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updated 12:51 PM UTC, Nov 14, 2018

Terrorismo, arrestato militante dell'Isis a Torino. E' un Italo-marocchino pronto a compiere attentati. Cosa stiamo rischiando? (VIDEO)

"Partecipazione all'associazione terroristica dello Stato Islamico". E' l'accusa nei confronti di un italo-marocchino arrestato questa mattina dalla Polizia al termine di un'indagine dell'Antiterrorismo coordinata dalla procura di Torino. Si tratta di Elmahdi Halili, 23enne autore del primo testo di propaganda dell'Isis in italiano. Nel 2015 aveva patteggiato due anni di reclusione con sospensione condizionale della pena. Parole di sfida in Questura: "Sono fiero di andare in carcere per Allah" - (VIDEO)


Un fermo immagine tratto da un video della Polizia mostra il 23enne Italo marocchino Elmahdi Halili arrestato a Torino per terrorismo © ANSA

Partecipazione all'associazione terroristica dello Stato Islamico. E' questa l'accusa con cui è stato arrestato Halili Elmahdi, 23enne marocchino naturalizzato italiano, che "si informava sull'utilizzo di un coltello e stava studiando come preparare un camion per compiere un attentato", fa sapere il questore di Torino, Francesco Messina, che ha aggiunto: "Era il momento di intervenire non potevano permetterci che facesse un salto di qualità operativa e di aspettare che individuasse un obiettivo da colpire". 

Perché l'indagine che ha portato oggi all'arresto di Halili - soggetto "ideologizzato ma in particolare orientato verso un'attività violenta di proseliti per favorire il reclutamento di lupi solitari", passato "da una prima fase di auto radicalizzazione a una fase di proselitismo avanzata fino a qualificare questo proselitismo a livello di minaccia" - nasce in realtà a fine 2015. Allora, fa sapere la polizia, "il giovane era stato già oggetto di una sentenza di patteggiamento, emessa dal Tribunale di Torino alla pena di due anni di reclusione con sospensione condizionale della stessa per istigazione a delinquere con finalità di terrorismo, avendo redatto e pubblicato sul web alcuni documenti di esaltazione dello Stato Islamico".

Dalle successive attività di indagine avviate dai poliziotti della Digos, spiega la polizia, è emerso "un crescente percorso di radicalizzazione di Halili che, nonostante la citata sentenza, aveva addirittura intensificato la sua attività di proselitismo ed indottrinamento mediante il reperimento, la consultazione su diverse piattaforme multimediali e l'archiviazione di vario materiale di propaganda ed inneggiante al Jihad prodotto dallo Stato Islamico".

Tra il materiale confluito negli atti d'indagine, che ha portato all'arresto del 23enne, "vi sono diversi filmati riproducenti le gesta dei mujaheddin in Siria ed Iraq, le cruente esecuzioni nei confronti di civili e militari, le rivendicazioni e/o celebrazioni degli attentati di Parigi e Bruxelles nonché gli infervorati sermoni di 'predicatori dell'odio' del calibro di Anwar Al-awlaki, conosciuto anche come 'il Bin Laden di Internet', considerati da Halili come dei veri e propri padri spirituali al pari del portavoce del Califfato Mohamed Al Adnani".

Proprio in occasione della diffusione della notizia della morte di Al Adnani, sottolinea la polizia, "l'arrestato aveva creato e pubblicato su una piattaforma social ad accesso pubblico tre playlist con i messaggi più famosi del defunto portavoce dello Stato Islamico tra cui quello diffuso nel settembre 2014 che veicolava l'ordine dello Stato Islamico di scatenare la campagna del terrore in Europa che ha portato alle stragi compiute a partire dal gennaio 2015".

