Il ritorno di Berlusconi da vecchio saggio: "Mettiamo da parte veleni e polemiche e ragioniamo da Paese unito"

Il leader di Forza Italia e il nuovo ruolo di pacificatore moderato: "Il nostro Paese ha grandi energie, non solo in politica, ma nell'impresa, nelle professioni, nel lavoro. Bisogna saperle mettere insieme, di fronte all'emergenza, per trovare una via d'uscita". Ma esclude l'ingresso nella maggioranza di governo: "I nostri valori incompatibili con la visione delle sinistre"


"Dobbiamo assolutamente mettere da parte i veleni, le polemiche e riprendere a ragionare come un Paese grande e soprattutto unito". E' l'appello lanciato dal presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, sottolineando che in Italia "questo impegno deve riguardare sia la maggioranza sia noi dell'opposizione, soprattutto in un momento così particolare, un momento nel quale la pandemia sta mettendo in pericolo il futuro stesso delle nostre società".

Per quanto riguarda un eventuale ingresso nella maggioranza di governo, Berlusconi ha affermato: "No, questo non è possibile perché i nostri valori non sono compatibili con la visione delle sinistre. Nella politica italiana noi siamo l'unico movimento fondato sui valori dell'Occidente, su principi liberali, cristiani, garantisti e europeisti".

"Il nostro Paese ha grandi energie" - "Il mio è un ragionamento molto più ampio - ha proseguito il leader di Forza Italia -. Il nostro Paese ha grandi energie, non solo in politica, ma nell'impresa, nelle professioni, nel lavoro. Bisogna saperle mettere insieme, di fronte all`emergenza, per trovare una via d`uscita. Ciascuno nel suo ruolo: la maggioranza deve governare, l'opposizione deve controllare. Ma tutti dobbiamo stringerci intorno alle istituzioni, come spesso ci chiede il Capo dello Stato che sollecita appunto il dialogo tra le diverse componenti politiche. La maggioranza deve ascoltare nostre proposte e noi dobbiamo condividere le loro decisioni".

 

(Fonte: Tgcom24)

Azzolina: "Fare di tutto per tenere aperte le scuole". Conte: "Lavoro per evitare il lockdown totale"

La ministra dell'Istruzione contro l'ipotesi di chiusura: "Dobbiamo essere molto prudenti, i ragazzi hanno diritto ad un pezzo di normalità nella loro vita". Il premier sui contagi: La curva sta salendo ma mi aspetto che nei prossimi giorni, anche per effetto delle nostre misure, cominci a flettere"


"Continuerò a battermi per tenere aperte le scuole. Credo che, compatibilmente con la situazione epidemiologica, dobbiamo provare a tenerle aperte e anche laddove ci fossero ulteriori limitazioni, più si limitano le attività fuori la scuola più si abbassa il rischio dentro la scuola. Guai a pensare che la scuola non sia attività produttiva e a sacrificarla: è la principessa delle attività produttive, senza formazione non abbiamo futuro".

Così la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina a Radio Anch'Io. 

"Sono convinta" che con la chiusura delle scuole "rischiamo un disastro educativo, sociologico, formativo, psicologico. Un bambino che deve imparare a leggere e a scrivere, non può farlo da dietro uno schermo. Dobbiamo essere molto prudenti, i ragazzi hanno diritto ad un pezzo di normalità nella loro vita", ha aggiunto la ministra. 

"Lavoro per evitare il lockdown totale. La curva sta salendo ma mi aspetto che nei prossimi giorni, anche per effetto delle nostre misure, cominci a flettere", afferma il premier, Giuseppe Conte, in un'intervista alla Stampa in cui assicura che il governo "ha una strategia" e fa appello ai cittadini perché collaborino. Conte annuncia inoltre che l'esecutivo è pronto ad aumentare i ristori, anche nel 2021. Sul vaccino, il piano sarà "presto in Aula". Per Natale, l'invito è a festeggiare in famiglia ma con prudenza.

