Lefebvriani, il Vaticano decreta la scomunica dopo il grave gesto dei giorni scorsi
Il Vaticano ha decretato la scomunica per i vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) coinvolti nelle consacrazioni episcopali celebrate il 1° luglio a Écône, in Svizzera, senza il mandato del Papa.
La scomunica dei lefebvriani, di tipo “latae sententiae” – cioè automatica – colpisce sei presuli, i due consacranti, monsignor Alfonso de Galarreta e monsignor Bernard Fellay, e i quattro vescovi neo-ordinati Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier.
Sei vescovi “ipso facto” scomunicati
Il provvedimento porta la firma del cardinale Víctor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ed è stato reso noto a ventiquattr’ore di distanza dalla cerimonia svizzera. Nel testo si legge che i sei presuli sono incorsi nella pena canonica per aver compiuto un atto di natura scismatica. L’ordinazione episcopale di quattro presbiteri senza autorizzazione pontificia e contro la volontà del Sommo Pontefice. Una nota esplicativa allegata al decreto chiarisce che il delitto di scisma comporta conseguenze non solo per i ministri sacri coinvolti, ma anche per i fedeli laici che dovessero aderire formalmente alla Fraternità.
“Nozze e confessioni sono invalide”
Tra i passaggi più delicati del documento c’è l’avvertimento rivolto al popolo di Dio, i sacramenti amministrati illecitamente dai ministri della Fraternità – in particolare la confessione e il matrimonio – non hanno validità canonica. Il Dicastero precisa però che non tutti i frequentatori occasionali delle celebrazioni lefebvriane incorreranno automaticamente nella scomunica. Come stabilito da una nota del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 1996, richiamata nel provvedimento odierno, le singole situazioni “verranno giudicate caso per caso”. Resta invece netto l’invito ai fedeli ad astenersi dal partecipare alle attività promosse dalla Fraternità, per non alimentare ulteriormente la frattura.
Tutto si è consumato nel giro di ventiquattr’ore. La mattina del 1° luglio, davanti a una folla stimata tra i 15mila e i 17mila fedeli giunti da decine di Paesi, la Fraternità ha proceduto alla consacrazione dei quattro nuovi vescovi nella sede storica di Écône, culla del movimento fondato da monsignor Marcel Lefebvre. Il rito, durato quasi sei ore tra messa pontificale, litanie e imposizione delle mani, è stato presieduto da monsignor de Galarreta, coadiuvato da monsignor Fellay. Il superiore generale della Fraternità, don Davide Pagliarani, ha definito la giornata “storica” nella sua omelia, rivendicando la necessità di preservare la tradizione al di là delle conseguenze canoniche e respingendo le accuse di disobbedienza al Pontefice.
L’iniziativa è arrivata nonostante il pressante appello di Papa Leone XIV, che nei giorni precedenti aveva scritto alla Fraternità chiedendo di rinunciare alla cerimonia e di riaprire un canale di dialogo. Dalla FSSPX era arrivata una replica netta: la comunità si è detta pronta a “qualsiasi prezzo” pur di garantire continuità al proprio apostolato.
Parolin, “Grande dolore”, ma il dialogo resta un’opzione
Le prime reazioni ufficiali della Santa Sede sono arrivate dal Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, che parlando con i giornalisti accreditati in Vaticano ha parlato di un “grande dolore” per un atto che ferisce l’unità della Chiesa e comporta sanzioni precise. Pur confermando l’imminenza della scomunica, il porporato non ha chiuso la porta a una futura ricomposizione, esprimendo la speranza di poter riprendere il dialogo nonostante lo strappo. Parolin ha inoltre ribadito che il Concilio Vaticano II resta un punto fermo non negoziabile nel confronto con il mondo tradizionalista.
Un copione già visto, il precedente del 1988
Non è la prima volta che la Fraternità Sacerdotale San Pio X si trova scomunicata. Trentotto anni fa, nel 1988, lo stesso monsignor Lefebvre consacrò senza mandato pontificio quattro vescovi – tra cui proprio de Galarreta e Fellay – incorrendo nella scomunica comminata da Giovanni Paolo II. La sanzione fu revocata nel 2009 da Papa Benedetto XVI, in un tentativo di favorire la riconciliazione con il mondo tradizionalista, senza però risolvere le divergenze dottrinali legate al Concilio. Il nuovo decreto firmato dal cardinale Fernández richiama esplicitamente quel precedente, ricordando come tale disobbedienza, comportando un rifiuto pratico del Primato romano, costituisca un atto scismatico.
Tra i cardinali considerati vicini alle istanze più tradizionaliste, alcuni – tra cui l’americano Raymond Burke e il tedesco Gerhard Müller – hanno preso le distanze dalla scelta della Fraternità, nel timore che lo strappo possa allargarsi oltre i confini della FSSPX. Fonti vaticane si dicono attente al rischio che l’onda lunga dello scisma possa saldarsi con altri fermenti tradizionalisti, in un contesto internazionale già segnato da tensioni politiche e culturali.
Cosa succede ora
Secondo quanto filtra da ambienti vaticani, saranno i nunzi apostolici a trasmettere alle Conferenze episcopali di tutto il mondo le indicazioni operative per la gestione pastorale dei singoli casi nelle diocesi. Nel frattempo la Santa Sede ribadisce, come già avvenuto nel 1988, che la porta della piena comunione resta aperta a chiunque, tra i fedeli della Fraternità, desideri fare ritorno.

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