updated 2:16 PM UTC, Oct 22, 2018

10 Agosto; dalla fantascienza alla realtà, gli Stati Uniti creeranno una "Military Space Force"

L'amministrazione statunitense ha annunciato la creazione della "Force of Space", una sesta branca delle forze armate voluta dal presidente Donald Trump, che vuole assicurare che gli Stati Uniti "dominino lo spazio".


"È giunto il momento di scrivere il prossimo capitolo nella storia delle nostre forze armate per preparare la prossima battaglia", così il vice presidente degli Stati Uniti Mike Pence in un discorso ai militari al Pentagono. "È arrivato il momento di istituire la Space Force degli Stati Uniti".

Anche il presidente americano Donald Trump si sbilancia con un Tweet "Avanti con la Space Force, fino alla fine! Per difendere l'America, una semplice presenza nello spazio non è sufficiente, dobbiamo dominare lo spazio!"

I preparativi sono in corso per rendere questa nuova forza spaziale, il sesto ramo delle forze armate americane, insieme con l'esercito (US Army), l'Air Force (USAF), Navy (USN ), il Corpo dei Marines e la Guardia Costiera. Il personale militare in tutto il mondo dipende sempre più dagli strumenti di geo-localizzazione per le loro operazioni e la sicurezza satellitare è diventata una questione sempre più importante.

Ricordando il lancio nel 2007, da parte della Cina, di un missile che distrusse un satellite americano - "una dimostrazione altamente provocatoria della crescente capacità della Cina di militarizzare il mondo attraverso lo spazio" aggiunge - "Lo spazio è cambiato radicalmente per una generazione, oggi, altre nazioni stanno cercando di distruggere i nostri sistemi spaziali e sfidano la supremazia americana come mai prima d'ora". Nel suo discorso Pence ricorda anche i progetti russi che si basano sulla progettazione di nuovi laser e missili aviotrasportati per distruggere i satelliti americani - "I nostri avversari hanno già trasformato lo spazio in un campo di battaglia", ha detto.

Decollo di un razzo Atla V dalla base di Vandenberg in California il 5 maggio 2018
 

Lo spazio è attualmente sotto la responsabilità della US Air Force e l'amministrazione Trump ritiene che farne una filiale a sé stante sbloccherà più risorse per questa nuova zona di frontiera.

Ma la creazione di questo nuovo ramo militare non è assicurata perché deve essere prima approvata dal Congresso. Tuttavia, molti funzionari e alti funzionari del Pentagono sono preoccupati per il costo del progetto, in particolare perché comporta la creazione di centinaia di posti amministrativi. I democratici contrari a questa nuova spesa non tardano i loro commenti sui social - "Potremmo forse assicurarci che i nostri concittadini non muoiano per mancanza di assicurazione sanitaria prima di spendere miliardi per militarizzare lo spazio?", ha twittato il senatore democratico Bernie Sanders.

Nessuno ha il coraggio di dire a Donald Trump che è una "cattiva idea", ha twittato il senatore democratico Brian Schatz. "È pericoloso avere un leader che non riesci a convincere a rinunciare a idee folli."

Contrario anche il ministro della difesa USA, che esprime il suo sostegno per la creazione di un nuovo comando militare per lo spazio, senza andare così lontano da sostenere l'idea di un sesto ramo delle forze armate. "Dobbiamo pensare allo spazio come a un'area di sviluppo in via di sviluppo, e certamente un comando militare è una delle cose che puoi creare, ma non nell'immediato".

Il vicepresidente ha affermato che il processo si svolgerà in fasi successive, con l'obiettivo di creare questa sesta forza armata entro il 2020, che vedrà la fine del mandato del presidente Trump, per questo ha chiesto al Congresso di approvare un budget aggiuntivo di $ 8 miliardi nei prossimi cinque anni.

Il primo passo sarà la creazione di un nuovo spazio di comando, sul modello dei comandi geografici esistenti come CENTCOM, il Comando Centrale per il Medio Oriente, l'Africa Command per l'Africa, o come comando strategico (Stratcom) responsabile delle armi nucleari del paese.

Il gruppo elettorale di Donald Trump per le elezioni del 2020 ha preso possesso dell'idea e del progetto, chiedendo ai sostenitori del presidente di scegliere il logo della prossima Space Force e di stamparlo su prodotti promozionali.