Il materiale jihadista acquisito da "Halili Elmahdi sul web in lingua araba o inglese veniva poi da lui meticolosamente tradotto e/o rielaborato in italiano con lo specifico fine di utilizzarlo nella sua attività apologetica e di proselitismo in favore della jihad". Come riferisce la polizia, "grazie all'utilizzo dei social network era poi riuscito ad attrarre nella sua sfera di influenza altri internauti, in particolare italiani convertiti all'islam e giovani immigrati di seconda generazione". "Nel periodo finale delle indagini l'attività dell'internauta si era in particolare focalizzata sulla rivista online 'Rumiyah', contenente le istruzioni operative per i guerriglieri del Califfato in Occidente su come effettuare attacchi terroristici utilizzando autocarri o autoveicoli ovvero coltelli.

IL 23enne aveva inoltre contatti con due "aspiranti foreign fighters". "Particolarmente qualificanti sotto il profilo investigativo", riferisce la polizia, "sono risultati i pregressi contatti di Halili con Moutaharrik Abderrahim e Khachia Abderrahmane, i due aspiranti foreign fighters arrestati il 26 aprile 2016 in esecuzione di misure cautelari emesse dall'autorità giudiziaria di Milano per associazione con finalità di terrorismo".

Rapinare i cinesi? Pessima idea. Titolari di un sushi bar prendono a coltellate i malviventi che finiscono male

Cruenta rapina con spari e coltellate nel sushi bar Fuel di via Cassanese, a Segrate, alle porte di Milano. In manette sono finiti due rapinatori, pregiudicati di 38 e 41 anni. Ferito, ma non in pericolo di vita, il proprietario del bar, cinese di 35 anni. Quando i malviventi hanno estratto le pistole la vittima, in risposta, li ha affrontati con un coltello riuscendo a colpirli in diverse parti del corpo. A quel punto i pregiudicati hanno iniziato a sparare con due pistole calibro 22. Il cinese è stato medicato al San Raffaele, stesso ospedale in cui è stato arrestato il 41enne, dopo essere stato costretto a ricoverarsi per le ferite. Il complice 38enne è stato bloccato nel suo appartamento. Le immagini diffuse dai carabinieri - (VIDEO)


Armati di pistola e con il volto parzialmente travisato da una parrucca, nella notte tra domenica 4 febbraio e lunedì 5, due rapinatori hanno assaltato il bar sushi Fuel di via Cassanese 177, a Segrate, nel Milanese. Intorno alle 23.30 i due malviventi sono entrati nel locale e hanno prelevato il registratore di cassa. Per difendere l'incasso della giornata, il proprietario, 35enne cinese, e il suo socio reagiscono impugnando i colltelli da cucina e ferendo i malviventi. Nella colluttazione i rapinatori esplodono tre colpi di pistola che vanno a segno: due colpiscono il titolare del bar al torace, uno al gluteo il titolare. L'uomo è stato soccorso dal 118 e trasportato all'ospedale San Raffaele, non sarebbe in pericolo di vita. Ferito lievemente il socio, trasportato anche lui al San Raffaele per diverse contusioni e abrasioni. 

La fuga dei rapinatori, 41 e 38 anni, entrambi pregiudicati, è durata poche ore. Il 41enne è stato costretto a fermarsi in strada per le gravi ferite di arma da taglio. Poco dopo le 3 della notte, l'uomo viene notato in via Amendola da un passante che dà l'allarme, credendo si tratti di un malore. Sul posto viene inviata un'ambulanza che lo trasporta in codice giallo all'ospedale Istituti Clinici Città Studi. In ospedale si recano anche i carabinieri di San Donato Milanese che indagano sulla rapina al bar sushi e in poche ore chiudono il cerchio: il ferito soccorso in strada è uno dei due rapinatori. Il complice viene raggiunto poco dopo nel suo appartamento. Anche lui viene trasportato in ospedale per le ferite di arma da taglio. Entrambi finiscono in manette per rapina e tentato omicidio. (Fonte: il Giorno)

 

Voto in Sicilia, Salvini rivela: "De Luca si era offerto anche a noi. Abbiamo fatto bene a dire di no a chi ci prometteva pacchetti di voti. Tutti facciano attenzione"

