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Legittima difesa, la Camera approva la legge: si può sparare ai ladri, ma solo di notte... E scoppia la polemica. Salvini: "Vergogna! Si difendono i delinquenti". Cacciato dalle tribune

Il Ddl passa con 225 Sì e ora andrà al vaglio del Senato. Critiche da destra e da sinistra. Il M5S attacca il Pd: "Pasticcio normativo frutto dei compromessi con Alfano". Il leader leghista, tra il pubblico, contesta il provvedimento e viene allontanato dall'Aula, poi protesta coi suoi in piazza Montecitorio


Salvini bloccato dai commessi in tribuna

Con 225 voti a favore, 166 no e 11 astenuti, la Camera ha approvato le nuove norme in materia di legittima difesa, che modificano gli articoli 52 e 59 del codice penale. A favore il centrosinistra, ad eccezione dei deputati di Democrazia solidale che si sono astenuti, contro le opposizioni. Il testo passa ora al Senato.

"Le norme sulla legittima difesa sono scritte con i piedi. Il Pd ha dimostrato ancora una volta come i compromessi con Alfano creano pasticci normativi. Pressato per motivi elettorali ha partorito nella miglior ipotesi il nulla e nella peggiore l'incertezza". Lo affermano i deputati M5S in commissione Giustizia alla Camera, annunciando il voto contrario del gruppo al ddl in discussione in Aula. ''Il dibattito sulla legittima difesa - aggiungono i 5 Stelle - è stato puramente basato sulla propaganda elettorale dimenticando la realtà, per questo motivo abbiamo votato contro. La sicurezza e la giustizia devono essere in primis assicurati dallo Stato".

"Legittima difesa, ancora una volta la sinistra e il governo si sono dimostrati incapaci di rispondere alle reali esigenze della popolazione. Esigenze di sicurezza, tranquillità, di difendere i propri beni, la propria vita, le proprie attività dai delinquenti durante le rapine. Per questo voteremo 'no' a questa legge ipocrita, imbrogliona, che dice tutto e il contrario di tutto, scritta male", ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera.

La proposta di legge voluta dalla maggioranza sulla legittima difesa "è l'ennesimo affronto di un governo clandestino, che arma i ladri e disarma i cittadini. In Italia si può rubare, scippare, rapinare e violentare di giorno perché ti puoi difendere solo, forse, di notte. Siamo al delirio, speriamo vadano a casa il prima possibile. Questo governo è scafismo di Stato e difesa dei delinquenti", ha commentato il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, che insieme ad altri parlamentari del Carroccio, indossando una maglia con la scritta "La difesa è sempre legittima", ha preso parte a un sit in di protesta in piazza Montecitorio.

LE NUOVE NORME

LIMITI LEGITTIMA DIFESA - Viene specificato che si considera legittima difesa la reazione a un'aggressione in casa, in negozio o in ufficio commessa di notte o all’introduzione con violenza, minaccia o inganno. Resta comunque ferma la necessità che vi sia proporzione tra difesa e offesa e l’attualità del pericolo. Già oggi si presume che vi sia proporzione se la difesa anche con armi riguarda un’aggressione domiciliare che mette in pericolo la propria o l’altrui incolumità oppure, ma in questo caso solo quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione, se si difende il proprio patrimonio.

TURBAMENTO ESCLUDE COLPA - Nella legittima difesa domiciliare è sempre esclusa la colpa di chi spara se l’errore, in situazioni di pericolo per la vita e la libertà personale o sessuale, è conseguenza di un grave turbamento psichico causato dall’aggressore.

ASSISTENZA LEGALE A CARICO STATO - Nel caso in cui sia dichiarata la non punibilità per legittima difesa, tutte le spese processuali e i compensi degli avvocati saranno a carico dello Stato. Un onere per l’erario stimato in 295.200 euro a decorrere dal 2017.

