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updated 1:32 PM UTC, Oct 20, 2018

Manovra e condono, che botte tra i due vicepremier! Salvini: "Non passo per scemo". Di Maio: "La smetta di fare il fenomeno". Ma entrambi allontanano la crisi

Alta tensione sui mercati dopo la lettera dell'Ue all'Italia sulla manovra e lo scontro nel governo sul condono fiscale. Piazza Affari perde l'1,6%. Lo spread è a 335 dopo avere toccato quota 340, contro i 327 di ieri. Il leader leghista non cede sul decreto fiscale: "Di Maio sapeva tutto del condono", ma "non c'è una crisi all'orizzonte", certo se cambiamo la pace fiscale "si crea un precedente pericoloso".  Il capo politico del M5S ribatte di non "volere passare per bugiardo"


"Per scemo non passo". Dopo aver assicurato che domani volerà a Roma "per risolvere i problemi", Matteo Salvini mette i puntini sulle 'i' e torna a chiarire quanto avvenuto riguardo al 'caso condono' che ha scatenato lo scontro con i Cinque Stelle. "Domani prenderò un aereo con mia figlia, andrò al Consiglio dei ministri, ma chiederò però di lasciare agli atti la verità del Cdm" che ha approvato il decreto, "quello da cui è nato questo can can" sottolinea il vicepremier, in una diretta Facebook, in cui fa il punto in vista del Cdm, dopo le polemiche sul decreto fiscale. "Non volete quella roba? - dice rivolto ai Cinque Stelle - Chi l'ha letta e verbalizzata sono Conte e Di Maio. Chi leggeva non leggeva bene? Non lo so. Chi scriveva non scriveva bene? Non lo so".

"Io non ho intenzione di fare un regalo al Pd, agli speculatori di Bruxelles, questo governo ha tutto il dovere di proseguire sulla via cambiamento" scandisce Salvini garantendo sulla tenuta del governo. "Io non voglio far saltare nulla - assicura - spero che anche i Cinque Stelle vogliano proseguire con questa esperienza. Io sono a disposizione per andare avanti, con questo governo e questa alleanza" ma dico "patti chiari e amicizia lunga". "Porto pazienza, credo in questo governo, credo in questa alleanza, però per scemo non passo", avverte il vicepremier leghista.

"Non volete quella roba? Passare noi per quelli che hanno fatto tutto no, riscriviamo tutto, chissenefrega dei condoni e condonini" dice il leader della Lega rivolgendosi ancora a Cinque Stelle. "Basta litigare, gli avversari sono fuori, non cerchiamo altrove manine che cambiano i decreti di notte", aggiunge. Per il ministro dell'Interno "se qualcuno ha cambiato idea o era distratto, non si diano le colpe agli altri". Ma "quel decreto lo abbiamo scritto tutti insieme", sottolinea. "Se avete problemi interni voi, non scaricateli sul governo, sulla Lega. Lavoriamo per il bene del Paese", afferma Salvini.

Il leader della Lega si toglie un altro sassolino dalla scarpa. "Oggi dico ai Cinque Stelle che scadeva la presentazione degli emendamenti per il decreto Salvini: perché i vostri parlamentari hanno presentato 81 emendamenti, come se fossero all'opposizione?" chiede il vicepremier. "Non si fa così tra alleati di governo - lamenta il titolare del Viminale - Io voglio andare avanti, sgobbo e lavoro, però mantengo la parola, spero che la notte porti consiglio". "Ma se mi presentate 81 emendamenti sul decreto immigrazione, se la fate lunga e difficile sulla legittima difesa, e poi qualche ministro la tira in lungo sul tema dell'autonomia, io faccio finta di niente, io vado avanti, ci metto la salute, il cuore, ma quello che è giusto è giusto", conclude Salvini.

LA REPLICA DI DI MAIO: "SALVINI SMETTA DI FARE IL FENOMENO

"Nessuna chiamata, ma chiariremo quando rientrerà a Roma, al più tardi domani prima del Cdm". Luigi Di Maio con i suoi fedelissimi si mostra sereno sulla crisi con la Lega innescata sui temi -scivolosissimi per il M5S - del condono penale e dello scudo per i capitali all'estero contenuti nel dl fiscale. "Domani si tratta solo di togliere la norma sul condono penale. Sia chiaro: nessun mercimonio su altri tavoli. Il condono tombale nell'accordo non c'era". E, ancora: "L'accordo lo troveremo, di certo su questo non cade il governo. Ma Salvini deve smetterla di fare il fenomeno", si sfoga il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico con una pattuglia di fedelissimi.

