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updated 2:49 PM UTC, Jul 14, 2020

Coronavirus, l'infettivologo Bassetti contro l'Oms: "L'epidemia è ai titoli di coda"

"Dire che il peggio deve ancora arrivare non lo condivido, e l’allarme dell'Oms oltretutto si riferisce alla situazione a livello globale". A spiegarlo è Matteo Bassetti, direttore della clinica ​Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova.​ Lo spunto sono le parole di Tedros Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, secondo cui “il peggio deve ancora arrivare” perché "con questo ambiente e in queste condizioni, noi temiamo il peggio. Un mondo diviso aiuta il virus a diffondersi"


"In Italia abbiamo visto uno tsunami e l'abbiamo affrontato. Oggi i numeri ci dicono che, almeno per questa fase epidemica, siamo a titoli di coda perché i dati di ieri, malati e decessi, mi pare siano incoraggianti. Dire che il peggio deve ancora arrivare non lo condivido, e l'allarme dell'Oms oltretutto si riferisce alla situazione a livello globale". Lo afferma all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della clinica Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, commentando le parole di Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Oms, secondo il quale "il peggio deve ancora arrivare".

"E' evidente che ci sono Paesi dove i numeri cresceranno, il Brasile e gli Usa, e dove non stati fatti di certo gli sforzi che abbiamo fatto noi in Italia con il lockdown, le misure di distanziamento, il rafforzamento della medicina del territorio e l'implementazione dei posti in terapia intensiva", aggiunge l'infettivologo.

"Prevedere cosa potrà accadere ad ottobre è difficile anche se io non credo ci sarà un altro tsunami. Avremo dei casi, tanti o pochi, ma sapremo affrontarli perché ora il sistema è preparato, abbiamo i nostri laboratori che lavorano con la medicina del territorio. Sono convinto che tutto funzionerà", spiega ancora il virologo. Secondo Bassetti, "vivere i prossimi tre mesi con la spada di Damocle sulla testa di una seconda ondata non è una cosa buona per l'economia, per l'aspetto psicologico e per il sistema sanitario. Oggi noi dobbiamo dire forte e chiaro che abbiamo fatto un grande lavoro. Cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno e non sempre mezzo vuoto", continua.

 
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Coronavirus, mascherina obbligatoria fino a metà luglio. Fontana: "Una precauzione consigliata dagli esperti. I numeri stanno andando bene, continuiamo così". E su autonomia e burocrazia dice...

L'obbligo di portare mascherine in Lombardia anche all'aperto, come ora, resterà altri quindici giorni. "Credo che continueremo ancora per 15 giorni: abbiamo parlato a lungo con tanti esperti e riteniamo che per una questione di precauzione sia giusto proseguire in questa direzione visto che i numeri stanno andando bene", dice il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, a margine di un evento a Milano


Regione Lombardia sospende l'obbligo dei guanti sui mezzi pubblici ...

"Nonostante il fastidio della mascherina, soprattutto con il caldo di luglio, sono dell'idea che occorra proseguire con il suo mantenimento sino al 14 luglio", lo ha affermato il governatore della LombardiaAttilio Fontana su Facebook. "Fa caldo, molto caldo, ma il parere dei virologi è ancora di mantenere le precauzioni anti contagio, prima fra tutte, l'uso della mascherina", ha scritto. 

"Abbiamo parlato a lungo con tanti esperti e riteniamo che per una questione di precauzione sia giusto proseguire in questa direzione, visto che i numeri stanno andando bene", ha detto a margine dell'evento "Salute Direzione Nord - I discorsi del coraggio" in corso a Milano.

"Con maggiore autonomia avremmo dato una risposta migliore "Parlando della semplificazione per la ripresa, Fontana ha quindi precisato: "Se avessimo avuto più autonomia durante l'emergenza sanitaria avremmo avuto più medici, infermieri e personale e probabilmente avremmo potuto dare una risposta migliore rispetto a quella  che abbiamo dato e organizzarci più tempestivamente. Dovremmo essere messi nelle condizioni di poter decidere più in fretta, velocemente, con più determinazione e con scelte più compatibili con il nostro territorio.