Vita di condominio, che cosa è indispensabile sapere sull'amministratore: l'avvocato ci spiega tutto

Carlo Bortolotti, civilista del Foro di Milano, esperto della complessa materia condominiale, ci fornisce le informazioni di cui abbiamo bisogno circa la figura professionale che si occupa della gestione del nostro stabile. Quando è obbligatoria la nomina e come deve avvenire, i suoi compiti e limiti, i termini del suo mandato


 
Una della maggiori preoccupazioni della gran parte dei proprietari d'immobili, siti in uno stabile, è la figura professionale cui affidare l'amministrazione dello stabile stesso. Vediamo, per quanto possibile in sintesi, cos'è indispensabile sapere (e spesso non si sa).
 
Il novellato art.1129 c.c., stabilisce che è obbligatoria la nomina di un amministratore qualora, lo stabile, sia composto di almeno nove condomini (erano almeno cinque sino al 2012); gli stabili più piccoli, possono limitarsi ad individuare, anche tra i singoli proprietari, un "facente funzioni", con compiti di gestione e cura delle questioni comuni (assai ardui, in verità..). Possono essere amministratori di condominio tanto le persone fisiche, con precisi requisiti legali, quanto le società (art.71 bis disp. att. c.c.), purché i relativi amministratori vantino i medesimi requisiti ed ossia, in sostanza, il pieno godimento dei diritti civili, la fedina penale pulita, il possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado e l'aver frequentato un corso di formazione iniziale presso un organismo abilitato, aggiunto ad attività formativa costante; è di palmare evidenza che, più che i predetti requisiti, per la verità piuttosto generici, il soggetto dovrà garantire un certo grado di provata professionalità, testimoniata, soprattutto, dalla sua pregressa esperienza e dal numero di stabili gestiti e "verificabili", unita, magari,  alla sua iscrizione ad una delle organizzazioni professionali di categoria più rappresentative.
 
La nomina dell'amministratore spetta all'assemblea, con il voto di almeno 500/1000 ed il 50% degli intervenuti più uno, diversamente la nomina non è valida; alla convocazione per la nomina, in mancanza, possono provvedere anche i condomini stessi, in numero di due o più, purché titolari di almeno 166,66/1000; se l'assemblea reiteratamente non provvede, benché convocata, ciascun condomino (anche uno solo) può rivolgersi al Tribunale ordinario perché provveda, d'autorità, alla nomina di un amministratore, che avrà i medesimi poteri di quello di nomina normale.
 
I compiti fondamentali dell'amministratore (artt.1117, 1120, 1129, 1130 e 1135 c.c.) sono senza dubbio delicati ed attengono, sostanzialmente, a tutto ciò che riguarda la corretta salvaguardia, cura e gestione dei beni comuni, delle relative spese (e loro ripartizione) e connesse obbligazioni (in massima parte con i fornitori e dipendenti) oltre all'esecuzione, su delibera assembleare, di ogni determinazione e decisione comune a tale riguardo; questa attività andrà documentata analiticamente nel bilancio condominiale e relativa nota esplicativa che, il professionista, ha l'obbligo di presentare ai condomini, per la discussione e l'approvazione, in occasione della chiusura della gestione annuale, nell'ambito dell'assemblea ordinaria.
 
L'amministratore, nell'ambito del suo agire, ha due fondamentali limitazioni, il dettato normativo ed il regolamento di condominio: ogni atto che violi o contrasti con norme di legge o regolamentari o che sia dannoso per gli interessi comuni è da considerarsi illegittimo, potrà essere impugnato da ogni singolo condomino, tanto avanti l'assemblea quanto avanti il Tribunale, al fine di chiederne l'annullamento e la revoca.
 
