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updated 4:28 PM UTC, Jul 13, 2020

Peggiorano le aspettative delle imprese: difficoltà economiche per il 90%. Occupazione, accesso al credito, investimenti: tutte le ombre sul futuro

Nel secondo trimestre del 2020 la quota di imprese che ha segnalato un peggioramento della situazione economica generale rispetto al trimestre precedente è aumentata, quasi al 90% in tutte le aree geografiche (era 82 per cento nella media nazionale nella scorsa indagine). E' quanto emerge da una ricerca della Banca d'Italia condotta tra il 25 maggio e il 17 giugno 2020 presso le imprese italiane con almeno 50 addetti, le quali hanno riportato un'ampia flessione della domanda corrente


Peggiorano le aspettative delle imprese sulla situazione economica generale. Secondo l'indagine condotta dalla Banca d'Italia tra il 25 maggio e il 17 giugno 2020 presso le imprese italiane con almeno 50 addetti, i giudizi sulla situazione economica generale nel secondo trimestre del 2020 "sono peggiorati rispetto alla precedente indagine condotta in marzo". Le imprese riportano una ampia flessione della domanda corrente. Le attese a breve termine sulle vendite sono invece meno pessimistiche, così come quelle sulle proprie condizioni operative.    

La maggioranza delle imprese, rileva l'indagine, indica che il proprio fatturato ha subito una riduzione a causa della pandemia e prefigura che la propria attività torni ai livelli prevalenti prima della crisi sanitaria in poco meno di un anno; solo il 3 per cento delle aziende ritiene di non poter più tornare a livelli di fatturato pari a quelli precedenti la diffusione del Covid-19.

I giudizi delle imprese sulle condizioni di accesso al credito sono lievemente peggiorati rispetto al trimestre precedente. Circa metà delle imprese ha avanzato richiesta di liquidità nel quadro delle misure di supporto introdotte dai recenti decreti governativi, riuscendo ad accedervi in forma totale o parziale nel 70 per cento dei casi. Le condizioni per investire sono valutate in peggioramento. I piani di spesa prefigurano una riduzione degli investimenti nel complesso del 2020, riconducibile soprattutto alla caduta già registrata nella prima metà dell'anno. Le attese sull'occupazione restano sfavorevoli nel settore dell'industria in senso stretto e nei servizi, mentre sono tornate positive nell'edilizia. 

Ref, pil 2020 solo -9,3% ma futuro molto rischioso - I segnali di "una rapida normalizzazione dell'attività economica in molti comparti" spingono a quantificare per quest'anno "una contrazione del Pil italiano del 9,2% meno pronunciata rispetto alle stime indicate nei giorni scorsi negli scenari dei maggiori organismi internazionali, e più vicina alle indicazioni delle istituzioni italiane". E' quanto scrive il Ref nelle sue ultime previsioni sottolineando però i rischi legati all'accumulo di debito pubblico e dalla bassa crescita . Le previsioni per il 2021 ed il2022 indicano quindi una crescita del 5,4% e del 2,4%.

Coronavirus, bar e sicurezza sanitaria: arriva il prontuario per le buone prassi nei locali

l documento analizza le operazioni di pulizia relative a tutti gli ambienti dei bar, dal bancone ai bagni, suggerendo accorgimenti semplici, come l'identificazione delle attrezzature con un codice colore e indicando come utilizzare prodotti e macchinari per la detersione - (GUARDALO)


Arriva il decalogo per sicurezza e igiene nei bar. Afidamp, Fipe-Confcommercio e Codacons ricordano che durante questi mesi difficili che hanno duramente colpito in particolare il settore Horeca, "sono state tante le iniziative messe in campo per aiutare gli operatori a garantire un ambiente sicuro sia ai propri clienti che ai propri dipendenti". Ecco perché le tre associazioni di categoria hanno annunciato di avere "realizzato insieme il prontuario per le buone prassi di pulizia nei bar, uno strumento agile che si propone come un vero e proprio vademecum per le pulizie ordinarie che ogni locale è tenuto a fare per mantenere l’ambiente pulito e protetto".

