Attenzione
  • JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 993

updated 1:32 PM UTC, Oct 20, 2018

Adottare una dieta mediterranea in età avanzata può prolungare la vita

Secondo alcuni studi svolti nel sud Italia, le persone di età pari o superiore ai 65 anni che iniziano a una dieta ricca di pesce, frutta secca a guscio e verdure fresche hanno il 25% di rischio in meno di morte.


È stata da sempre pubblicizzata come la ricetta per una vita sana, prevenendo ogni sorta di mali. Ora i ricercatori dicono che una dieta mediterranea offre ancora più benefici in età avanzata e potrebbe ridurre il rischio di morte, la dieta è generalmente ricca di pesce, noci, verdure fresche, olio d'oliva e frutta.

"Poiché stiamo affrontando un processo di invecchiamento in tutto il mondo, in particolare in Europa, è particolarmente importante vedere quali tipi di strumenti abbiamo oggi per affrontare questo processo di invecchiamento", ha detto Marialaura Bonaccio, epidemiologa dell'Istituto neurologico mediterraneo, IRCCS Neuromed e primo autore dello studio. "Sappiamo tutti che la dieta mediterranea fa bene alla salute, ma ci sono pochi studi incentrati sugli anziani", ha aggiunto. Precedenti studi hanno suggerito benefici legati sia a malattie cardiache sia a neoplasie .

Pubblicato sul British Journal of Nutrition , lo studio ha esaminato la salute e l'alimentazione di 5.200 persone over 65 anni, dalla regione Molise, reclutati come la parte più ampia di uno studio svolto tra il 2005 e il 2010 e seguiti poi fino al 2015, durante questo periodo si sono verificati 900 decessi. I partecipanti hanno compilato un questionario alimentare che rifletteva la loro dieta abituale, prima di essere reclutati e a ciascuno è stato assegnato un punteggio in base a quanto la loro dieta fosse vicina alla dieta mediterranea, usando una scala 0-9. I risultati ottenuti rivelano che coloro che si attengono più strettamente alla dieta mediterranea, hanno maggiori probabilità di riuscire ad intraprendere più attività fisica nel loro tempo libero, con minor fatica. Al fine di rendere il test il più realistico possibile, sono stati presi in considerazione fattori quali età, sesso, livelli di attività, stato socioeconomico, fumo e IMC, quelli con una buona aderenza alla dieta (punteggio 7-9 sulla scala) avevano un rischio di mortalità inferiore del 25% rispetto quelli che avevano ottenuto un punteggio da 0 a 3. Ogni aumento di un punto, in funzione di una corretta alimentazione riduceva il rischio di morte per qualunque causa di salute (non incidenti) di un 6% circa Non sono stati osservati collegamenti chiari per cause specifiche di morte, come il cancro o la mortalità cardiovascolare, sebbene vi fossero alcuni segni di una riduzione del rischio di malattia coronarica o di mortalità cerebrovascolare e di mortalità per "altre cause". Il team ha anche esaminato se determinati componenti della dieta mediterranea fossero più strettamente legati ad una riduzione della mortalità rispetto ad altri, osservando i cambiamenti nella riduzione del rischio di morte associati ad un aumento di due punti di aderenza alla dieta. I risultati mostrano che anche quando vengono rimossi singoli oggetti, la dieta rimane quasi sempre utile ma che un aumento dei grassi saturi, o la perdita di pesce, la perdita di una quantità moderata di alcol o di un minor numero di cereali, sembrano avere effetti maggiori nel ridurre le dimensioni del beneficio.

"Se inizi un buon stile di vita sano quando sei giovane, probabilmente il tuo beneficio sarà ancora maggiore", ha detto Marialaura Bonaccio, "Ma anche se sei vecchio e inizi ad avere uno stile di vita sano con una giusta dieta puoi vivere più a lungo. Direi che lo sviluppo e il mantenimento di abitudini alimentari più sane è molto più importante nella vita precedente, dato che, una volta che le abitudini sono state impostate, di solito vengono mantenute".