"Non vogliamo essere sommersi dalla burocrazia" "Il coraggio sta anche nel cambiare questo nostro Paese sulle regole, non possiamo e non vogliamo essere sommersi dai tempi che la burocrazia ci impone - ha aggiunto -. Per la rinascita dobbiamo avere il coraggio di andare oltre queste regole che ci stanno strozzando. La Regione credo debba farsi interprete di questa volontà, che è emergenza per tutte le classi produttive. Dobbiamo avere il coraggio di innovare, di intervenire anche fino ai limiti consentiti dalla legge e dimostrare che ci sono strade che vanno percorse con più coraggio a livello nazionale".

Lombardia, obbligo di mascherine all'aperto: ecco quando si decide ...

 

Coronavirus, in Italia criticità bassa ma l'emergenza non è finita: tre regioni con indice di contagio Rt sopra 1. Attenzione ai nuovi focolai

Il quadro generale dell'infezione da SARS-CoV-2 in Italia rimane a bassa criticità - secondo il monitoraggio settimanale dell'Iss - con una incidenza cumulativa negli ultimi 14 giorni (dall'8 al 21 giugno) di 5.98 casi per 100.000 abitanti. In lieve diminuzione i nuovi casi diagnosticati rispetto alla settimana precedente. In aumento alcune stime dell'indice di contagio Rt, in linea con il lieve aumento dei casi nella scorsa settimana in alcune Regioni dove si sono sviluppati focolai


"In quasi tutta la Penisola sono stati diagnosticati nuovi casi di infezione nella settimana di monitoraggio corrente, con casi in aumento rispetto alla precedente settimana in alcune Regioni e province autonome. Tale riscontro in gran parte è dovuto alla intensa attività di screening e indagine dei casi con identificazione e monitoraggio dei contatti stretti. Tuttavia, la presenza di focolai, anche di una certa rilevanza numerica, mostra come il virus continui a essere in grado, nelle attuali condizioni, di trasmettersi in modo efficace. Questo conferma che l’epidemia da Sars-Cov-2 non è affatto conclusa in Italia". E' quanto riporta il monitoraggio del ministero della Salute e dell'Istituto superiore di sanità, relativo alla settimana 15-21 giugno.

Sono tre le Regioni con indice di contagio Rt sopra 1: Emilia Romagna (1.01), Lazio (1.24) e Lombardia (1.01) secondo i dati relativi alla settimana dal 15 al 21 giugno. La Toscana sfiora l'Rt 1 fermandosi a 0.96. L'Umbria unica con Rt a zero.

"Alcune stime" per l'indice di contagio "Rt questa settimana sono in aumento, riflettendo il lieve aumento nel numero di casi" di Covid-19 "diagnosticato la scorsa settimana in alcune Regioni dove si sono sviluppati alcuni focolai", rileva il monitoraggio secondo cui "persiste l'assenza di segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali".

"La situazione descritta in questo report, relativa prevalentemente alla seconda fase di transizione, è complessivamente positiva con piccoli segnali di allerta relativi alla trasmissione. Sebbene questo descriva una situazione epidemiologicamente fluida che richiede il rispetto rigoroso delle misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione quali l'igiene individuale e il distanziamento fisico", si legge ancora.

"E' essenziale mantenere elevata l'attenzione - ribadisce il report - e continuare a rafforzare le attività di testing-tracing-tracking in modo da identificare precocemente tutti i potenziali focolai di trasmissione e continuare a controllare l'epidemia" di Covid. "E' anche fondamentale mantenere elevata la consapevolezza della popolazione generale sulla fluidità della situazione epidemiologica e sull'importanza di continuare a rispettare in modo rigoroso tutte le misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione quali l'igiene individuale e il distanziamento fisico".

