updated 1:35 PM UTC, Oct 23, 2018

Il governo giallo-verde e l'Europa, il Def e i nostri conti: intervista a Carlo Cottarelli (VIDEO)

Che non sia un grande estimatore delle politiche sovraniste e delle visioni economiche di Lega e 5 Stelle è cosa nota e ai microfoni de ilComizio.it ribadisce le sue posizioni e le sue preoccupazioni per lo scontro in atto tra Roma e Bruxelles. Parla l'ex commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica del governo Letta ed ex presidente del Consiglio incaricato nel maggio scorso, già direttore del Dipartimento Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale

Forza Italia avverte Salvini: "Se l'alleanza coi 5 Stelle diventa strutturale si aprono nuovi scenari". Intervista a Mariastella Gelmini che boccia anche il reddito di cittadinanza: "Paghetta di Stato" (VIDEO)

La nostra intervista a Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, a margine dell'incontro che gli azzurri hanno tenuto a Milano per confrontarsi con politici, imprenditori e società civile e che ha visto l'intervento di Silvio Berlusconi

Salvini sempre in trincea: attacca ancora l'Europa e sulla legittima difesa annuncia: "Lo Stato pagherà le spese legali di chi si difende e il ladro non verrà risarcito"

Nuovo attacco del ministro dell'Interno Matteo Salvini all'Europa. "L'Ue ha detto sì a manovre economiche che hanno impoverito e precarizzato l'Italia - ha detto arrivando al villaggio della Coldiretti a Roma - e quindi non mi alzo la mattina pensando al giudizio che del governo e dell'Italia hanno persone come Juncker e Moscovici, che hanno rovinato l'Europa e l'Italia". "Dicano quello che credono - ha proseguito -, noi andiamo avanti dritti e sereni". Quindi il leader leghista ha annunciato alcuni spunti della legge sulla legittima difesa e parlato del decreto sicurezza


"Un ladro ti entra in casa, in azienda o in negozio e tu ti difendi? Sarà tuo diritto farlo, senza finire sotto processo per anni e pagando di tasca tua". Parola di Matteo Salvini, che intervenendo al Circo Massimo a Roma per il Villaggio della Coldiretti, annuncia "alcuni spunti della Legge sulla legittima difesa".

"Lo Stato coprirà le eventuali spese legali di chi si è difeso e il delinquente (e i suoi parenti) non potranno chiedere neanche un euro di risarcimento - spiega il ministro dell'Interno -. Sono alcuni spunti della Legge sulla legittima difesa, che il 23 ottobre comincerà il suo percorso in Senato. Dalle parole ai fatti".

Il titolare del Viminale spende poi alcune parole per il decreto sicurezza: "Ho giurato sulla Costituzione - dice - da ministro rispetto leggi, trattati, convenzioni e ovviamente la Carta, però rappresento anche la voglia di sicurezza, di cambiamento di milioni di italiani e quindi i furbetti che sbarcano, spacciano e stuprano tornano a casa loro, trattati sì o trattati no''. "Questo è solo l'inizio di un percorso virtuoso per riportare serenità sulle nostre strade - aggiunge Salvini -. Sono convinto che il presidente della Repubblica sia pienamente d'accordo con questa impostazione''.

Quanto all'eventualità della fiducia in Parlamento su dl Sicurezza "spero proprio di no - sottolinea il ministro - perché ci sono proposte migliorative che ho già visto e sottoscriverò personalmente. Arrivano da sindaci e associazioni. Se il Parlamento ha voglia di lavorare seriamente migliorando questo testo, io sono felicissimo. Se qualcuno presenterà migliaia di emendamenti evidentemente non vuole migliorare il testo. Vado in Parlamento sereno per migliorare testo che porterà più sicurezza nelle città italiane''.

