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updated 8:03 AM UTC, Aug 8, 2020

La Roma perde un altro pezzo "de core": cacciato anche Nela. Le figlie sui social attaccano il club: "Non conoscono il valore dell'appartenenza"

Dopo le sofferte e controverse separazioni con Francesco Totti e Daniele De Rossi, l'Associazione Sportiva Roma, di proprietà americana, ammaina un'altra bandiera che nei cuori dei tifosi evoca ricordi gloriosi. Le strade di Sebino Nela e della Roma si dividono ancora una volta, racconta oggi Il Messaggero: la società per una riorganizzazione aziendale ha deciso di non rinnovare il contratto all'ex terzino del secondo Scudetto. Faceva parte del club dal 2016 e nelle ultime due stagioni aveva ricoperto il ruolo di dirigente al seguito della prima squadra della Roma Femminile


La Roma perde un altro pezzo della propria storia. Il club giallorosso infatti ha deciso di non rinnovare il contratto a Sebino Nela, che dal 2016 era dirigente al seguito della prima squadra della Roma Femminile. Tra l'ex difensore e la Roma è la seconda separazione, dopo l’addio da calciatore nel 1992.

VIRGINIA E LUDOVICA

Su Instagram le due figlie Virginia e Ludovica hanno pubblicato un post in cui attaccano la scelta della società di Trigoria. Questo il messaggio della figlia più piccola: "In pochissimi hanno dato la vita e hanno amato veramente questi colori come hai fatto tu per 12 stagioni consecutive in campo come fuori. Purtroppo qualcuno che del vero calcio giocato e dell’amore per la maglia non se ne intende affatto, ha voluto che tu oggi non ne facessi più parte. Del vero calcio ormai è rimasto solo il ricordo che ha fatto innamorare e sognare i tuoi tifosi. Sempre veri. Ad maiora papo!". Poi, in risposta ad alcuni commenti di amici: "Nessun imprenditore o banchiere capirà mai il valore e l’appartenenza della maglia".   

Poco prima era arrivato anche quello di Ludovica: "Hai sudato, gioito e pianto per la tua Maglia, la tua Squadra, la tua Roma, la tua Citta d’adozione. Hai continuato a servirla e ad onorarla in nome di quei valori e di quella storia che questa società ha voluto cancellare. Ieri qualcuno ha voluto che tu non facessi più parte di questa Roma. Ma la verità, mio adorato papa, è che tu sei la storia della Roma e questo nessuno potrà cancellarlo dalla memoria di chi ti ama".

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De Laurentis infiamma la vigilia di Juve-Napoli: "Sarri mi tradì, via per soldi. Mi costrinse a cambiare e aveva ancora due anni di contratto". Poi racconta le sue "incazzature-lampo"

Il presidente del Napoli accende la finale di Coppa Italia con la Juventus in programma mercoledì sera, attraverso l'intervista rilasciata al Corriere dello Sport: "Quando scelsi Sarri tappezzarono la città di striscioni contro di me. Mi tradì, se ne andò con una scusa volgare, quella dei soldi"


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L'intervista del Corriere dello Sport

Ancora oggi, a settantun anni, Aurelio De Laurentiis abbandona virtualmente ogni giorno gli uffici della Lega salendo sullo scooter del primo che passa e, senza casco, si fa accompagnare in stazione mandando platealmente tutti a quel paese. «Sono molto incazzoso, ma dopo cinque minuti via, tutto finito, come se nulla fosse accaduto, e torno a essere dolce e affettuoso. Chi non mi conosce si stranisce. L’incazzatura-lampo mi ha salvato la vita, se così non fosse invece di un solo infarto ne avrei avuti dieci, forse sarei già morto». L’impudenza sottilmente narcisistica di confessare la sua “piromania” prima di esaltare il lato brillante e visionario. De Laurentiis ha uno sguardo “dilatato”, tiene sempre a fuoco quanto accade nel mondo e ciò che provoca ritardi, spiazzamenti dentro la gente di calcio. Lui li chiama «i prenditori». Sabato sono rientrato tardi in hotel - gli dico - e ho acceso su Raiuno proprio mentre stavano trasmettendo lo sketch del balletto imposto da suo zio Dino ad Alberto Sordi, straordinaria la somiglianza fisica tra voi, e lo stesso timbro di voce, poi. «Forte, lo stavo vedendo anch’io. Negli ultimi anni in America avevamo entrambi la barba e la gente ci scambiava per fratelli».