Tanta sicurezza è legata, in parte, anche ai rilievi che sarebbero giunti dal Quirinale circa l'indisponibilità del Colle a far passare nel dl fiscale il condono penale: "E' stata quella la goccia che ha fatto traboccare il vaso e Matteo lo sa perfettamente...". Nel faccia a faccia tra i due, che si terrà al più tardi domani, a quanto apprende l'Adnkronos Di Maio intende chiarire anche il ruolo in tutta questa vicenda di Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio considerato il Richelieu del Carroccio.

Stavolta sotto accusa, viene raccontato da autorevoli fonti di governo grilline, per non aver voluto convocare quel preconsiglio dei ministri che avrebbe dovuto definire nel dettaglio i contenuti tecnici dei provvedimento approvati lunedì scorso in Cdm. Dunque manovra e dl fiscale.

"Con la scusa di voler evitare fughe di notizie alla stampa - spiegano le stesse fonti - Giorgetti l'ha tirata talmente per le lunghe che il preconsiglio non si è mai tenuto. Risultato? Al Cdm si è arrivati con un foglietto volante", sottolineano fonti M5S. Ma c'è di più. Tra i 5 Stelle serpeggia un'accusa pesantissima verso il sottosegretario, dal primo giorno inviso a molti nelle file del Movimento. E che Di Maio intende sottoporre a Salvini nelle prossime ore.

Si tratta del presunto inserimento, ad opera di Giorgetti, di due norme mai concordate con gli altri membri di governo: una su un condono per le società sportive dilettantistiche - il cui 'stralcio' avrebbe provocato una sfuriata del leghista, portandolo addirittura ad abbandonare la riunione - l'altra, rimarcano fonti grilline, relativa a Pantelleria e ai bilanci pregressi dell'isola perla del Mediterraneo, peraltro amministrata da un sindaco 5 Stelle dal giugno scorso.

Di concreto c'è che la diffidenza di Di Maio e dei 5 Stelle nei confronti di Giorgetti - considerato pedina irrinunciabile dei leghisti e interlocutore anche del Quirinale - ha superato i livelli di guardia. C'è chi si chiede, nelle fila grilline, come si possa andare avanti in un clima di tale diffidenza e sospetto. Altra spina nel fianco, la 'coabitazione' al Mef di Laura Castelli e Massimo Garavaglia, considerato dai 5 Stelle altro "avvelenatore di pozzi".

"Sono stati lui e Giorgetti ad informare Matteo nelle ultime ore - avrebbe lamentato ieri sera Di Maio ad alcuni ministri M5S - facendo alzare il livello di scontro. Ma sono certo che chiarendo verrà ripristinata la verità. E che su condono penale e scudo fiscale la Lega saprà fare un passo indietro. I patti del resto erano chiari...".

Eppure il braccio di ferro sembra ben lungi dal rientrare. Oggi sul terreno di scontro entra anche la sanatoria per gli abusi edilizi per le case danneggiate o crollate in seguito al terremoto di Ischia, "uno scempio" l'etichetta Salvini annunciando la volontà della Lega di fermarlo con una norma ad hoc.

La risposta dei vertici M5S non si fa attendere. "La norma sul condono edilizio - sottolineano all'Adnkronos - è stata chiesta dai sindaci locali, per giunta vicini al centrodestra, ed era stata sottoposta a Salvini oltre che a Di Maio. Vorrà dire che la Lega bloccherà la ricostruzione, problemi loro. Ma è singolare che lo stesso stop non arrivi dai leghisti per le case colpite dal sisma nel Centro Italia". 