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Coronavirus, dieci luminari parlano di crisi superata e contagio difficile. Ma Galli l'intransigente attacca: "Virus più buono? Grossolana sciocchezza. Illustri colleghi improvvisano competenze"

Un documento sul Covid-19 firmato da dieci scienziati, tra loro: Alberto Zangrillo, primario dell'Unità operativa e rianimazione del San Raffaele di Milano, Luciano Gattinoni, Direttore del Dipartimento di Terapia intensiva del Policlinico di Milano, e Matteo Bassetti, Direttore della clinica Malattie infette del Policlinico San Martino di Genova. Nel manifesto si parla del crollo dei nuovi casi positivi in Italia è inequivocabile e che la crisi dovrebbe essere superata. Il documento afferma che: "Evidenze cliniche segnalano una riduzione della sintomatologia e della possibilità di aggravamento. Molti casi hanno una carica virale molto bassa e il contagio sarebbe sempre più difficile". Ma non tutti sono d'accordo: come Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, e Massimo Galli dell'ospedale Sacco di Milano che continuano a invitare alla prudenza, sostenendo che: "Il virus è ancora tra noi". In particolare Galli è stato protagonista di una dura polemica televisiva, ospite di Bianca Berlinguer - (LEGGI TUTTO)


Massimo Galli a #Cartabianca risponde a Zangrillo: "Coronavirus ...

Intervenuto nella trasmissione Cartabianca di Bianca Berlinguer, su Rai 3, il professor Massimo Galli ha fatto chiarezza sul contagio da coronavirus. Lo ha fatto criticando aspramente i colleghi, a suo dire meno qualificati, che nei salotti televisivi e sulle pagine dei quotidiani hanno parlato di un “virus diventato buono”.  Il direttore del reparto di Malattie Infettive ha sottolineato che si tratta del “solito virus, magari con qualche mutazione, che non lo rende più tranquillo”.

“Quarant’anni di studi, qui si continua a parlare. Gli esperti dicono una cosa e l’opposto. I miei illustri colleghi stanno improvvisando competenze su virus e epidemia, venendo magari da fantastici curricula da altri campi. Io non mi metto a fare l’oncologo o il nefrologo, non mi metto a fare altri mestieri in termini di valutazioni di elementi e di esperienza, santo cielo”, ha sbottato Massimo Galli.

“Questi illustri colleghi, che magari hanno posizioni sul virus diventato buono, mi devono giustificare i nuovi focolai di Covid in giro per l’Italia. Mi devono giustificare i pazienti che in questo momento a Tor Vergata hanno purtroppo una ventilazione meccanica, venendo dal focolaio del San Raffaele”. Così il direttore del reparto di Malatti infettive dell’ospedale Sacco di Milano ha sfidato i colleghi.

“Dobbiamo distinguere tra la coda di un’epidemia, con casi di minore gravità perché quelli che dovevano andar male sono già andati male, e la continua volontà di andare a dire in giro che il virus è diventato buono. È una grossolana sciocchezza, vale la pena di dirlo una volta per tutte“, ha sottolineato ancora Massimo Galli a Cartabianca.

Sfatiamo il mito che gli asintomatici ci siano solo ora. C’erano anche all’inizio. Su 100 casi, quelli gravi sono 10, forse anche meno. Non stravolgiamo i criteri dell’epidemiologia per favore”, ha aggiunto. In un documento firmato da 10 esperti si legge proprio che i sintomi sembrerebbero più lievi nella maggior parte dei nuovi positivi.

“Trovo demenziale e irresponsabile dire che il virus si sia rabbonito. È smentito dai nuovi focolai, da quello che succede in Germania” nei mattatoi, dove il virus si diffonde maggiormente per diversi fattori, “in Cina, in Brasile. Nella compagine di coloro che sostengono certe posizioni temo ci siano molti neofiti. Bisogna parlare sulla base di dati, non sulla base di opinioni. Sono veramente stanco di dover contrastare posizioni di colleghi basate su impressioni e non su numeri”, ha concluso Massimo Galli.

