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updated 1:35 PM UTC, Oct 23, 2018

Governo, c'è la svolta: accordo Di Maio-Salvini, via libera di Berlusconi. Chieste 24 ore di tempo al Quirinale (VIDEO)

Trattativa in dirittura d'arrivo. Movimento 5 Stelle e la Lega hanno informato la Presidenza della Repubblica che è in corso un confronto per pervenire a un possibile accordo di governo e che per sviluppare questo confronto hanno bisogno di 24 ore. Salvini dice che in ogni caso l'alleanza di centrodestra non si romperà, mentre Di Maio afferma che non ci sono veti su Berlusconi ma che dialoga solo con il Carrroccio. Il governatore ligure di Forza Italia, Giovanni Toti, prefigura un'astensione benevola degli azzurri - (VIDEO)


Ore concitate in vista delle prossime scelte del capo dello Stato sul governo con Lega ed M5s che continuano il dialogo e chiedono al Colle 24 ore per provare a trovare un'intesa

A ora di pranzo faccia a faccia tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio che formalizzano, poi, la richiesta al capo dello Stato di poter avere più tempo per cercare la quadra. "Entro 24 ore conto di avere qualcosa da dire", fa sapere il leader del Carroccio. "Qualunque cosa accada l'alleanza del centro destra non si romperà, è un prerequisito". Così Salvini ai cronisti aggiungendo che "oggi riparlerà con Di Maio e Berlusconi".

"Io non ho disdetto la campagna elettorale. Salvini mi ha chiesto altre 24 ore - avverte però Di Maio - e insieme le abbiamo chieste al Colle, ma io resto in campagna elettorale". 

IL PUNTO - Quando la strada sembrava segnata verso l'indicazione da parte del capo dello Stato di un premier 'neutrale', in mattinata, mentre Salvini fa sapere di voler "provare fino all'ultimo" a dar vita a un governo politico, arriva una dichiarazione di Luigi Di Maio che sottolinea di non avere veti su Berlusconi ma ribadisce il dialogo "solo con la Lega". Parole apprezzate in ambienti azzurri mentre su Forza Italia e sull'ex premier Silvio Berlusconi arriva il pressing della Lega. Il Cavaliere è in continuo contatto da Milano con i suoi più stretti collaboratori, a partire da Gianni Letta. E sul piatto della trattativa per consentire il via libera da parte di Fi all'Esecutivo M5s-Lega ci sarebbero anche ministri graditi al Cav, nomine pesanti in Rai e nelle principali commissioni parlamentari politiche. I gruppi di Forza Italia di Camera e Senato  si riuniscono e fanno sapere di rimettersi alle decisioni del Cavaliere sul governo. "Diamo pieno mandato al presidente Berlusconi - dice la capogruppo Maria Stella Gelmini durante la riunione del gruppo alla Camera - per scegliere la strada da intraprendere contro i veti, contro le invettive, contro gli insulti. Siamo certi che il nostro leader prenderà come ha sempre fatto la decisione migliore per Forza Italia e per il Paese". Voci di Transatlantico prefigurano anche una ipotesi di astensione da parte di Fi, dopo un ipotetico accordo con Salvini, verso un governo Di Maio-Lega.

"Forse vale la pena che si sperimenti un governo giallo-verde, vediamo cosa può offrire...", dice Paolo Romani, senatore di Forza Italia, subito dopo l'incontro tra i senatori azzurri a Palazzo Madama. Su eventuali astensioni di Forza Italia il senatore afferma: "Vedremo poi - risponde - di sicuro ci sono precedenti illustri come col governo Letta e Monti, quando all'interno del centrodestra si erano assunte posizioni diverse senza rompere la coalizione". "E' tutto un pò prematuro - si affretta a chiarire Romani - perché tocca vedere nelle prossime ora cosa accade. Aspettiamo che ci sia un accordo politico tra Di Maio e Salvini, penso che sia questo il problema, hanno appena chiesto 24 ore in più...".