 

(Fonte: Ansa)

Porno, rivolta contro il governo della Thailandia che ha oscurato 190 siti. In piazza e online monta la protesta contro la censura

L'hashtag #SavePornhub è subito dilagato su Twitter nel Paese del sud-est asiatico. In piazza protagonisti soprattutto i ragazzi che denunciano "la dittatura digitale di chi vorrebbe dire ai giovani cosa possono guardare, dire e fare online"


Una rivolta sui social e una manifestazione di piazza contro l'oscuramento di Pornhub e di altri 190 siti pornografici in Thailania: si è aperto un nuovo fronte nel Paese del sud-est asiatico, attraversato da mesi dalle proteste studentesche contro monarchia ed esercito. Il ministro dell'Economia digitale, Puttipong Punnakanta, ha annunciato lo stop nell'ambito della lotta alla pornografia e ai siti di scommesse online, illegali in base alla legge thailandese. In rete, però, si è scatenata una protesta contro quella che viene definita come un'inaccettabile censura.

I numeri da record di Pornhub

L'hashtag #SavePornhub è subito dilagato su Twitter in un Paese, la Thailandia, in cui il noto sito per adulti è tra i 20 più visitati con una media record mondiale di 11 minuti e 21 secondi al giorno per utente.
Decine di attivisti hanno protestato davanti alla sede del ministero con magliette e cartelli con scritte come "Liberate Pornhub". In rete qualcuno è arrivato a ipotizzare che ora la protesta studentesca è destinata ad allargarsi contro "la dittatura digitale di chi vorrebbe dire ai giovani cosa possono guardare, dire e fare online".

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Nuovo Dpcm, quali negozi si salvano nelle "zone rosse"

Parrucchieri, librerie, cartolerie, ferramenta, rivenditori di alimenti per animali: tutti gli esercizi commerciali che rimarranno aperti nelle zone a rischio alto


 Arredamento per negozio di animali e pet shop: scaffalature metalliche

Nelle Regioni “rosse”, cioè quelle a rischio massimo di contagio, è previsto un lockdown più soft rispetto a quello di marzo: divieto di spostamento dalla propria abitazione se non per motivi di lavoro, salute o situazioni di necessità, passeggiate consentite solo vicino casa, tutti i negozi chiusi. Ma restano aperti i parrucchieri, diversi punti vendita oltre ai supermercati, e soprattutto sarà consentita la didattica in presenza per scuola dell’infanzia, elementari e prima media. Lo prevede il nuovo dpcm approvato nella notte dal governo e in vigore a partire dal 5 novembre. Le principali differenze con il lockdown della scorsa primavera sono contenute nell’allegato 23 al provvedimento, che contiene l’elenco dei negozi a cui sarà ancora permessa la vendita: oltre a chi vende generi alimentari, farmacie, parafarmacie, tabaccai ed edicole, non dovranno tirare giù la serranda nemmeno le librerie, le cartolerie e i ferramenta.

Consentito pure il “commercio al dettaglio di apparecchiature informatiche“, le macchine per l’agricoltura, gli articoli per l’illuminazione, le calzature per bambini, la vendita di articoli sportivi e biancheria intima, giochi e giocattoli. Aperte pure le concessionarie di auto e moto, chi vende cibo per animali, fiori e prodotti per la casa. Via libera anche agli ambulanti nei mercati (a patto che si vendano solo queste categorie di prodotti) e alle macchinette automatiche.

Per quanto riguarda i parrucchieri e i barbieri, nella bozza del provvedimento trapelata nella giornata di ieri, inizialmente era stata prevista la serrata totale. Ma nella versione definitiva del testo, bollinata nel corso della notte, l’esecutivo ha deciso di fare marcia indietro. In tutte le Regioni che saranno classificate nella terza fascia di rischio (quella più alta) in base ai 21 parametri epidemiologici fissati dall’Istituto superiore di sanità, si profila quindi un lockdown più leggero rispetto a quello della scorsa primavera. A marzo, infatti, le scuole di ogni ordine e grado vennero chiuse a tempo indeterminato, così come gli esercizi commerciali (compresi i parrucchieri). Stavolta, invece, i cittadini potranno accompagnare i propri figli in classe (fino alla prima media).

