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updated 2:47 PM UTC, Jul 13, 2020

Conte soddisfatto dei suoi ministri: "Non vedo un rimpasto all'orizzonte". Berlusconi: "Nessuna disponibilità di Forza Italia a sostenere il governo"

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, parla alla tv spagnola e fa il punto sul lavoro del governo, ma anche su emergenza Covid, rapporti internazionali e Mes. Intanto Silvio Berlusconi replica alle ipotesi formulate sull'onda delle dichiarazioni di Romano Prodi che non escludeva un ingresso nella maggioranza da parte di Forza Italia: "Noi in prima linea nell'evidenziare l'inadeguatezza dell'attuale esecutivo e della formula politica che lo sostiene e nel chiedere di restituire la parola agli italiani"


Un rimpasto nella squadra di governo dopo le regionali fissate a settembre? "No, non vedo all'orizzonte un rimpasto di governo, sono soddisfatto della squadra dei ministri". Lo assicura il premier Giuseppe Conte, in un'intervista all'emittente spagnola Nius. "Abbiamo appena approvato un decreto molto importante per l’Italia, il Dl semplificazioni - prosegue il presidente del Consiglio - che taglia la burocrazia, che consente di accelerare la spesa per gli investimenti, sblocchiamo tantissimi cantieri. Abbiamo individuato circa 130 opere strategiche per le quali vogliamo correre molto speditamente, abbiamo un piano di rilancio condiviso con tutta la società italiana, stiamo lavorando a questo, siamo molto concentrati, non vedo rimpasti all’orizzonte”.

CORONAVIRUS - Una nuova ondata Covid post estate? "Alcuni esperti ragionano, è un dibattito pubblico, ragionano di una seconda ondata. Io non so se arriverà, anche perché non sono uno scienziato, e mi pare capire che essendo questa pandemia un nuovo virus le previsioni son difficili. Dico solamente che se ci dovesse essere una nuova ondata l'Italia è attrezzata per mantenerla sotto controllo". A chi gli domanda se gli italiani abbiano ormai abbassato la guardia sulle misure di contenimento, "ho un atteggiamento di fiducia - risponde il presidente del Consiglio - occorre attenzione ma anche fiducia. In questo momento i cittadini italiani devono affrontare la ripresa delle attività economiche sociali e culturali con tranquillità. Devono rispettare le poche regole di distanziamento, l’utilizzo della mascherina se non c’è distanziamento ma la vita in Italia deve riprendere, tutte le attività devono riprendere. Abbiamo potenziato la risposta del sistema sanitario, fatti milioni di test, abbiamo anche elaborato un piano di monitoraggio molto dettagliato che ci consente di controllare tutte le aree territoriali: sono fiducioso, abbiamo tutte le condizioni per affrontare l’estate e anche l’autunno".

OLANDA - Al presidente olandese Mark Rutte "spiegherò che abbiamo fretta nell'interesse di tutti, non solo nostro ma anche dell'Olanda. Più rischiamo di ritardare più rischiamo di elaborare una risposta inefficace. Se noi lasciamo che si distrugga il mercato unico i danni saranno anche per l'Olanda non solo per Italia, Spagna, Portogallo e Francia. Anche l'Olanda beneficia dal mercato unico, si avvale dell'economia europea. Quindi anche nel loro interesse è una reazione chiara e immediata".

MES - Il ricorso al Mes "non è mai stato un tabù: ho semplicemente detto che non puntiamo sul Mes perché non è la risoluzione dei nostri problemi. Noi abbiamo bisogno del Recovery Fund, dopo valuteremo se nell'interesse dell'Italia usare anche il Mes. E valuteremo in modo trasparente la regolamentazione della linea di credito del Mes".

"Ogni Stato deve misurarsi con la propria opinione pubblica e il proprio Parlamento. Non è che non voglio parlare di Mes per non affrontare il problema e fuggire alle mie responsabilità - assicura il presidente del Consiglio - è che affrontarlo adesso significa fare una battaglia astratta, che addirittura può diventare ideologica. In Italia c'è chi dice sì al Mes per principio e chi dice no al Mes per principio. A me interessa un approccio pragmatico e quel che serve alla comunità nazionale".

"Una volta finito il negoziato avremo gli strumenti, li studieremo uno per uno, aggiorneremo la valutazione anche con i flussi di cassa e io andrò in Parlamento a fare una proposta. Alla luce della situazione attuale, credo che queste sono le proposte e se ci sono delle alternative le proporrò e ne discuterò con il Parlamento in modo molto trasparente. Mi assumerò la responsabilità di fare anche una proposta", assicura.