 

(Fonte: Adnkronos)

Grillo provoca ancora il mondo dell'informazione: "Volete intervistarmi? Pagate 5 mila euro Iva esclusa". Ecco il "listino" sul suo blog

Scrive il comico, padre del Movimento 5 Stelle sul suo blog: "Quello che trovate allegato al presente post è un tariffario per le interviste. Per non far perdere tempo a voi, e soprattutto a me, ecco i prezzi per l’anno in corso e per il 2019". E aggiunge evidenziato in rosso: "Aggiornamento: cene euro 20 mila"


Un’intervista con Beppe Grillo non potrà costarvi meno di 5000 euro Iva esclusa. Il fondatore del Movimento 5 Stelle non ci gira intorno e con un post sul suo blog comunica ufficialmente il tariffario per quanto riguarda l’anno in corso e per il 2019; “Per non far perdere tempo a voi, e soprattutto a me” scrive.

Con 5000 euro comunque vi dovrete accontentare di una mail dove risponderà alle vostre domande mandate precedentemente per iscritto, e niente intervista se pensate di porre meno di 5 domande. Se vorrete impreziosire il vostro articolo o il vostro libro con una chiacchierata con il comico genovese il prezzo lievita e arriva a 1000 euro al minuto e non si accettano partecipazioni che durino meno di 8 minuti. Se invece non badate a spese e desiderate ospitare nel vostro show televisivo o radiofonico quello che per anni è stato il re della stand up comedy italiana, il prezzo raddoppia: 2000 euro al minuto e sempre per un minimo di 8 minuti.

L’esposizione del tariffario, certo, potrebbe essere considerata semplice routine di lavoro per quanto riguarda la figura di un comico e non risulta certo una sorpresa che faccia pagare le sue partecipazioni considerato poi il richiamo multimediale che queste avrebbero rimbalzando sul web, ma ormai in pochi associano la figura di Beppe Grillo a quella del comico, e come politico il post suona un po' come una provocazione.
Non si capisce esattamente dedita a che cosa, ma quel che è certo è che chiunque voglia coinvolgere Beppe Grillo nella propria attività giornalistica e non, dovrà metter mani al portafogli.
 
(Fonte: Agi. Firma: Gabriele Fazio)

 

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WhatsApp a pagamento dal 13 gennaio? Ecco cosa c'è dietro

“WhatsApp diventerà a pagamento”. Sull’applicazione di messaggistica istantanea è partita nuovamente la catena di Sant’Antonio sull’imminente cambio di gestione di WhatsApp che obbligherà gli utenti a pagare per poter utilizzare il servizio. Un messaggio che periodicamente compare sull’applicazione di messaggistica istantanea e che in breve tempo fa il giro d’Italia. Il messaggio ha cominciato a diffondersi i primi giorni di gennaio e in poco tempo si è diffuso nella maggior parte dei gruppi e delle conversazioni. Il testo del messaggio avverte che WhatsApp diventerà a pagamento dal 13 gennaio 2018 a meno che l’utente non condivida il messaggio con altri 20 utenti. Basterebbe poco per capire che si tratta di una bufala, ma sono molte le persone che hanno creduto al messaggio, tanto che la keyword “WhatsApp a pagamento dal 13 gennaio 2018” è una delle più ricercate sui motori di ricerca... (LEGGI TUTTO)


Attenti a fake news e catene di Sant’Antonio

Quando un’applicazione raggiunge il successo ottenuto da WhatsApp è normale che nascano delle catene di Sant’Antonio. E quella sul pagamento di WhatsApp è un evergreen che esce fuori almeno una volta al mese. E la velocità di propagazione è elevatissima, come accade per le fake news su Facebook e sui social network. Anche perché il modello che è alla base è lo stesso. Il testo del messaggio che annuncia il pagamento di WhatsApp è tanto semplice quanto subdolo: “AVVISO IMPORTANTE A TUTTI GLI UTENTI WHATSAPP | Dopo la nuova vendita del servizio finora gratuito offerto da Whatsapp, il nuovo direttore Yong Lin, durante la conferenza a stampa tenuta stamani 03 Gennaio 2018 a Shangai ha annunciato che da sabato mattina 13 Gennaio 2018 whatsapp diventerà a pagamento! Se hai almeno venti contatti manda questo messaggio a loro. Così risulterà che sei un utilizzatore assiduo e il tuo logo diventerà blu e resterà gratuito (ne hanno parlato al tg). Whatsapp costerà 0,01€ al messaggio. FATE GIRARE”. Per capire che si tratta di una bufala basta effettuare una semplice ricerca online e vedere che il CEO dell’azienda è Jan Koum, uno dei creatori dell’applicazione. Ma l’utilizzo della frase “ne hanno parlato al tg”, non fa altro che aumentare la forza del messaggio.