AVVOCATI RISPONDONO / LAVORO E CASA: I SOCIAL E IL MONDO DEL LAVORO; I CONTRATTI STIPULATI TELEFONICAMENTE

"Avvocati rispondono", la trasmissione di pubblica utilità a cura della redazione de ilComizio.it


I nostri 2 avvocati professionisti del diritto, il giuslavorista Davide Pollastro e il civilista Carlo Bortolotti, rispondono alle domande dei telespettatori. In questa puntata si parla di "Social e mondo del lavoro"; attenzione perchè l'utilizzo errato dei social potrebbe diventare una minaccia per il mantenimento del posto di lavoro. E di "contratti conclusi telefonicamente"; vediamo cosa dobbiamo sapere per non incorrere in situazioni spiacevoli.

Le ricette sfiziose, "orecchiette con salsiccia noci e radicchio"

Una ricetta facile, veloce e sicuramente che farà felici i vostri ospiti.


ingredienti
  • 3 cucchiai di olio d'oliva
  • 1/2 cipolla rossa, finemente tritata
  • 1 menta fresca manciata
  • 2 foglie di Alloro fresco
  • 2 hg salsiccia di maiale, senza pelle
  • 3/4 tazza di vino bianco secco
  • 2 manciate di noci rotte e schiacciate a mano (non tritate)
  • 4 hg di orecchiette
  • 1/2 capo di radicchio, tagliato a fettine
  • Sale e pepe nero appena macinato
  • Parmigiano fresco grattugiato, per condimento

preparazione

Scaldate una padella capiente sul fuoco a fiamma media. Aggiungete l'olio d'oliva. Una volta che l'olio ha raggiunto la temperatura di cottura, aggiungete la cipolla (tagliata fine), le salsicce e usando un cucchiaio di legno, spezzare le salsicce in piccoli pezzi. Aggiungete le menta e le foglie di alloro continuando a cuocere. 

Una volta che la salsiccia è dorata, aggiungete il vino e mescolate, lasciate evaporare l'alcool, abbassate la fiamma e condite con sale e pepe. Aggiungere le noci e lasciare cuocere lentamente la salsa per circa 5-10 minuti. 

Nel frattempo avete incominciato a cuocere la pasta in una grossa pentola, il nostro consiglio è di usare una pentola con un buon fondo termico e dopo aver aggiunto la pasta e riportato l'acqua in ebollizione, spegnete il fuoco e coprite la pentola con un coperchio. Mescolate di tanto in tanto per evitare che la pasta si attacchi al fondo, lasciate la pasta in cottura per i minuti riportati sulla confezione, assaggiate e se ritenete sia pronta scolate. In questo modo, oltre al risparmio energetico non trascurabile, permetterete alla pasta di mantenere il giusto contributo di amido di cui è dotata senza disperderlo in una bollitura inutile.  

Quando siete pronti a servire, aggiungete il radicchio alla salsa e mescolate bene.  A questo punto unite la pasta cotta alla salsa e fate saltare per 1 minuto. A piacere aggiungete del parmigiano grattato. Servite immediatamente e... 

Buon Appetito!

La delibera del condominio non ti piace? Che cosa si può fare e come. Lo spiega l'avvocato

Le decisioni prese nelle assemblee spesso non soddisfano o trovano apertamente in disaccordo alcuni proprietari di casa. Esiste quella che in termini legali è definita "impugnazione", ovvero la possibilità di far valere le proprie ragioni di dissenso in Tribunale. La questione necessita però di alcuni chiarimenti. La parola all'avvocato Carlo Bortolotti, civilista milanese esperto della materia condominiale


 
 
Impugnazione della delibera assembleare, cosa fare in concreto

Sono frequenti i casi nei quali uno o più condomini, sulla base di ragioni più o meno fondate, ritengono altamente negativa, e persino dannosa, una delibera assunta dall'assemblea del condominio, al punto da desiderarne ed invocarne la revoca o annullamento.
 
Che fare concretamente in questi casi?
 