BERGAMO - Sul lockdown a Bergamo, finito al centro di un'inchiesta giudiziaria, "non ho avuto richieste dalla Confindustria. L'ho letto sui giornali, non è una cosa che mi riguarda, le valutazioni sono state fatte senza ascoltare Confindustria, assolutamente no".

 

FORZA ITALIA: "NESSUNA DISPONIBILIA' A SOSTENERE IL GOVERNO"

"Non vi è né da parte del presidente Berlusconi, né del Movimento Politico Forza Italia alcuna disponibilità a fornire un sostegno politico al governo Conte. La disponibilità alla collaborazione istituzionale, già espressa nella storia di Forza Italia nei confronti dei governi in carica, qualunque essi siano, nei momenti in cui sono in gioco vitali interessi nazionali, non ha in alcun modo il significato di una partecipazione o di un atteggiamento benevolo, oggi o in futuro, verso l’attuale maggioranza o verso altre formule politiche incoerenti con la volontà degli elettori". E' quanto si legge in una nota della segreteria politica di Silvio Berlusconi smentendo un retroscena pubblicato oggi dal 'Fatto quotidiano' su un presunto interessamento del gruppo Mediaset a una Newco di rete.

"Al contrario - si sottolinea - Forza Italia, pur mantenendo un comportamento responsabile e costruttivo, è in prima linea nell’evidenziare l’inadeguatezza dell’attuale esecutivo e della formula politica che lo sostiene e nel chiedere di restituire la parola agli italiani".

"Giorgio Covid": Travaglio attacca violentemente Gori (per difendere Zingaretti). Insorge il Pd: "Metodo barbaro, parole vergognose"

Il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, si scaglia contro il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, per la sua presa di posizione contro il segretario dem, Nicola Zingaretti, attribuendogli "un notevole contributo alla catastrofe del coronavirus" e chiamandolo con un macabro calembour, "Giorgio Covid"


Travaglio, editoriale su Gori che diventa 'Giorgio Covid': bufera ...  

Insulti a Gori: la reazione del Pd a Travaglio

"L'attacco che oggi il direttore del Fatto Quotidiano riserva a Giorgio Gori è letteralmente vergognoso, a partire dal titolo 'Giorgio Covid'. Solidarietà, prima che all'amico, al sindaco di una città martire". Lo scrive su Twitter il capogruppo Pd in Senato Andrea Marcucci, dopo che il direttore de 'Il Fatto Quotidiano', Marco Travaglio ha dedicato al sindaco di Bergamo un editoriale dal titolo 'Giorgio Covid'. Negli ultimi giorni si è infatti acceso l’ennesimo dibattito all’interno del Partito Democratico. Le varie anime dem hanno fatto sentire la propria voce, condizionando tutto il centrosinistra. Tra i tanti che hanno rilasciato alcune dichiarazioni in merito alla situazione interna c’è stato anche Gori, a cui Travaglio ha riservato un editoriale in cui contesta al sindaco di Bergamo la sua 'scarsa' reazione dopo la dichiarazione in Senato di Matteo Renzi che disse: 'I morti di Brescia e di Bergamo, se avessero potuto parlare, ci avrebbero detto di ripartire e farlo per loro'".

Il capogruppo non è l'unico nel Partito Democratico a prendere le parti del primo cittadino di Bergamo: "Giorgio Gori è un sindaco che sta dando anima e corpo alla nostra città e questo i bergamaschi lo vedono bene. Non si è mai risparmiato, tanto più in questi difficilissimi mesi di emergenza sanitaria. Bisognerebbe sempre avere rispetto delle persone, le parole di Travaglio di oggi sono lunari oltre che offensive", ha infatti detto il deputato Pd Maurizio Martina all’uscita di Montecitorio.

Parole dure anche da Alessandro Alfieri, senatore Pd e coordinatore nazionale di Base Riformista: "Gli attacchi scomposti e volgari contro Giorgio Gori da parte di Marco Travaglio sono altrettante medaglie per Giorgio Gori", afferma il senatore, che continua: "Usare il percorso professionale e familiare di Gori per attaccare le sue posizioni politiche è un metodo barbaro, che appartiene al populismo peggiore e più incivile. Oltre ad essere un ottimo amministratore, che ha affrontato con equilibrio e prontezza la tragedia che il Covid ha portato nella sua città, Gori è un dirigente autorevole del nostro partito e i suoi contributi alla discussione della nostra comunità politica meritano rispetto", conclude.

Così anche la deputata Debora Serracchiani: "Un attacco a freddo, messaggi obliqui e un titolo da hater contro un sindaco del Pd che vince nella Lombardia di Salvini. Noi preferiamo combattere la destra".