 

(Fonte: Adnkronos)

E se si votasse oggi? Chi gode e chi piange: ecco dove tira il Vento settembre

I dati del Barometro politico di Demopolis, l'istituto diretto da Pietro Vento: "Oltre un quinto degli elettori ha modificato le proprie scelte di voto. Il peso complessivo delle 2 forze di Governo cresce dal 50% del 4 marzo al 62% odierno"


Se si votasse oggi, la Lega sarebbe con il 32% prima forza politica nel Paese: i mesi estivi hanno visto rafforzarsi il peso del partito di Salvini, cresciuto di quasi 15 punti dalle elezioni del 4 marzo. Circa 2 punti separano la Lega dal Movimento 5 Stelle, posizionato al 30,2%: sono i dati che emergono dal Barometro Politico di settembre dell’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento.

Restano lontani, in estrema difficoltà, il Partito Democratico al 17% e, soprattutto, Forza Italia all’8,5%, che cede ampi segmenti di elettorato alla Lega. Fratelli d’Italia è al 3%, LeU al 2,3%. Sotto il 2% le altre liste, con un’affluenza in lieve calo al 71%.

“Il voto in Italia resta mobile e incerto: in 6 mesi – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – oltre un quinto degli elettori ha modificato le proprie scelte di voto. Il peso complessivo delle due forze di Governo cresce dal 50% del 4 marzo al 62% odierno, mentre si riduce il consenso ai partiti di opposizione. Si tratta di equilibri destinati ad ulteriori evoluzioni, soprattutto in vista delle imminenti scelte per la legge di bilancio”.

Nella prima fotografia scattata dopo l’estate da Demopolis per il programma Otto e Mezzo, si conferma positiva la valutazione del 58% degli italiani sul Governo M5S-Lega; di parere diverso un terzo dei cittadini che esprime un voto negativo sull’Esecutivo, mentre il 9% preferisce per il momento sospendere il giudizio.

Dopo poco più di 100 giorni di Governo, l’Istituto Demopolis ha misurato la notorietà degli esponenti dell’Esecutivo: sono 8 i ministri conosciuti dalla maggioranza assoluta degli italiani. In testa i due vicepremier Matteo Salvini con il 96% e Luigi di Maio con il 95%; 3 su 4 indicano Danilo Toninelli. Notorietà molto alta, intorno al 70%, anche per Giulia Bongiorno e per il ministro della Salute Giulia Grillo; il 66% ha sentito parlare di Giovanni Tria, il 63% di Alfonso Bonafede. 6 su 10 di Paolo Savona. Citazioni inferiori al 50% – secondo il Barometro Politico Demopolis – per gli altri componenti del Governo Conte.

 

 

Nota informativa – L’indagine è stata condotta dall’11 al 12 settembre 2018 dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, per il programma Otto e Mezzo(LA7) su un campione stratificato di 1.500 intervistati, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. Supervisione della rilevazione demoscopica di Marco E. Tabacchi. Coordinamento di Pietro Vento, con la collaborazione di Giusy Montalbano e Maria Sabrina Titone.

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L'Europa delle sanzioni e dell'AntiNazionalismo, colpisce chi non si piega alle sue regole, Italia compresa

Anche la Polonia (già sanzionata), ultimo vero ex paese comunista dell'Unione europea, ha dichiarato che si opporrà a qualsiasi sanzione imposta dal blocco all'Ungheria, accusata di aver infranto le regole dell'UE sulla democrazia.


"Ogni paese ha il suo diritto sovrano di fare le riforme interne che ritenga più appropriate per i suoi cittadini", così il ministro degli esteri polacco in una dichiarazione mercoledì dopo il voto favorevole dell'Unione alle sanzioni imposte a Orban.

"Le azioni contro gli Stati membri servono solo a dividere e a creare delle profonde crepe nell'UE, aumentando l'attuale mancanza di fiducia dei cittadini verso le istituzioni europee".