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Djokovic positivo al coronavirus. Bufera sull'Adria Tour organizzato dal numero uno del mondo. Contagiato in discoteca? (VIDEO)

Il tennista serbo ha comunicato con una nota di aver contratto il Covid-19, come riporta l'emittente Rts. Positiva anche la moglie. Dopo le uscite contro il vaccino, fa discutere l'organizzazione da parte sua del torneo nei Balcani. Polemica sulle immagini del campione scatenato nel ballo in un locale di Belgrado con la consorte Jelena e i colleghi Zverev, Thiem e Dimitrov - (VIDEO)


Adria Tour, Djokovic manca la finale - laRegione
Il Covid-19 scuote il mondo del tennis. Con tre mesi di ritardo sugli altri sport. Novak Djokovic, numero uno del mondo, ha infatti annunciato di essere risultato positivo al test del coronavirus. Dopo le positività di Grigor Dimitrov, Borna Coric e Viktor Troicki è arrivata anche la notizia di quella di Nole, organizzatore dell'Adria Tour, torneo esibizione disputato in Serbia e Croazia con spalti gremiti di spettatori e senza alcun tipo di precauzione anti-contagio. Oltre ai tre giocatori, anche Marco Panichi, preparatore fisico di Djokovic, e Kristijan Groh, allenatore di Dimitrov, sono risultati positivi al virus e sul torneo si è alzata una vera e propria bufera.
 
RISCHIO FOCOLAIO
 
Adesso c'è il forte rischio che scoppi un vero e proprio focolaio di coronavirus visto che Coric, Djokovic e altri giocatori, tra cui Marin Cilic, hanno giocato a basket con una squadra locale la scorsa settimana e hanno posato insieme per delle foto. "Mi dispiace davvero per qualsiasi danno che potrei aver causato", ha detto Coric, che ha esortato tutti coloro che hanno avuto contatti con lui a sottoporsi ai controlli. Infine i due top ten Dominic Thiem e Alexander Zverev, che hanno giocato nella capitale serba, hanno annunciato che si sarebbero auto-isolati nonostante siano risultati negativi al tampone. "Mi scuso profondamente con chiunque abbia potenzialmente messo a rischio giocando a questo torneo", ha scritto Zverev su Twitter.
 

IL VACCINO

Noto per le sue posizioni “no-vax”, Djokovic nei giorni aveva dichiarato di essere contrario a prendere un vaccino per il virus anche se fosse diventato obbligatorio per viaggiare. “Sta bene e non ha sintomi, comunque deve fare il test”, aveva dichiarato nei giorni scorsi il suo addetto stampa.

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Coronavirus, l'estate inizia con dati incoraggianti: mai così poche vittime dall'inizio dell'emergenza, diminuiscono i malati. Zero casi in 7 regioni, 16 senza decessi

A domenica il numero totale di attualmente positivi al coronavirus è di 20.972, con una decrescita di 240 assistiti rispetto a al giorno precedente. Tra gli attualmente positivi, 148 sono in cura presso le terapie intensive, con un decremento di 4 pazienti rispetto a sabato. 2.314 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 160 pazienti


Nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione di Covid-19 sul nostro territorio, al 21 giugno, il totale delle persone che hanno contratto il virus è di 238.499 casi.

Rispetto a ieri si registra un incremento di 224 nuovi casi, il 57%, pari a 128, si registra in Lombardia. Sette le regioni a zero casi: Marche, Abruzzo, Umbria, Sardegna, Valle D'Aosta, Molise e Basilicata.

Mentre sono 16 le regioni nelle quali oggi non c'è stata nessuna nuova vittima da coronavirus. Sono Veneto, Toscana, Lazio, Marche, Campania, Puglia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Umbria, Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta, Calabria, Molise, Basilicata.


Ai livelli minimi l'incremento giornaliero delle vittime per coronavirus in Italia dopo il lockdown. Sono 24 nelle ultime 24 ore, a fronte delle 49 di ieri. Per trovare così pochi deceduti in un giorno, oltre al 15 giugno in cui erano 26, bisogna risalire a fine febbraio. In Lombardia nell'ultima giornata si sono sono registrate 13 vittime, mentre ieri erano state 23. Il numero totale delle vittime in Italia sale dunque a 34.634. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile.

Sono 238.499 i contagiati. L'incremento giornaliero è di 224 nuovi contagi, in calo rispetto a ieri (quando era stato di 262), 128 dei quali in Lombardia, pari al 57,1%. Il dato della Protezione civile comprende attualmente positivi, vittime e guariti. Sono 7 le regioni ad aumento zero: Marche, Abruzzo, Umbria, Sardegna, Valle d'Aosta, Molise e Basilicata.