 

Solidarietà a Gori anche da Italia Viva "

Ancora una volta Marco Travaglio si rivela a tutti per ciò che è. Definire Giorgio Gori “Giorgio Covid” non è solo offensivo, è anche meschino e vigliacco. C’è chi i problemi prova a risolverli e chi passa il tempo a speculare sulle tragedie pur di vendere qualche copia in più", ha tuonato senza mezzi termini il renziano Gennaro Migliore. A fargli eco il collega Marco Di Maio: "Definire un sindaco come Giorgio Gori “Giorgio Covid” non è degno nemmeno del peggiore dei meschini. Una cattiveria gratuita da parte di Marco Travaglio che, come al solito, invece di dare una mano a risolvere i problemi, preferisce crearli. Massima solidarietà a Giorgio Gori".

Pd, Franceschini: "Conte lavora bene, non si tocca". E spinge per un'alleanza col M5S alle regionali

"Voglio dirlo senza margini di ambiguità: io apprezzo molto il lavoro di Conte, come ha guidato il governo in uno dei passaggi più difficili della storia della Repubblica e come cerca sempre il punto di equilibrio in una coalizione complicata, perché nata tra avversari alle elezioni". Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali, in un'intervista a "Repubblica" spiega di non vedere alternative a questa coalizione


VATICANO VUOLE FRANCESCHINI PREMIER”/ Conte 'trema': Governo, Pd e ...

"Apprezzo moltissimo il lavoro di Conte, come ha guidato il governo in uno dei passaggi più difficili della storia della Repubblica e come cerca sempre il punto di equilibrio in una coalizione inevitabilmente complicata, perché nata tra avversari alle elezioni". Quindi, "mai pensato" a sostituirlo in corsa. E' quanto dichiara il ministro per i Beni culturali e capo delegazione dem al governo Dario Franceschini in un'intervista a la Repubblica.

Secondo il ministro del Collegio Romano, pertanto, per i dem allo stato attuale e "in questa legislatura non esistono né un altro premier né un'altra maggioranza" e quindi "ogni nostra parola, anche quando appare critica, è per migliorare l'azione del governo, non per indebolirla". Tanto che anche il segretario Nicola Zingaretti, secondo Franceschini, ha detto "con chiarezza che intende rafforzare l'azione di governo nel suo ruolo di segretario e di presidente di Regione".

Il punto per il capodelegazione Pd a Palazzo Chigi è semmai un altro: "Il controsenso politico - dice Franceschini - è che una squadra che sta governando l'Italia poi si presenti divisa alle elezioni regionali. Chi puo' capire il perche'?", si chiede.

"Non insieme contro la destra ma gli uni contro gli altri", quindi divisi. "Politica e semplice buonsenso dicono che è un errore gravissimo e - secondo Franceschini - in questa direzione vanno le parole di Zingaretti e Conte su cui sarebbe utile un supplemento di riflessione di 5 Stelle e Italia viva" è l'invito del ministro per l'unita' politica ed elettorale.

 

 

Decreto Rilancio, un buco da 100 milioni. Coperture a rischio: verso il rinvio in Commissione. Lega all'attacco: "Governo allo sbando"

Il Dl Rilancio, approdato oggi nell'Aula della Camera per la discussione generale, potrebbe tornare in Commissione Bilancio per una verifica sulle coperture di alcune misure contenute nella bozza del testo arrivato a Montecitorio. Sul provvedimento, che scade il prossimo 18 luglio e deve ancora essere esaminato dal Senato, il governo è intenzionato a porre la questione di fiducia - (LEGGI TUTTO)


Misure per il Mezzogiorno a rischio copertura nel decreto rilancio, da stamattina in discussione alla Camera. A quanto si apprende da fonti parlamentari dell'opposizione, il dl potrebbe, proprio per verificare queste coperture, tornare in Commissione Bilancio di Montecitorio. Si tratta di norme, a quanto riferito, presentate con stime di spesa basse, che invece necessitano di maggiori investimenti. Emendamenti su cui il governo aveva già dato parere positivo.

A rischio, in particolare, sarebbero le misure per la sospensione dei mutui delle Regioni speciali, il credito d'imposta per le attività di ricerca e sviluppo nelle aree del Mezzogiorno e nelle Regioni colpite dagli eventi sismici degli anni 2016 e 2017. Si tratta di coperture per complessivamente circa 100 milioni. La decisione sul ritorno del decreto in Commissione Bilancio arriverà nel pomeriggio, dopo il voto procedurale previsto.

Lega all'attacco "Decreto rilancio in aula. Anzi no perché ci sarebbero emendamenti scoperti. E’ vergognoso che dopo settimane di ritardo il dl rilancio che doveva essere finalmente discusso oggi alla Camera rischia di tornare nuovamente in commissione perché ci sarebbero emendamenti senza coperture economiche", affermano i deputati della Lega in Commissione Bilancio.

