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Legge elettorale, il Senato approva: cosa cambia e come si voterà

Legge elettorale, il Senato approva: cosa cambia e come si voterà

Lalegge elettorale compie un altro passo decisivo. Il Senato ha approvato oggi, 15 settembre, il disegno di legge che modifica le regole per l’elezione di Camera e Senato: 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astensioni. Il provvedimento, però, non è ancora definitivo. Dopo le modifiche introdotte a Palazzo Madama, dovrà tornare alla Camera dei deputati per la terza lettura.

Il punto centrale della riforma è il superamento del sistema attuale in favore di un modello a prevalente base proporzionale, accompagnato da un possibile premio di governabilità. Nel corso dell’esame parlamentare sono però cambiate diverse parti del testo, dalle preferenze alle firme necessarie per presentare le liste.

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Legge elettorale, come funzionerà il nuovo sistema

La nuova legge elettorale prevede un sistema proporzionale. In termini semplici, i seggi vengono assegnati in base alla percentuale di voti ottenuta dalle liste, con alcune regole aggiuntive pensate per favorire la governabilità.

Il meccanismo prevede un premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la lista o la coalizione che ottiene almeno il 42% dei voti validi nelle due Camere. È questa la parte della riforma che introduce l’elemento maggioritario all’interno di un impianto prevalentemente proporzionale.

Che cosa succede se nessuno raggiunge il 42%? In quel caso non scatta il premio e i seggi vengono distribuiti con il sistema proporzionale, senza ballottaggio. La soglia del 42%, quindi, è uno dei punti fondamentali per capire la nuova legge elettorale.

Resta inoltre una soglia di sbarramento del 3% per le singole liste. È previsto anche un meccanismo particolare per le coalizioni che raggiungono almeno il 10%: in quel caso può ottenere seggi anche la prima lista della coalizione che non ha raggiunto il 3%.

In altre parole, il voto continua a determinare la distribuzione dei seggi, ma il risultato della coalizione o della lista più votata può produrre un vantaggio significativo in termini di rappresentanza parlamentare.

Legge elettorale, arrivano le preferenze ma restano i capilista bloccati

È una delle principali modifiche introdotte dal Senato. La legge elettorale prevede ora la possibilità di esprimere fino a tre preferenze, ma non si tratta di un sistema completamente libero.

Le liste saranno composte da sette candidati, con alternanza di genere. Il primo nome sarà il capolista bloccato, scelto quindi dalla lista e non dagli elettori. Le preferenze potranno invece essere espresse per gli altri sei candidati.

In caso di più preferenze, dovrà essere rispettata l’alternanza di genere: in caso contrario, la seconda e la terza preferenza vengono annullate. Il meccanismo è stato definito come una forma di preferenza “semi-bloccata”.

Il significato pratico è importante: l’elettore potrà indicare alcuni candidati, ma il capolista manterrà comunque una posizione privilegiata nell’assegnazione dei seggi. Per esempio, se una lista conquistasse un solo seggio in un collegio, quel seggio andrebbe al capolista anche nel caso in cui un altro candidato avesse ottenuto più preferenze.

La legge elettorale, quindi, restituisce una parte della scelta ai cittadini ma non elimina completamente il peso delle decisioni dei partiti.

Legge elettorale, più firme per i nuovi partiti e voto fuori sede

Un’altra modifica riguarda le forze politiche che non hanno rappresentanza parlamentare. Per presentare le liste, la riforma porta il numero delle firme necessarie da 1.500-2.000 a 6.000-7.000 per collegio. Restano invece alcune esenzioni per i partiti e i gruppi parlamentari che rientrano nei requisiti stabiliti dalla norma.

È stata inoltre cancellata la cosiddetta norma anti-cespugli, introdotta nel precedente passaggio alla Camera. La disposizione avrebbe escluso dal calcolo utile per il premio di maggioranza i voti delle liste sotto il 3%, anche quando inserite in una coalizione. Con la modifica approvata al Senato, questa previsione viene eliminata.

La legge elettorale interviene anche sul voto fuori sede. La disciplina già prevista per alcune categorie viene estesa ai caregiver familiari, cioè a chi assiste una persona sottoposta a cure, terapia o trattamento medico in una regione diversa da quella nella quale l’elettore è iscritto.

Per accedere a questa possibilità devono ricorrere determinate condizioni, tra cui una permanenza di almeno tre mesi, all’interno dei quali deve ricadere la data delle elezioni.

Il testo approvato dal Senato contiene quindi diverse novità, ma la partita non è ancora chiusa. La legge elettorale dovrà infatti affrontare il terzo passaggio alla Camera. Solo dopo l’approvazione definitiva delle modifiche il nuovo sistema potrà entrare pienamente in vigore.

Per gli elettori, il punto essenziale è questo: si va verso un sistema proporzionale con premio di governabilità, soglia del 42%, preferenze fino a tre ma con capolista bloccato e nuove regole per la presentazione delle liste. La legge elettorale cambia dunque in modo significativo le modalità con cui verranno scelti deputati e senatori, ma il percorso parlamentare non è ancora terminato.