In primo luogo, occorre sottolineare con molta chiarezza che non è possibile impugnare qualunque delibera assembleare, sul solo presupposto che prescriva qualcosa che risulti poco gradito o che incontri l'aperta ostilità di diversi condomini, poiché, molto semplicemente, è proprio a tal fine che esistono le norme circa l'approvazione delle delibere stesse per votazione comune; l'impugnazione della delibera, di contro, deve avere fondamento in una violazione di legge (anche circa l'iter formativo della delibera stessa e dell'assemblea votante), del regolamento del condominio o nella previsione o avallo di una situazione, di fatto o giuridica, manifestamente dannosa per il condominio o per gli interessi specifici di un condomino.
 
Possono impugnare la delibera i condomini dissenzienti o assenti all'assemblea, a patto che non abbiano conferito delega ad un soggetto che abbia votato a favore, o anche gli astenuti, nel termine perentorio di 30 giorni dalla delibera stessa per i dissenzienti o astenuti presenti e, per gli assenti, dal momento di ricevimento del verbale.
 
Ai fini della valida impugnazione e dell'interruzione dei relativi termini, non è affatto sufficiente una diffida, ancorché per raccomandata o pec: con l'introduzione della mediazione obbligatoria in materia condominiale, l'impugnazione deve essere proposta, prima, con tale mezzo e solo all'eventuale fallimento di tale procedura (che ha un'assai bassa percentuale di definizione, ad onor del vero), sarà possibile adire il Tribunale ordinario, avanti il quale, è bene ricordare, l'onere della prova della violazione di legge, regolamento o lesione grave d'interessi meritevoli di tutela, grava interamente sul condomino.

In ultimo, si rammenta che la delibera rimane valida ed operante anche in caso d'impugnazione proposta nei termini e, questo, sino a sentenza finale, a meno che, insieme all'impugnazione, non si alleghi un'apposita istanza di sospensione della delibera medesima per gravi motivi, inerenti il rischio di un danno irreparabile.

Avv. Carlo Bortolotti

 
 
STUDIO LEGALE BORTOLOTTI
 
C.so Buenos Aires, 45 - 20124 MILANO
tel. 02.39562104 - fax 02.45485345 
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 

Assemblee di condominio, il problema delle deleghe: tutto quello che c'è da sapere. La parola all'avvocato

Il tema della rappresentanza dei condomini non presenti alle riunioni è spesso al centro di divergenze. Dal ruolo dell'amministratore alla validità delle delibere, grazie alla riforma del 2012, oggi dovrebbe essere tutto più chiaro. Ma per saperne di più abbiamo chiesto delucidazioni all'avvocato Carlo Bortolotti, civilista del Foro di Milano esperto della materia


La delega ad altro soggetto nell'assemblea del condominio: cosa dice la legge
 
Motivo frequente di accesi dibattiti, nell'ambito delle assemblee condominiali, è la questione relativa al diritto di rappresentanza dei condomini stessi o, più comunemente intesa, la questione del conferimento delle "deleghe" in assemblea.
 
Fino a pochi anni fa, complice la norma lacunosa, regnava l'incertezza e, per certi aspetti, l'impunità, con assemblee, soprattutto di piccoli stabili, in mano a condomini che potevano vantare un tale numero di deleghe, da parte di altri proprietari, da porre sostanzialmente nel nulla il dibattito e la discussione in ordine alle esigenze comuni, con votazioni finali del tutto scontate.
 
La riforma del 2012 ha posto un doveroso argine a tale (mal)costume, imponendo, nei condomini con numero di proprietari superiore a 20, il limite del quinto del valore dell'immobile e del numero dei condomini relativamente alle deleghe che, un singolo soggetto, può portare in assemblea e rigorosamente in forma scritta (art. 67 disp. att. c.c.), con necessità di rispettare entrambi i limiti (valore edificio/millesimi e numero condomini).
Negli stabili più piccoli, vige tuttora il principio generale giurisprudenziale che, in precedenza, imponeva, anche in assenza di una norma specifica, di salvaguardare la doverosa attività di discussione intorno alle delibere da assumere.
 
Attenzione, però e sempre, a quanto possa dettare il regolamento di condominio che, sul punto, può disporre regole più specifiche e stringenti ma, comuque, senza poter derogare (in eccesso) al limite del quinto sopra riportato per i condomini più grandi.
Il delegato può essere chiunque, anche un soggetto estraneo al condominio, ma non l'amministratore, al quale è totalmente vietata l'assunzione di qualsiasi delega in assemblea.