"Questo governo è allo sbando totale. L’ennesima prova dell’improvvisazione di un esecutivo incapace di affrontare la situazione e bravo solo a fare annunci per prendere in giro gli italiani", concludono i leghisti.

Gli onorevoli Trombetta – infosannio

"Chi non capisce la sua scrittura è un asino addirittura - rincara il senatore Alberto Bagnai, responsabile economico della Lega - Il Governo continua a emanare provvedimenti ingestibili, con lo svantaggio di non riuscire a gestirli". "Abbiamo più volte criticato questo modo di fare del Governo, che per far contente tutte le componenti di maggioranza trasforma in enormi decreti 'omnibus' tutti i provvedimenti di gestione dell’emergenza. Per dare a ognuno la propria quota di marchette, si disperdono risorse, si ritardano i tempi, e si rende impossibile una analisi approfondita" aggiunge Bagnai.

"Il ritorno in commissione del Dl rilancio - prosegue - dimostra che questa nostra critica non è teorica, ma ha un impatto pratico. Nonostante una gestione impeccabile da parte del presidente Borghi, l’incapacità dei sottosegretari di gestire il pallottoliere degli emendamenti ha lasciato il provvedimento senza copertura per oltre 100 milioni. Il problema non è tecnico, in questo caso, ma politico. Gli uffici della Ragioneria sono essi stessi travolti dall’arroganza e dall’incompetenza di una compagine di Governo che invece di stabilire un rapporto costruttivo con l’opposizione la denigra, attribuendole la responsabilità di ritardi che sono esclusivamente dovuti all’incapacità della maggioranza. In assenza di un percorso condiviso e in presenza di un simile spreco di tempo e risorse, la Lega non darà deleghe in bianco in occasione del voto sullo scostamento", conclude Bagnai.

 

(Fonte: Adnkronos)

 

E' Luca Zaia il governatore più amato d'Italia, Zingaretti il peggiore. Il barese Decaro guida la classifica dei sindaci. Ma c'è una tendenza politica chiara

Il governatore del Veneto Luca Zaia e il sindaco di Bari (e presidente dell'Anci) Antonio Decaro sono gli amministratori locali più popolari in Italia. Entrambi, anche sotto la spinta dell'emergenza Covid-19, ottengono un consenso quasi plebiscitario: se si votasse in questo momento otterrebbero il 70% delle preferenze. I quattro presidenti di Regione più popolari sono del centrodestra (secondo Fedriga del Friuli Venezia Giulia). Lo rivela il Governance Poll 2020, un'indagine sul livello di gradimento dei presidenti delle 18 Regioni a elezione diretta e dei sindaci di 105 città capoluogo di provincia realizzata per Il Sole 24 Ore del Lunedì da Noto Sondaggi


Massimiliano Fedriga - Informazioni | Facebook

Luca Zaia, tra i governatori, e Antonio Decaro, tra i sindaci, sono gli amministratori locali più popolari, secondo quanto emerge dai risultati del 'Governance poll 2020', pubblicati oggi sul 'Sole 24 Ore', un’indagine sul livello di gradimento dei presidenti delle 18 Regioni a elezione diretta e dei sindaci di 105 città capoluogo di provincia realizzata per 'Il Sole 24 Ore del Lunedì' da Noto Sondaggi.

quattro presidenti di Regione più popolari sono del centrodestra con al primo posto Zaia, seguito da quelli del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, dell'Umbria Donatella Tesei e della Calabria Jole Santelli. Al quinto posto, primo presidente di centrosinistra, c'è il governatore dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini, il cui gradimento risulta in aumento. A seguire i presidenti del centrodestra di Abruzzo Marco Marsilio, al sesto posto, seguito da quello del Piemonte Alberto Cirio, da Giovanni Toti (Liguria) che ottiene lo stesso gradimento di Christian Solinas (Sardegna). E ancora il governatore di centrosinistra della Toscana, Enrico Rossi, della Campania Vincenzo De Luca. Al 12esimo posto, Sebastiano Musumeci presidente della Sicilia, seguito dal governatore della Lombardia Attilio Fontana, del Molise Donato Toma e della Basilicata Vito Bardi, tutti e quattro di centrodestra.

Alla fine della classifica, tre presidenti di centrosinistra: il governatore delle Marche Luca Ceriscioli e il presidente della Puglia Michele Emiliano che ottengono lo stesso indice di gradimento mentre in fondo alla classifica c'è il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. "L'onda di piena della pandemia investe anche la politica locale", osserva 'Il Sole 24 Ore' commentando i dati parlando di "un doppio dualismo che nella Lega esalta il presidente veneto Zaia e schiaccia il lombardo Fontana, e nel Pd innalza l’emiliano-romagnolo Bonaccini e fa sprofondare il laziale Nicola Zingaretti. Che, però, è il segretario Dem".