  • Pubblicato in Esteri

Commercio: Donald Trump critica la politica monetaria dell'UE e dalla Cina

Nuova escalation commerciale di Donald Trump che ha accusato la Cina e l'Unione Europea di manipolare le rispettive valute per colpire gli Usa e minacciato Pechino di tassare duramente tutte le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti. 


"La Cina, l'Unione europea e gli altri manipolano le loro valute abbassando i loro tassi di interesse mentre gli Stati Uniti aumentano i loro tassi con un dollaro che diventa più forte, giorno dopo giorno, tutto questo degrada la nostra competitività" così il presidente degli Stati Uniti in un tweet, criticando anche la politica monetaria della Banca Centrale degli Stati Uniti che ha permesso alla polita monetaria cinese di ottenere grossi vantaggi da una moneta di basso peso.

Dal mese di aprile, lo yuan, biglietto rosso con l'immagine di Mao Tse-tung, ha perso quasi l'8% del suo valore nei confronti del dollaro, dando grossi benefici all'esportazione di merci cinesi sul mercato statunitense compensando in parte, le tasse punitive negli Stati Uniti.

Molte le critiche rivolte anche alla Banca Centrale Europea che ha indebolito l'euro rafforzando il dollaro che è arrivato ad un cambio di circa 1,17 dollari per comprare un euro, contro gli 1,23 dollari necessari ad aprile.

In un altro tweet sulla Fed, Donald Trump ha dichiarato che "gli Stati Uniti non dovrebbero essere penalizzati per aver fatto molto bene, l'inasprimento della politica monetaria interna, ora ferisce tutto ciò che abbiamo fatto" ha scritto, riferendosi a un'economia fiorente spinta dalla riforma fiscale, che ha drasticamente ridotto le tasse per le famiglie e le imprese.

Né la BCE, né la Fed, hanno reagito ai tweet di Trump, la Fed, che ha iniziato l'uscita dalla politica monetaria a tasso zero due anni fa, prevede di aumentare gradualmente il suo tasso di riferimento due volte quest'anno per avvicinarsi al 2,50%, anziché al 2% oggi, così da controllare l'inflazione ed evitare il surriscaldamento dopo il massiccio stimolo fiscale che, tra l'altro, potrebbe favorire l'aumento dei prezzi.

In precedenza, Donald Trump ha attaccato Pechino, dicendo che era pronto ad imporre tasse punitive su tutte le importazioni cinesi - "Sono pronto a salire fino a 500", ha detto alla CNBC, chiara allusione ai $ 505,5 miliardi di beni cinesi importati dagli Stati Uniti nel 2017. "Io non non lo faccio per scopi politici, lo faccio per fare ciò che è buono per il nostro paese ", ha detto, accusando la Cina di "truffare"gli Stati Uniti da molto tempo.

Il presidente degli Stati Uniti, che accusa Pechino di pratiche "ingiuste" e "furto di proprietà intellettuale" e chiede al gigante asiatico di ridurre il deficit di 200 miliardi di dollari. Ma dopo una breve tregua in primavera, la Casa Bianca ha implementato il 6 luglio, ulteriori dazi doganali pari al 25% su 34 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Altre importazioni peri sedici miliardi di dollari saranno tassate a breve.

"La Grande Guerra Commerciale" -

Le autorità cinesi, che denunciano atti "irrazionali" del presidente degli Stati Uniti, ritengono che Washington abbia innescato "la più grande guerra commerciale nella storia economica".

A metà aprile, il Tesoro degli Stati Uniti stimando che la Cina non stesse gestendo la sua valuta, ha posto il paese sotto sorveglianza, così come la Corea del Sud, la Germania, il Giappone, la Svizzera e l'India.

A questo punto gli economisti sono allarmati dalla politica commerciale aggressiva degli Stati Uniti. Questa settimana, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha mantenuto le sue previsioni di crescita globale al 3,9% per il 2018 e il 2019, ma il suo CEO, Christine Lagarde, ha detto che probabilmente questo è solo un picco. E Maurice Obstfeld, capo economista del Fondo, ha anche affermato che le tensioni commerciali sono "la più grande minaccia a breve termine per la crescita globale". Soprattutto da quando la Casa Bianca ha avviato una disputa commerciale non solo con Pechino ma anche con i suoi principali partner come l'Unione Europea, il Canada o il Messico.