Sono saliti a 182.893 i guariti e i dimessi per il coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a ieri di 440. Sabato l'aumento era stato di 546.

Scendono ancora ricoveri in terapia intensiva dei malati di coronavirus: oggi sono 148 i pazienti ricoverati nei reparti di rianimazione, 4 meno di ieri. In Lombardia sono 53, uno meno di ieri. I malati ricoverati con sintomi sono invece 2.314, con un calo di 160 rispetto a ieri, mentre quelli in isolamento domiciliare sono 18.510, con un calo di 76 rispetto a ieri.

Sono 20.972 i malati di coronavirus in Italia, 240 meno di ieri, quando il calo degli attualmente positivi era stato di 331.

Nel dettaglio - secondo i dati diffusi dalla Protezione Civile - gli attualmente positivi sono 13.843 in Lombardia (-68), 2.013 in Piemonte (-75), 1.172 in Emilia-Romagna (-35), 583 in Veneto (-8), 365 in Toscana (-49), 248 in Liguria (-2), 991 nel Lazio (+4), 527 nelle Marche (-12), 126 in Campania (+1), 222 in Puglia (+2), 53 nella Provincia autonoma di Trento (+2), 141 in Sicilia (+1), 78 in Friuli Venezia Giulia (-5), 403 in Abruzzo (-1), 75 nella Provincia autonoma di Bolzano (-1), 15 in Umbria (-2), 28 in Sardegna (+0), 5 in Valle d'Aosta (-1), 36 in Calabria (+6), 40 in Molise (-13), 8 in Basilicata (+0). Quanto alle vittime, sono in Lombardia 16.570 (+13), Piemonte 4.051 (+6), Emilia-Romagna 4.231 (+1), Veneto 2.002 (+0), Toscana 1.095 (+0), Liguria 1.549 (+4), Lazio 827 (+0), Marche 994 (+0), Campania 431 (+0), Puglia 540 (+0), Provincia autonoma di Trento 466 (+0), Sicilia 280 (+0), Friuli Venezia Giulia 344 (+0), Abruzzo 459 (+0), Provincia autonoma di Bolzano 292 (+0), Umbria 78 (+0), Sardegna 132 (+0), Valle d'Aosta 146 (+0), Calabria 97 (+0), Molise 23 (+0), Basilicata 27 (+0). I tamponi per il coronavirus sono finora 4.984.370, in aumento di 40.454 rispetto a ieri. I casi testati sono finora 3.041.750.

 Cambiano le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) per il rilascio dall'isolamento dei pazienti che hanno contratto l'infezione da nuovo coronavirus. Non servono più necessariamente due tamponi negativi a distanza di almeno 24 ore, oltre alla guarigione clinica. Le linee guida provvisorie dell'Oms aggiornate il 27 maggio prevedono che bastino tre giorni senza sintomi (inclusi febbre e problemi respiratori). "I criteri aggiornati - specifica l'Oms - riflettono i recenti risultati secondo cui i pazienti i cui sintomi si sono risolti possono ancora risultare positivi per il virus SarsCoV2 mediante tampone RT-PCR per molte settimane. Nonostante questo risultato positivo del test, è improbabile che siano infettivi e pertanto che siano in grado di trasmettere il virus a un'altra persona".  Secondo il documento dell'Oms i criteri per la dimissione di pazienti dall'isolamento senza necessità di ripetere il test sono i seguenti: per i pazienti sintomatici 10 giorni dopo l'insorgenza dei sintomi, più almeno 3 giorni aggiuntivi senza sintomi (inclusi febbre e sintomi respiratori): per i casi asintomatici:10 giorni dopo il test positivo per SarsCov2.