Cateno De Luca, il consigliere dell'Udc eletto in Sicilia che è stato arrestato per evasione fiscale, "si era proposto anche a noi, è gli abbiamo detto di no". Lo ha rivelato il segretario della Lega, Matteo Salvini, a margine di una conferenza stampa alla Camera dei Deputati commentando il voto regionale siciliano e le relative vicende giudiziarie. "Abbiamo fatto più che bene - ha aggiunto - a dire dei no a qualcuno che si proponeva per le nostre candidature, offrendo un sostegno che la cronaca di oggi ci dice abbiamo fatto bene a rifiutare" - (VIDEO)

Il fratello dell'attentatore di Marsiglia arrestato a Ferrara: tunisino, ex combattente dello Stato islamico in Siria, era sbarcato in Sicilia nel 2014

Era stato proprio Anis Hannachi a indottrinare Ahmed, il terrorista che il primo ottobre ha accoltellato a morte due donne nel nome di Allah alla stazione della città portuale francese. Giunto sulle nostre coste tre anni fa, fu espulso dopo aver fornito false generalità come ha fatto davanti agli agenti che lo hanno fermato ieri sera. Un passato da Foreign Fighter dell'Isis, aveva appoggi in Emilia - (VIDEO)


Anis Hannachi, 25enne tunisino, fratello dell'attentatore che ha ucciso due donne a Marsiglia (nella foto sotto l'uomo neutralizzato dagli agenti francesi e il corpo di una vittima a terra), è stato arrestato a Ferrara dai poliziotti della Digos di Bologna. Dopo una vasta attività investigativa, coordinata dal Servizio centrale per il contrasto del Terrorismo, è stato eseguito un mandato di arresto europeo emesso in Francia.

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Quello del 25enne è un passato da Foreign Fighter in Siria e in Iraq e un presente da fuggitivo tra Francia e Italia che gli aveva provocato anche dei sentimenti di "stanchezza, disagio e turbamento": cosa quest'ultima che preoccupava non poco gli investigatori italiani, avvertiti della sua presenza in Italia.

PRESO IN BICI - La sua presenza nel nostro Paese era stata segnalata dalle autorità francesi, che ipotizzavano il suo arrivo già dal 27 settembre scorso. Le sue tracce in Liguria il 4 ottobre scorso, successivamente è stato localizzato a Ferrara, dove sabato sera è stato arrestato dalla Polizia mentre, di notte, percorreva in bicicletta le vie della città.

NON COLLABORA - "Per il momento non collabora", precisa il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti. Allo stato attuale delle indagini, "non emergono segnali riguardanti la possibile pianificazione di atti sul nostro territorio", spiega poi il direttore del servizio centrale antiterrorismo Lamberto Giannini.

RADICALIZZAZIONE - L'indagine che ha portato all'arresto di Hannachi "promette di avere interessanti sviluppi", ha rilevato Roberti. E Francesco Caporale, procuratore aggiunto di Roma, ha ricordato che "l'attentato di Marsiglia risale al 1 ottobre", quindi l'inchiesta è "appena avviata". Dalle prime risultanze emerge però che sarebbe stato proprio Anis a 'radicalizzare' verso un percorso jihadista il fratello Ahmed, autore dell'attentato di Marsiglia.

LA STRUTTURA - Hannachi era giunto una prima volta in Italia nel 2014. Identificato, era stato espulso "ma all'epoca non aveva dato segni di radicalismo religioso", ha precisato Giannini. "Se dovessero essere confermati i primi risultati delle indagini - ha rilevato il generale Pasquale Angelosanto, Comandante del Ros carabinieri - ci troveremmo di fronte ad una struttura organizzata su base familistica".

SENZA DOCUMENTI - Hannachi, ha spiegato Claudio Galzerano, direttore della divisione antiterrorismo internazionale dell'Ucigos, è stato fermato sabato notte dalla Polizia mentre andava in bicicletta per le strade di Ferrara. "Era senza documenti, ha detto di essere algerino" e si trovava in città da pochi giorni.

