updated 10:18 AM UTC, Apr 13, 2019

Scopri se ti hanno hackerato la mail e come mettere al sicuro il tuo indirizzo

Gli attacchi informatici sono all'ordine del giorno e nessuno è al riparo dai danni che possono fare gli hacker, nemmeno usando semplicemente la propria posta elettronica. Dove si nascondono le insidie e come fare a scoprire lo stato di sicurezza dell'account e-mail


Gli attacchi hacker sono una realtà sempre più vicina all'utente medio, inconsapevole dei rischi e delle insidie presenti nel mondo del web. Basta iscriversi a una newsletter non sicura, avverte la testata online Money, impostare una password magari facile da ricordare (vietato utilizzare la data di nascita o 123456) o cliccare sul banner pubblicitario sbagliato per ritrovarsi, mesi dopo, con la propria e-mail hackerata in vendita nei meandri del Dark Web. È quanto riportato alla luce da Troy Hunt, esperto americano di sicurezza informatica, che ha di recente denunciato il cosiddetto caso Collection #1: un gigantesco deposito di e-mail, password e dati personali illegali, 773 milioni indirizzi violati per un peso totale di 87 GB. Per fortuna, grazie proprio a un sito a opera di Hunt, è possibile controllare tempestivamente se il proprio indirizzo email è coinvolto nel recente attacco o lo è stato in passato.

Come? Basta collegarsi al sito 'Have I Been Pwned' e inserire la mail che si vuole verificare nell'apposita barra. Luce verde? Bene, la vostra casella di posta elettronica è ancora sicura. Luce rossa? Male: la vostra email è stata violata, e il sito vi indica anche quante volte e dove la vostra identità virtuale è stata messa in vendita. Cosa fare per correre ai ripari? Semplice: impostare immediatamente una nuova password, univoca per ogni indirizzo email giudicato compromesso dal sito, avendo cura di inserire caratteri speciali, numeri e l'autenticazione a due fattori (grande alleato in termine di sicurezza). Avete dubbi anche sulla vostra password (magari proprio perché la utilizzate anche per altri account)? Non c’è problema, sempre Troy Hunt ha sviluppato anche Pwned Password, per controllare nella stessa modalità del precedente se la vostra parola segreta è stata rubata in passato. Nel caso, ovviamente, provvedete ad aggiornare il tutto per dormire sonni tranquilli.

 

(Fonte: Adnkronos)

 

WhatsApp, non vuoi che leggano le tue chat? Ecco come si potrà nasconderle da occhi indiscreti (o gelosi....)

Colpevole o innocente che tu sia, che abbia qualche "scheletro nel telefono" o sia soltanto un tipo che tiene alla privacy e alla sicurezza, l'applicazione di messaggistica più famosa al mondo sta per venirti in aiuto. A breve infatti ci sarà un aggiornamento che integrerà la nuova funzione con la quale l'accesso all'app  sarà (se impostato dall'utente) tramite impronta digitale o riconoscimento facciale. Scopri tutto


WhatsApp sta per introdurre una nuova funzione per mettere le vostre chat a riparo dagli occhi indiscreti: non stiamo parlando della possibilità di proteggere le conversazioni private con una semplice password, cosa possibile scaricando applicazioni come Norton App Lock (Android) o iAppLock (iOS), bensì di una vera e propria impronta digitale per nascondere chat e limitare l’accesso all'applicazione. In questo modo sarà più facile difendersi da chi tenta di spiare le conversazioni WhatsApp.

Secondo delle affidabili indiscrezioni riportate da WABetaInfo, infatti, a breve ci sarà un aggiornamento di WhatsApp che integrerà la nuova funzione con la quale l’accesso all'applicazione sarà (se impostato dall'utente) tramite impronta digitale o tramite riconoscimento facciale.

Come spesso accade, però, i primi a poter beneficiare di questa novità saranno gli utenti iOS visto che l’aggiornamento inizialmente riguarderà i soli iPhone, con i sensori Touch ID e Face ID a proteggere le vostre chat da visite inappropriate. Per evitare malfunzionamenti, WhatsApp ha anche pensato a cosa fare qualora l’iPhone non riconosca viso e impronta: il alternativa, infatti, l’utente potrà utilizzare il codice del telefono così da sbloccare l’applicazione.