Come prevenire le catene

Quando si riceve un messaggio del genere, prima di condividerlo con i propri amici è sempre bene verificare l’autenticità. E per farlo bastano pochi minuti: basta visitare il blog di WhatsApp dove vengono annunciate tutte le novità, o quello di Facebook. (Fonte: Libero Tecnologia)

Giornalismo on line, chiude IntelligoNews: una perdita grave che amareggia. Le accuse di Stampa Romana all'editore Librandi (ex Forza Italia, ex Scelta Civica, ora Pd)

Il sito di informazione diretto da Fabio Torriero cessa definitivamente le sue pubblicazioni, dopo un periodo di stop che si sperava fosse temporaneo. L'annuncio dell'organo del sindacato dei giornalisti del Lazio: lasciati a casa una dozzina tra redattori e collaboratori. Era una voce libera, trasversale, aperta e intelligente, forse troppo per chi, dopo un duro periodo di precarietà in fatto di casacche, ambisce a un contratto a tempo indeterminato nel palazzo della politica, sotto la nuova bandiera dem. Il Comizio, che conosce bene certe tristi dinamiche, esprime la sua solidarietà ai colleghi


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"Per quattro anni e mezzo – si legge in un comunicato dell'Associazione Stampa Romana – IntelligoNews è stata una testata attiva nel mondo dell'informazione digitale. Tra accessi mensili e relativa pubblicità, senza un euro di contributo pubblico, IntelligoNews ha svolto a tutto campo un ruolo di approfondimento del dibattito, politico e non, all’interno del panorama nazionale. Un lavoro svolto da una dozzina di colleghi, tra redattori e collaboratori. Il vantaggio e il ritorno economico è stato tutto appannaggio dell'editore, l'onorevole Gianfranco Librandi, ex Scelta civica (Tci-Satelios TV Srl). Era vincente un prodotto editoriale plurale ed aperto, con opinionisti scelti con criterio giornalistico senza consultare il manuale Cencelli dell’opportunità partitica. Librandi alla fine di ottobre ha comunicato alla redazione la fine dei giochi".

Stampa Romana sottolinea come "l'editore negli anni avesse sfruttato il lavoro dei colleghi, avendo fatto poco e nulla per regolarizzare le posizioni contrattuali e previdenziali. La lettura dei bilanci ci racconta invece tuttora una storia di assoluta sostenibilità dell'impresa editoriale. Forse ha inciso di più la collocazione di Librandi all'interno del Partito democratico. Forse Librandi con una nuova 'divisa' non si è sentito di assicurare la precedente linea editoriale.

"Stampa Romana - conclude -  chiede un incontro immediato con l'onorevole Librandi per individuare percorsi alternativi alla chiusura e assisterà i colleghi nella rivendicazione dei loro diritti".

La disoccupazione è stabile, la precarietà anche: se va bene ti assumono, ma solo per un po'

I dati dell'Istat sul terzo trimestre del 2017 confermano una sostanziale stagnazione del mondo del lavoro e l'aumento dei contratti a tempo determinato. Nulla che autorizzi a credere in una crescita reale e feconda per gli italiani. Intanto ci distraggono con allarmi strani e priorità che non riguardano la maggioranza dei cittadini. E c'è chi si straccia le vesti per migranti e ius soli...


Il tasso di disoccupazione, rileva l'Istat, rimane stabile all'11,2% nel terzo trimestre 2017 rispetto al trimestre precedente e diminuisce di 0,4 punti in confronto a un anno prima. Nei dati di ottobre 2017, in termini congiunturali, i tassi di disoccupazione e di inattività 15-64 anni rimangono stabili.

Nel confronto tendenziale si accentua la riduzione degli inattivi di 15-64 anni (-300mila in un anno) e del corrispondente tasso di inattività (-0,6 punti). La diminuzione dell’indicatore è diffusa per territorio, riguarda entrambi i generi, di più gli over 50, e coinvolge soprattutto quanti vogliono lavorare (le forze di lavoro potenziali).

