updated 2:10 PM UTC, Jan 22, 2019

Canone Rai, un mese e mezzo per chiedere l'esenzione. Chi può non pagare e come si fa

Informazioni e consigli utili per i cittadini, ciò che è dovuto allo Stato e i nostri diritti. Il caso della discussa imposta sul possesso di apparecchi televisivi. Tutto quello che c'è da sapere - (LEGGI)


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C'è poco più di un mese per chiedere l'esenzione del canone Rai per l'intero 2019. Il termine per l'invio degli appositi moduli di esenzione all'Agenzia delle Entrate, infatti, è fissato per il 31 gennaio. Ricordiamo che anche nel 2019 il canone Rai si paga nella bolletta elettrica, con un costo complessivo di 90 euro dilazionato su 10 rate mensili (da gennaio ad ottobre). A doverlo pagare tutti i titolari di un'utenza per la fornitura elettrica, visto che si presume che questi siano anche in possesso di una televisione.

CHI PUO' NON PAGARE - Ci sono alcune categorie di persone, però, che possono non pagare il Canone Rai. Ne sono esonerati, ad esempio, gli anziani over 75 con un reddito annuo non superiore agli 8.000 euro e che non convivono con altri soggetti titolari di un proprio reddito. Il canone Rai non va pagato neppure dagli agenti diplomatici e consolari, purché originari di un Paese in cui è previsto lo stesso trattamento per i diplomatici italiani. Sono esonerati anche i militari stranieri appartenenti alle Forze della Nato. Inoltre, è possibile che il titolare di un'utenza elettrica non abbia alcun apparecchio TV in casa: quest'ultimo, quindi, può chiedere di non pagare il canone presentando la dichiarazione di non detenzione dell'apparecchio televisivo.

COME INVIARE LA RICHIESTA - Il modello è disponibile sul sito dell'Agenzia delle Entrate e può essere inviato anche tramite la modalità telematica utilizzando le proprie credenziali Fisconline o Entratel. La modalità telematica non è invece disponibile per gli anziani (che però possono inviare la richiesta di esenzione tramite PEC, all'indirizzo di posta elettronica certificata Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.). In ogni caso la richiesta di esonero può essere richiesta inviando il modulo preposto in plico raccomandato senza busta, all'indirizzo: Agenzia delle entrate - Ufficio Torino 1 - Sportello abbonamenti TV - Casella postale 22 -10121 Torino. Ricordiamo che solo le domande inviate entro il 31 gennaio prossimo permetteranno al richiedente di non pagare il Canone Rai per l'intero 2019; per chi invia la domanda dopo la scadenza suddetta, e comunque entro luglio, l'esonero vale solo per il secondo semestre.

 

(Fonte: Adnkronos)

Fisco, automobilisti tartassati. Le cifre del massacro del popolo motorizzato

Accise sui carburanti, Iva sulla manutenzione e riparazione/acquisto di ricambi, accessori e pneumatici, bollo, imposte sui parcheggi, multe, pedaggi autostradali. La Cgia di Mestre traccia un quadro devastante per le tasche di quella che tra le categorie (un po' tutti noi) più spremute d'Italia


Ammonta a 73 miliardi di euro il carico fiscale che incombe sui 42,8 milioni di autoveicoli presenti nel nostro Paese. Una cifra che secondo la Cgia relega gli automobilisti tra le categorie di contribuenti più tartassate d’Italia.

Solo per dare un’idea della dimensione del prelievo, si ricorda che il gettito derivante dalle imposte che gravano su tutti gli immobili presenti nel Paese ammonta a poco più di 40 miliardi di euro. E nonostante la pesantissima crisi che ha colpito fino a 3 anni fa tutto il settore dell’auto, tra il 2009 e il 2016 (ultimo dato disponibile pubblicato dall’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) il gettito fiscale sugli autoveicoli è aumentato del 10,1 per cento (in termini assoluti pari a 6,7 miliardi di euro), mentre la crescita dell’inflazione è stata del 9 per cento.