    L'Oms fornisce anche degli esempi: "se un paziente ha avuto sintomi per due giorni, potrebbe essere esentato dall'isolamento dopo 10 giorni più 3, pari a 13 giorni dalla data di insorgenza dei sintomi; un paziente con sintomi per 14 giorni, può essere dimesso (14 giorni più 3 giorni, pari a 17 giorni dopo la data di insorgenza dei sintomi; con sintomi per 30 giorni, il paziente può essere dimesso (30 giorni più 3 , quindi 33 giorni dopo l'insorgenza dei sintomi)"." Nel documento si legge inoltre che i Paesi possono scegliere di continuare a considerare il risultato dei test fra gli elementi per i criteri di rilascio. In tal caso, è possibile utilizzare la raccomandazione iniziale di "due test negativi basati sulla Pcr a distanza di almeno 24 ore".La decisione di modificare le linee guida e' stata presa iconsiderando che il virus attivo non risulta presente, se non raramente, nei campioni respiratori dei pazienti dopo 9 giorni dall'insorgenza dei sintomi, in particolare nei casi di infezione lieve di solito accompagnati da livelli crescenti di anticorpi neutralizzanti e dalla risoluzione dei sintomi. 

Le nuove linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sulla certificazione della guarigione dalla Covid-19 dovranno essere approdondite dal Comitato Tecnico Scentifico (Cts) del ministero della Salute in quando potrebbero indicere sulle disposizioni in vigore in Italia. Lo rileva il ministro della Salute, Roberto Speranza, in una lettera al Cts. "Le nuove linee guida dell'Oms relative alla modalità di certificazione della guarigione - ha scritto Speranza al Cts - segnano un cambiamento che può incidere significativamente sulle disposizioni finora adottate e vigenti nel nostro Paese. Chiedo - ha aggiunto nella lettera - di poter affrontare il delicato tema nel Cts, fermo restando il principio di massima precauzione che ci ha guidato finora".

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"La Lombardia ha svolto correttamente il suo compito nel gestire l'epidemia": il rapporto che rende giustizia alla Regione. Fontana: "Dopo la stagione del fango, è iniziata la stagione della verità"

Il governatore Attilio Fontana ha condiviso su Facebook alcuni punti del rapporto stilato dalla Fondazione The Bridge sulla gestione dell'epidemia in regione. Secondo la Fondazione, ha sottolineato il governatore, "la Lombardia ha svolto correttamente il suo compito"


Coronavirus, Attilio Fontana: «Segnali positivi, penso inizi la ...

"Dopo la stagione del fango, è iniziata la stagione della verità". Così il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha commentato in un post su Facebook i risultati del rapporto realizzato dalla Fondazione The Bridge sulla gestione dell'emergenza coronavirus da parte della Lombardia.

"'La Lombardia ha svolto correttamente il suo compito', questo è il giudizio positivo sulla gestione dell’emergenza che emerge dal Rapporto stilato dalla Fondazione The Bridge", scrive Fontana. "'Nella Fase 1 la Lombardia ha fronteggiato 77.568 casi Covid-19 un numero superiore alla somma totale dei casi: di Piemonte, Emilia Romagna e Veneto (71.764). La veloce riconversione dei reparti non-Covid in Covid, la risposta immediata delle strutture private nel concedere posti letto per i ricoveri e la capacità di organizzazione per una migliore strutturazione della cosiddetta Fase II. Sono i principali aspetti positivi che emergono dalla gestione dell'emergenza da parte della Regione Lombardia'", è un altro passaggio del rapporto citato dal governatore lombardo.

"L’analisi sottolinea come la Lombardia sia riuscita a riconvertire i posti per la terapia intensiva, passando da 724 a circa 900 già all'inizio di marzo. Ora siamo nella fase dell'analisi e della valutazione, sicuramente lo stress dell'emergenza ha evidenziato capacità e procedure da migliorare, con questa strategia la Lombardia è già ripartita. Oggi il buon lavoro della Regione Lombardia è stato oggetto dell’intervista per la TV tedesca Deutsche Welle che ha voluto dare voce alla realtà dei numeri e non agli attacchi strumentali. Dopo la stagione del fango, è iniziata la stagione della verità".

Giulio Tarro, il virologo controcorrente: "Il coronavirus sparirà. Non so perché tutti vogliono rivederlo in autunno..."

L'esperto napoletano, mediaticamente noto come l'anti-Burioni, sostiene in un'intervista che, essendo il Covid-19 in gran parte identico al beta-coronavirus della prima Sars, avrà il suo stesso decorso e, pertanto scomparirà. Quindi il consiglio, in polemica con i colleghi meno ottimisti: "Meglio spegnere la televisione e godersi una passeggiata all'aria aperta in buona compagnia"


Il virologo Giulio Tarro: "Vi spiego perché l'immunità di gregge ...