Decisivo potrebbe essere il passo di lato del leader di Forza Italia. "Ho sentito Berlusconi stanotte. Il tema è che Lega e M5S hanno i voti per un accordo di governo, a cui Forza Italia non parteciperà con un appoggio esterno. Ma il che non vuol dire che non si possa guardare a questa esperienza di un nostro socio strutturale da 20 anni con critica benevolenza. Una specie di astensione benevola. Dopodiché vedremo cosa faranno", ha affermato Giovanni Toti, esponente di Fi e presidente della regione Liguria. (Fonte: Ansa)

Ecco la classifica degli amministratori: Zaia il governatore più amato d'Italia, Nardella il primo tra i sindaci. Maroni in ascesa, Crocetta ultimo. Male Sala e Raggi

Pubblicati i risultati del monitoraggio semestrale dell'istituto di ricerca Index Research. Conferme, sorprese e tonfi clamorosi. Promozioni e bocciature sono trasversali: dietro il presidente leghista del Veneto c'è il piemontese Sergio Chimparino (Pd), mentre alle spalle del primo cittadino dem di Firenze si piazza Luigi Brugnaro, che guida Venezia con una maggioranza di centrodestra, ma poco legato ai partiti. Leggi tutto


Luca Zaia (Veneto) è il presidente di Regione più amato d'Italia, mentre Dario Nardella (Firenze) il sindaco che riscuote maggiore gradimento. Precipita invece Virginia Raggi: la sindaca di Roma è solo 88esima. Sono questi i principali verdetti del monitoraggio semestrale di Index Research che rileva la soddisfazione dei cittadini nei confronti di governatori e sindaci. Per quanto riguarda i presidenti di Regione, dietro a Zaia si attestano Sergio Chiamparino (Piemonte), Michele Emiliano (Puglia), Enrico Rossi (Toscana) e Maurizio Marcello Pittella (Basilicata).

Per quanto riguarda invece le città, Dario Nardella (Firenze), Luigi Brugnaro (Venezia), Federico Borgna (Cuneo), Matteo Ricci (Pesaro), Giorgio Gori (Bergamo) sono i sindaci più amati. Nella classifica dei governatori, il presidente del Veneto Zaia è apprezzato dal 58,3% dei cittadini intervistati. Secondo l’istituto di ricerca diretto da Natascia Turato, dunque, a conquistare la medaglia d’oro nel primo semestre 2017 è un’amministrazione della Lega Nord. A sorpresa, al secondo posto Sergio Chiamparino (56,4%), presidente del Piemonte eletto con il Pd. La sua è stata una vera e propria scalata: in un anno ha guadagnato ben sei posizioni accrescendo il suo consenso del 6,2%. Sul terzo gradino del podio Michele Emiliano: il governatore della Puglia, che nel 2016 guidava la classifica, è scivolato di due posizioni, conquistando il 56,1% dei consensi, l’1,3% in meno rispetto all’ultima rilevazione. Salgono di un posto rispettivamente Enrico Rossi (Pd), Governatore della Toscana con il 53,3% e Maurizio Marcello Pittella della Basilicata (53,5%).

Scende invece Giovanni Toti (FI), presidente della Liguria, che ha dovuto cedere tre posizioni perdendo lo 0,6%. Perde punti anche Nicola Zingaretti (Pd): il Presidente della Regione Lazio scivola dalla settima alla nona posizione e il suo consenso scende sotto la soglia del 50%. In grande ascesa invece Roberto Maroni (Lega Nord) alla guida della Lombardia, che dagli ultimi posti della classifica nel 2016 sale all’undicesima posizione guadagnando cinque punti e mezzo. La prima donna in classifica è Catiuscia Marini, Governatore dell’Umbria al tredicesimo posto (45,6%), dopo di lei Debora Serracchiani (Pd), presidente del Friuli Venezia Giulia, quartultima in classifica (44,7%). Si conferma all’ultimo posto il siciliano Rosario Crocetta con solo il 26,8% dell’apprezzamento, prossimo alla scadenza.

Il monitoraggio sui 38 primi cittadini più apprezzati d'Italia, invece incorona miglior sindaco d’Italia Dario Nardella, ex deputato Pd, alla guida di Firenze dal 2014: il 62,1% dei suoi concittadini hanno espresso soddisfazione nei confronti del lavoro svolto dalla sua amministrazione. Al secondo posto l’imprenditore e dirigente sportivo Luigi Brugnaro sindaco di Venezia eletto con il centrodestra. Rispetto a un anno fa guadagna due posizioni e il 61,5% dell’apprezzamento. Balzo in avanti per Federico Borgna, riconfermato per la seconda volta sindaco di Cuneo lo scorso giugno al primo turno. Rispetto ad un anno fa, lo apprezza il 5,5% in più della popolazione. In quarta posizione Matteo Ricci (Pd), primo cittadino di Pesaro. Chi perde punti è invece l’imprenditore Giorgio Gori, sindaco di Bergamo a capo di una coalizione di centro sinistra. Per lui brusco capitombolo dal vertice della classifica al quinto gradino: in un anno ha perso due punti e mezzo. La prima donna sindaco in classifica è Silvia Marchionini di Verbania, si aggiudica il quattordicesimo posto.