Resta ora da capire come verranno classificate le singole Regioni e quanto dureranno le nuove restrizioni. Il compito, stando al dpcm, spetta al ministero della Salute con un’ordinanza ad hoc, “sentiti i Presidenti delle regioni interessate”. L’ipotesi è che la decisione possa arrivare in giornata dopo aver analizzato il monitoraggio settimanale della diffusione del coronavirus nel nostro Paese elaborato dall’Istituto superiore di sanità.

Scuola, presidi esasperati: "Non può funzionare con un Dpcm al giorno. si naviga a vista e non si capisce l'obiettivo""

Parla Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi: "I dati del Ministero dicono che situazioni di contagio a scuola non se ne rilevano. Grazie al monitoraggio delle scuole si è riusciti ad individuare positivi che se fossero stati a casa magari non sarebbero venuti fuori. Bisognerebbe potenziare trasporti e Asl territoriali che finora non hanno funzionato tanto bene, è lì che bisognerebbe concentrarsi"


Scuola, Regione Lombardia conferma il calendario scolastico 2020-2021 -  Cronaca Monza

Si ha l’impressione di navigare completamente a vista e di cambiare di giorno in giorno decisioni e direttive, non si capisce poi per quale obiettivo. Se sospendiamo la didattica in presenza c’è un prezzo sociale che si paga, ha senso pagarlo se c’è un’utilità dal punto di vista del contrasto del contagio. E’ chiaro che ci sono casi di positività anche nelle scuole, il punto è capire dove avviene il contagio, che viene quasi sempre fuori dalle scuole". Lo ha affermato Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi alla trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

"Grazie al monitoraggio delle scuole si è riusciti ad individuare positivi che se fossero stati a casa magari non sarebbero venuti fuori. Bisognerebbe potenziare trasporti e asl territoriali che finora non hanno funzionato tanto bene, è lì che bisognerebbe concentrarsi. La scuola non può funzionare con un dpcm al giorno che cambia le regole, è chiaro che un po’ di stabilità servirebbe, - ha continuato Giannelli - una decina di giorni di didattica a distanza non consente pianificare azioni di lungo termine. Non si può accettare l’idea che si vada alla cieca. E’ capitato che alcune famiglie, in cui è stata riscontrata una positività, mandassero comunque il bambino a scuola, perché non sapevano come gestirlo a casa. Questo è un comportamento assolutamente incosciente perché può diffondere il virus”.

Riguardo alle nuove misure restrittive che riguardano anche le scuole Giannelli ha sottolineato che “sostanzialmente si ha l’impressione di navigare completamente a vista e di cambiare di giorno in giorno decisioni e direttive, non si capisce poi per quale obiettivo. Se l’obiettivo è la riduzione dei contagi siamo tutti d’accordo, ma deve essere chiaro che se sospendiamo la didattica in presenza c’è un prezzo sociale che si paga, questo prezzo molto elevato ha senso pagarlo se c’è un’utilità dal punto di vista del contrasto del contagio, se così non è però dobbiamo capire qual è la ratio di questi provvedimenti. E’ chiaro che ci sono casi di positività anche nelle scuole, il punto è capire dove avviene il contagio, che viene quasi sempre fuori dalle scuole".

"I dati del Ministero dicono che situazioni di contagio a scuola non se ne rilevano. Grazie al monitoraggio delle scuole si è riusciti ad individuare positivi che se fossero stati a casa magari non sarebbero venuti fuori. Bisognerebbe potenziare trasporti e asl territoriali che finora non hanno funzionato tanto bene, è lì che bisognerebbe concentrarsi. - ha proseguito Giannelli - La scuola non può funzionare con un dpcm al giorno che cambia le regole, è chiaro che un po’ di stabilità servirebbe, una decina di giorni di didattica a distanza non consente pianificare azioni di lungo termine perché ci vuole una settimana solo per pianificare tutto. Non si può accettare l’idea che si vada alla cieca”.