L'amministrazione Trump sta prendendo in considerazione le tasse punitive sul settore strategico dell'automobile, causando grande preoccupazione sia all'estero sia negli Stati Uniti, dove industria e sindacati temono tagli massicci di posti di lavoro.

 

Fonte: AFP

 

Corea del Nord; il segretario di stato americano Pompeo a Pyongyang per chiedere "chiarimenti" sul nucleare

 Dopo lo storico summit tra il leader nordcoreano e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ecco i primi dubbi sul rispettato degli accordi di denuclearizzazione della Corea del Nord.


Dall'incontro con Kim Jong Un a Singapore il 12 giugno, Donald Trump è stato ottimista circa le possibilità di pace nella penisola divisa dalla Guerra di Corea (1950-53), vantando che la minaccia della guerra nucleare tra i due paesi, si è risolta con stabili accordi. Ma il comunicato firmato da Kim e Trump alla fine dell'incontro, non presentava tutti i dettagli e i tempi per giungere alla completa denuclearizzazione della Corea. In calce al documento il presidente coreano "ha riaffermato il suo fermo e costante impegno per la completa denuclearizzazione della penisola". Una formulazione vaga che ha deluso le aspettative degli esperti, soprattutto perché non menziona la necessità che questo processo sia "verificabile e irreversibile", come sostenuto dagli Stati Uniti. Il governo di Pyongyang non si è mai impegnato pubblicamente a rinunciare al suo arsenale nucleare, motivo per il quale ha ricevuto diverse sanzioni ONU. Infine delle immagini satellitari di fine giugno mostrano lavori di miglioramento nel centro di ricerca nucleare del sito di Yongbyon.

Il Segretario di Stato americano è incaricato di negoziare un progetto che, spera Washington, vedrebbe il signor Kim indicare chiaramente la portata e la natura dei suoi programmi nucleari e balistici e accettare un calendario per lo smantellamento del suo arsenale.


"I nostri leader hanno preso impegni al vertice di Singapore su una completa denuclearizzazione della Corea del Nord", ha detto Pompeo durante uno scalo nella base americana a Yokota, in Giappone. "Lo scopo del mio viaggio è di ottenere dettagli su questi impegni e continuare ad attuare ciò su cui i due leader si sono accordati e mi aspetto lo stesso dalla Repubblica popolare democratica di Corea (RDPC)", ha aggiunto il capo della diplomazia americana. Kim Yong Chol ha salutato il collega americano, facendo notare che questa era la sua terza visita nel paese. "Più ci incontriamo, più spero che la nostra amicizia sarà profonda", ha detto. "Più vieni, più possiamo instaurare una fiducia reciproca". In un tweet prima di arrivare in Corea del Nord, il Segretario di Stato ha affermato che il suo obiettivo era "continuare il nostro lavoro fino a una denuclearizzazione completa e verificata del #RDPC, come promesso dal Presidente Kim ".

Washington spera che il processo venga avviato nel corso dell'anno, ma molti esperti e collaboratori del presidente Trump, ritengono che la promessa fatta dal leader nordcoreano al summit non valga il documento su cui è stata scritta e che il processo, anche con un imminente inizio, potrebbe richiedere anni. Nel frattempo, l'amministrazione degli Stati Uniti intende mantenere le sanzioni economiche internazionali che, a suo avviso, hanno spinto il governo di Pyongyang al tavolo dei negoziati.

 

  • Pubblicato in Esteri

Cina e Stati Uniti entrano in guerra "commerciale"

Stati Uniti e la Cina entreranno nella guerra commerciale con l'entrata in vigore di dazi doganali reciproci per decine di miliardi di dollari di merci.


Le tariffe statunitensi del 25% su 34 miliardi di importazioni cinesi colpiranno 818 prodotti, tra cui automobili, componenti di aeromobili o dischi rigidi per computer, risparmiando allo stesso tempo beni popolari come telefoni cellulari o televisori. Saranno efficaci da oggi a mezzanotte (0400 GMT), ha confermato ieri presidente Donald Trump ai giornalisti.