Mercoledì il Parlamento europeo ha votato per sanzionare l'Ungheria, accusata di aver violato le norme sulla democrazia in tema migranti, i diritti civili e la corruzione, sono state lo spunto per avviare il processo punitivo definito dall'articolo 7 del trattato UE.

Da quando ha preso il potere nel 2010, il primo ministro ungherese Viktor Orban, un tempo un attivista contro i signori comunisti sovietici dell'Ungheria, ha usato la sua maggioranza parlamentare per fare pressione sui tribunali, sui media e sui gruppi non governativi. E' da sempre il primo oppositore del cancelliere tedesco Angela Merkel e di tutti quelli che vogliono un l'Europa accoglienti nei confronti dei numerosi rifugiati musulmani. Il governo ungherese ha dichiarato che cercherà tutte le vie legali per sfidare il voto alle sanzioni che ha visto 448 favorevoli e solo 197 contrari, descrivendo l'atto come "piccola vendetta". Ma i 197 voti espressi contro la prima richiesta del parlamento di avviare il processo punitivo dell'articolo 7 del trattato UE, hanno evidenziato che una sostanziale minoranza dell'opinione pubblica europea, vede Orban come un crociato per i diritti degli stati nazione e delle maggioranze etniche contro le regole di comportamento civico chieste da Bruxelles.

Da quando ha preso il potere nel 2010, Orban, da sempre attivista contro i signori comunisti sovietici dell'Ungheria, ha usato la sua maggioranza parlamentare per fare pressione sui tribunali, sui media e sui gruppi non governativi in ​​modo da mettere una censura sulle voci dei suoi oppositori, che evidenziavano il suo violare le regole dell'UE. Ha anche portato forte opposizione al cancelliere tedesco Angela Merkel e a tutti gli altri parlamentari che vogliono un Europa dell'accoglienza per i rifugiati musulmani.

"L'odierna decisione del Parlamento europeo non è stata altro che una meschina vendetta dei politici pro-immigrazione contro l'Ungheria", ha detto il ministro degli Esteri Peter Szijjarto in una conferenza stampa a Budapest. "La decisione è stata presa in modo fraudolento e contrario alle norme pertinenti dei trattati europei". Il fatto di non aver conteggiato i voti degli astenuti, ha cambiato l'esito del voto.

Con la Gran Bretagna in procinto di lasciare il blocco UE a marzo e le elezioni del Parlamento europeo a maggio, l'attacco all'Ungheria e di conseguenza all'alleata Polonia, che affronta una procedura di sanzioni similari lanciata dalla Commissione europea esecutiva nel 2017, apre nuove e più aspre tensioni tra due fazioni sempre più divise, i nazionalisti e i federalisti.

Prima del tanto contestato voto ha preso la parola il presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker, che parlando in modo diretto e molto critico ai governi populisti e all'amministrazione americana ha detto: "L'Unione europea deve mostrare i muscoli come potenza mondiale ogni qualvolta l'Europa parla, deve parlare come unica voce, solo così possiamo imporre la nostra posizione agli altri", facendo riferimento all'accordo di luglio con il presidente Trump, per bloccare una guerra transatlantica sulle tariffe e che ha ottenuto plausi da tutto il parlamento. " la situazione geopolitica ci dice che questa è l'ora dell'Europa, è giunto il momento per rinforzare la sovranità europea", ha continuato.

 Nel ripetere il suo sostegno a una più profonda integrazione economica, ha anche spinto l'idea che l'euro dovrebbe sfidare il dollaro come valuta leader a livello mondiale, definendo "assurdo" che l'UE paghi la maggior parte della sua energia nella valuta statunitense, nonostante l'acquisto principalmente da terzi del calibro di Russia e stati del Golfo. Ha anche affermato che le compagnie aeree europee dovrebbero comprare i mezzi loro necessari con prezzi in euro e non in dollari.