DECARO SUL PODIO DEI SINDACI - La classifica sul livello di gradimento dei sindaci incorona Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci, con un ampio 69,4%, affiancato sul podio dal messinese Cateno De Luca e da Giorgio Gori, sindaco della Bergamo martoriata dall’epidemia, ex aequo con Marco Bucci sindaco di Genova.

Al contrario agli ultimi posti della classifica ci sono Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, e Virginia Raggi, prima cittadina di Roma, appaiati con un solo decimale di scarto (38,1% contro 38,2%). A far loro compagnia a fondo classifica ci sono Salvo Pogliese a Catania, Giuseppe Falcomatà a Reggio Calabria, Rinaldo Melucci a Taranto e Luigi De Magistris a Napoli. La classifica va male anche per Chiara Appendino, che dopo i primi mesi a Palazzo di Città alla guida di Torino vinceva di slancio la corsa del Governance Poll, mentre ora sprofonda alla casella numero 97: un po’ meglio della collega del Campidoglio e un poco peggio rispetto al Nisseno Roberto Gambino, che al 91esimo posto chiude la non esaltante terna a Cinque Stelle alla guida dei capoluoghi di Provincia.

Il Movimento 5 Stelle perde altri due parlamentari. La senatrice Riccardi abbraccia Salvini. La deputata Ermellino nel gruppo misto: "M5S tradisce le speranze di 11 milioni di cittadini"

Giornata nera per il Movimento 5 Stelle, che perde due parlamentari donne: una alla Camera e una al Senato. Dopo la deputata Alessandra Ermellino, infatti, abbandona il gruppo M5S anche la senatrice Alessandra Riccardi che passa alla Lega. Salvini: "Orgoglioso che persone perbene e capaci scelgano noi" - (LEGGI TUTTO)


Huawei, 5G e Covid-19, difendiamo l'Italia dalla Cina. Intervista ...

"Porte aperte a donne e uomini perbene e capaci. Sono felice e orgoglioso che bussino alla Lega da tutti gli schieramenti politici, da Nord a Sud, confermando la nostra crescita: siamo seri, credibili e pronti per vincere le prossime elezioni. A livello locale e nazionale". Lo dice Matteo Salvini, commentando il passaggio in Lega della senatrice del M5S, Alessandra Riccardi.

"Eletta col Movimento 5Stelle, milanese, classe 1974, avvocato, la senatrice Riccardi - sottolineano dalla Lega - è solo l’ultima parlamentare ad aver scelto la Lega: prima di lei, hanno lasciato i 5Stelle per abbracciare Salvini i senatori Stefano Lucidi, Ugo Grassi, Francesco Urraro. Ingressi anche da Forza Italia, come la senatrice Erika Testor (eletta in Trentino Alto Adige) e il deputato siciliano Nino Minardo".

"Nuovi ingressi sono stati registrati anche in alcune regioni (come i consiglieri regionali in Campania Gianpiero Zinzi e Severino Nappi, entrambi eletti presentati da Salvini poche settimane fa). Nelle prossime ore annunceranno l’ingresso nella Lega altri amministratori locali nel Centrosud, fra cui diversi sindaci del Lazio e amministratori di Puglia e Campania", fanno sapere da via Bellerio.

La Riccardi, che è membro della giunta per le immunità del Senato, lo scorso 26 maggio aveva votato contro l’autorizzazione al processo per il leader della Lega ed ex ministro dell’Interno Matteo Salvini nel caso Open Arms, in dissenso con le indicazioni del gruppo parlamentare del M5S che aveva invece deciso per un voto favorevole.

M5S PERDE PEZZI ANCHE ALLA CAMERA: ERMELLINO NEL GRUPPO MISTO

"Non vado via dal M5S ma dalle persone che si sono impossessate di un progetto tradendo le speranze di 11 milioni di cittadini". Con queste parole la deputata Alessandra Ermellino comunica il suo allontanamento dal gruppo MoVimento 5 Stelle, passando al gruppo Misto. "Ho consegnato la lettera di dimissioni dal M5S senza lasciarmi alle spalle alcun rimpianto, ormai da tempo la mia voglia di lavorare e rispondere alle sollecitazioni provenienti dal territorio - con l'unico scopo di tutelare il bene pubblico - confliggevano con il percorso e le scelte fatte dal MoVimento. A partire dal gruppo della Commissione Difesa che, nel corso di questi 26 mesi, ha osteggiato il mio lavoro", spiega la deputata.