NESSUNA CELLULA - "Era a Ferrara perché evidentemente ha degli appoggi - ha spiegato il Questore di Ferrara, Antonio Sbordone - ma per il momento non possiamo ipotizzare che esista una cellula ferrarese". E' stato arrestato per partecipazione ad associazione terroristica e complicità nell'attentato di Marsiglia, nei pressi della Gare de Marseille-Saint-Charles.

IL RISERBO - La sua cattura è stata resa possibile grazie alle informazioni fornite dalle autorità francesi e ottenute dagli investigatori italiani, anche grazie alle intercettazioni del suo telefono. Il giovane non ha opposto resistenza ma ha tentato di dare false generalità, come anche fece al suo arrivo nelle coste siciliane, nel 2014, e fu espulso. Le indagini proseguono nel più stretto riserbo.

(Fonte: Adnkronos)

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L'ATTENTATORE VISSE IN ITALIA. IL PERMESSO DI SOGGIORNO E IL MATRIMONIO CON UN'ITALIANAAhmed Hanachi, era stato arrestato e rilasciato dalla polizia francese solo il giorno prima e fino a tre anni fa viveva in Italia. Lo hanno rivelato Le Monde e il settimanale Le Point. In particolare è emerso che il trentenne, con passaporto tunisino, era arrivato in Italia dalla Francia nel 2006, si era insediato ad Aprilia e aveva sposato un'italiana da cui poi aveva divorziato. La prima rivelazione è che l'assassino, che ha urlato "Allah u akbar" mentre accoltellava i passanti, era stato fermato sabato a Lione con l'accusa di taccheggio e di aver partecipato ad alcune rapine nella città, ma era stato rilasciato per insufficienza di prove malgrado non avesse un valido permesso di soggiorno. La procura di Roma aprirà a breve un'indagine contro ignoti, e per associazione con finalità di terrorismo, legata alle verifiche avviate sulla rete di contatti in Italia di Hanachi.

Dal 2009 al 2017 Hanachi avrebbe beneficiato di un permesso di soggiorno in Italia, scaduto a gennaio scorso e di cui avrebbe chiesto il rinnovo. L'uomo, secondo quanto riferito ieri dal procuratore francese anti-terrorismo François Molins, era noto per piccoli reati comuni ai servizi di polizia dal 2005, con sette identità diverse: una di queste lo identificava come Ahmed H., nato in Tunisia nel 1987. Era stato fermato il 29 settembre a Lione per furto e rilasciato poi il giorno successivo, cioè 24 ore prima dell'attacco, per mancanza di prove. Alla polizia aveva esibito un passaporto tunisino e dichiarato di vivere a Lione, di essere senzatetto, divorziato e con problemi di droga. Stando a una fonte vicina al dossier, citata sempre dai media francesi, l'uomo, che ha dichiarato di essere entrato in Francia nel 2003, nel 2005 era stato fermato e ricondotto alla frontiera dal prefetto del Var, prima di essere rimesso in libertà dopo due giorni, per mancanza di posti nel centro di identificazione ed espulsione e per un problema con il documento di identità.

Ue, 60 anni dopo i leader rinnovano l'impegno dei Trattati di Roma. Ma nella Capitale blinadata sfila il corteo EuroStop: alta tensione

I 27 firmano l'impegno di rilancio dell'Unione nella sala degli Orazi e Curiazi. Oltre diecimila persone ai due cortei della mattinata. Timori per la sfilata dei movimenti Eurostop a Testaccio: dopo i fogli di via di ieri altri sette giovani trovati con fumogeni e indumenti per mascherarsi. Pullman di manifestanti in arrivo da Nord Est, Marche e Val di Susa bloccati al check point di Roma Nord. A Piramide sequestrato un borsello con dentro chiavi inglesi e pezzi di acciaio - (LA DIRETTA SU REPUBBLICA.IT)