Immediatamente dopo, la Cina risponderà applicando i dazi doganali su un quantitativo equivalente di importazioni dagli USA. Colpiranno i prodotti agricoli, compresi i semi di soia, che sono fortemente dipendenti dal mercato cinese, per passare al settore automobilistico e ai prodotti ittici, come le aragoste.

"La Cina non cederebbe mai alla minaccia o al ricatto", ha detto ai giornalisti il ​​portavoce del ministro cinese del Commercio Gao Feng.

In totale, 50 miliardi $ di importazioni cinesi annuali saranno influenzate dalle misure statunitensi, per compensare quello che l'amministrazione Trump considera essere il "furto" della proprietà intellettuale e della tecnologia.

Il secondo lotto di 16 miliardi $ di importazioni cinesi, che è attualmente sotto ulteriore controllo, entrerà presto in vigore, ha detto Donald T rump, "con molta probabilità tra due settimane".

Pechino, che ha deciso di replicare in modo identico, prevede anche di aggiungere dazi su merci che raggiungono un valore totale di circa 50 miliardi $ nelle importazioni statunitensi, con un elenco iniziale di prodotti per 34 miliardi $.

Le prime due potenze economiche del mondo potrebbero non fermarsi qui, poiché Donald Trump ha chiesto a Robert Lighthizer "di identificare 200 miliardi di dollari di beni cinesi a cui applicare un ulteriore tassa del 10%".

E il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di essere pronto a tassare prodotti cinesi per un valore di 200 miliardi di dollari di beni aggiuntivi, "se la reazione cinese sarà quella di controbattere con la stessa moneta".

Queste misure potrebbero quindi portare a 450 miliardi il valore dei prodotti cinesi tassati, la grande maggioranza delle importazioni dal colosso asiatico (505,6 miliardi di dollari nel 2017).

Gli esperti stanno avvertendo ormai dai mesi del potenziale danno di un tale confronto commerciale, non solo sull'economia statunitense ma anche sull'economia globale, purtroppo rimanendo inascoltati.

- Molti gli Investimenti in gioco -

Le aziende statunitensi hanno già indicato, nel verbale dell'ultimo incontro di giugno con la Banca Centrale degli Stati Uniti (Fed) , di sentire già l'impatto di prezzi più elevati e "la riduzione o il rinvio dei progetti di investimento di capitali a causa di incertezze che circondano la politica commerciale".

In un'analisi intitolata "l'approccio sbagliato", la Camera di commercio degli Stati Uniti ha stimato "in circa 75 miliardi $" l'ammontare delle esportazioni statunitensi finora colpite da rappresaglie da parte dei partner commerciali statunitensi.

Cita in particolare sei Stati (Alabama, Michigan, Pennsylvania, Carolina del Sud, Texas e Wisconsin), che hanno votato a favore di Donald Trump nelle ultime elezioni presidenziali del 2016.

Questi avvertimenti lasciano tuttavia indifferente il presidente americano, che ancora una volta ha risposto sugli argomenti, martedì in un tweet.

"Probabilmente l'economia sta andando molto meglio rispetto al passato, prima di risolvere il problema degli accordi commerciali sleali con ciascun paese", ha affermato. E poi ancora, - "La maggioranza dei paesi concorda sul fatto che devono cambiare, ma nessuno lo ha mai chiesto".

Il giorno prima, il segretario al commercio degli Stati Uniti Wilbur Ross, aveva detto che le previsioni sul prossimo rallentamento della crescita economica degli Stati Uniti erano "premature e probabilmente imprecise".

"Gli effetti diretti delle tasse doganali, imposte finora, non cambieranno radicalmente la situazione macroeconomica statunitense", ha affermato Robert Palombi, analista di S & P Global Ratings.

"Tuttavia, l'escalation delle tensioni commerciali tra le due maggiori economie potrebbe avere reali ramificazioni globali e seminare i semi di un significativo rallentamento della crescita economica", ha aggiunto.