"Il M5S è diventato uno spazio privo di confronto e competenza, dove il rispetto delle regole e dei valori, che ci avevano illusi che un cambiamento fosse finalmente possibile, sono stati calpestati dalle aspirazioni personali. Viviamo tuttora in un sistema politico marcio che necessita di grande coraggio e capacità per essere risanato, tuttavia ho la netta sensazione che il M5S non abbia la forza o la volontà di perseguire realmente questo cambiamento. Dal gruppo Misto continuerò con caparbietà a tenere fede agli impegni presi con i cittadini", conclude Ermellino.

Casaleggio incrocia le spade con Grillo: "Sul capo politico M5S ...

 

 

Centrodestra unito alle Regionali e nei Comuni: ecco i nomi dei candidati per le sfide locali

Nota congiunta dei tre leader del centrodestra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, che, dopo settimane di trattativa e riunioni, hanno raggiunto l'accordo sui candidati governatori e sulla linea unitaria per le elezioni comunali. Le conferme di Zaia e Toti in Veneto e Liguria, le scelte di Fitto e Caldoro per strappare Puglia e Campania alla sinistra. Acquaroli nelle Marche e Ceccardi in Toscana


Regionali: Berlusconi, Salvini e Meloni trovano l'accordo sui nomi dei candidati 

"Il centrodestra ha individuato la squadra migliore per vincere le elezioni nelle Regioni che andranno al voto a settembre e, soprattutto, portare il buongoverno in quelle che oggi sono male amministrate dalla sinistra. I candidati del centrodestra saranno: Francesco Acquaroli per le Marche, Stefano Caldoro per la Campania, Susanna Ceccardi per la Toscana, Raffaele Fitto per la Puglia". Lo annunciano Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini in una nota congiunta.

I candidati individuati si "aggiungeranno alla squadra dei governatori uscenti che, dopo eccellenti prove di governo, sono stati confermati: Giovanni Toti in Liguria e Luca Zaia in Veneto", spiega la nota del centrodestra.

Il centrodestra esprimerà candidati unitari anche alle Comunali. L'accordo raggiunto, in un clima di grande collaborazione, prevede che la Lega indichi i candidati in alcune città del Centrosud fra cui Reggio Calabria, Andria, Chieti, Macerata, Matera, Nuoro, mentre Forza Italia e Fratelli d'Italia esprimeranno candidati in altre città al voto". "I partiti si sono impegnati a prestare grande attenzione al momento della compilazione delle liste a tutti i livelli: saranno di qualità sotto ogni aspetto", spiega la nota.

Gori agita il Pd: "Consensi fermi, serve cambio di leadership". E si scatena il caos: "Così aiuti i sovranisti"

Il sindaco di Bergamo attacca il segretario Zingaretti: "L'ultimo sondaggio Swg dà il Pd al 19%, 4 punti sotto le Europee, al livello del disastroso risultato del marzo 2018". Sotto accusa l'immobilismo politico del partito, le mancate risposte sui temi economici e il prezzo alto pagato agli alleati del Movimento 5 Stelle. Lite social con Orlando


Leadership, si apre il dibattito dem. Ancora oggi, dalle pagine di Repubblica, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori torna infatti a chiedere un congresso nel Pd per cambiare il leader Nicola Zingaretti, suscitando la reazione di esponenti di peso del partito, come Marcucci, Bettini, Rossi, Mancini e Orlando. Serve un "cambio di marcia" deciso, con un Pd non più "accondiscendente" verso gli alleati 5 Stelle e ministri Dem in ruoli chiave nell'esecutivo, secondo Gori, che vorrebbe una assise al più presto "perché - ragiona il sindaco - in autunno potrebbe essere troppo tardi per salvare il Paese". "In questa fase così difficile -sottolinea- serve un Pd molto più determinato e incisivo. Il punto è quello posto dal governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco: quest' anno avremo un crollo del Pil, tra il 9 e il 13 per cento, e rischiamo di perdere tra 1,2 e 2 milioni di posti di lavoro. È arrivato il momento di accelerare le riforme di cui il Paese ha bisogno. I sussidi servono per tamponare l'emorragia, ma non bastano. Dobbiamo tornare a far crescere l'Italia, di almeno l'1,5 per cento all'anno, o saremo travolti. E il Pd, come forza di sinistra e di governo, ha il dovere di fare, non solo di enunciare, le cose che servono per ottenere quel risultato".

"Dovremmo essere -incalza Gori- il partito del lavoro, il punto di riferimento dei lavoratori, degli operai e degli imprenditori, dei precari e delle partite Iva, delle donne e dei giovani, e non lo siamo. L'accordo con i 5 Stelle ha spostato il nostro baricentro sulla protezione sociale, come se potesse esistere senza creazione di ricchezza e crescita. Vedo ritornare vecchi pregiudizi anti-impresa e l'idea dello Stato imprenditore, tendenza Mazzuccato. Non possiamo interpretare questo rapporto come un'alleanza strutturale in cui pur di andare d'accordo si sacrificano tratti fondamentali della nostra identità".