Bisogna scorrere fino al ventunesimo per trovare la seconda, la M5Stelle Chiara Appendino, primo cittadino di Torino che però, dopo la luna di miele con la sua città, perde terreno e balza indietro dalla decima alla ventunesima posizione. Da segnalare la buona performance dell’ex grillino Federico Pizzarotti: rieletto a giugno sindaco di Parma con la sua lista "Effetto Parma", rispetto al 2016 ha guadagnato diverse posizioni ed è salito al 56,3% di apprezzamento.

La classifica Indexcittà rappresenta i Sindaci che superano il 55% di soddisfazione sull’operato espressa dai cittadini per cui non sono presenti i primi cittadini delle due maggiori città italiane, Giuseppe Sala, sindaco di Milano e Virginia Raggi, sindaco di Roma, rispettivamente al 49esimo posto con il 54,3% e all’88esimo con il 44,4%.

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Salvini a Pontida si candida a premier e ne ha per tutti: attacca giudici e banche e promette "mano libera" alle Forze dell'ordine. Nasce la nuova Lega "nazionale"?

Il segretario parla ai suoi dal palco del tradizionale raduno bergamasco e ribadisce la linea "post padana" del Carroccio: "Dalle Alpi alla Sicilia riprendiamo in mano il nostro Paese". E annuncia battaglia sui reati d'opinione: "Al governo cancelleremo la legge Mancino e la legge Fiano, le idee non si processano, queste cose si facevano in Unione sovietica". Bossi per la prima volta non viene fatto parlare, Maroni critico - (VIDEO)


FORZE DELL'ORDINE - "Quando saremo al governo daremo mano libera agli uomini e alle donne delle forze dell'ordine per poterci difendere e riportare siurezza onestà e pulizia nelle nostre città". E' un passaggio dell'intervento di Matteo Salvini, nel raduno di Pontida.

"Noi stiamo con le forze dell'ordine, stiamo con chi ci difende senza 'se' e e senza ma'. Se su centinaia di migliaia di poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, forestali e agenti della polizia penitenziaria ce ne sono due che sbagliano, quei due e quei due soli visto che hanno sbagliato, dovranno pagare fino in fondo -afferma-. Ma quando andiamo al governo, daremo mano libera agli uomini e alle donne delle forze dell'ordine per poterci difendere e riportare sicurezza onestà e pulizia nelle nostre città".

GOVERNO - "Da oggi parte una lunga marcia per cambiare il Paese e andare al Governo", dice il segretario federale della Lega Nord. "L'anno prossimo - dice - saremo a Pontida con la Lega e il Centrodestra al Governo e con l'Italia che riparte nel nome del lavoro, della sicurezza e della democrazia. Qualche giudice che vuole fermare un partito o finire sul giornale, magari rispondendo agli ordini di qualcun altro, non può mettere il bavaglio a un milione di militanti".

A chi gli chiede come farà ora la Lega, dopo il sequestro dei conti: "Andiamo avanti senza soldi, aiutati dei cittadini. chiederemo aiuto agli italiani", spiega Salvini. Quanto a Silvio Berlusconi, "non l'ho sentito, ma in questi giorni ho parlato poco al telefono", aggiunge. E su un incontro con il leader di Forza Italia a settembre afferma: "può essere, siamo solo a metà mese".

BOSSI - Quest'anno al raduno di Pontida non ha parlato Umberto Bossi. La decisione l'ha presa il segretario federale, che precisa: "A Pontida ci siamo tutti", anche Umberto Bossi, "ma nei momenti eccezionali parla uno". Dal canto suo, il Senatur ha fatto sapere di essere "abbastanza" arrabbiato per l'esclusione dalla scaletta degli interventi. "Salvini - dice ai giornalisti - mi ha detto che non voleva farmi fischiare, ma è un segnale che devo andarmene via".