Giovedì a Chicago, i prezzi della soia hanno toccato un minimo che non si vedeva da nove anni e questo poche ore prima delle attese dichiarazioni di "guerra commerciale" tra negli Stati Uniti e Cina.

ultima ora×ultime notizie×primo piano×evidenza×guerra commerciale×Cina ×America×Usa ×Trump×FED×Banca centrale Statunitense×Dazi×commerciale×-Cina, scatta l'ora x della guerra commerciale. ×Usa, via a dazi per 34 mld su import Cina×ultime news×6 Luglio 2018 Un minuto dopo la mezzanotte di oggi sono entrati in vigore i dazi imposti dall'amministrazione americana di Donald Trump ad alcuni prodotti×dazi usa cina dazi cinesi cina usa trump e la cina news dazi usa guerra commerciale usa×

 

FONTE: (AFP)

  • Pubblicato in Esteri

Economia, guerre commerciali e immigrazione sono i mali del nostro secolo

Le principali borse aprono la settimana col segno negativo, tassi e valute fermi al palo.


Una settimana che era iniziata nuovamente con l’attenzione sulle banche centrali e sulla riunione annuale organizzata dalla Banca Centrale Europea, per tutte le banche centrali a Sintra in Portogallo, "il Simposio", che aveva visto Draghi ribadire i messaggi che erano stati dati nelle settimane precedenti e in particolare quelli riguardanti la Banca Centrale Americana. La FED infatti ha ribadito l’intenzione di voler proseguire nel rialzo dei tassi d'interesse, come aveva già indicato nell'ultimo comunicato dato da Jerome Powell. Attenzione alta nuovamente sul tema delle guerre commerciali, con Trump che riaccende i toni nei confronti della Cina e dell'Europa. Venerdì scorso in un comunicato ufficiale il presidente americano ha minacciato di proporre dei dazi contro l’importazione di auto europee, allertando subito tutte le borse di riferimento, qui va ribadito che per quanto il tema chiaramente crea nervosismo sui mercati, in realtà a parte i dazi che sono già scattati su acciaio e alluminio, però sono ancora poca cosa. Quello che più preoccupa è il fatto che Trump riaccende i toni, questo significa che per il momento, l’amministrazione Trump non è soddisfatta delle concessioni che hanno finora dato le controparti europee e cinesi e quindi ha alzato il tiro delle minacce. Una prima trance di dazi dovrebbero partire, se nulla cambia, il il 6 di luglio, questo significa che questa settimana e la prossima, saranno settimane cruciali per i negoziati in corso. Inoltre per contrastare le minacce di Trump, la Cina ha deciso di tagliare i tassi di interesse facendo decorrere questa misura dal 5 di luglio, quindi un giorno prima dell'ipotetica partenza dei dazi americani. Tutti i mercati si auspicano quello che potrebbe essere un colpo razionalità, ovvero un accordo tra le parti, perché comunque una guerra commerciale avrebbe un impatto negativo su tutte le economie in generale. E' chiaro che il presidente americano vorrà poter dire di aver ottenuto qualche risultato e cancellare il rischio di fare rallentare l’economia americana, oggi i dati economici dicono che il mondo economico americano sta procedendo sempre con un segno positivo. A novembre ci sono le elezioni di metà mandato, quelle in cui si rinnova parte del congresso americano e difficilmente Trump ci vorrà arrivare con un’economia in rallentamento. Altri temi molto importanti che le borse mondiali seguono da vicino, sono quelli di natura giuridica in Europa, giovedì e venerdì è stata convocata la riunione del Consiglio europeo e del Consiglio dei capi di Stato dei paesi europei. Questa riunione tratterà temi caldi, dal taglio del QE ai problemi economici portati dalla non comune gestione dell'immigrazione. Temi molto caldi soprattutto per per l'Italia, anche perché vi parteciperà il nuovo governo Giallo/Verde, che non riscuote la fiducia dei mercati, visto uno spread ancora molto elevato. Non rimane che attendere alla finestra, almeno fino a venerdì quando saranno pubblicati i dati dell'inflazione in Europa e America. 