 Juncker ha rinnovato gli appelli affinché gli Stati dell'Unione proseguano nello sviluppo di una capacità di difesa dell'UE indipendente dall'alleanza NATO guidata dagli Stati Uniti e di abbracciare l'Africa attraverso investimenti, creando così una vasta area di libero scambio e parte di una strategia per frenare il flusso di poveri migranti africani, bloccando da subito i forti nazionalismi anti UE. Tuttavia, l'idea di una Guardia costiera e di frontiera completamente federale, con la sua forza in uniforme di 10.000 soldati, guidata da Bruxelles, potrebbe togliere agli stati di confine molto potere sovrano e di controllo, cosa che non viene ancora vista bene

Con un occhio alle elezioni del prossimo Parlamento europeo, Juncker ha proposto nuove misure di vigilanza e sanzioni per tutti i tentativi di manipolare gli elettori. In veste centenaria della fine della prima guerra mondiale, ha ricordato come gli europei siano stati totalmente colti di sorpresa dal suo scoppio e ha sollecitato un maggior rispetto per l'UE come forza di pace contro il "veleno e l'inganno" nazionalista.  Rimarcando questo principio Jean-Claude Juncker ha parlato anche del suo rapporto con il governo italiano: "Io non ho problemi con il presidente del Consiglio, mio amico Giuseppe Conte. Ma ogni tanto rimango allibito dalla continua retorica messa in campo dalla maggioranza di governo e in particolar modo da almeno uno dei due vicepremier, con il suo continuo attacco a Bruxelles. Ecco, questo non aiuta l’Italia".

Il riferimento è scontato e va al leghista Salvini e ha aggiunto: "Salvini in campagna elettorale ha detto che ogni volta che apro bocca, lui guadagna voti. Ecco, io non voglio essere utile a lui. Ma voglio essere utile all'Italia. Non vedo una sola ragione per cui il PPE possa aprire delle trattative con Salvini. Abbiamo già Orban ed è abbastanza".

Poi parlando del grave incidente avvenuto a Genova con il crollo del ponte Morandi, ha aggiunto: "Non è colpa della Commissione se un ponte è crollato a Genova, nel bilancio europeo ci sono i soldi per le infrastrutture e bisogna usarli tutti, fino all'ultimo centesimo. Questo il governo italiano è carente e spesso dimentica di usare i soldi per le infrastrutture che ha a disposizione, lasciando scadere i fondi".

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Migranti: Merkel a Orban, "...tutti abbiamo un dovere verso l'umanità"

La cancelliera Merkel ha chiarito il suo disaccordo con Viktor Orban sui migranti. Quando è stata accusata di non aver ceduto alla linea dura, sempre più crescente in Europa ha risposto, - "un dovere per l'umanità".


"Stiamo andando a proteggere le nostre frontiere esterne, quelle della UE, ma non con l'obiettivo di chiuderci e parlare solo di chiusura come una sorta di fortezza", ha detto il cancelliere tedesco ai giornalisti. "L'umanità è l'anima dell'Europa e quell'anima, se vogliamo mantenerla (...), non possiamo semplicemente isolarci dall'angoscia e dalla sofferenza, ritirandoci in una fortezza", ha aggiunto la Merkel.

A Viktor Orban non è piaciuta la lezione, - "Pensiamo di aiutare in modo umanitario, ma non producendo un richiamo aereo per tutti, l'unica soluzione è chiudere i confini e non portare chi porta il male in Europa. Non vogliamo importare problemi", ha aggiunto all'indirizzo della cancelliera. Invitando Berlino ad essere più riconoscente all'Ungheria, che controlla rigorosamente il suo confine meridionale con la Croazia e la Serbia, - "perché altrimenti, ogni giorno arriverebbero in Germania dai 4.000 ai 5.000 rifugiati".

I due leader hanno a lungo rappresentato a livello europeo opposti poli nel campo della politica di asilo: la volontà di accogliere un lato, un rifiuto intransigente dell'immigrazione dall'altro in nome dei valori cristiani dell'Europa.