Sono "regole semplici e molto chiare che riguardano l’igiene del personale, con raccomandazioni sul lavaggio mani, sulle modalità di contatto con soldi contanti e alimenti, e le corrette operazioni di pulizia e detersione. Il tutto per cercare di evitare ogni tipo di contaminazione incrociata" spiegano. Più nel dettaglio, il documento analizza le operazioni di pulizia relative a tutti gli ambienti dei bar, dal bancone ai bagni, suggerendo accorgimenti semplici, come l’identificazione delle attrezzature con un codice colore e indicando come utilizzare prodotti e macchinari per la detersione. A questo proposito, inoltre, si sottolinea quanto sia importante per una pulizia efficace la scelta dei prodotti adeguati (né troppo blandi, né troppo aggressivi) e degli strumenti più idonei.

"Il prontuario esposto all’interno dei bar permetterà a tutti i dipendenti di essere informati sulle prassi da adottare, riducendo notevolmente i rischi legati allo sporco invisibile. Allo stesso tempo, gli imprenditori del settore daranno un segno tangibile della loro sensibilità verso i temi della sicurezza e del loro impegno a offrire il miglior servizio possibile al consumatore" evidenziano Afidamp, Fipe-Confcommercio e Codacons.

buone prassi

  • Pubblicato in Salute

Produzione industriale in risalita dopo il lockdown: a maggio +42% rispetto ad aprile. Ma i livelli pre-Covid sono lontani

A maggio 2020 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti del 42,1% rispetto ad aprile. Lo rileva l'Istat. "Dopo la forte flessione registrata ad aprile, mese caratterizzato dalle chiusure in molti settori produttivi in seguito ai provvedimenti connessi all'emergenza sanitaria, a maggio si assiste ad una significativa ripresa delle attività: tutti i comparti sono in crescita congiunturale, ad eccezione di quello delle industrie alimentari, bevande e tabacco, che registra una leggera flessione". E' il commento dell'Istat ai dati diffusi. "Il livello della produzione, peraltro, -rileva l'Istat- risente ancora della situazione generata dall'epidemia di Covid-19: l’indice generale, al netto della stagionalità, presenta una flessione del 20% rispetto al mese di gennaio, ultimo periodo precedente l’emergenza sanitaria"


 Secondo l'Istat cala la produzione industriale. Bene il mercato ...

La produzione industriale a maggio schizza in alto, segnando un aumento del 42,1% rispetto ad aprile. Lo rileva l'Istat, parlando di una "significativa ripresa delle attività" dopo il lockdown. Il confronto congiunturale, infatti, è con un mese, l'Istituto di statistica lo ricorda, "caratterizzato dalle chiusure in molti settori produttivi in seguito ai provvedimenti connessi all'emergenza sanitaria". Su base annua il dato mostra ancora un calo ampio: corretto per gli effetti di calendario, a maggio l'indice complessivo diminuisce in termini tendenziali del 20,3%.

Maggio, inoltre, vede la produzione industriale in impennata ma il livello dell'attività, l'Istat lo sottolinea nel commento ai dati, "risente ancora della situazione generata dall'epidemia di Covid-19: l'indice generale, al netto della stagionalità, presenta una flessione del 20,0% rispetto al mese di gennaio, ultimo periodo precedente l'emergenza sanitaria". E ancora, viene fatto presente, "nella media del periodo marzo-maggio, il livello della produzione cala del 29,9% rispetto ai tre mesi precedenti".

La produzione industriale di autoveicoli a maggio mostra su base annua un calo del 50,8%, rende inoltre noto l'Istat, fornendo il dato tendenziale corretto per gli effetti di calendario. Il ribasso in termini grezzi è pari al -54,5%. In sostanza l'attività nel settore si è dimezzata rispetto a maggio dello scorso anno.

Sempre a maggio, rispetto ad aprile, "tutti i comparti" dell'industria italiana "sono in crescita congiunturale, ad eccezione di quello delle industrie alimentari, bevande e tabacco, in leggera flessione", (-0,5%). Settore questo che però aveva retto durante la fase più acuta dell'emergenza Covid. Rimbalzi addirittura a tre cifre si evidenziano invece per le attività che più avevano risentito del lockdown: +142,5% per il tessile e +140,2% per i mezzi di trasporto. E' quanto emerge dalla nota dell'Istat sulla produzione industriale a maggio. Su base annua la situazione è capovolta, con ribassi in tutti i settori.