Subito Sarri, la finale-nemesi.

«Nemesi storica» sorride. «Mi fece incazzare con la scusa volgare dei soldi, mi costrinse a cambiare, e aveva ancora due anni di contratto. Ricordo che a febbraio mi invitò a pranzo in Toscana, a due passi da casa sua, organizzò la moglie, parlammo di tante cose ma non accennò a chiusure, a separazioni, mi portò fino al giorno che precedette l’ultima partita creando disturbo e incertezza alla società».

Ma vi ha fatto vivere tre stagioni indimenticabili.

«È diventato il deus ex machina, ma anche nel calcio vale la regola del cinema dove per fare un buon film sono necessari un ottimo regista e un ottimo produttore, sono i genitori dell’opera dell’ingegno. Naturale che l’imprenditore dia delle indicazioni e che gli sia riconosciuta una parte del merito nel successo, non solo la colpa nella sconfitta. Chi ha preso Cavani? Il sottoscritto. E Mazzarri? Il sottoscritto. E Benitez? Sempre il sottoscritto. E Higuaìn? E Sarri? Quando lo scelsi tappezzarono la città di striscioni contro di me».

Ha dimenticato Ancelotti.

«Carlo mi ricordava mio padre».

Lui nel calcio ha vinto come nessun altro. Stiamo parlando di un valore tecnico elevatissimo.

«Scelsi la sua serenità, la tranquillità, la sua piacevole vicinanza. Mio padre era un filosofo, un uomo dolcissimo. Come Carlo. Ma prendendo lui, non so se feci la cosa più giusta per il Napoli. Dopo la prima stagione, potendo ricorrere alla clausola rescissoria contenuta nel contratto, avrei dovuto dirgli “Carlo, per me non sei fatto per il tipo di calcio che vogliono a Napoli, conserviamo la grande amicizia, il calcio a Napoli è un’altra cosa. Ti ho fatto conoscere una città che adesso ami spassionatamente e che ti ha sorpreso, meglio finirla qui”».

E invece…

«Sbagliai una seconda volta».

Leggi l'intervista completa sull'edizione del Corriere dello Sport-Stadio oggi in edicola

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Ora il Brescia sbatte la porta in faccia a Balotelli. SuperMario si presenta al campo, ma non lo fanno entrare: "Adesso dite che non voglio allenarmi..." (VIDEO)

Questa mattina, poco prima delle 9, Mario Balotelli si è presentato al centro di allenamento del Brescia a Torbole Casaglia. L'attaccante però non è potuto entrare perché la società glielo ha impedito. Dopo un colloquio con un dipendete delle Rondinelle SuperMario è tornato a casa e lasciando il centro tecnico si sarebbe lasciato sfuggire questa frase: "Adesso dite che non voglio allenarmi..." - (VIDEO)


Mario Balotelli si è presentato al centro sportivo di Torbole Casaglia, ma il Brescia non lo ha fatto entrare. L'attaccante è stato ...

Un'altra puntata dell'affaire Brescia-Balotelli. Mario si è ripresentato questa mattina al centro sportivo di Torbole Casaglia, ma sul cancello d'ingresso è stato bloccato e rimandato a casa con un giorno di riposo. Il club ha chiesto venerdì scorso la rescissione unilaterale del contratto. Sarà il collegio arbitrale a decidere e nel frattempo Balotelli era a casa in malattia con una diagnosi di gastroenterite acuta.
Ieri sera alle 21.30 - questa la ricostruzione del Brescia - l'attaccante ha inviato alla società una mail nella quale annunciava che oggi sarebbe stato pronto a tornare ad allenarsi (ne ha diritto essendo a tutti gli effetti sotto contratto) nonostante il certificato lo coprisse fino a oggi compreso. Il club solo questa mattina ha letto la mail di Balotelli che quando è arrivato al campo accompagnato dall'amico, si è visto passare un telefono da un membro dello staff della società: dopo un breve colloquio, nel quale gli è stato comunicato di restare a riposo anche oggi perché non c'erano stati i tempi tecnici per organizzare il lavoro per lui, ha fatto dietrofront. A questo punto dovrebbe ripresentarsi domani.