Non è chiaro se la limitazione all'accesso sarà estesa in automatico a tutta l’applicazione o anche alle singole conversazioni, offrendo molteplici opzioni di personalizzazione per nascondere o bloccare a utenti esterni le nostre conversazioni.

Tuttavia, non è chiaro se il blocco sarà per l’intera applicazione oppure se per le singole conversazioni: in quest’ultimo caso, infatti, sarebbe l’utente a decidere se e quali chat proteggere con il controllo facciale o dell’impronta digitale. Lo scopriremo tra qualche settimana quando - una volta conclusa la fase di test - la nuova funzione di WhatsApp arriverà su tutti i melafonini.

 

(Fonte: Adnkronos)

Android, a gennaio arriva l'aggiornamento di sicurezza che elimina le vulnerabilità

Aggiornamento di sicurezza di gennaio per Android. Google ha rilasciato le patch che risolvono svariate vulnerabilità nel sistema operativo. L'aggiornamento, suddiviso in due livelli progressivi, "risolve un totale di 27 vulnerabilità in diversi componenti di sistema, di cui due critiche e altre 25 di gravità elevata" fanno sapere gli esperti del CERT - Computer Emergency Response Team.

"Le più gravi di queste vulnerabilità potrebbero consentire l’esecuzione di codice da remoto con privilegi elevati sul dispositivo". Tra queste, vengono segnalate quelle legate al 'Framework' e al 'Kernel', come anche in alcuni componenti NVIDIA e Qualcomm. "Al momento - ricorda il CERT - non si ha notizia che queste vulnerabilità siano attivamente sfruttate in attacchi reali".

"Tutte le patch di sicurezza vengono rese disponibili da Google ai partner almeno un mese prima della pubblicazione" si legge ancora, ricordando che "gli utenti di dispositivi Android devono attendere il rilascio degli aggiornamenti da parte dei rispettivi produttori o operatori di telefonia mobile".

 

(Fonte: Adnkronos)

Android, occhio a queste 3 app: ti rovinano il telefono, cancellale! Parola di esperto

L'articolo di un sito specializzato mette in guardia sugli effetti negativi su performance e batteria di notissime applicazioni del sistema più completo per smartphone e tablet. Scopriamo quali


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Esistono app Android straordinariamente utili tra gli strumenti e le opzioni per personalizzare l’esperienza utente. Le prime 5 del 2019 sono inedite, utili ed interessanti ma ce ne sono alcune già famose che rischiano di fare parecchi danni. In particolare sono 3, tutte precedute dalla loro avidità in termini di consumo per risorse e batteria. Tutto rallenta a vista d’occhio se sono installate. Esaminiamole e vediamo le alternative migliori.

L’ecosistema Android è il più completo in assoluto. Consente di gestire smartphone, tablet, domotica e perfino automobili al semplice click di un dito sul display. Lo facciamo con le applicazioni. Tra le migliaia di proposte presenti sullo store ce ne sono alcune per cui si dovrebbero valutare gli effetti negativi su performance e batteria.

La prima di cui vi vogliamo parlare è Facebook. Esatto, lo storico social network che tutti noi usiamo per curiosare nei profili altrui (non negatelo). La sete di sapere costa caro. Banda dati, batteria e CPU/GPU vengono torchiati da un sistema sempre in linea. Anche quando non la usiamo l’app resta in ascolto in sottofondo. Proprio per questo siamo in grado di ottenere le notifiche in tempo reale. La RAM viene saturata dal processo. Per evitare che consumi tutte le risorse è meglio optare per la meno esigente versione Lite (appena 2MB) o meglio ancora per una shortcut rapida in Homepage. Lo possiamo fare con qualsiasi smartphone collegandoci alla pagina del nostro profilo e scegliendo “Crea collegamento in Home” dal menu Impostazioni di un qualsiasi web browser.

Snapchat funziona allo stesso modo e per questo è famosa per richiedere ingenti quantità di risorse dal nostro telefono. Se la disinstalliamo ci accorgiamo subito di un netto miglioramento di velocità e durata della batteria. Funziona in background ed è tra le app più avide in assoluto.

E veniamo alle dolenti note. Clean Master, eletta da molti come l’app spazzino Android per antonomasia. Promette di liberare RAM e memoria interna da file e processi inutili. Nonostante le promesse si scopre che è essa stessa a generare conflitti tra le app mandando in confusione il telefono. Problematica e inutile. Usiamo invece le suite già predisposte dal costruttore. Samsung, ad esempio, offre l’utility di pulizia 360 Security.Usate quella predisposta per il vostro smartphone.