“E’ capitato che alcune famiglie, in cui è stata riscontrata una positività, mandassero comunque il bambino a scuola, perché non sapevano come gestirlo a casa. Questo è un comportamento assolutamente incosciente perché può diffondere il virus. Serve senso di responsabilità da parte di tutti. Se ognuno cerca di andare avanti a spese del proprio simile calpestandolo ci indeboliamo tutti”, ha concluso Giannelli.

 

(Fonte: Adnkronos)

 

Nuovo Dpcm, Crisanti: "Le Regioni potrebbero truccare i dati per evitare il lockdown"

Il microbiologo di Padova: "Gli indicatori scelti dal governo per decidere i lockdown? Fotografano situazioni già vecchie. Milano andava chiusa 15 giorni fa: La vera sfida è un piano nazionale per evitare la terza ondata"


Covid, Crisanti: «Sarà un autunno caldo. Dobbiamo scongiurare i contagi di  rientro» - Cronaca, Bergamo

"Se tenere aperta o chiudere una Regione diventa un fatto politico, se un presidente di Regione pensa che il successo politico si dimostra non chiudendo, è chiaro che ci sono mille modi per aggiustare i dati e stare sotto la soglia". Lo ha detto ad Agorà su Rai Tre Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia dell'Università di Padova, commentando il Dpcm che il governo si appresta a varare. "Non ci vuole molto a fare questi piccoli aggiustamenti - ha sottolineato Crisanti - ad esempio "basta non ricoverare o rimandare a casa persone che sono border line".

Milano andava chiusa 15 giorni fa

Sul "caso Milano" Crisanti, che tra i primi ha lanciato l'allarme sulla reale attendibilità dei test rapidi adottati dal Veneto e da altre Regioni, si è detto d'accordo con l'ordine dei medici, che chiede un lockdown per la città, anzi pensa che la chiusura arrivi troppo tardi: "Quando ci sono 9mila casi al giorno il sistema sanitario non è più in grado di fronteggiare la situazione. Si doveva pensare di chiudere in maniera mirata determinate zone 15 giorni fa, e non saremmo a questo punto". Mentre per analoghe ragioni non è soddisfatto dagli indicatori presi in cosiderazione per il Dpcm in fase di definizione, come i posti occupati in terapia intensiva: "Sono indicatori tardivi. Si va in terapia intensiva 10-15 giorni dopo che ci si è infettati, quindi questi indicatori leggono una situazione di 15 giorni prima".

Un piano nazionale o a febbraio si ricomincia da capo

"Per me va bene qualsiasi misura di restrizione, perché prima o poi farà effetto" afferma. "Il problema è che non si può andare avanti con misure di restrizione per mesi e mesi. E nessun reset fa effetto se non abbiamo un piano per impedire che i casi risalgono e per consolidare i risultati di qualsiasi misura".  Per il microbiologo, la vera sfida in questo momento è "evitare la terza ondata". Perciò l'agenda politica "dovrebbe essere quella di preparare un piano nazionale per consolidare i risultati di queste nuove misure".

Questo perché, argomenta Crisanti, "se noi adesso adottiamo un lockdown estremamente rigido, in sei settimane, probabilmente a ridosso di Natale, i casi diminuiranno, ma poi ci saranno mille pressioni per rimuovere le misure. Tutti vorranno andare in vacanza, a cena fuori, a trovare amici e parenti, e a febbraio ci ritroveremo nella stessa situazione".