In conclusione, applicandosi in generale le norme previste per il contratto di mandato, occorre tenere presente che, l'amministratore, è responsabile nei confronti del condominio in caso d'inadempimento ai doveri derivanti dal suo incarico di gestione, sia in relazione alla tenuta della contabilità ed ai citati rapporti con fornitori e dipendenti, sia per quanto attiene la regolare tenuta dei bilanci, delle scritture e degli adempimenti fiscali in genere; perchè vi sia responsabilità (anche giudiziale), è sufficiente che l'amministratore abbia agito con colpa, cioè con negligenza od imperizia, nell'ambito di uno dei doveri impostigli dalla legge, dal regolamento o da delibera assembleare, con conseguente danno economico per il condominio, del quale potrà essere chiamato a rispondere.
 
Avv. Carlo Bortolotti
 
 
STUDIO LEGALE BORTOLOTTI
 
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Giustizia, 200 avvocati milanesi contro il governo: "Processo senza fine? No, grazie!"

La Camera Penale del capoluogo lombardo ha organizzato un flash mod davanti al Tribunale per contestare le modifiche al Ddl Orlando. Ritenuta inaccettabile la sospensione dei termini di prescrizione e la partecipazione a distanza al dibattimento degli imputati detenuti. Critiche anche per il ricorso alla fiducia sul provvedimento. Astensione dalle udienze dal 10 al 14 aprile - (FOTO)


Più di 200 avvocati penalisti hanno partecipato al flash mob promosso dalla Camera Penale di Milano per protesta contro le modifiche al Codice penale e al Codice di procedura penale previste dalla riforma del Disegno di legge che porta il nome del ministro Orlando. I professionisti,che indossavano tutti la toga, si sono dati appuntamento davanti alla sede della Camera Penale, al primo piano del Palazzo di Giustizia, e si sono poi spostati all'esterno sullo scalone principale del Tribunale, in Corso di Porta Vittoria.

In mano tenevano cartelli che sintetizzavano le ragioni della mobilitazione. Un di questi recitava: "Processo senza fine? No grazie".

La sospensione dei termini di prescrizione è, infatti, una delle misure ritenute "assolutamente inaccettabili" dai penalisti milanesi. Una norma, denuncia il consiglio direttivo della Camera Penale che si pone "in conflitto con il canone costituzionale della ragionevole durata del processo" e che avrà ripercussioni negative sull'opinione pubblica: "L'esito di un giudizio così dilatato negli anni accrescerà la sfiducia del cittadino nel funzionamento della giustizia".

Un altro aspetto del Ddl Orlando che proprio non è gradita agli avvocati è la norma che permette agli imputati detenuti di partecipare al dibattimento "a distanza", ossia in video-conferenza dal carcere, anziché in aula. Così si impedisce, spiegano, "l'immediato contatto tra avvocato e assistito indispensabile nel corso del giudizio".

Giudicata "criticabile" inoltre la scelta del governo di proporre il voto di fiducia sulla riforma, e parlano di "soppressione del doveroso dibattito parlamentare in materie attinenti i diritti dei cittadini".


La nota della Camera Penale di Milano

 

"La Camera Penale di Milano nei giorni 10 - 14 aprile aderisce all'Astensione dalle udienze proclamata dalla Giunta dell'Unione delle Camere Penali Italiane proseguendo nella protesta già manifestata contro le modifiche al codice penale e di procedura contenute nel 'Ddl Orlando': una riforma che, salvo poche eccezioni, appare difficile da condividere". Lo si legge in una nota della Camera Penale di Milano.