Nel caso in cui il limite normativamente imposto alle deleghe non sia rispettato, la delibera così assunta si ritiene possa essere annullabile,ma andrà impugnata entro trenta giorni dalla sua adozione se il condomino impugnante era presente alla assemblea o dalla data in cui la delibera gli è stata comunicata se era assente.

Avv. Carlo Bortolotti

 
STUDIO LEGALE BORTOLOTTI
 
C.so Buenos Aires, 45 - 20124 MILANO
tel. 02.39562104 - fax 02.45485345 
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 

Tetto o terrazza, quando il "lastrico solare" fa litigare i condomini: cosa dice l'avvocato

Una questione complessa che spesso rappresenta un motivo di discussione e disaccordo tra chi abita nei palazzi dove si trovano questi tipi di coperture. I dubbi sull'uso esclusivo, i relativi oneri e spese di manutenzione, oltre agli eventuali obblighi di risarcimento danni. Ci aiuta a fare chiarezza l'avvocato Carlo Bortolotti, esperto della delicata materia condominiale


 
Sono molti i proprietari di appartamento che, più o meno direttamente, si sono venuti a trovare nella necessità di confrontarsi con le spese, a volte inattese e poco comprensibili, legate alla manutenzione dei famigerati lastrici solari, spesso presenti negli stabili e, con i quali, diversi condomini ritengono di non avere nulla a che fare e, soprattutto, nulla a dovere.
 
Cerchiamo di capire rapidamente cosa s'intende per "lastrico solare": si tratta della copertura a tetto sfruttabile come terrazza che, pertanto, serve da copertura dell'edificio a tutti i condomini sottostanti e come terrazza a coloro che ne hanno l'uso esclusivo; tale natura, per così dire duplice, ha un'inevitabile conseguenza a livello d'imputabilità dei relativi oneri e spese di manutenzione ed eventuali obblighi di risarcimento danni. La relativa questione è stata più volte affrontata dalla Cassazione che, con la recente pronuncia n.9449/16, ha ritenuto di nuovamente intervenire a Sezioni Unite, a testimonianza della rilevanza e complessità della problematica; in buona sostanza, si è ribadito che, qualora il lastrico solare (o terrazza) non sia di uso comune a tutti i condomini, dei danni da infiltrazioni all'appartamento sottostante rispondono sia il proprietario esclusivo (o colui che ne ha l'uso esclusivo) sia il condominio (tutto), in forza degli obblighi di cura e manutenzione delle parti comuni (poiché, rammentiamo, il lastrico funge anche da copertura per lo stabile), nella misura indicata dall'art.1126 c.c. ed, ossia, rispettivamente per un terzo ed per i restanti due terzi.
 
Pertanto, anche qualora possa essere spontaneo, in taluni casi, ritenere che il lastrico in questione non abbia attinenza alcuna con la propria proprietà, si ricordi che, invece, lo stesso ha (spessissimo) funzione di copertura dello stabile e, quindi, di parte comune o di tutela di parti comuni (androni, scale, facciata, vialetto d'ingresso, etc..) con le conseguenti relative spese inevitabilmente imputate come sopra.

Ultima ed importante considerazione, riguarda il criterio d'imputabilità, indicato dai Supremi Giudici, a riguardo dell'obbligazione gravante sul proprietario esclusivo (o che ne ha uso esclusivo) del lastrico, il quale è ritenuto responsabile per danni quale custode della cosa, ai sensi dell'art.2051 c.c.: tale realtà giuridica, quale responsabilità extracontrattuale (ossia, da fatto illecito) avrà l'effetto di far sì che, l'eventuale importo da risarcimento del danno da corrispondersi al proprietario sottostante, rimarrà a carico del proprietario esclusivo del lastrico anche in caso di vendita del proprio immobile, senza alcuna possibilità di trasmissione, della relativa responsabilità risarcitoria, al successivo acquirente, spesso anche ignaro. 