L'Italia si avvia al blocco generale mentre le proteste continuano e gli ospedali si riempiono (VIDEO)

Conte riconosce l'aggravarsi della situazione, il Paese è entrato nello «scenario di tipo 3»


L'Italia sta seguendo il percorso di Francia e Germania e si sta dirigendo verso un nuovo lockdown nazionale, che sarà attivato probabilmente entro due settimane. Sarebbe una chiusura generale "leggera", con quasi tutte le attività non essenziali sospese, ma con scuole aperte e movimento limitato, consentiti solo gli spostamenti per lavoro o per esigenze essenziali. In alcuni casi, come per la Regione Puglia, il presidente Michele Emiliano ha già deciso di chiudere anche le scuole. Per il momento il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, su pressione dei presidenti di alcune regioni e dei settori più colpiti dalla crisi, prende tempo, "serviranno almeno un paio di settimane, per verificare l'efficacia delle ultime misure restrittive, entrate in vigore lunedì scorso", che prevedevano la chiusura alle sei del pomeriggio delle attività non essenziali, compresi bar e ristoranti.

Conte però riconosce che la situazione è grave perché il Paese è entrato nello "scenario di tipo 3", che significa essere ad alto rischio. Anche il capo coordinatore del Comitato Scientifico che consiglia il Governo, il professor Agostino Meozzo, avverte che se la curva epidemica non scenderà entro 15 giorni, andrà decretato il confinamento. Allo stesso modo, il responsabile del reparto malattie infettive dell'ospedale Luigi Sacco di Milano, afferma che "il lockdown è necessario, resta solo da sapere quando entrerà in vigore ". Alcuni fonti ben informate, prevedono che potrebbe iniziare il 9 novembre, in virtù dell'avvicinarsi del periodo natalizio, in questo modo si cercherebbe di salvaguardare l'economia generata dal periodo di vacanza e spese.

L'urgenza è anche determinata dal il numero dei contagi che sta diventando quasi esponenziale e in alcune regioni, come Campania, Lombardia, Liguria, Umbria, Piemonte e Lazio, gli ospedali sono sull'orlo del collasso o si avvicinano alla saturazione. Il Piemonte ha addirittura chiesto all'esercito, vista organizzazione e mezzi, di allestire ospedali da campo. In pratica, questa situazione significa che almeno la metà dell'Italia sarebbe già nello "scenario di tipo 4", cioè in zona rossa, questo secondo i limiti fissati dall'Istituto Superiore di Sanità. Quindi, l'epidemiologo Martin Blachier, fondatore di Public Health Expertise, è convinto che la reclusione sia l'unica soluzione. Blachier spiega, in un'intervista a Repubblica, che "il virus è scoppiato all'improvviso, non si capisce come sia potuto accadere; la nostra ipotesi è che l'arrivo del freddo sia stato un fattore decisivo che ha determinato un forte aumento delle infezioni ”.

L'ascesa della curva epidemica sembra inarrestabile: Venerdì 31.084 nuovi contagiati (+ 4.253 in 24 ore). Si tratta di un record, con il maggior numero di test eseguiti finora: 215.085 in un giorno. Anche il bilancio delle vittime è peggiorato, con 199 morti nelle ultime ventiquattro ore. La situazione si fa preoccupante soprattutto in Lombardia, dove sono stati registrati 8.960 nuovi positivi in ​​sole 24 ore. Il Governo è particolarmente preoccupato per Napoli e Milano. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha scritto ai sindaci di entrambe le capitali per avvertirli che le loro città sono sotto osservazione, perché "i contagi sono cresciuti troppo in fretta e sono già fuori controllo". È un modo per indicare loro che la reclusione è inevitabile.

Emergenza economica, le manifestazioni nella notte diventano violente

L'emergenza sanitaria si riflette nell'emergenza in alcuni ospedali, mentre in piazza si sposta l'emergenza economica, con manifestazioni che si diffondono quotidianamente in tutto il Paese, in protesta contro le misure restrittive del Governo e in richiesta di aiuti. 