Energia, bollette sotto accusa: poco trasparenti, i consumatori non consapevoli del reale costo dei servizi acquistati

La denuncia dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in audizione in commissione al Senato. Il problema principale, secondo l'Antitrust, è quello dei cosiddetti costi occulti che vengono inseriti nelle fatture. Così si alterano le scelte dei cittadini


Bollette, tutto quello che c'è da sapere per difendersi dalle ...

"L’attuale struttura di costo della bolletta determina una alterazione delle scelte dei consumatori, che devono assumere le proprie decisioni senza avere piena consapevolezza di quale sia il reale costo del servizio che stanno acquistando e dei reali vantaggi economici sottostanti la scelta di cambiare operatore". Ad affermarlo, in audizione al Senato, il Capo di Gabinetto dell'Antitrust, Enrico Quaranta.

Il costo del servizio di fornitura di energia per l’utenza, ha ricordato Quaranta, è formato da quattro componenti principali: spesa per la materia energia (nel IV trimestre 2019: 45,6%); spesa per oneri di sistema (22,6%); spesa per il trasporto e la gestione del contatore (18,8%); totale imposte e IVA (13%). Gli oneri generali di sistema, in particolare, "sono componenti tariffarie il cui gettito, di natura parafiscale, è destinato alla copertura di costi necessari per il conseguimento di obiettivi di interesse generale per il sistema elettrico", ha sottolineato.

Tuttavia "nel corso degli anni vi è stato un progressivo incremento della spesa per oneri di sistema nel settore elettrico, soprattutto - ha proseguito il Capo di Gabinetto dell'Antitrust - a causa della necessità di un sempre maggiore gettito per far fronte ai diversi obiettivi cui essi sono destinati (la crescita più significativa è imputabile all’aumento del fabbisogno necessario al sostegno alle fonti rinnovabili), il che ha comportato anche un aumento dell’incidenza di questa componente sulla spesa assoluta per il servizio di vendita dell’energia". E qui "emerge il primo effetto negativo: la complessità e articolazione della bolletta elettrica è tale da compromettere significativamente la trasparenza e la comprensibilità delle fatture per l’utenza".

Senza contare che gli oneri di sistema "determinano significativi squilibri tra gli operatori lungo la filiera - in danno soprattutto dei venditori non facenti parte di gruppi verticalmente integrati - alla luce delle modalità di esazione e del meccanismo di corresponsione delle garanzie finanziarie" prosegue Quaranta.

L’Autorità auspica perciò "anche in questa sede una soluzione legislativa che possa, in maniera più strutturale, porre mano alla questione e consentire di superare in via definitiva le problematiche concorrenziali connesse all’attuale assetto del sistema di esazione degli oneri generali di sistema, che i correttivi predisposti dal regolatore di settore hanno solo attenuato".

"In particolare, appare ormai imprescindibile il riconoscimento della natura tributaria di tale componente della bolletta elettrica, in considerazione della loro destinazione e della ormai rilevante entità degli stessi e, dunque, l’eliminazione di una loro specifica trattazione nell’ambito delle relazioni contrattuali tra venditori e distributori" spiega Quaranta.

No a un nuovo rinvio dello stop al mercato tutelato dell'elettricità, ribadisce il Capo di Gabinetto dell'Antitrust. L'Autorità ritiene che il nuovo termine individuato dall’articolo 12 del decreto Milleproroghe, che proroga al 1° gennaio 2022 la cessazione del sistema di regolazione di prezzo nel mercato dell’energia elettrica, per le micro imprese e per i clienti domestici, e al 1° gennaio 2021 nel mercato dell’energia elettrica per le piccole imprese, "debba avere carattere di definitività e non possa essere oggetto di ulteriori rinvii".