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Calcio, il campionato riprenderà davvero il 13 giugno? Spadafora resta prudente: "Solo se scenderà la curva dei contagi"

Quando potrà ripartire in sicurezza il campionato? Speriamo tutti il prima possibile, ma al momento non abbiamo ancora certezze, come ha ben ricordato il presidente Conte. Se, come speriamo, le curve dei contagi continueranno a scendere allora sarà possibile confermare quella data per la ripresa della Serie A". Lo ha detto il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora all'agenzia Italpress facendo riferimento alla data del 13 giugno. "Dobbiamo però arrivarci gradualmente, muovendoci con prudenza e responsabilità, come abbiamo fatto fino ad ora"


 Redivivo Spadafora - Il Foglio

Il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, ha parlato così all'Italpress della possibile ripresa della Serie A: "Quando potrà ripartire in sicurezza il campionato? Speriamo tutti il prima possibile, ma al momento non abbiamo ancora certezze, come ha ben ricordato il presidente Conte. Se, come speriamo, le curve dei contagi continueranno a scendere allora sarà possibile confermare quella data per la ripresa della Serie A. Dobbiamo però arrivarci gradualmente, muovendoci con prudenza e responsabilità, come abbiamo fatto fino ad ora, con grande sacrificio di tutti gli italiani".

"Se un caso di positività tra giocatori potrebbe compromettere la continuità del campionato? Potrebbe compromettere - ha detto Spadafora - in primis la loro salute e quella delle persone vicine, compresa quella dei tanti lavoratori legati alla squadra. Non si tratta quindi solo di un tema squisitamente sportivo. Capisco che in caso di positività tra i giocatori un ulteriore stop potrebbe incidere in maniera determinante sul prosieguo delle partite, per questo stiamo prendendo in considerazione tutte le soluzioni possibili e validate dai medici. L’obiettivo che dobbiamo realizzare non è solo quello di far ripartire il campionato, bensì di riuscire a farlo terminare".

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Calcio, l'ottimismo di Malagò: "La Serie A riparte il 13 giugno al 99%". E arriva il protocollo per gli allenamenti delle squadre: le linee guida su tamponi, lavoro in campo, spogliatoi, ritiri e casi di positività

"Il campionato di Serie A ripartirà il 13 giugno al 99%". Lo dice il presidente del Coni, Giovanni Malagò, a 'Non è un paese per giovani' su Radio Due. "La sfida tra alcuni medici e il Comitato tecnico-scientifico non la capisco. Una volta ricominciato, non so quando finirà, ci vorrebbe la palla di vetro", aggiunge il numero uno dello sport italiano


Malagò ha spiegato quella sua lettera al Cio sulla riforma del Coni

Il presidente del Coni Giovanni Malagò guarda con ottimismo alla ripresa del campionato. "Quante possibilità ci sono che la Serie A riparta il 13 giugno? Secondo me il 99%". Il capo dello sport italiano, intervenuto alla trasmissione di Radio 2 "Non è un paese per giovani", però aggiunge: "Si sta facendo di tutto per mettere in condizione il sistema di ricominciare". Più cauto, invece sul proseguo: "Per sapere poi quante chance ci sono che il campionato finisca bisognerebbe invece avere la palla di vetro. E’ il vero rischio, l’ho già detto due mesi fa con serenità: in Germania hanno fatto un accordo con i calciatori nel caso le cose non riescano a chiudersi. Nel caso italiano l’obiettivo unico è ricominciare. E’ una questione culturale, questa mentalità del "partiamo e poi vediamo" io non ce l’ho. Nella vita serve sempre avere un’alternativa".