"Due sono le novità - si spiega - assolutamente inaccettabili. La sospensione dei termini della prescrizione nel corso del giudizio per ulteriori tre anni è in conflitto con il canone costituzionale della ragionevole durata del processo. La previsione normativa ha l'evidente scopo di ridurre le statistiche sulla estinzione dei reati per il decorso del tempo che si verifica, oggi, nella massima percentuale, per inerzia del Pubblico Ministero durante la fase delle indagini preliminari. L'esito di un giudizio così dilatato negli anni accrescerà la sfiducia del cittadino nel funzionamento della Giustizia. L'ampliamento dei casi di partecipazione a distanza dei detenuti al dibattimento (cioè a dire in videoconferenza), in parte lasciata ad arbitrarie scelte dell'Organo giudicante, mortifica e limita la funzione difensiva, impedendo l'immediato contatto tra avvocato e assistito indispensabile nel corso del giudizio. Criticabile è anche la scelta di proporre, in sede di approvazione del disegno di legge, il voto di fiducia, con soppressione del doveroso dibattito parlamentare in materie attinenti i diritti dei cittadini e paradigmatica di un modo di intendere la Giustizia come strumento di difesa della collettività piuttosto che di tutela delle garanzie, dimenticando che l'una non può esistere senza l'altra".

Per queste ragioni e "per sollecitare l'interesse dell'opinione pubblica verso problemi che riguardano tutti i cittadini - si legge - la Camera Penale di Milano ha organizzato una manifestazione flash - mob per oggi alle 14 cui parteciperanno avvocati in Toga, partendo dalla propria Sede e portandosi sullo scalone dell'ingresso di Porta Vittoria del Palazzo di Giustizia, muniti di cartelli che spiegano le ragioni della protesta".

Assemblee di condominio, il problema delle deleghe: tutto quello che c'è da sapere. La parola all'avvocato

Il tema della rappresentanza dei condomini non presenti alle riunioni è spesso al centro di divergenze. Dal ruolo dell'amministratore alla validità delle delibere, grazie alla riforma del 2012, oggi dovrebbe essere tutto più chiaro. Ma per saperne di più abbiamo chiesto delucidazioni all'avvocato Carlo Bortolotti, civilista del Foro di Milano esperto della materia


La delega ad altro soggetto nell'assemblea del condominio: cosa dice la legge
 
Motivo frequente di accesi dibattiti, nell'ambito delle assemblee condominiali, è la questione relativa al diritto di rappresentanza dei condomini stessi o, più comunemente intesa, la questione del conferimento delle "deleghe" in assemblea.
 
Fino a pochi anni fa, complice la norma lacunosa, regnava l'incertezza e, per certi aspetti, l'impunità, con assemblee, soprattutto di piccoli stabili, in mano a condomini che potevano vantare un tale numero di deleghe, da parte di altri proprietari, da porre sostanzialmente nel nulla il dibattito e la discussione in ordine alle esigenze comuni, con votazioni finali del tutto scontate.
 
La riforma del 2012 ha posto un doveroso argine a tale (mal)costume, imponendo, nei condomini con numero di proprietari superiore a 20, il limite del quinto del valore dell'immobile e del numero dei condomini relativamente alle deleghe che, un singolo soggetto, può portare in assemblea e rigorosamente in forma scritta (art. 67 disp. att. c.c.), con necessità di rispettare entrambi i limiti (valore edificio/millesimi e numero condomini).
Negli stabili più piccoli, vige tuttora il principio generale giurisprudenziale che, in precedenza, imponeva, anche in assenza di una norma specifica, di salvaguardare la doverosa attività di discussione intorno alle delibere da assumere.
 
Attenzione, però e sempre, a quanto possa dettare il regolamento di condominio che, sul punto, può disporre regole più specifiche e stringenti ma, comuque, senza poter derogare (in eccesso) al limite del quinto sopra riportato per i condomini più grandi.
Il delegato può essere chiunque, anche un soggetto estraneo al condominio, ma non l'amministratore, al quale è totalmente vietata l'assunzione di qualsiasi delega in assemblea.

Nel caso in cui il limite normativamente imposto alle deleghe non sia rispettato, la delibera così assunta si ritiene possa essere annullabile,ma andrà impugnata entro trenta giorni dalla sua adozione se il condomino impugnante era presente alla assemblea o dalla data in cui la delibera gli è stata comunicata se era assente.