Le variazioni degli stock sottintendono cambiamenti nella condizione delle persone nel mercato del lavoro, misurati dai dati di flusso a distanza di dodici mesi. Nel complesso si assiste a un maggiore ingresso nell'occupazione dei disoccupati, soprattutto tra i giovani, di individui con elevato livello di istruzione, e tra i residenti nel Nord. Crescono anche le transizioni dallo stato di inattività verso la disoccupazione, soprattutto per le forze di lavoro potenziali; tra gli scoraggiati l'aumento delle transizione è anche verso l'occupazione.

Dal lato dell'offerta di lavoro, nel terzo trimestre del 2017 l'occupazione presenta una nuova crescita congiunturale (+79mila, 0,3%) dovuta all'ulteriore aumento dei dipendenti (+101mila, +0,6%), soltanto nella componente a tempo determinato a fronte della stabilità del tempo indeterminato. Continuano invece a calare gli indipendenti (-22mila, -0,4%). Il tasso di occupazione cresce di 0,2 punti rispetto al trimestre precedente arrivando al 58,1%. I dati mensili più recenti (ottobre 2017) mostrano, al netto della stagionalità, una sostanziale stabilità del numero di occupati rispetto a settembre.

Egitto, un'altra strage di cristiani copti: 35 morti, molti bambini. "O diventate musulmani o vi ammazziamo tutti": non hanno accettato...

Continua la tragedia della numerosa minoranza religiosa nel mirino dei fanatici islamisti. Attaccati da un commando armato due pullman di fedeli diretti al monastero di San Samuele, nel sud del Paese. Il parroco della chiesa San Mina di Roma: "Sono stati derubati. Uccisi perché hanno rifiutato di convertirsi". Le autorità sunnite condannano il massacro avvenuto alla vigilia dell'inizio del Ramadan


E' di 35 morti e decine di feriti il bilancio dell'attacco sferrato contro un bus che trasportava cristiani copti a Minya, nel sud dell'Egitto . Lo ha riferito sulla sua pagina Facebook il vescovo copto Ermia, precisando che gli assalitori hanno sparato contro due pullman diretti al monastero di San Samuele: sul primo viaggiavano i bambini, mentre sul secondo c'erano a bordo donne e uomini. Insieme ai due pullman viaggiava anche un mezzo del monastero. L'agguato, ha sottolineato il vescovo, è avvenuto "di fronte alla collina di Abu Tartour".

Il ministero dell'Interno in una nota ha fornito altri dettagli sull'attacco, che ancora non è stato rivendicato. In azione è entrato un commando di una decina di persone, a volto coperto e con uniformi militari, che a bordo di tre jeep hanno aperto il fuoco "in modo indiscriminato" contro i cristiani copti.

Il ministero ha precisato che le forze di sicurezza hanno lanciato un'operazione per rintracciare i responsabili della strage, mentre la procura generale egiziana ha aperto un'inchiesta. Dopo l'attacco il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha convocato immediatamente una riunione straordinaria con i vertici della sicurezza.
 
Il Grande Imam di Al-Azhar (la massima istituzione dell'islam sunnita con sede al Cairo), Ahmad al-Tayyib, ha condannato la strage, avvenuta alla vigilia dell'inizio del Ramadan, parlando di episodio "inaccettabile per i musulmani e per i cristiani". "Questi traditori hanno violato tutti i principi della religione e i valori dell'umanità", ha commentato il gran mufti d'Egitto, Shawki Allam.
 
In un'intervista rilasciata al telegiornale di Tv2000, il parroco della chiesa copta San Mina a Roma, padre Antonio Gabriel, ha fornito ulteriori dettagli dell'attacco ai danni dei copti: "Gli hanno rubato soldi e oro. Hanno anche chiesto loro di rinunciare a Cristo e di diventare musulmani. Se avessero accettato li avrebbero salvati, ma i pellegrini hanno rifiutato e così sono stati uccisi. Gli hanno messo la pistola sulla testa e sul collo per ucciderli in modo diretto".
 