Prima la firma del rinnovato impegno per l'Europa in Campidoglio, con i leader di 27 paesi nella sala degli Orazi e Curiazi  a sottoscrivere un testo per rilanciare nei prossimi 10 anni l'integrazione europea, poi il pranzo al Quirinale. Mentre si avvia verso la conclusione la parte istituzionale della giornata di celebrazione per i 60 anni dei Trattati di Roma l'attenzione si sposta verso i cortei previsti per il pomeriggio nella Capitale. Gli sguardi dei residenti e dei 120 commercianti di Testaccio e del centro storico sono fissati sugli smartphone per seguire passo per passo le manifestazioni via WhatsApp e abbassare le saracinesche in caso di deviazioni: oggi in strada sono previste almeno 25mila persone. Il corteo Eurostop, che desta le maggiori preoccupazioni per la possibile presenza di black bloc, partito intorno alle 16 da porta San Paolo sta raggiungendo la Bocca della Verità. All'altezza di lungotevere Aventino un gruppo di manifestanti ha cercato di salire lungo Clivio di Rocca Savella ma la polizia li ha inseguiti senza successo, poi un cordone di agenti ha bloccato la salita. La coda della manifestazione, composta da circa 1000 persone, è rimasta indietro e la polizia, forse nel timore di una deviazione verso il Lungotevere, ha diviso in due tronconi la manifestazione con i mezzi.

Le manifestazioni. Oltre diecimila persone hanno partecipato alle prime due manifestazioni che si sono tenute in mattinata: poco dopo le 11.30 è partito "La nostra Europa", il primo dei cinque tra cortei e sit-in previsti per oggi. Più di cinquemila persone hanno sfilato fino all'Arco di Costantino, dove la manifestazione è arrivata intorno alle 13.30 per riunirsi con il corteo del Movimento Federalista Europeo, partito dalla Bocca della Verità. In piazza per "La nostra Europa", il primo dei cinque tra cortei e sit-in previsti per oggi, Rifondazione comunista, Sinistra europea, Cgil - con la leader Susanna Camusso e il numero uno della fiom Maurizio Landini - Verdi, Partito comunista e l'Altra Europa con Tsipras, Diem25 - il movimento dell'ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, che ha sfilato dietro lo striscione con la moglie - Sinistra italiana con Fratoianni, Legambiente, Uil, Cobas. Il corteo intorno alle 14 si è riunito con quello del Movimento Federalista Europeo, partito dalla Bocca della Verità.

I controlli Dopo i sette giovani appartenenti ai centri sociali del Nord Est, fermati ieri dai carabinieri e sottoposti a foglio di via obbligatorio, altri sette sono stati fermati dai militari del comando provinciale di Roma che hanno indivuduato questa mattina due giovani provenienti da Alessandria, sorpresi in piazzale Ostiense in possesso di due candele e guanti antifortunistici. Altri cinque, provenienti alcuni da Venezia e altri da Bologna, sono stati fermati in via Conte Verde, in possesso di due fumogeni, giubbini e scaldacollo, atti ad occultare l’identità ed impedire l’identificazione. Saranno proposti alla Questura di Roma. I manifestanti che partecipano al corteo Eurostop hanno riferito anche che tre pullman sono stati bloccati a Tor Cervara prima dell'ingresso a Roma. I mezzi, provenienti dalla Val di Susa, dal Veneto e dalle Marche sono stati fermati intorno alle 13.30 al check point di Roma Nord. Sono state identificate 122 persone, perquisiti e bloccati i pulmann che sono stati portati a via Patini per i controlli. Per tredici persone è scattato il foglio di via, gli altri sono ancora nella struttura di Tor Cervara. "Sono stati fermati intorno alle 12, non sono stati trovate armi o oggetti contundenti", hanno spiegato i manifestanti fermi a Piramide durante una conferenza stampa improvvisata. "Non ci sono motivi per trattenerli, non li stanno rilasciando. Impediscono alle persone di manifestare liberamente". Un europarlamentare si starebbe recando a Tor Cervara.