 

(Fonte: tecnoandroid.it. Articolo di Domenico Pitasi)

Whatsapp col nuovo anno non girerà più su alcuni smartphone. Scopri se nel 2019 il tuo telefono sarà ancora compatibile con l'app messaggistica acquisita da Facebook

Come già accaduto un anno fa, con l'arrivo del nuovo anno alcuni telefoni cellulari non saranno più compatibili con Whatsapp. Da quando Facebook ha acquisito l'app di messaggistica gli aggiornamenti sono praticamente settimanali e in alcuni casi - si legge su 20minutos - possono riguardare la compatibilità con i sistemi operativi meno recenti. Niente più WhatsApp quindi per i dispositivi Android con versione 2.3.7 o precedente e per gli iPhone con sistema operativo iOS7 o precedenti. L'applicazione di messaggistica non funzionerà più neanche sul Nokia S40, su Windows Phone 8.0 e dispositivi che utilizzano il sistema operativo BlackBerry OS e BlackBerry 10. Se non si è al corrente della versione di sistema operativo presente sul proprio telefono, basta controllare per quanto riguarda Android su Impostazioni, Sistema, Informazioni su. Per quanto riguarda iOS invece occorre selezionare Impostazioni, Generali , Aggiornamento Software. Se la versione presente sul vostro cellulare è tra quelle elencate prima, potete provare ad aggiornarla, anche se è molto probabile che non sia possibile farlo.

(Fonte: Adnkronos)

Cosa devo fare se perdo o mi rubano il telefonino? Il problema WhatsApp: le soluzioni

Telefonino perso o rubato? Ecco come 'limitare' i danni. A dare qualche consiglio è il blog di WhatsApp stesso. In primo luogo suggeriscono di "bloccare la scheda SIM", chiamando la compagnia telefonica. "In questo modo - spiegano -, non sarà possibile riverificare il tuo account su quel telefono in quanto è necessario poter ricevere SMS o telefonate per verificare un account". A questo punto le strade sono due. "Puoi scegliere di utilizzare una nuova scheda SIM con lo stesso numero per attivare WhatsApp sul tuo nuovo telefono - scrivono sul blog della App -. Questo è il modo più veloce per disattivare il tuo account sul telefono rubato perché WhatsApp può essere attivato solo su un numero di telefono e su un unico dispositivo alla volta".

Altrimenti puoi inviare "una email con la frase perso/rubato e 'disattivazione del mio account' nel corpo dell'e-mail" con "il numero di telefono nel formato internazionale completo". Anche con la scheda SIM bloccata e il servizio telefonico disabilitato, precisano, "WhatsApp può essere utilizzato tramite connessione Wi-Fi se non ti metti in contatto con noi per richiedere di disattivarlo". Se non riattivi il tuo account entro 30 giorni, avvertono sul blog dell'applicazione, verrà completamente eliminato.

 

(Fonte: Adnkronos)

Google Street View è pronta per iniziare a mappare l'inquinamento atmosferico e le pericolose polveri PM 2,5

Google ha annunciato che amplierà la partnership tra Street View e Aclima, installando sui suoi mezzi una rete di sensori ambientali, per mappare l'inquinamento atmosferico in tutto il mondo.


Il gigante di internet ha collaborato per la prima volta con la start-up di San Francisco nel 2015. Le auto di Street View, dotate dei sensori di monitoraggio qualità dell'aria di Aclima, hanno raccolto dati in tutta la California, a Londra e nel campus di Google a Mountain View, sempre in California.

