updated 1:32 PM UTC, Oct 20, 2018

Pd alla resa dei conti: partito spaccato tra strane liste, numeri, accuse e provocazioni. Quanta forza ha ancora Matteo Renzi? La nostra intervista al consigliere lombardo Fabio Pizzul (VIDEO)

Scrive Democratica: E’ in un clima di grande tensione interna che si prepara la tanto attesa Direzione nazionale del Partito Democratico, in programma oggi alle 15 al Nazareno. L’intervista a ‘Che tempo che fa’ di Matteo Renzi, in cui l’ex segretario ha chiuso ad ogni ipotesi di governo con il Movimento Cinque Stelle e proposto invece un esecutivo “per fare le riforme” ha lasciato strascichi pesanti. Il primo a criticarne il metodo, più che il merito, è stato il reggente Maurizio Martina, arrivato ad evocare “il rischio estinzione” per il Pd e manifestando tutta la sua contrarietà: “Impossibile guidare un partito in queste condizioni”. Sul tema abbiamo intervistato il consigliere regionale lombardo, Fabio Pizzul - (VIDEO)


Pd, guerra dei numeri in direzione. Renzi: "Non usino pretesti per rompere". Scontro sul sito senzadime

A poche ore dalla Direzione del Pd è muro contro muro tra i renziani e l'area che si riconosce nella guida di Maurizio Martina. Uno scontro senza quartiere, con i contendenti impegnati a 'duellare' non più sul terreno di un governo con il M5s ma sulle dinamiche interne, sulla guida del partito e il mandato del reggente. Ad accendere le polveri è, nella mattinata di ieri, un documento ("la pace di Lodi") preparato da Lorenzo Guerini e offerto a tutto il partito: 3 punti per dire, in sostanza, no alle conte interne, no a un governo con M5S o Lega e sì a riscrivere con tutti i partiti le regole. Seppure nato con le migliori intenzioni ("è un appello a trovare l'unità", spiega il coordinatore) il documento viene letto dalla opposta sponda del Nazareno come un dito in un occhio: "Una conta per evitare la conta, mai visto", dice Andrea Orlando.

A gettare benzina sul fuoco, un sito (senzadime.it) che pubblica nomi e cognomi dei componenti della Direzione e la loro opzione sull'alleanza con il M5s: "Una lista di proscrizione", si indignano tutti i non renziani. "C'è qualcosa di profondo che non va", twitta Dario Franceschini. Intanto, le posizioni di irrigidiscono. Mentre i renziani fanno trapelare il successo del documento Guerini (77 deputati, 52 senatori e 123 componenti la Direzione, tra cui i capigruppo Marcucci e Delrio e ministri come Carlo Calenda), l'area che sostiene il reggente si compatta e replica: "E' pronto l'Odg da votare in Direzione sulla fiducia a Martina". Per i non renziani (una vasta area che mette insieme franceschiniani, orlandiani, governisti e altri) sono i no alla linea indicata dall'ex segretario a 'Che tempo che fa' ad avere la maggioranza in Direzione ed è per questo, per scongiurare una sconfitta, che è nato il documento Guerini.

A spingere sono i franceschiani e gli orlandiani. "Domani serve un voto, e chiarezza", dice Gianni Cuperlo. Quello sui numeri è "un bluff" dei non renziani, liquida intanto lo stesso Renzi parlando della faccenda con qualche senatore a palazzo Madama. Mettendoci il carico, i renziani fanno trapelare che la convocazione dell'Assemblea e l'avvio del percorso congressuale non è più rinviabile e dovrà essere deciso domani in Direzione: "Martina non è adatto a gestire questa fase". Pronti, a scanso di equivoci, candidati renziani alla segreteria come Guerini e Ettore Rosato e la data dell'Assembla, subito: a metà maggio. La tensione resta alta per tutta la giornata ma, intanto, pontieri come lo stesso Guerini e Graziano Delrio si erano da subito messi all'opera per una soluzione. Facendo leva, tra l'altro, sulle parole di Renzi al Senato: "Spero ci sia unità e che nessuno utilizzi pretesti per rompere".

L'ipotesi a cui si sta lavorando in queste ore è un Odg che richiami in parte il documento Guerini (il punto 3, quello più condiviso) e indichi una data per l'Assemblea. "Se il discorso di Martina domani (oggi, ndr.) in Direzione avesse toni condivisibili, si potrebbe chiudere così. Di fatto, anche senza esplicitarlo, sarebbe l'ok al reggente. Fino all'Assemblea. Come, del resto, si è sempre detto", spiega un big che sta lavorando alla mediazione. Per Franceschini, "l'unità si può costruire facilmente ma partendo da un voto esplicito di fiducia della Direzione al segretario reggente, atto minimo ma indispensabile per dargli la forza di gestire una fase così difficile, sino all’Assemblea o al Congresso, vedremo. E sono certo che Renzi, che ha a cuore come tutti noi l’unità del Pd, sarà il primo a votare la fiducia al suo ex vicesegretario". Fino a alle 15, c'è tempo per evitare un clamoroso 'showdown' del Pd. (Fonte: Adnkronos)

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