Il disastro del turismo in Italia, dati choc: a giugno le presenze in hotel crollate dell'80%. Flussi dall'estero quasi azzerati: -93,2%. Persi 110 mila posti di lavoro stagionali

Presenze in calo dell'80,6% a giugno per gli alberghi italiani. È il dato diffuso dall'osservatorio Federalberghi, che monitora mensilmente un campione di circa 2.000 strutture. Rispetto allo stesso mese del 2019, i flussi dall'estero sono ancora paralizzati (-93,2%) e anche il mercato domestico è ben oltre la soglia di allarme (-67,2%). Le ripercussioni sul mercato del lavoro sono dolorose: a giugno sono andati persi 110 mila posti di lavoro stagionali e temporanei di varia natura (-58,4%). E per i mesi estivi sono a rischio 140 mila posti di lavoro temporanei. Anche le previsioni per il mese di luglio non sono tranquillizzanti: l'83,4% delle strutture intervistate prevede che il fatturato sarà più che dimezzato rispetto allo stesso mese 2019. Nel 62,7% dei casi, il crollo sarà devastante, superiore al 70%


Il turismo balneare rischia il fallimento": G20s chiede al governo ...

In Italia si contano 10 milioni di turisti italiani e stranieri in meno nel mese di giugno con un impatto drammatico su economia ed occupazione per il settore della vacanza Made in Italy in cui operano 612mila imprese con 2,7 milioni di lavoratori. E' quanto emerge dal bilancio della Coldiretti per il mese che inaugura stagione estiva.

Anche le previsioni non sono positive con quasi un italiano su 4 (-23%) che rispetto allo scorso anno ha rinunciato a prendere le ferie a luglio per le incertezze, le preoccupazioni e le difficoltà economiche generate dal coronavirus che, sottolinea la Coldiretti, hanno quasi azzerato anche gli arrivi della gran parte dei turisti stranieri che scelgono questo mese per pernottare lungo la Penisola.

Completamente bloccati - precisa la Coldiretti - gli arrivi dei turisti provenienti da Paesi come Giappone, Cina e Stati Uniti mentre segnali ancora troppo deboli arrivano da Germania e Nord Europa. Una assenza pesante con i viaggiatori provenienti dagli Usa che, sottolinea la Coldiretti, sono i turisti fuori dai confini europei i piu' affezionati all'Italia ma che non sono rientrati nell'elenco dei paesi extracomunitari ammessi all'ingresso dal 1 luglio.

Per quanto riguarda i turisti italiani, l'Italia è di gran lunga la destinazione preferita che, continua la Coldiretti, è scelta come meta dal 93% rispetto all'86% dello scorso anno. La novità di quest'estate sta anche nel fatto che, continua la Coldiretti, 1 italiano su 4 (25%) ha scelto una destinazione vicino casa, all'interno della propria regione di residenza. Se la spiaggia, spiega Coldiretti, resta la meta preferita, cresce il turismo di prossimità con la riscoperta dei piccoli borghi e dei centri minori nelle campagne italiane, in alternativa alle destinazioni turistiche piu' battute, mentre crollano le presenze nelle città.

La stragrande maggioranza degli italiani in viaggio ha scelto di alloggiare in case di proprietà, di parenti e amici o in affitto mentre in difficoltà sono gli alberghi e i 24mila agriturismi che spesso situati in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all'aperto, sono forse i luoghi dove è piu' facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche. 

A tinte fosche anche le stime di Federalberghi, che registra presenze in calo dell'80,6% a giugno per gli alberghi italiani. Rispetto allo stesso mese del 2019, i flussi dall'estero sono ancora paralizzati (-93,2%) e anche il mercato domestico è ben oltre la soglia di allarme (-67,2%). Le ripercussioni sul mercato del lavoro sono dolorose: a giugno sono andati persi 110 mila posti di lavoro stagionali e temporanei di varia natura (-58,4%). E per i mesi estivi sono a rischio 140 mila posti di lavoro temporanei.

Anche le previsioni per il mese di luglio non sono tranquillizzanti: l'83,4% delle strutture intervistate prevede che il fatturato sarà più che dimezzato rispetto allo stesso mese 2019. Nel 62,7% dei casi, il crollo sarà devastante, superiore al 70%. "Il Centro studi di Federalberghi - segnala il presidente dell'organizzazione, Barnabò Bocca - continua ad aggiornare i parametri del proprio modello econometrico, acquisendo ogni segnale positivo, per piccolo che sia, ma la sostanza non cambia: nel 2020 si registrerà la perdita di oltre 295 milioni di presenze (-68,7% rispetto al 2018), con un calo di fatturato del settore ricettivo pari a quasi 16,3 miliardi di euro (-69,0%)". 