"Tutti vogliono rivedere il coronavirus in autunnoNon capisco perché…”. Scherza così il virologo Giulio Tarro durante la trasmissione Radio Punto Nuovo, mentre parla dell’emergenza sanitaria e della possibilità che possa arrivare una seconda ondata dell’epidemia. “Questa in corso è la terza epidemia da Sars nel ventennio. Oltre alla prima Sindrome respiratoria acuta, che ha dato il nome a questa tipologia di coronavirus, abbiamo infatti assistito alla Mers e adesso alla Covid.

Il vaccino non c’è, non l’abbiamo a portata di mano”, nonostante l’accelerazione della ricerca, con test clinici sugli esseri umani in molti Paesi. “In piena epidemia vanno utilizzati altri farmaci. Quando il vaccino sarà pronto, lo terremo in considerazione. Certamente molti laboratori stanno provando a produrlo, se si riuscirà, allora si potrà utilizzare”.

“Mi auguro che per quel momento non staremo neppure pensando più a Covid-19”, ha dichiarato ancora il medico. Giulio Tarro in un’intervista della Fondazione Pietro Nenni ha più esplicitamente detto che il “Sars-Cov-2 o si adatta o è destinato a morire“.

“Uno studio fatto a Singapore” e pubblicato prima dell’approvazione della comunità scientifica su Biorxiv “dimostra che coloro che hanno avuto la prima Sars e sono guariti, hanno sviluppato un’immunità cellulare tale da renderli immuni anche al Sars-Cov-2. E questo perché i beta-coronavirus, categoria alla quale il Sars-Cov-2 appartiene, sono in grado di sviluppare un’immunità di tipo cellulare, addirittura più importante di quella derivante dalla produzione di Igg”, ha spiegato il medico.

“Si tratta di un risultato fondamentale, perché sta a dimostrare che il Sars-Cov-2 è per gran parte identico al beta-coronavirus della prima Sars e, quindi, avrà il suo stesso decorso”, cioè quello di sparire dopo poco tempo. Il virus della Sars si diffuse in Cina a novembre 2002, causando un’epidemia che venne dichiarata conclusa a luglio 2003, nonostante alcuni cluster rilevati anche nell’anno successivo. Nessun pericolo per una seconda ondata di Sars-Cov-2, insomma.

Meglio spegnere la televisione e godersi una passeggiata all’aria aperta in buona compagnia”, ha sottolineato Giulio Tarro. Riguardo la riapertura degli stadi, l’esperto si è detto assolutamente favorevole. “In Germania si gioca da un mese e prossimamente si darà anche la possibilità di accedere agli stadi. Bisogna allinearsi agli altri Paesi”.

Riguardo la polemica nata in seguito alle parole di Maria Van Kerkhove (Oms) sulla contagiosità degli asintomatici, il virologo è stato chiaro davanti ai microfoni della Fondazione Pietro Nenni. “Come al solito si spara a zero senza cercare di capire quello che una persona vuole effettivamente dire, specialmente se alcune dichiarazioni non collimano con un’opinione corrente”.

“Da un punto di vista scientifico, ha ragione. Un asintomatico infettivo non esiste. Non avendo sintomi, in quanto non ha una grande quantità di virus al suo interno, non può infettare proprio per questa ragione”. Giulio Tarro ha spiegato che la rappresentante Oms ha detto che sarebbe più corretto parlare di sintomatico lieve. “Lei ha tenuto a fare questa distinzione, che io trovo corretta sul piano scientifico”

Sulla possibilità che un sintomatico lieve possa contagiare, “bisogna sempre contestualizzare le varie situazioni. Se ci troviamo in una condizione di massima carica virale da parte del virus, in un certo periodo dell’anno, a determinate temperature, in alcuni luoghi chiusi sovraffollati. In questi casi, allora, le misure di distanziamento sociale e di protezione individuale hanno un senso anche nell’eventualità di incontrare un sintomatico lieve. Ma se la situazione è quella in cui ci troviamo adesso, non hanno proprio ragione di esistere“, ha concluso l’esperto.

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