I Paesi islamici uniti contro Trump e Israele: "Dichiariamo Gerusalemme Est capitale dello Stato di Palestina"

"Dichiariamo Gerusalemme Est capitale dello Stato di Palestina e chiediamo agli altri Paesi di riconoscere lo Stato di Palestina e Gerusalemme Est come sua capitale occupata". E' quanto afferma la dichiarazione finale del vertice dell'Organizzazione della cooperazione islamica (Oci) che si è svolto a Istanbul sulla questione. L'annuncio arriva a pochi giorni dalla decisione del presidente Usa Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele


Risultati immagini per gerusalemme est

"Dobbiamo riconoscere lo Stato di Palestina con i confini del 1967, liberandoci dall'idea che questo sia un ostacolo alla pace", e "Gerusalemme come capitale dello stato occupato di Palestina". È l'appello lanciato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan in apertura del vertice straordinario dell'Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) a Istanbul. "Almeno 196 Paesi Onu sono fermamente contrari" alla decisione di Donald Trump, ha aggiunto Erdogan, ribadendo che "Gerusalemme è la nostra linea rossa".

"D'ora in poi" i palestinesi non accetteranno più alcun ruolo di mediazione degli Usa nel processo di pace in Medio Oriente. Lo ha detto il presidente palestinese Abu Mazen al summit straordinario dell'Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) a Istanbul.

Immagine correlata

"L'Iran è pronto a cooperare con tutti i Paesi islamici senza alcuna riserva o precondizione per la difesa di Gerusalemme". Così il presidente iraniano, Hassan Rohani, intervenendo al summit. Lanciando un appello alla "unità islamica" contro "il pericolo del regime sionista" di Israele, il leader di Teheran si è detto convinto che "i problemi tra i Paesi islamici possano essere risolti attraverso il dialogo".

Immagine correlata

Il vertice Ue si dissocerà dalla decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e ribadirà la posizione già espressa lunedì a Benjamin Netanyahu: l'Unione è per una soluzione a due Stati e contro qualsiasi decisione che possa compromettere il raggiungimento di questo obiettivo. E' quanto si è appreso alla vigilia del summit europeo. I leader Ue, salvo colpi di scena, adotteranno una dichiarazione attualmente in corso di definizione.

Risultati immagini per putin

La Russia non condivide le parole del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che oggi ha definito Israele "uno Stato terrorista" e ha invitato a riconoscere "Gerusalemme come capitale dello stato occupato di Palestina": lo ha precisato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov. "Siamo al corrente della posizione del leader turco e non corrisponde alla nostra", ha affermato Peskov, aggiungendo che "la posizione della Russia su Gerusalemme e sulla soluzione della questione mediorientale è ben nota".

Nella dichiarazione finale del vertice straordinario di Istanbul, l'Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) ha riconosciuto "Gerusalemme est come capitale dello stato di Palestina occupato", invitando tutti i Paesi del mondo a fare altrettanto. Lo riporta Anadolu.

Immagine correlata

Il guardiano delle Chiavi del Santo Sepolcro a Gerusalemme, Adib Joudeh al-Husseini, non incontrerà il vicepresidente Usa Mike Pence quando arriverà in visita, la prossima settimana, in città. "Non riceverò Pence - ha detto, citato dalla Wafa - come espressione del mio assoluto rifiuto della decisione del presidente Trump su Gerusalemme". Husseini ha fatto appello anche al Patriarca greco ortodosso Teofilo III e al Custode di Terra Santa Francesco Patton "a boicottare la visita di Pence".

I palestinesi hanno il diritto di fare di di Gerusalemme est la loro capitale, ha affermato il re saudita Salman bin Abddul Aziz al Saud. "Il regno saudita ha esortato a trovare una soluzione politica per risolvere le crisi regionali, in primo luogo la questione palestinese e il ripristino dei legittimi diritti del popolo palestinese, tra cui il diritto di stabilire il loro Stato indipendente con Gerusalemme come capitale", ha detto il re parlando al Consiglio consultivo saudita, come riferisce il quotidiano Gulf News di Dubai. (Fonte: Ansa)

  • Pubblicato in Esteri

Sanzioni alla Russia, in tre anni ci sono costate 30 miliardi di euro

Una nuova ricerca dell'Istituto austriaco di ricerca economica (WIFO) dice che le sanzioni economiche dell'UE contro la Russia, introdotte tre anni fa, sono costate molti miliardi di euro ai paesi europei.


L' indagine , condotta su richiesta del Parlamento europeo e pubblicata venerdì, ha mostrato che le esportazioni dell'UE verso la Russia, dal 2014 hanno visto una diminuzione annuale pari al 15,7 per cento, raggiungendo in questi giorni la pesante soglia del 40%.