La paura effetto collaterale del Covid sull'economia delle famiglie: cresce il risparmio, boom di liquidità e stop agli investimenti

E' la paura l'eredità che il coronavirus ha lasciato tra gli italiani, radicata nei territori e trasversale ai diversi gruppi sociali. Il 67,8% degli italiani ha paura per la situazione economica familiare e la percentuale sale al 72% tra i millennial e le donne, sfiora il 75% nel Sud, supera il 76% tra gli imprenditori e arriva all'82,6% tra le persone con i redditi più bassi. E' quanto emerge dall'ultimo rapporto Censis con Assogestioni "Il valore della diversità nelle scelte d'investimento prima e dopo il Covid-19"

"Nella fase post-emergenza, la biopaura da contagio e la minaccia alla salute si saldano ai timori per le incerte prospettive economiche. La paura - si legge - diventa così il principio regolatore emotivo di questa nuova stagione" e si traduce per quanto riguarda il portafogli in una rinnovata propensione al risparmio e ad un vero e proprio boom della liquidità.

Il 38,9% degli italiani ha infatti incrementato il proprio risparmio nel periodo del lockdown. La percentuale sale al 49,1% tra i risparmiatori abituali. Del resto, nel periodo della quarantena sono stati 28 milioni i percettori di reddito le cui entrate non sono state intaccate (pensionati, dipendenti pubblici, lavoratori del settore privato non in Cassa integrazione o congedo parentale), pari al 71,2% del totale. Il risparmio forzoso, spiegano Censis e Assogestioni, è nato da continuità nelle retribuzioni e tagli nei consumi. 


Caldaia a condensazione: come funziona e quanto si risparmia ...

Il 68% degli italiani ha paura per la situazione economica familiare e a vincere è la cautela, anche se le entrate del 71% dei percettori di reddito non sono state intaccate durante la fase più acuta dell'epidemia di coronavirus. Ne è derivato un boom del risparmio: il 39% dei cittadini è riuscito a mettere da parte soldi e la liquidità nei portafogli delle famiglie italiane è aumentata di 34,4 miliardi di euro nei tre mesi più neri della pandemia. Sono questi i dati principali che emergono dal rapporto "Il valore della diversità nelle scelte d'investimento prima e dopo il Covid-19", realizzato dal Censis in collaborazione con Assogestioni. –   Il 67,8% degli italiani ha paura per la situazione economica familiare. Una paura radicata nei territori e trasversale ai diversi gruppi sociali. La percentuale sale al 72% tra i millennial e le donne, sfiora il 75% nel Sud, supera il 76% tra gli imprenditori e arriva all'82,6% tra le persone con i redditi più bassi. Nella fase post-emergenza, la paura da contagio e la minaccia alla salute si saldano ai timori per le incerte prospettive economiche.   MEGLIO ESSERE

CAUTI E ACCUMULARE RISPARMI

L'epidemia del Covid-19, oltre ad aver diffuso la paura, ha generato una grande incertezza economica ed esistenziale. Lo pensa il 49,7% degli italiani (il dato sale al 58,9% tra gli imprenditori). L'unica certezza è che "tutto può succedere". La possibilità che un evento inedito e inatteso possa cambiare in un attimo la vita delle persone fa esplodere un senso acuto di vulnerabilità. In questo contesto, sul piano economico, per gli italiani ora serve una grande cautela, soprattutto nella gestione dei propri soldi. Lo afferma il 39,7% dei risparmiatori (il dato sale al 45% nel Nord-Est).  

SORPRESA LOCKDOWN, TANTI ITALIANI CON PIÙ RISPARMI  

Il 38,9% degli italiani ha incrementato il proprio risparmio nel periodo del lockdown. La percentuale sale al 49,1% tra i risparmiatori abituali. Del resto, nel periodo della quarantena sono stati 28 milioni i percettori di reddito le cui entrate non sono state intaccate (pensionati, dipendenti pubblici, lavoratori del settore privato non in Cassa integrazione o congedo parentale), pari al 71,2% del totale. Il risparmio forzoso è nato da continuità nelle retribuzioni e tagli nei consumi.  