Ma nonostante gli scambi avvenuti giovedì a Berlino, dobbiamo riconoscere che la Germania dal 2015 ha sempre e gradualmente rafforzato la sua politica migratoria per ottenere di fatto, anche gli aiuti, dei sostenitori di una linea dura.

La linea dura di Orban sull'immigrazione è ora seguita dalla maggioranza in Europa, da quando governi sempre più a destra sono arrivati al potere in Austria o in Italia, e hanno acquisito molti nuovi seggi in altri paesi come la Germania e questo è evidente anche per la cancelliera che in una recente intervista, ha persino elogiato il Primo Ministro ungherese dicendo, - "con i suoi controlli molto severi, in un certo modo ha fatto il lavoro anche per noi".

E' doveroso ricordare che solo nel 2016, la Merkel aveva aperto una crisi diplomatica con l'Ungheria perchè riteneva "anti umano" il modo con cui l'Austria aveva chiuso la "rotta balcanica", utilizzata dalla maggior parte dei migranti provenienti dalla Grecia verso il nord Europa.

Il summit europeo della scorsa settimana sulla migrazione, descritto come "un enorme successo" di Orban, è stata una forma di consacrazione per le sue tesi: l'Europa si è concentrata sul rafforzamento dei controlli alle frontiere, questo il motivo de "l'Orbanizzazione della signora Merkel". La cancelliera ha dovuto finalmente seppellire i suoi piani per le quote di assegnazione dei richiedenti asilo nell'UE, specialmente di fronte all'opposizione dei paesi dell'Europa centrale e orientale. Secondo la rivista tedesca Der Spiegel, ora è Orban che detta le sue condizioni al Cancelliere tedesco, e di recente ha parlato di "orbanizzazione della signora Merkel". Che ha dovuto definitivamente sotterrare questa settimana la sua generosa politica di accoglienza lanciata nel 2015, sotto la pressione dell'ala destra della sua coalizione governativa che minacciava altrimenti di chiudere la porta del dialogo interno. Il cancelliere ha convenuto che i migranti già registrati in altri paesi dell'UE dovrebbero essere collocati nei centri di transito al confine tedesco e poi deportati nello stato di ingresso dell'UE, in base ad accordi bilaterali con i paesi dell'UE interessati.

Dunque l'Europa sempre più vicina agli argomenti dettati anche dal nuovo governo Conte, che ha deciso di fare un il giro di boa per poi cambiare rotta sul tema dell'immigrazione, cambiando di conseguenza anche la rotta degli altri governi e delle "ONG".

 Faccia a faccia tra Merkel e Orban tra due opposte visionidell'Europa×ultimaora×ultimenotizie×evidenza×migranti×orban×merkel×Europa×Austria ×Italia×Germania×chiusura porti×governo Conte×Salvini×ministrodell'interno×valori dell'europa×l'Orbanizzazione della signora Merkel×Migranti, tutti contro tutti in Europa. E l'Italia guarda a Orban×Merkel, che figuraccia! I Paesi dell'Est smentiscono la cancelliera×Orban oggi a Berlino per primo incontro con Merkel da quasi 3 anni×6 luglio 2018×Migranti, Merkel incontra Orban a Berlino: "Abbiamo visioni differenti". ... dall'altra il rifiuto categorico dell'immigrazione ×Merkel vede Orban, il suo ministro incontra Kurz×Angela Merkel e Viktor Orban in conferenza stampa×

 FONTE: (AFP)

Immigrazione; questa mattina il vertice dei leader europei ha dato luce a un nuovo testo di legge

Dopo lunghe negoziazioni, finite nelle prime ore di questa mattina, i leader dell'Unione europea hanno evitato il crollo di un vertice chiave con un accordo sulla migrazione che vedrà il peso del reinsediamento dei rifugiati condiviso più ampiamente dagli Stati membri.