(Fonte: Adnkronos)
 
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Fuga di notizie sull'attentato di Manchester: Londra furiosa con gli americani. Theresa May pronta a "ribaltare" Trump

Nel mirino dei britannici, afferma la Bbc, i media Usa e la stessa amministrazione di Washington. Il New York Times ha pubblicato fotografie che mostrano i resti dell'ordigno utilizzato nell'attacco. Diffuso anche il nome dell'attentatore che Downing Street avrebbe voluto mantenere riservata. La prima ministra annuncia rimostranze al presidente statunitense che incontrerà a Bruxelles per il vertice Nato - (VIDEO)


La polizia che indaga l'attentato alla Manchester Arena ha smesso di condividere le informazioni con gli Stati Uniti dopo la pubblicazione dei leak sull'inchiesta da parte della stampa statunitense. Lo riferisce la Bbc, spiegando che la polizia del Greater Manchester spera di riprendere presto le normali relazioni di intelligence, ma è attualmente "furiosa" per le fotografie pubblicate dal 'New York Times' che mostrano i resti dell'ordigno utilizzato nell'attacco.

I media americani hanno anche diffuso il nome dell'attentatore, nome che Londra avrebbe voluto mantenere riservato. La premier britannica Theresa May dovrebbe sollevare la questione con Donald Trump che incontrerà a Bruxelles per il vertice della Nato.

La premier Theresa May "metterà in chiaro" con il presidente Trump che le informazioni condivise tra le intelligence dei due Paesi "devono rimanere riservate". Al termine di una riunione del gabinetto di emergenza, la May ha annunciato che esprimerà al presidente Usa la posizione di Londra nel corso del vertice Nato di Bruxelles. Prima della partenza letteralmente ha detto: "Chiarirò al presidente Trump che le informazioni di intelligence condivise tra le nostre autorità devono restare al sicuro".

Inoltre, ha detto la premier, il livello di allarme terrorismo nel Regno Unito rimane "critico", a indicare che un attacco è ritenuto probabile o "imminente". May ha anche riferito che altri mille militari sono stati dispiegati in tutto il Paese per assistere la polizia.

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Voucher, che scontro in tv! Corradino Mineo a Maria Teresa Meli: "Prima di starnazzare, leggi i dati". La replica: "Commento sessista, alla faccia della sinistra"

Lite dai toni aspri e scesa sul piano personale tra il senatore di Sinistra Italiana, con una lunga carriera in Rai alle spalle, e la giornalista del Corriere della Sera. Il salotto è quello de L'Aria che Tira (La7). Un diverbio che ha il sapore del derby politico-professionale: due figure dell'informazione, provenienti dalla stessa storia ideale, ma oggi divise da posizioni contrapposte soprattutto sulla stagione del renzismo. Altro scambio duro quando l'ex direttore di Rainews24 attacca: "Vi siete basati sulle veline del Governo". Velenosa la risposta della collega: "Non ne ricevo e non sono stata piazzata in Rai dal Pci..." - (GUARDA IL VIDEO)


Corradino Mineo
Corradino Mineo in Senato

Scontro al fulmicotone a L’Aria che Tira (La7) tra Corradino Mineo, senatore del Gruppo Misto – Sinistra Italiana, e la giornalista del Corriere della Sera, Maria Teresa Meli. Il tema di discussione è l’annunciata abolizione dei voucher, fortemente difesi dal segretario generale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, che attacca la Cgil: “Questa vicenda è la vittoria della tipica ipocrisia italiana e di un pezzo di sinistra ancora iper-ideologica, che vive nei salotti e lontano dal mondo. C’è un pezzo di sindacato di sinistra contento di fermare un Paese in retromarcia e adesso canta vittoria per averlo fermato ancora di più. Per salvarsi la coscienza, è tipico del sindacalista dire: ‘Piuttosto fai il lavoro nero, ma io non c’entro'”. Mineo osserva: “Vorrei ricordare che i voucher sono finiti nella raccolta firme della Cgil, perché erano l’altra faccia di un enorme fallimento, che è stato la politica del lavoro, cioè il Jobs Act, del governo Renzi“.

Maria Teresa Meli
Maria Teresa Meli

“Che c’entra?” – interrompe Meli – “Non c’entra nulla!“. “Ora basta” – replica Mineo, già protagonista di un’accesa polemica con la giornalista nella stessa trasmissione – “Prima di starnazzare, riguardati i dati“. “No, ‘starnazzare’ è un po’ indelicato”, commenta Bentivogli. “Hai fatto un commento sessista” – insorge Meli – “Complimenti, alla faccia della sinistra. Bravo. La sinistra con le donne è uguale alla destra”. (Fonte: ilfattoquotidiano.it)

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