Smantellato sul ponte Spizzichino alla Garbatella un check point di filo spinato. Alcuni testimoni hanno riferito ella presenza di una trentina di persone con volti celati da passamontagna, che si sono dati alla fuga alla vista delle pattuglie. Le forze dell'ordine hanno anche sequestrato delle spranghe in via Galvani proprio nel cuore di Testaccio, mentre in nottata sono stati sequestrati elmetti e scudi. Nel primo pomeriggio i vigili urbani hanno sequestrato in via Tata Giovanni, nei pressi della Piramide, un borsello con dentro chiavi inglesi, cacciaviti e pezzi di acciaio, contenuti all'interno di calzini, pronti per essere roteati e lanciati a mò di fionda. (Articolo Repubblica.it)

 

Strage di Quebec City, Toni Capuozzo: "Si sospetta una vendetta islamica, ma l'informazione italiana..."

L'attacco armato alla moschea in Canada ha dato subito adito a interpretazioni mediatiche e politiche quasi tutte a senso unico, accreditando l'atto di odio verso i musulmani. Mentre emerge che uno dei due presunti attentatori arrestati è arabo e avrebbe gridato "Allah Akbar", il giornalista avanza un'ipotesi diversa citando un sito canadese: potrebbe trattarsi di una ritorsione contro chi potrebbe aver denunciato un traffico per la raccolta di armi e l'addestramento finalizzati alla jihad in Siria o al compimento di attentati. E punge i colleghi: "Potrebbero svegliarsi"


"Ancora sulla strage nella moschea di Quebec City. Mentre tutta l'informazione italiana - per non dire dei commenti in rete - trascura le notizie filtrate sull'identità dei due arrestati e invece sottolinea dichiarazioni premier Trudeau su Trump, attentato e politiche immigratorie, un sito canadese racconta una storia interessante". Toni Capuozzo, sul suo profilo Facebook, riporta un articolo uscito sul web sull'attentato a una moschea in Canada, dove sono morte sei persone e altre otto sono rimaste ferite. "La riassumo: fondamentalisti raccolgono armi e si addestrano, per combattere in Siria o colpire infedeli. Qualcuno lo viene a sapere e segnala alle autorità... E se fosse vendetta? Varrebbe doppia solidarietà al centro islamico di Quebec City, imbarazzo per Trudeau, e una sveglia per informazione nostrana. Vedremo". Capuozzo, insomma, caldeggia la teoria secondo la quale quel bagno di sangue altro non sia che una vendetta islamica. Una circostanza che tra l'altro è stata supportata da altre testimonianze: in primis, la moschea aveva denunciato degli estremisti islamici e potrebbe essere stata esposta a una vendetta. E ancora, testimoni affermano di aver sentito i terroristi urlare "Allah Akbar".

E poco dopo le parole di Capuozzo, la più fragorosa delle conferme: alcuni media canadesi hanno diffuso l’identità delle due persone arrestate per la strage. Si tratterebbe di Mohamed Khader e Alexandre Bissonnette. Stando a quanto si è appreso nessuno dei due era conosciuto alle forze di polizia che continuano a mantenere il massimo riserbo sul profilo dei due arrestati. Il secondo dei due ha 27 anni, è originario di Cap Rouge ed è stato arrestato a una ventina di chilometri di distanza dal luogo dell’attentato e sarebbe uno studente dell’università Laval, quella con il maggior numero di studenti stranieri di tutto il Canada. Anche l’altro arrestato potrebbe essere uno studente dello stesso ateneo. Bissonnette, sempre secondo le prime notizie che arrivano dal Canada, si sarebbe costituito spontaneamente con una telefonata alla polizia. Le autorità canadesi hanno poi specificato che non ci sono altri sospettati e che delle otto persone ricoverate in ospedale, cinque sono in condizioni critiche. Nel dettaglio, i morti sono due cittadini algerini, un tunisino, un marocchino e due giovani provenienti da altri paesi africani.

Fonte: liberoquotidiano.it

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