È BOOM DI LIQUIDITÀ, +34,4 MLD TRA FEBBRAIO E APRILE

La liquidità nei portafogli delle famiglie italiane è aumentata di 34,4 miliardi di euro nei tre mesi più neri dell'epidemia (febbraio-aprile): una cifra quasi uguale al valore del Mes per l'Italia di cui oggi tanto si discute. Sono risorse che si aggiungono ai 121 miliardi di euro di liquidità aggiuntiva accumulata negli ultimi tre anni, prima dell'esplosione dell'epidemia (+8,4% in termini reali nel triennio): una cifra pari a nove volte le risorse del Piano Marshall destinate al nostro Paese per la ricostruzione del dopoguerra rapportate ai valori attuali.   IL CONTANTE COME STRUMENTO DI PROTEZIONE   Paura, incertezza e cautela fanno decollare ancora il cash cautelativo, da tempo in crescita, come strumento familiare di autotutela. Se la tendenza proseguirà allo stesso ritmo del triennio trascorso, nel 2023 ci saranno altri 135 miliardi di liquidità aggiuntiva per le famiglie. Per il prossimo futuro il 34,1% degli italiani considera la liquidità lo strumento principale per la propria protezione, insieme all'ampliamento del sistema di welfare pubblico (34%) e all'acquisto di strumenti assicurativi, mutualistici, integrativi.  

UN ITALIANO SU 2 NON COMPREREBBE TITOLI DI STATO  

Sui titoli di Stato ci si divide: il 43,7% degli italiani li comprerebbe, il 51,3% no, il 5% è incerto. Più propensi ad acquistarli i residenti del Nord-Ovest (47,5%), le persone con redditi elevati (55,9%), i dirigenti e i quadri (59,3%), mentre i più scettici sono gli operai (54,5%) e i residenti del Sud (54%). Vince il timore per un debito pubblico che nel lungo periodo può generare rischi anche per i propri risparmi.  

PIACCIONO GLI INVESTIMENTI SOSTENIBILI  

Buona la propensione all'acquisto di strumenti finanziari Esg (Environmental, Social, Governance), basati su criteri di investimento responsabile: il 52,3% degli italiani si dice interessato a investirvi (il 68,2% tra i laureati, il 70,2% tra i dirigenti e i quadri). Una voglia di sostenibilità che oggi si lega al tema della tutela e promozione della salute, balzato in cima alle priorità delle persone con l'emergenza sanitaria. –    

LA DIVERSITY IN FINANZA CONTA MOLTO, ANCHE NEL POST COVID  

Il 40,3% degli italiani preferirebbe investire in un'azienda o in fondi di investimento guidati da donne. E il 39,9% sceglierebbe un consulente finanziario donna. Spicca il fatto che tra le donne le quote che optano per la preferenza di genere per decidere in cosa investire (42,4%) o per il consulente a cui dare fiducia (39,9%) sono prossime a quelle dei maschi (rispettivamente, 38,1% e 39,9%). Che la diversity conti in finanza lo dicono forte e chiaro anche i consulenti finanziari, tra i quali il 76,4% ha una clientela molto diversificata per genere, età, istruzione, disponibilità economica. Il 95% di loro ritiene che la diversity conti molto più che in passato, motivo per cui l'86% pensa che ci sia bisogno di una formazione ad hoc per affrontarla e gestirla meglio.

Economia italiana in terapia intensiva: "Serviranno 5 anni per tornare ai livelli pre-Covid. Peggiore recessione mai registrata in tempi di pace"

La società di consulenza Prometeia calcola che il rapporto tra deficit e Pil si attesterà all’11% nel 2020, mentre quello tra debito e Pil salirà al 159%. Lo stimolo fiscale, stimato nell'anno in corso in circa 5 punti percentuali di Pil, "non sembra tuttavia sufficiente per riavviare in modo deciso i consumi e gli investimenti"


Previsioni per l'economia italiana 2020: gli scenari possibili ...