"Quarantena di squadra? Decisione potrebbe essere rivista"

Malagò tocca anche l’argomento nel caso dell'eventuale positività di un calciatore: "Abbiamo recepito una direttiva che individua un percorso di coinvolgimento generale e non quello di creare una quarantena individualeE’ un tema che riguarda il Cts, non ho mai interloquito con loro, lo deve giustamente fare il governo e il ministro dello Sport e della Salute. Mi dicono che è una decisione che può essere rivista". Rinvio

Giochi Tokyo

Infine il numero uno del Coni affronta il tema Tokyo 2020, al via il 23 luglio 2021: "Penso che sia stata trovata un’ottima soluzione. Il mondo olimpico è stato bravo. In poche settimane è stata presa una decisione importante sotto pressione. Più si va avanti e più si ha certezza che tutto verrà fatto meglio"


Il protocollo Figc-Cts sulla ripresa degli allenamenti di Serie A

Serie A, verso la ripresa del campionato: ecco la data

La Commissione Medico-Scientifica della Figc ha aggiornato, sulla base delle ultime indicazioni del Cts, il protocollo per la ripresa degli allenamenti collettivi delle squadre di calcio professionistiche e degli arbitri. La ripresa è prevista per il 18 maggio e nel protocollo sono indicate le linee guida da seguire per una ripresa in totale sicurezza. Ecco i dettagli.

La società dovrà identificare il 'gruppo squadra', ovvero coloro che dovranno necessariamente operare a stretto contatto tra di loro. Ognuno dovrà sottoporsi alle procedure di screening (anamnesi accurata, visita clinica, 2 tamponi rapidi a distanza di 24 ore e test sierologici).

Successivamente lo scenario potenziale del 'gruppo squadra' potrà essere: calciatori e staff GUARITI che hanno avuto una malattia conclamata con interessamento respiratorio; calciatori e staff GUARITI che hanno avuto una malattia lieve o asintomatica; calciatori e staff con anamnesi negativa e negatività nei test.

 Se c'è un positivo?

Isolamento del giocatore e dei suoi compagni con due tamponi ciascuno e il test sierologico a 24 ore di distanza l'uno dall'altro.  I due tamponi in 24 ore e il test sierologico dovranno essere ripetuti all'inizio della seconda settimana.
Se nessun'altro ha contratto il Covid-19, possono ricominciare gli allenamenti. Al contrario, il ritiro dell'intero gruppo deve essere allungato di 14 giorni con ripristino delle misure più rigide e sospensione degli allenamenti collettivi fino alla ripetizione dei test molecolari e sierologici. Inoltre pulizia e sanificazione dei locali.

Tamponi e reagenti?

I club non devono pesare sulla collettività per il reperimento. Ipotizzato l'acquisto in laboratori privati, anche fuori regione se necessario.

Come si svolgerà il ritiro?

La prima settimana sarà riservata alla prosecuzione dell’allenamento individuale, alla tecnica individuale e di gruppo, con sedute all’aperto e gruppi di massimo 7-8 giocatori. Allenatore e staff tecnico indosseranno mascherina e guanti, mantenendo una distanza di almeno 2 metri. L'uso della palestra, almeno per la prima fase, dovrà essere ridotto all’essenziale e seguendo le precauzioni del caso. Nella seconda settimana verranno gradualmente inseriti esercizi specifici, fino alla partitella. Lo staff potrà non mettere mascherine e guanti.

Negli spogliatoi dovrà essere garantito il distanziamento dei giocatori di almeno 2 metri: in caso non fosse possibile, andrà scaglionato l’ingresso. Docce preferibilmente nelle camere individuali.

Le persone provenienti dall’estero o da focolai d'infezione o che abbiano avuto negli ultimi 14 giorni contatti con un soggetto positivo, dovranno osservare un isolamento di 14 giorni prima della ripresa degli allenamenti collettivi.

dottori ufficiali dei singoli club saranno considerati i principali responsabili della salute dei giocatori, più che in casi di normalità.