Le sanzioni dell'UE contro la Russia sono state introdotte nel 2014 per il presunto coinvolgimento del paese nel conflitto nell'Ucraina orientale. Le sanzioni riguardano principalmente i settori finanziari, energetici e di difesa della Russia e colpiscono anche alcuni funzionari governativi, uomini d'affari e figure pubbliche. Mosca ha risposto imponendo un embargo sui prodotti agricoli, sui prodotti alimentari e sulle materie prime dei paesi che hanno aderito alle sanzioni anti-russe. Da allora le parti hanno più volte ampliato e ampliato le misure restrittive, ricordiamo che prima delle sanzioni la Russia era il primo partner commerciale per la UE, oggi la Russia si colloca al quinto posto dietro gli Stati Uniti, la Svizzera, la Cina e la Turchia.

Il WIFO ha calcolato che le esportazioni UE in Russia sono passate da un fatturato di 120 miliardi di euro di quattro anni fa, ai 72 miliardi di euro del 2016.

Secondo la ricerca, lo stato più colpito è stato Cipro, in quanto l'esportazione verso la Russia è diminuita del 34,5 per cento negli ultimi due anni; La Grecia ha subito una caduta del 23,2%; Le esportazioni della Croazia sono diminuite del 21 per cento.

Le esportazioni austriache in Russia sono diminuite di quasi il 10% circa 1 miliardo di euro, la Polonia e il Regno Unito hanno perso 3 miliardi di euro ciascuno. 

L'Italia si colloca a metà classifica con una perdita del 15% nei tre anni, le imprese italiane hanno perso più di 10 miliardi di euro a causa delle sanzioni dell'UE contro il governo di Mosca. "Le relazioni altalenanti e molto tese tra la Russia e l'UE hanno colpito molti settori dell'economia italiana: le sanzioni anti-russe sono controproducenti", ha dichiarato il capo del dipartimento commerciale russo, Sergey Cheremin a margine della sua conferenza su "i nuovi rapporti commerciali tra Italia e Russia", appena terminata. 

E ha aggiunto, "la guerra commerciale ha già portato ad una perdita totale di oltre 10 miliardi di euro a causa della riduzione delle esportazioni di beni italiani in Russia, solo il Veneto ha perso più di 3 miliardi di euro, in quanto il complesso agroindustriale della regione è stato il più colpito". Solo nel 2016, il commercio tra Mosca e le società italiane è sceso del 4,6% passando a 4,3 miliardi di dollari. Tuttavia vediamo una piccola luce all'orizzonte, dal primo trimestre di quest'anno, il commercio tra ha cominciato di nuovo a crescere..

Il presidente della Camera di commercio italiana-russa, Rosario Alessandrello, ha dichiarato che la risposta della Russia alle sanzioni dell'UE, ha colpito l'economia italiana e in particolare le piccole e medie imprese del nostro paese. L'Italia ha perso 11-12 miliardi di euro nelle esportazioni e 200.000 posti di lavoro a causa delle contromisure russe, spiega il funzionario, aggiungendo che la Russia è il mercato commerciale più vicino e più adatto agli italiani. "Anche i mercati sud e nordamericani possono essere interessanti, ma non possono sostituire la Russia" , ha aggiunto Alessandrello, "l'Italia non può permettersi di perdere il mercato Russo". La piccola presenza di piccole società italiane sul mercato russo ha reso l'Italia più vulnerabile rispetto alla Germania, rappresentata in Russia da un gran numero di grandi imprese. Sempre secondo Alessandrello, quasi 70 aziende italiane si sono delocalizzate spostando la loro produzione direttamente in Russia, "Due anni fa hanno iniziato a investire nella localizzazione per mantenere il mercato non solo attraverso le importazioni, ma anche attraverso la produzione completa o parziale direttamente sul territorio". 

I

  • Pubblicato in Esteri

Sanzioni alla Russia, in tre anni ci sono costate 30 miliardi di euro

Una nuova ricerca dell'Istituto austriaco di ricerca economica (WIFO) dice che le sanzioni economiche dell'UE contro la Russia, introdotte tre anni fa, sono costate molti miliardi di euro ai paesi europei.


