Dagli Usa missili Tomahawk a Kiev. Mosca: “Sempre più vicino il conflitto Russia Nato”
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La svolta di Washington e le condizioni chieste da Trump per l’invio dei missili Tomahawk
Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di aver «più o meno» preso una decisione sull’invio dei missili Tomahawk all’Ucraina, ma ha precisato di voler prima ottenere garanzie sull’impiego e conoscere i dettagli sui bersagli e sulle modalità d’uso prima di autorizzare la consegna. Le dichiarazioni ufficiali da Washington descrivono un passo condizionato, i missili Tomahawk sono un sistema a lungo raggio — con capacità operative fino a 1.600–2.500 km a seconda delle varianti — che potrebbe consentire a Kiev di colpire obiettivi in profondità nel territorio russo, un fatto che accresce la sensibilità politica dell’operazione e spiega la richiesta di Trump, “prima i dettagli sull’impiego a seguito il trasferimento”.
La reazione di Mosca è stata immediata e severa, il Cremlino ha definito la prospettiva di forniture di missili Tomahawk, una «linea rossa» e una potenziale causa di rottura dei rapporti con Washington, avvertendo che la decisione rappresenterebbe un’escalation grave nelle relazioni bilaterali. Dal punto di vista diplomatico, il vice ministro degli Esteri russo ha parlato apertamente di « una via dell’escalation» in Europa e di rischi elevati di scontro con i Paesi dell’Alleanza, richiamando l’attenzione su come questa mossa possa mutare gli equilibri della guerra e le conseguenti risposte militari di Mosca.Per Kiev i missili Tomahawk rappresenterebbero un potenziamento della capacità di «deep strike» utile a colpire infrastrutture militari e logistiche russe lontane dalla linea del fronte; per Mosca sarebbero un fattore che riduce drasticamente le opzioni per una soluzione negoziata e innalza il livello di rischio politico-militare. Negli Stati Uniti il dibattito è tra chi vede nelle armi a lunga gittata uno strumento per costringere Mosca al tavolo delle trattative e chi mette in guardia contro il pericolo di una reazione che trascini nell’escalation anche gli alleati NATO. La condizione proposta da Trump — garanzie sull’uso e limiti operativi — mira a contenere questo rischio senza interrompere il sostegno a Kiev.Negli ultimi giorni le autorità europee hanno registrato una serie di avvistamenti e incursioni di droni che hanno turbato i cieli. A Oslo l’avvistamento di più droni nei cieli sopra l’aeroporto di Gardermoen ha causato ritardi e dirottamenti, la segnalazione iniziale è arrivata da un pilota e le verifiche sono ancora in corso.Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito il fenomeno «una grave minaccia alla nostra sicurezza» e ha detto che, sebbene gli episodi non mostrino prove immediate di armamento, la frequenza e la coordinazione degli eventi fanno pensare a operazioni condotte da attori con capacità sofisticate. Il Cremlino ha respinto le accuse definendole generiche, invitando alla cautela nell’imputare responsabilità senza elementi concreti e accusando alcuni leader europei di tendenza a «incolpare la Russia per tutto».Sul terreno la guerra non rallenta. Nella notte tra il 6 e il 7 ottobre le forze russe hanno colpito con raid e droni principalmente le regioni meridionali e centrali ucraine, tra cui Kherson e Poltava. Fonti locali riportano vittime e decine di feriti, oltre alla distruzione di infrastrutture energetiche che rischiano di aggravare le condizioni della popolazione civile durante l’inverno.Kiev ha risposto con attacchi a larga scala contro obiettivi sempre più lontani dal confine con la Federazione russa e Mosca ha dichiarato di aver intercettato 184 droni e di averli distrutti, nell’arco di poche ore.
Quali sono gli scenari possibili: escalation controllata o deriva incontrollata?
Tre scenari appaiono oggi sul tavolo degli analisti, un primo scenario in cui il trasferimento condizionato dei missili Tomahawk rafforzi la deterrenza ucraina senza provocare una reazione diretta russa, un secondo in cui l’escalation reciproca di attacchi con droni e missili porti a danni sistemici alle infrastrutture e a un aumento delle vittime civili, un terzo, più pericoloso, in cui errori di calcolo o colpi mirati portino a un incidente che coinvolga direttamente forze o interessi NATO, trascendendo dal teatro ucraino.
Gli esperti di sicurezza sottolineano che la tecnologia dei missili Tomahawk e la loro portata cambiano la natura dell’intervento, non si tratta solo di rifornire un alleato, ma di alterare i confini strategici della crisi, obbligando attori internazionali e alleati a ridefinire norme, regole d’ingaggio e misure di coordinamento per evitare escalation involontarie.
L’Unione Europea e la NATO si trovano ora a gestire una doppia sfida, rafforzare la protezione dello spazio aereo civile e delle infrastrutture critiche contro incursioni di droni, e al tempo stesso calibrare il sostegno militare a Kiev in modo che sia efficace ma non catalizzi una crisi diretta con Mosca. Le proposte vanno dall’aumento dei sistemi di difesa aerea regionali alla cooperazione di intelligence per tracciare e bloccare le reti di controllo dei droni. Gli equilibri politici interni degli Stati membri saranno messi duramente alla prova, i governi europei dovranno bilanciare la necessità di proteggere i propri cittadini e le proprie infrastrutture, bilanciando le pressioni per non abbandonare l’Ucraina, che chiede capacità sempre più sofisticate per difendersi e colpire in profondità il potenziale nemico.La possibile fornitura di missili Tomahawk all’Ucraina è oggi più di una questione tecnica, è una variabile geopolitica che potrebbe ridefinire il rapporto tra Stati Uniti, Russia e la postura difensiva della NATO in Europa. L’annuncio condizionato di Washington e le reazioni di Mosca, insieme alla crescente ondata di incursioni di droni e agli attacchi sul suolo ucraino, delineano uno scenario in cui la gestione prudente delle informazioni, il controllo dei rischi e il dialogo multilaterale, diventano elementi essenziali per evitare una deriva incontrollata verso uno scontro più ampio.Articolo aggiornato al 7 ottobre 2025.
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