione cala del 6% a Wall Street nelle contrattazioni after hours. Non è inconsueta per i test clinici una sospensione. Ma lo sviluppo del vaccino del coronavirus è uno di quelli più sotto osservazione della storia e qualsiasi segnale che arriva dai test è passato all'esame con la lente di ingrandimento. Anche se il vaccino di AstraZeneca fosse alla fine approvato, questa battuta d'arresto potrebbe tradursi in timori sull'uso. I dati iniziali sui test sono apparsi molto promettenti, con il vaccino in grado di produrre una robusta risposta immunitaria e solo deboli effetti collaterali. Lo stop di AstraZeneca arriva nell'acceso dibattito in corso su una possibile politicizzazione del vaccino, soprattutto negli Stati Uniti dove Donald Trump spinge per averlo prima delle elezioni di novembre fra i dubbi degli esperti. Non da ultimo quelli di Anthony Fauci, il super esperto americano in malattie infettive, secondo il quale è improbabile che un vaccino sia pronto entro la fine dell'anno.

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