"Tutto quel lavoro è culminato in un importante studio scientifico", ha detto durante un'intervista Davida Herzl, la fondatrice di Aclima. Questo studio, pubblicato su Environmental Science & Technology, ha utilizzato i dati dei sensori sul territorio di Oakland, in California, per rivelare che i livelli di inquinamento atmosferico possono variare drasticamente lungo una strada, senza che vi siano forti impatti inquinanti. "Abbiamo scoperto che puoi avere la migliore qualità dell'aria e la peggiore qualità dell'aria nella stessa strada", ha detto Herzl. "Questa sperimentazione ci può aiutare a capire come comportarci per abbattere l'inquinamento atmosferico, dalla pianificazione urbana alla comprensione della esposizione personale dei cittadini"  I sensori di Aclima registrano livelli di anidride carbonica (CO2), monossido di carbonio (CO), ossido nitrico (NO), biossido di azoto (NO2), ozono (O3) e del pericolosissimo particolato (PM2,5) nell'aria. I dati saranno disponibili pubblicamente su Google BigQuery mentre verranno forniti set di dati completi a comunità scientifiche e accademiche. L'espansione globale inizierà con 50 auto a Houston, a Città del Messico e a Sydney in Australia e si prevede che fornisca la mappa più dettagliata e localizzata dell'inquinamento atmosferico in ogni area. Queste misurazioni possono fornire alle città nuove intuizioni a livello di quartiere, questo potrebbe aiutare le amministrazioni ad accelerare gli sforzi nella loro transizione verso città più intelligenti e più sane ", ha dichiarato Karin Tuxen-Bettman, Program Manager di Google Earth Outreach. 

Ora bisognerà capire come l'Europa riuscirà a percepire questa innovazione, molte delle case automobilistiche europee hanno in quest'ultimo periodo, dato forza ad un mercato basato su modelli di auto con FAP, quest'ultimo realizzato per ridurre l'emissione di polveri PM 10, ma che come molti sostengono durante il suo lavoro produrrebbe delle polveri PM 2,5 o inferiori. Polveri molto più pericolose per l'uomo perchè impossibili da filtrare arrivano fino agli alveoli polmonari, per poi passare direttamente nel sangue. Pochi sono i sensori oggi installati nelle grandi città europee, quasi nessuno nelle nostre città. Cosa succederà nei prossimi anni? permetteranno a Google Street View di continuare con questo progetto o rimarrà un bel progetto in un cassetto?

Un piano segreto per colonizzare Marte, basato su una studio ormai consolidato, per la realizzazione di Stazioni Spaziali

Un nuovo studio rivela come gli umani potrebbero potenzialmente colonizzare Marte e creare una base di ricerca autosufficiente in grado di supportare le missioni con equipaggio per diversi anni.


Gli scienziati della svizzera Ecole Polytechnique Federale de Lausanne, hanno elaborato un piano considerato "Top Secret" in più fasi, che prevede l'invio di un robot al pianeta rosso per costruire una prima base. Utilizzando le risorse naturali del pianeta per mantenerla attiva pensano di poter inviare una squadra di umani sulla superficie del pianeta che inizi la colonizzazione della nuova Terra. I ricercatori propongono di creare una base sul polo nord di Marte, zona in cui sono presenti numerose risorse naturali e dove si ipotizza la presenza di acqua, risorse che potrebbero essere utilizzate su larga scala. Si presuppone il realizzo di una stazione spaziale basata su tecnologie che sono state selezionate di conseguenza e così delineare uno scenario di test, in questo modo potrebbe essere possibile che una missione umana arrivi tra circa 20 anni a mettere piede sul pianeta rosso. Il piano segue una collaborazione della NASA e richiede a diversi team di presentare nuovi habitat in 3-D, da usare come test per una futura colonizzazione di Marte. La base di ricerca sarebbe composta da tre diversi moduli, secondo gli scienziati, ed è descritta come uno "spazio vitale minimo". Una cupola in fibra di polietilene e uno strato di ghiaccio di 3 metri di spessore coprirebbero la struttura, conferendole l'aspetto di un igloo. secondo lo studio la cupola rappresenterebbe anche uno spazio abitativo aggiuntivo, fornire una seconda barriera per proteggere l'equipaggio da radiazioni e micrometeoriti e contribuire a mantenere costante la pressione all'interno della base. Inoltre, i ricercatori immaginano un sistema di gru che orbita attorno al Pianeta Rosso per fungere da punto di trasferimento per le merci tra le navette che arrivano dalla Terra e le basi sul pianeta rosso.

Tuttavia, prima di inviare qualsiasi essere umano su Marte, un equipaggio di robot costruirà la prima base e testerà tutte le risorse naturali disponibili. I ricercatori ritengono che i poli sarebbero il posto più probabile per costruire una base, poiché è probabile che le tracce di vita si trovino in "Depositi stratificati" di ghiaccio e polvere proprio vicino ai poli. "Tutto ciò renderebbe la base di ricerca autosufficiente per un lungo tempo.

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