Avv. Carlo Bortolotti

 
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Tetto o terrazza, quando il "lastrico solare" fa litigare i condomini: cosa dice l'avvocato

Una questione complessa che spesso rappresenta un motivo di discussione e disaccordo tra chi abita nei palazzi dove si trovano questi tipi di coperture. I dubbi sull'uso esclusivo, i relativi oneri e spese di manutenzione, oltre agli eventuali obblighi di risarcimento danni. Ci aiuta a fare chiarezza l'avvocato Carlo Bortolotti, esperto della delicata materia condominiale


 
Sono molti i proprietari di appartamento che, più o meno direttamente, si sono venuti a trovare nella necessità di confrontarsi con le spese, a volte inattese e poco comprensibili, legate alla manutenzione dei famigerati lastrici solari, spesso presenti negli stabili e, con i quali, diversi condomini ritengono di non avere nulla a che fare e, soprattutto, nulla a dovere.
 
Cerchiamo di capire rapidamente cosa s'intende per "lastrico solare": si tratta della copertura a tetto sfruttabile come terrazza che, pertanto, serve da copertura dell'edificio a tutti i condomini sottostanti e come terrazza a coloro che ne hanno l'uso esclusivo; tale natura, per così dire duplice, ha un'inevitabile conseguenza a livello d'imputabilità dei relativi oneri e spese di manutenzione ed eventuali obblighi di risarcimento danni. La relativa questione è stata più volte affrontata dalla Cassazione che, con la recente pronuncia n.9449/16, ha ritenuto di nuovamente intervenire a Sezioni Unite, a testimonianza della rilevanza e complessità della problematica; in buona sostanza, si è ribadito che, qualora il lastrico solare (o terrazza) non sia di uso comune a tutti i condomini, dei danni da infiltrazioni all'appartamento sottostante rispondono sia il proprietario esclusivo (o colui che ne ha l'uso esclusivo) sia il condominio (tutto), in forza degli obblighi di cura e manutenzione delle parti comuni (poiché, rammentiamo, il lastrico funge anche da copertura per lo stabile), nella misura indicata dall'art.1126 c.c. ed, ossia, rispettivamente per un terzo ed per i restanti due terzi.
 
Pertanto, anche qualora possa essere spontaneo, in taluni casi, ritenere che il lastrico in questione non abbia attinenza alcuna con la propria proprietà, si ricordi che, invece, lo stesso ha (spessissimo) funzione di copertura dello stabile e, quindi, di parte comune o di tutela di parti comuni (androni, scale, facciata, vialetto d'ingresso, etc..) con le conseguenti relative spese inevitabilmente imputate come sopra.

Ultima ed importante considerazione, riguarda il criterio d'imputabilità, indicato dai Supremi Giudici, a riguardo dell'obbligazione gravante sul proprietario esclusivo (o che ne ha uso esclusivo) del lastrico, il quale è ritenuto responsabile per danni quale custode della cosa, ai sensi dell'art.2051 c.c.: tale realtà giuridica, quale responsabilità extracontrattuale (ossia, da fatto illecito) avrà l'effetto di far sì che, l'eventuale importo da risarcimento del danno da corrispondersi al proprietario sottostante, rimarrà a carico del proprietario esclusivo del lastrico anche in caso di vendita del proprio immobile, senza alcuna possibilità di trasmissione, della relativa responsabilità risarcitoria, al successivo acquirente, spesso anche ignaro. 

Avv. Carlo Bortolotti
 
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Comprare o vendere casa, chi paga le spese condominiali? L'avvocato ci spiega tutto

Parliamo di un tema da sempre delicato e causa di frequenti disaccordi e liti, soprattutto nell'ambito delle compravendite di immobili. A chi toccherà l'onere delle spese condominiali? C'è differenza tra ordinarie e straordinarie? Se chi è tenuto a pagare non lo fa che cosa succede? A queste domande risponde l'avvocato Carlo Bortolotti, del Foro di Milano, esperto della materia


L'avvocato Carlo Bortolotti
 
Uno dei temi più delicati, nell'ambito tanto dei rapporti condominiali quanto delle stesse compravendite d'immobili, è certamente quello dei criteri d'imputabilità delle spese condominiali, ordinarie e straordinarie, tra venditore (ex condomino) e compratore (nuovo condomino).
 