L' indagine , condotta su richiesta del Parlamento europeo e pubblicata venerdì, ha mostrato che le esportazioni dell'UE verso la Russia, dal 2014 hanno visto una diminuzione annuale pari al 15,7 per cento, raggiungendo in questi giorni la pesante soglia del 40%.

Le sanzioni dell'UE contro la Russia sono state introdotte nel 2014 per il presunto coinvolgimento del paese nel conflitto nell'Ucraina orientale. Le sanzioni riguardano principalmente i settori finanziari, energetici e di difesa della Russia e colpiscono anche alcuni funzionari governativi, uomini d'affari e figure pubbliche. Mosca ha risposto imponendo un embargo sui prodotti agricoli, sui prodotti alimentari e sulle materie prime dei paesi che hanno aderito alle sanzioni anti-russe. Da allora le parti hanno più volte ampliato e ampliato le misure restrittive, ricordiamo che prima delle sanzioni la Russia era il primo partner commerciale per la UE, oggi la Russia si colloca al quinto posto dietro gli Stati Uniti, la Svizzera, la Cina e la Turchia.

Il WIFO ha calcolato che le esportazioni UE in Russia sono passate da un fatturato di 120 miliardi di euro di quattro anni fa, ai 72 miliardi di euro del 2016.

Secondo la ricerca, lo stato più colpito è stato Cipro, in quanto l'esportazione verso la Russia è diminuita del 34,5 per cento negli ultimi due anni; La Grecia ha subito una caduta del 23,2%; Le esportazioni della Croazia sono diminuite del 21 per cento.

Le esportazioni austriache in Russia sono diminuite di quasi il 10% circa 1 miliardo di euro, la Polonia e il Regno Unito hanno perso 3 miliardi di euro ciascuno. 

L'Italia si colloca a metà classifica con una perdita del 15% nei tre anni, le imprese italiane hanno perso più di 10 miliardi di euro a causa delle sanzioni dell'UE contro il governo di Mosca. "Le relazioni altalenanti e molto tese tra la Russia e l'UE hanno colpito molti settori dell'economia italiana: le sanzioni anti-russe sono controproducenti", ha dichiarato il capo del dipartimento commerciale russo, Sergey Cheremin a margine della sua conferenza su "i nuovi rapporti commerciali tra Italia e Russia", appena terminata. 

E ha aggiunto, "la guerra commerciale ha già portato ad una perdita totale di oltre 10 miliardi di euro a causa della riduzione delle esportazioni di beni italiani in Russia, solo il Veneto ha perso più di 3 miliardi di euro, in quanto il complesso agroindustriale della regione è stato il più colpito". Solo nel 2016, il commercio tra Mosca e le società italiane è sceso del 4,6% passando a 4,3 miliardi di dollari. Tuttavia vediamo una piccola luce all'orizzonte, dal primo trimestre di quest'anno, il commercio tra ha cominciato di nuovo a crescere..

Il presidente della Camera di commercio italiana-russa, Rosario Alessandrello, ha dichiarato che la risposta della Russia alle sanzioni dell'UE, ha colpito l'economia italiana e in particolare le piccole e medie imprese del nostro paese. L'Italia ha perso 11-12 miliardi di euro nelle esportazioni e 200.000 posti di lavoro a causa delle contromisure russe, spiega il funzionario, aggiungendo che la Russia è il mercato commerciale più vicino e più adatto agli italiani. "Anche i mercati sud e nordamericani possono essere interessanti, ma non possono sostituire la Russia" , ha aggiunto Alessandrello, "l'Italia non può permettersi di perdere il mercato Russo". La piccola presenza di piccole società italiane sul mercato russo ha reso l'Italia più vulnerabile rispetto alla Germania, rappresentata in Russia da un gran numero di grandi imprese. Sempre secondo Alessandrello, quasi 70 aziende italiane si sono delocalizzate spostando la loro produzione direttamente in Russia, "Due anni fa hanno iniziato a investire nella localizzazione per mantenere il mercato non solo attraverso le importazioni, ma anche attraverso la produzione completa o parziale direttamente sul territorio".

  • Pubblicato in Esteri
Sottoscrivi questo feed RSS

FEED RSS

14°C

Milano

Sunny

Humidity: 46%

Wind: 11.27 km/h

  • 22 Oct 2018 13°C 5°C
  • 23 Oct 2018 14°C 5°C