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updated 12:01 AM UTC, Dec 13, 2018

La destra sociale di Salvini, dopo Alemanno e Storace si prende anche l'Ugl. Con la Meloni ora è derby: chi vincerà?

La svolta nazionale del leader leghista, dopo aver tolto la parola "Nord" dal simbolo, prende sempre più forza e punta ad aggiudicarsi tutto l'elettorato che fu del Msi e di An. La sfida a Fratelli d'Italia è aperta e grazie al lavoro di Giancarlo Giorgetti sta pescando nelle acque territoriali dell'alleato postfascista come dimostra l'accordo con l'ex Cisnal. Si tratta di operazioni spregiudicate e il cui attecchimento rispetto all'impostazione tradizionale del Carroccio è tutta da verificare, ma intanto i sondaggi sono incoraggianti - (VIDEO)


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Ha detto Matteo Salvini aprendo la conferenza stampa nella sede leghista milanese di via Bellerio al termine della riunione del Consiglio federale: "Il programma della Lega sui temi di lavoro, scuola e università sarà steso con la collaborazione dell'Ugl. Con loro abbiamo confermato un rapporto di reciproca, lunga e proficua collaborazione sia in Italia che all'estero. Per la Lega è una novità assoluta associare una proposta politica a una proposta sindacale che entrerà nell'argomento lavoro che la vera emergenza nazionale, altro che lo ius soli. Le proposte sul lavoro saranno dettagliate alla virgola sui temi del lavoro, del salario minimo e dei contratti e saranno presentate a giorni agli alleati così come quelle su scuola e università. La collaborazione con l'Ugl è uno di quegli apporti esterni di cui avevo parlato. L'Ugl ha più di 160 sedi tra Nord e Sud in Italia e la collaborazione sarà sicuramente utile e positiva".

La Lega a Roma va in frantumi. Otto coordinatori di municipio mollano Salvini: "Progetto fallito"

 

Il fragile tentativo del Carroccio di radicarsi nella capitale, punto fondamentale per dare corpo al progetto "nazionale" salviniano, sembra naufragare tra litigi, antichi e nuovi dissapori tra i graduati locali. Nelle ultime 48 ore hanno lasciato la compagnia i rappresentanti delle ex circoscrizioni I, II, IV, V, VIII, X, XI e XV. Diversi di loro sono legati all'ex An Fabio Sabbatani Schiuma, segretario del movimento Riva destra, il primo a sbattere la porta una settimana fa, dicendo: "Siamo stufi di atteggiamenti ipocriti e arroganti, tutti rivolti alla difesa di posizioni personali. Non avemmo paura allora di 'dire no' a Gianfranco Fini, figurarsi se possiamo subire diktat da mezze calzette e riciclati in cerca di un seggio alle prossime elezioni politiche". Lui che nel V municipio alle ultime comunali prese il 4% e che di voti ne sposta parecchi, ha denunciato "meschinità, piccinerie, sotterfugi, accordi inconfessabili, privato ingombrante di alcuni mestieranti della politica". Sotto accusa, a quanto pare, le scelte delle due figure più influenti nelle cose leghiste capitoline, l'ex alfaniana Barbara Saltamartini e il capogruppo al Senato, Gianmarco Centinaio. Insomma un duro colpo alle velleità di espansione oltre i confini di quella che era la Padania nei sogni del Matteo di Milano. Una battuta d'arresto che va a sommarsi agli ultimi dissidi con l'alleata "sovranista" Giorgia Meloni in tema di referendum autonomisti e allo strappo, ormai impossibile da ricucire, con una realtà come CasaPound, che nei territori più ostici per i nordisti, avrebbe fatto comodo. Scelte tremolanti, consigli sbagliati, amicizie discutibili, dice qualcuno a proposito del "Capitano". Capita.

 

 

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