La legge generale risolve in gran parte la questione, disponendo, all'art.63 disp. att. c.c., che il condomino subentrante (cioè chi compra la casa) debba accollarsi le spese comuni relativamente all'annualità in corso (al momento del rogito di acquisto) ed a quella precedente, laddove per annualità non si intende quella "solare", bensì gestionale, che può variare a seconda dei diversi periodi di chiusura dei bilanci adottati dalle singole amministrazioni condominiali.
 
La questione è leggermente più complessa per le spese straordinarie che, in quanto tali, possono anche non essere presenti; il criterio indicato dalla Cassazione (ex multis n.10235/13) ai fini dell'imputabilità di tali eventuali importi, tra venditore e compratore dell'immobile, è quello che individua, nella data di approvazione assembleare degli interventi straordinari con il relativo riparto dello specifico dovuto in capo ad ogni condomino, il momento da considerare e da collocare, o meno, nel biennio indicato dal sopra citato art. 63 disp. att.c.c.: in buona sostanza, se la delibera di cui sopra, riferita a spese straordinarie, è ricompresa nelle due annualità cui si è fatto cenno (gestione in corso o precedente rispetto all'acquisto dell'immobile), gli importi dovuti (o residui) a titolo di spese straordinarie saranno a carico del compratore subentrante (così anche Cassazione, n.23682/11).
 
In chiusura e per completezza, in ragione di quanto chiarito sopra, occorre tenere presente che, in caso di mancato pagamento degli oneri ricompresi nel biennio di legge (ordinari o straordinari che siano), l'amministrazione procederà al recupero coattivo, a mezzo di decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo, avverso il solo nuovo condomino, acquirente dell'immobile.
 
 
Avv. Carlo Bortolotti
 
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Usa, guardia uccide rapinatore in una banca: dichiarato "eroe". Il giudice: "Ha salvato la sua vita e quella di altri" (IMMAGINI FORTI)

Un uomo, incappucciato, pistola in pugno, entra nella filiale di un istituto di credito dell'Illinois e comincia a sparare in aria minacciando il personale. L'agente di sicurezza presente reagisce all'istante e colpisce ripetutamente con la sua arma il malintenzionato, che tenta la fuga ma stramazza al suolo privo di vita. Per la giustizia americana siamo di fronte ad un atto eroico e non ci sarà alcun processo. Giusto o sbagliato? Anche da noi, dopo il caso del Lodigiano il dibattito sulla legittima difesa è aperto - (VIDEO) 


Siamo Rockford, Illinois, Stati Uniti. Le immagini della telecamera interna sono nitide e sono molto forti nel mostrare il tentativo di rapina di una banca finito tragicamente. Il malvivente entra nella filiale dell'istituto, a volto coperto, pistola in pugno; una guardia presente non ci pensa due volte, estrae la pistola e apre il fuoco centrando subito il rapinatore che tenta di scappare ma viene colpito nuovamente, prima di crollare a terra privo di vita. 

Oltre all'esito impressionante della tentata rapina, il fatto, visto da questa parte dell'Oceano, porta con sé un altro aspetto sorprendente. L'agente, Brian Harrison, non andrà neppure a processo: negli Stati Uniti la legittima difesa è un diritto sacrosanto ed è interpretata, anche giuridicamente, in modo assai ampio. Il procuratore di Winnebago, Joe Bruscato, ha affermato: "Non ci sono dubbi sul fatto che Harrison abbia salvato la vita di chi lavorava in quella banca quel giorno, così come ha salvato la sua, di vita". L'agente è stato dichiarato "eroe".

  • Pubblicato in Esteri
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