MARONI - Che Umberto Bossi non abbia parlato al raduno della Lega, "mi dispiace perché Pontida è Bossi - dice il governatore della regione Lombardia, Roberto Maroni -. La decisione l'ha presa il segretario Matteo Salvini. Per me Bossi a Pontida ha sempre diritto di parola".

VIA LEGGE FIANO E MANCINO - Parlando dal palco, Salvini annuncia che una volta al Governo, "la legge Mancino e la legge Fiano le cancelleremo, perché solo in Unione sovietica processano le idee". "Si comportano come in un regime", aggiunge.

GIUDICI ELETTI DA POPOLO - Il segretario della Lega scalda poi i suoi militanti con una proposta di legge per "giudici eletti direttamente dal popolo". "Devono solo dire 'sì o no'", dice il segretario della Lega Nord. Quanto al sequestro dei conti della Lega, il leader del Carroccio sottolinea: "Se pensano di bloccarci rubando il frutto del nostro lavoro hanno sbagliato a capire, i giudici andassero a sequestrare i conti dei mafiosi in giro per l'Italia perché qui c'è gente per bene".

BANCHE - Citando i casi di Banca Etruria e delle banche venete, Salvini commenta: "Quando andremo al Governo, qualcuno di questi banchieri, di questi signori che oggi, dopo tutto quello che è successo, vanno in giro con l'autista, andrà in galera e sono i loro conti correnti che verranno sequestrati".

VACCINI - Sulla questione dei vaccini obbligatori, Salvini afferma che "sono un regalo miliardario a qualche multinazionale" mentre "un Paese serio e un Paese libero che mette in vena dieci vaccini in poco tempo deve garantire esami gratuiti per-vaccinali". Il segretario della Lega annuncia inoltre che una volta al Governo, abolirà il decreto Lorenzin.

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L'Europa, l'immigrazione, la Sicilia: parla Salvo Pogliese

L'eurodeputato di Forza Italia è intervenuto all'incontro "Alleanza per la Repubblica", organizzato da Stefano Maullu e Vittorio Pesato al Palazzo delle Stelline di Milano. Ai nostri microfoni l'esponente azzurro ha rilasciato un'intervista completa sugli equilibri politici nel Vecchio Continente, il ruolo della Germania, la presidenza dell'assemblea comunitaria affidata ad Antonio Tajani, la pressione dei flussi migratori che coinvolgono soprattutto la sua Regione, per la futura guida della quale si è fatto proprio il suo nome - (VIDEO)


Si è tenuto sabato mattina al Palazzo delle Stelline di Milano un'incontro dal titolo  "Alleanza per la Repubblica" . L'appuntamento - hanno precisato i promotori - più che un convegno voleva essere un "tavolo di lavoro", una base contenutistica e progettuale per una proposta nel dibattito all'interno del centrodestra. Nel capoluogo lombardo numerosi dirigenti locali, assessori e consiglieri regionali, consiglieri comunali di Forza Italia e Fratelli d’Italia chiamati ad elaborare idee e programmi su cinque punti che i promotori hanno voluto porre al centro della discussione: sovranità, crescita, bisogni, sicurezza e comunità. Sono intervenuti, tra gli altri, Giovanni Toti, Maurizio Gasparri, Altero Matteoli, Mariastella Gelmini, Paolo Romani, Lidia Ravetto e Salvo Pogliese.

"Bisogna ripartire dai contenuti e dalle sfide più importanti sulle quali il centrodestra può compattarsi e tornare a essere forza di governo", ha dichiarato l'eurodeputato Stefano Maullu, organizzatore dell'appuntamento insieme al consigliere regionale lombardo, Vittorio Pesato. Maullu ha precisato quali sono i temi forti su cui puntare per rilanciare le ambizioni sopite di una coalizione che ha saputo governare il Paese in passato e che oggi vuole imporsi di tornare al ruolo che le compete: "Identità, crescita, bisogni, sicurezza, comunità, quindi impresa, tasse, immigrazione, famiglia: temi sui quali il centrodestra deve fare sintesi con obiettivi ben chiari, cioè gli interessi dell'Italia e degli Italiani in una dimensione europea".

Ai microfoni de ilComizio.it l'europarlamentare Salvo Pogliese, che molti in Forza Italia e in altri soggetti politici e sociali vorrebbero come candidato alla presidenza della Regione Sicilia, ha commentato gli scenari europei, nazionali e locali in una videointervista particolarmente ricca di spunti.

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