Il Pil italiano crollerà quest'anno del 10,1% per poi rimbalzare del 5,9% nel 2021. La stima è di Prometeia, secondo cui "all’Italia serviranno almeno 5 anni per tornare ai livelli di attività pre-Covid".

Secondo Prometeia, il rapporto tra deficit e Pil si attesterà all’11% nel 2020, mentre quello tra  debito e Pil salirà al 159%. Lo stimolo fiscale, che Prometeia stima nell’anno in corso in circa 5 punti percentuali di Pil, "non sembra tuttavia sufficiente per riavviare in modo deciso i consumi e gli investimenti, ma si sta traducendo anche in un forte aumento delle disponibilità liquide di famiglie e imprese".

La fase del superamento della crisi, si legge nel documento, vedrà il nostro Paese con un livello di attività economica inferiore a quello pre-crisi, con meno occupazione, con un livello di risparmio delle famiglie più elevato e di debito delle imprese non finanziarie e del settore pubblico più alto. Più in generale, con un aumento delle disparità a molti livelli, nella distribuzione funzionale e personale del reddito, tra i generi e le classi di età, tra settori produttivi e territori: a farne le spese saranno in misura maggiore le piccole imprese e i lavoratori autonomi e meno istruiti.

Prometeia ipotizza che l’Italia alla fine farà ricorso al Mes e che i Paesi europei si metteranno d’accordo su 650 miliardi di euro complessivi da mettere a disposizione per sostenere le economie nella fase della ripartenza: 350 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto e 300 di prestiti. L’Italia potrebbe risultare il maggior beneficiario di questi fondi (18,8% del totale). "Se indirizzate in modo corretto verso le ben note aree di fragilità della nostra economia (dalla sanità ai servizi per la “silver economy”, dalla scuola alle infrastrutture), queste risorse potrebbero far fare all’Italia quel salto di produttività, e dunque di crescita, che manca da ormai 25 anni", commenta Prometeia. 

Coronavirus, l'emergenza fa strage di imprese. L'Istat: "Più di una su tre rischia di chiudere per la crisi". I "piccoli" e il turismo pagano il prezzo più alto

In pericolo il 40,6% delle micro imprese e il 18,8% delle grandi. Oltre 6 alberghi e ristoranti su 10 potrebbero chiudere. Confesercenti chiede misure straordinarie per il commercio, un piano per modernizzare la rete di negozi e favorire l'adozione di una piattaforma digitale pubblico-privata


L'impatto sulle imprese della crisi provocata dall'emergenza coronavirus "è stato di intensità e rapidità straordinarie", tanto da determinare, secondo l'Istat, "seri rischi per la sopravvivenza" nel corso dell'anno "del 38,8% delle imprese italiane". Il pericolo di chiudere è più alto tra le microimprese (40,6%) e le piccole (33,5%) ma è "significativo" anche tra le medie (22,4%) e le grandi (18,8%).

Ristorazione e turismo le aree più a rischio - Tra le attività più colpite dall'emergenza ci sono gli alberghi e i ristoranti. Sei strutture su dieci rischiano la chiusura entro la fine dell'anno. Uno scenario che mette a repentaglio oltre 800 mila posti di lavoro. In pericolo anche lo sport e la cultura: secondo l'Istat potrebbero non sopravvivere il 61,5% delle aziende del settore. 

Le manifatture provano a resistere - Più di un'azienda su tre sta riorganizzando la produzione e il 30% ha strategie di espansione. Il settore manifatturiero "mostra una decisa resilienza nei confronti del virus", osserva l'Istat. Anche i comparti alimentare e farmaceutico reagiscono bene, con percentuali di imprese a rischio rispettivamente del 28% e del 20%. 

"Ripartenza più difficile del previsto" - "L' e-commerce sta avendo una crescita mai vista finora, mentre le piccole imprese non riescono a invertire la tendenza". Così Confesercenti ha commentato i dati sulle vendite al dettaglio resi noti dall'Istat. "Il mese di maggio ha registrato un miglioramento rispetto ad aprile, ma la situazione resta grave se rapportata allo stesso periodo del 2019".

L'associazione di categoria chiede misure straordinarie per il commercio, un piano per modernizzare la rete di negozi e favorire l'adozione di una piattaforma digitale pubblico-privata

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