Avv. Carlo Bortolotti
 
STUDIO LEGALE BORTOLOTTI

C.so Buenos Aires, 45 - 20124 MILANO
tel. 02.39562104 - fax 02.45485345
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sgarbi continua a stupire: "Dono tutto il mio vitalizio, 600 mila euro per il patrimonio artistico"

Dopo il coro degli indignati che si era alzato a seguito delle sue provocatorie affermazioni a "La Zanzara", il critico d'arte spegne le polemiche e sorprende tutti: "I danaro non ci appartiene. Quanto ho incassato in dieci anni andrà per il restauro delle opere d'arte del rinascimento italiano che inizieranno subito e non si pensi che si tratti di una dichiarazione astratta. Si parte con un capolavoro straordinario, un Santo di Donatello scoperto a Fabriano - (VIDEO)


Appena due giorni fa, il suo intervento ai microfoni di "La Zanzara", aveva sollevato un polverone di polemiche: "Prendo 9mila euro di vitalizio al mese e me li merito" aveva affermato Vittorio Sgarbi, commentando la proposta del taglio dei vitalizi avanzata dal Movimento Cinque Stelle. Ora però, il critico d'arte sembra pronto a fare un passo indietro e sul proprio profilo Facebook ha annunciato che intende destinare la somma maturata in dieci anni, circa 600mila euro, al restauro del patrimonio artistico.

"Ho deciso - ha annunciato Sgarbi - per evitare inutili polemiche, ed essendo fermamente convinto che il danaro non ci appartenga, e nel caso mio serva soltanto per il bene della Nazione e del patrimonio artistico, che le iniziative che portano il nome di Rinascimento abbiamo da qui in avanti un contributo corrispondente al mio vitalizio. Da quando ho iniziato a prenderlo, possiamo partire dal 2007, sono passati 10 anni, si tratta quindi di 600mila euro".

"Da questo momento tutto quello che ho incassato come vitalizio andrà per il restauro delle opere d'arte del rinascimento italiano - ha detto il critico - i restauri inizieranno subito e non si pensi che si tratti di una dichiarazione astratta. I restauri inizieranno con un capolavoro straordinario, un Santo di Donatello scoperto a Fabriano, di cui è già in corso il processo di analisi per il restauro. A quell'opera andranno i finanziamenti che io ho raccolto con il vitalizio. Quei soldi andranno tutti per i restauri del patrimonio artistico abbandonato o terremotato".

GUARDA IL VIDEO

Daniela Reho: "Ecco la mia battaglia per i diritti dei disabili. Il Comune di Milano è troppo burocratico, si comporti da buon padre famiglia"

La giovane professionista, esponente di Forza Italia, è fortemente impegnata sul fronte della tutela delle persone con disabilità, spesso alle prese con ulteriori difficoltà poste dalla severità della pubblica amministrazione. Il problema dei pass per i parcheggi e la circolazione delle auto dei portatori di handicap - (VIDEO)


Ai microfoni de ilComizio.it l'annuncio di Daniela Reho, giovane professionista amministrativa, esponente di Forza Italia, sull'inizio di una battaglia a favore dei disabili milanesi, che, oltre ai problemi dovuti alla propria condizione fisica, devono confrontarsi sempre più spesso con l'intransigenza del Comune, soprattutto in materia burocratica.

La sua campagna, frutto della sensibilità dimostrata da sempre verso il tema, parte dalle numerose segnalazioni che le sono pervenute da parte di cittadini e cittadine con disabilità. Particolarmente sentito è il problema delle multe comminate a coloro che non hanno rispettato le scadenze dei rinnovi dei pass per i parcheggi e il transito in zone a traffico limitato cui hanno diritto. "Il Comune di Milano - è l'appello accorato di Daniela Reho - non si comporti da burocrate, ma dimostri verso i concittadini disabili la sensibilità del buon padre di famiglia".

Sottoscrivi questo feed RSS

FEED RSS

17°C

Milano

Partly Cloudy

Humidity: 70%

Wind: 8.05 km/h

  • 20 Oct 2018 17°C 8°C
  • 21 Oct 2018 15°C 7°C