Molte le cose sacrificate dal Pd sull'altare dell'alleanza con il M5s. "Il dovere d'essere accanto alle forze produttive del Paese, l'impegno a varare lo Ius culturae e a cancellare i decreti (in)sicurezza voluti da Salvini. Non abbiamo toccato Quota 100 né corretto il reddito di cittadinanza. Abbiamo digerito la cancellazione della prescrizione e il decreto intercettazioni, non abbiamo risolto i casi Ilva, Alitalia e Autostrade; sulla legge elettorale abbiamo sacrificato la nostra proposta; dopo tre voti contrari abbiamo votato sì al taglio del 30 per cento della rappresentanza parlamentare...".

Gori poi esclude di avere pregiudizi personali su Zingaretti: "Ho simpatia e stima personale nei confronti di Zingaretti, e nessun pregiudizio. Non voglio affatto personalizzare la questione. Osservo però la difficoltà del Pd a essere una forza davvero riformista. Riforma della pubblica amministrazione, della giustizia, fiscale: da quanto ne parliamo? Il segretario coltiva l'unità, e io sono per l'unità, ma la concordia non può essere né un feticcio né un fine ultimo. E non può sequestrare il dibattito interno. Nessuno auspica un voto adesso, ma non possiamo accontentarci".

Gori poi precisa di non avere un proprio candidato alla guida del Pd. E sull'ipotesi Stefano Bonaccini, sottolinea: "Non ho candidati. L'unico "non candidato" è il sottoscritto. Per il resto, chiunque interpreti con coraggio questa impostazione per me è un buon candidato". La strada, dunque ì, per Gori è quella di un nuovo congresso: "Non domani mattina, ma è quello che serve", precisa. "Zingaretti lo sa tanto che per primo, a dicembre, ha annunciato un grande congresso di "rifondazione". Bene, facciamolo. Lui stesso è consapevole di aver condotto il partito a fare scelte diverse da quelle con cui si era candidato. A cominciare dall'"alleanza strategica" con M5S, che è cosa ben diversa da una necessaria collaborazione di governo".

Quanto all'ipotesi rimpasto di Governo Gori sottolinea: "Vista l'emergenza occupazione che ci aspetta, considero un grave limite che il Pd non abbia responsabilità diretta nei ministeri chiave, come quello del Lavoro, dello Sviluppo Economico e dell'Istruzione, tutti lasciati agli attuali alleati".

ORLANDO - "È scritto nei manuali - ironizza il vicesegretario Andrea Orlando - Se dopo una pandemia (forse non ancora conclusa) nel pieno di una crisi economica e dopo due scissioni un partito riesce quasi a raggiungere la principale forza avversaria la cosa migliore da fare è una discussione su un congresso che non c'è. #astuzia". "L'ultimo sondaggio SWG dà il Pd al 19% - è la risposta di Gori su Twitter -  4 punti sotto le Europee, al livello del disastroso risultato del marzo 2018, il peggiore di sempre. Nel frattempo la destra si è rimescolata (ma è sempre vicina al 50%). I 5Stelle si sono dimezzati. Ma il Pd non ha guadagnato nulla. Vedi tu...".

MARCUCCI - Discutere della segreteria del Pd "non è un tabù e non esiste lesa maestà perché noi siamo un partito dove ognuno può dare il proprio contributo di idee e proposte, ma oggi vengono prima alcune cose". A sottolinearlo in una intervista al Corsera è il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci. Che spiega: "Abbiamo un momento molto difficile per il Paese, perciò abbiamo la priorità di usare al meglio i contributi europei, di mantenere i livelli occupazionali, di salvare la filiera economica del nostro Paese, di far vivere il turismo. Tutti dobbiamo essere impegnati su questi fronti".

Marcucci, che è un esponente di Base riformista, la corrente degli ex renziani di cui fa parte anche Giorgio Gori che ha aperto il dibattito sulla segreteria del partito spiega perché Zingaretti va sostenuto: "Base riformista ha creato le condizioni per avere un partito con una gestione unitaria. Abbiamo un segretario, che personalmente non ho votato, che oggi però insieme a tutta Base riformista supporto perché abbiamo bisogno di spingere il governo ad un'azione incisiva perché non ci possiamo permettere di sbagliare". Perciò, ad avviso di Marcucci, "ora non è il momento di parlare di leadership ma di impegnarsi per il Paese. Detto questo, apprezzo molto il sindaco Gori, lo reputo capace di amministrare bene la sua comunità e di esprimere idee innovative e utili per il Partito democratico ma, ripeto, ora non è ancora il momento giusto per mettere in discussione la leadership". "Io -aggiunge- non credo che sia sbagliato pensare al futuro del Pd, credo che se ne possa ragionare, in modo laico. Peraltro ricordo comunque che il tema del congresso fu posto per primo dallo stesso segretario e poi da Bettini. Il nostro partito ha risorse importanti che vengono dai territori: senz'altro Bonaccini, poi i nostri sindaci, tra i quali inserisco Nardella ed ovviamente anche l'amico Gori. Però oggi pensiamo a stare tutti uniti per l'Italia".