Solo due settimane dopo l'inizio degli allenamenti sarà possibile la ripresa delle partite che si giocheranno a porte chiuse.

Infine, la Figc da oggi ha attivato un pool ispettivo della Procura federale che avrà il compito di verificare il rispetto delle indicazioni contenute nei Protocolli sanitari della Federazione, così come sono stati approvati dal Governo. L'organismo, che è alle dirette dipendenze del procuratore, verificherà che gli allenamenti dei club professionistici a oggi individuali e dal 18 maggio in gruppo, vengano svolti secondo quanto previsto dai Protocolli indicati.

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Calcio, Spadafora fa ancora catenaccio: "Il campionato riprenderà solo se in sicurezza". E le curve d'Europa vanno in contropiede: "Stop finché non potranno tornare i tifosi. Non conta solo il business"

"Sulla riapertura del campionato - se riprenderà - è perché arriveremo a una successione ordinata di protocolli che garantiranno la sicurezza per tutto e tutti". Lo ha detto Vincenzo Spadafora, ministro dello Sport, nell'informativa al Senato, senza sciogliere dunque i dubbi sulla ripartenza della Serie A. Il documento di 350 tifoserie italiane (con importanti autoesclusioni) ed europee: "In questo momento l’obiettivo principale è la salute pubblica. Non c’è calcio senza i tifosi. E non può essere solo un'industria, con le società tenute in scacco dalle pay-tv"


Il ministro Spadafora agita il Movimento e il governo

"Il campionato di calcio riprenderà solo se in sicurezza, dopo che saranno verificati alcuni protocolli e ci possa essere la certezza di garantire la salute per tutti i protagonisti. L'incertezza ha caratterizzato tutti i Paesi, chi ha già scelto lo ha fatto chiudendo in anticipo". Lo ha detto il ministro dello sport e delle politiche giovanili, Vincenzo Spadafora, nel corso dell'informativa in Senato, in merito alla ripresa del campionato di calcio di Serie A.

"Abbiamo sempre mantenuto la linea di prudenza e se il campionato riprenderà - sottolinea ancora il ministro - dovranno essere adempiuti alcuni compiti fondamentali. Nel calcio non ci può essere distanza ed è fondamentale ci sia l'autoisolamento in caso di positività", ha ribadito Spadafora in merito all'obbligo di quarantena di tutta la squadra nel caso di una sola positività al coronavirus deciso dal Cts.

E proprio dal Comitato tecnico scientifico, continua il ministro, "sono arrivate le osservazioni sul protocollo. Il comitato chiede la quarantena di squadra in caso di un calciatore positivo, chiede di affidare la responsabilità ai medici dei club per l'attuazione del protocollo e chiede che l'enorme numero di tamponi per i calciatori non vada a impattare sui cittadini. Le osservazioni saranno prese in considerazione dalla Figc che riadatterà il protocollo per la ripresa degli allenamenti dal 18 maggio".

"Sono consapevole dell'importanza sociale del calcio e della passione che c'è in questo Paese. Ne riconosco l'importanza, rappresenta una grande industria nel nostro Paese. Ma - commenta ancora - ho trovato eccessivo l'inasprimento del dibattito".

Per quanto riguarda i fondi a favore del comparto, "tra risorse ordinarie e straordinarie il governo stanzierà nel decreto circa 1 miliardo di euro di risorse per il sostegno allo sport". Nel decreto sarà inoltre "prevista anche una riduzione del 50% degli affitti degli impianti sportivi privati da marzo a luglio 2020".


“Stop Football. No football without fans”

Coro ultrà di tutto il mondo: "Il calcio non riparta, sono solo ...

Dalla Gazzetta.it

L'Internazionale delle curve si schiera: 350 tifoserie contro la ripresa del calcio

Lo avevano già chiesto con decine di striscioni fuori dagli stadi, da Bergamo a Roma, da Torino a Lecce, da Genova a Napoli. Ma ora lo hanno messo nero su bianco. “Non c’è calcio senza i tifosi. E non può essere solo un’industria, con le società tenute in scacco dalle pay-tv. Business e interessi personali porteranno alla morte del calcio”. E ancora: “Tutta l’Europa affronta una crisi senza precedenti, in questo momento l’obiettivo principale è la salute pubblica”. È il succo del lungo comunicato sottoscritto da circa 350 tifoserie di tutta Europa (italiane, soprattutto, ma anche di Germania, Francia, Spagna, Belgio, Romania), contrarie alla ripartenza dei campionati di calcio, fermati tra febbraio e marzo per l’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus.

