updated 10:18 AM UTC, Apr 13, 2019

Icardi oltre l'ultimo respiro, crolla la barricata del Milan. L'Inter di Spalletti domina il derby e vola in alto. Gattuso più onesto di certi commentatori della vigilia. Riguarda il gol di Maurito (VIDEO)

Alla fine ci ha pensato lui, ancora lui, Mauro Icardi, MI, come la targa di Milano. Una Milano che si è tinta di nerazzurro pochi istanti prima che su un Meazza vestito a festa calasse il sipario. Il derby della Madonnina se lo sono portato a casa i bauscia di Luciano, il comandante toscano. A Spalletti va il merito di aver presentato una truppa d'assalto in grado di dominare l'avversario dall'inizio alla fine, sicché (come direbbe lui) il lampo nei minuti di recupero è sembrato un atto di giustizia. I rossoneri del calabro Ringhio, uomo vero da rispettare sempre, hanno potuto solo incassare colpi aspettando il gong, arrivato però dopo una tremenda testata da ko. E dire che alla vigilia in tanti, troppi, scrivevano e chiacchieravano di un Milan che giocava meglio al calcio, di Higuain certamente superiore a un Icardi sempre troppo statico e isolato. Ecco, è successo tutto l'opposto. E qui sembra di rivivere certe previsioni di giornalisti e intellettuali sulle vicende della politica. Menomale che Mr Rino è stato più onesto e lucido, pur col suo grugno fiero: "Abbiamo giocato contro una squadra fisicamente più brava di noi. L'Inter ha meritato questa vittoria". Amen, anzi, olè!

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L'ex patron del Milan per i cinesi è "disonesto e inaffidabile". E gli ritirano il passaporto. Quando Berlusconi disse: "Voglio lasciare il club in mani sicure"

Nuovi guai per l'ex proprietario del Milan Li Yonghong. Dopo aver perso il club rossonero per l'incapacità di rimborsare il debito con il fondo Elliott, l'uomo d'affari residente a Hong Kong è finito sotto accusa in patria per un altro prestito non onorato. Secondo quanto riportano alcuni media cinesi, il Tribunale intermedio del popolo di Jingzhou ha emesso un ordine restrittivo con cui è stato ritirato il passaporto a Li Yonghong, colpevole secondo i giudici di non aver rimborsato un prestito di 60 milioni di yuan, circa 8 milioni di euro, alla società Hubei Jingjiu Investment Co. Secondo la ricostruzione del sito sohu.com, nel 2014 Li era già stato sollecitato a rimborsare questo debito con una penale da parte di una commissione d'arbitrato, quindi già prima di acquistare nell'aprile 2017 dalla Fininvest di Silvio Berlusconi il Milan, posseduto per quindici mesi, finché Elliott è subentrato con l'escussione del debito - (LEGGI DI PIU')


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Da un po’ di tempo ci chiedevamo che fine avesse fatto l’ex proprietario cinese del Milan, Li Yonghong, dopo l'epilogo della sua controversa gestione del club rossonero, che aveva acquistato da Silvio Berlusconi con capitali dalla oscura provenienza. Le ultime notizie che arrivano dalla Cina ci dicono che Mr Li è finito nelle grinfie di un tribunale locale che lo ha inserito nella lista nera degli individui disonesti e inaffidabili. Motivo? Diversi milioni di dollari di debiti non pagati.

Il tribunale intermedio di Jingmen, segnala China Files, ha ordinato la confisca del suo passaporto, limitandone la possibilità di viaggiare su treni ad alta velocità e in aereo, soggiornare in hotel costosi o ricevere una carta di credito. Li è residente a Hong Kong sebbene non si sappia esattamente dove viva.

 
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Li Yonghong ha contratto un debito di 60 milioni di yuan (8,7 milioni di dollari) con una società di investimento della provincia centrale dello Hubei, Jingjiu Investment. Un debito che il misterioso uomo d’affari non ha ancora onorato. Non solo: su di lui grava anche una sanzione di 12 milioni di yuan. Le autorità cinesi non hanno trovato beni registrati a suo nome per procedere con il sequestro e hanno inserito l’uomo nella lista nera degli individui non affidabili.

Li, dopo un closing travagliato, rimasto solo, senza cordata, e inviso al governo cinese, nell’aprile del 2017 aveva acquistato il Milan per 740 milioni con un prestito del fondo americano Elliott. I dubbi sulla solidità del suo patrimonio finanziario, oggetto di numerose inchieste giornalistiche e di una indagine della procura di Milano, non sono mai stati fugati. Di più. L’imprenditore si è dissolto nel nulla, a caccia di nuovi finanziamenti, collezionando scadenze mancate giacché incapace di rimborsare l’hedge fund, che a luglio di quest’anno è subentrato nella proprietà della società calcistica.

Dopo almeno due anni di acquisti sfrenati, le autorità cinesi, preoccupate de un’ondata di investimenti “irrazionali”, hanno bloccato l’esportazione di capitali all’estero. Hanno in particolare frenato lo shopping cinese nelle squadre calcistiche straniere.

 
 
(Fonte: Agi. Articolo di Alessandra Spalletta)
 
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