BETTINI - Nicola Zingaretti ha "unito" il Pd e lo ha "rafforzato". Perciò chi lo attacca "è ingenuo" rispetto ai tempi e da una mano "ai sovranisti" in difficoltà. E' l'analisi di Goffredo Bettini, consigliere fra i più ascoltati di Zingaretti. "Il gruppo dirigente del Pd -spiega in una intervista a Repubblica- mai è stato coeso come ora. Invece Gori, all'improvviso, ha posto la questione assai destabilizzante di una presunta insufficienza di Zingaretti. Tutto legittimo. Ma c'è un'evidente ingenuità rispetto ai tempi che ha scelto: siamo nel mezzo di una fase drammatica e al tempo stesso non priva di possibilità di riscatto. E c'è anche una gigantesca questione di merito: Zingaretti ha preso il Pd con i sondaggi al 15%, diviso, senza linea politica e antipatico alla gran parte degli italiani. Lo ha unito, rafforzato elettoralmente e ne ha fatto il pilastro di un governo che ha emarginato la destra sovranista e affrontato finora la pandemia con dignità e serietà".

Quanto al presunto indecisionismo e la tendenza ad appiattirsi su Conte e i grillini di Zingaretti osserva: "Non vedo né l'uno né l'altra. Piuttosto un'accorta fermezza, con la quale Zingaretti è stato decisivo nel tenere in vita la nostra esperienza politica e di governo". Quant ai dossier più importanti - dal Mes ad Autostrade - sui quali il governo sarebbe impantanato, Bettini osserva: "Conte è pienamente consapevole che ora è il momento più complicato. Si tratta faticosamente di ricostruire. Tutto si deve accelerare per produrre effetti che arrivino rapidamente ai cittadini. Ministri, strutture dello Stato (finora istruite solo a tagliare la spesa) e anche i partiti debbono proporre opinioni chiare sui dossier, assumendosene la responsabilità. Questo è il modo per aiutare Conte".

ROSSI - "Ancora una volta nel Pd alcuni vogliono riaprire la discussione sul segretario. Sapete quanto interessa ai lavoratori, alle piccole e medie imprese e agli insegnanti e ai giovani precari questa discussione? Praticamente niente o, se preferite, ben poco. In questa situazione è una discussione da ceto politico e da gruppi ristretti di militanti. Ai cittadini interessa come si può uscire dalla crisi, qual è la nostra visione del futuro, e cosa vogliamo e possiamo fare concretamente per loro. Di questo il Pd deve discutere e su questo mobilitarsi". Lo afferma il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, in un post su Facebook.

MANCINI - "I giudizi del Sindaco di Bergamo sull'azione del governo e della maggioranza parlamentare che lo sostiene sembrano quelli della Lega. Neanche una riga per rivendicare i risultati positivi; l'accordo in Europa, il Recovery Fund, il ruolo della Bce, i poderosi interventi previsti da tre decreti , il taglio del cuneo fiscale, dell'Irap, i successi delle aste per i titoli, lo Spread sotto controllo, gli investimenti su lavoro, università, ricerca, sanità". Lo dichiara Claudio Mancini, deputato del Partito Democratico e componente della Direzione Nazionale dem.

"La giusta scelta di non lasciare indietro nessuno. Nulla. Gori si limita ad un uso strumentale e fuori contesto delle parole del governatore Visco in riferimento al calo del Pil, come se questo non dipendesse dalla pandemia e non fosse un dato comune a tutti i Paesi colpiti, chi prima chi dopo, dal Covid. Quando la polemica interna viene portata avanti utilizzando in forma subalterna gli argomenti degli avversari politici – continua Mancini - si preparano inevitabilmente disastri. Tra novanta giorni si vota in sei regioni e 1149 comuni, nella primavera prossima sono al voto Roma, Milano , Napoli e Torino".

"Il Partito Democratico ha il merito di aver tenuto l'Italia in Europa e di aver sventato una crisi democratica molto pericolosa, adesso ha il dovere di impegnarsi per la ripartenza del paese. Non si può gettare tutto a mare per l'ambizione, peraltro tutta da dimostrare, di provare a spostare qualche equilibrio interno”, conclude Mancini.

 

(Fonte: Adnkronos)

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