“La voce che incide maggiormente sulle tasche degli automobilisti italiani – spiega il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – è quella delle imposte e delle accise sui carburanti. Ben 34,8 miliardi di euro, infatti, pari a poco meno della metà dei 73 miliardi complessivi, ci vengono prelevati nel momento in cui ci si reca a fare il pieno al nostro autoveicolo”.

Per ogni litro di gasolio per autotrazione che si acquista alla pompa, il 63 per cento circa del prezzo è riconducibile al peso del fisco. Per ogni litro di benzina, invece, l’incidenza sale al 66 per cento, rileva ancora la Cgia.

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Oltre alla tassazione sui carburanti, tra le voci fiscali che gravano maggiormente sui possessori di un autoveicolo segnaliamo l’Iva sulla manutenzione e riparazione/acquisto di ricambi, accessori e pneumatici. Nel 2016 questo prelievo ha pesato sulle tasche degli italiani per 10,2 miliardi di euro (pari al 14 per cento della spesa totale). L’Iva sull’acquisto degli autoveicoli, invece, è costata poco più di 7 miliardi di euro (9,8 per cento del totale), mentre il bollo auto ha assicurato alle casse delle Amministrazioni regionali 6,6 miliardi (9,1 per cento del totale). Le imposte sui parcheggi e sulle contravvenzioni hanno garantito un gettito di 5,6 miliardi (7,7 per cento del totale), quelle sui premi di assicurazione Rc auto quasi 3,9 miliardi di euro (5,3 per cento del totale). Sui pedaggi autostradali il fisco ha riscosso 2 miliardi, mentre l’imposta di trascrizione ha permesso alle amministrazioni provinciali di incassare 1,7 miliardi. Sui lubrificanti, infine, imposte e accise sono costate agli automobilisti 1 miliardo di euro.

"Va comunque sottolineato che l’aumento di gettito ascrivibile ad alcune voci - come l’Iva sull’acquisito dei mezzi, i pedaggi autostradali e l’Imposta provinciale di trascrizione – si è verificato negli ultimi anni a seguito della ripresa economica del mercato automobilistico che ha segnato, in merito alle nuove immatricolazioni, dei risultati molto importanti”, osserva il segretario della Cgia Renato Mason.

Ma i fari della Cgia sono puntati anche sull’elevato tasso di motorizzazione presente in Italia è in parte imputabile anche alla bassa qualità ed efficienza del trasporto pubblico urbano. Secondo una ricerca The European House-Ambrosetti, citata dalla Cgia, il sistema Paese potrebbe risparmiare fino a 12 miliardi di euro all’anno, attraverso una migliore organizzazione della mobilità nelle 14 città metropolitane del Paese.

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"In primo luogo come cittadini, perché il trasporto pubblico funziona poco e male ed è foriero di inefficienze; in secondo luogo come automobilisti, perché non avendo un sistema di pubblica mobilità dignitoso, siamo costretti a utilizzare il nostro automezzo, subendo, tra le altre cose, un carico fiscale spaventoso", afferma la Cgia.

In merito alla distribuzione territoriale degli autoveicoli presenti nel Paese, invece, le Regioni dove la concentrazione è più elevata sono anche quelle con il maggior numero di abitanti. Di conseguenza, "possiamo affermare con buona approssimazione che queste sono anche le realtà dove il gettito fiscale complessivo è più consistente che altrove", afferma la Cgia. La Lombardia presenta il più elevato numero di autoveicoli: nel 2016 (ultimo dato disponibile) ne circolavano oltre 6,7 milioni. Seguono il Lazio con poco più 4,1 milioni, la Campania con quasi 3,8 milioni, la Sicilia con 3,6 milioni e il Veneto con poco meno di 3,5 milioni. (Fonte: Adnkronos)

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