In piazza contro le restrizioni, manifestazioni da Nord a Sud – Alessandria  Oggi

La maggior parte delle manifestazioni legittime sono un esempio di civiltà e si contrappongono a quelle violente che impazzano senza preavviso. Violente proteste che hanno luogo in molte citàà, spesso fomentate da gruppi di neofascisti, gruppi anarchici, tanti ultras ed estremisti di sinistra e di destra. Il Governo ha voluto dialogare con le associazioni dei settori più colpiti dalla crisi, ma ha chiesto l'isolamento delle persone violente, le cui proteste con scontri con le forze dell'ordine, lancio di petardi e altri esplosivi, stanno creando troppa tensione. La scorsa notte violenti episodi si sono registrati a Firenze, Roma, Milano e in molte altre città del nostro territorio. 

Dopo il DPCM, manifestazioni di piazza e virus di guerriglia - Avanti

Il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, ha avvertito che è a rischio “la stabilità sociale del Paese”; “Parallelamente alle proteste cittadine, abbiamo assistito a episodi indescrivibili di violenza e guerriglia urbana. Sono stati episodi che hanno trovato solo un pretesto occasionale nel malcontento, da parte di soggetti che nulla hanno a che fare con i settori interessati dai provvedimenti governativi", ha sottolineato Lamorgese.

Napoli, la protesta si "apparecchia": ristoratori sotto la Regione - VIDEO

Covid, "operazione verità" di 10 esperti su 10 errori gravi del governo: "Gettati alle ortiche i sacrifici degli italiani"

I dossier strategici su cui l'esecutivo di Giuseppe Conte finisce sotto accusa: tamponi di massa, scuole in sicurezza, dati epidemiologici accessibili, tracciamento, assembramenti e sanzioni, terapie intensive, distanziamento sui mezzi pubblici, vaccini antinfluenzali, medicina del territorio, Covid hotel - (LEGGI TUTTO)


"I sacrifici degli italiani, reclusi per due mesi fra marzo e aprile, sono stati gettati alle ortiche". "Noi pensiamo che quello che non è stato fatto fra maggio e ottobre debba assolutamente essere fatto ora". Così inizia e così si chiude un documento redatto da 10 studiosi che lanciano una "operazione verità" ricostruendo 10 errori gravi commessi dalle istituzioni, e innanzitutto dal Governo, nella gestione dell'epidemia. Il documento è sottoscritto da Nicola Casagli, Pierluigi Contucci, Andrea Crisanti, Paolo Gasparini, Francesco Manfredi, Giovanni Orsina, Luca Ricolfi, Stefano Ruffo, Giuseppe Valditara, Claudio Zucchelli.

Dopo aver sottolineato che, alla luce della Costituzione, il coordinamento e la programmazione delle politiche di tutela della salute degli italiani erano di competenza di Conte e dei suoi ministri, il documento (disponibile su www.fondazionehume.it e www.lettera150.it) analizza i 10 dossier ritenuti strategici: tamponi di massa, scuole in sicurezza, dati epidemiologici accessibili, tracciamento, assembramenti e sanzioni, terapie intensive, distanziamento sui mezzi pubblici, vaccini antinfluenzali, medicina del territorio, Covid hotel. 

Su queste materie "è avvenuta la Caporetto del Governo", come dimostra l’evoluzione dell’epidemia e il grido di allarme degli operatori sanitari. “Il problema cruciale di un’epidemia non è portare il numero di contagi vicino a zero, ma mantenerlo basso quando il peggio sembra passato. Per garantire questo, servono tutte e 10 le cose che abbiamo elencato”, si legge nel documento, “serve, soprattutto, un impegno solenne del governo centrale ad attuarle in tempi brevi e certi. Serve un cronoprogramma che specifici costi, strumenti, fasi di avanzamento, date di conclusione. Perché il rischio che corriamo è grande. E’ il rischio che, dopo il tempo delle chiusure, quello delle aperture ci restituisca la medesima illusione in cui siamo vissuti quest’estate. Un intervallo in cui si fa poco per contrastare il virus, ci si illude che il virus sia in ritirata, e così si prepara l’arrivo di una nuova ondata. Gli italiani attendono risposte concrete". Il documento può essere sottoscritto scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

(Fonte: adnkronos)

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