 

I firmatari - Hanno aderito alla protesta gli ultras di Atalanta, Brescia, Bologna, Genoa, Juventus, Napoli, Sampdoria, Spal e Udinese, solo per citare le tifoserie italiane di Serie A (con decine di B, C e dilettanti), assieme a quelle spagnole di Real Madrid, Valencia, Siviglia, alle francesi di Olympique Marsiglia, Nantes, Metz, agli ultrà tedeschi di Bayern Monaco, Kaiserslautern, Stoccarda, ai belgi di Liegi e Anderlecht. Hanno aderito anche le tifoserie italiane di basket (Bologna e Cantù, tra le altre) e di hockey (Milano): “Il campionato non deve ripartire. No al calcio senza i tifosi. Chiediamo lo stop alle competizioni finché tornare allo stadio non sarà un’abitudine priva di rischi per la salute”.

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Lautaro e Pjanic, in volo verso il Barcellona

Ottimismo nel Barcelona al fine di chiudere gli acquisti, avendo già il "sì" di entrambi i giocatori. L'Inter sa che il suo attaccante vuole andare al Barça e sta già cercando un sostituto nel mercato. La Juventus invece deve riorganizzarsi per una ripartenza senza il centrocampista.


Sebbene l'attività sportiva a livello agonistico sia interrotta e non sia ancora noto quando riprenderà, ciò che non si ferma sono gli sforzi dei tecnici dei club europei al fine di rafforzare le loro squadre pensando alla prossima stagione. Nonostante il coronavirus, siamo nel periodo dell'anno in cui i club fanno passi da gigante per chiudere trasferimenti o vendite, ogni volta che le circostanze lo consentono. In questa situazione, il Barcelona ha intrapeso trattaive per due grandi nomi, Lautaro Martínez (22 anni), attaccante dell'Inter e Miralem Pjanic (30), centrocampista della Juventus .

C'è un comune denominatore in entrambe le operazioni e ciò rende i negoziatori del Barça molto ottimisti. Ed è che sia il "nove" argentino dell'Inter che il centrocampista bosniaca della Juve hanno dato "sì, lo voglio" all'FC Barcelona. Un'arma decisiva che i leader del Barça vogliono giocare nelle prossime trattative.

Nel caso di Pjanic, Mundo Deportivo, autorevole giornale sportivo spagnolo, ha già spiegato due settimane fa che l'accordo tra Barça e Juventus era quasi completo, con un parametro di scambio molto economico e vantaggioso per entrambi i club, la transazione è stata valutata in 60 milioni di euro. In questo caso, l'operazione è soggetta al baratto del bosniaco con uno o più giocatori del Barça. La Juve dà la priorità alla possibilità di Arthur Melo, che ha già dichiarato di non voler ricominciare dal Camp Nou. L'interesse del Barça per Pjanic e la volontà di chiudere l'operazione è enorme, vista la qualità e l'esperienza del giocatore, anche la Juventus preme per un accordo veloce, dato che il suo allenatore, Maurizio Sarri, sta scommettendo su Bentancur nella posizione di janic per l'immediato futuro.

Nel frattempo, per quanto riguarda Lautaro Martínez, il Barcelona è molto soddisfatto dell'atteggiamento dell'argentino, grande chiave di questa operazione. Il giocatore visto il suo SI al Barcellona, non sta prendendo in considerazione nessuno dei tentativi dell'Inter di estendere il suo contratto e sta anche dando la priorità all Barça, rispetto ad altri club molto potenti, che si sono dimostrati interessati ad averlo nelle loro fila. È il caso del Real Madrid , del Manchester City e del Paris Saint-Germain.  