Ecco le linee principali:

IMMIGRAZIONE
 
1. Il Consiglio europeo riconferma che una condizione preliminare per una politica UE efficace si basa su un approccio globale alla migrazione che combini un controllo più efficace delle frontiere esterne dell'UE, una maggiore azione esterna e gli aspetti interni, in linea con i nostri principi e valori. Questa è una sfida non solo per un singolo Stato membro, ma per l'Europa nel suo insieme. Dal 2015 sono state predisposte una serie di misure per ottenere un controllo efficace delle frontiere esterne dell'UE. Di conseguenza, il numero di incroci di frontiera illegali rilevati nell'UE è stato ridotto del 95% dal suo picco nell'ottobre 2015, anche se recentemente sono stati rilevati flussi sulle rotte orientale e occidentale del Mediterraneo.
 
2. Il Consiglio europeo è determinato a proseguire e rafforzare questa politica per impedire il ritorno ai flussi incontrollati del 2015 e ad arginare ulteriormente la migrazione illegale su tutte le rotte esistenti ed emergenti.
 
3. Per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale, gli sforzi per fermare i contrabbandieri che operano fuori dalla Libia o altrove dovrebbero essere ulteriormente intensificati. L'UE continuerà a sostenere l'Italia e altri Stati membri in prima linea a tale riguardo. Rafforzerà il suo sostegno alla regione del Sahel, alla guardia costiera libica, alle comunità costiere e meridionali, alle condizioni di accoglienza umane, ai ritorni umanitari volontari, alla cooperazione con altri paesi di origine e di transito, nonché al reinsediamento volontario. Tutte le navi che operano nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non ostacolare le operazioni della Guardia costiera libica.
 
4. Per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo orientale, sono necessari ulteriori sforzi per attuare pienamente la dichiarazione UE-Turchia, prevenire nuovi attraversamenti dalla Turchia e arrestare i flussi. L'accordo di riammissione UE-Turchia e gli accordi bilaterali di riammissione dovrebbero essere pienamente attuati in modo non discriminatorio nei confronti di tutti gli Stati membri. Sono necessari ulteriori sforzi per assicurare rapidi ritorni e prevenire lo sviluppo di nuove rotte marittime o terrestri. La cooperazione e il sostegno a favore dei partner nella regione dei Balcani occidentali rimangono fondamentali per scambiare informazioni sui flussi migratori, prevenire la migrazione illegale, aumentare le capacità di protezione delle frontiere e migliorare le procedure di rimpatrio e di riammissione. Alla luce del recente aumento dei flussi nel Mediterraneo occidentale, l'UE sosterrà, finanziariamente e in altro modo,
 
5. Per spezzare definitivamente il modello di business dei contrabbandieri, evitando così tragiche perdite di vite umane, è necessario eliminare l'incentivo a intraprendere viaggi pericolosi. Ciò richiede un nuovo approccio basato su azioni condivise o complementari tra gli Stati membri per lo sbarco di coloro che sono salvati nelle operazioni di ricerca e salvataggio. In tale contesto, il Consiglio europeo invita il Consiglio e la Commissione a esplorare rapidamente il concetto di piattaforme di sbarco regionali, in stretta cooperazione con i paesi terzi interessati nonché con l'UNHCR e l'OIM. Tali piattaforme dovrebbero operare distinguendo le singole situazioni, nel pieno rispetto del diritto internazionale e senza creare un fattore di attrazione.
 
6. Sul territorio dell'UE, coloro che sono salvati, in base al diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico, sulla base di uno sforzo condiviso, attraverso il trasferimento in centri controllati istituiti negli Stati membri, solo su base volontaria, laddove e un trattamento sicuro consentirebbe, con pieno sostegno dell'UE, di distinguere tra migranti irregolari, che saranno rimpatriati e quelli che necessitano di protezione internazionale, per i quali si applicherebbe il principio di solidarietà. Tutte le misure nel contesto di questi centri controllati, compresi il trasferimento e il reinsediamento, saranno su base volontaria, fatta salva la riforma di Dublino.
 