Lautaro in molte interviste si è sempre detto lusingato dall'interesse ricevuto da parte del Barcelona, nonostante la crisi economica dovuta alla pandemia da coronavirus. L'argentino sa che il treno del Camp Nou sta passando ora e che se non ci sale subito, potrebbe perderlo per sempre. Oggi il capotreno è ancora il capitano Leo Messi, e questo treno potrebbe dare grosse soddisfazioni sportive. Un buon segno che l'operazione sta maturando è che l'Inter sta già cercando attaccanti di livello sul mercato, un segno che prevede di perdere uno dei suoi. E Lautaro è quello con il maggior numero di numeri

Come la Juventus, anche il Barça è nella fase di quadratura dei pezzi, di un'operazione che sarà sicuramente valutata in funzione della clausola di risoluzione di Lautaro (111 milioni tra il 1 e il 15 luglio), ma che il Barça desidera ridurre il più possibile il "denaro liquido", mettendo nell'accordo dei giocatori. Arturo Vidal è quello con le maggiori possibilità di entrare nell'affare, perché ad Antonio Conte piace molto e la sua valutazione non sarà molto alta per via dell'età (32).

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Coronavirus, Spadafora spegne gli entusiasmi del calcio: "Ad oggi impossibile fissare una data certa per la ripresa". Intanto la Merkel rimanda in campo la Bundesliga

Il ministro dello Sport al Parlamento: "Di fronte alle pressioni non posso che ribadire la mia linea e quella del governo. Spero che il Comitato tecnico scientifico dia via libera al Protocollo sanitario"


Coronavirus, il presidente Taroni: ” Così cambia il lavoro degli ...

Durante il "Question Time" in Parlamento, il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora ha fatto il punto sulla ripartenza dello sport e in particolare sulla ripresa del campionato di calcio di Serie A, proprio alla vigilia dell'important"Negli ultimi 3 giorni - ha proseguito io ministro - il dibattito è diventato sempre più aspro. L'idea di definire ora e subito la data della ripresa del campionato contrasta con quella di definire i passi sulla base dell'andamento dei dati. In Europa, in questo momento, le uniche date certe sono quelle dei Paesi che hanno deciso di bloccare i campionati, di bloccarli per sempre. La stessa Inghilterra ha rinviato di un'altra settimana la ripresa degli allenamenti. Di fronte a tali pressioni, non posso che ribadire la mia linea e quella del Governo: speriamo che i campionati possano riprendere regolarmente. Ma oggi, lo ribadisco, è impossibile definire una data certa".

"Negli ultimi 3 giorni - ha proseguito io ministro - il dibattito è diventato sempre più aspro. L'idea di definire ora e subito la data della ripresa del campionato contrasta con quella di definire i passi sulla base dell'andamento dei dati. In Europa, in questo momento, le uniche date certe sono quelle dei Paesi che hanno deciso di bloccare i campionati, di bloccarli per sempre. La stessa Inghilterra ha rinviato di un altra settimana la ripresa degli allenamenti. Di fronte a tali pressioni, non posso che ribadire la mia linea e quella del Governo: speriamo che i campionati possano riprendere regolarmente. Ma oggi, lo ribadisco, è impossibile definire una data certa".

La GERMANIA PRONTA A RIPRENDERE

La Germania è in semifinale:umiliata (ancora) la GreciaE la Merkel ...

La Bundesliga potrà riprendere la stagione agonistica nella seconda metà di maggio. La cancelliera Angela Merkel ha detto sì dopo aver trovato l'accordo con i presidenti dei diversi Länder. Lo ha comunicato sul proprio sito online la Bild, anticipando l'esito dell'incontro in corso a Berlino, al termine del quale è attesa una conferenza stampa della cancelliera.

La Federazione tedesca ha invitato ad una riunione in videoconferenza domani i club che decideranno i tempi della ripartenza. Parleranno anche della Coppa tedesca. Non è ancora deciso se ripartiranno con la ventiseiesima giornata con il derby della Ruhr, quindi anche qui parziale dietrofront rispetto alle indiscrezioni.

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