7. Il Consiglio europeo conviene di avviare la seconda quota dello strumento per i rifugiati in Turchia e, allo stesso tempo, di trasferire 500 milioni di euro dalla riserva dell'11 ° FES al Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa. Gli Stati membri sono inoltre invitati a contribuire ulteriormente al Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa in vista del suo riassetto.
 
8. Affrontare il problema della migrazione al suo interno richiede una partnership con l'Africa che miri ad una sostanziale trasformazione socioeconomica del continente africano basandosi sui principi e gli obiettivi definiti dai paesi africani nell'Agenda 2063. L'Unione europea e i suoi Stati membri deve raccogliere questa sfida. Dobbiamo aumentare la portata e l'uguaglianza della nostra cooperazione con l'Africa ad un nuovo livello. Ciò richiederà non solo maggiori finanziamenti per lo sviluppo, ma anche passi verso la creazione di un nuovo quadro che consenta un aumento sostanziale degli investimenti privati ​​da parte sia degli africani che degli europei. Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta all'istruzione, alla salute, alle infrastrutture, all'innovazione, al buon governo e all'emancipazione delle donne. L'Africa è il nostro vicino di casa e questo deve essere espresso da maggiori scambi e contatti tra i popoli di entrambi i continenti a tutti i livelli della società civile. La cooperazione tra l'Unione europea e l'Unione africana è un elemento importante delle nostre relazioni. Il Consiglio europeo chiede di svilupparlo e promuoverlo ulteriormente.
 
9. Nel contesto del prossimo quadro finanziario pluriennale, il Consiglio europeo sottolinea la necessità di strumenti flessibili, che permettano un esborso rapido, per combattere l'immigrazione clandestina. La sicurezza interna, la gestione integrata delle frontiere, i fondi per l'asilo e la migrazione dovrebbero pertanto includere componenti dedicati e significativi per la gestione della migrazione esterna.
 
10. Il Consiglio europeo ricorda la necessità che gli Stati membri garantiscano un controllo efficace delle frontiere esterne dell'UE con il sostegno finanziario e materiale dell'UE. Sottolinea inoltre la necessità di intensificare in modo significativo l'effettivo rientro dei migranti irregolari. Sotto entrambi gli aspetti, il ruolo di sostegno di FRONTEX, anche nella cooperazione con i paesi terzi, dovrebbe essere ulteriormente rafforzato attraverso maggiori risorse e un mandato rafforzato. Accoglie con favore l'intenzione della Commissione di presentare proposte legislative per una politica europea di rimpatrio più efficace e coerente.
 
11. Per quanto riguarda la situazione interna nell'UE, i movimenti secondari dei richiedenti asilo tra Stati membri rischiano di compromettere l'integrità del sistema europeo comune di asilo e dell'acquis di Schengen. Gli Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure legislative e amministrative interne necessarie per contrastare tali movimenti e cooperare strettamente tra loro a tal fine.
 
12. Per quanto riguarda la riforma per un nuovo regime europeo comune in materia di asilo, sono stati compiuti molti progressi grazie agli sforzi instancabili delle presidenze bulgare e precedenti. Diversi file sono vicini alla finalizzazione. È necessario trovare un consenso sul regolamento di Dublino per riformarlo sulla base di un equilibrio di responsabilità e solidarietà, tenendo conto delle persone sbarcate in seguito a operazioni di ricerca e salvataggio. Ulteriore esame è richiesto anche per la proposta sulle procedure di asilo. Il Consiglio europeo sottolinea la necessità di trovare una soluzione rapida all'intero pacchetto e invita il Consiglio a proseguire i lavori al fine di concludere quanto prima. Ci sarà una relazione sui progressi durante il Consiglio europeo di ottobre.
FONTE (CNN INTERNATIONAL)
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